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giovedì 16 giugno 2022

Il suono della montagna di Yasunari Kawabata.

Mi dispiace un po', perché "il paese delle nevi" dello stesso autore mi era piaciuto molto, non era un libro di facile lettura, ma, era molto evocativo e mi aveva lasciato delle impressioni molto suggestive e forti sulla neve, che a distanza di tempo, mi sono rimaste impresse.
Mentre questo romanzo "il suono della montagna" mi ha deluso molto. 
Mi aspettavo dei richiami forti alla montagna, un libro che mi portasse lì e invece niente.. a parte, dei richiami carini ai fiori particolari giapponesi, qualche riflessione seppur vaga, questo libro non mi ha lasciato nulla. 
Non ho capito l' intento, cosa l' autore volesse comunicare. 
C'è un introspezione limitata al protagonista, il capo famiglia nonno e padre, sulla sessantina, ma non è neanche così potente. 
Poi, la confusione sui nomi, "Kuniko" e "Kikuko", certo che, se uno decide farsi l'amante, scegliersela almeno con un nome ben diverso, da quello della moglie; Io la inserirei come regola base di ogni tradimento.
L' unica cosa che mi è piaciuta è il modo in cui Kawabata, lasci intuire i sentimenti, come anticipa l'idea di un amore platonico, celato e proibito,  ma, senza dirlo chiaramente, ne parla in modo velato, con una delicatezza unica e singolare tipicamente giapponese, eppure, 
allo stesso tempo, il lettore lo riesce comunque a percepire. 
Questa resta una caratteristica unica e intramontabile di Kawabata, il suo modo di raccontare dell' amore e della sua impossibilità di comunicarlo ed esternarlo liberamente, per vincoli familiari e sociali.  A parte questo, resto dell' idea che sia il libro sbagliato da leggere di Yasunari Kawabata, ritengo che il paese delle nevi sia più riuscito, perché risveglia e stimola i sensi, ti porta e conduce direttamente sulla neve, te la fa vivere e immaginare. 
Mentre, qui, io la montagna non l' ho vista proprio. Ho soltanto percepiti strascichi di conflitti familiari irrisolti, neanche spiegati bene, e che per tutto il romanzo sono rimasti tali e quali sin dall' inizio alla fine, senza una spiegazione, uno sviluppo. Infatti, non esiste un vero e proprio finale, 
è come se restasse aperto e sospeso nell' etere, o perché no sulla montagna.



lunedì 6 giugno 2022

Azami di Aki Shimazaki

Questo è il primo libro di una pentologia 
"L' ombra del cardo", non sono una da libri in serie, in realtà se lo avessi saputo prima non mi sarei mai addentrata in questo genere di lettura. 
Odio pure le serie TV proprio perché sembrano non terminare mai, a causa della serializzazione. 
Tuttavia, devo dire che nel complesso è carino, niente di eccezionale, mi aspettavo sinceramente qualcosina di più da un' autrice giapponese, maggiore introspezione dei personaggi, delle descrizioni più accurate e invece è scritto in modo così semplicistico ridotto al minimo indispensabile, è una prosa anonima, senza identità, che avrebbe potuto scrivere chiunque un po' insulso in tal senso. 
Non credo sia un libro brutto, ma non il genere di libro che speravo di leggere. 
Tuttavia, come libro da spiaggia e ombrellone lo consiglio, è una lettura spensierata, e dal primo libro scorrevole e stilisticamente frivolo. 
Non ci si addentra in una prosa elaborata e magnetica, ma piuttosto mediocre e leggera, tuttavia, avendo letto solo il primo libro non posso giudicare l' intera opera. Ovviamente, questa successione di libri è una pura trovata commerciale, si sarebbe potuta riunire l'intera storia in un unico libro, visto e considerato che il prezzo pieno di 18€ per un singolo libro non è giustificabile, visto l' esiguo numero di pagine e la mancanza di complessità narrativa e di stile, questo primo libro si può benissimo terminare in un' unica giornata. 
Motivo per cui vi suggerirei, di recarvi in biblioteca se volete addentrarvi in questa lettura, perché veramente tanto vale farsi la tessera in biblioteca e prendere i libri in prestito, così da risparmiare un bel po' di soldini ed evitare anche di riempirvi la libreria di questa pentologia sproporzionatamente e ingiustificatamente costosa. 
Esteticamente le copertine saranno pure graziose, ma il prezzo è veramente esagerato, per il libro in sé, visto e considerato che esistono storie gratuite scritte in modo più sofisticato e accurato. 

sabato 26 marzo 2022

L' ospite di Hwang Sok-Yong

Questo libro lascia il segno per la sua forte denuncia sociale, raccontando gli orrori della guerra. 
Hwang Sok-Yong li ha vissuti sulla stessa pelle quei momenti tragici e devastanti, quindi, riesce perfettamente a ricostruire e a delineare la storia di una guerra, che ha diviso la Corea da almeno cinquant'anni. Questo romanzo ci appare sfortunatamente attualissimo,  a causa del periodo che stiamo vivendo. 
Mi è piaciuto molto, perché 
Hwang Sok-Yong non risparmia nessuno, in tutta la sua crudezza e atrocità, ci fa capire che le ideologie, la religione e gli interessi non portano altro che morte e distruzione fra gli uomini. 
Alla fine, non esiste più nulla di giusto e sbagliato di fronte la guerra, e questo scrittore a cuore aperto lo ribadisce più volte. Molto spesso non si capisce chi uccida chi, ma in fondo, questa confusione è chiaramente voluta perché gli assassini in una guerra diventano tutti, contro tutti. Coreani che prima si scambiavano i saluti e le cortesie del buon vicinato, dopo finiscono per trucidarsi tra loro, in nome di un ideologia differente, dicevano in nome del bene comune, e chi in nome di una religione cristiana e altri shintoista. Tuttavia, in nome di qualsiasi religione, interesse o ideologia hanno tutti prodotto lo stesso medesimo risultato, la violenza, lo strupro e lo sterminio di quasi un' intera popolazione. Questo libro è agghiacciante, offre delle immagini molto forti e scioccanti, che scuotono ripetutamente la sensibilità del lettore. 
Hwang Sok-Yong non ci risparmia assolutamente nulla, ci mostra la crudeltà disumana e innacettabile della guerra in tutte le sue aberranti sfaccettature. 
Certe immagini di efferata violenza, non me le toglierò più dalla testa, sono rimasta scolpite indelebilmente nella mia mente. Un libro da leggere assolutamente, ora più che mai, perché in qualsiasi parte del mondo siamo, la guerra non cambia, ovunque scoppia e per qualsiasi motivo esploda porta solo morte e distruzione. Nessuna ragione sarà mai abbastanza valida e sufficiente per giustificare le atrocità di una guerra.


