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sabato 13 agosto 2022

Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini

In quest'ultimo periodo, sto riscoprendo gli autori italiani del 900', Elio Vittorini è uno fra questi. 
In questo romanzo "Conversazione in Sicilia", tra i più famosi e capisaldi della sua scrittura si respira la nostalgia della sua terra natale, una Sicilia calda e accogliente, ma allo stesso tempo anche inospitale e povera, piena di contraddizioni. 
In questa storia non accade moltissimo, semplicemente, il nostro protagonista intraprende un viaggio dalla Lombardia alla Sicilia, ritornando al luogo in cui è cresciuto, e da lì capirà le grandi differenze tra Nord e Sud, fino a giungere ad un' esagerata esaltazione del Nord, racchiusa nella figura quasi leggendaria e mitologica del "Grande Lombardo". Da una parte il protagonista vuole discostarsi dalla sua terra d'origine, ma dall' altra avverte una stretta appartenenza ad essa. 
Il protagonista finirà per elogiare "l' uomo lombardo" in modo quasi imbarazzante, fino a sfociare in una forma di razzismo verso le proprie origini meridionali, come se, per essere dei veri gran uomini sia necessario possedere origini lombarde. 
Tuttavia, la madre stessa smentirà le sue convinzioni, d'altro canto, dalle lunghe conversazioni riflessive con lei, emergerà che il vero "Grande Lombardo" non è che un miraggio. 
In fondo, tra Nord e Sud non esistono tutte queste enormi differenze, anzi, spesso e volentieri, sono solo delle costruzioni dialettiche e mentali degli uomini. 
Sono gli esseri umani stessi a volersi distinguere dagli altri, tanto da credersi con presunzione e arroganza tanto diversi, così da potersi distaccare, creando disparità e separazione fra loro.
Elio Vittorini conclude, intuendo che non esiste "il vero Grande Lombardo", così da farci intuire, che non esiste neanche un' Italia meridionale e settentrionale, ma esiste solo un' unica terra su cui viviamo.
Per quante differenze gli italiani potrebbero inventare e raccontare su di sé, in fondo, sono tutti più o meno simili e dovrebbero smetterla di arrampicarsi agli specchi, pur di sentirsi superiori agli uni o agli altri.

lunedì 4 aprile 2022

Claudelle di Erskine Caldwell

Claudelle è la storia di una ragazza di campagna, figlia di contadini poveri,
che riceve una delusione d'amore tanto grande e dolorosa, da perdersi completamente. 
La protagonista inizia a sfruttare gli uomini, per ottenere tutto ciò che vuole soldi e regali, offrendo in dono il proprio corpo.
Del resto, la madre non le ha dato degli ottimi consigli, dopo la delusione d'amore ricevuta. 
Erskine Caldwell utilizza uno stile secco e asciutto, la lettura è piacevole, anche se può rivelarsi, forse troppo ridotta all' osso. Ovviamente, non si cade mai sull'esplicito. Non si raccontano mai nel dettaglio i rapporti sessuali, ma, se ne fa sempre un chiaro riferimento.
La sessualità di Claudelle viene raccontata dal narratore, senza esprimere dei giudizi, anche se, sul finale tragico e disperato, possiamo cogliere in Erskine Caldwell una denuncia sociale, verso il bigottismo cattolico dell' epoca. 
È un bel libro perché l' autore non si espone, non spiega e non prende una posizione né positiva né negativa su Claudelle, ma lascia che gli eventi della storia ci inducano a provare empatia per lei, per la povera Claudelle tanto sciagurata e sventurata. Nel complesso la lettura è stata appagante e piacevole, anche se, la prosa è molto risicata, da non lasciarmi moltissimo, rispetto ad altre letture di questo genere, mi torna in mente il pieno coinvolgimento struggente che ho provato per "Tess D'urbenville" di Thomas Hardy.



giovedì 31 marzo 2022

Figli di un Dio minore di Mark Medoff.

Una riflessione struggente ed emotiva sul rapporto sentimentale tra un uomo parlante e udente, con una donna sordomuta. 
È molto carino, anche se, mi aspettavo, ecco, un libro con una struttura ben diversa, parlando di una tematica del genere. 
A mio parere, è un controsenso scrivere un libro in cui si parla di sordomuti e farlo sottoforma di una sceneggiatura o testo teatrale, in cui il linguaggio verbale è il fulcro di tutto.
Mi aspettavo un libro, che desse più enfasi e importanza al silenzio, dandogli maggiore carica e potenza emotiva, e invece niente.
Capisco, anche il tentativo di sottolineare la preponderanza del mondo degli udenti e parlanti, che sconfina con quello di Sarah. Tuttavia, mi sarebbe piaciuto se il mondo silente di sensazioni di Sarah fosse stato delineato e descritto, almeno, in minima parte.
Poi, anche la relazione tra i due per quanto sia romantica e carina, appare un po' inverosimile e pecca quasi di credibilità, a causa di un' immediatezza cinematografica e teatrale.
Mi è parso un tentativo un po' goffo e azzardato di parlare di una tematica delicata, usando una struttura che ne contraddice appunto il senso. 
Si adopera una narrazione esclusivamente basata su un linguaggio verbale, raccontando la storia d'amore con una sordomuta, be', non è un po' un controsenso?
Ho capito che si voglia far intuire, che con le mani, gli occhi e le sue gestualità Sarah comunque riesca a parlare, tuttavia, avrei preferito la storia sottoforma di romanzo vero e proprio.
Il susseguirsi di dialoghi tra i personaggi si accavallano spesso fra loro, generando confusione tra le diverse scene e salti temporali. 
 Forse, anche a causa di un' impaginazione concepita male, diventa frustante e irritante, questa scelta di stile.
Sicuramente, adesso, sono curiosa di vedere il film; perché, a questo punto, una storia con questa struttura dialogata, lo ritengo molto più godibile e apprezzabile sottoforma di film o di trasposizione teatrale.

