Visualizzazione post con etichetta youngadult. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta youngadult. Mostra tutti i post

martedì 21 giugno 2022

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon.

Sicuramente, se fossi stata più giovane questo libro lo avrei apprezzato di più. Tuttavia, devo dire che è stata una lettura semplice, ma, comunque molto carina e piacevole, nonostante i limiti dovuti all' età, perché nonostante tutto, questo libro ha un grande punto di forza, e sta tutto nella bravura dello scrittore, nel mettere in comunicazione il lettore con Christopher, un ragazzino affetto da sindrome di Asperger, una forma particolare di autismo.
Con grande empatia, lo scrittore ci trasporta nella mente di Christopher,  spiegandoci il suo modo di vedere il mondo, di rapportarsi con esso e gli altri. Mette in luce le difficoltà di adattamento riscontrate ai cambiamenti, ma, anche i suoi punti di forza. Non lasciatevi ingannare dal titolo, l' indagine sul cane ucciso è soltanto un pretesto, per entrare e analizzare il mondo da un' altra prospettiva, vederlo sotto una luce diversa.  
Mark Haddon ci catapulta dentro la mente di Christopher su cui predomina la scienza, la logica, la matematica e in cui si fa fatica a rapportarsi con concetti più astratti e inafferabili come i sentimenti. 
Ma, l' aspetto più bello di questo romanzo è che la sindrome di Asperger viene spiegata sotto molti aspetti, trasmettendo un messaggio molto positivo sulla diversità, poiché ci dà una visione molto più ampia di essa, senza attribuirgli la connotazione semplificativa di handicap. Mark Haddon scava in profondità, lasciando intuire che spesso e volentieri chi ha questa sindrome, riesce a vedere le cose con uno sguardo più attento e sensibile del nostro, che notoriamente ci consideriamo "normali"; ci spinge a mettere in discussione il nostro stesso concetto di "normalità".


domenica 6 marzo 2022

Il sospettato X di Keigo Higashino

Mi aspettavo qualcosa di più intrigante e coinvolgente, un thriller psicologico che lasciasse con il fiato sospeso e invece... 
È un giallo atipico, come molti nel panorama giapponese, è questo mi ha spinto a volerlo leggere, ma, speravo in qualcosa come: "L' uomo che voleva uccidermi" di Shuichi Yoshida, in cui c'è della suspence, perché si sa già chi è
l' assassino, ma non si svela il movente. Invece, questo libro è piatto, si svela sin da subito l' omicidio, ma non stuzzica più di tanto l' interesse del lettore nel voler andare avanti con la lettura. 
L' unica domanda che ci si pone è se la polizia riuscirà veramente a scoprire l'omicidio. 
Mi ha colpito un po', il fatto che si narri la storia molto più dal punto vista degli assassini, tanto da spingere il lettore a tifare per loro, ma, per il resto questo libro come prosa è scorrevole, piacevole, ma andando avanti divaga, diventando piuttosto semplicistico e banalotto, da ricordare lo stile delle storie del detective Conan. 
Poi, i personaggi stessi perdono tanto di mordente e credibilità, soprattutto per il loro eccessivo ed esasperante spirito di sacrificio, che viene veramente portato all' eccesso, creando più degli stereotipi, di personaggi usciti più da un anime che da un libro. Ho apprezzato i richiami a dei famosi e interessanti teoremi matematici, ma per il resto non è il genere di thriller introspettivo e psicologico che cercavo, mi ha deluso molto. 
Poi, non parliamo della penosa impaginazione di giunti al punto, nella versione economica e nutro forti dubbi anche sulla autorevolezza della traduzione. Spesso, sono state adoperate parole di uso gergale, per nulla piacevoli da leggere in un testo scritto. 
Ora, io non credo che,  Keigo Higashino abbia scritto in giapponese una parola corrispondente ad  "un sacco" per dire "tanto", perché un sacco non è un aggettivo da usare in un testo scritto, a meno che tu non stia parlando del sostantivo "sacco". 
Il guaio è che in questo romanzo viene adoperato come sostituto di tanto.
Poi  il "non comment", come tante altre innumerevoli parole. 
Mi è parso, come se a lungo andare si fossero stancati di tradurre in modo valido e accurato il testo, ed è stato molto sgradevole da lettrice vedere un romanzo trattato così male, tanto da fargli perdere anche quel minimo di eleganza e cura stilistica. 
Povero Keigo Higashino, sempre un autore così di nicchia da essere volgarmente bistrattato dalle case editrici italiane.

martedì 4 gennaio 2022

Una ragazzina di nome Sooner di Suzanne Clauser

Commovente storia di una ragazzina abbandonata a sé stessa, che vive in condizioni penose, cresciuta da una vecchia megera, fino a che non incontra una coppia di neosposi, che non riescono ad avere figli. La storia non brilla certo per originalità, ricorda molti classici dell' infanzia famosi come "Anna dai capelli rossi",tuttavia, non posso dire che sia stata una lettura spiacevole. Una cosa che mi ha fatto storcere un po' il naso, è che la storia indaghi tanto sull'introspezione della coppia, Elizabeth e Mac, ma molto meno sulla bambina. Strane e curiose anche certe descrizioni piuttosto spinte, dato che il sesso tra la coppia viene più volte  raccontato, senza eccessivi filtri. 
Di sicuro, non è tanto un romanzo per l' infanzia, credo sia più rivolto ad un pubblico adulto. Oltre al sesso, viene raccontata l' efferata e gratuita violenza verso gli animali, con scene e immagini piuttosto forti.

