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lunedì 20 giugno 2022

La ragazza con la Leica di Helena Janeczek.

A me dispiace tanto dover dare una recensione negativa ad un romanzo del genere, perché l' idea di fondo è buona e ha una grande importanza, parlare di donne coraggiose e dimenticate dalla storia, come Gerda Taro, ma purtroppo, scrivere una biografia non è così facile. La nota positiva di questo libro che mi ha spinto volerlo leggere, era appunto, la biografia di questa gran donna che girava con la macchina fotografica, che non era neanche sua, ma presa in prestito, appunto, la Leica, più conveniente della reflex dei tempi. Ma, Gerda Taro non era una semplice fotografa e basta, le sue foto erano di denuncia sociale, contro la guerra e l' oppressione fascista, ed è stata uccisa per questo. Tuttavia, il problema di fondo di questa biografia è che esula dalla Gerda Taro fotografa, slittando l' attenzione su aspetti della sua vita meno interessanti e anche meno lusinghieri, non perché fosse una donna libera sessualmente, non è quello il punto, anzi grande storia di emancipazione femminile, ma il problema di fondo è porre l' attenzione sui suoi spasimanti, su tutti gli uomini che la bramassero e dar a loro la parola, fare trasparire Gerda dagli sguardi maschili e non da una luce femminile, con una soffermazione di dettagli da Gossip amorosi nell' epoca della resistenza, che in un libro di questo genere, sono irrilevanti e sminuiscono la figura di Gerda Taro. Perché le donne devono essere sempre associate all' aspetto sessuale, o devono essere definite e guardate da un occhio maschile, soprattutto, in un libro dove l' obbiettivo era quello di parlare di altro? Speravo che questo libro non prendesse questa rotta, essendo scritto da una donna e invece... Ovviamente, sono certa che questo non fosse l'intento della scrittrice, ma, purtroppo, volente o non nolente è questo a mio avviso il risultato. Paradossalmente, il titolo è la ragazza con la Leica, ma in realtà viene veramente dato poco spazio a Gerda Taro in questo libro, dato che vengono raccontati spezzoni di vita degli uomini con cui lavorava, che le giravano attorno e sinceramente non ne ho capito il senso e lo scopo. Poche sono veramente le parti in cui si parla del coraggio e la determinazione di Gerda, mentre ci sono tante pagine sul nulla di fondo, di personaggi di cui non ti interessa assolutamente nulla, anzi, ti infastidiscono, perché narrando di loro, si perde di vista la vera protagonista. Poi, mi sarei aspettata in un libro del genere, un' accurata documentazione, una spiegazione degli eventi storici sulla guerra, e invece anche quello diventa marginale e non capisco perché. Mi ha fatto veramente arrabbiare questo libro, l' ho letto fino alla fine nella speranza di ricredermi, ma ha continuato per tutto il tempo ad essere caotico e divagante.

mercoledì 5 gennaio 2022

Polvere, una storia di cocaina di Giancesare Flesca e Valerio Riva.

Un autobiografia sul giornalista Giancesare Flesca dell' Espresso, inviato e corrispondente da New York, morto nel 2019, all' età di 74 anni. Sottoforma di intervista condotta da Valerio Riva, Flesca ripercorre la sua vita, in particolare la storia della sua dipendenza dalla cocaina. 
L' ho trovato un libro molto interessante, perfetto per sensibilizzare i giovani ai pericoli della droga, senza eccessivi moralismi, ma ricorrendo alla narrazione cruda e autentica, di un uomo succube della dipendenza da cocaina. 
La storia vera di Giancesare Flesca è devastante, perché riporta le effettive conseguenze della droga nella vita di tutti i giorni. Inoltre, vengono riportate anche tante conoscenze sulla cocaina, su quanto venga spesso rimaneggiata e tagliata con tante e altre innumerevoli sostanze artificiali, rafforzandone l' effetto dannoso e letale sulla salute umana. Il libro resta una testimonianza personale come cacoinomomane, mentre resta molto più vaga su aspetti psicologici e informativi sulla droga, non ha i toni precisi e particolareggiati di un' inchiesta, cosa che ci si aspetterebbe da un libro scritto da due giornalisti, ma resta, per metà un' inchiesta, su cui predomina l' esperienza personale.
Appare plausibile, che con tutta quella droga in corpo, e a distanza di tempo i ricordi non siano stati del tutto nitidi, da essere riportati con maggiore chiarezza.
Poi le affermazioni contro la legalizzazione della droga in Italia?! Be', qui mi è parso molto bigotto il pensiero di Flesca, non si è mai parlato di legalizzare la cocaina, semmai marijuana e cannabis, che può essere adoperata per scopi puramente terapeutici. Sarebbe meglio farsi una canna, piuttosto che prendere benzodiazepine per l' ansia, per esempio, oppure per chi ha una malattia come la SLA, dolori fisici molto forti, per una terapia del dolore sarebbe ideale.