mercoledì 30 marzo 2022

Le età di Lulù di Almudena Grandes

Cosa dire di questo romanzo talmente perverso, da far quasi inorridire? 
All' inizio, ho pensato che, si trattasse solo di una storia d'amore tossica e malata, ma, verso la fine si sciolgono i nodi e si declina la criticità della perversione. 
Il vero fulcro delle fantasie e aberrazioni erotiche è che non possono mai confluire con la realtà, senza pagarne le agghiaccianti conseguenze. 
Per certi versi, questo libro mi ha suscitato sensazioni contrastanti tra l' eccitazione e lo sdegno. 
Ma, credo che, 
l' intento della scrittrice fosse proprio quello di disturbare il lettore, narrando di una sessualità sconveniente. 
È un romanzo disturbante, volutamente mascherato da erotismo sentimentale.
È un libro capace di destabilizzare il lettore, a causa della crescente lussuria, che prende una piega inaspettata, incontrollata e controversa, fino a sfociare nella morbosità grottesca.
Ci sono contenuti abbastanza forti di violenza inaudita e immorali, da turbare un comune lettore.
Quindi, la vera domanda è se questo libro mi è piaciuto o non mi è piaciuto? 
Direi, che mi è in parte piaciuto e in parte non mi è piaciuto. Mi è parso che, la scrittrice abbia voluto raccontare all' inizio una storia, e poi, sdradicarla, metterla in discussione, per raccontarne di colpo un' altra. 
Mi ha creato un po' di confusione sugli intenti reali della storia, se fosse quella di raccontare una torbida storia d'amore erotica, o se fosse quella di raccontare le problematiche della sessodipendenza e ninfomania. 
In realtà, ho avuto come la sensazione che in questo romanzo ci fosse un po' tutto e a conti fatti niente. 
Quindi, direi che è una storia discreta, sicuramente, un buon romanzo erotico di intrattenimento, da tenere incollato il lettore e che lascia qualcosina di più della solita spazzatura, propinata sulla falsariga della narrativa erotica, ma, niente di eccezionale, mi aspettavo un prosa erotica più suggestiva e introspettiva alla Anais Nin.

sabato 26 marzo 2022

L' ospite di Hwang Sok-Yong

Questo libro lascia il segno per la sua forte denuncia sociale, raccontando gli orrori della guerra. 
Hwang Sok-Yong li ha vissuti sulla stessa pelle quei momenti tragici e devastanti, quindi, riesce perfettamente a ricostruire e a delineare la storia di una guerra, che ha diviso la Corea da almeno cinquant'anni. Questo romanzo ci appare sfortunatamente attualissimo,  a causa del periodo che stiamo vivendo. 
Mi è piaciuto molto, perché 
Hwang Sok-Yong non risparmia nessuno, in tutta la sua crudezza e atrocità, ci fa capire che le ideologie, la religione e gli interessi non portano altro che morte e distruzione fra gli uomini. 
Alla fine, non esiste più nulla di giusto e sbagliato di fronte la guerra, e questo scrittore a cuore aperto lo ribadisce più volte. Molto spesso non si capisce chi uccida chi, ma in fondo, questa confusione è chiaramente voluta perché gli assassini in una guerra diventano tutti, contro tutti. Coreani che prima si scambiavano i saluti e le cortesie del buon vicinato, dopo finiscono per trucidarsi tra loro, in nome di un ideologia differente, dicevano in nome del bene comune, e chi in nome di una religione cristiana e altri shintoista. Tuttavia, in nome di qualsiasi religione, interesse o ideologia hanno tutti prodotto lo stesso medesimo risultato, la violenza, lo strupro e lo sterminio di quasi un' intera popolazione. Questo libro è agghiacciante, offre delle immagini molto forti e scioccanti, che scuotono ripetutamente la sensibilità del lettore. 
Hwang Sok-Yong non ci risparmia assolutamente nulla, ci mostra la crudeltà disumana e innacettabile della guerra in tutte le sue aberranti sfaccettature. 
Certe immagini di efferata violenza, non me le toglierò più dalla testa, sono rimasta scolpite indelebilmente nella mia mente. Un libro da leggere assolutamente, ora più che mai, perché in qualsiasi parte del mondo siamo, la guerra non cambia, ovunque scoppia e per qualsiasi motivo esploda porta solo morte e distruzione. Nessuna ragione sarà mai abbastanza valida e sufficiente per giustificare le atrocità di una guerra.


mercoledì 23 marzo 2022

Come sabbia è il mio amore di Kyoichi Katayama

Di quest' autore giapponese, Kyoichi Katayama avevo letto già "Gridare amore dal centro del mondo" e mi era piaciuto particolarmente, perché a differenza dei soliti teen drama con la ragazzina con la malattia incurabile e la storia d'amore, c'era un atmosfera più pacata, riflessiva e introspettiva, meno ridondante di luoghi comuni e molto meno plateale. 
Il modo distinto e quieto con cui i giapponesi affrontano la morte, si respirava in tutto il romanzo. 
Mentre in "Come sabbia è il mio amore", Kyoichi Katayama affronta una tematica più matura e controversa, quella della maternità surrogata. 
All' inizio, il libro è coinvolgente e offre molti spunti di riflessione sulla sterilità femminile e maschile, e sulla questione maternità anche imposta implicitamente dalla società. Tuttavia, per quanto il romanzo nasca con ottimi spunti, si perde progressivamente nella vacuità. 
Molte situazioni avvengono troppo velocemente e non vengono del tutto spiegate. 
Mi sarei aspettata qualcosa di più, giunta a metà libro l' ho trovato piuttosto noioso e deludente, decisamente troppo superficiale e vago. È bella l' idea di fondo, ma, purtroppo, gli sviluppi si sono come dire inabissati, restando completamente sconclusionati.