lunedì 20 dicembre 2021

Un litro di lacrime di Kito Aya

Il diario di Kito Aya è struggente, commuove e fa pensare, ci mette di fronte agli occhi la disabilità, quella che spesso non vogliamo vedere perché troppo pesante e triste da vedere soprattutto in una ragazzina. Aya ci fa entrare dentro la sua malattia, ci mette nella condizione di scoprire come ci si sente ad avere una malattia come la SCA, l' attasia spinocerebellare, passo dopo passo, tra il passaggio della sua vita adolescenziale fino all' età adulta. Il suo coraggio e la sua forza di volontà resta impressa tra le pagine di questo diario. Avevo visto in passato il drama giapponese, ispirato a questo diario, ma posso dire che non è stato altrettanto bello, perché sono state cambiate molte cose, si è voluto necessariamente creare una storia d'amore, virando ad un dramma romantico, per renderlo più accattivante per gli spettatori. Capisco, anche l' espediente della "love story" nella realizzazione di un telefilm, però non è questa la vera storia di Aya. Kito Aya non ha avuto una storia d'amore come le altre ragazzine, proprio perché la sua malattia non glie l'ha permesso. Dentro di lei, però Aya aveva conservato e nutrito la speranza di potersi innamorare e sposare come tutte le altre persone, e probabilmente, come si evince dal diario doveva essersi presa una cotta per uno specializzando di medicina. Il drama giapponese era molto edulcorato, mentre il diario presenta una realtà molto più cruda e drammatica, eppure, nonostante tutto Aya pur cadendo, e versando un litro di lacrime, riusciva a trovare comunque la forza di volontà per reagire e andare avanti, nonostante il progredire della malattia. Questo non è un libro che si legge per la sua prosa accurata, ma più per la forza e il coraggio della sua protagonista, una ragazza veramente esistita, che ha toccato il cuore di molte persone, per come è stato in grado di fronteggiare la sua malattia. Le sue parole sono semplici e spontanee, abbozzi di una ragazzina, ma efficaci, toccano sul vivo. Aya nel suo diario parla della sua malattia con estrema schiettezza, senza sconti, e tuttavia, non c' è autocommiserazione in lei, ma neanche un eccessiva positività irrealistica, ma si respira in lei solo tanta umanità e voglia di reagire alle avversità, ma non senza vacillamenti e tentennamenti, anzi Aya ne ha tanti, ed è proprio nelle sue fragilità di ragazzina che sta la sua stessa forza, perché nonostante tutto trova lo stesso il modo di asciugarsi il viso e riprovare, trovando sempre nuovi modi per fare quello che la malattia non le consentiva di fare. È un grande esempio di vita per la sua grande forza di volontà. Ebbene, ho versato anche io un litro di lacrime per la cara e piccola Aya.

lunedì 4 ottobre 2021

Cose che nessuno sa di Alessandro D' Avenia

Cose che nessuno sa di Alessandro D' Avenia, in molti hanno bocciato duramente questo romanzo. Io penso che, un romanzo  vada letto e valutato in base al genere e al pubblico a cui è rivolto. 
Questo libro senza dubbio è rivolto ad una fascia d'età adolescenziale, non di certo a persone della mia età, io sono già troppo fuori fascia d'età, avendo trent'anni.
 È un libro che offre delle riflessioni sulla vita, e cerca di avvicinare e stimolare i giovani alla lettura. Sicuramente, è un libro impregnato di eccessivo buonismo, di ridondante retorica e molte cose svincolano dal realismo, anche i personaggi stessi, il loro modo di parlare, pensare e di fare è spesso usato per cavar fuori molte frasi fatte e i dialoghi spesso perdono di credibilità. Ma, è un libro scritto da un professore, è un po' come i libri di Daniel Pennac, non so se lo avete letto mai?! Bene, Pennac è la stessa identica cosa, può piacere tantissimo questa indole da maestro che deve indottrinare le proprie idee sulla vita e i libri, o lo si detesta, la via di mezzo spesso non c'è. 
Tuttavia, penso che ricoprendo un ruolo di insegnante si tenda ad usare questi toni estremamente buonistici sui libri, è proprio nell' indole intrinseca del professore e della didattica. Tuttavia, credo che un libro del genere per degli adolescenti possa essere un valido approccio per la lettura, per me è naturale che il libro presenti tanti difetti, ma credo che D'avenia l'abbia scritto volutamente così, volendo avvicinarsi ai giovani, gli stessi a cui insegna nelle scuole. 
Di sicuro, questo libro può lasciare tanto a dei giovani rispetto ad un libro di Fabio Volo e Federico Moccia e ha il pregio di indurre il lettore a delle riflessioni sulla vita, ma senza appesantirlo troppo.  
Devo ammettere che, per quanto non sia stato nelle mie corde leggerlo, è stato piacevole nel complesso. Mi sono piaciute alcune frasi, poi la nonna della protagonista siciliana con i suoi proverbi siciliani, anche se, a volte strafava troppo, svincolando persino dai dialoghi con la nipote, e i richiami nostalgici al mare, agli odori e ai sapori della Sicilia si respirano spesso in questo romanzo, e questo da siciliana trasferitasi a nord mi è piaciuto. Il problema del libro è il narratore quando anziché raccontare una realtà oggettiva sfocia in frasi sulla vita fin troppo stucchevoli, retoriche e dozzinali, come quelle dei baci perugina. Come, anche dei dialoghi fra i personaggi che si scambiano delle battute per nulla realistiche, per dire cose sull'amore, tipo che il padre dell'amica della protagonista, non fotografa mai la moglie perché aveva paura di rovinare la sua bellezza, insomma, ma che sei serio?! 
Ma, poi anche l'amica che si prende questo pensiero di dover raccontare questo annedotto alla sua migliore amica, ma perché?! Insomma, ci sono tante situazioni e dialoghi che evadono proprio dalla realtà e fanno innervosire e storcere il naso per il nonsense, tuttavia, nel complesso lascia un bel messaggio, e in qualche modo, anche se maldestramente infonde nei giovani un bel messaggio positivo e di speranza sull'esistenza e l' amore. 



