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giovedì 14 aprile 2022

L' amore bugiardo di Gillian Flynn.

Pensavo che questo libro fosse un polpettone commerciale, che in fondo avrebbe deluso le mie aspettative e invece... Devo dire di essermi sbagliata, è stata meglio di quello che mi sarei aspettata! È un thriller psicologico ben strutturato. 
È stata elaborata perfettamente bene l' introspezione dei personaggi: è molto focalizzato sulla carraterrizzazione dei protagonisti, tutta al più che sugli aspetti tecnici da indagini poliziesche di cui sinceramente a me importa ben poco, sicuramente, lì ci sarà qualche pecca per i fanatici del genere giallo/ indagini, e forse qualcosa di poco realistico e dissonante nella trama, eppure, nonostante si percepisca qualche difetto, questo libro a mio parere è magnetico.  
Gillian Flynn è riuscita a dare vita, corpo e anima a Nick ed Amy, e sono entrambi un marito e una moglie imperfetti, con le loro complessità e ambivalenze caratteriali e psicologiche, che ahimè sul film per quanto sia stato realizzato così bene, con un ottimo cast, perde molto sulla caratterizzazione lodevole e ben delineata di marito e moglie. 
Il libro è più un indagine su chi sia il più pazzo e problematico tra i due della coppia, e questo romanzo è veramente dissacrante, a tratti ho percepito quasi dell' humor nero su cosa effettivamente sia l' istituzione matrimoniale. 
Mi piacciono questi thriller fuori dagli schemi, non le solite indagini del commissario, il poliziotto e laddove c'è il buono e il cattivo, o si cerca semplicemente l' assassino, ma dove tutto è nebuloso, dove i confini di bene e male sono sempre labili e in cui viene delineata la tossicità dell' amore e la sua stessa necessità di coesistenza tra due persone disturbate.
Questo libro offre degli ottimi spunti di riflessioni sui rapporti di coppia, sul matrimonio, anche sul femminismo e sui luoghi comuni, è un thriller che offre più di quello che ci si aspetta.

lunedì 14 marzo 2022

Il gioco di Louise di Tara Isabelle Burton

Un libro inaspettato, sorprendentemente bello. 
Mi piace come la giornalista/scrittrice abbia narrato la storia, si sente che nello stile ci sia un' impronta giornalistica, dato che la prosa risulta spedita e immediata, tuttavia, senza togliere nulla alla narrazione che, anzi risulta piacevole, originale e mai banale.
Questo romanzo parla di un' amicizia fra due ragazze, Louise molto povera che si barcamena tra diversi impieghi per potersi pagare l' affitto, mentre Lavinia è benestante, figlia di persone ricche, che può permettersi tutto ciò che desidera. 
Si incontrano per caso, perché Louise deve dare lezioni di recupero alla sorella di Lavinia, ma, poi, accade che, per una cosa e per l' altra, Lavinia la inviti a partecipare ad una festa nell' upper East side, e tutto cambia, come per magia nella vita di Louise. 
Ben presto, Louise capirà che quell' assaggio della vita agiata e mondana non le basterà. 
Tuttavia,  nella frivolezza e vacuità delle feste di New York si nascondono e insidiano tutti i problemi psicologici di Lavinia, tutti i suoi eccessi bipolari e narcisistici. 
Ma, Louise si lascia cedere e trascinare dai vantaggi, senza più calcolare gli svantaggi che questa amicizia tossica e malata possa comportare nella sua vita. 
Eppure, il romanzo sin dal titolo ci suggerisce, che Louise non sia una vittima del tutto incosapevole di cosa le accadrà intorno. 
Ho adorato il gioco di specchi tra le due protagoniste-antagoniste in cui i ruoli di entrambe si ribaltano e invertono continuamente, chi è la vittima e la carnefice tra le due? È un romanzo thriller psicologicamente inquietante e disturbante. Be', forse, sul finale si perde un po', lasciando un po' a desiderare, ma ha delineato perfettamente l' incontro tra due personalità psicologicamente instabili e di quanto l' unione fra le due possa fare danni. 
Ha reso anche bene quell' idea della città di New York vissuta in prospettiva di Louise, senza un soldo e quella diversamente vissuta da Lavinia, a perdersi nell' eccesso e nella mondanità, per colmare la propria incapacità di affrontare la vita e riempire i propri vuoti e senso di solitudine. 
Si intuisce quanto in realtà entrambe le due ragazze si cerchino e si vogliano bene, ma alla fine, la loro amicizia risulti inconciliabile, destinata a non conclamarsi mai, nonostante le buone intenzioni, soprattutto, se ci sono di mezzo tante bugie e una buona dose di bipolarismo.
 