lunedì 14 marzo 2022

Il gioco di Louise di Tara Isabelle Burton

Un libro inaspettato, sorprendentemente bello. 
Mi piace come la giornalista/scrittrice abbia narrato la storia, si sente che nello stile ci sia un' impronta giornalistica, dato che la prosa risulta spedita e immediata, tuttavia, senza togliere nulla alla narrazione che, anzi risulta piacevole, originale e mai banale.
Questo romanzo parla di un' amicizia fra due ragazze, Louise molto povera che si barcamena tra diversi impieghi per potersi pagare l' affitto, mentre Lavinia è benestante, figlia di persone ricche, che può permettersi tutto ciò che desidera. 
Si incontrano per caso, perché Louise deve dare lezioni di recupero alla sorella di Lavinia, ma, poi, accade che, per una cosa e per l' altra, Lavinia la inviti a partecipare ad una festa nell' upper East side, e tutto cambia, come per magia nella vita di Louise. 
Ben presto, Louise capirà che quell' assaggio della vita agiata e mondana non le basterà. 
Tuttavia,  nella frivolezza e vacuità delle feste di New York si nascondono e insidiano tutti i problemi psicologici di Lavinia, tutti i suoi eccessi bipolari e narcisistici. 
Ma, Louise si lascia cedere e trascinare dai vantaggi, senza più calcolare gli svantaggi che questa amicizia tossica e malata possa comportare nella sua vita. 
Eppure, il romanzo sin dal titolo ci suggerisce, che Louise non sia una vittima del tutto incosapevole di cosa le accadrà intorno. 
Ho adorato il gioco di specchi tra le due protagoniste-antagoniste in cui i ruoli di entrambe si ribaltano e invertono continuamente, chi è la vittima e la carnefice tra le due? È un romanzo thriller psicologicamente inquietante e disturbante. Be', forse, sul finale si perde un po', lasciando un po' a desiderare, ma ha delineato perfettamente l' incontro tra due personalità psicologicamente instabili e di quanto l' unione fra le due possa fare danni. 
Ha reso anche bene quell' idea della città di New York vissuta in prospettiva di Louise, senza un soldo e quella diversamente vissuta da Lavinia, a perdersi nell' eccesso e nella mondanità, per colmare la propria incapacità di affrontare la vita e riempire i propri vuoti e senso di solitudine. 
Si intuisce quanto in realtà entrambe le due ragazze si cerchino e si vogliano bene, ma alla fine, la loro amicizia risulti inconciliabile, destinata a non conclamarsi mai, nonostante le buone intenzioni, soprattutto, se ci sono di mezzo tante bugie e una buona dose di bipolarismo.
 

martedì 8 marzo 2022

Parasite in love ( manga di 3 volumi)

Questo manga di genere seinen, rivolto ad un pubblico maturo, mi catturava per la particolarità della trama e il fascino dei disegni. 
Ispirato ad un romanzo, che è stato poi reinventato e trasposto sottoforma di manga. 
Devo dire che mi è piaciuto molto, anche se, con degli alti e bassi. 
Il primo volume è molto bello, a livello di storytelling. Ho amato l'accurata introspezione dei protagonisti nel rivelare le loro manie e fobie, coordinate perfettamente con le immagini.
È un manga eccezionale, disegnato molto bene, con una grande cura dei dettagli.
Tuttavia, il secondo volume si perde un po' in nozionismi scientifici di biologia, che mi hanno particolarmente annoiato e reso la lettura faticosa. 
Poi, avrei preferito che ci si soffermasse più sulle fobie e manie dei protagonisti che, magari, insieme riuscissero a trovare la forza e la determinazione per risolverle, e invece, si vira su altro, perdendo di vista altri interessanti spunti, che potevano essere approfonditi, ma l' occasione è persa. 
Si è voluta virare sul fatto che,  l' amore dei due protagonisti, sia determinato da una forma particolare di parassita, anche questo è un punto interessante, ma viene portato un po' all' esasperazione. 
Tuttavia, con il terzo volume la storia si riprende, soddisfacendo le mie aspettative.

