Visualizzazione post con etichetta fantascienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fantascienza. Mostra tutti i post

martedì 8 marzo 2022

Parasite in love ( manga di 3 volumi)

Questo manga di genere seinen, rivolto ad un pubblico maturo, mi catturava per la particolarità della trama e il fascino dei disegni. 
Ispirato ad un romanzo, che è stato poi reinventato e trasposto sottoforma di manga. 
Devo dire che mi è piaciuto molto, anche se, con degli alti e bassi. 
Il primo volume è molto bello, a livello di storytelling. Ho amato l'accurata introspezione dei protagonisti nel rivelare le loro manie e fobie, coordinate perfettamente con le immagini.
È un manga eccezionale, disegnato molto bene, con una grande cura dei dettagli.
Tuttavia, il secondo volume si perde un po' in nozionismi scientifici di biologia, che mi hanno particolarmente annoiato e reso la lettura faticosa. 
Poi, avrei preferito che ci si soffermasse più sulle fobie e manie dei protagonisti che, magari, insieme riuscissero a trovare la forza e la determinazione per risolverle, e invece, si vira su altro, perdendo di vista altri interessanti spunti, che potevano essere approfonditi, ma l' occasione è persa. 
Si è voluta virare sul fatto che,  l' amore dei due protagonisti, sia determinato da una forma particolare di parassita, anche questo è un punto interessante, ma viene portato un po' all' esasperazione. 
Tuttavia, con il terzo volume la storia si riprende, soddisfacendo le mie aspettative.

venerdì 17 dicembre 2021

La voce delle stelle di Makoto Shinkai, disegni di Mizu Sahara.

Sono più brava a recensire i libri che i manga. Premetto che io adoro Makoto Shinkai, lo preferisco alle animazioni di Hayao Miyazaki, ritengo abbiano dei contenuti molto più maturi. Tuttavia, questa storia era di per sé un OAV, quindi, un contenuto di pochi minuti, con una narrazione piuttosto povera di contenuti, ma con delle riflessioni di fondo, il tempo e la distanza nelle relazioni sentimentali, uno dei capisaldi di Makoto Shinkai, ripreso più volte nelle sue opere di animazione, però qui, si tratta di uno Shinkai acerbo, alle prime armi, che utilizza dei pretesti fantastici per separare i due innamorati. Anche in "Your name" ci sono elementi fantastici, però hanno una coerenza, si amalgamano bene e sono quanto meno spiegati. Se lo avessi letto da ragazzina lo avrei amato, ma forse è passato troppo tempo, e i miei gusti sono maturati da discostarsi molto da questo tipo di narrazione: la ragazzina delle medie che mandano nello spazio perché superdotata, per combattere gli alieni, un po' una trama campata in aria, un po' come in "Lei, l' arma finale" solo che lì i disegni erano anche meno belli. Di sicuro, la disegnatrice ha fatto del suo meglio per tenere testa alle animazioni dell' anime e non essere da meno, però non è stato abbastanza. Non a caso è stata una piccola opera minore di Makoto Shinkai, rimasta pur sempre un OAV di pochi minuti. In un manga con le vignette  in bianco e nero si perde molto di quell' emozione suscitata dalla resa dell' animazione e dei colori dell' anime. 
Di sicuro, è stata una trovata commerciale realizzare il manga, non posso dire che sia stato sgradevole da leggere, ma neanche nulla di eccezionale. Troppe vignette disegnate senza parole, che di per sé non aggiungevano nulla di sensazionale alla storia. Ora, non so, sarà che non sono più abituata a leggere manga, ma io credo che se fai delle vignette senza parole, devi dare forza alla resa delle immagini, a questo punto fai delle vignette a colori o comunque con delle immagini che da sole comunichino qualcosa di emotivamente forte, ma non c'è stato questo impegno e sforzo, perché il nome di Makoto Shinkai dietro questo manga rappresentava una garanzia di successo.

