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giovedì 13 gennaio 2022

La signora delle ombre di Philippa Gregory

Su goodreads questo libro è inserito nella lista dei romance più brutti, ma il punto è come fa ad essere un romance brutto, se non è appunto un romance?!  Mi sorge il dubbio, ma la gente lo ha letto veramente questo libro? Ho come l'impressione che molti si siano fermati alle prime pagine, dando un giudizio affrettato e incompleto.
Non c'è alcuna storia d'amore in questo libro! Nel retro copertina si ammica con l' inganno alla parola "passione",  facendo credere al lettore che ci sia una travagliata storia d'amore tra la protagonista e lord Hugo, ma in realtà il punto forte e caratterizzante di questo libro è la più totale assenza di sentimenti romantici. 
La protagonista Alys passa dall' essere una fattucchiera, una monaca, fino a diventare la scribana di lord Hugh, per poi diventare l' amante di Lord Hugo, nella speranza di poter diventare una lady, con il supporto della magia nera. Alys non è la solita protagonista buona e genuina, è un personaggio femminile negativo, anzi mi verrebbe da dire che non esiste un personaggio positivo in questo libro.
Tuttavia, se analizziamo il contesto storico, periodo della dinastia dei Tudors e l' ambiente in cui Alys si muove, possiamo non empatizzare con lei, non compatirla almeno un po'? 
In una società dominata da un maschilismo imperrante, su cui predominava l' aristocrazia e in cui vigeva la superstizione e la caccia alle streghe, Alys tenta con le unghie e con i denti di sopravvivere e di emergere, laddove il vento è più favorevole, giocando sporco, tanto quanto gli altri personaggi.
Mi dispiace, che questo romanzo sia stato trattato da molti con giudizi sbrigativi e superficiali,  perché è una lettura di intrattenimento efficace, che rispecchia perfettamente la dura e difficile condizione della donna in quel periodo storico. 
Sicuramente, ci sono espedienti di magia, ma non sfocia nel fantasy, si tratta di magia oscura, che spesso si rivolterà anche contro gli stessi piani della protagonista. Philippa Gregory è una studiosa del periodo storico dei Tudors, e in questo romanzo risulta evidente quest' influenza, si respirano tanto quelle atmosfere. Certamente, ci sono alti e bassi in questo libro, ed è normale che leggendo le prime pagine, si potrebbe erroneamente pensare ad una storiella d'amore di classi sociali differenti, oppure di una strega/ monaca con un lord. 
All' inizio della lettura, strideva la narrazione di una monaca/strega, però più avanti tutto comincia ad avere più senso. Proprio perché Alys è una protagonista che reinventa sé stessa, in base alla corrente sfavorevole o favorevole degli eventi, insomma, è un voltafaccia continuo, non è un personaggio che persegue un' ideale, ma solo ciò che più le fa comodo. Rincorre gli agi e la posizione che le si prospetta più confortevole e vantaggiosa. 
Poi le scene sessuali di questo libro non sono erotiche di per sé, ma prendono una piega volutamente sordida e grottesca. Alys usa l'esoterismo e il sesso, come mezzi di manipolazione, ma senza sapere che le si potranno rivoltare contro. 
In certi momenti, questo libro mi ha fatto pensare a "Madame Wu" di Lin Yutang, quindi, non è proprio un romanzetto rosa. Inoltre, ci sono momenti forti e crudi di sporca e misera rivalità femminile, per poi concludersi in una sconfitta per entrambe le due donne. Posso anche capire, perché il romanzo possa a molte non essere piaciuto, chi sperava di leggere un romance in costume, non ha trovato ciò che sperava. Chi credeva di trovare un libro erotico, anche in questo senso non si è trovata soddisfatta, perché la storia parla di una povera donna che non possiede niente, e che pur di ottenere ciò che vuole, si dota di tutta la sua astuzia, avidità e freddezza, diventando sempre più macchiavelica e pronta a tutto, pur di ottenere ciò che vuole. A me ha catturato, proprio perché durante la lettura, stavo a chiedermi: "Come farà l' arcigna e crudele protagonista a riemergere ancora una volta? Quale subdolo piano architetterà stavolta?".
Ma al contempo, si insinuava nella mia testa il dubbio, se desiderassi che la protagonista soccombesse o che l' avesse effettivamente vinta. Questo romanzo è stato per me un passare di continuo dall' odiare la protagonista e a godere dei propri insuccessi, fino ad arrivare alla conclusione di desiderare in una sua possibilità di riscatto. Anche Philippa Gregory manipola il lettore a proprio piacimento, e per fare questo ci vuole anche una discreta bravura.

