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giovedì 23 dicembre 2021

Hummus a colazione di Serena Zammartini

È la storia di una donna single di trentacinque anni che ama moltissimo viaggiare da sola, visitando luoghi particolari dallo Sri Lanka, a Bali in Thailandia, fino alla tappa decisiva Israele, è questo il viaggio on the Road su cui si sofferma il libro. 
L' ho trovata una lettura molto piacevole sul viaggio come introspezione personale e un modo per essere emotivamente indipendente ed emancipata. Ho amato anche il fatto che la storia resti fissa sul viaggio e non cambi affatto rotta, virando in una storiella romantica, ma più su avventure occasionali della protagonista, che nonostante perda la testa per qualche ragazzo, non si lasci sopraffare e persegua il suo viaggio in piena autonomia e con lo stesso entusiasmo. Il cibo tipico, l'hummus, i felafel e i mercatini, insomma si respira aria medio orientale e risveglia una grande voglia di viaggiare, anche da soli se è necessario, perché parliamoci chiaro è piacevole viaggiare in compagnia, ma da soli diventa un'esperienza ancora più forte e intensa, soprattutto in luoghi sconosciuti, in cui si parla una lingua differente dalla propria. Sapersela cavare da soli in un luogo estraneo, può renderci emotivamente più forti e intraprendenti, può darci una sferzata di autostima che ci mancava.

sabato 18 dicembre 2021

Il fantasma del lettore passato di Desy Icardi.

Una breve lettura di natale piacevole, con i personaggi "dell'annusatrice di libri" suo precedente romanzo, con una mole di pagine molto più lunga. Tuttavia, ben speravo in qualcosina di più, per esempio, in una storia d'amore nella terza età fra l' avvocato Ferro e la zia di Adelina. 
Desy Icardi resta per me una garanzia nel novero delle letture gratuite su Amazon Kindle, mi piacciono sempre i suoi tributi ai libri, in questo caso "il canto di Natale" di Charles Dickens è il libro più volte citato. Inoltre, ci strappa un sorriso e ci intenerisce con i suoi personaggi appassionati lettori, su cui possiamo rispecchiarci. 

venerdì 17 dicembre 2021

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle stop di Fannie Flagg.

È un romanzo americano cult, mentirei se non dicessi che mi aspettavo una prosa più accurata, meno scazzottata, ma credo che sia volutamente scritto così, è una narrazione corale spedita, che raccoglie le vicende di svariati personaggi frequentatori e gestori del caffé di Whistle stop, in Alabama. È una scrittura ariosa, priva di dettagli e descrizioni, ci si sofferma solo alla narrazione delle vicende per raccontare gli anni 60, il periodo della grande depressione e gli inizi degli anni 90. Ci sono continui salti temporali e rimandi saltallenanti di personaggi differenti in ogni capitolo, e se da una parte lo rende una lettura fluida e stimolante, dall' altra purtroppo raccoglie la pecca di essere troppo caotico e dispersivo. Non ci viene dato il tempo di empatizzare con i personaggi, se non con quelli principali, gli altri fanno solo da sfondo confondendosi con altri innumerevoli nomi. Di sicuro, non sono i personaggi realmente i veri protagonisti della vicenda, ma il caffè di Whistle stop entro cui si svolgono molte delle vicende narrate, e i pomodori verdi fritti preparati in quel caffè, che erano appunto la ricetta di Sypsey una donna di colore; infatti, il tema principale e cardine del romanzo è il razzismo, quando in America vigevano le leggi razziali e non si poteva servire nei locali ai neri. Poi si parla di differenza di genere, della relazione sentimentale fra due donne, Ruth ed Idgie, solo che ho trovato poco veritiera la tolleranza riscontrata da tutti, verso la loro relazione, soprattutto in quegli anni. 
Mi è sembrato come se l' autrice volesse racchiudere in un libro diverse tematiche, ma che poi a conti fatti, non sia riuscita a focalizzarsi effettivamente su nessuno. Tuttavia, mi è piaciuta la leggerezza di questo libro, l' ironia tagliente di cui l' autrice si arma parlando di maschilismo e femminismo, senza però scadere nella superficialità. Inoltre, è un libro che sfortunatamente appare ancora attuale, sono passati gli anni, eppure certe dinamiche e pregiudizi restano ancora gli stessi. 

domenica 24 ottobre 2021

La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone.