domenica 6 marzo 2022

Il sospettato X di Keigo Higashino

Mi aspettavo qualcosa di più intrigante e coinvolgente, un thriller psicologico che lasciasse con il fiato sospeso e invece... 
È un giallo atipico, come molti nel panorama giapponese, è questo mi ha spinto a volerlo leggere, ma, speravo in qualcosa come: "L' uomo che voleva uccidermi" di Shuichi Yoshida, in cui c'è della suspence, perché si sa già chi è
l' assassino, ma non si svela il movente. Invece, questo libro è piatto, si svela sin da subito l' omicidio, ma non stuzzica più di tanto l' interesse del lettore nel voler andare avanti con la lettura. 
L' unica domanda che ci si pone è se la polizia riuscirà veramente a scoprire l'omicidio. 
Mi ha colpito un po', il fatto che si narri la storia molto più dal punto vista degli assassini, tanto da spingere il lettore a tifare per loro, ma, per il resto questo libro come prosa è scorrevole, piacevole, ma andando avanti divaga, diventando piuttosto semplicistico e banalotto, da ricordare lo stile delle storie del detective Conan. 
Poi, i personaggi stessi perdono tanto di mordente e credibilità, soprattutto per il loro eccessivo ed esasperante spirito di sacrificio, che viene veramente portato all' eccesso, creando più degli stereotipi, di personaggi usciti più da un anime che da un libro. Ho apprezzato i richiami a dei famosi e interessanti teoremi matematici, ma per il resto non è il genere di thriller introspettivo e psicologico che cercavo, mi ha deluso molto. 
Poi, non parliamo della penosa impaginazione di giunti al punto, nella versione economica e nutro forti dubbi anche sulla autorevolezza della traduzione. Spesso, sono state adoperate parole di uso gergale, per nulla piacevoli da leggere in un testo scritto. 
Ora, io non credo che,  Keigo Higashino abbia scritto in giapponese una parola corrispondente ad  "un sacco" per dire "tanto", perché un sacco non è un aggettivo da usare in un testo scritto, a meno che tu non stia parlando del sostantivo "sacco". 
Il guaio è che in questo romanzo viene adoperato come sostituto di tanto.
Poi  il "non comment", come tante altre innumerevoli parole. 
Mi è parso, come se a lungo andare si fossero stancati di tradurre in modo valido e accurato il testo, ed è stato molto sgradevole da lettrice vedere un romanzo trattato così male, tanto da fargli perdere anche quel minimo di eleganza e cura stilistica. 
Povero Keigo Higashino, sempre un autore così di nicchia da essere volgarmente bistrattato dalle case editrici italiane.