domenica 26 dicembre 2021

Voglio il tempo indeterminato di Mariachiara Scotti

Questo libro offre contenuti e riflessioni interessanti sul mondo del lavoro, è facile in qualche modo rivedersi nella protagonista della storia, anche se in certi momenti è risultata anche un po' superficiale e odiosa in alcuni frangenti. Comunque, una lettura diversa che sensibilizza e avvicina il lettore a tematiche come lavoro e gravidanza spesso due cose incompatibili, per una donna.

lunedì 20 dicembre 2021

Un litro di lacrime di Kito Aya

Il diario di Kito Aya è struggente, commuove e fa pensare, ci mette di fronte agli occhi la disabilità, quella che spesso non vogliamo vedere perché troppo pesante e triste da vedere soprattutto in una ragazzina. Aya ci fa entrare dentro la sua malattia, ci mette nella condizione di scoprire come ci si sente ad avere una malattia come la SCA, l' attasia spinocerebellare, passo dopo passo, tra il passaggio della sua vita adolescenziale fino all' età adulta. Il suo coraggio e la sua forza di volontà resta impressa tra le pagine di questo diario. Avevo visto in passato il drama giapponese, ispirato a questo diario, ma posso dire che non è stato altrettanto bello, perché sono state cambiate molte cose, si è voluto necessariamente creare una storia d'amore, virando ad un dramma romantico, per renderlo più accattivante per gli spettatori. Capisco, anche l' espediente della "love story" nella realizzazione di un telefilm, però non è questa la vera storia di Aya. Kito Aya non ha avuto una storia d'amore come le altre ragazzine, proprio perché la sua malattia non glie l'ha permesso. Dentro di lei, però Aya aveva conservato e nutrito la speranza di potersi innamorare e sposare come tutte le altre persone, e probabilmente, come si evince dal diario doveva essersi presa una cotta per uno specializzando di medicina. Il drama giapponese era molto edulcorato, mentre il diario presenta una realtà molto più cruda e drammatica, eppure, nonostante tutto Aya pur cadendo, e versando un litro di lacrime, riusciva a trovare comunque la forza di volontà per reagire e andare avanti, nonostante il progredire della malattia. Questo non è un libro che si legge per la sua prosa accurata, ma più per la forza e il coraggio della sua protagonista, una ragazza veramente esistita, che ha toccato il cuore di molte persone, per come è stato in grado di fronteggiare la sua malattia. Le sue parole sono semplici e spontanee, abbozzi di una ragazzina, ma efficaci, toccano sul vivo. Aya nel suo diario parla della sua malattia con estrema schiettezza, senza sconti, e tuttavia, non c' è autocommiserazione in lei, ma neanche un eccessiva positività irrealistica, ma si respira in lei solo tanta umanità e voglia di reagire alle avversità, ma non senza vacillamenti e tentennamenti, anzi Aya ne ha tanti, ed è proprio nelle sue fragilità di ragazzina che sta la sua stessa forza, perché nonostante tutto trova lo stesso il modo di asciugarsi il viso e riprovare, trovando sempre nuovi modi per fare quello che la malattia non le consentiva di fare. È un grande esempio di vita per la sua grande forza di volontà. Ebbene, ho versato anche io un litro di lacrime per la cara e piccola Aya.

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