mercoledì 23 marzo 2022

Come sabbia è il mio amore di Kyoichi Katayama

Di quest' autore giapponese, Kyoichi Katayama avevo letto già "Gridare amore dal centro del mondo" e mi era piaciuto particolarmente, perché a differenza dei soliti teen drama con la ragazzina con la malattia incurabile e la storia d'amore, c'era un atmosfera più pacata, riflessiva e introspettiva, meno ridondante di luoghi comuni e molto meno plateale. 
Il modo distinto e quieto con cui i giapponesi affrontano la morte, si respirava in tutto il romanzo. 
Mentre in "Come sabbia è il mio amore", Kyoichi Katayama affronta una tematica più matura e controversa, quella della maternità surrogata. 
All' inizio, il libro è coinvolgente e offre molti spunti di riflessione sulla sterilità femminile e maschile, e sulla questione maternità anche imposta implicitamente dalla società. Tuttavia, per quanto il romanzo nasca con ottimi spunti, si perde progressivamente nella vacuità. 
Molte situazioni avvengono troppo velocemente e non vengono del tutto spiegate. 
Mi sarei aspettata qualcosa di più, giunta a metà libro l' ho trovato piuttosto noioso e deludente, decisamente troppo superficiale e vago. È bella l' idea di fondo, ma, purtroppo, gli sviluppi si sono come dire inabissati, restando completamente sconclusionati.

martedì 8 marzo 2022

Parasite in love ( manga di 3 volumi)

Questo manga di genere seinen, rivolto ad un pubblico maturo, mi catturava per la particolarità della trama e il fascino dei disegni. 
Ispirato ad un romanzo, che è stato poi reinventato e trasposto sottoforma di manga. 
Devo dire che mi è piaciuto molto, anche se, con degli alti e bassi. 
Il primo volume è molto bello, a livello di storytelling. Ho amato l'accurata introspezione dei protagonisti nel rivelare le loro manie e fobie, coordinate perfettamente con le immagini.
È un manga eccezionale, disegnato molto bene, con una grande cura dei dettagli.
Tuttavia, il secondo volume si perde un po' in nozionismi scientifici di biologia, che mi hanno particolarmente annoiato e reso la lettura faticosa. 
Poi, avrei preferito che ci si soffermasse più sulle fobie e manie dei protagonisti che, magari, insieme riuscissero a trovare la forza e la determinazione per risolverle, e invece, si vira su altro, perdendo di vista altri interessanti spunti, che potevano essere approfonditi, ma l' occasione è persa. 
Si è voluta virare sul fatto che,  l' amore dei due protagonisti, sia determinato da una forma particolare di parassita, anche questo è un punto interessante, ma viene portato un po' all' esasperazione. 
Tuttavia, con il terzo volume la storia si riprende, soddisfacendo le mie aspettative.

domenica 6 marzo 2022

Il sospettato X di Keigo Higashino

Mi aspettavo qualcosa di più intrigante e coinvolgente, un thriller psicologico che lasciasse con il fiato sospeso e invece... 
È un giallo atipico, come molti nel panorama giapponese, è questo mi ha spinto a volerlo leggere, ma, speravo in qualcosa come: "L' uomo che voleva uccidermi" di Shuichi Yoshida, in cui c'è della suspence, perché si sa già chi è
l' assassino, ma non si svela il movente. Invece, questo libro è piatto, si svela sin da subito l' omicidio, ma non stuzzica più di tanto l' interesse del lettore nel voler andare avanti con la lettura. 
L' unica domanda che ci si pone è se la polizia riuscirà veramente a scoprire l'omicidio. 
Mi ha colpito un po', il fatto che si narri la storia molto più dal punto vista degli assassini, tanto da spingere il lettore a tifare per loro, ma, per il resto questo libro come prosa è scorrevole, piacevole, ma andando avanti divaga, diventando piuttosto semplicistico e banalotto, da ricordare lo stile delle storie del detective Conan. 
Poi, i personaggi stessi perdono tanto di mordente e credibilità, soprattutto per il loro eccessivo ed esasperante spirito di sacrificio, che viene veramente portato all' eccesso, creando più degli stereotipi, di personaggi usciti più da un anime che da un libro. Ho apprezzato i richiami a dei famosi e interessanti teoremi matematici, ma per il resto non è il genere di thriller introspettivo e psicologico che cercavo, mi ha deluso molto. 
Poi, non parliamo della penosa impaginazione di giunti al punto, nella versione economica e nutro forti dubbi anche sulla autorevolezza della traduzione. Spesso, sono state adoperate parole di uso gergale, per nulla piacevoli da leggere in un testo scritto. 
Ora, io non credo che,  Keigo Higashino abbia scritto in giapponese una parola corrispondente ad  "un sacco" per dire "tanto", perché un sacco non è un aggettivo da usare in un testo scritto, a meno che tu non stia parlando del sostantivo "sacco". 
Il guaio è che in questo romanzo viene adoperato come sostituto di tanto.
Poi  il "non comment", come tante altre innumerevoli parole. 
Mi è parso, come se a lungo andare si fossero stancati di tradurre in modo valido e accurato il testo, ed è stato molto sgradevole da lettrice vedere un romanzo trattato così male, tanto da fargli perdere anche quel minimo di eleganza e cura stilistica. 
Povero Keigo Higashino, sempre un autore così di nicchia da essere volgarmente bistrattato dalle case editrici italiane.

