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giovedì 16 giugno 2022

Il suono della montagna di Yasunari Kawabata.

Mi dispiace un po', perché "il paese delle nevi" dello stesso autore mi era piaciuto molto, non era un libro di facile lettura, ma, era molto evocativo e mi aveva lasciato delle impressioni molto suggestive e forti sulla neve, che a distanza di tempo, mi sono rimaste impresse.
Mentre questo romanzo "il suono della montagna" mi ha deluso molto. 
Mi aspettavo dei richiami forti alla montagna, un libro che mi portasse lì e invece niente.. a parte, dei richiami carini ai fiori particolari giapponesi, qualche riflessione seppur vaga, questo libro non mi ha lasciato nulla. 
Non ho capito l' intento, cosa l' autore volesse comunicare. 
C'è un introspezione limitata al protagonista, il capo famiglia nonno e padre, sulla sessantina, ma non è neanche così potente. 
Poi, la confusione sui nomi, "Kuniko" e "Kikuko", certo che, se uno decide farsi l'amante, scegliersela almeno con un nome ben diverso, da quello della moglie; Io la inserirei come regola base di ogni tradimento.
L' unica cosa che mi è piaciuta è il modo in cui Kawabata, lasci intuire i sentimenti, come anticipa l'idea di un amore platonico, celato e proibito,  ma, senza dirlo chiaramente, ne parla in modo velato, con una delicatezza unica e singolare tipicamente giapponese, eppure, 
allo stesso tempo, il lettore lo riesce comunque a percepire. 
Questa resta una caratteristica unica e intramontabile di Kawabata, il suo modo di raccontare dell' amore e della sua impossibilità di comunicarlo ed esternarlo liberamente, per vincoli familiari e sociali.  A parte questo, resto dell' idea che sia il libro sbagliato da leggere di Yasunari Kawabata, ritengo che il paese delle nevi sia più riuscito, perché risveglia e stimola i sensi, ti porta e conduce direttamente sulla neve, te la fa vivere e immaginare. 
Mentre, qui, io la montagna non l' ho vista proprio. Ho soltanto percepiti strascichi di conflitti familiari irrisolti, neanche spiegati bene, e che per tutto il romanzo sono rimasti tali e quali sin dall' inizio alla fine, senza una spiegazione, uno sviluppo. Infatti, non esiste un vero e proprio finale, 
è come se restasse aperto e sospeso nell' etere, o perché no sulla montagna.



lunedì 6 giugno 2022

Azami di Aki Shimazaki

Questo è il primo libro di una pentologia 
"L' ombra del cardo", non sono una da libri in serie, in realtà se lo avessi saputo prima non mi sarei mai addentrata in questo genere di lettura. 
Odio pure le serie TV proprio perché sembrano non terminare mai, a causa della serializzazione. 
Tuttavia, devo dire che nel complesso è carino, niente di eccezionale, mi aspettavo sinceramente qualcosina di più da un' autrice giapponese, maggiore introspezione dei personaggi, delle descrizioni più accurate e invece è scritto in modo così semplicistico ridotto al minimo indispensabile, è una prosa anonima, senza identità, che avrebbe potuto scrivere chiunque un po' insulso in tal senso. 
Non credo sia un libro brutto, ma non il genere di libro che speravo di leggere. 
Tuttavia, come libro da spiaggia e ombrellone lo consiglio, è una lettura spensierata, e dal primo libro scorrevole e stilisticamente frivolo. 
Non ci si addentra in una prosa elaborata e magnetica, ma piuttosto mediocre e leggera, tuttavia, avendo letto solo il primo libro non posso giudicare l' intera opera. Ovviamente, questa successione di libri è una pura trovata commerciale, si sarebbe potuta riunire l'intera storia in un unico libro, visto e considerato che il prezzo pieno di 18€ per un singolo libro non è giustificabile, visto l' esiguo numero di pagine e la mancanza di complessità narrativa e di stile, questo primo libro si può benissimo terminare in un' unica giornata. 
Motivo per cui vi suggerirei, di recarvi in biblioteca se volete addentrarvi in questa lettura, perché veramente tanto vale farsi la tessera in biblioteca e prendere i libri in prestito, così da risparmiare un bel po' di soldini ed evitare anche di riempirvi la libreria di questa pentologia sproporzionatamente e ingiustificatamente costosa. 
Esteticamente le copertine saranno pure graziose, ma il prezzo è veramente esagerato, per il libro in sé, visto e considerato che esistono storie gratuite scritte in modo più sofisticato e accurato. 

