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sabato 13 agosto 2022

Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini

In quest'ultimo periodo, sto riscoprendo gli autori italiani del 900', Elio Vittorini è uno fra questi. 
In questo romanzo "Conversazione in Sicilia", tra i più famosi e capisaldi della sua scrittura si respira la nostalgia della sua terra natale, una Sicilia calda e accogliente, ma allo stesso tempo anche inospitale e povera, piena di contraddizioni. 
In questa storia non accade moltissimo, semplicemente, il nostro protagonista intraprende un viaggio dalla Lombardia alla Sicilia, ritornando al luogo in cui è cresciuto, e da lì capirà le grandi differenze tra Nord e Sud, fino a giungere ad un' esagerata esaltazione del Nord, racchiusa nella figura quasi leggendaria e mitologica del "Grande Lombardo". Da una parte il protagonista vuole discostarsi dalla sua terra d'origine, ma dall' altra avverte una stretta appartenenza ad essa. 
Il protagonista finirà per elogiare "l' uomo lombardo" in modo quasi imbarazzante, fino a sfociare in una forma di razzismo verso le proprie origini meridionali, come se, per essere dei veri gran uomini sia necessario possedere origini lombarde. 
Tuttavia, la madre stessa smentirà le sue convinzioni, d'altro canto, dalle lunghe conversazioni riflessive con lei, emergerà che il vero "Grande Lombardo" non è che un miraggio. 
In fondo, tra Nord e Sud non esistono tutte queste enormi differenze, anzi, spesso e volentieri, sono solo delle costruzioni dialettiche e mentali degli uomini. 
Sono gli esseri umani stessi a volersi distinguere dagli altri, tanto da credersi con presunzione e arroganza tanto diversi, così da potersi distaccare, creando disparità e separazione fra loro.
Elio Vittorini conclude, intuendo che non esiste "il vero Grande Lombardo", così da farci intuire, che non esiste neanche un' Italia meridionale e settentrionale, ma esiste solo un' unica terra su cui viviamo.
Per quante differenze gli italiani potrebbero inventare e raccontare su di sé, in fondo, sono tutti più o meno simili e dovrebbero smetterla di arrampicarsi agli specchi, pur di sentirsi superiori agli uni o agli altri.

venerdì 10 giugno 2022

Oceano mare di Alessandro Baricco.

Questo libro è stata per me una profonda immersione nostalgica sul mare. Mi sono piaciute le atmosfere. Credo che, in fondo, sia questa carrateristica particolare e affascinante di Baricco, che ti trasporta in delle sensazioni e in un determinato contesto, come se fossi in una fiaba, sospesa tra sogno e realtà.
In questo caso è il mare a fare da padrone, a prevalere persino sui personaggi. 
Ho percepito questa emozione di profondo dolore, come nostalgia mista a malinconia, ma anche di liberatorio abbandono, come se si lasciassero scorrere tutte queste emozioni, lasciandole trasportare dalla forza violenta delle onde. Ammetto che, Baricco non è mai stata in cima alla mia lista di scrittori da leggere, anzi, tutt'altro! Mi interessava solo leggere "Seta", per
l' ambientazione giapponese, storia d'amore proibita e le sue atmosfere malinconiche, nostalgiche, miste a sereno e quieto abbandono, riprese e ben rappresentante nella trasposizione cinematografica. 
Ora, leggendo questo libro ho capito che è parte dell' identità di Baricco, come scrittore ricreare queste sensazioni e trasmetterle al lettore.
Esiste una sola morale in questo libro, o almeno che, ho colto io da queste pagine: Bisogna lasciarsi cullare delle onde, nonostante, il loro impatto sia violento e doloroso. Sappiamo di non poter fermare e contrastare il mare, e appunto per questo, dobbiamo abbandonarci alla forza della corrente, mai sbatterci contro. Occorre lasciare che tutto fluisca, anche le emozioni negative, solo così buttandole fuori le lasciamo veramente andare , anche se, sono dolorose e violente, e ci fanno paura. Noi dobbiamo accettarle e tirarle fuori, così da liberarcene una volta e per tutte, perché soltanto così passeranno, e torneranno giorni migliori. Come serve la serenità, è necessaria altrettanto anche la tempesta, ed è sciocco volerla tenere a bada, più cerchiamo di controllarla e peggio sarà. 
Ovviamente, il significato non è così esplicito e ho apprezzato che non sia un un autore di eccessiva e ridondante retorica, va per sottintesi, soprattutto verso la fine.
Mi è discretamente piaciuto, di sicuro, Baricco sa il fatto suo, sa scrivere sa trascinare e condurre il lettore dove vuole. Unica pecca molte situazioni e i personaggi stessi della storia appaiono poco chiari, risultano come abbozzi e si è generata in me tanta confusione, per distinguerli. Inoltre, anche il susseguirsi di svariate vicende tra i personaggi, non si capiscono benissimo. 
Poi, un ulteriore difetto, però, forse, questa è una questione di gusto personale, io odio quando nella prosa ci sono troppe ripetizioni. Lo so, che ovviamente è stato un espediente ricercato da Baricco per dare musicalità, come se fosse una narrazione ballata, da cantastorie, ma all' ottava volta 
( le ho contate) che nella seconda parte "il ventre del mare" si ripete l' espediente narrativo "La prima cosa è il mio nome, la seconda è lo sguardo... la terza i miei occhi...". 
La prima volta fa scena dici bella idea, la seconda dici ok, carino, ma alla terza, la quarta, la quinta, la sesta, la settima e all' ottava - Basta! Volevo quasi lanciare il libro fuori dalla finestra.
Come, anche non sopporto gli scrittori alternativi, che inseriscono nei libri pagine di nulla. In questo caso ci sono descritti i quadri dipinti di un personaggio, ma con scritte addirittura le dimensioni della tela, descrizione dell' opera come se fossi dentro ad un museo, ma di quelli contemporanei brutti brutti: Quelli con le tele bianche. E allora, ti chiedi: "Si, ma questa cosa qui, che mi sta a significare?! Mi stai anche un po' prendendo per i fondelli!".  
Lo so, cosa voleva dire, ovviamente, che è difficile rappresentare il mare, cogliere tutte le sue sfumature, perché senza occhi non si coglie la sua anima e non si capisce dove finisce;  Ok, però, bastava semplicemente scrivere una volta, che il pittore non fosse riuscito a dipingere il mare, semplice e immediato, punto. 
E invece, un capitolo intero con la descrizioni di questi quadri fittizi. 
Oh, mi dispiace, ma io questi picchi estrosi non li sopporto nella scrittura, sarò troppo vecchio stampo, con un' eccessiva propensione alla letteratura classica, ma no, non mi piace.
A parte questo, nonostante le criticità da me riscontrate, nel complesso è un libro estivo e piacevole che si lascia leggere.
Tuttavia, non sarò mai una lettrice agguerrita di Baricco, proprio perché è uno scrittore un po' eccentrico per i miei gusti, ma, devo ammettere di essermi ricreduta su di lui e dai pregiudizi a lungo nutriti nei suoi confronti. Comunque, penso che, in questo ultimo periodo, io mi stia  veramente ricredendo, in generale, sugli scrittori italiani, dai contemporanei ai classici.