lunedì 6 dicembre 2021

Il mago di William Somerset Maugham

Il mago di William Somerset Maugham, prende ispirazione da un personaggio misterioso e inquietante realmente conosciuto da Maugham, Aleister Crowley un praticante di occultismo. In questo romanzo Maugham si rifà a " Dracula" di Bram Stoker e a "Frankenstein" di Mary Shelley. Maugham amalgama brevemente e sapientemente elementi gotici ed horror, ma resta una lettura di mero intrattenimento, senza fare un' analisi psicologica dei suoi personaggi e senza ricche riflessioni di fondo, com' era in Frankenstein di Mary Shelley e senza gli eccessivi moralismi cattolici pregnanti in Dracula. Mi è piaciuto lo stile diretto e spedito del romanzo, però, ho sentito verso la fine della storia che mancasse qualcosa, forse un po' di quella suspence presente in Dracula e in Frankenstein. Non sono riuscita a lasciarmi trascinare dalle vicende, non ero in ansia e in trepidante attesa di sapere cosa sarebbe accaduto ai protagonisti, non mi ha coinvolto, perché i personaggi erano psicologicamente fin troppo piatti, privi di spessore e non sono entrata in empatia con loro, da lasciarmi travolgere dall' incombente finale, tanto che ho dovuto leggerlo piú di una volta, perché verso la fine la mia mente vagava altrove. Mi piace lo stile di Maugham, ma questo romanzo forse è stato troppo coinciso, eccessivamente incentrato sullo svolgimento degli eventi, perdendo di vista la caratterizzazione dei personaggi, la loro analisi psicologica e anche l' aspetto magico. In realtà, di occultismo, magia e alchimia, argomenti che tanto mi piacciono be' se ne parla poco, vengono solamente accennati ai fini strettamente necessari della trama. Tuttavia, è uno scrittore che vorrei continuare a leggere, ha dei tratti distintivi e singolari nello stile, poi la sua vita travagliata, il suo non considerarsi mai abbastanza e all' altezza dell' essere considerato un grande scrittore, ha attirato il mio interesse. 

giovedì 1 agosto 2019

Ring di Koji Suzuki

Rispolverando la libreria, mi sono accorta di non aver mai postato una recensione su questo libro ed è un vero peccato perchè merita davvero, quindi voglio recuperare.


Questo libro fa parte in realtà di una trilogia horror (Ring, Spiral e Loop) che con molta probabilità non completerò, perchè non riesco a recapitare il secondo libro in italiano "Spiral", introvabile, persino su amazon, poi sinceramente dalle recensioni, non sono molto convinta che ne valga la pena.

Personalmente sono scettica sulle saghe, preferisco i libri a sé stanti, e  "Ring" nello specifico si presenta come un libro che potrebbe benissimo essere auto-conclusivo, semmai ciò che mi attira, a voler leggere il seguito è solo il modo di narrare di Koji Suzuki.

Da questo libro, è stata tratta un orribile trasposizione cinematografica americana, che distrugge e disintegra la valenza del romanzo.

Se proprio si vuole vedere un film su "Ring" suggerisco i film giapponesi, certo non sono proprio fedeli al romanzo, ma quanto meno mantengono la stessa cadenza ritmica del romanzo.