mercoledì 30 marzo 2022

Le età di Lulù di Almudena Grandes

Cosa dire di questo romanzo talmente perverso, da far quasi inorridire? 
All' inizio, ho pensato che, si trattasse solo di una storia d'amore tossica e malata, ma, verso la fine si sciolgono i nodi e si declina la criticità della perversione. 
Il vero fulcro delle fantasie e aberrazioni erotiche è che non possono mai confluire con la realtà, senza pagarne le agghiaccianti conseguenze. 
Per certi versi, questo libro mi ha suscitato sensazioni contrastanti tra l' eccitazione e lo sdegno. 
Ma, credo che, 
l' intento della scrittrice fosse proprio quello di disturbare il lettore, narrando di una sessualità sconveniente. 
È un romanzo disturbante, volutamente mascherato da erotismo sentimentale.
È un libro capace di destabilizzare il lettore, a causa della crescente lussuria, che prende una piega inaspettata, incontrollata e controversa, fino a sfociare nella morbosità grottesca.
Ci sono contenuti abbastanza forti di violenza inaudita e immorali, da turbare un comune lettore.
Quindi, la vera domanda è se questo libro mi è piaciuto o non mi è piaciuto? 
Direi, che mi è in parte piaciuto e in parte non mi è piaciuto. Mi è parso che, la scrittrice abbia voluto raccontare all' inizio una storia, e poi, sdradicarla, metterla in discussione, per raccontarne di colpo un' altra. 
Mi ha creato un po' di confusione sugli intenti reali della storia, se fosse quella di raccontare una torbida storia d'amore erotica, o se fosse quella di raccontare le problematiche della sessodipendenza e ninfomania. 
In realtà, ho avuto come la sensazione che in questo romanzo ci fosse un po' tutto e a conti fatti niente. 
Quindi, direi che è una storia discreta, sicuramente, un buon romanzo erotico di intrattenimento, da tenere incollato il lettore e che lascia qualcosina di più della solita spazzatura, propinata sulla falsariga della narrativa erotica, ma, niente di eccezionale, mi aspettavo un prosa erotica più suggestiva e introspettiva alla Anais Nin.

mercoledì 23 marzo 2022

Come sabbia è il mio amore di Kyoichi Katayama

Di quest' autore giapponese, Kyoichi Katayama avevo letto già "Gridare amore dal centro del mondo" e mi era piaciuto particolarmente, perché a differenza dei soliti teen drama con la ragazzina con la malattia incurabile e la storia d'amore, c'era un atmosfera più pacata, riflessiva e introspettiva, meno ridondante di luoghi comuni e molto meno plateale. 
Il modo distinto e quieto con cui i giapponesi affrontano la morte, si respirava in tutto il romanzo. 
Mentre in "Come sabbia è il mio amore", Kyoichi Katayama affronta una tematica più matura e controversa, quella della maternità surrogata. 
All' inizio, il libro è coinvolgente e offre molti spunti di riflessione sulla sterilità femminile e maschile, e sulla questione maternità anche imposta implicitamente dalla società. Tuttavia, per quanto il romanzo nasca con ottimi spunti, si perde progressivamente nella vacuità. 
Molte situazioni avvengono troppo velocemente e non vengono del tutto spiegate. 
Mi sarei aspettata qualcosa di più, giunta a metà libro l' ho trovato piuttosto noioso e deludente, decisamente troppo superficiale e vago. È bella l' idea di fondo, ma, purtroppo, gli sviluppi si sono come dire inabissati, restando completamente sconclusionati.

martedì 8 marzo 2022

Parasite in love ( manga di 3 volumi)

Questo manga di genere seinen, rivolto ad un pubblico maturo, mi catturava per la particolarità della trama e il fascino dei disegni. 
Ispirato ad un romanzo, che è stato poi reinventato e trasposto sottoforma di manga. 
Devo dire che mi è piaciuto molto, anche se, con degli alti e bassi. 
Il primo volume è molto bello, a livello di storytelling. Ho amato l'accurata introspezione dei protagonisti nel rivelare le loro manie e fobie, coordinate perfettamente con le immagini.
È un manga eccezionale, disegnato molto bene, con una grande cura dei dettagli.
Tuttavia, il secondo volume si perde un po' in nozionismi scientifici di biologia, che mi hanno particolarmente annoiato e reso la lettura faticosa. 
Poi, avrei preferito che ci si soffermasse più sulle fobie e manie dei protagonisti che, magari, insieme riuscissero a trovare la forza e la determinazione per risolverle, e invece, si vira su altro, perdendo di vista altri interessanti spunti, che potevano essere approfonditi, ma l' occasione è persa. 
Si è voluta virare sul fatto che,  l' amore dei due protagonisti, sia determinato da una forma particolare di parassita, anche questo è un punto interessante, ma viene portato un po' all' esasperazione. 
Tuttavia, con il terzo volume la storia si riprende, soddisfacendo le mie aspettative.

venerdì 17 dicembre 2021

La voce delle stelle di Makoto Shinkai, disegni di Mizu Sahara.

