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giovedì 14 luglio 2022

L' eleganza del riccio di Muriel Barbery

Questa storia non mi ha convinto a pieno.
Per prima cosa le due protagoniste risultano abbastanza odiose e ipercritiche nei confronti del genere umano. 
Il problema di fondo è che appare molto superficiale nella trattazione di tematiche anche abbastanza delicate, come il suicidio. 
Ora, io capisco il voler rendere certi argomenti appetibili e fruibili al lettore medio, e l' intento di sdoganare il tabù su certi argomenti, per così dire "normalizzandoli", ma se certi argomenti non vengono approfonditi con una precisa analisi introspettiva, si corre il rischio di sminuire e banalizzare, urtando anche la sensibilità del lettore, soprattutto, a chi certi temi stanno particolarmente a cuore. 
Poi, un' altra cosa che ho particolarmente odiato di questo romanzo è l' ondata radical chic che permane tutta la storia, del tipo "Non sei nessuno se non hai letto il capitale di Marx" . 
Poi ci sono delle descrizioni veramente pretenziose, come anche questi giudizi aspri e abbastanza sciocchi sulle altre persone, da apparire spesso gratuiti e ingiustificati. 
Ora, nel "giovane Holden" c'era dietro un motivo per cui il protagonista disprezzava tutto e tutti, almeno lo spiegava, e non gli si poteva dare tanto torto, ma queste due spesso danno dei giudizi affrettati in cui generalizzano per stereotipi e luoghi comuni, senza mai trascindere dalle apparenze, cosa che dovrebbe essere il contrario. 
Poi, quanto infantilismo c'è nel voler nascondere di essere una portinaia che legge?! 
E poi la dodicenne che si vuole uccidere e poi così di colpo cambia idea, è tutto molto campato in aria. 
Inoltre, troppe frasette pseudo filosofiche che per carità hanno attirato il mio interesse, però nel libro stridono, essendo inserite puramente a caso, giusto per voler dare al libro questa parvenza di pseudo intellettualismo, cosa che non è affatto.

venerdì 28 gennaio 2022

Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas

Tutti conosciamo la storia di questo romanzo, eppure, posso dire al contempo che non l' abbiamo mai conosciuta per davvero, nella sua interezza, se non abbiamo letto il libro. 

Sono stata realizzate diverse trasposizioni cinematografiche di questo bel mattone francese, ma nessuna gli fa dignitosamente giustizia, forse per certi versi la miniserie con Gerard Depardieu conserva quel minimo di fedeltà narrativa, ma non rende abbastanza, da eguagliare la magnificenza della parole scritte da Dumas.

Da bambina mi domandavo perché Edmond Dantes volesse vendicarsi, insomma, dopo 14 anni di prigione, perché non rifarsi una nuova vita come si deve ed essere felice? Mettere da parte il passato, e crearsi una nuova vita! Forse, era l'innocenza fanciullesca a guidare questi miei pensieri, oppure, semplicemente, che da una serie TV non si riusciva a cogliere la durezza della vita di Edomond Dantes passata in prigione, perché in una narrazione intessuta da una sequenza di immagini, non si metteva efficacemente a fuoco l'ingiustizia, la sofferenza patita e il rancore a lungo covato dal protagonista.
Il punto è che si possono vedere tutte le trasposizioni cinematografiche di questa storia, ma ciò che vi permetterà veramente di entrare veramente in contatto con il vero conte di Montecristo, sarà soltanto il romanzo. Soltanto attraverso i pensieri e il vissuto disperato, descritto dalla penna di Dumas, entrerete nell' inquietudine e sofferenza di Edmond Dantes. 
Soltanto così potrete entrare in sintonia ed empatizzare con lui, con il conte di Montecristo ed esplorare la sua vera umanità, non certo priva di difetti e non esula da manie di grandezza.
Ed è paradossale perché, questa simbiosi che il lettore crea con il protagonista, potrà ai suoi occhi renderglielo anche odioso e irritante, dato che si professerà il perfetto sostituto della provvidenza, o perché no, anche di un Dio sceso in terra per punire i colpevoli e premiare gli amici fedeli. 
Tuttavia, anche questo fa parte dei grandi romanzi classici più riusciti, ovvero, per intenderci quello di mettere in discussione la stessa figura positiva del protagonista, che può di colpo tramutarsi in un antieroe, quando persegue fino all' ultimo la vendetta, trascinando su di essa anche vittime innocenti. Quando per così dire il protagonista diventa macchiavelico, pronto a tutto pur di perseguire i suoi fini vendicativi, da non volersi fermare dinnanzi a niente e a nessuno. Eppure, il suo comportamento appare giustificabile e lineare, appare ragionevole e sensato il suo passaggio per così dire al lato oscuro, ma lo stesso percepiamo che c'è qualcosa di negativo e sbagliato nella vendetta che è sul punto di protrarre.