Il problema è proprio quello, gli americani concepiscono un horror spedito, immediato, senza lasciar spazio tanto al colpo di scena, perchè te lo aspetti, non si crea suspence, perchè c'è un leit motiv precostituito e seguito molto dall'azione, è tutto giocato sul cosa accade, mentre invece nei film horror giapponesi, non è così, procede tutto molto lentamente, in maniera quasi snervante,creando un senso di angoscia psicologica, nell' attesa che accade qualcosa, e quando succede si scatta dalla sedia, perchè è tutto così  improvviso e inaspettato.

Dalla quiete, si passa di colpo alla tempesta, e lo spettatore/lettore è del tutto disorientato e impreparato da quello che sta accadendo.

Non starò qui a scrivere tanto della trama,  che ovviamente è stata cambiata nei film, tipo che il giornalista è un uomo e non una donna, e altri dettagli significativamente interessanti, tipo sulla storia terribile di Sadako Yamamura, che poi lei sia un' ermafrodita, cosa estremamente taciuta nei film.

Più che altro quello su cui volevo porre l'attenzione, è che con questo romanzo Koji Suzuki abbia dato vita a un genere horror moderno, in cui le forze oscure si servono di elementi tecnologici :"La videocassetta, la tv, il cellulare...".

Forse a voler suggerire qualcosa di più insito e profondo al lettore, che non è tanto Sadako di cui aver paura, tanto più i mezzi tecnologici di cui si serve... Un messaggio implicito al progresso tecnologico? Una risorsa preziosa, ma allo stesso tempo può diventare un incubo, qualora se ne faccia cattivo uso.

Il libro ci trascina in una spirale di paure psicologiche, infatti non è tanto spaventosa in sé Sadako, non è la caricatura esagerata inscenata dai film, non esce veramente fuori dallo schermo.

E' più incentrato sul protagonista, sulle sue paure psicologiche sulla morte, e su quello che comporta aver visto quella cassetta, sapendo che inconsapevolmente la figlia e l'ex moglie l'hanno anche loro visionata.

Non succedono cose così forzatamente costruite ad hoc, per terrorizzare il lettore, semmai ci sono delle percezioni emotive e psicologiche del protagonista,  che creano un confine sottile  tra  suggestioni dal suo stato psicologico-emotivo e realtà.

E non si svela mai, se tutto quello che viene narrato accade realmente, o alcune di queste siano solo impressioni del protagonista, aleggia questo mistero che ossessiona il lettore, dando conferma ad una paura insita dentro di noi, l'intangibilità di una realtà oggettiva, anziché quella sfigurata dalle nostre percezioni.

Non fa paura nel vero senso del termine, semmai trascina il lettore nella disperazione angosciosa e inquieta del protagonista, costretto a fare delle terribili scelte per salvare la sua famiglia.

E' grottesco, cupo e soffocante,  proprio perchè gioca tanto sull'immedesimazione psicologica,  ad un ritmo lento, ma con un' oscurità incalzante e serrata, da cui non si vede via d'uscita.


Un vero peccato, che in pochi conoscano il libro e si limitino a vedere la trasposizione cinematografica americana, che ha del tutto violentato i contenuti dell' opera originale.

Come libro horror-psicologico meriterebbe di essere letto, almeno una volta nella vita, soprattutto se piace il genere, poi se piace lo stile di scrittura giapponese ancora meglio! Non è neanche pesante, si rivela essere talmente coinvolgente, che si può anche finire in un solo giorno, almeno io l'ho fatto fuori in un giorno solo!