martedì 1 ottobre 2019

Il piccolo principe de Antoine Saint Exupery

Esprimerò un parere piuttosto controcorrente su questo libro, tanto osannato. Per giunta libro che si fa erroneamente leggere ai bambini... No, non è un libro per bambini, ma neanche per adulti...e forse, è questo che ancora non mi è chiaro del libro, la fascia d'età alla quale è rivolta. Perché se sei un bambino non sei abbastanza formato mentalmente per afferrare costruzioni concettual-filosofiche sulla vita, per quanto siano abbastanza elementari, fatico a credere che un bambino possa afferrare il significato delle parole di questo libro, che intende comunicare in ogni capitolo dei messaggi sulla vita, sull' amore e l'amicizia. Se altri lo hanno letto da bambini e lo hanno apprezzato, rettifico che questo è stato il mio approccio da bambina con questo libro. Paradossalmente da bambina, sono stati pochi i libri che mi siano veramente piaciuti e che mi invogliassero a leggere, "sembra che spesso i grandi" ti consiglino delle letture inadeguate.  Su una cosa ci ha preso i grandi spesso non capiscono proprio niente, e si impuntano a voler insegnare e spiegare ai bambini. Mia sorella si era imputata che dovessi leggere questo libro, e l'ho iniziato mano mano a percepirlo come un' imposizione bella e buona che ad un mio interesse proprio perché il libro in questione era anche parecchio strampalato e mi provocava il mal di testa, dato che non lo capivo proprio. Non l' ho mai finito di leggere da bambina, e lo rileggo adesso, alla veneranda età di 28 anni, trovando il coraggio di imbarcarmi in questa lettura tanto ostica e detestata da me. Superate le mie remore,posso dire che è una lettura carina, ma senza pretese. Nel senso, è tutto molto vacuo, non ci sono descrizioni, sembra tutto procedere su uno spazio bianco. Ora, capisco tutto, ma un minimo, qualche parola in più anche nella caratterizzazione dei personaggi, anche nello stesso protagonista non sarebbe stata male. Ecco, letto da una persona troppo matura, questo libro risulta povero, carico di luoghi comuni e forzature. Non metto in dubbio che il solfa delle "frasi fatte" di questo libro siano cariche di significato, ma il punto è che se me le piazzi sul testo buttate così a casaccio tra un capitolo all' altro,le parole perdono anche di significato.  E questo libro purtroppo ha la terribile pecca di essere molto decontestualizzato dalla trama, poiché essa è molto sfumata e traballante.  Nel senso, il piccolo principe incontra diversi personaggi nei vari pianeti che esplora,  e da essi trarrà sempre una spicciola morale sul mondo degli adulti e sulla vita stessa. Non è un libro avventuroso, appassionante per un bambino, dato che non dà neanche uno spunto su come possano essere questi pianeti e non stimola la fantasia, almeno nel mio caso non è stato così. Mi ha suscitato da bambina una certa inquietudine, l' idea di uno spazio vuoto su cui il piccolo principe si muovesse attorno ai vari personaggi, tanto da provocarmi un po' di ansia , oh sarò io che sono strana può anche essere. Il non definito, mi suscitava un emozione sgradevole. Adesso, da adulta, penso sia un libro leggero e carino, ma nulla di eccezionale, nel senso avrà anche delle frasi toccanti per il loro significato, ma si perdono in una trama scialba e non ben congeniata, dato che la storia doveva appunto, dare maggiore enfasi alle ridondanti morali auspicate, e invece...  Non c'è corrispondenza fra ciò che accade e ciò che si dice nella morale, nel senso anche il pilota che si affeziona al piccolo principe nel libro hanno parlato si e no una  volta, e non è stato reso così tangibile il loro rispettivo affetto, quindi la loro separazione come pretesto per parlare di amicizia, e che la lontananza non rappresenta un ostacolo per continuare a voler bene ad una persona cara o un amico, è sicuramente un messaggio bellissimo, ma è lontano da quanto avviene nella trama, nel senso che non lo hai percepita e vista questa amicizia, quindi non ne sei totalmente coinvolto. Ecco, questo non aiuta a sviluppare un'empatia con i personaggi essendo troppo sfumati e vaghi.  Di conseguenza, anche le belle parole del libro finiscono per diventare solo ridondanti divagazioni. Ma forse era proprio questo il senso della frase "L' essenziale è invisibile agli occhi?"  Questa amicizia è nata e sbocciata senza che il lettore se ne accorga, forse neanche il piccolo principe e il pilota se ne sono accorti, ma questo non cambia che ci sia.  Probabilmente, molte volte tante cose sfuggono ai nostri occhi, non ci accorgiamo della presenza e dell' affetto degli altri nella nostra vita, ma al momento della perdita e della separazione ci accorgiamo di quanto erano e sono stati importati, e continueranno ad esserlo anche se non li rivedremo e incontreremo più. Quando stabilisci un legame con qualcuno è per sempre, si ripresenterà sottoforma di ricordo qualora non vi rivedrete più.  Questo ultimo pensiero finale molto carino, ma secondo me poteva esserci più pathos trascinando un po' più il lettore nell' avvertire un minimo la nascita di questa amicizia e delineando meglio i personaggi principali.

lunedì 17 giugno 2019

Gridare amore dal centro del mondo di Kyoichi Katayama

Premetto che avevo visto il film giapponese di cui ho dei ricordi anche un po' vaghi, ma me lo ricordo veramente molto diverso dall'opera cartacea.

Era triste,  ma in realtà il film si soffermava più su altro, era forse un po' più freddo e distaccato nei confronti della ragazza di cui è innamorata il protagonista, il film prendeva una piega più matura, meno da teen-dramma adolescenziale.

Mentre invece il libro è più incentrato sulla storia d'amore adolescenziale fra i due protagonisti Sakutaro e Aki, un amore vissuto in modo molto lento e delicato.

Ma sfortunatamente le cose prenderanno una piega drammatica, ormai proposta da moltissimi altri libri come in "Bianca come il latte e rossa come il sangue" Di D'avenia,  "Tutta colpa delle stelle" di John Green, "I passi dell'amore" di Nicholas Parks e moltissimi altri, ma si differenzia molto da essi, poichè è un libro uscito molto prima, lontano dalla moda del teen dramma adolescenziale per eccellenza.

Lontano dal clamore, e dal seguire degli schemi ben precisi del genere teen-drama, con ragazza morente a causa di un tumore incurabile, che se ne parla ormai in un modo quasi viscerale, da aver perso la sua originalità e persino la delicatezza nell'affrontare certe tematiche nel modo più adeguato e corretto.

Sembra  ormai che si voglia solo dare alla "storia d'amore"  uno spessore commovente e struggente, così da aggiudicarsi facilmente il titolo di "best-steller", perchè si sa che se finisce in modo tragico si ha una maggiore presa sul pubblico, e poi hai trattato una tematica delicata e allora..."Oh wow!",

Il problema è che bisogna anche saperli trattare certi temi, e anche saper aggiungere qualcosa di  NUOVO e di non già detto, soprattutto quando di libri così ce ne sono  ormai a bizzeffe.

Quindi direi che un libro come "Gridare amore dal centro del mondo" , letto adesso dovrebbe perdere la sua carica di originalità, e invece no, riesce a mantenere una sua identità, a distaccarsi dalla moda, va totalmente controcorrente, forse perchè è giapponese, e il modo di narrare è diverso, si percepisce una sensibilità e delicatezza particolare, caratterizzata anche dai silenzi, quegli istanti di riflessione fra i due personaggi sulla caducità della vita.

Non resta confinato a teen-drama, nonostante sia un libro fluente e immediato, che constà di soltanto 5 capitoli, e si può finire in un solo giorno...

Nonostante la brevità e la scorrevolezza, il libro racchiude una grande profondità emotiva, si respira in esso, una  delicatezza puramente giapponese, nel modo in cui vengano espressi i sentimenti  e le emozioni dei personaggi, la morte viene percepita in un modo unico, singolare e indistinto, silenzioso, lento...Non come le cose plateali a cui siamo abituati noi occidentali.


Un libro che vale davvero la pena  leggere, molto commovente e struggente, tuttavia, non sfocia negli eccessi del dramma ridondante e fastidioso, da diventare quasi viscerale e patetico,  ma resta  contenuto e realistico.

Non si riduce  neanche alla malattia, all'amore e alla  morte della protagonista, ma induce a riflettere sull'esistenza stessa, sulla vita e la morte a livelli molto alti, non da solito teen-dramma in cui la tragedia deve essere solo un pretesto per farci commuovere, ma in questo caso diventa un' intenso spunto di riflessione sulla vita stessa, raggiungendo quindi livelli alti narrativi, e rappresentando il processo di maturazione stesso del protagonista che si interfaccia per la prima volta con la scoperta della morte, perdendo una persona a lui molto cara.