È interessante perché dal momento in cui la vendetta viene portata a compimento ci si allontana dal protagonista, e se in un primo momento godiamo della buona riuscita delle imprese di Edmond Dantes,  più avanti smetteremo di farlo e vorremmo che il protagonista si fermasse. Eh, si finiamo noi stessi per vacillare, per sperare che il protagonista si fermi giusto in tempo, rinunciando alla propria vendetta personale, rendendoci perfettamente conto, che andrà a colpire anche chi non c'entra nulla, e quindi, questa non può più chiamarsi giustizia.

Dumas sposta l' attenzione su altri personaggi, sui legami di parentela dei malfattori, e così come in un gioco di specchi, la vendetta si riflette agendo anche su di loro, ripercuotendosi anche su soggetti inconsapevoli e innocenti. 

Edmond Dantes si ritrova a mettere in discussione più volte i propri propositi di vendetta, e non solo in ricordo del suo caro amore giovanile verso Mercedes, come viene narrato spesso nei film, giusto per semplificare e per dare alla storia un sapore più romantico. No, in realtà, Edmond finisce per legare molto con il figlio di Mercedes, Albert de Morcef, di cui inizia a nutrire una profonda stima. 
E poi la questione importante che si pone è "perché i figli devono pagare delle colpe dei genitori?".

Poi, a sua volta la vendetta mano mano che si protrae può volgere a discapito dei suoi stessi amici, come il caso di Maximilien e Valentine, non potevo non citarli perché la loro storia d'amore mi era sempre piaciuta, ne serbavo un buon  ricordo vago nella miniserie con Gerard Depardieu, e ricordava anche l' accattivante, quanto maligna figura dell' avvelenatrice. Tuttavia, il romanzo rende la loro storia ancora più commovente ed emozionante. Comunque, sarebbe riduttivo accennare solo a questi due personaggi degni di nota, perché nel conte di Montecristo ce ne sono una miriade di storie di personaggi e di intrecci, e sono tutte storie coinvolgenti e da scoprire. 
Sarà anche un romanzo di puro intrattenimento ottocentesco, ma è anche ben scritto.

La penna Di Dumas in mille pagine e passa, non annoia mai, tiene viva la suspence e l' interesse del lettore fino all' ultimo. 

Non è tanto la descrizione degli ambienti a guidare la scrittura di Dumas, tanto più le dinamiche umane. In un romanzo così maestoso e prominente Dumas racchiude tanti personaggi buoni, belli, brutti e cattivi, racconta i peccati di cui si sono macchiati e perché no, anche le loro virtù, come dentro ad una matrioska.

Si focalizza raramente sugli ambienti, eppure, in quelle poche e immediate pennelate descrittive riesce ad essere efficace, proprio come un pittore, delineando perfettamente i paesaggi e i posti in cui ci troviamo. 

Potrei fare un elogio infinito a questo romanzo, ma non credo che riuscirei mai a rendere precisamente l' idea di quanto sia stato affascinante e magnifico, anche nella sua prolissità, che non è mai dispersiva, ma  magnetica. 