lunedì 25 aprile 2022

Va dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro

"Va dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro è un viaggio drammatico e introspettivo di una nonna, che scrive un diario rivolgendosi alla nipote, con cui ha un rapporto particolarmente stretto, dato che, l' ha cresciuta al posto di sua madre.
In questo diario la nonna rivela dei segreti familiari sconvolgenti, le sue esitazioni, imperfezioni e fragilità umane e quelle di sua figlia (madre di sua nipote).
Racconta del rapporto difficile con sua figlia e sua nipote, della loro incomunicabilità e della difficoltà di entrare in sintonia, senza invadere i propri spazi. 
La Tamaro ci fa intuire che spesso pur volendo bene alle persone care, non riusciamo a comprenderle e a dare loro ciò di cui hanno bisogno, non per cattiveria, ma, perché non ne siamo in grado, non ci sono stati dati gli strumenti, le rassicurazioni adeguate per farlo a nostra volta con gli altri. 
Diventare madre è difficile, ci si ripromette di non commettere gli stessi errori della nostra madre, ma, inevitabilmente degli sbagli si commetteranno sempre, forse, anche diversi e ben peggiori. 
In realtà, poi, nell' età adulta le figlie diventano persone a sé che devono essere in grado di andare avanti e superare anche i danni che sono stato creati dalle proprie famiglie. 
Crescere significa discostarsi, prendere un'altra via e direzione e questo non dipende più dalla famiglia d'origine, ma da sé stessi, dalla propria volontà.
È molto tenero, ma allo stesso tempo struggente e riflessivo. 
È un libro che apparentemente può apparire un po' banale e scontato. 
Forse, un po' sovrabbondante di frasi fatte, però, devo dire che in qualche modo mi ha lasciato dentro qualcosa. 
Mi ha indotto a pormi delle domande sulla mia esistenza e su quelle di ognuno di noi. 

lunedì 18 aprile 2022

Canne al vento di Grazia Deledda

Grazia Deledda è stata la prima scrittrice italiana a vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1926. 
In "Canne al vento" Grazia Deledda ci trasporta a Nuoro, in Sardegna, in un ambietazione del sud piena di vegetazione, colma di vita, di fichi d'india ed euforbia, 
i frutti e le piante più citate nel romanzo. 
Si percepisce quest' atmosfera del sud Italia, viva e calda, ma allo stesso tempo la calura avvilente tale da surriscaldare troppo gli animi, fino a consumarli. 
C'è un profondo stato di autocommiserazione e rassegnazione in questo romanzo, è come se tutte le speranze siano destinate a morire in questa terra meravigliosa, ma desolata.
La trama non spicca di originalità, ma quello più colpisce è lo stile di Grazia Deledda, considerando anche gli studi limitanti raggiunti, solo la quarta elementare, e poi è stata un autodidatta. Molti la mettono a confronto con Verga, con il suo verismo o l'assocciano al naturalismo, ma in realtà volerla incasellare in una sola e unica corrente letteraria sarebbe riduttivo. 
In Grazia Deledda percepiamo delle atmosfere molto cupe, con rievocazioni sacre e religiose, da romanzo gotico, variegato con il folklore sardo.
Non posso dire che sia tra i miei romanzi preferiti, ma è stata una buona lettura. 
Mi ha colpito particolarmente per questa buona capacità descrittiva trascinante, da saperti condurre in Sardegna, facendoti vivere le atmosfere di un luogo e di un' epoca  passata. Offre anche una panoramica sulla condizione delle donne in quel periodo, dimesse al patriarcato, e poi racconta il servilismo, la completa devozione del servo verso i propri padroni, da rinunciare completamente alla propria esistenza, stando in balia dei voleri e necessità dei propri padroni, come un cane prostrato e fedele. 
Inoltre, il titolo è molto esaustivo: ci suggerisce che l' essere umano è come una canna trasportata dal vento, capace di piegarsi, adattandosi all' ambiente in cui vive, ma senza spezzarsi.


mercoledì 2 febbraio 2022

Non sta mai ferma di Roberto Piumini

Questa lettura è stata carina, ma a mio parere si dilunga troppo su aspetti poco interessanti. 
Capisco che l' intento fosse quello di raccontare una storia per ragazzi, parlando del fenomeno sismico, soprattutto, ponendo l' attenzione su quello accaduto in passato a Messina, ma il grosso problema è che di per sé dubito che la narrazione possa catturare l' interesse di un ragazzino, e dall' altra non cattura neanche gli adulti se non verso la fine, quando va dritto al sodo, spiegando in linee generali ed elementari il terremoto, l' eruzione dei vulcani e lo tsunami.

venerdì 14 gennaio 2022

Il bar sotto il mare di Stefano Benni

Surreale e no sense, questo libro mi ha lasciato un grande mah e vuoto siderale. Alcuni strascichi di storie sono anche carine e strappano un sorriso, ma altre non le ho veramente capite e mi hanno annoiato tantissimo. Avevo letto di questo autore "la grammatica di Dio" una raccolta di racconti di gran lunga molto più piacevole e sarcastica, questa invece mi appare patetica e scialba, con poche idee nel calderone, come se lo scrittore stesso si sia forzato di cavare a forza delle storie, ma anche lui senza troppo interesse e convinzione.