Questo libro è un inno alla vita, ironico, sarcastico, pur prendendo una piega triste e drammatica, riesce lo stesso a strappare dei sorrisi al lettore. Non si tratta di letteratura di alto livello per carità, e non lo ritengo neanche un libro che ne ha la pretesa, e l' ho apprezzato proprio per questo. Lorenzo Marone non strafà mai, durante la narrazione, del personaggio di Cesare Annunziata ci descrive un vecchietto sulla settantina che conserva una gran voglia di vivere, nonostante tutti gli urti della vita. Ma, non si tratta di un anzianotto tenero e coccoloso, anzi, Cesare è tutto fuorché un docile nonnino, e lo apprezziamo proprio per questo, perché in Cesare Annunziata possiamo vedere il ritratto sbiadito dei nostri padri e di qualche nonno.
Mi ha sorpreso molto come Lorenzo Marone sia riuscito a delineare così bene il personaggio di Cesare Annunziata, un protagonista che non è un santo, ma neanche un burbero e scorbutico, come spesso tenta di apparire. 
Questo signore di una certa età ci attira per le sue contraddizioni caratteriali che lo contraddistinguono, dandogli una maggiore umanità. Poi, si toccano tematiche anche delicate come la violenza sulle donne, diventando uno pseudo testo di denuncia, anche se la tematica viene drammaticamente abbozzata, per non volgere troppo nella tragedia, però ho comunque apprezzato il tentativo, anche se non del tutto ben riuscito. Del resto, capisco anche, che trattare certe tematiche non sia mai troppo semplice, mantenendo comunque un ritmo allegro e disteso alla storia, senza correre il pericolo di cadere nella superficialità. 
Tutto sommato Lorenzo Marone è a sprazzi riuscito nell'intento, garantendo un buon ritmo tra commedia e dramma, senza scivolare nella scontatezza e nell' eccessivo buonismo retorico. 
Una bella scoperta. Un libro per passare delle piacevoli ore di lettura spensierata, ma non troppo, perché ci mette dinnanzi alla vita e a tutte le sue sfaccettature allegre e drammatiche, ma ci spinge allo stesso tempo ad accettarle e a prenderle con maggiore tranquillità e leggerezza. 
In questo romanzo è profuso l' amore per la vita in tutti i suoi aspetti allegri, divertenti, ma anche dolorosi, e ci dona un buon insegnamento l' accettazione e la consapevolezza di come la vita sia da prendere a morsi in modo consapevole, e che non bisogna mai rimandare nulla della propria esistenza, perché poi il tempo passa e non perdona le nostre scelte sbagliate.