martedì 28 dicembre 2021

Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoeg

Non mi è piaciuto per niente, è un thriller psicologico concepito male. Capisco e apprezzo la tendenza degli autori nordici, ad andare fuori i canoni prestabiliti, soprattutto, nel genere thriller, solitamente è il loro punto forte, non seguire necessariamente le regole prestabilite del genere, miscelando e racchiudendo elementi narrativi differenti e originali. Tuttavia, in questo caso, questo libro fa ghiaccio e neve da tutte le parti.
Dopotutto, il punto forte del libro è solo l' ambientazione: L' autore riesce veramente a trasportare il lettore in Danimarca e più avanti verso la Groenlandia, sulla neve,  ghiacciai, iceberg e pancake ice. Comunque, a parte il sentirsi trascinati efficacemente in posti gelidi e freddi, sia a livello scenografico, ma anche mentale, dato che, la protagonista Smilla è una donna sconvolta e depressa dal lutto di un bambino, non suo, ma con cui aveva stretto un forte legame. La depressione di Smilla è equiparata alla consistenza fredda della neve. Si avverte per tutto il romanzo una gelida apatia, un dolore muto a cui Smilla non sa dare voce. Il libro gioca anche su un' ambiguità morbosa sul rapporto tra Smilla e questo bambino, e l' ho trovato spesso di cattivo gusto, con un' ipersessualizzazione morbosa e voyeuristica, tra una donna adulta e un bambino. Come altrettanto sgradevoli e insinuanti sono state delle scene sessuali, discordanti da tutto ciò che sta attorno al libro. Non ho nulla contro le scene di sesso, se hanno un senso, un perché, se sono buttate così a casaccio nel libro, giusto per riempire pagine, senza neanche essere spiegate e descritte, da ritrovarsi a  rileggere per una seconda volta, perché non concorda con ciò che stava accadendo un momento prima, be' c'è un problema di incomunicabilità tra il il narratore e il lettore. Il problema di questo romanzo è che sono state introdotte eccessive divagazioni, che fanno perdere il filo stesso della storia. 
Ci sono molte soffermarzioni su dettagli e particolari irrilevanti, e poi di colpo arriva l' azione, solo che questa giunge fin troppo sbrigativa e non si capisce nulla di cosa stia effettivamente accadendo.
Improvvisamente, Smilla è su una nave che prende pugni, e si trova implicata in complotti e svariate situazioni, che personalmente mi hanno reso la lettura molto difficile. 
Fremevo della voglia di sapere che diavolo stesse accadendo, ma avevo come l'impressione che lo scrittore non volesse proprio spiegarmelo. 
Ho capito l' intento di voler creare suspence, ma il grande problema è che se ci sono troppe digressioni e tematiche fuori tema, il lettore si trova spiazzato e a lungo andare si annoia e perde l'interesse.  
Questo libro fa fatica a tenere alto il ritmo, mantenendo costante l' interesse del lettore, a causa di un utilizzo spropositato di un linguaggio scientifico, poi si ripete di continuo, senza arrivare ad una conclusione. È come se ci fosse una sovrabbondanza di pagine in eccesso, si poteva sfoltire la mole di pagine, terminandolo molto prima, senza dilungarsi e perdersi in 446 pagine. Poi, non parliamo dei personaggi, a parte Smilla e il bambino, altri sono solo apparizioni casuali, che mi hanno reso la lettura ancora meno piacevole, facile e comprensibile. 
Sarebbe stato meglio se lo scrittore si fosse soffermato sull'idea di partenza, senza tutte queste divagazioni. Ho apprezzato tante riflessioni e processi di introspezione psicologica della protagonista, ma poi si viene sepolti da un cumulo di pagine "ghiacciate". Mi si è assiderato il cervello, nel leggere questo libro, be' se era questo l' intento dello scrittore, con me, ci è riuscito benissimo.


giovedì 1 agosto 2019

Ring di Koji Suzuki

Rispolverando la libreria, mi sono accorta di non aver mai postato una recensione su questo libro ed è un vero peccato perchè merita davvero, quindi voglio recuperare.


Questo libro fa parte in realtà di una trilogia horror (Ring, Spiral e Loop) che con molta probabilità non completerò, perchè non riesco a recapitare il secondo libro in italiano "Spiral", introvabile, persino su amazon, poi sinceramente dalle recensioni, non sono molto convinta che ne valga la pena.