Sono più brava a recensire i libri che i manga. Premetto che io adoro Makoto Shinkai, lo preferisco alle animazioni di Hayao Miyazaki, ritengo abbiano dei contenuti molto più maturi. Tuttavia, questa storia era di per sé un OAV, quindi, un contenuto di pochi minuti, con una narrazione piuttosto povera di contenuti, ma con delle riflessioni di fondo, il tempo e la distanza nelle relazioni sentimentali, uno dei capisaldi di Makoto Shinkai, ripreso più volte nelle sue opere di animazione, però qui, si tratta di uno Shinkai acerbo, alle prime armi, che utilizza dei pretesti fantastici per separare i due innamorati. Anche in "Your name" ci sono elementi fantastici, però hanno una coerenza, si amalgamano bene e sono quanto meno spiegati. Se lo avessi letto da ragazzina lo avrei amato, ma forse è passato troppo tempo, e i miei gusti sono maturati da discostarsi molto da questo tipo di narrazione: la ragazzina delle medie che mandano nello spazio perché superdotata, per combattere gli alieni, un po' una trama campata in aria, un po' come in "Lei, l' arma finale" solo che lì i disegni erano anche meno belli. Di sicuro, la disegnatrice ha fatto del suo meglio per tenere testa alle animazioni dell' anime e non essere da meno, però non è stato abbastanza. Non a caso è stata una piccola opera minore di Makoto Shinkai, rimasta pur sempre un OAV di pochi minuti. In un manga con le vignette  in bianco e nero si perde molto di quell' emozione suscitata dalla resa dell' animazione e dei colori dell' anime. 
Di sicuro, è stata una trovata commerciale realizzare il manga, non posso dire che sia stato sgradevole da leggere, ma neanche nulla di eccezionale. Troppe vignette disegnate senza parole, che di per sé non aggiungevano nulla di sensazionale alla storia. Ora, non so, sarà che non sono più abituata a leggere manga, ma io credo che se fai delle vignette senza parole, devi dare forza alla resa delle immagini, a questo punto fai delle vignette a colori o comunque con delle immagini che da sole comunichino qualcosa di emotivamente forte, ma non c'è stato questo impegno e sforzo, perché il nome di Makoto Shinkai dietro questo manga rappresentava una garanzia di successo.

martedì 2 novembre 2021

La forma dell' acqua Guillermo Del Toro, Daniel Kraus.

È meglio il libro? È meglio il film? Avevo prima visto il film e posso dire che tante cose nella rappresentazione cinematografica erano state trascurate, e la caratterizzazione dei personaggi appare più forte ed efficace sulle pagine scritte, mentre nel film tutto viene ben rappresentato con immagini e scenografie di forte impatto emotivo e visivo , però questo rimane a mio parere un gusto personale, se preferire una narrazione tramite video-immagini, oppure la scrittura. Di sicuro, per motivi di tempistiche e di livello di narrazione differente va da sé che il romanzo abbia qualcosa in più da raccontare, ma  dall' altra parte, avendo tanto da dire, si perde un po' il filo conduttore, il senso di tutto. Paradossalmente, la storia d'amore tra i protagonisti mi è parsa più poetica, efficace e potente attraverso il supporto visivo, che attraverso le parole del libro, perché alle volte nel tentativo di voler tradurre in parole un emozione, un sentimento come dire incondizionato e spontaneo, si finisce per parlare a vanvera, e perdersi nella vacuità delle parole, laddove non bastano e neanche servono per spiegare un' emozione come l' amore, quando avviene in modo così naturale.
Ma, in altri aspetti ho preferito il romanzo che ha ricoperto tanti punti oscuri dei personaggi e della trama, che nel film non vengono spiegati e chiariti. 
È il caso in cui per farsi un'idea completa sull'opera sia meglio leggere, ma anche vedere, perché, secondo me, hanno una resa così diversa, che l' uno compensa e completa l' altro. 
Per il resto, è un libro che ho trovato molto carino, piacevole e scorrevole da leggere, anche se, su alcune parti può rivelarsi un po' noioso e dispersivo, ma nel complesso non è male. È un libro suddiviso in piccoli capitoletti, solitamente di poche pagine che facilita la lettura, così da non interrompere e perdersi pezzi, un romanzo che consiglio se per esempio siete pendolari e vi spostate con i mezzi pubblici. Poi, se vi piacciono anche un po' quelle storie un po' particolari, che sfuggono ai soliti canoni di scrittura, un po' fuori dagli schemi, in cui si narra in stile Light Novel e di genere fiabesco dark per una fascia comunque adulta, per esempio, se vi piacciono scrittori come Neil Gaiman e Mathias Malzieu potrà piacervi tantissimo, se invece non vi piace il genere, e rimanete ancorati e fedeli ai classici canoni narrativi e di scrittura, be', questo libro potreste anche odiarlo da morire. 