martedì 26 marzo 2019

Il mondo deve sapere di Michela Murgia

Questo è il primo libro scritto da  Michela Murgia e narra della sua traumatica e tragicomica esperienza nel call center della Kirby, un aspirapolvere di produzione  americana accerima nemica del folletto.
In realtà inizialmente Michela Murgia teneva un blog in forma anonima in cui parlava e denunciava la Kirby per come trattava i suoi dipendenti, la pressione psicologica alla quale venivano sottoposti, e dal blog poi ne è stato tratto questo libro.
Motivo per cui non è una vera e propria narrazione, ma più un libro che si focalizza sulle dinamiche del lavoro come centralinista, riportando con sarcasmo e ironia tutto quello che effettivamente accadeva dentro al call center. E se da una parte il libro ci strappa tante risate, dall' altro se ripensiamo alla sua prefazione che parla della situazione italiana sul mondo del lavoro, ci accorgiamo che purtroppo quello che ci narra questo libro rappresenta una storia vera, una realtà sempre più preponderante nel nostro paese e la risata da allegra diventa amara se ci riflettiamo fino in fondo.
Un libro che con ironia e sarcasmo apre le coscienze, solo se vogliamo ovviamente aprirle fino in fondo.  Mi è piaciuto davvero tanto, perché è un libro davvero intelligente, le critiche, le osservazioni e le battute di Michela Murgia sono quasi sempre sensate e geniali, e ha questo suo modo particolare di giocare con le parole che diverte e ti tiene incollata al libro.
Mentre per quanto riguarda il film "Tutta la vita davanti" di Virzì, film che vuole essere una rivisitazione di questo libro, è tutta un'altra cosa, rappresentano certamente sempre uno specchio della stessa realtà, ma con un tono del tutto diverso.  Il tono del film è più serioso e drammatico, e per certi versi risulta anche meno efficace nel suo scopo, nella sua riflessione rispetto al libro della Murgia. Appare come il solito film trito e ritrito sulla condizione italiana di precariato dei giovani,senza dire nulla di nuovo, che non sia stato già detto in un milione di altri film del genere. Scontato, fastidioso, ripetitivo, inconcludente e insensato sul finale.  Unica nota positiva il film mi ha portato a indagare affondo e a scoprire il libro, che non gode di molta notorietà.  Sicuramente apprezzo comunque i film che trattino certe tematiche, rispetto a film italiani di cui potremo veramente fare a meno come le commedie stupide e i cine-panettoni, ciò che mi dispiace che non sia riesca ad aggiungere niente di nuovo in questi film, niente che non sia stato già detto fino alla nausea. Insomma non lasciano il segno, non hanno un tratto distintivo, rimangono tutti anonimi e piatti. Persino con la protagonista non c'è immedesimazione, rimane un personaggio lontano e distante da noi, nonostante dovesse invece rispecchiare innumerevoli giovani italiani senza lavoro e che per disperazione si buttano a lavorare dentro ai call center.

venerdì 28 dicembre 2018

Circondati dagli psicopatici di Barbel Mechler

Sicuramente è uno di quei manuali da prendere con le pinze, nel senso mai da prendere alla lettera, intanto perchè parlare di "Psicopatici" in questo senso è un termine generico e in chiave aperta, non si parla di casi generalmente riconosciuti dalla psichiatria, ma delle follie caratteriali di persone che ci stanno attorno, in tutti gli ambiti della nostra vita. Inoltre la Mechler, sicuramente ha una preparazione sulla psicologia, ma non ha questa autorevolezza così forte, sopratutto per come è stato scritto il manuale, si vede che è stato elaborato con un intento anche ironico e spensierato, solo un modo "per vendere" e dare anche conforto a chi si sente appunto incompreso, oppresso e maltrattato da gente con dei profili alteri e supponenti, che si comportano come se nel mondo tutto gli sia dovuto e non si soffermano mai a pensare alle conseguenze delle loro azioni vili e maligne, a quale effetto e sentimento producono sugli altri.  Almeno una volta nella vita ci si confronta con gente del genere, soprattutto se sia ha una certa sensibilità, e la propria autostima è vacillante, quanto un fuscello di paglia sospinto dal vento.

Questa forza indomita di presunzione e arroganza esercitata da questi individui, definiti "psicopatici" sulla carta, fa terra bruciata su soggetti con una certa sensibilità, ma loro ahimè non se ne accorgono neanche, o non se ne curano affatto.

Barbel Mechler mette un luce un aspetto interessante, questa necessità di essere sempre al centro dell'attenzione e di apparire sempre come quelli che hanno la verità in bocca, o  di mostrarsi persone così intelligenti, impeccabili e perfetti, non è altro che una debolezza caratteriale, soprattutto quando le circostanze non lo richiedono affatto.