Personalmente sono scettica sulle saghe, preferisco i libri a sé stanti, e  "Ring" nello specifico si presenta come un libro che potrebbe benissimo essere auto-conclusivo, semmai ciò che mi attira, a voler leggere il seguito è solo il modo di narrare di Koji Suzuki.

Da questo libro, è stata tratta un orribile trasposizione cinematografica americana, che distrugge e disintegra la valenza del romanzo.

Se proprio si vuole vedere un film su "Ring" suggerisco i film giapponesi, certo non sono proprio fedeli al romanzo, ma quanto meno mantengono la stessa cadenza ritmica del romanzo.

Il problema è proprio quello, gli americani concepiscono un horror spedito, immediato, senza lasciar spazio tanto al colpo di scena, perchè te lo aspetti, non si crea suspence, perchè c'è un leit motiv precostituito e seguito molto dall'azione, è tutto giocato sul cosa accade, mentre invece nei film horror giapponesi, non è così, procede tutto molto lentamente, in maniera quasi snervante,creando un senso di angoscia psicologica, nell' attesa che accade qualcosa, e quando succede si scatta dalla sedia, perchè è tutto così  improvviso e inaspettato.

Dalla quiete, si passa di colpo alla tempesta, e lo spettatore/lettore è del tutto disorientato e impreparato da quello che sta accadendo.

Non starò qui a scrivere tanto della trama,  che ovviamente è stata cambiata nei film, tipo che il giornalista è un uomo e non una donna, e altri dettagli significativamente interessanti, tipo sulla storia terribile di Sadako Yamamura, che poi lei sia un' ermafrodita, cosa estremamente taciuta nei film.

Più che altro quello su cui volevo porre l'attenzione, è che con questo romanzo Koji Suzuki abbia dato vita a un genere horror moderno, in cui le forze oscure si servono di elementi tecnologici :"La videocassetta, la tv, il cellulare...".

Forse a voler suggerire qualcosa di più insito e profondo al lettore, che non è tanto Sadako di cui aver paura, tanto più i mezzi tecnologici di cui si serve... Un messaggio implicito al progresso tecnologico? Una risorsa preziosa, ma allo stesso tempo può diventare un incubo, qualora se ne faccia cattivo uso.

Il libro ci trascina in una spirale di paure psicologiche, infatti non è tanto spaventosa in sé Sadako, non è la caricatura esagerata inscenata dai film, non esce veramente fuori dallo schermo.

E' più incentrato sul protagonista, sulle sue paure psicologiche sulla morte, e su quello che comporta aver visto quella cassetta, sapendo che inconsapevolmente la figlia e l'ex moglie l'hanno anche loro visionata.

Non succedono cose così forzatamente costruite ad hoc, per terrorizzare il lettore, semmai ci sono delle percezioni emotive e psicologiche del protagonista,  che creano un confine sottile  tra  suggestioni dal suo stato psicologico-emotivo e realtà.

E non si svela mai, se tutto quello che viene narrato accade realmente, o alcune di queste siano solo impressioni del protagonista, aleggia questo mistero che ossessiona il lettore, dando conferma ad una paura insita dentro di noi, l'intangibilità di una realtà oggettiva, anziché quella sfigurata dalle nostre percezioni.

Non fa paura nel vero senso del termine, semmai trascina il lettore nella disperazione angosciosa e inquieta del protagonista, costretto a fare delle terribili scelte per salvare la sua famiglia.

E' grottesco, cupo e soffocante,  proprio perchè gioca tanto sull'immedesimazione psicologica,  ad un ritmo lento, ma con un' oscurità incalzante e serrata, da cui non si vede via d'uscita.


Un vero peccato, che in pochi conoscano il libro e si limitino a vedere la trasposizione cinematografica americana, che ha del tutto violentato i contenuti dell' opera originale.