Cosa altro posso dire, se non invitarvi a leggerlo, solo se lo leggerete potrete cogliere la vera essenza di questa storia, che voracemente la si divora o forse è essa a divorare voi, perché vi farà fremere della voglia di sapere come andrà a finire, eppure vi direte di aver già visto il film e la miniserie TV, quindi, dovreste già saperlo come va a finire, e invece la risposta è NO;
perché la storia è talmente intersecata, mi verrebbe da dire un termine siculo, usato  spesso da mia madre: "talmente inturciuniata", che no, non saprete come districare questa grande matassa, e non ricorderete più come si districavano i fili della storia, perché vi perderete dentro la dettagliata narrazione e nelle eccelse ed elaborate macchinazioni del Conte, ben diverse da quelle già viste e conosciute nei film.

Poi, ci sono  ci sono storie di cui nei film non si è mai parlato, per esempio Eugenie, la figlia di Danglers, anche questo un personaggio degno di essere accennato, soprattutto, perché si denota un esempio di emancipazione femminile molto avanti, rispetto all' epoca in cui l' opera è stata scritta.
 

martedì 1 ottobre 2019

Il piccolo principe de Antoine Saint Exupery

Esprimerò un parere piuttosto controcorrente su questo libro, tanto osannato. Per giunta libro che si fa erroneamente leggere ai bambini... No, non è un libro per bambini, ma neanche per adulti...e forse, è questo che ancora non mi è chiaro del libro, la fascia d'età alla quale è rivolta. Perché se sei un bambino non sei abbastanza formato mentalmente per afferrare costruzioni concettual-filosofiche sulla vita, per quanto siano abbastanza elementari, fatico a credere che un bambino possa afferrare il significato delle parole di questo libro, che intende comunicare in ogni capitolo dei messaggi sulla vita, sull' amore e l'amicizia. Se altri lo hanno letto da bambini e lo hanno apprezzato, rettifico che questo è stato il mio approccio da bambina con questo libro. Paradossalmente da bambina, sono stati pochi i libri che mi siano veramente piaciuti e che mi invogliassero a leggere, "sembra che spesso i grandi" ti consiglino delle letture inadeguate.  Su una cosa ci ha preso i grandi spesso non capiscono proprio niente, e si impuntano a voler insegnare e spiegare ai bambini. Mia sorella si era imputata che dovessi leggere questo libro, e l'ho iniziato mano mano a percepirlo come un' imposizione bella e buona che ad un mio interesse proprio perché il libro in questione era anche parecchio strampalato e mi provocava il mal di testa, dato che non lo capivo proprio. Non l' ho mai finito di leggere da bambina, e lo rileggo adesso, alla veneranda età di 28 anni, trovando il coraggio di imbarcarmi in questa lettura tanto ostica e detestata da me. Superate le mie remore,posso dire che è una lettura carina, ma senza pretese. Nel senso, è tutto molto vacuo, non ci sono descrizioni, sembra tutto procedere su uno spazio bianco. Ora, capisco tutto, ma un minimo, qualche parola in più anche nella caratterizzazione dei personaggi, anche nello stesso protagonista non sarebbe stata male. Ecco, letto da una persona troppo matura, questo libro risulta povero, carico di luoghi comuni e forzature. Non metto in dubbio che il solfa delle "frasi fatte" di questo libro siano cariche di significato, ma il punto è che se me le piazzi sul testo buttate così a casaccio tra un capitolo all' altro,le parole perdono anche di significato.  E questo libro purtroppo ha la terribile pecca di essere molto decontestualizzato dalla trama, poiché essa è molto sfumata e traballante.  Nel senso, il piccolo principe incontra diversi personaggi nei vari pianeti che esplora,  e da essi trarrà sempre una spicciola morale sul mondo degli adulti e sulla vita stessa. Non è un libro avventuroso, appassionante per un bambino, dato che non dà neanche uno spunto su come possano essere questi pianeti e non stimola la fantasia, almeno nel mio caso non è stato così. Mi ha suscitato da bambina una certa inquietudine, l' idea di uno spazio vuoto su cui il piccolo principe si muovesse attorno ai vari personaggi, tanto da provocarmi un po' di ansia , oh sarò io che sono strana può anche essere. Il non definito, mi suscitava un emozione sgradevole. Adesso, da adulta, penso sia un libro leggero e carino, ma nulla di eccezionale, nel senso avrà anche delle frasi toccanti per il loro significato, ma si perdono in una trama scialba e non ben congeniata, dato che la storia doveva appunto, dare maggiore enfasi alle ridondanti morali auspicate, e invece...  Non c'è corrispondenza fra ciò che accade e ciò che si dice nella morale, nel senso anche il pilota che si affeziona al piccolo principe nel libro hanno parlato si e no una  volta, e non è stato reso così tangibile il loro rispettivo affetto, quindi la loro separazione come pretesto per parlare di amicizia, e che la lontananza non rappresenta un ostacolo per continuare a voler bene ad una persona cara o un amico, è sicuramente un messaggio bellissimo, ma è lontano da quanto avviene nella trama, nel senso che non lo hai percepita e vista questa amicizia, quindi non ne sei totalmente coinvolto. Ecco, questo non aiuta a sviluppare un'empatia con i personaggi essendo troppo sfumati e vaghi.  Di conseguenza, anche le belle parole del libro finiscono per diventare solo ridondanti divagazioni. Ma forse era proprio questo il senso della frase "L' essenziale è invisibile agli occhi?"  Questa amicizia è nata e sbocciata senza che il lettore se ne accorga, forse neanche il piccolo principe e il pilota se ne sono accorti, ma questo non cambia che ci sia.  Probabilmente, molte volte tante cose sfuggono ai nostri occhi, non ci accorgiamo della presenza e dell' affetto degli altri nella nostra vita, ma al momento della perdita e della separazione ci accorgiamo di quanto erano e sono stati importati, e continueranno ad esserlo anche se non li rivedremo e incontreremo più. Quando stabilisci un legame con qualcuno è per sempre, si ripresenterà sottoforma di ricordo qualora non vi rivedrete più.  Questo ultimo pensiero finale molto carino, ma secondo me poteva esserci più pathos trascinando un po' più il lettore nell' avvertire un minimo la nascita di questa amicizia e delineando meglio i personaggi principali.