domenica 6 marzo 2022

Il sospettato X di Keigo Higashino

Mi aspettavo qualcosa di più intrigante e coinvolgente, un thriller psicologico che lasciasse con il fiato sospeso e invece... 
È un giallo atipico, come molti nel panorama giapponese, è questo mi ha spinto a volerlo leggere, ma, speravo in qualcosa come: "L' uomo che voleva uccidermi" di Shuichi Yoshida, in cui c'è della suspence, perché si sa già chi è
l' assassino, ma non si svela il movente. Invece, questo libro è piatto, si svela sin da subito l' omicidio, ma non stuzzica più di tanto l' interesse del lettore nel voler andare avanti con la lettura. 
L' unica domanda che ci si pone è se la polizia riuscirà veramente a scoprire l'omicidio. 
Mi ha colpito un po', il fatto che si narri la storia molto più dal punto vista degli assassini, tanto da spingere il lettore a tifare per loro, ma, per il resto questo libro come prosa è scorrevole, piacevole, ma andando avanti divaga, diventando piuttosto semplicistico e banalotto, da ricordare lo stile delle storie del detective Conan. 
Poi, i personaggi stessi perdono tanto di mordente e credibilità, soprattutto per il loro eccessivo ed esasperante spirito di sacrificio, che viene veramente portato all' eccesso, creando più degli stereotipi, di personaggi usciti più da un anime che da un libro. Ho apprezzato i richiami a dei famosi e interessanti teoremi matematici, ma per il resto non è il genere di thriller introspettivo e psicologico che cercavo, mi ha deluso molto. 
Poi, non parliamo della penosa impaginazione di giunti al punto, nella versione economica e nutro forti dubbi anche sulla autorevolezza della traduzione. Spesso, sono state adoperate parole di uso gergale, per nulla piacevoli da leggere in un testo scritto. 
Ora, io non credo che,  Keigo Higashino abbia scritto in giapponese una parola corrispondente ad  "un sacco" per dire "tanto", perché un sacco non è un aggettivo da usare in un testo scritto, a meno che tu non stia parlando del sostantivo "sacco". 
Il guaio è che in questo romanzo viene adoperato come sostituto di tanto.
Poi  il "non comment", come tante altre innumerevoli parole. 
Mi è parso, come se a lungo andare si fossero stancati di tradurre in modo valido e accurato il testo, ed è stato molto sgradevole da lettrice vedere un romanzo trattato così male, tanto da fargli perdere anche quel minimo di eleganza e cura stilistica. 
Povero Keigo Higashino, sempre un autore così di nicchia da essere volgarmente bistrattato dalle case editrici italiane.

mercoledì 2 febbraio 2022

Non sta mai ferma di Roberto Piumini

Questa lettura è stata carina, ma a mio parere si dilunga troppo su aspetti poco interessanti. 
Capisco che l' intento fosse quello di raccontare una storia per ragazzi, parlando del fenomeno sismico, soprattutto, ponendo l' attenzione su quello accaduto in passato a Messina, ma il grosso problema è che di per sé dubito che la narrazione possa catturare l' interesse di un ragazzino, e dall' altra non cattura neanche gli adulti se non verso la fine, quando va dritto al sodo, spiegando in linee generali ed elementari il terremoto, l' eruzione dei vulcani e lo tsunami.

giovedì 13 gennaio 2022

La signora delle ombre di Philippa Gregory

Su goodreads questo libro è inserito nella lista dei romance più brutti, ma il punto è come fa ad essere un romance brutto, se non è appunto un romance?!  Mi sorge il dubbio, ma la gente lo ha letto veramente questo libro? Ho come l'impressione che molti si siano fermati alle prime pagine, dando un giudizio affrettato e incompleto.
Non c'è alcuna storia d'amore in questo libro! Nel retro copertina si ammica con l' inganno alla parola "passione",  facendo credere al lettore che ci sia una travagliata storia d'amore tra la protagonista e lord Hugo, ma in realtà il punto forte e caratterizzante di questo libro è la più totale assenza di sentimenti romantici. 
La protagonista Alys passa dall' essere una fattucchiera, una monaca, fino a diventare la scribana di lord Hugh, per poi diventare l' amante di Lord Hugo, nella speranza di poter diventare una lady, con il supporto della magia nera. Alys non è la solita protagonista buona e genuina, è un personaggio femminile negativo, anzi mi verrebbe da dire che non esiste un personaggio positivo in questo libro.
Tuttavia, se analizziamo il contesto storico, periodo della dinastia dei Tudors e l' ambiente in cui Alys si muove, possiamo non empatizzare con lei, non compatirla almeno un po'? 
In una società dominata da un maschilismo imperrante, su cui predominava l' aristocrazia e in cui vigeva la superstizione e la caccia alle streghe, Alys tenta con le unghie e con i denti di sopravvivere e di emergere, laddove il vento è più favorevole, giocando sporco, tanto quanto gli altri personaggi.
Mi dispiace, che questo romanzo sia stato trattato da molti con giudizi sbrigativi e superficiali,  perché è una lettura di intrattenimento efficace, che rispecchia perfettamente la dura e difficile condizione della donna in quel periodo storico. 
Sicuramente, ci sono espedienti di magia, ma non sfocia nel fantasy, si tratta di magia oscura, che spesso si rivolterà anche contro gli stessi piani della protagonista. Philippa Gregory è una studiosa del periodo storico dei Tudors, e in questo romanzo risulta evidente quest' influenza, si respirano tanto quelle atmosfere. Certamente, ci sono alti e bassi in questo libro, ed è normale che leggendo le prime pagine, si potrebbe erroneamente pensare ad una storiella d'amore di classi sociali differenti, oppure di una strega/ monaca con un lord. 
All' inizio della lettura, strideva la narrazione di una monaca/strega, però più avanti tutto comincia ad avere più senso. Proprio perché Alys è una protagonista che reinventa sé stessa, in base alla corrente sfavorevole o favorevole degli eventi, insomma, è un voltafaccia continuo, non è un personaggio che persegue un' ideale, ma solo ciò che più le fa comodo. Rincorre gli agi e la posizione che le si prospetta più confortevole e vantaggiosa. 
Poi le scene sessuali di questo libro non sono erotiche di per sé, ma prendono una piega volutamente sordida e grottesca. Alys usa l'esoterismo e il sesso, come mezzi di manipolazione, ma senza sapere che le si potranno rivoltare contro. 
In certi momenti, questo libro mi ha fatto pensare a "Madame Wu" di Lin Yutang, quindi, non è proprio un romanzetto rosa. Inoltre, ci sono momenti forti e crudi di sporca e misera rivalità femminile, per poi concludersi in una sconfitta per entrambe le due donne. Posso anche capire, perché il romanzo possa a molte non essere piaciuto, chi sperava di leggere un romance in costume, non ha trovato ciò che sperava. Chi credeva di trovare un libro erotico, anche in questo senso non si è trovata soddisfatta, perché la storia parla di una povera donna che non possiede niente, e che pur di ottenere ciò che vuole, si dota di tutta la sua astuzia, avidità e freddezza, diventando sempre più macchiavelica e pronta a tutto, pur di ottenere ciò che vuole. A me ha catturato, proprio perché durante la lettura, stavo a chiedermi: "Come farà l' arcigna e crudele protagonista a riemergere ancora una volta? Quale subdolo piano architetterà stavolta?".
Ma al contempo, si insinuava nella mia testa il dubbio, se desiderassi che la protagonista soccombesse o che l' avesse effettivamente vinta. Questo romanzo è stato per me un passare di continuo dall' odiare la protagonista e a godere dei propri insuccessi, fino ad arrivare alla conclusione di desiderare in una sua possibilità di riscatto. Anche Philippa Gregory manipola il lettore a proprio piacimento, e per fare questo ci vuole anche una discreta bravura.