Come libro horror-psicologico meriterebbe di essere letto, almeno una volta nella vita, soprattutto se piace il genere, poi se piace lo stile di scrittura giapponese ancora meglio! Non è neanche pesante, si rivela essere talmente coinvolgente, che si può anche finire in un solo giorno, almeno io l'ho fatto fuori in un giorno solo!









lunedì 17 giugno 2019

Il signore delle mosche di William Golding

E' un libro che mi trascino da mesi, devo dire che me lo aspettavo più avvincente e invece... si è rivelato molto noioso, quasi soporifero per via dei tempi morti.

Ci sono state pagine e pagine, in cui ho sperato in una svolta, e invece non accade assolutamente nulla, ma è proprio così che doveva essere, è uno di quei libri tra l'amore e l'odio, lo odi e lo ami allo stesso tempo e con la stessa intensità.


Nell' isola  desolata in cui misteriosamente questi bambini si ritrovano, ci sono tre figure di spicco: Ralph e Jack che si contendono il ruolo di leader, e poi Piggy il bambino più saggio, cicciotto e timido,  che dà sempre ottimi consigli, ma non è alla ricerca del potere, alla fine non viene neanche preso in considerazione, ma  è sempre  bersaglio delle preso in giro di tutti.

Sicuramente è un libro che letto adesso, appare quasi scontato, dato che il significato della storia, è stato ripreso innumerevoli volte in serie tv, film e libri.

Il tanto famoso "Hunger Games" riprende questo tipo di storia, ovviamente in chiave distopica, perchè si sa che lo "youngs adult" associato alla distopia, ultimamente spopola!

Ma ahimè, "Hunger Games" non introduce neanche nulla di innovativo alla trama, dato che non modifica o altera un 'opera come "il signore delle mosche" ma si rifà persino ad un secondo clone giapponese già modificato e se vogliamo distopico "Battle royale" Di Koushou Takani.

Tolta questa piccola parentesi, possiamo dire che "il signore delle mosche" di William Golding è un libro che sicuramente ha segnato un'epoca,  di un indiscutibile valore che piaccia o meno, è un cult che ha dato origine a tutta una serie di altre opere, e di alcune potevamo farne anche a meno, ma vabbè questa resta una mia considerazione.

Quindi sicuramente, se lo avessi letto prima di aver visto tutta una serie di altre cose o di aver letto qualcosa di simile, sulla crudeltà umana e sul desiderio di potere che ogni uomo prova, di voler sempre sopraffare sugli altri, bè sicuramente lo avrei apprezzato di più perchè mi sarebbe apparsa come una cosa nuova, ma sfortunatamente letto adesso, bè perde tanto di significato.

Questa realtà cruda  in cui persino i bambini  perdono la loro innocenza, pur di voler prevaricare sugli altri, e alla fine riassume il concetto che una società perfetta sia un'utopia che le regole servono, e nonostante le regole vengano create, c'è sempre chi le adotterà per il proprio tornaconto.

Ovviamente chi è saggio e onesto, non sopravvive... ma qui voglio evitare spoiler...quindi non scenderò nei particolari.

Una cosa sicuramente curiosa, e dall' altra anche un po' noiosa, è stata la totale assenza del genere femminile, e continuo a chiedermi perchè non ci fossero bambine? Una scelta maschilista? O femminista? Forse Golding pensava che la presenza di figure femminili avrebbe dato più umanità alla storia, che le bambine avrebbero potuto essere più di cuore e  meno disumane, oppure che il genere femminile nella società non devono avere rilievo e potere decisionale...?! Questo per me continua ad essere un grande punto interrogativo.

Riguardo invece la presenza della "bestia", la visione poi di questa figura mitologica e immaginaria del signore delle mosche, ho notato che appariva solo a coloro che ovviamente avevano voglia di prevaricare sugli altri, quindi ovviamente una metafora sulla sete di potere, che alla fine non  ti riempie che soltanto di un pugno di mosche, ma non si ottiene nulla di fatto, infatti il libro termina con una riflessione più o meno simile, in cui fa capire che se fossero andati d'accordo tra loro, tante tragedie si sarebbero anche potute evitare, e che alla fine tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi e invece alla fine per il desiderio di potere e prevaricazione, hanno preferito farsi del male.