Il signore delle mosche di William Golding

E' un libro che mi trascino da mesi, devo dire che me lo aspettavo più avvincente e invece... si è rivelato molto noioso, quasi soporifero per via dei tempi morti.

Ci sono state pagine e pagine, in cui ho sperato in una svolta, e invece non accade assolutamente nulla, ma è proprio così che doveva essere, è uno di quei libri tra l'amore e l'odio, lo odi e lo ami allo stesso tempo e con la stessa intensità.


Nell' isola  desolata in cui misteriosamente questi bambini si ritrovano, ci sono tre figure di spicco: Ralph e Jack che si contendono il ruolo di leader, e poi Piggy il bambino più saggio, cicciotto e timido,  che dà sempre ottimi consigli, ma non è alla ricerca del potere, alla fine non viene neanche preso in considerazione, ma  è sempre  bersaglio delle preso in giro di tutti.

Sicuramente è un libro che letto adesso, appare quasi scontato, dato che il significato della storia, è stato ripreso innumerevoli volte in serie tv, film e libri.

Il tanto famoso "Hunger Games" riprende questo tipo di storia, ovviamente in chiave distopica, perchè si sa che lo "youngs adult" associato alla distopia, ultimamente spopola!

Ma ahimè, "Hunger Games" non introduce neanche nulla di innovativo alla trama, dato che non modifica o altera un 'opera come "il signore delle mosche" ma si rifà persino ad un secondo clone giapponese già modificato e se vogliamo distopico "Battle royale" Di Koushou Takani.

Tolta questa piccola parentesi, possiamo dire che "il signore delle mosche" di William Golding è un libro che sicuramente ha segnato un'epoca,  di un indiscutibile valore che piaccia o meno, è un cult che ha dato origine a tutta una serie di altre opere, e di alcune potevamo farne anche a meno, ma vabbè questa resta una mia considerazione.

Quindi sicuramente, se lo avessi letto prima di aver visto tutta una serie di altre cose o di aver letto qualcosa di simile, sulla crudeltà umana e sul desiderio di potere che ogni uomo prova, di voler sempre sopraffare sugli altri, bè sicuramente lo avrei apprezzato di più perchè mi sarebbe apparsa come una cosa nuova, ma sfortunatamente letto adesso, bè perde tanto di significato.

Questa realtà cruda  in cui persino i bambini  perdono la loro innocenza, pur di voler prevaricare sugli altri, e alla fine riassume il concetto che una società perfetta sia un'utopia che le regole servono, e nonostante le regole vengano create, c'è sempre chi le adotterà per il proprio tornaconto.

Ovviamente chi è saggio e onesto, non sopravvive... ma qui voglio evitare spoiler...quindi non scenderò nei particolari.

Una cosa sicuramente curiosa, e dall' altra anche un po' noiosa, è stata la totale assenza del genere femminile, e continuo a chiedermi perchè non ci fossero bambine? Una scelta maschilista? O femminista? Forse Golding pensava che la presenza di figure femminili avrebbe dato più umanità alla storia, che le bambine avrebbero potuto essere più di cuore e  meno disumane, oppure che il genere femminile nella società non devono avere rilievo e potere decisionale...?! Questo per me continua ad essere un grande punto interrogativo.

Riguardo invece la presenza della "bestia", la visione poi di questa figura mitologica e immaginaria del signore delle mosche, ho notato che appariva solo a coloro che ovviamente avevano voglia di prevaricare sugli altri, quindi ovviamente una metafora sulla sete di potere, che alla fine non  ti riempie che soltanto di un pugno di mosche, ma non si ottiene nulla di fatto, infatti il libro termina con una riflessione più o meno simile, in cui fa capire che se fossero andati d'accordo tra loro, tante tragedie si sarebbero anche potute evitare, e che alla fine tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi e invece alla fine per il desiderio di potere e prevaricazione, hanno preferito farsi del male.

Sicuramente mi aspettavo, un po' più di azione, e qualcosa di più cruento, sarà che ormai siamo così abituati a scene di violenza efferata, che il signore delle mosche appare quasi una bazzecola di poco conto, anche se devo ammettere che verso la fine, non ho potuto far a meno di sobbalzare dal divano.

Nonostante la scena  di violenza non sia così dettagliata nella sua crudeltà, ha qualcosa che suscita indignazione e dolore, nonostante i tempi, risulta un libro ancora in grado di scuotere,  suscitando emozioni negative: di rabbia, costernazione e sdegno.

Inoltre devo ammettere che è un libro scritto stilisticamente bene, accurato nelle sue descrizioni, paradossalmente non è tanto in sè la trama e il significato del libro che ho apprezzato di più, ma le immagini che William Golding ti dà dell' isola, dei personaggi, dei loro pensieri e inquietudini.

Secondo me è un libro che va letto ad alta voce, per apprezzarne di più la carica emotiva, il suono delle parole e la potenza delle immagini, predominano più della trama e del significato stesso del libro.

 E dire che non ho neanche una delle traduzioni migliori e accurate del libro, ma devo dire che è molto suggestivo e coinvolgente nel modo di descrivere e narrare la storia, lo scrittore riesce a riempire quei vuoti e buchi che ci sono nello svolgimento della trama.

E' un libro molto contemplativo, non ne apprezzi la vera essenza se non lo leggi ad alta voce, infatti tutte le volte che mi è venuto a noia, è stato perchè ero costretta a leggerlo con gli occhi, per ragioni di forza maggiore.


