lunedì 20 dicembre 2021

Un litro di lacrime di Kito Aya

Il diario di Kito Aya è struggente, commuove e fa pensare, ci mette di fronte agli occhi la disabilità, quella che spesso non vogliamo vedere perché troppo pesante e triste da vedere soprattutto in una ragazzina. Aya ci fa entrare dentro la sua malattia, ci mette nella condizione di scoprire come ci si sente ad avere una malattia come la SCA, l' attasia spinocerebellare, passo dopo passo, tra il passaggio della sua vita adolescenziale fino all' età adulta. Il suo coraggio e la sua forza di volontà resta impressa tra le pagine di questo diario. Avevo visto in passato il drama giapponese, ispirato a questo diario, ma posso dire che non è stato altrettanto bello, perché sono state cambiate molte cose, si è voluto necessariamente creare una storia d'amore, virando ad un dramma romantico, per renderlo più accattivante per gli spettatori. Capisco, anche l' espediente della "love story" nella realizzazione di un telefilm, però non è questa la vera storia di Aya. Kito Aya non ha avuto una storia d'amore come le altre ragazzine, proprio perché la sua malattia non glie l'ha permesso. Dentro di lei, però Aya aveva conservato e nutrito la speranza di potersi innamorare e sposare come tutte le altre persone, e probabilmente, come si evince dal diario doveva essersi presa una cotta per uno specializzando di medicina. Il drama giapponese era molto edulcorato, mentre il diario presenta una realtà molto più cruda e drammatica, eppure, nonostante tutto Aya pur cadendo, e versando un litro di lacrime, riusciva a trovare comunque la forza di volontà per reagire e andare avanti, nonostante il progredire della malattia. Questo non è un libro che si legge per la sua prosa accurata, ma più per la forza e il coraggio della sua protagonista, una ragazza veramente esistita, che ha toccato il cuore di molte persone, per come è stato in grado di fronteggiare la sua malattia. Le sue parole sono semplici e spontanee, abbozzi di una ragazzina, ma efficaci, toccano sul vivo. Aya nel suo diario parla della sua malattia con estrema schiettezza, senza sconti, e tuttavia, non c' è autocommiserazione in lei, ma neanche un eccessiva positività irrealistica, ma si respira in lei solo tanta umanità e voglia di reagire alle avversità, ma non senza vacillamenti e tentennamenti, anzi Aya ne ha tanti, ed è proprio nelle sue fragilità di ragazzina che sta la sua stessa forza, perché nonostante tutto trova lo stesso il modo di asciugarsi il viso e riprovare, trovando sempre nuovi modi per fare quello che la malattia non le consentiva di fare. È un grande esempio di vita per la sua grande forza di volontà. Ebbene, ho versato anche io un litro di lacrime per la cara e piccola Aya.

venerdì 17 dicembre 2021

La voce delle stelle di Makoto Shinkai, disegni di Mizu Sahara.

Sono più brava a recensire i libri che i manga. Premetto che io adoro Makoto Shinkai, lo preferisco alle animazioni di Hayao Miyazaki, ritengo abbiano dei contenuti molto più maturi. Tuttavia, questa storia era di per sé un OAV, quindi, un contenuto di pochi minuti, con una narrazione piuttosto povera di contenuti, ma con delle riflessioni di fondo, il tempo e la distanza nelle relazioni sentimentali, uno dei capisaldi di Makoto Shinkai, ripreso più volte nelle sue opere di animazione, però qui, si tratta di uno Shinkai acerbo, alle prime armi, che utilizza dei pretesti fantastici per separare i due innamorati. Anche in "Your name" ci sono elementi fantastici, però hanno una coerenza, si amalgamano bene e sono quanto meno spiegati. Se lo avessi letto da ragazzina lo avrei amato, ma forse è passato troppo tempo, e i miei gusti sono maturati da discostarsi molto da questo tipo di narrazione: la ragazzina delle medie che mandano nello spazio perché superdotata, per combattere gli alieni, un po' una trama campata in aria, un po' come in "Lei, l' arma finale" solo che lì i disegni erano anche meno belli. Di sicuro, la disegnatrice ha fatto del suo meglio per tenere testa alle animazioni dell' anime e non essere da meno, però non è stato abbastanza. Non a caso è stata una piccola opera minore di Makoto Shinkai, rimasta pur sempre un OAV di pochi minuti. In un manga con le vignette  in bianco e nero si perde molto di quell' emozione suscitata dalla resa dell' animazione e dei colori dell' anime. 
Di sicuro, è stata una trovata commerciale realizzare il manga, non posso dire che sia stato sgradevole da leggere, ma neanche nulla di eccezionale. Troppe vignette disegnate senza parole, che di per sé non aggiungevano nulla di sensazionale alla storia. Ora, non so, sarà che non sono più abituata a leggere manga, ma io credo che se fai delle vignette senza parole, devi dare forza alla resa delle immagini, a questo punto fai delle vignette a colori o comunque con delle immagini che da sole comunichino qualcosa di emotivamente forte, ma non c'è stato questo impegno e sforzo, perché il nome di Makoto Shinkai dietro questo manga rappresentava una garanzia di successo.

giovedì 1 agosto 2019

Ring di Koji Suzuki

Rispolverando la libreria, mi sono accorta di non aver mai postato una recensione su questo libro ed è un vero peccato perchè merita davvero, quindi voglio recuperare.


Questo libro fa parte in realtà di una trilogia horror (Ring, Spiral e Loop) che con molta probabilità non completerò, perchè non riesco a recapitare il secondo libro in italiano "Spiral", introvabile, persino su amazon, poi sinceramente dalle recensioni, non sono molto convinta che ne valga la pena.