lunedì 29 luglio 2019

Jane Eyre di Charlotte Bronte

Avevo sottovalutato l' inestimabile valore di questo romanzo, credevo che non potesse equipararsi, competere con "Cime tempestose" della sorella Emily Bronte, invece mi sbagliavo di grosso.
"Cime tempestose" è solo più famoso, e racchiude più un fascino grottesco, i protagonisti sono più cupi e maledetti, si percepisce più un senso di inesprimibile dannazione, più gotico, struggente e drammatico. I personaggi sono antagonisti di sé stessi, e forse per quello in me c'è un netto distacco a livello empatico con i personaggi e la vicenda, era come se il dramma dal mio punto di vista, se lo fossero anche un po' cercato.
Mentre invece in "Jane Eyre" per quanto i difetti caratteriali di Mr Rochester siano evidenti, non sono tali da rendere il personaggio cattivo, anzi molto umano e fragile, poi anche Jane è un personaggio più affine alla mia personalità, di indole apparentemente pacata, dotata di intelletto e forza di volontà, tuttavia di fronte le ripetute ingiustizie subite dalla zia non può fare a meno di ribellarsi. È molto accurata la caratterizzazione dei personaggi, sia nei loro aspetti caratteriali, fisici e anche a livello di vicissitudini, ogni personaggio  è ben delineato e descritto, certo avrei preferito meno pagine sul fastidioso cugino St John, con i suoi mega pipponi religiosi, ma quello è un altro discorso. 
Poi sicuramente è una storia molto più complessa e dettagliata di "Cime tempestose", perché narra la formazione e la crescita di Jane, senza trascurare alcun particolare. Poi dalla linea di romanzo di formazione, sfiora il genere gotico, facendo aleggiare a Thornfield, un mistero, urla, sogghigni e risatine provenire dalla soffitta. Poi c'è l' aspetto romantico della storia,gli incontri e i dialoghi fra Jane e Mr Rochester, a mio parere dalle versioni cinematografiche perde tantissimo, per ragioni ovvie di tempistiche, e poi si sa nei film la parte più focalizzante è l' azione, mentre invece la storia d'amore fra Jane e Mr Rochester è più giocata sul loro scambio di ruoli e battute, uno scontro e gioco dialettico, in cui appare labile il confine tra padrone e sottomessa. Il rapporto fra i due protagonisti è travolgente, perché Jane è un istitutrice, mentre lui è il padrone, ai tempi il rapporto non era per nulla paritario,appartenendo a due classi sociali del tutto differenti. Tuttavia, nonostante Jane appaia in apparenza sottomessa psicologicamente e sentimentalmente a Mr Rochester, andando avanti con il romanzo si intuisce che non è affatto così. Infatti Jane non accetta il suo amore scendendo a compromessi, lei se ne va quando le cose prendono una piega inaspettata, spiacevole e indesiderata, riuscendo a cavarsela anche senza di lui, dimostrando di non aver bisogno di Mr Rochester . Mentre è proprio lui, che non appena Jane se ne va, perde tutto. Senza andare nei dettagli del romanzo, è a tratti sottilmente  femminista, sebbene questa natura del romanzo potrebbe anche essere contraddetta da una vera fervente femminista dei tempi odierni, ma il romanzo va anche collocato in base all'epoca in cui è stato scritto. Dopotutto, trovo anche interessante e piacevole questa doppia natura ambigua di Jane sottomessa a Mr Rochester, ma allo stesso tempo indipendente, che piega per molti aspetti Mr Rochester, senza lasciarsi convincere a restare a Thornfield,nel momento in cui  non lo ritiene giusto, per la sua morale etica, tuttavia quando il legittimo impedimento  alla loro unione svanisce, torna da lui di sua spontanea volontà, mostrandosi compiacente e ben disposta a prendersi cura di lui. La frase "Ebbene, cari lettori, alla fine l'ho sposato" in questo caso sottolinea l'emancipazione di Jane Eyre, che sta a voler dire "io ho scelto di sposarlo"come mio pari, non per migliorare la mia condizione sociale, ma solo perché lo amo e voglio sposarlo.
C'è sempre un duplice rapporto di sottomissione e dominazione da parte di entrambi i personaggi. È come se Jane sappia sapientemente equilibrare la sua sottomissione a lui, pur senza piegarsi del tutto, anzi il più delle volte dominando la natura irascibile e violenta di lui.