venerdì 18 gennaio 2019

Cyberbugie di Corrie Wang

Questo libro scritto da Corrie Wang, una scrittrice coreana, che di coreano forse non ha niente a parte il nome, nel senso che il libro non risente di quella sensibilità asiatica, anzi è un libro ambientato persino in America, raccontandoci quindi dinamiche adolescenziali più da ragazza popolare  americana. Il modo di scrivere della Wang è spedito ed  immediato, un young adult che nonostante il genere "teendrama" non appare per nulla scontato. La protagonista, ragazza popolare a scuola si ritrova in rete un video hot di lei con un suo professore. La Wang ci racconta cosa significa e comporta per la protagonista questa situazione, la gravità del "porn Revenge", un problema che anche nella cronaca Mondiale sta sempre più causando vittime, persone che non reggono la situazione e si suicidano, quindi il fatto che se ne parli in un libro la ritengo una cosa giusta e interessante.
Il libro è leggermente "distopico" preannuncia un futuro in cui tutti hanno dei doc, come dei tablet, ma più moderni e innovativi in cui l'intera popolazione è registrata per fare qualsiasi cosa, fare acquisti, per il lavoro e un milione di altre cose, un qualcosa che poi non è così lontano dalla realtà di adesso.  Il libro offre tanti spunti sulla quale riflettere su cosa è giusto condividere e pubblicare online e cosa no, se è giusto essere sempre e irrimediabilmente connessi, perché alla fine come sostiene la Wang i momenti in cui sei veramente felice sono quelli che solitamente nessuno vede e che  non hai bisogno di condividere.  Sin dalle prime pagine, la protagonista non appare come la classica protagonista buona e indifesa, per il quale dici oh poverina, anzi appare irritante e fastidiosa, ma nonostante tutto entri in empatia con la protagonista, perché nonostante "la stronzaggine" da fighetta popolare della scuola, sai che in fondo non si meritava una cosa del genere, che nessuno se lo merita, anche se non è sempre stata una persona carina e coccolosa. Alla fine la vittima è sempre vittima, nessuno se la cerca è questo che la Wang intende farci capire nel romanzo, e che un video del genere può distruggere l'intera vita di una persona per sempre.
Il romanzo appare avvincente, mentre la protagonista cerca di scoprire chi è stato a pubblicare quel video e a realizzarlo dato che non è neanche un video reale, ma per certi versi sul finale e su un mucchio di altre situazioni si perde tanto in una marea di sciocchezze  e banalità.  Tuttavia è un libro che consiglio già solo per la tematica e per alcuni spunti di riflessione sul progresso e la tecnologia un po' alla "black mirror", ma in chiave "young adult", nonostante le 400 pagine il libro è parecchio scorrevole e fluido, quindi non lasciatevi ingannare e scoraggiare dal quantitativo di pagine.
Inoltre lo ritengo un libro che possa dare coraggio e forza d'animo a chiunque sia caduto vittima del cyberbullismo e del porn Revenge, e forse anche un buon libro per i genitori per avvicinarsi e confrontarsi con una realtà a loro sconosciuta, così da essere in grado di affrontare una  situazione  del  genere nel modo giusto con i propri figli. Perché dopotutto la protagonista non demorde e non si lascia scoraggiare soltanto perché accanto a lei si ritrova a scoprire quante persone realmente tengono a lei, e alla fine l'amore, il sostegno familiare e l'amicizia diventano la sua unica forza contro il persecutore.

sabato 9 giugno 2018

Mathilda di Victor Lodato

Un libro che ha riscosso molto successo in America e altri paesi, sicuramente perché è un libro che arriva dritto al cuore.
Ho scoperto questo titolo per puro caso.
Ovviamente non è da confondere con Matilda di Rohal Dahl, quello è più un libro sul significato dell' essere bambini, questo invece tratta di ben altro, tocca una fascia di età più complessa, quella dell' adolescenza.
Alcuni hanno voluto paragonarlo al "giovane Holden", e per alcuni aspetti forse lo ricorda, ma non del tutto.
È una storia più moderna, più vicina ai nostri tempi.
Un'altro tratto interessante è che l'autore non accenni mai esplicitamente all' ambientazione, si fa fatica a capire che la storia si svolga in America facilitando un immedesimazione, rendendo la storia più vicina a noi.
La trama è in apparenza semplice e lineare: Matilda ha tredicenni, ed oltre ai drammi di tutte le adolescenti: il corpo che cambia, i ragazzi e le  riflessioni sull' essere o non essere, si trova a vivere un dramma ben peggiore, la morte di sua sorella Helene, aveva solo sedici anni quando un uomo la spinse sotto un treno e Matilda non riesce a darsi pace vuole scoprire chi sia stato ad uccidere sua sorella. Dinnanzi l'indifferenza dei suoi genitori che si chiudono nel loro dolore senza parlarne con lei, inizia ad essere dispettosa e a voler diventare cattiva per attirare l'attenzione dei genitori.
Non fatevi strane idee,molte recensioni e premesse stesse del libro traggono in inganno, Matilda non è banalmente uno di quei libro in cui una tredicenne gioca a fare la piccola detective. Non è un giallo adolescenziale, ma piuttosto un libro di formazione nella quale la protagonista intraprende un percorso di accettazione del dolore che la perdita di una persona cara comporti, quel senso di desolazione e di  colpa che attanaglia tutti quando si perde qualcuno, e si brancola nel buio alla ricerca disperata di  un colpevole su cui scagliare la propria collera. Un libro intenso,  riflessivo,  moderno, che ti fa scoprire cosa significa essere adolescente al giorno d'oggi.
Ormai lontana da quel periodo, pensavo sarebbe stato difficile ritrovarmi tra le pagine di questo libro, e invece no, l'autore è riuscito a coinvolgermi nella storia di Matilda.  Nonostante la drammaticità della storia, il libro non risulta pesante, ma abbastanza scorrevole, forse mette solo un po' malinconia e tristezza, ma si conclude con un messaggio propositivo.
Inoltre ciò che mi ha colpito di più, sono state le  forti e intelligenti riflessioni sul terrorismo. Si mette in discussione il vittismo americano, ricordandoci che gli oppressi non sono solo vittime,ma sono stati in passato carnefici, e gli stessi che adesso chiamiamo  "terroristi", in passato erano le vittime dei giochi politici e degli interessi economici dell' America e di tanti altri paesi.


mercoledì 14 febbraio 2018

Speak le parole non dette

Volevo scrivere da tanto la recensione di questo libro, ma tra i tanti impegni poi non sono mai riuscita. Ci promettiamo sempre di fare delle cose, che poi puntualmente non facciamo, anche cose che ci farebbero star meglio. Questa frase coglie la vera essenza del libro, ci sono tante scomode e fastidiose  verità che quando si hanno 17 anni si vorrebbero gridare, dire, ma non le dici, le trattieni, preferisci che ti uccidano piuttosto che rivelarle agli altri. Leggendo questo libro, ripensavo all' adolescenza e alle sue insidie, questo libro le rivela tutte. C'è sempre quel ragazzo che approfitta dell' inesperienza e innocenza di una ragazza, c'è sempre il bulletto di turno, peccato che non è quasi mai uno, ma una cerchia molto ampia.
Quello che mi ha colpito più di tutto è che nonostante il libro sia drammatico si respiri anche quell' ironia e quel sarcasmo da "giovane Holden" di Salinger, in cui si evidenzia questa forte critica alla scuola americana così giocata sulla competitività e sull'apparenza. 
La protagonista vorrebbe parlare spiegare perché quel giorno alla festa chiamò la polizia, ma la bocca le resta sigillata.
Questo discorso del dire e non voler dire, mi fa pensare a tutte le cose che non sono mai riuscita a dire è che continuo a non riuscire a comunicare sia con il corpo che con la bocca.
Tante, troppe, innumerevoli.
La cosa curiosa è che la gente crede che le persone silenziose non abbiano niente da dire, mentre il problema principale è che ne abbiano troppe, e abbiamo paura di dirle alla persona sbagliata. Questo libro svela anche questa verità. Ovviamente i genitori sono sempre troppo indaffarati o presi da altro per accorgersi dei problemi dei figli. Nessuno si accorge mai di nulla, il dolore è muto, ma perforante e da lettrice mi sono irritata per l' atteggiamento dei genitori totalmente assenti,questo è il l riflesso di una realtà fredda, ceca e cruda. Quando bisogna  davvero esserci, non ci si è mai.