Un meccanismo di difesa che si attiva, per avere una sicurezza che evidentemente dentro non si possiede e quindi si necessità di convincere gli altri e sè stessi di quanto siano persone  meravigliose e brillanti, quindi ecco che la Mechler suggerisce e consiglia, riportando degli esempi a volte davvero difficili e fastidiosi da seguire e leggere, per quanto sembrino costruiti a tavolino, toccando l'assurdità.

Mentre in altri casi, qualche esempio e suggerimento può risultare veritiero e ottimale, facilmente applicabile, ma credo che principalmente sia più un modo per dire "inutile prendersela, capiscili, compatiscili, cerca di non farti nemico lo psicopatico, ma piuttosto trova il modo di assecondarlo, ma senza farti il sangue amaro e lasciarti più colpire e toccare dalle loro cattiverie".

Molto spesso per educazione, e per nostri limiti caratteriali, non rispondiamo alle offese e restiamo lì a subire, anche disorientati dal comportamento degli altri che è del tutto inaspettato per la sua stessa scorrettezza, bene questo libro cerca di non lasciare che tu resti a bocca aperta e di stucco, senza trovare le parole giuste da dire al momento opportuno.

Di parole diplomatiche e ideali, ce ne sarebbero poi tante da dire, lei ne suggerisce un paio, anche se molte diciamo che possono non apparire affatto fattibili da poter dire, nel senso sarebbe bello poterlo fare, ma risultano troppo " provocatorie" soprattutto se lo psicopatico è un datore di lavoro, bè se si tratta ancora ancora di un familiare, forse si potrebbero anche tirar fuori, e se si vuole lasciare un attimino cuocere  di rabbia un po' lo psicopatico,  bè possono rivelarsi veramente ottime, ma bisogna anche edulcorare un po' le parole, per evitare di  scivolare sulla via del torto.

Ho trovato interessati parecchie citazioni famose di noti scrittori, inoltre anche molte frasi e suggerimenti, quindi posso dire che vale la pena leggerlo, anche solo per semplice curiosità, poi non è libro impegnativo, si lascia leggere velocemente, nonostante qualche parte possa risultare irrealistica e paradossale per alcuni esempi riportati, infatti fatico a credere che siano degli esempi reali, ma semplicemente costruiti ad hoc per il libro.
Inoltre, una considerazione importante è quella di poter imparare molto da queste persone,  perchè se è vero che loro si comportano così con noi, è anche vero che noi stessi gli permettiamo di maltrattarci, perchè ci riflettiamo negativamente, e lasciamo che l'opinione che loro hanno di noi predomini, non avendo un'autostima così ben salda o una personalità forte, che non si lasci influenzare dal giudizio altrui.
 Quindi in fin dei conti, è anche colpa nostra, bisogna avere polso, e conoscere e aver a che fare con uno psicopatico è l'occasione giusta per crescere ed imparare a rafforzare la propria autostima, mettendo in luce quanto siamo migliori di loro, già solo per  la nostra umiltà e  il modo in cui siamo gentili e disponibili, senza fini opportunistici.
Queste sono le verità che il libro rivela, che ho particolarmente gradito, ritenendole espresse in modo efficace, chiaro e  profondamente veritiero.


Riporto qui sotto degli estratti dal libro che mi sono particolarmente piaciuti:

-Un vecchio indiano era seduto con il suo nipotino davanti al fuoco.
 Era già buio e il fuoco crepitava con le fiamme che guizzavano fino al cielo. 
Dopo qualche istante di silenzio, il vecchio aveva detto "Sai come mi sento a volte? È come se nel mio cuore combattessero due lupi.
Uno dei due è vendicativo, aggressivo e crudele. 
L' altro invece è buono, gentile e compassionevole". 
Il bambino gli aveva chiesto:
 "Quale dei due vincerà la battaglia per conquistare il tuo cuore?"
"Il lupo che nutro" aveva risposto il vecchio.