lunedì 23 aprile 2018

Dracula di Bram Stoker

Bram Stoker si ispira alla celebre storia  di Vladimir l'impalatore realmente esistito in Transilvania. Forse per questa ragione lascia un alone di mistero attorno al personaggio di Dracula, non è ben caratterizzato come nel film di Coppola, inutile dire che il film non ha niente a che vedere con il romanzo, ma del resto mi sento quasi di voler giustificare l'iniziativa del regista, dato che nel libro non accade assolutamente niente, è una storia piuttosto piatta, con dei personaggi assolutamente insopportabili e puritani.
Inizialmente la storia parte bene, appare coinvolgente, nella parte in cui Jonathan Harker, un procuratore si reca a casa del conte Dracula, per una commissione di lavoro, e credo che nessun film riuscirà mai a rendere le atmosfere cupe e le situazioni grottesche e psicologiche che si innescano durante il soggiorno del protagonista. Sfortunatamente abbandonata la Transilvania,  la storia va a avanti a Londra, con tutta una serie di lettere e diari dei vari personaggi rivelandosi confusionario, dispersivo e noioso.
Molto spesso mi è parso di leggere un'inno al cattolicesimo esagerato, ho pure pensato che tanto valesse leggermi la bibbia.  Un vero peccato perché l'inizio me lo sono letteralmente divorato, mi piacevano anche i moltissimi richiami ai piatti tipici della Romania e ai loro usi e costumi, peccato che poi si perde in un buonismo cattolico fastidioso, la parola Dio non sa quante volte l'abbia letta e poi i dialoghi infiniti con tante premesse perbeniste e moraliste, ok che erano altri tempi però... Ho anche percepito tanto maschilismo in questo romanzo e tante pagine da leggere praticamente inutili, le avrei quasi volute saltare per la noia  nella speranza che dopo arrivasse la parte intrigante e coinvolgente, ma invece non arriva mai. Dopo tanta fatica, il finale lascia molto a desiderare, appare frettoloso e senza alcuna descrizione e precisazione, che in questo caso sarebbe risultata più che gradita. "Una mostruosa  delusione", che non mi  sarei mai aspettata, data la celebrità di questo romanzo, che a questo punto mi sento di dire che sia stato molto sopravvalutato. A parte l'inizio, e qualche parte del romanzo mi sento di dire che non c'è nulla delle atmosfere gotiche e cupe che mi sarei aspettata. Inoltre molte situazioni mi innervosivano perché erano praticamente inutili, per esempio le incomprensioni tra i personaggi quando Van Helsing chiede al fidanzato di Lucy di aiutarlo a riprendere il cadavere di lei dalla tomba per tagliarle la testa e piantarle un paletto sul cuore, senza spiegargliene la ragione e  ovviamente il fidanzato si rifiuta, e quindi altre 10 pagine di romanzo scorrono così, quando il malinteso poteva benissimo essere risolto, se Van Helsing glie lo avesse spiegato, e invece no, devono passare 10 pagine affinché spieghi che Lucy è diventata una vampira.
Questa è stata la situazione che mi ha arrecato più fastidio e perplessità a tal punto che volevo smettere di leggerlo.
Leggevo in giro, tra le recensioni di questo romanzo, che secondo molti Bram Stoker sia di gran lunga superiore ad Edgar Allan Poe nel genere horror e gotico.
Io comunque torno volentieri a leggere Edgar Allan Poe!
Aggiungo a questa recensione una nuova nota, dato che ho avuto un accesso dibattito in un gruppo di  libri su Facebook  nei riguardi di questo libro.
Differenza romanzo e film:
Non c'è alcuna storia d'amore fra Dracula e Nina, come accade nel film, in cui si accenna al fatto che Nina sia praticamente la reincarnazione della moglie di Dracula, data la sua somiglianza con la moglie di Dracula.
Semplicemente Dracula la controlla e la manipola a suo piacimento, ma non si accenna ad alcun sentimento romantico da parte del conte.
L'unica storia d'amore che c'è, è quella fra Nina e Jonathan, che non è neanche molto passionale. Amore per la fede cristiana si, infatti grazie a quello sconfiggono il male rappresentato dal conte Dracula. Poi si parla tutt'al più di amore per la vita, uhm forse più di istinto di sopravvivenza del conte Dracula, il desiderio ossessivo di vivere in eterno, al di là di quali siano i mezzi da utilizzare per farlo.