sabato 8 gennaio 2022

L' uomo in bilico di Saul Below

Joseph aspetta la chiamata alle armi, ma questa chiamata per ragioni burocratiche tarda ad arrivare. Se in un primo momento, il protagonista è compiaciuto della sua libertà e salvezza, a lungo andare se ne stufa.
La storia scritta da Saul Below è sottoforma di diario, Joseph narra in prima persona, i sei mesi di attesa, che diventano sempre più insostenibili, come un incubo ad occhi aperti o una condanna dell' esistenza, quella di stare sotto le sue quattro e confortevoli quattro mura; a vedere la sua vita scorrere e susseguirsi in giorni quasi sempre tutti uguali, nella sua piena e piatta calma, piuttosto che andare in guerra. 
Su alcuni punti questo stato di attesa e immobilità mi ha ricordato "il deserto dei tartari"di Dino Buzzati, ma non raggiunge mai quei livelli di riflessione così elevati, e più avanti mi ha fatto pensare al senso di inadeguatezza e inettitudine riscontrati nella "coscienza di Zeno"di Italo Svevo, ma anche qui non tocca l' apice di quella corposa introspezione psicologica. 
Appare come la sintesi di entrambi i due romanzi, almeno di quei due concetti di alienazione e inabilità all' esistenza, e al disadattamento alle regole sociali, ma senza assorbirli ed esaurirli del tutto. 
Nel complesso, mi è piaciuto molto, è stato una vera rivelazione, non conoscevo questo scrittore, e ho colto anche degli aspetti originali e sarcastici interessanti. 
Mi è piaciuto tanto il tu per tu con la propria coscienza, quelle conversazioni intime con il proprio io. E dopotutto, non siamo tutti un po' come il protagonista: Quando andiamo a lavorare detestiamo il nostro lavoro, e quando finalmente abbiamo le opportunità di lasciarlo per un motivo o per un altro, alla fine, se all' inizio la situazione ci gusta, ci piace, riteniamo di esserci riappropriati della nostra libertà di fare ciò che più ci piace, più avanti invece, questa libertà ci mette a tu per tu con la nostra interiorità e comincia a starci sempre più stretta.
Tutto quello che un tempo facevamo con piacere,  finisce per tediarci,si transforma in routine e monotonia. Avvertiamo necessariamente il bisogno di svolgere il nostro dovere sociale, e in questo caso il protagonista giunge persino alla decisione, di preferire, anelare di andare in guerra, piuttosto che restare immobile e ciondolante, senza uno scopo preciso, dentro la sicurezza della propria casa. Mentre, altri ne sono terrorizzati e si rifiutano ad andare sotto le armi , accampando scuse, il protagonista suo malgrado, con l' acqua alla gola, sfinito dalla sua stessa libertà, si rimette felicemente all' obbligo dell' irreggimentazione, al paternalismo e al regolamento, finalmente, liberato da sé stesso, dal dover convivere così a tu per tu, con la propria interiorità.