Personalmente sono scettica sulle saghe, preferisco i libri a sé stanti, e  "Ring" nello specifico si presenta come un libro che potrebbe benissimo essere auto-conclusivo, semmai ciò che mi attira, a voler leggere il seguito è solo il modo di narrare di Koji Suzuki.

Da questo libro, è stata tratta un orribile trasposizione cinematografica americana, che distrugge e disintegra la valenza del romanzo.

Se proprio si vuole vedere un film su "Ring" suggerisco i film giapponesi, certo non sono proprio fedeli al romanzo, ma quanto meno mantengono la stessa cadenza ritmica del romanzo.

Il problema è proprio quello, gli americani concepiscono un horror spedito, immediato, senza lasciar spazio tanto al colpo di scena, perchè te lo aspetti, non si crea suspence, perchè c'è un leit motiv precostituito e seguito molto dall'azione, è tutto giocato sul cosa accade, mentre invece nei film horror giapponesi, non è così, procede tutto molto lentamente, in maniera quasi snervante,creando un senso di angoscia psicologica, nell' attesa che accade qualcosa, e quando succede si scatta dalla sedia, perchè è tutto così  improvviso e inaspettato.

Dalla quiete, si passa di colpo alla tempesta, e lo spettatore/lettore è del tutto disorientato e impreparato da quello che sta accadendo.

Non starò qui a scrivere tanto della trama,  che ovviamente è stata cambiata nei film, tipo che il giornalista è un uomo e non una donna, e altri dettagli significativamente interessanti, tipo sulla storia terribile di Sadako Yamamura, che poi lei sia un' ermafrodita, cosa estremamente taciuta nei film.

Più che altro quello su cui volevo porre l'attenzione, è che con questo romanzo Koji Suzuki abbia dato vita a un genere horror moderno, in cui le forze oscure si servono di elementi tecnologici :"La videocassetta, la tv, il cellulare...".

Forse a voler suggerire qualcosa di più insito e profondo al lettore, che non è tanto Sadako di cui aver paura, tanto più i mezzi tecnologici di cui si serve... Un messaggio implicito al progresso tecnologico? Una risorsa preziosa, ma allo stesso tempo può diventare un incubo, qualora se ne faccia cattivo uso.

Il libro ci trascina in una spirale di paure psicologiche, infatti non è tanto spaventosa in sé Sadako, non è la caricatura esagerata inscenata dai film, non esce veramente fuori dallo schermo.

E' più incentrato sul protagonista, sulle sue paure psicologiche sulla morte, e su quello che comporta aver visto quella cassetta, sapendo che inconsapevolmente la figlia e l'ex moglie l'hanno anche loro visionata.

Non succedono cose così forzatamente costruite ad hoc, per terrorizzare il lettore, semmai ci sono delle percezioni emotive e psicologiche del protagonista,  che creano un confine sottile  tra  suggestioni dal suo stato psicologico-emotivo e realtà.

E non si svela mai, se tutto quello che viene narrato accade realmente, o alcune di queste siano solo impressioni del protagonista, aleggia questo mistero che ossessiona il lettore, dando conferma ad una paura insita dentro di noi, l'intangibilità di una realtà oggettiva, anziché quella sfigurata dalle nostre percezioni.

Non fa paura nel vero senso del termine, semmai trascina il lettore nella disperazione angosciosa e inquieta del protagonista, costretto a fare delle terribili scelte per salvare la sua famiglia.

E' grottesco, cupo e soffocante,  proprio perchè gioca tanto sull'immedesimazione psicologica,  ad un ritmo lento, ma con un' oscurità incalzante e serrata, da cui non si vede via d'uscita.


Un vero peccato, che in pochi conoscano il libro e si limitino a vedere la trasposizione cinematografica americana, che ha del tutto violentato i contenuti dell' opera originale.

Come libro horror-psicologico meriterebbe di essere letto, almeno una volta nella vita, soprattutto se piace il genere, poi se piace lo stile di scrittura giapponese ancora meglio! Non è neanche pesante, si rivela essere talmente coinvolgente, che si può anche finire in un solo giorno, almeno io l'ho fatto fuori in un giorno solo!









lunedì 17 giugno 2019

Gridare amore dal centro del mondo di Kyoichi Katayama

Premetto che avevo visto il film giapponese di cui ho dei ricordi anche un po' vaghi, ma me lo ricordo veramente molto diverso dall'opera cartacea.

Era triste,  ma in realtà il film si soffermava più su altro, era forse un po' più freddo e distaccato nei confronti della ragazza di cui è innamorata il protagonista, il film prendeva una piega più matura, meno da teen-dramma adolescenziale.

Mentre invece il libro è più incentrato sulla storia d'amore adolescenziale fra i due protagonisti Sakutaro e Aki, un amore vissuto in modo molto lento e delicato.

Ma sfortunatamente le cose prenderanno una piega drammatica, ormai proposta da moltissimi altri libri come in "Bianca come il latte e rossa come il sangue" Di D'avenia,  "Tutta colpa delle stelle" di John Green, "I passi dell'amore" di Nicholas Parks e moltissimi altri, ma si differenzia molto da essi, poichè è un libro uscito molto prima, lontano dalla moda del teen dramma adolescenziale per eccellenza.

Lontano dal clamore, e dal seguire degli schemi ben precisi del genere teen-drama, con ragazza morente a causa di un tumore incurabile, che se ne parla ormai in un modo quasi viscerale, da aver perso la sua originalità e persino la delicatezza nell'affrontare certe tematiche nel modo più adeguato e corretto.

Sembra  ormai che si voglia solo dare alla "storia d'amore"  uno spessore commovente e struggente, così da aggiudicarsi facilmente il titolo di "best-steller", perchè si sa che se finisce in modo tragico si ha una maggiore presa sul pubblico, e poi hai trattato una tematica delicata e allora..."Oh wow!",

Il problema è che bisogna anche saperli trattare certi temi, e anche saper aggiungere qualcosa di  NUOVO e di non già detto, soprattutto quando di libri così ce ne sono  ormai a bizzeffe.