Sicuramente mi aspettavo, un po' più di azione, e qualcosa di più cruento, sarà che ormai siamo così abituati a scene di violenza efferata, che il signore delle mosche appare quasi una bazzecola di poco conto, anche se devo ammettere che verso la fine, non ho potuto far a meno di sobbalzare dal divano.

Nonostante la scena  di violenza non sia così dettagliata nella sua crudeltà, ha qualcosa che suscita indignazione e dolore, nonostante i tempi, risulta un libro ancora in grado di scuotere,  suscitando emozioni negative: di rabbia, costernazione e sdegno.

Inoltre devo ammettere che è un libro scritto stilisticamente bene, accurato nelle sue descrizioni, paradossalmente non è tanto in sè la trama e il significato del libro che ho apprezzato di più, ma le immagini che William Golding ti dà dell' isola, dei personaggi, dei loro pensieri e inquietudini.

Secondo me è un libro che va letto ad alta voce, per apprezzarne di più la carica emotiva, il suono delle parole e la potenza delle immagini, predominano più della trama e del significato stesso del libro.

 E dire che non ho neanche una delle traduzioni migliori e accurate del libro, ma devo dire che è molto suggestivo e coinvolgente nel modo di descrivere e narrare la storia, lo scrittore riesce a riempire quei vuoti e buchi che ci sono nello svolgimento della trama.

E' un libro molto contemplativo, non ne apprezzi la vera essenza se non lo leggi ad alta voce, infatti tutte le volte che mi è venuto a noia, è stato perchè ero costretta a leggerlo con gli occhi, per ragioni di forza maggiore.


















sabato 21 luglio 2018

L'uomo che voleva uccidermi di Yoshida Shuichi

Premetto  che non ho mai letto molti noir in vita mia, in special modo giapponesi.
Intanto partiamo dalla trama, la storia intuibile dal titolo, narra di una ragazza di Nagasaki, Yoshino, figlia di un barbiere, che è stata misteriosamente uccisa. Attraverso ogni capitolo ripercorriamo le vicende di tanti personaggi strettamente connessi alla morte della ragazza.
Ogni capitolo è un tassello per arrivare alla cruda verità sulla morte di Yoshino, fino a che tutti i tasselli non combacino e si arrivi a completare il puzzle, scoprendo la verità.

Il ritratto che spesso delineano dell' assassino è quello di una persona crudele e priva di umanità e se invece non fosse così?! E se invece si trattasse di qualcuno nella costante ricerca di amore nel posto sbagliato? Vittima della vittima stessa, quanto è labile il confine tra carnefice e vittima?

Questo libro si è rivelato molto coinvolgente, pieno di suspence, di sentimenti e  dotato di un'accurata introspezione psicologica dei personaggi.
L'unico personaggio che appare leggermente inspiegabile con il senno del poi, appare proprio Yoshino, la ragazza uccisa, ma credo che l' alone di mistero sia voluto e ricercato dall'autore.
Non è un semplice noir, è un libro disturbante, che lascia tanti spunti di riflessione su come sia labile il confine tra bene e male, di come alla fine spesso l'ingenuità possa far più danno di un'efferata crudeltà. Non ci sono carnefici, ma solo vittime del proprio passato e della propria indole caratteriale.
E' un libro che coinvolge senza annoiare, che non si dilunga in inutili descrizioni.
 Nonostante si intuisca facilmente chi sia l'assassino non appare affatto scontato, dato che il mistero è giocato più sul movente dell'assassinio.
Il finale resta aperto, anche se  in realtà lo scrittore ci ha fornito una chiave interpretativa abbastanza  deducibile, senza bisogno di spiegarla accuratamente di suo pugno, dato che ci ha fornito un analisi psicologica ben accurata, da far dedurre le motivazioni dietro ogni  atto o azione compiuta.