-"Gli individui emotivamente sani non riescono a credere che ci siano persone prive di vera empatia che aggrediscono gli altri in modo intenzionale e programmato, ecco che cercano addirittura giustificazioni per il loro comportamento riprovevole. Intrattenere un rapporto duraturo con questi individui, su qualunque piano si svolga, distrugge le proprie risorse, annienta la bellezza e la fiducia in sé stessi e non lascia altro che terra bruciata. Non conoscendo questi schemi psicopatici, la persona colpita mette in moto comportamenti distruttivi contro la propria persona, e cerca di difendersi e di trovare spiegazioni, cosa che viene interpretata soltanto come un' altra forma di debolezza. Proprio coloro che sono predisposti al senso di colpa diventano bersagli facili, facendo il gioco del loro aggressore. Suscitare sensi di colpa e utilizzarlo per i propri interessi è una loro grande specialità. E in questo modo le vittime sprofondano sempre più nel loro senso di inadeguatezza".






venerdì 30 marzo 2018

Il figlio del diavolo di Georgette Heyer

Questo libro è stata una straordinaria e sconvolgente sorpresa, preso alla "biblioteca privata itinerante del signor Tramonte" senza troppe pretese e invece si è rivelato essere un gran bel libro per il suo genere romantico. Molti paragonano la Heyer a Jane Austen, ma secondo me il paragone non regge,senza nulla togliere alla Heyer, ritengo che lo stile e il modo di scrivere sia del tutto differente. Jane Austen nei suoi romanzi ricostruisce perfettamente gli usi e i costumi dell' epoca, in modo tanto accurato e peculiare che hai la sensazione di essere lì, la Heyer è più  da romanzetto rosa ottocentesco, ovviamente meno dozzinale di quello che potrebbe essere un romanzo rosa, più accurato e divertente. Sicuramente ha stile la Heyer, ma non da raggiungere il livello di Jane Austen, ma secondo me non si proponeva lei stessa di voler raggiungere quel livello, è più una lettura leggera e dilettevole. Mi dà l'idea di una donna che se la rideva sotto ai baffi nella stesura di questo romanzo, dato che ci sono svariate parti divertenti e burlone. Indimenticabile lo zio Rupert con le sue battute, mi ha davvero regalato grasse risate. Un romanzo che coinvolge per il suo giocoso capovolgimento dei ruoli, Mary da vittima del  seducente marchese libertino Vidal, ne diventa carnefice. Vidal  viene percepito inizialmente come un uomo rude, brutale, sfrontato e per nulla romantico, ma in qualche modo si rivela essere sin dalle prime pagine affascinante, allo stesso tempo Mary la protagonista non si rivela essere la solita e fragile figura femminile che si lascia scalfire e terrorizzare da lui,  anzi darà al marchese filo da torcere.  Lo sfondo della narrazione non è ben definito,la Heyer ha inteso più focalizzarsi sulle vicende dei due protagonisti che svolgere una ricostruzione storica di quei tempi, infatti è da notare che la storia si svolga in "Inghilterra", successivamente in "Francia, Parigi e Digione", ma di questi posti non viene offerta nessuna descrizione accurata, non si fa neanche il benchè minimo accenno al  "grande terrore" dell'epoca.  Un romanzo  leggero e piacevolissimo, che non delude le aspettative, anzi nel mio caso è stata una vera rivelazione. Leggendo questo libro  mi è venuto in mente "Lydia di Clare Darcy" solo che a differenza del "figlio del diavolo" si rivela essere più moscio, sottile, meno entusiasmante e coinvolgente, del resto non a caso la Heyer risulta essere più nota e altisonante, mentre di Clare Darcy sono stati tradotti ben pochi romanzi, benchè qualcuno la ritenga l'erede di Georgette Heyer, ma io la vedo un'erede ben poco prospera e finita nel dimenticatoio, benchè io abbia apprezzato "Lydia",con un leggero sorriso, non credo che purtroppo possa reggere il confronto con la vivace audacia della Heyer nella narrazione.





