Visualizzazione post con etichetta introspettivo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta introspettivo. Mostra tutti i post

domenica 12 giugno 2022

Nulla fallisce di Al (Amazon Kindle)

Come lettura di Amazon Kindle gratuita, non è male, però, troppa confusione. 
Si intuisce che la storia abbia tanti spunti autobiografici, però, è forse troppo spontaneo e diretto.
Il guaio è che quando si scrive qualcosa di troppo personale, si dia forse, spesso per scontato che il lettore capisca, che si cali nella propria esperienza personale, senza esitazioni e punti di domanda. 
Dimentichiamo troppo spesso che il lettore non è dentro la nostra testa e quel vissuto è nostro, e dobbiamo condividerlo, renderlo comprensibile e fruibile al lettore. Dobbiamo prendere il lettore delicatamente per mano, e condurlo a piccoli passi dentro la storia, altrimenti non capirà niente. 
È importante introdurre il lettore, accompagnarlo adeguatamente nel nostro vissuto, perché spiegare un' esperienza vissuta realmente è molto più difficile, che raccontare una realtà contraffatta di sana pianta. È molto più difficile scrivere una biografia, che una storia  completamente inventata. Si corre il rischio di annoiare, di non coinvolgere abbastanza il lettore, oppure di dare tutto per scontato, perché sono situazioni vissute sulla nostra pelle, e rendere partecipe l' altro di quello che abbiamo provato, non è sempre facile.
Per questa ragione, credo che questo libro purtroppo appaia come un diario interiore dispersivo e colmo di divagazioni, sulla vita di questo ragazzo e il suo affacciarsi all' età adulta. Avrei preferito una storia con meno narrazioni, alcune erano veramente superflue, mentre, magari le parti in cui si doveva arrivare un po' di più alla sostanza, si perdevano nel nulla. Andavano approfonditi determinati argomenti e aspetti più di altri, rispetto a quelli più superficiali che sono stati narrati a per di fiato,  nel dettaglio, creando solo noia e un senso di vuotezza di fondo. Tuttavia, non posso dire che sia stato brutto nella sua interezza, ho colto il messaggio finale del libro che mi è molto piaciuto sull' accettare e scoprire sé stessi, peccato che ci siamo arrivati per vie contorte e divaganti. 
Ho apprezzato anche le citazioni a libri che personalmente neanche conoscevo e anche quelle musicali e cinematografiche, non mi sono dispiaciute nel complesso. Ho amato le tematiche affrontate l' adolescenza,il bullismo, il rapporto con i genitori, la violenza domestica
i disturbi alimentari e l' omosessualità. Si affrontano tanti temi delicati, ma ahimè alcuni potevano essere trattati con maggiore cura e attenzione. Tuttavia, ho apprezzato il coraggio e lo sforzo di questo ragazzo nel raccontare sé stesso, perché non è facile mettersi così tanto a nudo, soprattutto, quando sei una persona alle prime armi con la scrittura, e si denota l' inesperienza, l' eccessiva e impacciata spontaneità in questo libro, che, tuttavia, la si apprezza nelle sue imperfezioni.

venerdì 10 giugno 2022

Oceano mare di Alessandro Baricco.