Quindi direi che un libro come "Gridare amore dal centro del mondo" , letto adesso dovrebbe perdere la sua carica di originalità, e invece no, riesce a mantenere una sua identità, a distaccarsi dalla moda, va totalmente controcorrente, forse perchè è giapponese, e il modo di narrare è diverso, si percepisce una sensibilità e delicatezza particolare, caratterizzata anche dai silenzi, quegli istanti di riflessione fra i due personaggi sulla caducità della vita.

Non resta confinato a teen-drama, nonostante sia un libro fluente e immediato, che constà di soltanto 5 capitoli, e si può finire in un solo giorno...

Nonostante la brevità e la scorrevolezza, il libro racchiude una grande profondità emotiva, si respira in esso, una  delicatezza puramente giapponese, nel modo in cui vengano espressi i sentimenti  e le emozioni dei personaggi, la morte viene percepita in un modo unico, singolare e indistinto, silenzioso, lento...Non come le cose plateali a cui siamo abituati noi occidentali.


Un libro che vale davvero la pena  leggere, molto commovente e struggente, tuttavia, non sfocia negli eccessi del dramma ridondante e fastidioso, da diventare quasi viscerale e patetico,  ma resta  contenuto e realistico.

Non si riduce  neanche alla malattia, all'amore e alla  morte della protagonista, ma induce a riflettere sull'esistenza stessa, sulla vita e la morte a livelli molto alti, non da solito teen-dramma in cui la tragedia deve essere solo un pretesto per farci commuovere, ma in questo caso diventa un' intenso spunto di riflessione sulla vita stessa, raggiungendo quindi livelli alti narrativi, e rappresentando il processo di maturazione stesso del protagonista che si interfaccia per la prima volta con la scoperta della morte, perdendo una persona a lui molto cara.








giovedì 28 marzo 2019

L'altra faccia di un ricordo oscuro di Yi Kyunyong

Era già da un po' di tempo che volevo iniziare a leggere qualche libro sulla divisione politica della Corea e ho deciso di iniziare da questo breve racconto. La storia è molto semplice, spedita e immediata, un uomo smarrisce la sua borsa con dei documenti importanti per il lavoro.
Da questo semplice episodio, andando alla ricerca disperata di questa borsa, sarà costretto a far luce nel suo passato. Un passato dimenticato, di guerra, che lo ha separato per sempre  da sua  sorella. E' un libro molto riflessivo, che fa pensare alla guerra e alle sue relative conseguenze di morte e sofferenza, un paese diviso a metà, che non riesce a riconciliarsi. Lo scrittore non ha voluto attribuire  un nome al protagonista, così da far rispecchiare nella storia un qualsiasi coreano del sud. La separazione del protagonista con la sorella è carica di significato, rappresenta metaforicamente la rottura e il distacco del paese in due parti,nord e sud. Fa capire e pensare a quanta gente ha smarrito i propri familiari, ha dovuto rompere qualsiasi legame familiare con quelli che erano a nord o viceversa. Breve ma intenso, un libro che lascia il segno con discreta eleganza.


venerdì 18 gennaio 2019

Cyberbugie di Corrie Wang

Questo libro scritto da Corrie Wang, una scrittrice coreana, che di coreano forse non ha niente a parte il nome, nel senso che il libro non risente di quella sensibilità asiatica, anzi è un libro ambientato persino in America, raccontandoci quindi dinamiche adolescenziali più da ragazza popolare  americana. Il modo di scrivere della Wang è spedito ed  immediato, un young adult che nonostante il genere "teendrama" non appare per nulla scontato. La protagonista, ragazza popolare a scuola si ritrova in rete un video hot di lei con un suo professore. La Wang ci racconta cosa significa e comporta per la protagonista questa situazione, la gravità del "porn Revenge", un problema che anche nella cronaca Mondiale sta sempre più causando vittime, persone che non reggono la situazione e si suicidano, quindi il fatto che se ne parli in un libro la ritengo una cosa giusta e interessante.
Il libro è leggermente "distopico" preannuncia un futuro in cui tutti hanno dei doc, come dei tablet, ma più moderni e innovativi in cui l'intera popolazione è registrata per fare qualsiasi cosa, fare acquisti, per il lavoro e un milione di altre cose, un qualcosa che poi non è così lontano dalla realtà di adesso.  Il libro offre tanti spunti sulla quale riflettere su cosa è giusto condividere e pubblicare online e cosa no, se è giusto essere sempre e irrimediabilmente connessi, perché alla fine come sostiene la Wang i momenti in cui sei veramente felice sono quelli che solitamente nessuno vede e che  non hai bisogno di condividere.  Sin dalle prime pagine, la protagonista non appare come la classica protagonista buona e indifesa, per il quale dici oh poverina, anzi appare irritante e fastidiosa, ma nonostante tutto entri in empatia con la protagonista, perché nonostante "la stronzaggine" da fighetta popolare della scuola, sai che in fondo non si meritava una cosa del genere, che nessuno se lo merita, anche se non è sempre stata una persona carina e coccolosa. Alla fine la vittima è sempre vittima, nessuno se la cerca è questo che la Wang intende farci capire nel romanzo, e che un video del genere può distruggere l'intera vita di una persona per sempre.
Il romanzo appare avvincente, mentre la protagonista cerca di scoprire chi è stato a pubblicare quel video e a realizzarlo dato che non è neanche un video reale, ma per certi versi sul finale e su un mucchio di altre situazioni si perde tanto in una marea di sciocchezze  e banalità.  Tuttavia è un libro che consiglio già solo per la tematica e per alcuni spunti di riflessione sul progresso e la tecnologia un po' alla "black mirror", ma in chiave "young adult", nonostante le 400 pagine il libro è parecchio scorrevole e fluido, quindi non lasciatevi ingannare e scoraggiare dal quantitativo di pagine.
Inoltre lo ritengo un libro che possa dare coraggio e forza d'animo a chiunque sia caduto vittima del cyberbullismo e del porn Revenge, e forse anche un buon libro per i genitori per avvicinarsi e confrontarsi con una realtà a loro sconosciuta, così da essere in grado di affrontare una  situazione  del  genere nel modo giusto con i propri figli. Perché dopotutto la protagonista non demorde e non si lascia scoraggiare soltanto perché accanto a lei si ritrova a scoprire quante persone realmente tengono a lei, e alla fine l'amore, il sostegno familiare e l'amicizia diventano la sua unica forza contro il persecutore.