(Per la serie quando il mio ragazzo sceglie un libro in libreria e poi tocca a me leggerlo).

giovedì 6 gennaio 2022

L'amicizia di Francesco Alberoni

Breve saggio sull'amicizia.
Francesco Alberoni, un sociologo italiano molto noto, si pone il seguente quesito: "Un rapporto intimo, come quello dell' amicizia nella società odierna può esistere?" . 
Si parte dalla spiegazione del concetto di amicizia, di cosa effettivamente significhi essere amico di qualcuno e di cosa ciò comporti, per poi arrivare a modelli di amicizia immaginari narrati nella letteratura epica, come l' Odissea, fino a parlare di amicizie reali e legate all'ideologia come quella intercorsa fra Marx ed Engels, o a quella culturale fra Cézanne e Zola. 
Si analizzano anche le problematiche stesse dell' amicizia nell' inserirsi per esempio, in un ambiente difficile come quello lavorativo, altamente competitivo e fortemente incentrato sul rendimento e l' efficienza. Si individua anche la differenza fra amicizia, erotismo, innamoramento e persino fra rapporto filiale e fraterno. 
Alberoni evidenzia e chiarisce anche gli eventuali punti di rottura di una grande amicizia. Su alcuni punti può apparire un saggio di sociologia scontato, e su molti di essi l' ho trovato banale e noioso, però in altri frangenti mi è stato di molto aiuto, per darmi delle risposte che cercavo, sulle motivazioni per cui si perdono e si infrangono persino grandi e storiche amicizie. 
Dopotutto, l' amicizia è incontro, ma deve essere anche un momento di profondo crescita insieme, se invece si transforma in uno spazio chiuso e claustrofobico su cui non matura nulla, finirà per assopirsi.  
L' amicizia sfiorisce anche dal momento in cui in essa pervadono sentimenti negativi di invidia e di ricatto. Termina anche dal momento in cui i consigli e i suggerimenti dell' amico vengono percepiti come critiche pesanti alla propria persona e non più come momenti costruttivi per mettersi in discussione e crescere insieme. 
Non date per assodato che tutti sappiano cosa significhi veramente essere amico di qualcuno, spesso non è così. E dopo aver letto questo libro possiamo dire, con certezza di essere stati degli ottimi o pessimi amici nella nostra vita? 

mercoledì 5 gennaio 2022

Polvere, una storia di cocaina di Giancesare Flesca e Valerio Riva.

Un autobiografia sul giornalista Giancesare Flesca dell' Espresso, inviato e corrispondente da New York, morto nel 2019, all' età di 74 anni. Sottoforma di intervista condotta da Valerio Riva, Flesca ripercorre la sua vita, in particolare la storia della sua dipendenza dalla cocaina. 
L' ho trovato un libro molto interessante, perfetto per sensibilizzare i giovani ai pericoli della droga, senza eccessivi moralismi, ma ricorrendo alla narrazione cruda e autentica, di un uomo succube della dipendenza da cocaina. 
La storia vera di Giancesare Flesca è devastante, perché riporta le effettive conseguenze della droga nella vita di tutti i giorni. Inoltre, vengono riportate anche tante conoscenze sulla cocaina, su quanto venga spesso rimaneggiata e tagliata con tante e altre innumerevoli sostanze artificiali, rafforzandone l' effetto dannoso e letale sulla salute umana. Il libro resta una testimonianza personale come cacoinomomane, mentre resta molto più vaga su aspetti psicologici e informativi sulla droga, non ha i toni precisi e particolareggiati di un' inchiesta, cosa che ci si aspetterebbe da un libro scritto da due giornalisti, ma resta, per metà un' inchiesta, su cui predomina l' esperienza personale.
Appare plausibile, che con tutta quella droga in corpo, e a distanza di tempo i ricordi non siano stati del tutto nitidi, da essere riportati con maggiore chiarezza.
Poi le affermazioni contro la legalizzazione della droga in Italia?! Be', qui mi è parso molto bigotto il pensiero di Flesca, non si è mai parlato di legalizzare la cocaina, semmai marijuana e cannabis, che può essere adoperata per scopi puramente terapeutici. Sarebbe meglio farsi una canna, piuttosto che prendere benzodiazepine per l' ansia, per esempio, oppure per chi ha una malattia come la SLA, dolori fisici molto forti, per una terapia del dolore sarebbe ideale.


domenica 26 dicembre 2021

Voglio il tempo indeterminato di Mariachiara Scotti

Questo libro offre contenuti e riflessioni interessanti sul mondo del lavoro, è facile in qualche modo rivedersi nella protagonista della storia, anche se in certi momenti è risultata anche un po' superficiale e odiosa in alcuni frangenti. Comunque, una lettura diversa che sensibilizza e avvicina il lettore a tematiche come lavoro e gravidanza spesso due cose incompatibili, per una donna.