domenica 8 settembre 2019

La musa del dipartimento di Honoré de Balzac

Un libro poco conosciuto, di Honoré de Balzac, che rispetto a classici come "Anna Karenina", "Madame Bovary" e "l'amante di lady Chatterley"  tratta il tema dell'adulterio in un modo unico e differente, da questi acclamati capolavori poc'anzi citati.  

Honoré de Balzac è distaccato e retorico, potremo dire che non c'è empatia tra lui e i suoi personaggi. Un difetto o una peculiarità del suo modo di scrivere? Io direi, che la freddezza e il distacco tra narratore e i personaggi sia voluto e ricercato. 

Lo scrittore guarda i personaggi dal di fuori, li analizza, ma senza cogliere tutte le loro sfumature di azione e pensiero, non è un narratore onnisciente,si tiene sempre a debita distanza dai protagonisti, cogliendo solo quei particolari manieristici, calcolatori e doppiogiochisti. 

Balzac si prende gioco dei suoi personaggi, e i loro sentimenti romantici appaiono frivoli e superficiali, come in  una commedia teatrale da mettere in scena, fino a che convenga ad entrambi le parti. 
I sacrifici della protagonista, per il suo adorato amante, anche questi vengono trattati come qualcosa di artificioso e costruito, dato forse da un bisogno compensativo e psicologico della protagonista. 

Una necessità drammatica e teatrale della donna, di nutrire il suo spirito materno e da crocerossina verso il proprio amante.