Mi dispiace, solo che di quest'autore non si trovino altri libri in italiano, dato che si è rivelato una straordinaria scoperta!


domenica 4 febbraio 2018

L'uomo che credeva di essere sé stesso di David Ambrose

Un libro che presi alla biblioteca privata itinerante a Palermo, del caro signor Tramonte. Come anche "Lasciami entrare" e moltissimi altri che recensisco, ma questo libro a differenza degli altri si rivela essere una vera sorpresa. Lo presi attirat
a dal titolo così introspettivo "L'uomo che credeva di essere sé stesso", ma ero certa che non sarebbe stata una lettura semplice: Uno di quei libri dai forti richiami alla fantascienza che mi avrebbe di sicuro annoiato, invece mi sono ricreduta, non è una lettura affatto pesante e spiacevole.
É un libro abbastanza scorrevole e intrigante. La vicenda è incentrata su un  uomo di nome Richard, che a seguito di un incidente con la macchina, si trova stranamente catapultato in una vita diversa dalla propria, nella quale non ha nessun figlio di nome "Charlie".
E da qui, la sua vita si disgrega in due realtà parallele, in due personalità differenti : "Quella di Richard e di Rick" . Un mondo in cui lui e la moglie Anne sono una famiglia felice e affiatata, con un figlio di nome Charlie, e in un altro invece non hanno nessun figlio e sono insoddisfatti, nella quale si scopre che la sua Anne lo tradisce con il suo caro amico avvocato "Harold". Il tradimento della moglie con l'amico è stata la parte più scontata e fastidiosa del romanzo, ma se in un primo momento, mi sono presa del tempo per accettare questa scelta così banale e prevedibile dell' autore, andando avanti ho trovato il senso di questa scelta scialba e frettolosa dell' autore.
Sicuramente, non voleva essere il tradimento il colpo di scena, ma tutto quello che succederà in seguito a causa di esso.
Il romanzo, successivamente, procede sottoforma di giallo e mistero, si scorrono le pagine per capire cosa sia realmente successo a quest'uomo, se è pazzo o se è veritiera l'ipotesi dei mondi paralleli. 
Personalmente, non sono un'esperta di fisica quantistica, magari un fisico leggendo un romanzo del genere, storcerebbe il naso e analizzando altre recensioni in merito, anche gli appassionati di fantascienza potrebbero non ritenersi sufficientemente soddisfatti da un romanzo del genere.
Da persona non esperta di fisica, dico che è stato un romanzo piacevole, un pretesto per  scoprire e capire in maniera semplice ed elementare, la teoria di Hugh Everett sui mondi paralleli.
Inoltre è un romanzo che offre tantissimi spunti di riflessione, specie nella parte centrale del romanzo, mette in dubbio molte delle nostre certezze, facendoci riflettere sul fatto che il nostro "io" è determinato da eventi, azioni e scelte.
Chissà forse in un mondo parallelo "sono ricca" o "laureata", e conduco una vita migliore o "faccio la barbona", è stato un po' quello che mi sono divertita ad immaginare, tante diverse sfaccettature di me stessa, in tanti mondi paralleli.
Ritengo per questa ragione, che sia un libro che valga la pena leggere una volta nella vita, è un libro che non dà risposte, ma che offre tanti punti interrogativi e spunti di riflessione.
Certamente la parte finale, mi è parsa parecchio confusionaria e dispersiva, e a tratti deludente, però in compenso ritengo che un libro del genere non potesse essere terminato in altro modo.
Forse non potrà competere con "Philip K Dick" il maestro per eccellenza della fantascienza psicologica, come hanno sostenuto molti, ma secondo me, merita di essere letto e preso in considerazione almeno una volta nella vita.

sabato 13 gennaio 2018

Lasciami entrare di John ajvide Lindqvist

Preciso che non sono un'amante dei gialli, dei thriller nè degli horror, quindi questo romanzo mi ha piacevolmente stupito, anche perchè non  corrisponde al solito schema predisposto da questi generi, ma è molto di più.
Difficile trovare la definizione giusta del genere di questo romanzo, qualsiasi genere sarebbe riduttivo , svilente e dissonante.