giovedì 23 dicembre 2021

Hummus a colazione di Serena Zammartini

È la storia di una donna single di trentacinque anni che ama moltissimo viaggiare da sola, visitando luoghi particolari dallo Sri Lanka, a Bali in Thailandia, fino alla tappa decisiva Israele, è questo il viaggio on the Road su cui si sofferma il libro. 
L' ho trovata una lettura molto piacevole sul viaggio come introspezione personale e un modo per essere emotivamente indipendente ed emancipata. Ho amato anche il fatto che la storia resti fissa sul viaggio e non cambi affatto rotta, virando in una storiella romantica, ma più su avventure occasionali della protagonista, che nonostante perda la testa per qualche ragazzo, non si lasci sopraffare e persegua il suo viaggio in piena autonomia e con lo stesso entusiasmo. Il cibo tipico, l'hummus, i felafel e i mercatini, insomma si respira aria medio orientale e risveglia una grande voglia di viaggiare, anche da soli se è necessario, perché parliamoci chiaro è piacevole viaggiare in compagnia, ma da soli diventa un'esperienza ancora più forte e intensa, soprattutto in luoghi sconosciuti, in cui si parla una lingua differente dalla propria. Sapersela cavare da soli in un luogo estraneo, può renderci emotivamente più forti e intraprendenti, può darci una sferzata di autostima che ci mancava.

Il dipendente di Giuseppe Passeri

Un libro ben riuscito che parla con sarcasmo tagliente del mondo del lavoro in Italia, della pensione sempre più lontana dopo la legge Fornero,  ma sul finale il libro ha preso una piega da lieto fine forzato poco convincente, molto raffazzonato. Tuttavia, come lettura gratuita su Amazon Kindle è stata una buona e valida lettura che delinea un ritratto realistico e veritiero sulle dinamiche lavorative fra colleghi e i meccanismi malati  e tossici portati avanti dai datori di lavoro e gestori di grandi aziende.

lunedì 20 dicembre 2021

La tentazione di essere Cesare Annunziata di Lorenzo Marone.

Ho letto la tentazione di essere felici di Lorenzo Marone, che mi è strapiaciuto, ma in questa raccolta di brevi racconti il personaggio di Cesare Annunziata a mio parere viene stravolto e reso piuttosto banale, raccontando espedienti scontati e nulla di interessante, capisco che si tratti di brevi racconti gratuiti, però uno sforzo in piú.

sabato 18 dicembre 2021

Il fantasma del lettore passato di Desy Icardi.

Una breve lettura di natale piacevole, con i personaggi "dell'annusatrice di libri" suo precedente romanzo, con una mole di pagine molto più lunga. Tuttavia, ben speravo in qualcosina di più, per esempio, in una storia d'amore nella terza età fra l' avvocato Ferro e la zia di Adelina. 
Desy Icardi resta per me una garanzia nel novero delle letture gratuite su Amazon Kindle, mi piacciono sempre i suoi tributi ai libri, in questo caso "il canto di Natale" di Charles Dickens è il libro più volte citato. Inoltre, ci strappa un sorriso e ci intenerisce con i suoi personaggi appassionati lettori, su cui possiamo rispecchiarci. 

domenica 24 ottobre 2021

La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone.

Questo libro è un inno alla vita, ironico, sarcastico, pur prendendo una piega triste e drammatica, riesce lo stesso a strappare dei sorrisi al lettore. Non si tratta di letteratura di alto livello per carità, e non lo ritengo neanche un libro che ne ha la pretesa, e l' ho apprezzato proprio per questo. Lorenzo Marone non strafà mai, durante la narrazione, del personaggio di Cesare Annunziata ci descrive un vecchietto sulla settantina che conserva una gran voglia di vivere, nonostante tutti gli urti della vita. Ma, non si tratta di un anzianotto tenero e coccoloso, anzi, Cesare è tutto fuorché un docile nonnino, e lo apprezziamo proprio per questo, perché in Cesare Annunziata possiamo vedere il ritratto sbiadito dei nostri padri e di qualche nonno.
Mi ha sorpreso molto come Lorenzo Marone sia riuscito a delineare così bene il personaggio di Cesare Annunziata, un protagonista che non è un santo, ma neanche un burbero e scorbutico, come spesso tenta di apparire. 
Questo signore di una certa età ci attira per le sue contraddizioni caratteriali che lo contraddistinguono, dandogli una maggiore umanità. Poi, si toccano tematiche anche delicate come la violenza sulle donne, diventando uno pseudo testo di denuncia, anche se la tematica viene drammaticamente abbozzata, per non volgere troppo nella tragedia, però ho comunque apprezzato il tentativo, anche se non del tutto ben riuscito. Del resto, capisco anche, che trattare certe tematiche non sia mai troppo semplice, mantenendo comunque un ritmo allegro e disteso alla storia, senza correre il pericolo di cadere nella superficialità. 
Tutto sommato Lorenzo Marone è a sprazzi riuscito nell'intento, garantendo un buon ritmo tra commedia e dramma, senza scivolare nella scontatezza e nell' eccessivo buonismo retorico. 
Una bella scoperta. Un libro per passare delle piacevoli ore di lettura spensierata, ma non troppo, perché ci mette dinnanzi alla vita e a tutte le sue sfaccettature allegre e drammatiche, ma ci spinge allo stesso tempo ad accettarle e a prenderle con maggiore tranquillità e leggerezza. 
In questo romanzo è profuso l' amore per la vita in tutti i suoi aspetti allegri, divertenti, ma anche dolorosi, e ci dona un buon insegnamento l' accettazione e la consapevolezza di come la vita sia da prendere a morsi in modo consapevole, e che non bisogna mai rimandare nulla della propria esistenza, perché poi il tempo passa e non perdona le nostre scelte sbagliate.