Se da una parte, ho trovato la lettura veramente molto povera di sentimentalismo, molto più cruda e amara, come un continuo e repentino burlarsi di Balzac dei sentimenti umani, dall' altra ho apprezzato questo distacco, questo suo modo di vedere le cose dal di fuori, sarà che ho letto tanti romanzi che fanno tutto il contrario, da considerare originale e anticonvenzionale, questo stile farsesco e retorico di Balzac. È come se fossero solo i personaggi di una commedia teatrale, che mettono in scena diverse maschere, come più si conviene o più convenga a loro, la cosiddetta "Commedia Umana" ricorrente in Balzac, che in qualche modo richiama un po' vagamente il concetto Pirandelliano dell' "Uno, nessuno e centomila", ma in maniera meno spiccata e forte.


Intrinseco il pensiero Machiavellico "il fine giustifica i mezzi".

 E sulla conclusione del romanzo, ci sarebbe anche molto da discutere, dato che è un finale condito di sarcasmo e lascia anche qualche  spazio aperto, con un bel punto interrogativo, ma è voluto e ricercato questo margine di incertezza, a libera interpretazione o come nei migliori tradimenti, madre certa, be' sulla paternità non possiamo dire la stessa medesima cosa. 

Credo, che sia quello il messaggio, imbastito da Balzac volendo lasciare al narratore l' incertezza sull'identità del citato "procuratore generale", che recita  quelle fatidiche parole conclusive dell' intero romanzo, da cui si intuisce tutto e niente, ma una cosa è certa, un' adultera, resta sempre un' adultera.

Questo romanzo tuttavia, segna una rottura con tutte le regole sociali, sovverte l' ordine precostituito secondo cui un' adultera è condannata ad essere emarginata dalla società.

 Balzac sovverte il bigottismo e le regole della società, facendo si che l' adultera torni ad essere moglie, e a riacquistare la sua rispettabilità nella società, nonostante tutto, e forse pur mantenendo il suo ruolo di adultera, purché tutto avvenga lontano dagli occhi indiscreti?! 

Devo dire che come libro sconosciuto, è stata una rivelazione, ma se devo essere del tutto onesta è stato difficile in alcuni punti star dietro a Balzac, dato che il suo modo di scrivere è molto prolisso e carico di figure retoriche.

Ovviamente, il suo tono retorico e da commediante, richiede anche forse una conoscenza maggiore degli usi e i costumi dell'epoca in Francia, agli inizi dell'ottocento, e non avendo tali conoscenze, si può venir assorbiti passivamente da questo genere di lettura, senza riuscire a catapultarsi del tutto dentro.

Una cosa che sicuramente ho trovato interessante è stata la cura di Balzac  nella rappresentazione dei costumi sociali, il paragone sulla donna parigina e la provinciale, e ovviamente, per l' originalità del finale.  

Dinah è tanto superiore come donna da sovvertire tutte le regole sociali!  Un' idea di emancipazione femminile del tutto inaspettata,  in cui Balzac fa risuonare così forte l' intelletto e le qualità di Dinah come donna moderna,reclusa  in una società ancora troppo antiquata, bigotta e maschilista, ma da cui riesce ad uscirne vincitrice, o comunque salva dall' emarginazione sociale, ma dovendo, ovviamente, giungere ad un macchinoso compromesso, ritornare al ruolo di moglie così come si conviene. 

Tuttavia, senza troppi pesi sul cuore e sulla coscienza, Dinah come tutti gli altri personaggi è una calcolatrice nata,tanto quanto il marito e l'amante. 