Questo libro è stata per me una profonda immersione nostalgica sul mare. Mi sono piaciute le atmosfere. Credo che, in fondo, sia questa carrateristica particolare e affascinante di Baricco, che ti trasporta in delle sensazioni e in un determinato contesto, come se fossi in una fiaba, sospesa tra sogno e realtà.
In questo caso è il mare a fare da padrone, a prevalere persino sui personaggi. 
Ho percepito questa emozione di profondo dolore, come nostalgia mista a malinconia, ma anche di liberatorio abbandono, come se si lasciassero scorrere tutte queste emozioni, lasciandole trasportare dalla forza violenta delle onde. Ammetto che, Baricco non è mai stata in cima alla mia lista di scrittori da leggere, anzi, tutt'altro! Mi interessava solo leggere "Seta", per
l' ambientazione giapponese, storia d'amore proibita e le sue atmosfere malinconiche, nostalgiche, miste a sereno e quieto abbandono, riprese e ben rappresentante nella trasposizione cinematografica. 
Ora, leggendo questo libro ho capito che è parte dell' identità di Baricco, come scrittore ricreare queste sensazioni e trasmetterle al lettore.
Esiste una sola morale in questo libro, o almeno che, ho colto io da queste pagine: Bisogna lasciarsi cullare delle onde, nonostante, il loro impatto sia violento e doloroso. Sappiamo di non poter fermare e contrastare il mare, e appunto per questo, dobbiamo abbandonarci alla forza della corrente, mai sbatterci contro. Occorre lasciare che tutto fluisca, anche le emozioni negative, solo così buttandole fuori le lasciamo veramente andare , anche se, sono dolorose e violente, e ci fanno paura. Noi dobbiamo accettarle e tirarle fuori, così da liberarcene una volta e per tutte, perché soltanto così passeranno, e torneranno giorni migliori. Come serve la serenità, è necessaria altrettanto anche la tempesta, ed è sciocco volerla tenere a bada, più cerchiamo di controllarla e peggio sarà. 
Ovviamente, il significato non è così esplicito e ho apprezzato che non sia un un autore di eccessiva e ridondante retorica, va per sottintesi, soprattutto verso la fine.
Mi è discretamente piaciuto, di sicuro, Baricco sa il fatto suo, sa scrivere sa trascinare e condurre il lettore dove vuole. Unica pecca molte situazioni e i personaggi stessi della storia appaiono poco chiari, risultano come abbozzi e si è generata in me tanta confusione, per distinguerli. Inoltre, anche il susseguirsi di svariate vicende tra i personaggi, non si capiscono benissimo. 
Poi, un ulteriore difetto, però, forse, questa è una questione di gusto personale, io odio quando nella prosa ci sono troppe ripetizioni. Lo so, che ovviamente è stato un espediente ricercato da Baricco per dare musicalità, come se fosse una narrazione ballata, da cantastorie, ma all' ottava volta 
( le ho contate) che nella seconda parte "il ventre del mare" si ripete l' espediente narrativo "La prima cosa è il mio nome, la seconda è lo sguardo... la terza i miei occhi...". 
La prima volta fa scena dici bella idea, la seconda dici ok, carino, ma alla terza, la quarta, la quinta, la sesta, la settima e all' ottava - Basta! Volevo quasi lanciare il libro fuori dalla finestra.
Come, anche non sopporto gli scrittori alternativi, che inseriscono nei libri pagine di nulla. In questo caso ci sono descritti i quadri dipinti di un personaggio, ma con scritte addirittura le dimensioni della tela, descrizione dell' opera come se fossi dentro ad un museo, ma di quelli contemporanei brutti brutti: Quelli con le tele bianche. E allora, ti chiedi: "Si, ma questa cosa qui, che mi sta a significare?! Mi stai anche un po' prendendo per i fondelli!".  
Lo so, cosa voleva dire, ovviamente, che è difficile rappresentare il mare, cogliere tutte le sue sfumature, perché senza occhi non si coglie la sua anima e non si capisce dove finisce;  Ok, però, bastava semplicemente scrivere una volta, che il pittore non fosse riuscito a dipingere il mare, semplice e immediato, punto. 
E invece, un capitolo intero con la descrizioni di questi quadri fittizi. 
Oh, mi dispiace, ma io questi picchi estrosi non li sopporto nella scrittura, sarò troppo vecchio stampo, con un' eccessiva propensione alla letteratura classica, ma no, non mi piace.
A parte questo, nonostante le criticità da me riscontrate, nel complesso è un libro estivo e piacevole che si lascia leggere.
Tuttavia, non sarò mai una lettrice agguerrita di Baricco, proprio perché è uno scrittore un po' eccentrico per i miei gusti, ma, devo ammettere di essermi ricreduta su di lui e dai pregiudizi a lungo nutriti nei suoi confronti. Comunque, penso che, in questo ultimo periodo, io mi stia  veramente ricredendo, in generale, sugli scrittori italiani, dai contemporanei ai classici.