giovedì 27 dicembre 2018

Cipria di Su Tong

Appena iniziato è già finito. La scrittura di Su Tong è molto fugace,struggente e limpida.  Un libro che cattura l'attenzione dalla prima pagina fino alla fine. Poi non è un libro di parte, non prende posizioni politiche, ma ti fa capire realmente come andavano le cose in Cina, precisamente a Shangai, agli inizi  del regime dittatoriale comunista.  I campi di lavoro, si proponevano come centri di rieducazione, costringendo le prostitute a lavorare tante ore per cucire sacchi di yuta per i soldati. Non c'è un evidente pensiero politico in Su Tong, infatti la storia non si focalizza sui campi di lavoro, ma  riflette sulle possibilità di queste prostitute-amiche di cambiare vita, tagliare i ponti con il passato e tornare sulla retta via, ma le insidie sono tante lungo il cammino.

Il destino delle due donne si dipana e discosta l'uno dall'altra, in base alle loro scelte e alla loro propensione caratteriale, tuttavia per entrambe il processo di espiazione si rivela amaro e difficile,  e nel loro tragitto finiscono per separarsi, a causa di un uomo.

"Un uomo"  che viene definito come una corriera da prendere per l'una o l'altra,  da non lasciarsi scappare, eppure appare evidente  che il destino di quel loro "comune cliente" fosse quello maggiormente influenzato e dipendente dall'una o l'altra donna,mentre loro, le donne non mutano solo grazie all'uomo, il loro animo cambia, solo in base alla loro volontà.

Su Tong percorre  le scelte delle due donne, subito dopo essere state al campo di lavoro, una fuggita dal camion che doveva condurle lì, e l'altra invece finita al campo di lavoro.

Paradossalmente quella stata al campo di lavoro, continuerà a perseguire la via sbagliata, mentre l'altra scampata cambierà del tutto vita, anche se il cambiamento appare comunque aspro e arido, presentando soltanto qualche magra consolazione.

Qualsiasi scelta sbagliata viene pagata a caro prezzo da entrambe le due protagoniste, nessuno sconto per nessuna delle due, solo una piccola "deviazione fortunata" dettata dal buon senso di una delle due.

Su Tong ci comunica che non è facile entrare nella vita degli altri, dettare regole, stabilire cosa sia giusto o meno, su qualcuno si può fare la differenza anche con un semplice battito di ciglia, mentre su altri, qualsiasi azione o atto si compia in nome del suo stesso bene apparirà futile, la persona non muterà atteggiamento, ma persevererà sui medesimi errori, perchè solo in quelli ci si sente al sicuro e appagati, poichè si ha paura dell'ignoto, di quello che non si conosce, di mutare le proprie abitudini.

Lo stile di Su Tong appare semplice, immediato e spedito, le pagine scorrono velocemente, eppure l'uso delle parole e del linguaggio non appare per nulla banale e scontato, anzi sembra essere accuratamente e sapientemente scelto.

Inizialmente  Su Tong  ci presenta i protagonisti in modo oggettivo, guardandoli quasi in lontananza, senza scrutare affondo nel loro animo, le loro emozioni ci appaiono velate, nascoste sotto una coltre pesante e inaccessibile.

Ci appare tutto come una sequenza di azioni e di situazioni, come se fosse la scena  dettagliata di un film, ma non si vede nient'altro, non si entra in empatia con i personaggi  dato il distacco e la freddezza con la quale ci vengono presentati.

Ma questa distanza iniziale appare voluta e ricercata, dato che poi piano piano, proseguendo con la lettura ci si avvicina sempre di più ai personaggi fino a svelarne tutte le loro fragilità e insidie.

Su Tong gioca molto su questo, sulla distanza iniziale con i personaggi, fino ad arrivare ad avvicinarsi sempre di più a loro, sfoggiandone un primo piano sempre più accurato, sviscerando l'animo umano nelle sue imperfezioni.



