martedì 12 ottobre 2021

Paesi tuoi di Cesare Pavese

Romanzo breve che descrive una realtà di campagna Piemontese fortunatamente sorpassata. Sul Monticello piementose alla larga da Torino, la civiltà si perde, gli uomini sono bestie avide, lussuriose, ignoranti e goffe e le donne si riducono a forza lavoro e a meri strumenti di piacere, come selvaggina da caccia di cui cibarsi. 
Questo libro ripugna e indigna, raccontando una realtà rustica scomoda, ricordando il realismo delle novelle verghiane, non se ne discosta più di tanto. Forse, la differenza è che in Pavese non si denota un barlume di umanità, è come se la fatica del lavoro, innaridisca e avvizzisca l' animo umano, facendo perdere ai personaggi quel briciolo di sensibilità e umanità, senza dar spazio alle lacrime e ai sentimenti, la priorità resta portare avanti il lavoro nei campi, qualsiasi cosa accada. 
La violenza passa quasi inosservata e la morte viene vissuta nella più completa indifferenza, accompagnata dal frastuono dei rastrelli e zappe di coloro che continuano a lavorare la terra. 
Tutto appare vacuo e vuoto, in questo romanzo si dipinge una realtà aspra, fredda, ostile e tanta rassegnazione. 
Tuttavia, Pavese si dimostra bravo nel buttarci dentro questa realtà sconveniente e sbagliata, ci immerge dentro contro la nostra stessa volontà, e ci infastidisce quasi, da come ci sballottola dentro una realtà così cruenta, indifferente, miserabile e misogena. Ci offre delle immagini forti, agghiaccianti e vive che restano impresse alla memoria. Poi, c'è questo ritmo incalzante, il protagonista narra la vicenda in prima persona con un tono cantilenante, come se si trattasse di una filastrocca dialettale, ma cruda e amara, non di certo per bambini. Ci sono spesso dei rimandi continui al desiderio sessuale,
questa ossessione per il sesso si denota anche da come venga descritta la collina sempre come una "mammella" e alla visione della donna come l' unico modo per liberarsi da questa frustrazione sessuale, la donna appaga e dà sollievo alle esigenze fisiologiche maschili, e viene vista in questa ridotta visione, anche se lo stesso protagonista risuta per un attimo sgomento dalla violenza e insensibilità, alla fine si conforma ad essi, e i suoi pensieri tristi si  perdono nel vuoto e vacuità, come se l' ambiente stesso abbia preso il predominio sulla sua stessa anima, rendendolo parte integrante di quello scenario crudele e disumano. Da donna mi sono sentita offesa da questo romanzo, ma credo che 
l' intento di Pavese fosse proprio questo, quello di indignare il lettore, di comunicare a lui stesso quello che il protagonista non riesce a dire, perché si è immedesimato con quella realtà selvaggia, da perdere la stessa capacità di pensiero più moralmente umano.

lunedì 14 ottobre 2019

L'arte di non essere nessuno di Jan Quarius

"Jan Quarius" era solo un appellativo di  Maxim Labutti, un ragazzo di 23 anni, di origini moldave, appartenente al movimento "MOMAS"  (movimento maschile e di classe) e di Uomini Beta, che a quanto pare è morto nel 2016 all'età di soli 23 anni, scivolando sul greto di un lago o un fiume, mentre era ubriaco.  Gestiva anche questo blog : https://storieriflessioni.blogspot.com/

Momas/uomini beta: Movimenti contro il femminismo, rivendicano i diritti degli uomini, e come in tutti i movimenti  estremi si finisce per degenerare. 

Infatti, il suo primo libro è " I pensieri di un giovane maschilista", o almeno quello che ho letto e recensito per prima, criticandolo aspramente per via dei  suoi contenuti: https://librimaniaauroraadry.blogspot.com/2019/10/i-pensieri-di-un-giovane-maschilista-di.html

Nonostante le idee secche ed estreme, per molti versi non condivise, mi ha iniziato a coinvolgere il modo in cui questo ragazzo si esprimeva, così ho voluto dargli un'altra chance con quest'altro libro "L'arte di non essere nessuno".

Fortunatamente in questo libro, lui aveva  abbandonato l'argomento sessista, focalizzandosi su altro tipo di tematiche, tuttavia, su alcune parti il libro inneggia "contro qualcuno" di misterioso,  poi ad un certo punto spunta *isti , quindi si ce l'ha ancora con i femministi/ femministe, insomma per quanto ci sia un asterisco a fungere come censura, avendo letto il suo libro precedente, difficilmente non si intuisce il soggetto a cui è rivolto quello sproloquio acido e critico. 

Tuttavia, in questo libro si racchiudono anche una raccolta di pensieri interessanti su svariati stati d'animo vissuti da lui, nella quale mi sono tanto immedesimata, e anche tante linee di pensiero su svariati argomenti che possono essere condivisibili.

Si tocca anche  l'argomento del razzismo e la xenofobia che stanno molto a cuore a Jan Quarius, in quanto straniero che viveva in Italia. 

Descrive anche perfettamente la  difficile situazione lavorativa italiana,  per un giovane, quanto sia difficile inserirsi nel mondo del lavoro, in modo veritiero,realistico, e autobiografico,  risulta evidente che siano delle difficoltà realmente vissute in prima persona, e non qualcosa di costruito ad hoc. 

E' come un diario, su cui Jan Quarius, intendeva comunicare su svariati argomenti, idee, pensieri e stati d'animo che appaiono alcuni più o meno condivisibili, da qualsiasi giovane vivente nel nostro tempo.

Peccato che, Jan Quarius calca sempre un po' troppo la mano, con il suo estremismo eccentrico, ad un certo punto sfocia nell'omofobia, non si sa perchè se la piglia pure con i gay, non ci bastavano l'odio per le femministe?   Divagazione apocalittica e distopica dei figli in provetta, in stile matrix, dato che  c'è "l'epidemia dei gay", idea malsana, assurda e un po'  troppo antiquata, del tipo forse neanche le vecchie generazioni, ferme alle loro idee hanno elaborato un pensiero così perversamente omofobico, Questo libro ha tante insidie, tanti punti critici... momenti in cui vorresti abbracciare Jan Quarius per gli stati d'animo, pensieri e idee condivisibili e di immedesimazione, e altri in cui ti chiedi "Mammamia, ma cosa sto leggendo?" Ma non starò mica leggendo il libro di un pazzo? Tipo il mein Kampf?  