lunedì 25 aprile 2022

Va dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro

"Va dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro è un viaggio drammatico e introspettivo di una nonna, che scrive un diario rivolgendosi alla nipote, con cui ha un rapporto particolarmente stretto, dato che, l' ha cresciuta al posto di sua madre.
In questo diario la nonna rivela dei segreti familiari sconvolgenti, le sue esitazioni, imperfezioni e fragilità umane e quelle di sua figlia (madre di sua nipote).
Racconta del rapporto difficile con sua figlia e sua nipote, della loro incomunicabilità e della difficoltà di entrare in sintonia, senza invadere i propri spazi. 
La Tamaro ci fa intuire che spesso pur volendo bene alle persone care, non riusciamo a comprenderle e a dare loro ciò di cui hanno bisogno, non per cattiveria, ma, perché non ne siamo in grado, non ci sono stati dati gli strumenti, le rassicurazioni adeguate per farlo a nostra volta con gli altri. 
Diventare madre è difficile, ci si ripromette di non commettere gli stessi errori della nostra madre, ma, inevitabilmente degli sbagli si commetteranno sempre, forse, anche diversi e ben peggiori. 
In realtà, poi, nell' età adulta le figlie diventano persone a sé che devono essere in grado di andare avanti e superare anche i danni che sono stato creati dalle proprie famiglie. 
Crescere significa discostarsi, prendere un'altra via e direzione e questo non dipende più dalla famiglia d'origine, ma da sé stessi, dalla propria volontà.
È molto tenero, ma allo stesso tempo struggente e riflessivo. 
È un libro che apparentemente può apparire un po' banale e scontato. 
Forse, un po' sovrabbondante di frasi fatte, però, devo dire che in qualche modo mi ha lasciato dentro qualcosa. 
Mi ha indotto a pormi delle domande sulla mia esistenza e su quelle di ognuno di noi. 

giovedì 31 marzo 2022

Figli di un Dio minore di Mark Medoff.

Una riflessione struggente ed emotiva sul rapporto sentimentale tra un uomo parlante e udente, con una donna sordomuta. 
È molto carino, anche se, mi aspettavo, ecco, un libro con una struttura ben diversa, parlando di una tematica del genere. 
A mio parere, è un controsenso scrivere un libro in cui si parla di sordomuti e farlo sottoforma di una sceneggiatura o testo teatrale, in cui il linguaggio verbale è il fulcro di tutto.
Mi aspettavo un libro, che desse più enfasi e importanza al silenzio, dandogli maggiore carica e potenza emotiva, e invece niente.
Capisco, anche il tentativo di sottolineare la preponderanza del mondo degli udenti e parlanti, che sconfina con quello di Sarah. Tuttavia, mi sarebbe piaciuto se il mondo silente di sensazioni di Sarah fosse stato delineato e descritto, almeno, in minima parte.
Poi, anche la relazione tra i due per quanto sia romantica e carina, appare un po' inverosimile e pecca quasi di credibilità, a causa di un' immediatezza cinematografica e teatrale.
Mi è parso un tentativo un po' goffo e azzardato di parlare di una tematica delicata, usando una struttura che ne contraddice appunto il senso. 
Si adopera una narrazione esclusivamente basata su un linguaggio verbale, raccontando la storia d'amore con una sordomuta, be', non è un po' un controsenso?
Ho capito che si voglia far intuire, che con le mani, gli occhi e le sue gestualità Sarah comunque riesca a parlare, tuttavia, avrei preferito la storia sottoforma di romanzo vero e proprio.
Il susseguirsi di dialoghi tra i personaggi si accavallano spesso fra loro, generando confusione tra le diverse scene e salti temporali. 
 Forse, anche a causa di un' impaginazione concepita male, diventa frustante e irritante, questa scelta di stile.
Sicuramente, adesso, sono curiosa di vedere il film; perché, a questo punto, una storia con questa struttura dialogata, lo ritengo molto più godibile e apprezzabile sottoforma di film o di trasposizione teatrale.