martedì 26 ottobre 2021

Metallo Urlante di Valerio Evangelisti

"Dal cielo piove ferraglia, il suolo si spacca e ne escono alligatori" questa frase riassume il mood del romanzo, è come uno di quei film di serie B,  tra la fantascienza e l' azione, un' accozzaglia di roba posticcia buttata a casaccio. È un peccato perché Valerio Evangelisti sembra averle le idee e saper anche scrivere, ma questi racconti sembrano vagare nel vuoto abissale, sono due le cose: o non ci ho capito niente, o non è proprio il mio genere. Sarà che è un libro scritto a metà anni novanta, in cui andavano i film di Arnold Schwarzenegger tra la fantascienza e l' azione, e quindi andava e tirava questo genere, che adesso risulta a mio parere soltanto pseudo-trash.  O non sono un uomo a cui il genere virile azione e fantascienza, buttata così a casaccio possa accattivare il favore. 
Ho trovato tanta virilità maschile repressa e misoginia in questo libro, e non l' ho apprezzata.
Probabilmente a quei tempi scrivere di violenza sulle donne così a cuore leggero andava benissimo, senza prendere delle posizioni evidenti in merito, mentre alla luce di questi tempi, è aberrante, per carità non penso che l' autore sia misogino, io questo non posso saperlo, dato che non trapela nulla da questo libro, assolutamente nessuna riflessione in merito a nulla di ciò che si racconta, ed è diventata per me una lettura affannata verso una fine incasinata, come la musica heavy metal tanto decantata. Ma a conti fatti, è un libro che si trascina in cose assurde che accadono, sparatorie, rituali magici strani, ma nulla viene veramente approfondito e spiegato. Si viene buttati in delle storie senza né capo né coda, e non si riesce nemmeno ad empatizzare con nessun personaggio perché nessuno appare un vero protagonista degno di nota, ma solo un susseguirsi di nomi sparati a caso, con un M16, forse, il vero protagonista imperante dell' ultima storia, ho intuito uno pseudo intento di cavare una vaga e implicita riflessione sull'essere umano che si fa la guerra e volge verso l'autodistruzione, ma poteva essere esplicata meglio, tanto che mi pare solo un mio tentativo disperato di voler dare un senso a quanto ho letto fino ad ora, giusto per dare un senso a questa lettura appena conclusa. Mi dispiace perché è stato un libro che all' inizio parte bene, intriga nelle parti di Eymerich, ma poi si perde come una nuvola di fumo. Se fosse stato solo su Eymerich l' inquisitore molto probabilmente mi sarebbe piaciuto di più, ma essendo un miscuglio di storie variegate, che paiono più degli spunti, delle bozze su cui creare singoli romanzi, no, non mi è piaciuto. Se le storie si fossero poi rincongiunte e collegate, per arrivare ad una spiegazione finale, magari sì, ma così proprio NO. 
E concludo con il dire, che ad urlare erano più i miei nervi piuttosto del metallo, per la completa delusione che questo libro mi ha suscitato.


domenica 4 febbraio 2018

L'uomo che credeva di essere sé stesso di David Ambrose

Un libro che presi alla biblioteca privata itinerante a Palermo, del caro signor Tramonte. Come anche "Lasciami entrare" e moltissimi altri che recensisco, ma questo libro a differenza degli altri si rivela essere una vera sorpresa. Lo presi attirat
a dal titolo così introspettivo "L'uomo che credeva di essere sé stesso", ma ero certa che non sarebbe stata una lettura semplice: Uno di quei libri dai forti richiami alla fantascienza che mi avrebbe di sicuro annoiato, invece mi sono ricreduta, non è una lettura affatto pesante e spiacevole.
É un libro abbastanza scorrevole e intrigante. La vicenda è incentrata su un  uomo di nome Richard, che a seguito di un incidente con la macchina, si trova stranamente catapultato in una vita diversa dalla propria, nella quale non ha nessun figlio di nome "Charlie".
E da qui, la sua vita si disgrega in due realtà parallele, in due personalità differenti : "Quella di Richard e di Rick" . Un mondo in cui lui e la moglie Anne sono una famiglia felice e affiatata, con un figlio di nome Charlie, e in un altro invece non hanno nessun figlio e sono insoddisfatti, nella quale si scopre che la sua Anne lo tradisce con il suo caro amico avvocato "Harold". Il tradimento della moglie con l'amico è stata la parte più scontata e fastidiosa del romanzo, ma se in un primo momento, mi sono presa del tempo per accettare questa scelta così banale e prevedibile dell' autore, andando avanti ho trovato il senso di questa scelta scialba e frettolosa dell' autore.
Sicuramente, non voleva essere il tradimento il colpo di scena, ma tutto quello che succederà in seguito a causa di esso.
Il romanzo, successivamente, procede sottoforma di giallo e mistero, si scorrono le pagine per capire cosa sia realmente successo a quest'uomo, se è pazzo o se è veritiera l'ipotesi dei mondi paralleli. 
Personalmente, non sono un'esperta di fisica quantistica, magari un fisico leggendo un romanzo del genere, storcerebbe il naso e analizzando altre recensioni in merito, anche gli appassionati di fantascienza potrebbero non ritenersi sufficientemente soddisfatti da un romanzo del genere.
Da persona non esperta di fisica, dico che è stato un romanzo piacevole, un pretesto per  scoprire e capire in maniera semplice ed elementare, la teoria di Hugh Everett sui mondi paralleli.
Inoltre è un romanzo che offre tantissimi spunti di riflessione, specie nella parte centrale del romanzo, mette in dubbio molte delle nostre certezze, facendoci riflettere sul fatto che il nostro "io" è determinato da eventi, azioni e scelte.
Chissà forse in un mondo parallelo "sono ricca" o "laureata", e conduco una vita migliore o "faccio la barbona", è stato un po' quello che mi sono divertita ad immaginare, tante diverse sfaccettature di me stessa, in tanti mondi paralleli.
Ritengo per questa ragione, che sia un libro che valga la pena leggere una volta nella vita, è un libro che non dà risposte, ma che offre tanti punti interrogativi e spunti di riflessione.
Certamente la parte finale, mi è parsa parecchio confusionaria e dispersiva, e a tratti deludente, però in compenso ritengo che un libro del genere non potesse essere terminato in altro modo.
Forse non potrà competere con "Philip K Dick" il maestro per eccellenza della fantascienza psicologica, come hanno sostenuto molti, ma secondo me, merita di essere letto e preso in considerazione almeno una volta nella vita.