Tra le pagine si evidenzia il profilo di un ragazzo inquieto che non trova pace, si percepisce ansia, pessimismo, rabbia, eppure anche un' alone di speranza, uno spiraglio di luce intorno, ma anche tanta immaturità, impulsività e aggressività giovanile. 

Un altro argomento che ha attratto la mia attenzione è stato la depressione e il suicidio, queste due tematiche ricorrenti, più che altro il desiderio suicida mi fa sorgere il dubbio che la sua morte non sia stato un incidente, ma forse gli effetti di una ricaduta depressiva.

 E' un libro che secondo me, vale la pena di leggere, degli stralci di pensieri sui vari argomenti, non dovete necessariamente essere d'accordo con essi, ma può rivelarsi interessante per entrare dentro la mente/ la testa di qualcuno, capire le idee di questo ragazzo con delle idee estreme di difficile comprensione, impulsivo, rabbioso, critico e per certi versi apocalittico, in altri speranzoso, raggiungendo quasi persino tematiche pseudo zen e buddiste, c'è tanto bipolarismo psicologico in questo libro, quasi lo definirei un libro psicoanalitico contemporaneo. 
Poi è interessante questo concetto che si riprende spesso nel libro "L'arte di non essere nessuno"  che risuona più volte, contro una società che ci vuole "Persone di successo"," "Ricchi", "Famosi"," Importanti"e "Con un lavoro" e se non rispondiamo a questi canoni, non valiamo, siamo considerati i reietti della società.  

Jan Quarius come il Dalai Lama rivendica una spiritualità perduta nella nostra società, in cui i veri valori come l'amore, la passione, l'altruismo, la benevolenza e la gratitudine si sono ormai estinti, lasciando spazio solo ad una necessità di autoaffermazione smodata volta al nulla,  se non a rendere l'esistenza umana vuota e inutile. Questo libro è anche un po' se vogliamo anarchico, oltre che ad un'influenza buddista, ha delle venature punk, ovviamente il punk, quello puro, non quello moderno, che si chiama punk solo per moda, perchè fa più figo chiamarlo così, volto solo a vendere dischi alle ragazzette impazzite, ma dà quell'idea di disadattamento, incapacità e rifiuto di adattarsi ad una società che ci vuole in un certo modo,  seguendo uno schema predeterminato, infatti c'è anche un disgusto evidente all'idea di  matrimonio e paternità, secondo cui dovrebbero essere delle tappe obbligate per ogni individuo,

Non grido al capolavoro, questo libro ha tanti punti oscuri, delle linee di pensiero anche assurde e distorte, ma forse è anche per quello che bisogna leggerlo, per prenderne anche in un certo senso le distanze, e sviluppare maggiormente un pensiero critico,  analizzando i pensieri di qualcun' altro, come Jan Quarius, da cui in più momenti occorre saper prendere le distanze, saper discernere da essi, e sapere cosa prendere per buono e cosa buttare via.

Comunque, come lettura  amatoriale è abbastanza originale, leggera e gratuita su googleplay, è stata abbastanza gradevole e interessante, poi anche l'impaginazione è stata pensata apposta per leggerla anche su lettori piccoli come lo smartphone,da cui si può comodamente leggere, senza rischiare di perdere diottrie.








domenica 13 ottobre 2019

I pensieri di un giovane maschilista di Jan Quarius

Un libro che fa arrabbiare le femministe. È estremo, non si riesce ad essere del tutto d'accordo con i pensieri di Jan Quarius, che ovviamente per far valere le sue teorie si avvale di una visione minima dell' argomento, con un punto di vista prettamente maschile. Sicuramente, è vero parlare di "femminicidio" è estremo, si dovrebbe parlare di omicidio in generale, senza dare rilevanza ad omicidi di genere, perché vengono uccisi anche uomini e bambini... Tuttavia, Jan Quarius nei suoi pensieri che inizialmente appaiono non maschilisti, ma semplicemente contrari a "una distinzione di genere" nella quale appare sensato e lucido il suo punto di vista. Infatti, mi ero quasi chiesta perché si chiamasse " i pensieri di un giovane maschilista" dato che mi sembrava un libro piuttosto ponderato ed equilibrato nell' affermazione che non ci dovrebbe essere nessuna distinzione sessuale, affermando anche una considerazione interessante sul "razzismo maschile" che di contro si stia innescando. È vero, non dovrebbe innescarsi un meccanismo al contrario, una misoginia contro gli uomini, per garantire l'affermazione femminile, su questo ok, siamo concordi.Peccato che, il libro prenda una piega inaspettata e difforme da quanto detto prima.Si contraddice di continuo, senza seguire un pensiero lineare e sensato, finendo per sfociare in un apoteosi di assurdità, volta solo a denigrare il genere femminile, arrivando persino a sostenere che "Robin Williams si sia suicidato perché dovesse pagare gli alimenti all'ex moglie?" Ma che davvero?! Ora,sappiamo tutti che Robin Williams non possa essersi suicidato per una ragione simile, basta documentarsi un attimo e non sparare a vanvera la prima cosa che ci viene in mente.  Tuttavia, ho trovato in alcune sue idee degli spunti interessanti, peccato che come tutti i pensieri estremi, sfoci in una una posizione troppo netta e radicale, senza avere una visione completa e universale delle situazioni. Si va in unica direzione, quando si dovrebbe convergere in un punto comune, in un incontro fra i due punti di vista, maschile e femminile per raggiungere una parità effettiva.
Non si guarda mai, verso l'altra parte, quella femminile. Perché si è vero, forse in certe cose adesso le donne stanno prendendo piede. Ma nel mondo del lavoro la donna fa ancora tanta fatica, mio caro Jan Quarius, non ha gli stessi diritti, come sostieni tu, anzi tu sostieni sia una privilegiata.No, non è così, una donna molto spesso non viene assunta se é sposata, ha figli, oppure se dichiara di volerne avere, e non tutti i datori di lavoro "concedeno" la maternità, come se dovesse essere una concessione e non un diritto legittimo! Poi la donna vuole lavorare per darsi un tono moderno ed emancipato? No, spesso la donna lavora perché i soldi del marito non bastano per mantenere la famiglia! . Detto questo, decidete voi, se volete o no leggere questo ebook, e farvi venire il nervoso per molte costruzioni mentali così confluenti in un' unica direzione.