venerdì 9 febbraio 2018

Doll bones di Holly Black

Un libro che lessi un bel po' di tempo fa, nonostante non abbia un ricordo fresco del libro, ho dei frammentari ricordi e ritenevo che fosse un libro degno di ricevere una recensione seppur tardiva e frammentaria.
Sicuramente è uno di quei libri da fiaba gotica, indirizzata ad un pubblico dai 12 anni in poi. Continuo a chiedermi perché quand'ero piccola libri del genere non esistessero, mi dovevo accontentare di quegli orrendi libri della biblioteca della scuola in cui c'era "detective in gonnella"  e altri libri osceni di bambini che si improvvisavano detective o altre letture banali e sciocche. Inutile dire che stavo antipatica alla bibliotecaria, davo l'aria di una bambina che se la tirava, dato che non volevo leggere libri così stupidi.
Chiudendo questa parentesi,  posso dire che un libro del genere sicuramente mi avrebbe entusiasmato tantissimo e magari avrebbe anche entusiasmato chi alla lettura a malapena ci si avvicinava.
Nel retro copertina c'è scritto " un libro perfetto per i giovani lettori: una storia profonda, bizzarra e avvincente, che a volte intenerisce e a volte strazia".
Non posso fare a meno di essere d'accordo con il New York Times.
Certo, io nutrivo aspettative molto più alte, ma molto probabilmente perché non ho 12 anni, sicuramente se lo avessi letto a quell'età lo avrei di gran lunga apprezzato di più.
La storia ruota attorno a Zach e alle sue migliori amiche:Alice e Poppy che giocano spesso al gioco del regno immaginario in cui governa un' enigmatica regina, una bambola di porcellana. Ma un giorno il padre di Zach intima il figlio di crescere e di incominciare ad interessarsi a cose "da grandi". Il mondo di Zach sembra andare in frantumi, fino a che la Regina non compare in sogno a Poppy, rivelandole di essere stata una bambina in carne ed ossa di nome Eleonor, le cui ceneri si trovano all'interno della bambola.  Eleonor non avrà pace finché  non sarà seppellita nella sua tomba, in una lontana cittadina dall'altra parte degli Stati Uniti.
I tre ragazzi partono nel cuore della notte, dormendo sotto le stelle, accampati nei cimiteri, incontrando bizzarri personaggi che parlano alla bambola scambiandola per una bambina vera, in un viaggio che cambierà per sempre le loro esistenze.
Non è solo un libro fantasy, ma è uno di quelle storie psicologiche che tratta del processo di crescita e formazione di questi bambini, che si trovano costretti ad affacciarsi con il mondo adulto.
Bambini che hanno  paura di  crescere, e non vogliono farlo, ma alla fine scoprono che crescere non significa necessariamente abbandonare tutti i loro giochi.  Altre tematiche vincenti sono l' amicizia e l'amore trattate in modo tanto delicato e fanciullesco.
La penna di Holly Black è morbida, tenera, ma anche gotica e cupa, perché non bisogna negare ai bambini che i mostri esistano, ma che esistano dei modi per sconfiggerli. Scorrevole, piacevole e avventuroso quanto basta per la fascia d'età indicata, forse però non per tutti i bambini, forse per quelli più coraggiosi. Va anche detto che la nuova generazione di bambini è abituata a vedere sangue e morti a palate, e questa storia credo sia stata adattata per loro. Storia alla "Neil Gaiman" ma dai toni volutamente più infantili.




sabato 13 gennaio 2018

Momo di Micheal Ende

Questo scrittore tedesco è noto per l'altisonante titolo "La storia infinita", che a me non ha mai detto niente, preferisco di gran lunga la meno celebrata storia di "Momo", secondo me più carica di significato.
Momo  viene presentata a prima vista come la solita storia di una bambina orfanella, che riesce a farsi tanti amici, che è buona ed ascolta sempre tutti, ma  nel corso del romanzo accade qualcosa di molto interessante, arrivano dei signori grigi in giacca e cravatta che rubano il tempo alle persone.
Improvvisamente, tutti sono ossessionati dall'idea di andare alla banca di risparmio del tempo, tutti che cercano ad ogni costo di risparmiare il loro tempo, e cercano di fare tutto con il minor dispendio di tempo, ma a risentirne è la qualità del lavoro svolto, e la gente non trova più il tempo per rilassarsi e svagarsi, sono sempre tutti di corsa.
Si crea un mondo grigio e morto,  che va di corsa, e le persone si comportano come delle macchine che non trovano neanche il tempo per provare sentimenti, dato che anche quello viene ritenuto uno spreco di tempo.
Un libro che  banalmente viene ritenuto per bambini, ma che non lo è.
Aiuta certamente a capire il mondo dei bambini, poichè sono proprio i bambini gli unici a non sottomettersi al volere dei signori grigi, dato che i bambini non si curano del tempo, i bambini fanno tutto calma, e sono quindi i bambini padroni indiscussi del tempo.
Ma allo stesso tempo questo libro, oltre a vederlo sotto un aspetto per così dire pedagogico, secondo me è lungimirante e premonitore di una realtà odierna, nella quale purtroppo conta l'efficienza, la velocità, la dinamicità, rispetto alla qualità effettiva di quel che si fa.
Anche i bambini alle primarie spesso studiano un minestrone di cose, e devono subito riuscire a leggere testi lunghissimi, e fare i calcoli senza usar le dita, perchè devono riuscire a far tutto nel minor tempo possibile, se è possibile non devono neanche pensare al numero nella sua concretezza, devono fare tutto a mente come delle macchine, perchè così fanno il prima possibile, ma  alla fine quei numeri restano dei concetti così astratti e sfuggenti, da non riuscire a calcolarli.
E poi ci sorprendiamo, del fatto che tanti bambini non riescano a star al passo, e che ultimamente la percentuale di bambini con disturbi di apprendimento si è notevolmente alzata?!
L'ansia e la frustrazione di questi bambini, alla quale viene richiesto di accorciare i tempi, di seguire le lancette dell'orologio,  riducendo l'apprendimento un concentrato di nozioni buttate così a caso, e rendendo la scoperta del mondo qualcosa di dato per scontato, in un'età in cui non dovrebbe esserlo.
Riflessioni a parte, che faccio anche un po' in base al vissuto nelle scuole italiane, in cui sto notando questi aspetti negativi. Il libro in un modo o nell'altro ci fa riflettere sull'importanza del tempo, e di quanto spesso questo tempo ci venga ingiustamente sottratto, e non ne siamo pienamente padroni come vorremmo, come lo sono i bambini o meglio come dovrebbero esserlo, dato che si tende a voler forzare persino i bambini a farli rientrare in questo sistema distorto e malato. Bambini che non vogliono perder tempo a giocare o a fare i laboratori, perchè è più importante riuscire a finire i compiti nel più breve tempo possibile. Nel libro di Ende, questo non succede i bambini non si sottomettono, ma nella realtà  ahimè i signori grigi spesso vincono, a discapito di tutto.










venerdì 23 giugno 2017

Your name di Makoto Shinkai.