giovedì 6 gennaio 2022

L'amicizia di Francesco Alberoni

Breve saggio sull'amicizia.
Francesco Alberoni, un sociologo italiano molto noto, si pone il seguente quesito: "Un rapporto intimo, come quello dell' amicizia nella società odierna può esistere?" . 
Si parte dalla spiegazione del concetto di amicizia, di cosa effettivamente significhi essere amico di qualcuno e di cosa ciò comporti, per poi arrivare a modelli di amicizia immaginari narrati nella letteratura epica, come l' Odissea, fino a parlare di amicizie reali e legate all'ideologia come quella intercorsa fra Marx ed Engels, o a quella culturale fra Cézanne e Zola. 
Si analizzano anche le problematiche stesse dell' amicizia nell' inserirsi per esempio, in un ambiente difficile come quello lavorativo, altamente competitivo e fortemente incentrato sul rendimento e l' efficienza. Si individua anche la differenza fra amicizia, erotismo, innamoramento e persino fra rapporto filiale e fraterno. 
Alberoni evidenzia e chiarisce anche gli eventuali punti di rottura di una grande amicizia. Su alcuni punti può apparire un saggio di sociologia scontato, e su molti di essi l' ho trovato banale e noioso, però in altri frangenti mi è stato di molto aiuto, per darmi delle risposte che cercavo, sulle motivazioni per cui si perdono e si infrangono persino grandi e storiche amicizie. 
Dopotutto, l' amicizia è incontro, ma deve essere anche un momento di profondo crescita insieme, se invece si transforma in uno spazio chiuso e claustrofobico su cui non matura nulla, finirà per assopirsi.  
L' amicizia sfiorisce anche dal momento in cui in essa pervadono sentimenti negativi di invidia e di ricatto. Termina anche dal momento in cui i consigli e i suggerimenti dell' amico vengono percepiti come critiche pesanti alla propria persona e non più come momenti costruttivi per mettersi in discussione e crescere insieme. 
Non date per assodato che tutti sappiano cosa significhi veramente essere amico di qualcuno, spesso non è così. E dopo aver letto questo libro possiamo dire, con certezza di essere stati degli ottimi o pessimi amici nella nostra vita? 

giovedì 30 dicembre 2021

Canone inverso di Paolo Maurensig

Una storia che parla di passione per la musica, in particolare per il violino. Maurensig con la sua coinvolgente penna riesce a descrivere l'amore di un musicista, verso il proprio strumento musicale. È stato tratto anche un film da questa opera, ma è stata ampiamente rivisitata, trasformandola in una struggente storia d'amore, strappa lacrime. 
Per quanto il film sia bello, rifugge in una rotta differente da love story commovente, per accattivare il telespettatore; mentre il libro parla di tutta altro, c'è amore, ma è un amore sofferto e tormentato, e non è tanto quello per una persona fisica, ma più rivolto verso l' innafferabile suono stridente e sibilante del violino. A chi ama la musica classica, soprattutto il violino, non posso fare altro che suggerire la lettura di questo libro, non privo di qualche interessante colpo di scena.

martedì 28 dicembre 2021

Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoeg

Non mi è piaciuto per niente, è un thriller psicologico concepito male. Capisco e apprezzo la tendenza degli autori nordici, ad andare fuori i canoni prestabiliti, soprattutto, nel genere thriller, solitamente è il loro punto forte, non seguire necessariamente le regole prestabilite del genere, miscelando e racchiudendo elementi narrativi differenti e originali. Tuttavia, in questo caso, questo libro fa ghiaccio e neve da tutte le parti.
Dopotutto, il punto forte del libro è solo l' ambientazione: L' autore riesce veramente a trasportare il lettore in Danimarca e più avanti verso la Groenlandia, sulla neve,  ghiacciai, iceberg e pancake ice. Comunque, a parte il sentirsi trascinati efficacemente in posti gelidi e freddi, sia a livello scenografico, ma anche mentale, dato che, la protagonista Smilla è una donna sconvolta e depressa dal lutto di un bambino, non suo, ma con cui aveva stretto un forte legame. La depressione di Smilla è equiparata alla consistenza fredda della neve. Si avverte per tutto il romanzo una gelida apatia, un dolore muto a cui Smilla non sa dare voce. Il libro gioca anche su un' ambiguità morbosa sul rapporto tra Smilla e questo bambino, e l' ho trovato spesso di cattivo gusto, con un' ipersessualizzazione morbosa e voyeuristica, tra una donna adulta e un bambino. Come altrettanto sgradevoli e insinuanti sono state delle scene sessuali, discordanti da tutto ciò che sta attorno al libro. Non ho nulla contro le scene di sesso, se hanno un senso, un perché, se sono buttate così a casaccio nel libro, giusto per riempire pagine, senza neanche essere spiegate e descritte, da ritrovarsi a  rileggere per una seconda volta, perché non concorda con ciò che stava accadendo un momento prima, be' c'è un problema di incomunicabilità tra il il narratore e il lettore. Il problema di questo romanzo è che sono state introdotte eccessive divagazioni, che fanno perdere il filo stesso della storia. 
Ci sono molte soffermarzioni su dettagli e particolari irrilevanti, e poi di colpo arriva l' azione, solo che questa giunge fin troppo sbrigativa e non si capisce nulla di cosa stia effettivamente accadendo.
Improvvisamente, Smilla è su una nave che prende pugni, e si trova implicata in complotti e svariate situazioni, che personalmente mi hanno reso la lettura molto difficile. 
Fremevo della voglia di sapere che diavolo stesse accadendo, ma avevo come l'impressione che lo scrittore non volesse proprio spiegarmelo. 
Ho capito l' intento di voler creare suspence, ma il grande problema è che se ci sono troppe digressioni e tematiche fuori tema, il lettore si trova spiazzato e a lungo andare si annoia e perde l'interesse.  
Questo libro fa fatica a tenere alto il ritmo, mantenendo costante l' interesse del lettore, a causa di un utilizzo spropositato di un linguaggio scientifico, poi si ripete di continuo, senza arrivare ad una conclusione. È come se ci fosse una sovrabbondanza di pagine in eccesso, si poteva sfoltire la mole di pagine, terminandolo molto prima, senza dilungarsi e perdersi in 446 pagine. Poi, non parliamo dei personaggi, a parte Smilla e il bambino, altri sono solo apparizioni casuali, che mi hanno reso la lettura ancora meno piacevole, facile e comprensibile. 
Sarebbe stato meglio se lo scrittore si fosse soffermato sull'idea di partenza, senza tutte queste divagazioni. Ho apprezzato tante riflessioni e processi di introspezione psicologica della protagonista, ma poi si viene sepolti da un cumulo di pagine "ghiacciate". Mi si è assiderato il cervello, nel leggere questo libro, be' se era questo l' intento dello scrittore, con me, ci è riuscito benissimo.


venerdì 24 dicembre 2021

Sono introverso e allora? di Steve Allen.