domenica 29 settembre 2019

La coscienza di Zeno di Italo Svevo

"È un libro che a mio parere va preso con le pinze. Va letto in una fascia d'età tra i 25-30 anni, in cui sei già abbastanza maturo da poter comprendere un po' meglio, il senso di inadeguatezza per la vita, la costante sensazione di inettitudine e di malattia che Zeno si sente addosso. Riguardo il fatto che non sia scritto bene, anche qui, c'è da considerare che Italo Svevo fosse triestino e prima della seconda guerra mondiale Trieste non facesse parte dell' Italia, ma fosse appunto sotto il dominio austro-ungarico.  Inoltre, è un po' come Pirandello non ci si deve soffermare sullo stile di scrittura, ma più sull'accurata introspezione psicologica.  Zeno ripercorre la sua vita attraverso un diario-confessione, senza seguire un ordine cronologico, ma attraverso eventi cruciali e focalizzanti della sua esistenza quali: l'inizio della terapia psicoanalitica, la morte del padre e il momento in cui si sposa, per poi farsi un'amante fino al periodo in cui decide con Guido ( cognato e amico) di aprire un'associazione commerciale raccogliendo insuccessi.

Lo psicologo deciderà di rendere pubblico per vendetta questo suo memoriale, poiché Zeno non si presenta più alle sue sedute, concludendo di essere guarito o meglio di esser malato, come tutti gli esseri viventi, è la società stessa ad essere malata. Devo ammettere, che inizialmente il personaggio di "Zeno Cosini" mi era più simpatico sulle prime pagine, andando avanti il personaggio si deforma rendendolo per certi versi detestabile,eppure anche in questo si delinea la bravura di Italo Svevo nel costruire l' evoluzione del protagonista, che in fin dei conti non è buono ne cattivo, è solo umano. Andando avanti il romanzo, procede con alti e bassi, meno appassionante, con la storia del cognato Guido,fino ad arrivare ad un finale molto profondo e significativo, che auspica il senso di tutto il romanzo attraverso lo scoppio della seconda guerra mondiale a cui fa riferimento parlando di un' esplosione di ordigni (facendo riferimento alla bomba atomica). In questa parte conclusiva, il pensiero pessimista e decadente che l'essere umano guarirà solo al momento di perire, fino ad estinguersi. Questo libro mette in luce la crisi dell' uomo moderno, piena di buoni propositi che non trovano attuazione e lo sviluppo di nevrosi nuove, che adesso appaiono piuttosto vicine e contemporanee a noi, quali l' ipocondria  e il desiderio stesso di contrarre una malattia, per rendere la vita più sopportabile,  accarezzando l' idea di lasciarla quanto prima. Queste problematiche psichiche vengono messe in luce dall' avvento della guerra.  Solo esseri viventi malati, possono farsi la guerra tra loro, uccidendo la loro stessa specie.  

lunedì 17 giugno 2019

Brutta storia innamorarsi di Deborah Lo presti

"Brutta storia innamorarsi" di Deborah Lo presti, allora partiamo dal concetto che stavo male, molto male quando decisi di leggere questo libro su google libri, e quindi mi sono detta ho proprio bisogno di leggere una cosa senza impegno, semplice e immediata, che non sia troppo stronzata, che abbia un minimo di autorevolezza, non le solite cose di wattpad. Ma devo ricredermi, dopotutto pubblico anche io su wattpad, e le storie di wattpad al confronto sono più avvincenti, e hanno quel qualcosa di più originale di questa storia.

Dopotutto ho scoperto, che in realtà chiunque può auto-pubblicare su google libri, e che alla fine non è una piattaforma tanto diversa e discordante da wattpad, in realtà non ha nulla di più autorevole, è solo un canale diverso, che trova forse più consensi perchè è in mezzo a pubblicazioni più serie e classiche.

Ma c'è una grande differenza su wattpad mantieni i diritti sulla tua opera, su google bè per quanto ne so, ne perdi parecchi, e quindi non tutti si rimettono a questo tipo di pubblicazione, non sono belle le regole dettate da google sulle auto-pubblicazioni, a me personalmente hanno fatto storcere tanto il naso.

Quindi visto e considerato che sia quasi sicuramente un auto-pubblicazione della ragazza, che probabilmente è stata revisionata da lei stessa senza l'aiuto di nessun'altro, sarò un minimo clemente, considerando anche che non sarà neanche maggiorenne.

Non lo so, da fonti certe, ma per scrivere una storia  d'amore in modo così superficiale e sbrigativo, deve per forza non superare i quattordici o sedici anni di età, o forse dato che ha parlato di lavoro, magari poco più che diciottenne.


Si respira tanta ingenuità, innocenza nel modo di raccontare la storia e anche tante scemenze da film rosa, che nella realtà non possono accadere nè ora nè mai.

Quindi cosa posso dire, è uno di quei libri inutili, di cui ne potevamo anche far a meno, bè sicuramente si, ma dato che è gratis e disponibile su google come ebook, e non credo neanche che esista la versione cartacea, non abbiamo sprecato cellulosa, come direbbe "Michela Murgia", quindi non sarà indetta nessuna vendetta dagli alberi, e quindi va bene così.