Se devo essere sincera mi aspettavo qualcosa di più, forse l'altisonante successo del film d'animazione ha innalzato eccessivamente le aspettative, o semplicemente è una storia che rende meglio con il film d'animazione, o come dice Makoto Shinkai alla fine del libro, sono entrambi complementari dell'uno e dell'altro per capire a pieno la storia e a me manca qualche pezzo, cioè il film d'animazione.Quello che tutto sommato ho trovato interessante è quella semplicità tipicamente giapponese, che nonostante tutto riesce a racchiudere sfumature poetiche, nonostante la scrittura sia poco pretenziosa, come quella di una" light novel",ma avendo letto qualche volta le light novel , qualche capitolo qua e là, mi rendo conto che si discosta comunque da quel genere, come del resto fanno i film d'animazione di Makoto Shinkai, riesce ad avere proprio quel tratto distintivo,  e ad esprimere quelle emozioni profonde che solo Makoto Shinkai riesce ad esprimere con le sue opere.Ma devo essere onesta, ho fatto fatica a proseguire la lettura, alcune pagine erano noiose, non riuscivo a capire il senso della storia, però poi andando avanti, superata l'idea che mi ero fatta, insistendo, ho avuto la possibilità di ricredermi.Il finale mi ha ricordato molto il film  "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" e quella credenza giapponese del filo rosso del destino, che ci sono persone destinate in un modo o nell'altro destinate ad incontrarsi e che il loro destino è intrecciato.Il fatalismo e il romanticismo sono i temi centrali del romanzo,l'idea di due persone che sono fatte per stare insieme e incontrarsi nonostante le distanze chilometriche, in un modo o nell'altro il loro incontro avverrà, poi che lui abbia introdotto "l'elemento fantasy" poco importa, forse sta semplicemente a voler sottolineare il forte potere del destino,Ma credo che l'elemento fantasy, sia tranquillamente trascurabile, forse un modo per semplificare la storia, rispetto alla complessità della realtà, ma staccandola dalla dimensione fantasy, troviamo qualcosa di molto realistico, non a caso nascono tante storie d'amore a distanza, e scatta un meccanismo, una serie di circostanze, per la quale siamo sospinti verso quella persona, ne siamo attratti, e alla fine una sorta di forza gravitazionale ci sospinge verso quella persona, e tra tutte proprio quella persona, che scopriamo avere tanto in comune con noi, Credo sia questo il significato magnifico del romanzo e del film d'animazione. Quindi alla fine, posso proprio dire che ne sia proprio valsa la pena leggerlo!


lunedì 23 gennaio 2017

Il bacio d'argento di Annette Curtis Klane

Ormai credo si intuisca dai miei post, quanto io sia attratta dai classici e dai libri di nicchia, un po' particolari, e che abbiano delle atmosfere dark o gotiche.
Quindi non posso fare a meno di fare anche questa recensione, su questo libro.
Ero un po' scettica, all'idea di leggere un libro sui vampiri, dopo la profonda delusione causatami da "Twilight" di Stephenie Meyer, prima che uscisse il film e che acquistasse un successo internazionale, io in libreria venivo attratta da quella seducente copertina scura raffigurante due mani che sostengono una mela, il frutto del peccato.
Lessi la trama, e pensai che fosse un libro interessante, senza sapere neanche che fosse una saga.
Il primo libro lo ritenni carino, con delle belle descrizioni e accurato, nonostante la semplicità e scontata storia d'amore, ma ovviamente nulla di più, carino ma senza troppe pretese, poi dal secondo in poi peggiorò sempre di più, insomma divenne solo una trovata commerciale per ragazzine, e trovai conferma con l'uscita del film e dell'ultimo libro che narra la storia dal punto di vista di Edward Cullen.
Inutile dire che in "Breaking Dawn" andai diretta verso il finale, saltando metà libro,il punto di vista di Bella, di Jacob, tutti modi per allungare inutilmente la storia, e la narrazione nuova dal punto di vista di Edward Cullen, non ho osato neanche leggerla.
Quindi, dopo l'esperienza di Twilight, ero decisamente contro tutti i libri fantasy moderni che trattassero la tematica dei vampiri, rimanevo sempre dell'idea che il caro buon vecchio "Dracula" di Bram Stoker non potesse competere con quei libretti per attirare ragazzette con gli ormoni in subbuglio.
Tuttavia la copertina di questo libro, e la sua trama mi attirò come una calamita.
Alla fine, mi decisi e lo acquistai.
"Il bacio d'argento" fortunatamente non ha nulla a che fare con la commercialità di Twilight, è un libro riflessivo, cupo,ma allo stesso tempo genuino e commovente.
La ragazza del libro si innamora di un vampiro, ma la loro storia  non viene banalizzata, come in "Twilight", rappresenta qualcosa di più profondo, diventa una metafora della fase adolescenziale, in cui la protagonista è costretta ad abbandonare la sè stessa bambina, e farsi spazio come adulta, dovendo affrontare situazioni  ed emozioni che sono più grandi di lei, e vincendo le sue paure più grandi come quella di perdere le persone care e di non essere all'altezza per affrontare la vita e il mondo degli adulti.
Abbandonate i preconcetti e i pregiudizi sorti a causa di "Twilight" se è necessario, e immergetevi in questa piacevole lettura!


Coraline di Neil Gaiman

"Coraline" è un Alice del paese delle meraviglie moderna e un pò dark, con quelle atmosfere del buon vecchio Tim Burton agli esordi, purtroppo adesso non è più quello di un tempo.