venerdì 9 febbraio 2018

Doll bones di Holly Black

Un libro che lessi un bel po' di tempo fa, nonostante non abbia un ricordo fresco del libro, ho dei frammentari ricordi e ritenevo che fosse un libro degno di ricevere una recensione seppur tardiva e frammentaria.
Sicuramente è uno di quei libri da fiaba gotica, indirizzata ad un pubblico dai 12 anni in poi. Continuo a chiedermi perché quand'ero piccola libri del genere non esistessero, mi dovevo accontentare di quegli orrendi libri della biblioteca della scuola in cui c'era "detective in gonnella"  e altri libri osceni di bambini che si improvvisavano detective o altre letture banali e sciocche. Inutile dire che stavo antipatica alla bibliotecaria, davo l'aria di una bambina che se la tirava, dato che non volevo leggere libri così stupidi.
Chiudendo questa parentesi,  posso dire che un libro del genere sicuramente mi avrebbe entusiasmato tantissimo e magari avrebbe anche entusiasmato chi alla lettura a malapena ci si avvicinava.
Nel retro copertina c'è scritto " un libro perfetto per i giovani lettori: una storia profonda, bizzarra e avvincente, che a volte intenerisce e a volte strazia".
Non posso fare a meno di essere d'accordo con il New York Times.
Certo, io nutrivo aspettative molto più alte, ma molto probabilmente perché non ho 12 anni, sicuramente se lo avessi letto a quell'età lo avrei di gran lunga apprezzato di più.
La storia ruota attorno a Zach e alle sue migliori amiche:Alice e Poppy che giocano spesso al gioco del regno immaginario in cui governa un' enigmatica regina, una bambola di porcellana. Ma un giorno il padre di Zach intima il figlio di crescere e di incominciare ad interessarsi a cose "da grandi". Il mondo di Zach sembra andare in frantumi, fino a che la Regina non compare in sogno a Poppy, rivelandole di essere stata una bambina in carne ed ossa di nome Eleonor, le cui ceneri si trovano all'interno della bambola.  Eleonor non avrà pace finché  non sarà seppellita nella sua tomba, in una lontana cittadina dall'altra parte degli Stati Uniti.
I tre ragazzi partono nel cuore della notte, dormendo sotto le stelle, accampati nei cimiteri, incontrando bizzarri personaggi che parlano alla bambola scambiandola per una bambina vera, in un viaggio che cambierà per sempre le loro esistenze.
Non è solo un libro fantasy, ma è uno di quelle storie psicologiche che tratta del processo di crescita e formazione di questi bambini, che si trovano costretti ad affacciarsi con il mondo adulto.
Bambini che hanno  paura di  crescere, e non vogliono farlo, ma alla fine scoprono che crescere non significa necessariamente abbandonare tutti i loro giochi.  Altre tematiche vincenti sono l' amicizia e l'amore trattate in modo tanto delicato e fanciullesco.
La penna di Holly Black è morbida, tenera, ma anche gotica e cupa, perché non bisogna negare ai bambini che i mostri esistano, ma che esistano dei modi per sconfiggerli. Scorrevole, piacevole e avventuroso quanto basta per la fascia d'età indicata, forse però non per tutti i bambini, forse per quelli più coraggiosi. Va anche detto che la nuova generazione di bambini è abituata a vedere sangue e morti a palate, e questa storia credo sia stata adattata per loro. Storia alla "Neil Gaiman" ma dai toni volutamente più infantili.




sabato 13 gennaio 2018

Lasciami entrare di John ajvide Lindqvist

Preciso che non sono un'amante dei gialli, dei thriller nè degli horror, quindi questo romanzo mi ha piacevolmente stupito, anche perchè non  corrisponde al solito schema predisposto da questi generi, ma è molto di più.
Difficile trovare la definizione giusta del genere di questo romanzo, qualsiasi genere sarebbe riduttivo , svilente e dissonante.