sabato 26 marzo 2022

L' ospite di Hwang Sok-Yong

Questo libro lascia il segno per la sua forte denuncia sociale, raccontando gli orrori della guerra. 
Hwang Sok-Yong li ha vissuti sulla stessa pelle quei momenti tragici e devastanti, quindi, riesce perfettamente a ricostruire e a delineare la storia di una guerra, che ha diviso la Corea da almeno cinquant'anni. Questo romanzo ci appare sfortunatamente attualissimo,  a causa del periodo che stiamo vivendo. 
Mi è piaciuto molto, perché 
Hwang Sok-Yong non risparmia nessuno, in tutta la sua crudezza e atrocità, ci fa capire che le ideologie, la religione e gli interessi non portano altro che morte e distruzione fra gli uomini. 
Alla fine, non esiste più nulla di giusto e sbagliato di fronte la guerra, e questo scrittore a cuore aperto lo ribadisce più volte. Molto spesso non si capisce chi uccida chi, ma in fondo, questa confusione è chiaramente voluta perché gli assassini in una guerra diventano tutti, contro tutti. Coreani che prima si scambiavano i saluti e le cortesie del buon vicinato, dopo finiscono per trucidarsi tra loro, in nome di un ideologia differente, dicevano in nome del bene comune, e chi in nome di una religione cristiana e altri shintoista. Tuttavia, in nome di qualsiasi religione, interesse o ideologia hanno tutti prodotto lo stesso medesimo risultato, la violenza, lo strupro e lo sterminio di quasi un' intera popolazione. Questo libro è agghiacciante, offre delle immagini molto forti e scioccanti, che scuotono ripetutamente la sensibilità del lettore. 
Hwang Sok-Yong non ci risparmia assolutamente nulla, ci mostra la crudeltà disumana e innacettabile della guerra in tutte le sue aberranti sfaccettature. 
Certe immagini di efferata violenza, non me le toglierò più dalla testa, sono rimasta scolpite indelebilmente nella mia mente. Un libro da leggere assolutamente, ora più che mai, perché in qualsiasi parte del mondo siamo, la guerra non cambia, ovunque scoppia e per qualsiasi motivo esploda porta solo morte e distruzione. Nessuna ragione sarà mai abbastanza valida e sufficiente per giustificare le atrocità di una guerra.