Molti critici hanno ritenuto che il libro non dovesse annoverarsi nella letteratura inglese alta, per i suoi aspetti fiabeschi e inverosimili della trama, sicuramente c'è qualcosa di troppo  irrealistico che stoni, ma senza nulla togliere alla qualità delle pagine, del resto è un' evidente scelta stilistica di Charlotte Bronte, basta scrutare un attimo sulla sua biografia per cogliere l' influenza delle fiabe raccontate dal fratello. Non mi ha tanto infastidito lei, che trovi ristoro una volta fuggita da Thornfield in una tenuta in mezzo ai boschi desolati, che appare quasi misteriosamente, in riferimento alla fiaba dei fratelli Grimm che stiano leggendo le due ragazze della casa, che poi scoprirà essere cugine. Tutta al più coincidenza delle coincidenze sono tutti cugini, e Jane Eyre erediterà tutto dallo zio appena morto, diventando difatti una donna ricca e indipendente, insomma perché queste cose non succedono anche a me?! Queste sono le forzature che si potevano evitare, che  banalizzano un po' la storia. Per altri questa cosa era già insita nel cognome "Eyre" che starebbe per "ereditiera errante", tralasciando tutte le altre teorie marxiste e non, che siano state costruite attorno al romanzo da cui prendo fermamente le distanze, perché secondo me spesso si finisce per costruire attorno ad un romanzo dei significati che non c'erano assolutamente, sfinendo l' intero contenuto dell' opera stessa.
Per il resto cosa posso dire, un cinque stelle, devo dire che l' inizio del romanzo mi era parso un po' fiacco, ma poi più avanti il ritmo si fa sempre più trascinante, soprattutto per il modo in cui Charlotte Bronte riesce a descrivere i personaggi e il loro rapporto.
Di come riesca delineare le fattezze e i caratteri dei due protagonisti e a farli apparire affascinanti, nonostante siano appunto due personaggi brutti fisicamente, ma coinvolgenti e ammalianti intellettualmente.
Poi un aspetto parosistico che io personalmente ho amato per quanto faccia molto "Arsenio Lupin e i suoi travestimenti", come elemento non sense e farsesco,  Mr Rochester che si traveste da zingara veggente, questo aspetto  sbruffone e burlone di Mr Rochester l'ho adorato, segna una rottura  con il Mr Rochester  sempre depresso, serioso e rabbioso dei film. Tra l' altro un' altra profonda differenza è quella del macchinoso intrigo studiato ad hoc per sedurre Jane Eyre. Mentre nel film, Mr Rochester appare un uomo ambiguo, indeciso tra Miss Ingram e Jane, oppure fanno credere che sia Jane ad aver equivocato e che lui non abbia mai pensato di sposare Miss Ingram, be' nel romanzo è lui che ha architettato quest' inganno facendo credere a Jane di voler sposare "Miss Ingram" per fare ingelosire Jane e attrarla maggiormente a lui. Questo elemento cambia tutto, nel senso nei film questo aspetto sia  machiavellico e romantico di Mr Rochester si perde, rendendolo solo un uomo indeciso e ambiguo.
Concludo col dirvi, evitate di guardare il film, leggete piuttosto il romanzo e semmai solo dopo guardate le versioni cinematografiche, quella che per ora mi è parsa la più fedele al romanzo è senza dubbio quella del 2011, con "Micheal Fassbender" nel ruolo di Mr Rochester, e "Mia Wasikowska" nei panni di Jane,tuttavia anche qui c'è qualcosa che non mi torna tipo la scena in cui tenta di strangolare Jane, non cerca di strangolarla, ma la stringe per la vita non volendo farla andare via, alludendo eroticamente al desiderio erotico del suo corpo, in maniera ovviamente molto elegante e ben celata, quindi pensava di farla sua, ma dice appunto che prendendola con la forza sarebbe solo entrato nel suo guscio che racchiude la sua anima, mentre lui voleva ottenere appunto il suo amore, non il semplice possesso del suo corpo, e così vi rinuncia. Tra l' altro una delle parti più emozionanti di tutto il romanzo, che nel film si riduce  banalmente a poche battute riprese dal libro. Paradossalmente una cosa interessante sulla post-fazione, diceva che il libro suscitò scandalo, e verrebbe da pensare che fosse per la componente implicitamente erotica presente nel libro, e invece ad indignare il lettore dell' epoca era stato il carattere di Jane ritenuta troppo intraprendente e sovversiva come donna.
Cosa posso dire?! Se amate i classici, questo di sicuro è una tappa obbligatoria! E sono più che certa che non ve ne pentirete,non lasciatevi demoralizzare dalla mole di pagine, è un libro che superato lo scoglio iniziale, si divora e ci si ritrova ad averlo a malincuore terminato!