mercoledì 12 settembre 2018

La ragazza del convenience store di Sayaka Murata

Keiko Furukawa è una trentenne che lavora part-time in un kombini ( un minimarket in cui vendono svariati cibi pronti, dal sushi  ad altre leccornie giapponesi). A quell'età tutti si aspettano che lei si sposi, sforni dei bambini o altrimenti che faccia carriera. Questo libro è molto carino, frizzante e ironico, mette in luce quello che spesso celatamente la società ci impone. Ovviamente il libro è molto improntato sulla società giapponese molto rigida e precisa, tuttavia ci sono anche dei stereotipi non così tanto differenti dai nostri.
Keiko da sempre si sente un extraterrestre, non riuscendo a conformarsi alle convenzioni sociali.
L'unico luogo nella quale riesce a sentirsi a suo perfetto agio è il kombini in cui ci sono delle regole  efficacemente prestabilite. Ma l'entrata in scena del nuovo dipendente  più strampalato di lei, porterà scompiglio nella sua vita. Questo libro è stato paragonato a "Kitchen" di Banana Yoshimoto, ora non ho letto Kitchen, ma conoscendo la Yoshimoto e il suo stile, direi che il paragone non regge.
Sono due stili completamente diversi, la Murata scrive in modo molto fluente e coinciso, con mordace ironia e leggerezza, cosa che non potrei mai dire della Yoshimoto. In questo caso il libro non è molto descrittivo, è molto più incentrato sui pensieri della protagonista e le situazioni di disagio sociale con le amiche che continuano a chiederle quando si darà una mossa a lasciare il suo lavoro da commessa part-time al Kombini, trovare un vero lavoro o a metter su famiglia.
Inoltre,si intuisce anche qualche spunto biografico dato che la scrittrice ha realmente lavorato in un Kombini, infatti  descrive minuziosamente le giornate lavorative al Kombini e tutto ciò che lo riguarda. Inoltre, la protagonista risulta particolarmente ossessionata dal Kombini in maniera quasi surreale e divertente. A me fa pensare tutt'al più allo stile leggero e scorrevole di una light novel.  A parte il finale forse un po' troppo precipitoso, devo dire che mi è piaciuto molto per l'originalità della storia e per questa efficace critica alle convenzioni sociali, senza scadere nella polemica, ma limitandosi a parlarne in maniera esilarante.
La scrittrice riesce efficacemente a descrivere le situazioni di disagio in cui le amiche e tante altre persone si sentono in dovere di dire alla protagonista cosa dovrebbe fare, quasi come a volerlo imporre nella convinzione che sia la cosa migliore, perché appunto è così che vuole che si faccia la società, e quindi si dà per scontato che sia quindi anche la cosa migliore e giusta per lei. In queste circostanze, Keiko con i suoi sotterfugi, e pensieri ci strappa più di una volta un sorriso.

sabato 21 luglio 2018

L'uomo che voleva uccidermi di Yoshida Shuichi

Premetto  che non ho mai letto molti noir in vita mia, in special modo giapponesi.
Intanto partiamo dalla trama, la storia intuibile dal titolo, narra di una ragazza di Nagasaki, Yoshino, figlia di un barbiere, che è stata misteriosamente uccisa. Attraverso ogni capitolo ripercorriamo le vicende di tanti personaggi strettamente connessi alla morte della ragazza.
Ogni capitolo è un tassello per arrivare alla cruda verità sulla morte di Yoshino, fino a che tutti i tasselli non combacino e si arrivi a completare il puzzle, scoprendo la verità.

Il ritratto che spesso delineano dell' assassino è quello di una persona crudele e priva di umanità e se invece non fosse così?! E se invece si trattasse di qualcuno nella costante ricerca di amore nel posto sbagliato? Vittima della vittima stessa, quanto è labile il confine tra carnefice e vittima?

Questo libro si è rivelato molto coinvolgente, pieno di suspence, di sentimenti e  dotato di un'accurata introspezione psicologica dei personaggi.
L'unico personaggio che appare leggermente inspiegabile con il senno del poi, appare proprio Yoshino, la ragazza uccisa, ma credo che l' alone di mistero sia voluto e ricercato dall'autore.
Non è un semplice noir, è un libro disturbante, che lascia tanti spunti di riflessione su come sia labile il confine tra bene e male, di come alla fine spesso l'ingenuità possa far più danno di un'efferata crudeltà. Non ci sono carnefici, ma solo vittime del proprio passato e della propria indole caratteriale.
E' un libro che coinvolge senza annoiare, che non si dilunga in inutili descrizioni.
 Nonostante si intuisca facilmente chi sia l'assassino non appare affatto scontato, dato che il mistero è giocato più sul movente dell'assassinio.
Il finale resta aperto, anche se  in realtà lo scrittore ci ha fornito una chiave interpretativa abbastanza  deducibile, senza bisogno di spiegarla accuratamente di suo pugno, dato che ci ha fornito un analisi psicologica ben accurata, da far dedurre le motivazioni dietro ogni  atto o azione compiuta.

Mi dispiace, solo che di quest'autore non si trovino altri libri in italiano, dato che si è rivelato una straordinaria scoperta!


sabato 13 gennaio 2018

Il paese delle nevi di Yasunari Kawabata

Questo romanzo narra lo struggente incontro amoroso tra Komako, una geisha e il protagonista Shimamura. Il titolo è molto emblematico, si riferisce al luogo in cui lavora la geisha Komako, paradiso termale, dove la neve è alta quindici piedi, ma allo stesso tempo il titolo richiama la malinconia dei due protagonisti, che pur amandosi, non riescono mai a dirselo. E’ un romanzo di efficace impatto emotivo, è nostalgico e malinconico, e si evidenzia la maestria dello scrittore nella descrizione di queste emozioni, così tanto da farci credere che i personaggi siano quasi reali, o comunque da farci immedesimare nelle loro inquietudini e tormenti, pur mantenendo un certo distacco.
I Sentimenti dei protagonisti sono candidi e delicati come neve, ma allo stesso tempo freddi, silenziosi, distaccati, nostalgici e incolori come la neve.
Non è un romanzo per tutti, per chi vuole una trama lineare e sensata, ne rimarrà deluso, dato che i fini del libro non è quello di giungere ad una conclusione diretta della storia, ma semplicemente quello di dare massima espressività a quel sentimento chiamato languore, e in questo senso è molto evocativo anche negli scenari, questa insistente ed efficace immagine delle neve, sta a voler rappresentare i sentimenti stessi dei protagonisti, e  Kawabata riesce bene nell’intento, ci trasporta nel paese delle nevi, in cui sentiamo freddo, e quella neve bianca finisce per gelarci il cuore, come fa con i protagonisti.
Io direi che è un libro particolarmente invernale e suggestivo, da leggere però sdraiati a letto sotto il caldo piumone, e preferibilmente con una bella cioccolata bollente, farlo con il freddo del treno, con la neve che si vede dai finestrini, certo era molto evocativo ed efficace, dato che anche il romanzo inizia con una scena simile, però appunto forse troppa immedesimazione, mi ha anche agevolato l’influenza!
Detto questo, giungo alla conclusione che è uno di quei romanzi di difficile apprezzamento e comprensione per un occidentale, perché si respira quella distinta sensibilità e delicatezza giapponese, che difficilmente noi occidentali potremo capire.
Sono infatti certa di non aver colto pienamente tutte le sfumature significative del romanzo.
Ammetto di aver storto gli occhi, dinnanzi a un finale per nulla soddisfacente.
Mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca, ma credo che questo fosse nell’intento stesso di Kawabata, lasciare per così dire il lettore in sospeso, con un finale aperto, dato che non era quello l’aspetto focalizzant

e del romanzo, sulla quale volgere lo sguardo.
Ma nonostante tutto, non posso far a meno di riconoscere la bravura e la maestria di Kawabata nel catapultare il lettore nel paese delle nevi, con descrizioni molto evocative ed espressive.