sabato 8 gennaio 2022

L' uomo in bilico di Saul Below

Joseph aspetta la chiamata alle armi, ma questa chiamata per ragioni burocratiche tarda ad arrivare. Se in un primo momento, il protagonista è compiaciuto della sua libertà e salvezza, a lungo andare se ne stufa.
La storia scritta da Saul Below è sottoforma di diario, Joseph narra in prima persona, i sei mesi di attesa, che diventano sempre più insostenibili, come un incubo ad occhi aperti o una condanna dell' esistenza, quella di stare sotto le sue quattro e confortevoli quattro mura; a vedere la sua vita scorrere e susseguirsi in giorni quasi sempre tutti uguali, nella sua piena e piatta calma, piuttosto che andare in guerra. 
Su alcuni punti questo stato di attesa e immobilità mi ha ricordato "il deserto dei tartari"di Dino Buzzati, ma non raggiunge mai quei livelli di riflessione così elevati, e più avanti mi ha fatto pensare al senso di inadeguatezza e inettitudine riscontrati nella "coscienza di Zeno"di Italo Svevo, ma anche qui non tocca l' apice di quella corposa introspezione psicologica. 
Appare come la sintesi di entrambi i due romanzi, almeno di quei due concetti di alienazione e inabilità all' esistenza, e al disadattamento alle regole sociali, ma senza assorbirli ed esaurirli del tutto. 
Nel complesso, mi è piaciuto molto, è stato una vera rivelazione, non conoscevo questo scrittore, e ho colto anche degli aspetti originali e sarcastici interessanti. 
Mi è piaciuto tanto il tu per tu con la propria coscienza, quelle conversazioni intime con il proprio io. E dopotutto, non siamo tutti un po' come il protagonista: Quando andiamo a lavorare detestiamo il nostro lavoro, e quando finalmente abbiamo le opportunità di lasciarlo per un motivo o per un altro, alla fine, se all' inizio la situazione ci gusta, ci piace, riteniamo di esserci riappropriati della nostra libertà di fare ciò che più ci piace, più avanti invece, questa libertà ci mette a tu per tu con la nostra interiorità e comincia a starci sempre più stretta.
Tutto quello che un tempo facevamo con piacere,  finisce per tediarci,si transforma in routine e monotonia. Avvertiamo necessariamente il bisogno di svolgere il nostro dovere sociale, e in questo caso il protagonista giunge persino alla decisione, di preferire, anelare di andare in guerra, piuttosto che restare immobile e ciondolante, senza uno scopo preciso, dentro la sicurezza della propria casa. Mentre, altri ne sono terrorizzati e si rifiutano ad andare sotto le armi , accampando scuse, il protagonista suo malgrado, con l' acqua alla gola, sfinito dalla sua stessa libertà, si rimette felicemente all' obbligo dell' irreggimentazione, al paternalismo e al regolamento, finalmente, liberato da sé stesso, dal dover convivere così a tu per tu, con la propria interiorità.

giovedì 30 dicembre 2021

Canone inverso di Paolo Maurensig

Una storia che parla di passione per la musica, in particolare per il violino. Maurensig con la sua coinvolgente penna riesce a descrivere l'amore di un musicista, verso il proprio strumento musicale. È stato tratto anche un film da questa opera, ma è stata ampiamente rivisitata, trasformandola in una struggente storia d'amore, strappa lacrime. 
Per quanto il film sia bello, rifugge in una rotta differente da love story commovente, per accattivare il telespettatore; mentre il libro parla di tutta altro, c'è amore, ma è un amore sofferto e tormentato, e non è tanto quello per una persona fisica, ma più rivolto verso l' innafferabile suono stridente e sibilante del violino. A chi ama la musica classica, soprattutto il violino, non posso fare altro che suggerire la lettura di questo libro, non privo di qualche interessante colpo di scena.

martedì 12 ottobre 2021

Paesi tuoi di Cesare Pavese

Romanzo breve che descrive una realtà di campagna Piemontese fortunatamente sorpassata. Sul Monticello piementose alla larga da Torino, la civiltà si perde, gli uomini sono bestie avide, lussuriose, ignoranti e goffe e le donne si riducono a forza lavoro e a meri strumenti di piacere, come selvaggina da caccia di cui cibarsi. 
Questo libro ripugna e indigna, raccontando una realtà rustica scomoda, ricordando il realismo delle novelle verghiane, non se ne discosta più di tanto. Forse, la differenza è che in Pavese non si denota un barlume di umanità, è come se la fatica del lavoro, innaridisca e avvizzisca l' animo umano, facendo perdere ai personaggi quel briciolo di sensibilità e umanità, senza dar spazio alle lacrime e ai sentimenti, la priorità resta portare avanti il lavoro nei campi, qualsiasi cosa accada. 
La violenza passa quasi inosservata e la morte viene vissuta nella più completa indifferenza, accompagnata dal frastuono dei rastrelli e zappe di coloro che continuano a lavorare la terra. 
Tutto appare vacuo e vuoto, in questo romanzo si dipinge una realtà aspra, fredda, ostile e tanta rassegnazione. 
Tuttavia, Pavese si dimostra bravo nel buttarci dentro questa realtà sconveniente e sbagliata, ci immerge dentro contro la nostra stessa volontà, e ci infastidisce quasi, da come ci sballottola dentro una realtà così cruenta, indifferente, miserabile e misogena. Ci offre delle immagini forti, agghiaccianti e vive che restano impresse alla memoria. Poi, c'è questo ritmo incalzante, il protagonista narra la vicenda in prima persona con un tono cantilenante, come se si trattasse di una filastrocca dialettale, ma cruda e amara, non di certo per bambini. Ci sono spesso dei rimandi continui al desiderio sessuale,
questa ossessione per il sesso si denota anche da come venga descritta la collina sempre come una "mammella" e alla visione della donna come l' unico modo per liberarsi da questa frustrazione sessuale, la donna appaga e dà sollievo alle esigenze fisiologiche maschili, e viene vista in questa ridotta visione, anche se lo stesso protagonista risuta per un attimo sgomento dalla violenza e insensibilità, alla fine si conforma ad essi, e i suoi pensieri tristi si  perdono nel vuoto e vacuità, come se l' ambiente stesso abbia preso il predominio sulla sua stessa anima, rendendolo parte integrante di quello scenario crudele e disumano. Da donna mi sono sentita offesa da questo romanzo, ma credo che 
l' intento di Pavese fosse proprio questo, quello di indignare il lettore, di comunicare a lui stesso quello che il protagonista non riesce a dire, perché si è immedesimato con quella realtà selvaggia, da perdere la stessa capacità di pensiero più moralmente umano.