lunedì 17 giugno 2019

Gridare amore dal centro del mondo di Kyoichi Katayama

Premetto che avevo visto il film giapponese di cui ho dei ricordi anche un po' vaghi, ma me lo ricordo veramente molto diverso dall'opera cartacea.

Era triste,  ma in realtà il film si soffermava più su altro, era forse un po' più freddo e distaccato nei confronti della ragazza di cui è innamorata il protagonista, il film prendeva una piega più matura, meno da teen-dramma adolescenziale.

Mentre invece il libro è più incentrato sulla storia d'amore adolescenziale fra i due protagonisti Sakutaro e Aki, un amore vissuto in modo molto lento e delicato.

Ma sfortunatamente le cose prenderanno una piega drammatica, ormai proposta da moltissimi altri libri come in "Bianca come il latte e rossa come il sangue" Di D'avenia,  "Tutta colpa delle stelle" di John Green, "I passi dell'amore" di Nicholas Parks e moltissimi altri, ma si differenzia molto da essi, poichè è un libro uscito molto prima, lontano dalla moda del teen dramma adolescenziale per eccellenza.

Lontano dal clamore, e dal seguire degli schemi ben precisi del genere teen-drama, con ragazza morente a causa di un tumore incurabile, che se ne parla ormai in un modo quasi viscerale, da aver perso la sua originalità e persino la delicatezza nell'affrontare certe tematiche nel modo più adeguato e corretto.

Sembra  ormai che si voglia solo dare alla "storia d'amore"  uno spessore commovente e struggente, così da aggiudicarsi facilmente il titolo di "best-steller", perchè si sa che se finisce in modo tragico si ha una maggiore presa sul pubblico, e poi hai trattato una tematica delicata e allora..."Oh wow!",

Il problema è che bisogna anche saperli trattare certi temi, e anche saper aggiungere qualcosa di  NUOVO e di non già detto, soprattutto quando di libri così ce ne sono  ormai a bizzeffe.

Quindi direi che un libro come "Gridare amore dal centro del mondo" , letto adesso dovrebbe perdere la sua carica di originalità, e invece no, riesce a mantenere una sua identità, a distaccarsi dalla moda, va totalmente controcorrente, forse perchè è giapponese, e il modo di narrare è diverso, si percepisce una sensibilità e delicatezza particolare, caratterizzata anche dai silenzi, quegli istanti di riflessione fra i due personaggi sulla caducità della vita.

Non resta confinato a teen-drama, nonostante sia un libro fluente e immediato, che constà di soltanto 5 capitoli, e si può finire in un solo giorno...

Nonostante la brevità e la scorrevolezza, il libro racchiude una grande profondità emotiva, si respira in esso, una  delicatezza puramente giapponese, nel modo in cui vengano espressi i sentimenti  e le emozioni dei personaggi, la morte viene percepita in un modo unico, singolare e indistinto, silenzioso, lento...Non come le cose plateali a cui siamo abituati noi occidentali.


Un libro che vale davvero la pena  leggere, molto commovente e struggente, tuttavia, non sfocia negli eccessi del dramma ridondante e fastidioso, da diventare quasi viscerale e patetico,  ma resta  contenuto e realistico.

Non si riduce  neanche alla malattia, all'amore e alla  morte della protagonista, ma induce a riflettere sull'esistenza stessa, sulla vita e la morte a livelli molto alti, non da solito teen-dramma in cui la tragedia deve essere solo un pretesto per farci commuovere, ma in questo caso diventa un' intenso spunto di riflessione sulla vita stessa, raggiungendo quindi livelli alti narrativi, e rappresentando il processo di maturazione stesso del protagonista che si interfaccia per la prima volta con la scoperta della morte, perdendo una persona a lui molto cara.