Mi è piaciuto molto, offre ottime informazioni e consigli utili , inoltre, rende note le peculiarità degli introversi, comunicandoci che essere introversi non è un difetto, ma un modo di essere con i suoi pro e contro tanto quanto l' estroversione. Non esiste una formula magica per essere differenti da quel che si è. Non dobbiamo forzarci di essere ciò che non siamo, rinnegare la nostra natura introversa, ma tutta al più valorizzarla quando è necessaria, e sdoganarla e affievolirla se le circostanze lo richiedono. Ho amato questo libro perché non si proclama essere un inno all' introversione, non dice che gli introversi sono buoni e belli e gli estroversi brutti e cattivi, semplicemente mette in luce le qualità e i difetti di entrambe le personalità, attraverso studi scientifici  condotti su entrambi i due modi di essere. Ha messo in luce, anche quanto gli introversi abbiamo una maggiore capacità di analisi e di conseguenza di ipercriticità, ed è vero, da introversa mi ritrovo, sono una vera criticona, non che mi metta a puntare sempre il dito verso gli altri e i loro comportamenti, però mentalmente sì, troppo spesso tante e innumerevoli volte. Dopotutto, gli introversi sono già super critici verso sé stessi, figuriamoci se possono risparmiare gli altri dalle loro durissime sentenze. D'altra parte, questo libro ci fa notare quanto gli introversi riescano a vedere molto meglio i propri difetti e quelli altrui, rispetto agli estroversi. Tuttavia, se questo può dare agli introversi una maggiore consapevolezza degli altri e di sé,  così da potersi migliorare, dall' altra può essere anche un modo distruttivo di mozzarsi le gambe, nelle circostanze di tutti i giorni. L' estroverso è più leggero, lui vive più sul mondo esterno, attraverso gli altri e l' azione, mentre l' introverso vive nel suo mondo interiore. È facile pensare che gli estroversi siano persone che abbiano più successo soprattutto in Occidente, perché  è la personalità che riceve più approvazione, mentre quando sei introverso ricevi più volte feedback negativi da parte delle altre persone, ma in realtà l' estroverso se portato all' eccesso tanto quanto l' introverso può fare tanti danni. Perché? Questo libro ci spiega benissimo il motivo, perché se l' introverso presta molta attenzione e medita sulle sue azioni e parole misurandole, dall' altra l' estroverso avrà la tendenza ad essere più impulsivo e incauto, facendo maggiore fatica ad empatizzare con gli altri e ad accorgersi della causa effetto che le sue azioni e parole producano sugli altri. 
L' estroverso è imperterrito, si nutre di socializzazione e azione, mentre l' introverso si nutre della sua solitudine e calma. 
Anche l' estroversione se portata agli eccessi è distruttiva, perché non si può vivere di sola azione e socializzazione, bisogna imparare anche a saper stare bene con sé stessi e riuscire anche a godersi i momenti anche quelli di inattività, perché sono quelli ad essere un' importante spunto di riflessione e rinascita. 
L' estroverso fugge da sé stesso, dalla sua interiorità, e quando è tempo di fare i conti con sé stesso, potrebbe farsi più male di un introverso, proprio perché è disabituato a fare i conti con i propri mostri interiori, mentre un introverso li conosce bene, è abituato a scontrarsi contro di essi,  e saprà tenerli maggiormente a bada, oppure no, potrebbe lasciare che essi prendano il predominio di sé stesso. 
Questo libro ci dimostra quanto entrambe le due personalità se portate all' eccesso possano essere letali. 
Quindi, la soluzione sarebbe quella di raggiungere un equilibrio fra le due personalità, racchiudendo in noi stessi entrambi i due spettri caratteriali. Dopotutto, chi davvero, riesce ad essere sempre e costantemente introverso e chi riesce a perseguire una vita sempre attorno agli altri e all' azione continua? In entrambi i casi si finirebbe per impazzire e a non stare affatto bene con sé stessi e tanto meno con gli altri.

giovedì 23 dicembre 2021

Hummus a colazione di Serena Zammartini

È la storia di una donna single di trentacinque anni che ama moltissimo viaggiare da sola, visitando luoghi particolari dallo Sri Lanka, a Bali in Thailandia, fino alla tappa decisiva Israele, è questo il viaggio on the Road su cui si sofferma il libro. 
L' ho trovata una lettura molto piacevole sul viaggio come introspezione personale e un modo per essere emotivamente indipendente ed emancipata. Ho amato anche il fatto che la storia resti fissa sul viaggio e non cambi affatto rotta, virando in una storiella romantica, ma più su avventure occasionali della protagonista, che nonostante perda la testa per qualche ragazzo, non si lasci sopraffare e persegua il suo viaggio in piena autonomia e con lo stesso entusiasmo. Il cibo tipico, l'hummus, i felafel e i mercatini, insomma si respira aria medio orientale e risveglia una grande voglia di viaggiare, anche da soli se è necessario, perché parliamoci chiaro è piacevole viaggiare in compagnia, ma da soli diventa un'esperienza ancora più forte e intensa, soprattutto in luoghi sconosciuti, in cui si parla una lingua differente dalla propria. Sapersela cavare da soli in un luogo estraneo, può renderci emotivamente più forti e intraprendenti, può darci una sferzata di autostima che ci mancava.