venerdì 8 settembre 2017

Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Blade Runner) di Philip K. Dick.

Questo è uno dei casi in cui il film diventa più famoso del libro stesso, fino al punto da annientarlo completamente, ovviamente non per qualità, ma per maggiore clamore hollywoodiano.
Io non sapevo affatto che di Blade Runner esistesse il libro, poi non mi ero mai interessata affatto alla questione, dato che non è proprio uno di quei film/libri che toccano il mio interesse, perchè si tratta di scifi/fantascienza, genere che non mi appartiene affatto, eppure dopo mille insistenze esterne, mi convinco a provare a vedere il film.
Inutile dire che mi sono letteralmente addormentata, ancor prima che l'androide avesse cominciato a dire la tanto abusata frase cult "Ho visto cose che voi uomini non potete  nemmeno immaginare...". Alla fine tento il colpo gobbo con il libro,ed ecco che lì si apre uno spiraglio di speranza o e scopro che il libro non ha minimamente niente a che spartire con il film.
La frase cult "Ho visto cose che voi uomini non potete immaginare ecc...ecc..." non esiste nel libro, è stata a quanto pare una presa di iniziativa dell'attore Hollywoodiano, che per quanto cerchi di ricalcare il significato del libro, non risulta sufficiente, anzi lo snatura completamente.
Poi la "love story" tra il protagonista poliziotto e l'androide, bè anche quello fa perdere di vista il reale senso del romanzo.
Nel film c'è un innamoramento reciproco, nel romanzo non è affatto così, sopratutto perchè il poliziotto è sposato, e per lui resta solo un'avventura occasionale quella con l'androide, solo una questione di sesso.
Questo era un concetto chiave del romanzo, di un paradosso, nella quale in un mondo futuro tutto funziona all'inverso, all' incontrario, è l'uomo a perdere la propria umanità, mentre l'androide invece si avvicina sempre più a diventare sempre più umano e a provare dei sentimenti.
Infatti è proprio l'androide femmina ad innamorarsi di lui, ma lui non la ricambia affatto.
Ma molto probabilmente il cinema americano,  voleva un lieto fine, e un protagonista meno antieroe, e quindi hanno voluto addolcire la pillola annullando la moglie e aggiungendoci una love Story emozionante e struggente, che rendesse la visione più accattivante alla massa.
Ovviamente oltre a questo, il film si rivela essere piacevole e coinvolgente  per la visione futuristica del romanzo, che appare in certi casi,attendibile e azzeccata, per molte invenzioni e idee.
 Philip K Dick ci appare  per certi versi come un veggente, un indovino, che sa già cosa accadrà  nel futuro.
Devo però ammettere che il libro, per quanto riguarda introspezione psicologica dei personaggi e le riflessioni esistenziali, è molto più soddisfacente ed esaustivo del film, però per quanto riguarda la rappresentazione visiva di quella realtà fisica, di un ambiente cupo, inquinato e putrido, è riuscito molto di più nel film. Le immagini, le scene in questo caso, hanno quella caratteristica di immediatezza e forza maggiore rispetto a quella carente del libro, poiché si tratta di un romanzo che si sofferma molto più sull' analisi psicologica e riflessiva, che sulle descrizioni dell' ambiente nella quale i personaggi si muovono e se da una parte è una buona cosa, perché si rivela in questo senso essere un romanzo interessante e originale, che non annoia perché non è affatto descrittivo , dall' altra però rappresenta una lacuna che è stata colmata con il film. La pecca è che il film  non è lineare affatto con la trama del libro,e a parte le ambientazioni ben fatte, si rivela essere una noia mortale, mentre appunto il libro offre tanti spunti di riflessione interessanti sull' esistenza umana,che appunto nel film sono stati tralasciati per far posto ad una storia d'amore mai esistita.

Post in evidenza

La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'h...