Brutta storia innamorarsi di Deborah Lo presti

"Brutta storia innamorarsi" di Deborah Lo presti, allora partiamo dal concetto che stavo male, molto male quando decisi di leggere questo libro su google libri, e quindi mi sono detta ho proprio bisogno di leggere una cosa senza impegno, semplice e immediata, che non sia troppo stronzata, che abbia un minimo di autorevolezza, non le solite cose di wattpad. Ma devo ricredermi, dopotutto pubblico anche io su wattpad, e le storie di wattpad al confronto sono più avvincenti, e hanno quel qualcosa di più originale di questa storia.

Dopotutto ho scoperto, che in realtà chiunque può auto-pubblicare su google libri, e che alla fine non è una piattaforma tanto diversa e discordante da wattpad, in realtà non ha nulla di più autorevole, è solo un canale diverso, che trova forse più consensi perchè è in mezzo a pubblicazioni più serie e classiche.

Ma c'è una grande differenza su wattpad mantieni i diritti sulla tua opera, su google bè per quanto ne so, ne perdi parecchi, e quindi non tutti si rimettono a questo tipo di pubblicazione, non sono belle le regole dettate da google sulle auto-pubblicazioni, a me personalmente hanno fatto storcere tanto il naso.

Quindi visto e considerato che sia quasi sicuramente un auto-pubblicazione della ragazza, che probabilmente è stata revisionata da lei stessa senza l'aiuto di nessun'altro, sarò un minimo clemente, considerando anche che non sarà neanche maggiorenne.

Non lo so, da fonti certe, ma per scrivere una storia  d'amore in modo così superficiale e sbrigativo, deve per forza non superare i quattordici o sedici anni di età, o forse dato che ha parlato di lavoro, magari poco più che diciottenne.


Si respira tanta ingenuità, innocenza nel modo di raccontare la storia e anche tante scemenze da film rosa, che nella realtà non possono accadere nè ora nè mai.

Quindi cosa posso dire, è uno di quei libri inutili, di cui ne potevamo anche far a meno, bè sicuramente si, ma dato che è gratis e disponibile su google come ebook, e non credo neanche che esista la versione cartacea, non abbiamo sprecato cellulosa, come direbbe "Michela Murgia", quindi non sarà indetta nessuna vendetta dagli alberi, e quindi va bene così.

Tuttavia, posso dire che in certi momenti il libro sembrava quasi piacevole e accurato nel descrivere le situazioni lavorative di questa ragazza senza alcuna esperienza lavorativa, ci si poteva forse un po' immedesimare e rivedere in lei.

Siamo tutte state ragazze inesperte che si ritrovano a far i conti con un mondo del lavoro, duro e severo, e che se non hai il temperamento giusto e adeguato, in determinati ambienti lavorativi proprio non ti ci trovi e ti mangiano viva.
Ma poi la trama si perde, sfocia in una storia d'amore forzata e costruita a tavolino, solo perchè ci andava di costruire la storia d'amore...ovviamente ci deve essere il bad boy, figlio del capo, che non si sa perchè deve essere attratto dalla ragazzina acqua e sapone, solo perchè gli dà più volte un due di picche...vabbè...dite la trama non è originale, chi se ne frega, l'importante è come viene narrata, ma anche sulla narrazione, non c'è stile.
E' tutto molto scorrevole, immediato e con qualche falla di significato, dato che ha messo "un imparare", laddove ci sarebbe andato un altro termine tipo "conoscere", tuttavia ammetto non troppi errori, un'ottima revisione, abbastanza accurata per essere "un fai da te", ma la storia non ha spessore, non coinvolge, i personaggi sono solo abbozzi stereotipati da cose già viste, privi di una personalità propria e preponderante.

Non ci si svincola dai filmetti rosa, non si crea nulla di nuovo di fatto, non si dà carisma e charme ai personaggi, lasciando un vuoto e un senso di insoddisfazione per la perdita di tempo.

 Si, ok ne avrò perso poco, data la brevità della storia, ma davvero troppa pochezza... A volte prediligo piuttosto qualcosa di scritto male, ma che almeno abbia la parvenza di qualcosa di nuovo e innovativo, perchè almeno si corrono dei rischi, mentre questo libro sembra così studiato, calcolato e soppesato persino nelle parole, da non lasciare nulla di fatto...dato che assomiglia a cose già lette e viste, senza tracciare una propria personalità, non risalta in nessun modo.

Non pensavo che lo avrei mai detto, ma al confronto "cinquanta sfumature di grigio" è un capolavoro, dato che almeno assume una sua identità come genere, e i personaggi spiccano per la loro assurdità, e il libro bè per il suo modo di essere scritto male e con delle figure retoriche assurde e quasi imbarazzanti ti rimane impresso, mentre questo te lo dimentichi dopo due giorni, anzi non appena lo hai finito di leggere, ti chiedi, ma in bè cosa ho letto?! Nulla di nulla...