L'autore condensa tanti generi diversi, dal giallo, thriller,  horror introspettivo-psicologico, a tratti anche romantico e drammatico.


Ammetto, di non averlo preso a caso, avevo visto inizialmente visto il film e mi era particolarmente piaciuto, poi ho scoperto che era tratto da un libro, così mi sono ritrovata con il libro tra le mani.

La storia del romanzo,  ovviamente, si presenta molto più che soddisfacente rispetto al libro, se non per il finale, nella quale ho voluto completarlo, rievocando alla memoria quella del film, che mi era piaciuta molto di più e parsa più completa e sensata.

Partendo dalla trama, la storia è ambientata a Stoccolma, nel quartiere di Blackeberg,  in cui vive  un bambino di 12 anni , Oskar,  che è vittima di bullismo a scuola, e un giorno fa la strana e insolita conoscenza di una  misteriosa bambina di nome Eli, che si scoprirà successivamente  essere un vampiro,ma non lasciatevi ingannare, non ha niente a che vedere con le solite storielle d'amore melense alla Twilight o robe del genere.
Qui si tratta di una vampira vera, alla Bram Stoker, che smembra e uccide le persone, insomma niente vampira vegana per John ajvide Lindqvist.
Niente personaggi eccessivamente perbenisti, da apparire fasulli, ma dei ritratti crudi e per certi versi realistici. Oltre ai personaggi principali, ne vengono presentati tantissimi altri nell'arco della storia,  e molti di questi,  sono personaggi  sordidi, che mostrano una realtà agghiacciante, graffiante  e spaventosa,  evidenziando che  Eli il vampiro non è il problema principale, in una realtà fredda, contaminata dalla violenza, pedofilia,droga e chi più ne ha più ne metta.  Fortemente significativa,   in questo senso appare la frase di Eli " Io uccido perchè ne ho bisogno per sopravvivere", evidenziando che la natura umana, spesso commetta crimini,  per un piacere perverso.
Il titolo è ulteriormente emblematico, richiamando l'attenzione sul fatto che Eli ha bisogno che Oskar la inviti per entrare a casa sua, ma oltre a questo il titolo offre spunti di riflessione, sulle persone che spesso si lasciano entrare nella nostra vita, e nella quale spesso non siamo consapevoli se possano farci del bene o del male.
Spesso non lo sappiamo, e possiamo solo limitarci a farle entrare, senza saperne le eventuali conseguenze.
Ho trovato anche interessante, la precisione dello scrittore nel descrivere con estrema accuratezza tutti gli ambienti e le zone della Svezia, mi ha proprio fatto venire voglia di andarci, poi ho scoperto che la scuola in cui va Oskar esiste veramente,  e che lo scrittore ha vissuto proprio nel quartiere di Blackeberg, nella quale ha ambientato la storia. Un'altra cosa curiosa, che mi ha anche fatto leggermente sorridere, è che lo scrittore in precedenza faceva il cabarettista, e infatti si possono ben notare  delle battute e sfumature sarcastiche e ironiche giunti a metà del romanzo. Si nota anche una buona conoscenza dello scrittore, che fa tantissimi richiami ad altri romanzi, poesie e fiabe della tradizione svedese, insomma un libro che permette anche di farsi una buona cultura sulla Svezia.
E' un romanzo sorprendentemente bello, che intriga fino all'ultima pagina e che lascia con il fiato sospeso, anche se il finale, ribadisco, quello del film mi è parso più efficace ed esaustivo.
Per il resto è una lettura che merita, e mi dispiace tanto che sia un libro così poco nominato e conosciuto, perchè è un romanzo che offre una perfetta analisi psicologica dei personaggi e tanti spunti interessanti di riflessione, oltre che un' atmosfera  fredda, cupa e di suspence.








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