L'autore condensa tanti generi diversi, dal giallo, thriller,  horror introspettivo-psicologico, a tratti anche romantico e drammatico.


Ammetto, di non averlo preso a caso, avevo visto inizialmente visto il film e mi era particolarmente piaciuto, poi ho scoperto che era tratto da un libro, così mi sono ritrovata con il libro tra le mani.

La storia del romanzo,  ovviamente, si presenta molto più che soddisfacente rispetto al libro, se non per il finale, nella quale ho voluto completarlo, rievocando alla memoria quella del film, che mi era piaciuta molto di più e parsa più completa e sensata.

Partendo dalla trama, la storia è ambientata a Stoccolma, nel quartiere di Blackeberg,  in cui vive  un bambino di 12 anni , Oskar,  che è vittima di bullismo a scuola, e un giorno fa la strana e insolita conoscenza di una  misteriosa bambina di nome Eli, che si scoprirà successivamente  essere un vampiro,ma non lasciatevi ingannare, non ha niente a che vedere con le solite storielle d'amore melense alla Twilight o robe del genere.
Qui si tratta di una vampira vera, alla Bram Stoker, che smembra e uccide le persone, insomma niente vampira vegana per John ajvide Lindqvist.
Niente personaggi eccessivamente perbenisti, da apparire fasulli, ma dei ritratti crudi e per certi versi realistici. Oltre ai personaggi principali, ne vengono presentati tantissimi altri nell'arco della storia,  e molti di questi,  sono personaggi  sordidi, che mostrano una realtà agghiacciante, graffiante  e spaventosa,  evidenziando che  Eli il vampiro non è il problema principale, in una realtà fredda, contaminata dalla violenza, pedofilia,droga e chi più ne ha più ne metta.  Fortemente significativa,   in questo senso appare la frase di Eli " Io uccido perchè ne ho bisogno per sopravvivere", evidenziando che la natura umana, spesso commetta crimini,  per un piacere perverso.
Il titolo è ulteriormente emblematico, richiamando l'attenzione sul fatto che Eli ha bisogno che Oskar la inviti per entrare a casa sua, ma oltre a questo il titolo offre spunti di riflessione, sulle persone che spesso si lasciano entrare nella nostra vita, e nella quale spesso non siamo consapevoli se possano farci del bene o del male.
Spesso non lo sappiamo, e possiamo solo limitarci a farle entrare, senza saperne le eventuali conseguenze.
Ho trovato anche interessante, la precisione dello scrittore nel descrivere con estrema accuratezza tutti gli ambienti e le zone della Svezia, mi ha proprio fatto venire voglia di andarci, poi ho scoperto che la scuola in cui va Oskar esiste veramente,  e che lo scrittore ha vissuto proprio nel quartiere di Blackeberg, nella quale ha ambientato la storia. Un'altra cosa curiosa, che mi ha anche fatto leggermente sorridere, è che lo scrittore in precedenza faceva il cabarettista, e infatti si possono ben notare  delle battute e sfumature sarcastiche e ironiche giunti a metà del romanzo. Si nota anche una buona conoscenza dello scrittore, che fa tantissimi richiami ad altri romanzi, poesie e fiabe della tradizione svedese, insomma un libro che permette anche di farsi una buona cultura sulla Svezia.
E' un romanzo sorprendentemente bello, che intriga fino all'ultima pagina e che lascia con il fiato sospeso, anche se il finale, ribadisco, quello del film mi è parso più efficace ed esaustivo.
Per il resto è una lettura che merita, e mi dispiace tanto che sia un libro così poco nominato e conosciuto, perchè è un romanzo che offre una perfetta analisi psicologica dei personaggi e tanti spunti interessanti di riflessione, oltre che un' atmosfera  fredda, cupa e di suspence.








Post in evidenza

La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'h...