Il saper dosare e soppesare le proprie passioni diventa un'abilità, per non soccombere dinnanzi i giudizi e le meschinità della società di quel tempo.





mercoledì 23 gennaio 2019

La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'ho letteralmente divorato.
La storia di questo classico è piuttosto famosa, è stata  scritta da "Alexandre Dumas", ma attenzione non è il Dumas del "conte di Montecristo" né dei "tre moschettieri",dato che è appunto il figlio, infatti per contraddistinguerlo dal  padre, dato che hanno lo stesso identico nome, viene  sempre scritto dopo il nome "fils /figlio".  La trama di quest' opera è  la storia d'amore fra una cortigiana e un uomo perbene, che poi è stata ripresa da Giuseppe Verdi nella "Traviata" cambiando i nomi dei protagonisti in "Violetta e Alfredo" e probabilmente sarà mutata qualche sfumatura della trama per renderla più adattabile al teatro.
Comunque, per chi non conoscesse la storia, Marguerite Goutier è una cortigiana di alto borgo, la storia inizia con la sua stessa morte,è stata bandita un'asta per comprare gli oggetti preziosi appartenuti alla defunta alla quale partecipa il narratore che potrebbe essere lo stesso "Dumas". All' asta decide di comprare una copia di  "Manon lescaut", libro appartenuto alla defunta, ma poi si presenta un uomo di nome Armand Duval che vuole acquistare a tutti i costi quella copia dal narratore, fino a che non diventano amici e allora Armand finisce per raccontargli la sua storia di come ha conosciuto Marguerite Goutier e se ne è innamorato.
Da qui inizia la storia, non aggiungo altro per non voler svelare troppo sulla trama, ma posso dire che sin dall' inizio il libro cattura l' attenzione e si rivela coinvolgente. Inoltre anche l'idea di fare partire la storia a ritroso, in un ordine cronologico sfalsato, nell' Ottocento doveva essere un'idea piuttosto originale.
Ai tempi questo libro suscitò molto scandalo, per la tematica trattata, e lo stesso Dumas ammise di essersi ispirato ad una sua infatuazione giovanile verso una prostituta che aveva spesso intravisto, anche il padre stesso rettifico che il figlio nelle sue opere traeva quasi sempre  spunto dalla realtà.  
Cosa posso dire? Se non che mi sono chiesta, perché non lo abbia letto prima, nel senso che è un libro così romantico e poetico, le parole di Dumas restano impresse,  il modo delicato in cui esprime i sentimenti e le emozioni di Armand nei confronti di Marguerite, e il modo in cui viene descritta questa donna in un modo sensuale e poetico. Si rimane abbagliati da questa donna, pur senza vederla, bastano le parole di Dumas a convincerci della bellezza e sensualità di questa donna, che nonostante il mestiere di lei, non appare volgare, ma "emana candore".
Mi mancava una lettura come questa, così dolce, sensuale e delicata, ma anche così maledettamente drammatica.
Una tragedia romantica esasperata, ma del resto ai tempi la storia d'amore tra una prostituta e un uomo perbene, non poteva avere una buona conclusione alla "pretty woman", per ovvi motivi, la società non lo consentiva e non si guariva facilmente dalle malattie.
È difficilissimo esprimere quanto mi sia piaciuto questo libro, poiché Dumas riesce a far emergere in un amore reputato indecente e scabroso, la dolcezza e la purezza dei sentimenti di Armand e Marguerite.  Ma allo stesso tempo Dumas, ci fa anche vedere le sfaccettature anche più negative dell' amore quando sfocia in rabbia, gelosia e desiderio di vendetta. Personalmente da donna mi sono innamorata di "Armand Duval"per il suo modo di esprimere l'amore per questa donna sia nel modo più dolce e romantico, ma poi anche nel modo più furioso e impetuoso in cui un uomo possa esprimere tali sentimenti verso la donna amata quando si sente tradito e ingannato.
E Marguerite, non può che suscitare una certa tristezza e compassione nel sacrificio che decide di perpetrare per amore del suo Armand.
È un libro che mi è davvero piaciuto, scandito perfettamente bene nei tempi, non c'era nulla di superfluo e noioso, ogni pagina era piacevole da leggere e aveva un suo scopo ben preciso. Insomma mi è piaciuto sin dalla prima pagina fino all' ultima riga, cosa che non potrei dire di moltissimi altri libri che ho letto. Ne potrei contare pochissimi su una mano che mi siano piaciuti così dalla prima pagina fino all' ultima, senza che non vi abbia trovato qualche parte o passaggio superfluo, noioso, banale o ripetitivo.