venerdì 24 settembre 2021

Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati


In questo romanzo non accade nulla di preciso: Giovanni Drogo, un sottotenente viene condotto alla fortezza Bastiani per sorvegliarla e proteggerla da eventuali nemici, tuttavia, questa guerra tanto bramata sembra sempre sul punto di avvenire, eppure non si presenta mai, se non quando è troppo tardi. 

Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo, perché è metafisico, tutte le volte che Dino Buzzati descriveva la fortezza mi si è impressa l' immagine di quegli spazi desolanti dei quadri famosi di De Chirico, però, ambientati su una fortezza, sopra una sconosciuta montagna dell' Italia settentrionale. 

Non sarà poi la trama a riempire le pagine del libro, ma c'è qualcosa di molto più profondo dentro, racconta dello stantio della vita, dello scorrere del tempo e delle attese spesso non ripagate dell' esistenza, di come l' orologio scorra inesorabile e non ci si possa fare niente. 

È un romanzo introspettivo e riflessivo, dal sapore amaro, ma è proprio questo il suo punto di forza. 

La bravura di Dino Buzzati sta nell' andare aldilà della trama, trasformandola solo in un' espediente esistenzialista, descrivendo  le emozioni e dinamiche astratte della vita. Riporta con maestria, per iscritto quelle sensazioni, a cui non avremo saputo dare un nome preciso: quell' incombente ansia del tempo che fugge, mentre noi restiamo in sospeso, con le nostre aspettative e ambizioni irrealizzate.

Il lettore viene trasportato su un posto immaginario e sperduto insieme a Drogo, 
o maggiormente su una dimensione impositiva della vita, in cui non accade nulla e diventiamo noi stessi prigionieri della nostra stessa esistenza, nella speranza che, qualcosa accadrà primo o poi, a distoglierci dal nostro torpore, ma del resto, in fondo, con il tempo, ci siamo anche adagiati e abituati ormai ad esso, da non saper più rispondere agli impulsi del cambiamento.

Ci si immedesima pienamente nelle vicende e situazioni di Drogo, perché benché non siamo militari, il senso delle vicende di Drogo appartengono a tutti noi: Quella sensazione in cui la nostra vita appare ferma e tutto resta stantio, monotono e immutato, eppure, quel severo orologio continuerà a girare, a scandire le ore, senza risparmiarci affatto; mentre noi attendiamo la nostra occasione che, tarderà ad arrivare, e quando si presenterà, semmai accadrà, ci coglierà del tutto impreparati, così da ritrovarci ormai troppo vecchi e stanchi,  da poter essere all' altezza di essa. 

Cosa altro posso dire? Se volete leggere un libro italiano del novecento particolare che lasci il segno, questo sarà un libro che farà al caso vostro!

Post in evidenza

La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'h...