Il dipendente di Giuseppe Passeri

Un libro ben riuscito che parla con sarcasmo tagliente del mondo del lavoro in Italia, della pensione sempre più lontana dopo la legge Fornero,  ma sul finale il libro ha preso una piega da lieto fine forzato poco convincente, molto raffazzonato. Tuttavia, come lettura gratuita su Amazon Kindle è stata una buona e valida lettura che delinea un ritratto realistico e veritiero sulle dinamiche lavorative fra colleghi e i meccanismi malati  e tossici portati avanti dai datori di lavoro e gestori di grandi aziende.

lunedì 20 dicembre 2021

Un litro di lacrime di Kito Aya

Il diario di Kito Aya è struggente, commuove e fa pensare, ci mette di fronte agli occhi la disabilità, quella che spesso non vogliamo vedere perché troppo pesante e triste da vedere soprattutto in una ragazzina. Aya ci fa entrare dentro la sua malattia, ci mette nella condizione di scoprire come ci si sente ad avere una malattia come la SCA, l' attasia spinocerebellare, passo dopo passo, tra il passaggio della sua vita adolescenziale fino all' età adulta. Il suo coraggio e la sua forza di volontà resta impressa tra le pagine di questo diario. Avevo visto in passato il drama giapponese, ispirato a questo diario, ma posso dire che non è stato altrettanto bello, perché sono state cambiate molte cose, si è voluto necessariamente creare una storia d'amore, virando ad un dramma romantico, per renderlo più accattivante per gli spettatori. Capisco, anche l' espediente della "love story" nella realizzazione di un telefilm, però non è questa la vera storia di Aya. Kito Aya non ha avuto una storia d'amore come le altre ragazzine, proprio perché la sua malattia non glie l'ha permesso. Dentro di lei, però Aya aveva conservato e nutrito la speranza di potersi innamorare e sposare come tutte le altre persone, e probabilmente, come si evince dal diario doveva essersi presa una cotta per uno specializzando di medicina. Il drama giapponese era molto edulcorato, mentre il diario presenta una realtà molto più cruda e drammatica, eppure, nonostante tutto Aya pur cadendo, e versando un litro di lacrime, riusciva a trovare comunque la forza di volontà per reagire e andare avanti, nonostante il progredire della malattia. Questo non è un libro che si legge per la sua prosa accurata, ma più per la forza e il coraggio della sua protagonista, una ragazza veramente esistita, che ha toccato il cuore di molte persone, per come è stato in grado di fronteggiare la sua malattia. Le sue parole sono semplici e spontanee, abbozzi di una ragazzina, ma efficaci, toccano sul vivo. Aya nel suo diario parla della sua malattia con estrema schiettezza, senza sconti, e tuttavia, non c' è autocommiserazione in lei, ma neanche un eccessiva positività irrealistica, ma si respira in lei solo tanta umanità e voglia di reagire alle avversità, ma non senza vacillamenti e tentennamenti, anzi Aya ne ha tanti, ed è proprio nelle sue fragilità di ragazzina che sta la sua stessa forza, perché nonostante tutto trova lo stesso il modo di asciugarsi il viso e riprovare, trovando sempre nuovi modi per fare quello che la malattia non le consentiva di fare. È un grande esempio di vita per la sua grande forza di volontà. Ebbene, ho versato anche io un litro di lacrime per la cara e piccola Aya.

lunedì 6 dicembre 2021

Il mago di William Somerset Maugham

Il mago di William Somerset Maugham, prende ispirazione da un personaggio misterioso e inquietante realmente conosciuto da Maugham, Aleister Crowley un praticante di occultismo. In questo romanzo Maugham si rifà a " Dracula" di Bram Stoker e a "Frankenstein" di Mary Shelley. Maugham amalgama brevemente e sapientemente elementi gotici ed horror, ma resta una lettura di mero intrattenimento, senza fare un' analisi psicologica dei suoi personaggi e senza ricche riflessioni di fondo, com' era in Frankenstein di Mary Shelley e senza gli eccessivi moralismi cattolici pregnanti in Dracula. Mi è piaciuto lo stile diretto e spedito del romanzo, però, ho sentito verso la fine della storia che mancasse qualcosa, forse un po' di quella suspence presente in Dracula e in Frankenstein. Non sono riuscita a lasciarmi trascinare dalle vicende, non ero in ansia e in trepidante attesa di sapere cosa sarebbe accaduto ai protagonisti, non mi ha coinvolto, perché i personaggi erano psicologicamente fin troppo piatti, privi di spessore e non sono entrata in empatia con loro, da lasciarmi travolgere dall' incombente finale, tanto che ho dovuto leggerlo piú di una volta, perché verso la fine la mia mente vagava altrove. Mi piace lo stile di Maugham, ma questo romanzo forse è stato troppo coinciso, eccessivamente incentrato sullo svolgimento degli eventi, perdendo di vista la caratterizzazione dei personaggi, la loro analisi psicologica e anche l' aspetto magico. In realtà, di occultismo, magia e alchimia, argomenti che tanto mi piacciono be' se ne parla poco, vengono solamente accennati ai fini strettamente necessari della trama. Tuttavia, è uno scrittore che vorrei continuare a leggere, ha dei tratti distintivi e singolari nello stile, poi la sua vita travagliata, il suo non considerarsi mai abbastanza e all' altezza dell' essere considerato un grande scrittore, ha attirato il mio interesse. 

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