lunedì 23 gennaio 2017

Il meglio che possa capitare a una brioche di Pablo Tusset

L'amaro in bocca che questo libro mi ha lasciato, nonostante l'abbia letto tempo fa, non mi è ancora passato.
Del resto dovevo prevederlo, non è un libro nelle mie corde, se così si possa dire.
E' un libro troppo alternativo e strampalato per i miei gusti, quindi dovevo aspettarmi che mi avrebbe lasciato una certa insoddisfazione nel finirlo.
Tuttavia, nonostante questo, sono contenta di averlo letto,perchè ha delle parti carine e divertenti.
In alcune parti, mi sono molto rivista nel sarcasmo e disfattismo del protagonista.
E inoltre è stato un modo per rivivere i ricordi del mio precedente viaggio a Barcelona.
Del resto mi ha attirato anche questo, il fatto che la storia sia ambientata a Barcelona e che lo scrittore è un informatico, dato che il mio fidanzato lo è.
E così mi chiedevo come potesse essere scritto un libro da un informatico, e in questo libro ho trovato la mia risposta.
Un libro pieno di tante terminologie da hacker e informatici,per creare una parodia del mondo informatico e quello reale.
Il protagonista paragona la sua vita a come quella di una brioche, che il meglio che possa capitargli è quello di essere imburrata e mangiata, ma con il rapimento del fratello, riesce a vivere un'avventura esaltante e più fantasiosa di quella dei film,e per una volta anzichè essere una brioche, diventa qualcosa di più, il protagonista figo della situazione, ma ovviamente tutte le favole sono destinate a finire, e si è poi costretti a tornare alla solita routine. Lui riconosce di non essere fatto per quel mondo, lui è fatto per essere un nerd, non il figo della situazione, e non è portato ad avere la vita comune degli altri, ma tuttavia è come se un po' dal finale capisse che la routine è la cosa migliore da vivere, tuttavia non saprei dire ma il finale risulta sconclusionato, dopo averla tirata tanto per le lunghe, sembra che l'autore non sapesse come terminare la storia e avesse deciso di concluderla di colpo con un finale dolce e amaro allo stesso tempo, e mi ha dunque irritato, perchè dopo i miei sforzi per terminarlo, sperando che migliorasse con il finale, alla fine si è rivelato "nosense".
Certo non è stato peggiore di "Ogni cosa illuminata" di Jonathan Safran Foer, ma quasi!
Non è stato deludente quanto "La casa del sonno"di Jonathan Coe, (inizio a pensare di dover escludere i libri degli scrittori che si chiamano "Jonathan")ma ci è mancato poco.
In conclusione ritengo che sia un libro bellino e spensierato, ma senza troppe pretese, che aveva dei buoni spunti, ma che si è perso strada facendo, però come primo libro di un informatico, forse è stato comunque un buon inizio, spero che Pablo Tusset migliori in questo senso, qualora pubblicasse qualcos'altro, potrei decidere di dargli un'altra chance con un suo nuovo libro, dato che il sarcasmo e la simpatia in questo libro, non mi è dispiaciuta, e si vede da questa nota simpatia il fatto che lo scrittore sia barceloneta, infatti il libro mi ha in alcuni momenti divertito e molto ricordato il mio piacevole viaggio a Barcellona, e potevo benissimo rivedere le zone da lui richiamate di Barcelona "Passaig de la Gracia", "il mercato della boqueria" e moltissimi altri luoghi, e monumenti della bellissima Barcelona, quindi un libro che tutto sommato ti dà anche quell'impressione di vivere le atmosfere, le vie di Barcelona, e anche un po' lo stile di vita e le trasgressioni dei barcelonesi.
Poi la copertina del libro molto, ma molto carina, ricorda molto una di quelle raffigurazioni d'arte moderna  che mi capitò di vedere al "Museo d'arte Catalunya", un museo gigantesco, di cui serbo un bellissimo ricordo.









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