Rimango dell’idea che valga la pena leggerlo, almeno una volta nella vita, nonostante sia un libro a tratti incomprensibile e sfuggente, resta un romanzo che lascia il segno a livello emozionale e riflessivo. Dopotutto non a caso , Kawabata è stato il primo giapponese a vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1968.

venerdì 23 giugno 2017

Your name di Makoto Shinkai.

Se devo essere sincera mi aspettavo qualcosa di più, forse l'altisonante successo del film d'animazione ha innalzato eccessivamente le aspettative, o semplicemente è una storia che rende meglio con il film d'animazione, o come dice Makoto Shinkai alla fine del libro, sono entrambi complementari dell'uno e dell'altro per capire a pieno la storia e a me manca qualche pezzo, cioè il film d'animazione.Quello che tutto sommato ho trovato interessante è quella semplicità tipicamente giapponese, che nonostante tutto riesce a racchiudere sfumature poetiche, nonostante la scrittura sia poco pretenziosa, come quella di una" light novel",ma avendo letto qualche volta le light novel , qualche capitolo qua e là, mi rendo conto che si discosta comunque da quel genere, come del resto fanno i film d'animazione di Makoto Shinkai, riesce ad avere proprio quel tratto distintivo,  e ad esprimere quelle emozioni profonde che solo Makoto Shinkai riesce ad esprimere con le sue opere.Ma devo essere onesta, ho fatto fatica a proseguire la lettura, alcune pagine erano noiose, non riuscivo a capire il senso della storia, però poi andando avanti, superata l'idea che mi ero fatta, insistendo, ho avuto la possibilità di ricredermi.Il finale mi ha ricordato molto il film  "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" e quella credenza giapponese del filo rosso del destino, che ci sono persone destinate in un modo o nell'altro destinate ad incontrarsi e che il loro destino è intrecciato.Il fatalismo e il romanticismo sono i temi centrali del romanzo,l'idea di due persone che sono fatte per stare insieme e incontrarsi nonostante le distanze chilometriche, in un modo o nell'altro il loro incontro avverrà, poi che lui abbia introdotto "l'elemento fantasy" poco importa, forse sta semplicemente a voler sottolineare il forte potere del destino,Ma credo che l'elemento fantasy, sia tranquillamente trascurabile, forse un modo per semplificare la storia, rispetto alla complessità della realtà, ma staccandola dalla dimensione fantasy, troviamo qualcosa di molto realistico, non a caso nascono tante storie d'amore a distanza, e scatta un meccanismo, una serie di circostanze, per la quale siamo sospinti verso quella persona, ne siamo attratti, e alla fine una sorta di forza gravitazionale ci sospinge verso quella persona, e tra tutte proprio quella persona, che scopriamo avere tanto in comune con noi, Credo sia questo il significato magnifico del romanzo e del film d'animazione. Quindi alla fine, posso proprio dire che ne sia proprio valsa la pena leggerlo!


lunedì 23 gennaio 2017

Candy Candy di Keiko Nagita

Per chi non ha visto l'anime o letto il manga, consigliatissimo.
Per chi invece lo ha fatto, è meglio non inoltrarsi in questa lettura, potrebbe rivelarsi deludente, perchè nel primo libro la storia viene narrata nel dettaglio, ma nel secondo dopo aver narrato per bene le avventure di Candy Candy nell'Istituto Saint Paul, la storia finisce per avere tanti salti temporali e la storia prosegue per mezzo di lettere, una narrazione epistolare, che per i fans del manga/anime non aggiunge niente di nuovo alla storia, e il finale aperto si lascia un po' l'amaro in bocca.
Da quanto ho letto nell'anime doppiato in italiano, hanno cambiato il finale riciclando scene vecchie dell'anime per creare un finale forse più gradito ai fans, non entro nei dettagli per non spoilerare nulla, comunque su youtube si trova un video riguardo questi due diversi finali, quello reale e quello falsificato, e forse persino quello del romanzo risulta persino diverso.
Nonostante tutto, anche se il finale risulta troppo aperto e sconclusionato, devo ammettere che è stata una lettura scorrevole e piacevole.
Di solito sono abituata a letture più impegnative, ma questa devo ammettere, che è stata una lettura leggera, ma allo stesso tempo molto emozionante,nonostante la semplicità e la fluidità del modo di scrivere di Keiko Nagita, da cui si intuiscono molti spunti autobiografici.
"Candy Candy" non è solo la storia di un'orfanella emancipata, è anche la storia della perdita delle persone care, tocca tematiche come la morte e la guerra, e le sue conseguenze negative, riuscendo a commuovere ed emozionare  con delle parole così semplici, eppure cariche di una certa sensibilità tipicamente giapponese.
Anche se la storia è ambientata in Europa, si percepisce nel romanzo quella delicatezza e genuinità del Sol Levante.
A prima vista, sembra uno di quei libri  di formazione,a come "Pollyanna", ma secondo me, è un libro meno infantile,che racchiude un significato più maturo e profondo, anche, perchè per certi versi risulta forse troppo crudo e triste per una fascia d'età poco matura. Ringrazio ancora la mia migliore amica per avermelo regalato, con la complicità del mio ragazzo per il secondo libro.
Solo la "Kappalab" poteva provvedere a tradurre e diffondere in Italia un libro come questo.
Non vedo l'ora di leggere altri libri di questa straordinaria casa editrice.





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