Tuttavia, posso dire che in certi momenti il libro sembrava quasi piacevole e accurato nel descrivere le situazioni lavorative di questa ragazza senza alcuna esperienza lavorativa, ci si poteva forse un po' immedesimare e rivedere in lei.

Siamo tutte state ragazze inesperte che si ritrovano a far i conti con un mondo del lavoro, duro e severo, e che se non hai il temperamento giusto e adeguato, in determinati ambienti lavorativi proprio non ti ci trovi e ti mangiano viva.
Ma poi la trama si perde, sfocia in una storia d'amore forzata e costruita a tavolino, solo perchè ci andava di costruire la storia d'amore...ovviamente ci deve essere il bad boy, figlio del capo, che non si sa perchè deve essere attratto dalla ragazzina acqua e sapone, solo perchè gli dà più volte un due di picche...vabbè...dite la trama non è originale, chi se ne frega, l'importante è come viene narrata, ma anche sulla narrazione, non c'è stile.
E' tutto molto scorrevole, immediato e con qualche falla di significato, dato che ha messo "un imparare", laddove ci sarebbe andato un altro termine tipo "conoscere", tuttavia ammetto non troppi errori, un'ottima revisione, abbastanza accurata per essere "un fai da te", ma la storia non ha spessore, non coinvolge, i personaggi sono solo abbozzi stereotipati da cose già viste, privi di una personalità propria e preponderante.

Non ci si svincola dai filmetti rosa, non si crea nulla di nuovo di fatto, non si dà carisma e charme ai personaggi, lasciando un vuoto e un senso di insoddisfazione per la perdita di tempo.

 Si, ok ne avrò perso poco, data la brevità della storia, ma davvero troppa pochezza... A volte prediligo piuttosto qualcosa di scritto male, ma che almeno abbia la parvenza di qualcosa di nuovo e innovativo, perchè almeno si corrono dei rischi, mentre questo libro sembra così studiato, calcolato e soppesato persino nelle parole, da non lasciare nulla di fatto...dato che assomiglia a cose già lette e viste, senza tracciare una propria personalità, non risalta in nessun modo.

Non pensavo che lo avrei mai detto, ma al confronto "cinquanta sfumature di grigio" è un capolavoro, dato che almeno assume una sua identità come genere, e i personaggi spiccano per la loro assurdità, e il libro bè per il suo modo di essere scritto male e con delle figure retoriche assurde e quasi imbarazzanti ti rimane impresso, mentre questo te lo dimentichi dopo due giorni, anzi non appena lo hai finito di leggere, ti chiedi, ma in bè cosa ho letto?! Nulla di nulla...

Bè c'è del potenziale, ma male investito, e così che riassumerei tutto il libro, "brutta storia scrivere, senza sapere che pesci prendere!" e   aggiungerei anche "brutta storia leggere, quando non stai troppo bene!".







martedì 26 marzo 2019

Il mondo deve sapere di Michela Murgia

Questo è il primo libro scritto da  Michela Murgia e narra della sua traumatica e tragicomica esperienza nel call center della Kirby, un aspirapolvere di produzione  americana accerima nemica del folletto.
In realtà inizialmente Michela Murgia teneva un blog in forma anonima in cui parlava e denunciava la Kirby per come trattava i suoi dipendenti, la pressione psicologica alla quale venivano sottoposti, e dal blog poi ne è stato tratto questo libro.
Motivo per cui non è una vera e propria narrazione, ma più un libro che si focalizza sulle dinamiche del lavoro come centralinista, riportando con sarcasmo e ironia tutto quello che effettivamente accadeva dentro al call center. E se da una parte il libro ci strappa tante risate, dall' altro se ripensiamo alla sua prefazione che parla della situazione italiana sul mondo del lavoro, ci accorgiamo che purtroppo quello che ci narra questo libro rappresenta una storia vera, una realtà sempre più preponderante nel nostro paese e la risata da allegra diventa amara se ci riflettiamo fino in fondo.
Un libro che con ironia e sarcasmo apre le coscienze, solo se vogliamo ovviamente aprirle fino in fondo.  Mi è piaciuto davvero tanto, perché è un libro davvero intelligente, le critiche, le osservazioni e le battute di Michela Murgia sono quasi sempre sensate e geniali, e ha questo suo modo particolare di giocare con le parole che diverte e ti tiene incollata al libro.
Mentre per quanto riguarda il film "Tutta la vita davanti" di Virzì, film che vuole essere una rivisitazione di questo libro, è tutta un'altra cosa, rappresentano certamente sempre uno specchio della stessa realtà, ma con un tono del tutto diverso.  Il tono del film è più serioso e drammatico, e per certi versi risulta anche meno efficace nel suo scopo, nella sua riflessione rispetto al libro della Murgia. Appare come il solito film trito e ritrito sulla condizione italiana di precariato dei giovani,senza dire nulla di nuovo, che non sia stato già detto in un milione di altri film del genere. Scontato, fastidioso, ripetitivo, inconcludente e insensato sul finale.  Unica nota positiva il film mi ha portato a indagare affondo e a scoprire il libro, che non gode di molta notorietà.  Sicuramente apprezzo comunque i film che trattino certe tematiche, rispetto a film italiani di cui potremo veramente fare a meno come le commedie stupide e i cine-panettoni, ciò che mi dispiace che non sia riesca ad aggiungere niente di nuovo in questi film, niente che non sia stato già detto fino alla nausea. Insomma non lasciano il segno, non hanno un tratto distintivo, rimangono tutti anonimi e piatti. Persino con la protagonista non c'è immedesimazione, rimane un personaggio lontano e distante da noi, nonostante dovesse invece rispecchiare innumerevoli giovani italiani senza lavoro e che per disperazione si buttano a lavorare dentro ai call center.

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