giovedì 7 settembre 2017

"Il bacio più breve della storia" di Mathias Malzieu

Il titolo di questo libro, mi ha subito colpito.
Un titolo semplice, ma efficace, che dà l'idea di un amore fugace, ma allo stesso tempo intenso e indimenticabile.
Motivo per cui non potevo far a meno di leggerlo, poi avevo già letto e recensito in precedenza "la meccanica del cuore" dello stesso autore e mi era piaciuto moltissimo, quindi eccomi qua.
La storia è carina e piacevole, con uno stile linguistico particolare, tuttavia fluido e semplice.
Poi l'idea di questa ragazza misteriosa, che sparisce non appena viene baciata, mi aveva incuriosito.
Mi piaceva questa rappresentazione particolare di timidezza e introversione,forse perchè mi riesco anche a rispecchiare in un certo senso nella ragazza invisibile, però nonostante questo, mi trovo a dover riconoscere che la storia perde un po' quel suo sprint iniziale, finendo per scadere nella banalità. Motivo per cui arrivata ad un certo punto, ho faticato a voler proseguire la lettura, mi è parso carente di quelle atmosfere gotiche alla Tim Burton che si respiravano nella "Meccanica del cuore".
E' proprio il caso della maledizione del primo libro, nessun altro libro scritto da Mathias Malzieu forse equiparerà o riuscirà a reggere il confronto con "la meccanica del cuore", purtroppo il confronto appare inevitabile, e questo libro non riesce a reggerlo, non è riuscito a coinvolgermi allo stesso modo, sembrava in un certo senso che il finale fosse alquanto prevedibile e privo di sorprese, però nonostante tutto, non mi sento di dire che sia un libro proprio brutto, direi più che altro, che è un libro carino senza troppe pretese, solamente mi sarei aspettata qualcosa di più dopo "la meccanica del cuore", ma chissà forse gli darò una seconda chance leggendo "L'uomo delle nuvole" dello stesso autore, nella speranza che riprenda ad essere più accattivante, richiamando quelle atmosfere di favola gotica  e cupa che tanto mi piacevano nella "Meccanica del cuore".