Coraline è una ragazzina che si trasferisce con la famiglia in una nuova casa, i genitori sono sempre troppo indaffarati con il lavoro e le dedicano poco tempo.
Ma in quella nuova casa, capitano cose bizzarre e insolite, aprendo una porta della casa, finisce in un'altra casa uguale a quella nuova casa, con dei genitori impeccabili e perfetti, che le cucinano cose buone che ha sempre sognato mangiare e che si rivelano essere più presenti e affettuosi dei suoi veri genitori, ma quella perfezione racchiude tante insidie oscure,già soffermandosi sul dettaglio degli occhi di quest'ultimi che hanno dei bottoni per occhi, e la finta madre più perfetta della reale, le propone di restare con loro, ma per farlo deve farsi cucire i bottoni sugli occhi.
Non sono brava con la spiegazione della trama, quella del resto la trovate su wikipedia, io preferisco dare la mia opinione, concentrarmi più sui significati dei libri.
E questo libro, racchiude un significato molto bello, che è persino difficile esprimere in due sole parole, ma comunque ci proverò.
"La perfezione non è reale, è solo finzione, ed è molto meglio la realtà con le sue sbavature".
Coraline è una fiaba dark, grottesca, molto piacevole, che emoziona e che insegna ad accettare e ad affrontare la vita nelle sue imperfezioni, e che insegna che l'amore non è mai idilliaco e perfetto, che esiste sempre qualcosa di antipatico e fastidioso dei nostri cari, ma che nonostante tutto, questo non significa che non ci vogliano bene e che l'amore ha diverse sfaccettature, e anche se inespresso, ciò non toglie che esista nel cuore dei nostri familiari. Ma allo stesso tempo credo che Coraline, sia la metafora perfetta della crescita, quando una bambina decide di abbandonare il mondo dei giochi e della fantasia, per crescere e maturare, e scoprire il mondo reale, forse più crudo, meno bello, ma reale,e che primo o poi deve essere affrontato, che non ci si può rinchiudere per tutta la vita in un mondo finto e fantastico, come se si vivesse in una campana di vetro, ma si deve correre il rischio di fare delle scelte anche difficili per crescere.
Di questo libro, è stato fatto un grazioso film d'animazione, ma per quanto siano belli i disegni, io credo che il significato del libro si sia del tutto perso.

Vi riporto una delle citazioni più belle del libro:
  • Io non voglio tutto ciò che desidero. Nessuno lo vuole. Non veramente. Che divertimento sarebbe, se potessi avere tutto ciò che desidero, senza problemi? Non avrebbe nessun valore. (Coraline)


    lunedì 19 settembre 2016

    Pollyanna di Eleanor H. Porter

    Pollyanna è un classico per ragazzi, carico di una positività formidabile.
    La piccola Pollyanna è una bambina, che nonostante è rimasta orfana, riesce sempre a cogliere il lato positivo su ogni tipo di circostanza,come lo chiama appunto lei è "il gioco della felicità".
    Riesce a contagiare persino la zia e tutti coloro che incontra, con questo suo modo di vedere le cose, tuttavia mi chiedo se un romanzo del genere sia ancora attuale. Per certi versi si, dopotutto una buona dose di positività, di vedere il bicchiere mezzo pieno serve a tutti, e questo romanzo così genuino e buonista, in un certo senso riesce nel suo intento, tuttavia forse è un po' troppo buonista e fuorviante, troppo lontano dalla realtà moderna che ci circonda, se ci pensiamo bene, ecco Pollyanna dà confidenze a dei perfetti sconosciuti, come il prete, oppure un altro signore che è un vicino di casa, di questi tempi vorrei tanto vedere, se un bambino si azzarderebbe a dare confidenza ad un perfetto estraneo, insomma è la regola d'oro di tutte le mamme "Non dare confidenza agli sconosciuti" oppure "Non accettare caramelle da degli sconosciuti". Sicuramente un grande classico, per il messaggio propositivo e innocente, tuttavia è forse troppo ingenuo, per dei ragazzi dei nostri tempi, che sono messi sempre in guardia sui pericoli del mondo esterno.
    E un libro del genere, forse metterebbe in conflitto, quello che gli è sempre stato detto da mamma e papà. Tuttavia, questo dettaglio, lo trovo interessante, facendo un confronto tra i romanzi per ragazzi attuali e quelli vecchi, notò sempre di più questa contrapposizione di intenti, in quelli attuali c'è sempre si un messaggio positivo, ma c'è sempre un continuo mettere, in un certo senso in guardia i giovani dai pericoli nel quale possono incorrere,per esempio fidandosi di uno sconosciuto per esempio in "Coraline" di Neil Gaiman "La città incantata al di là delle nebbie"di Sachiko Kashiwaba, "Doll bones" di Holly black, mentre invece i vecchi romanzi parlano di una bontà utopistica,in cui tutti sono altruisti e predisposti verso gli altri, come "Cuore" di De Amicis che ho appunto odiato per questo, che rispetto a Pollyanna, ha anche una visione forse fin troppo irrealistica della realtà.Poi probabilmente a quei tempi, forse la povertà portava ad essere più buoni verso gli altri, ma da quello che ci narra Victor Hugo nei "Miserabili" non è sempre così, ma ovviamente quello non è un romanzo per giovani ragazzi, eppure io trovo che per appassionare i giovani alla lettura non occorra troppo discostarsi dalla realtà, altrimenti si finisce per fare un buco nell'acqua,dato che una narrazione troppo distante dalla realtà. dove non ci sia nessun cattivo, nessuno che faccia qualche torto a qualcuno, sia anche se vogliamo troppo noiosa e irrealistica. Pollyanna devo ammettere, che senza cattivi, seguendo quella linea da buonismo, che deforma la realtà, riesce comunque a coinvolgere il lettore. 

    Un momento particolare ed emozionante, sta appunto nel finale, nella quale c'è un ottimo messaggio di rivincita e di non perdersi mai d'animo, nonostante la vita, a volte ci fa il gran torto di farci cadere.

    Un'altra cosa, che ho colto dal finale del libro, è quello che una persona che attraversa un momento no, un momento difficile non va lasciata mai da sola, va sempre sostenuta e incoraggiata.
    Dei messaggi, per così dire anche maturi, in un libro per bambini, che analizzato per bene, insegna tante cose, sia ai grandi che ai più piccini. 

    Dopo questa lettura mi sono sentita, per così dire rinata, con uno stato d'animo più leggero e spensierato, come se tutti i miei problemi fino in fondo, avessero una soluzione, e che l'avrei sicuramente trovata in un modo o nell'altro, come Pollyanna., o che comunque i miei problemi al confronto, rispetto quello che la protagonista avesse dovuto affrontare, non erano niente di così grave, da essere vissuti con così tanto pessimismo da parte mia. Un libro che dà la carica,che se si attraversa un periodo no, va assolutamente letto, e che non è necessariamente per bambini,dato che la genuinità del pensiero di Pollyanna, credo che un minimo vada mantenuto anche in età avanzata, per prendere la vita anche con più leggerezza, dato che ci pensa già da sola la vita a renderci difficili le cose, e se ci mettiamo pure ad essere pessimisti e a vedere tutto grigio, non si va da nessuna parte. Ma d'altra parte è anche un libro ottimo per ragazzi, anche se secondo me, non va del tutto preso alla lettera, dato che "la pedofilia" nel mondo di Pollyanna non esiste, ma purtroppo nella realtà è una piaga a cui bisogna sempre stare attenti.


     


    Post in evidenza

    La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

    Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'h...