martedì 7 febbraio 2017

Adel di Nives Mies

Prima della graphic novel "il blu è un colore caldo"  c'era questa storia probabilmente meno altisonante e famosa, sarà che non ci hanno fatto un film, sarà che cercando da internet non si trova molto su questo libro, e così ho deciso di scrivere qualcosa io.
E' la storia di una ragazza inglese, che decide di frequentare l'università di lettere in Italia, data la sua passione per il rinascimento e per letteratura italiana tra cui Dante e non perde mai occasione di citarlo. A parte qualche orrore nelle citazioni letterarie e poetiche, tipo "Pirandello la ginestra" . No, non è Pirandello, che diamine, l'autrice ha fatto un po' di confusione, si tratta di Leopardi.
Avevo infatti storto già un po' il naso a quella citazione del tutto inappropriata.
Però a parte questo il libro, si presenta piacevole, solo in alcuni tratti forse un po' noioso, ma scorrevole e piacevole nella sua semplicità.
Questa ragazza, Adel, che non è appunto quella di "il blu è un colore caldo" anche perchè tra l'altro non si chiama neanche Adel nella graphic novel, non so perchè nel film abbiano deciso di cambiargli il nome in Adel forse perchè suonava meglio. Comunque questa ragazza inglese di nome Adel conosce una ragazza italiana, di nome Dalia,nasce così una storia d'amicizia, che va al di là della semplice amicizia, molto più profonda, ma Adel  rimane del tutto spiazzata, per lei l'amore è solo etero, non ha mai pensato di potersi innamorare di una donna, e si sente stordita e confusa da queste nuove emozioni, e così nascono le varie incomprensioni, i momenti mancati e le parole non dette tra le due. Quello che mi ha stupito di più, è stata la leggerezza con la quale l'autrice riesce ad esprimersi, io ogni volta che scrivo ahimè finisco per fare delle frasi troppo articolate e complicate, mentre lei con questa leggerezza e semplicità riesce comunque ad esprimere tutto quello che è necessario, non si perde e  non si dilunga in quello che scrive. Dato che essere troppo prolissi, non è sempre una buona cosa, si corre spesso il rischio di annoiare il lettore, di perdere il senso della storia o di incappare in una qualche noiosa ripetizione. Nives Mies no, riesce bene nell'intento,riuscendo comunque a non tralasciare niente,anzi riesce a dare molta espressività nei suoi personaggi, a dargli una caratterizzazione così efficace, da farli apparire reali con tutte le loro debolezze e imperfezioni.
Inoltre nel leggere la storia ci si sente catapultati in Italia, forse non proprio a Firenze, ma in Italia, in generale, a volte io mi immaginavo le strade di Palermo, non chiedetemi perchè, forse la nostalgia e la mancanza di casa, o forse per le impressioni e negative della protagonista  all' università italiana, io pensavo alle mie vecchie e brutte esperienze all'università di Palermo, anche perchè in quella di Padova che ho frequentato seppur per poco tempo, mi aveva comunque fatto una bella impressione.
Inutile dire, che la copertina ha fatto la sua buona parte, per attirare la mia attenzione. Mi sono detta "Ma c'è Kaori di City Hunter, cazzarola allora devo prenderlo!". Si, i disegni sulla copertina ricordano molto lo stile dei manga, forse l'autrice deve essere una sfegatata otaku,
Ringrazio ancora Pietro Tramonte che mi ha permesso di leggere questo libro, è solo grazie a lui che sono incappata nella lettura di questo sconosciuto libro, solo grazie alla sua biblioteca privata itinerante ho letto questi libri meno noti ai più.







lunedì 23 gennaio 2017

La meccanica del cuore di Mathias Malzieu

Se vi piacciono le "Fiabe Grottesche", lo stile di Tim Burton, o Neil Gaimann non potrete far a meno di leggere questo libro.
L' ho letto molto tempo fa, la mia memoria sul libro potrebbe non essere perfetta per fare una recensione delineata e dettagliata al riguardo.
Tuttavia avvertivo l'esigenza, l'estrema necessità di farne una.
E' un libro molto riflessivo sull'amore e su tutte le conseguenze che comporta l'immaturità nel vivere questo sentimento, questo concetto viene espresso sotto forma di una fiaba grottesca, in cui il protagonista "Jake" è un ragazzo che è stato abbandonato perchè aveva un cuore difettoso, che è stato riparato da una strega, c, che lo ha salvato sostituendo il suo cuore con un orologio, ma ovviamente questo comporta che non può innamorarsi, perchè altrimenti le lancette del suo cuore/orologio inizieranno a scorrere e ne perderà il controllo. La strega lo cresce come suo figlio, ma rimane sempre molto fredda e distaccata con lui, dato che sa che Jake non può provare emozioni troppo forti, altrimenti il suo cuore/orologio potrebbe rompersi.
Ma nonostante la strega lo metta in guardia sull'amore, Jake finisce per innamorarsi di una ragazza e vive questo sentimento con una grande intensità, essendo il suo primo amore, ma purtroppo l'amore vissuto con una tale intensità può avere delle conseguenze pericolose.
Ne hanno fatto anche un film d'animazione, ovviamente mai uscito in italiano, tuttavia si può trovare su internet subbato in italiano, tuttavia non è bello quanto il libro,anche perchè è per lo più un musical insufficiente per esprimere le emozioni e le riflessioni che vengono fatte sull' intensità dell' amore giovanile e inesperto.


Vi lascio con questa citazione del libro, per non spoilerare più del necessario:

"Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti mai e poi mai.
Altrimenti, nell' orologio del tuo cuore,
 la grande lancetta delle ore ti trafiggerà
per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno
e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi"





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