Bè c'è del potenziale, ma male investito, e così che riassumerei tutto il libro, "brutta storia scrivere, senza sapere che pesci prendere!" e   aggiungerei anche "brutta storia leggere, quando non stai troppo bene!".







martedì 21 maggio 2019

L'alchimista di Paulo Coelho

Terminato a fatica, durante il mio volo per Parigi... Questo libro mi ha lasciato  un insoddisfazione tale che non lo consiglierei neppure al mio peggior nemico. Non  so come possa essere valutato come un buon libro, dato che davvero credo che sia il peggiore di Coelho, ok che non ne avrò letti molti, però da quello che ricordi "Veronica decide di morire" era più profondo e toccante, anche "Undici minuti" ti lasciava qualcosa, mentre questo il nulla più assoluto. Un libro patetico per la sua retorica scontata, che vuole essere uno di quei libri "new age" che ti suggeriscono di essere fedele ai tuoi sogni, ma senza riuscire efficacemente nell' intento.
Premetto che ne ho letti libri di questo genere, e non sopporto quando lo scrittore si atteggia da uomo saggio che vuole spiegarti la vita quando lui stesso sembra avere le idee piuttosto confuse e non affronta pienamente l'argomento, con vaneggiamenti insensati e luoghi comuni.
Si perché questo libro è la sagra dei luoghi comuni e della banalità... Ok sicuramente già non mi piace il genere, ma devo ammettere che ci sono stati libri che seguono questo filone che sono stati di gran lunga più efficaci per citarne qualcuno : Sergio Bambaren con "il delfino" oppure "il Gabbiano di Jonathan Livingstone" di Richard Bach.
Non so come sia possibile che molta gente valuti questo libro come un capolavoro, dato che è davvero inutile e insulso, stilisticamente povero, dato che Paulo Coelho  in altri libri ha dato prova di poter scrivere meglio di così.
Poi trama?! Una noia mortale e quasi senza senso...il sogno? La morale? Insignificante e  scontata.  Poi l'alchimista, dal nome ci si aspetta una buona parte di magia e misticismo, invece è solo un barboso espediente sul volerti dire di inseguire i tuoi sogni, anche se impossibili, molto irrealistico e insensato.
Ringrazio il cielo di averlo finito dato che non ne potevo veramente più, una gran fatica a finirlo.
So cosa direbbero molti, perché sforzarsi di leggere un libro che non ti piace? Be' io sono dell'idea che se un libro non lo finisci, non puoi essere del tutto certo che non ti sia piaciuto, per avere un' idea completa su qualcosa devi andare fino in fondo, sarà anche una forma di masochismo ma la penso così e faccio fatica a lasciare un libro in sospeso, mi rimane sempre il dubbio che più avanti, in fondo alle pagine ci sia una svolta inaspettata che possa farmi mutare opinione, ma ahimè non è stato questo il caso, brutto fino all' ultima pagina, l'unica consolazione è che stavo solcando i cieli di Parigi .

mercoledì 13 febbraio 2019

Il grande Gatsby

Questo libro mi è piaciuto molto, l'ho trovato efficace e intenso, le descrizioni creavano immagini intense come quelle dei quadri impressionisti, senza culminare nell' eccesso.  E devo ammettere che ho trovato anche il film per certi versi attento a ricreare le immagini descritte nel libro, come se il regista non si fosse solo limitato a leggere la trama, ma che abbia effettivamente voluto riprodurre le immagini e le sensazioni del libro sul film.  Per quanto ovviamente il film perda sempre qualcosa sul significato stesso del romanzo, soprattutto quando mi piazzano delle musiche chiaramente moderne e discotecare creando un' eccessiva dissonanza con il romanzo. Focalizzando forse la storia un po' troppo sulle feste, e non sulla figura misteriosa di Gatsby nella quale serpeggia questo alone di mistero, un uomo ricco, ma che non si sa come abbia fatto tutti quei soldi, e nel romanzo si evidenzia quanto l'aspetto del come si sia arricchito appaia un aspetto irrilevante per la gente che affolla le sue feste, una domanda quasi sciocca da farsi. Una critica evidente ad un America superficiale e vacua, e non è tanto Gatsby ad apparire sbagliato e corrotto, ma appunto chi lo circonda, lui appare solo come un bambino che insegue un sogno e  pur di ottenere quel che vuole,  è stato costretto a ricorrere a dei sotterfugi.  Ma quello che ci insegna questo libro è che non si può tornare indietro e ricostruire tutto da capo, è così alla fine Gatsby è destinato a soccombere rincorrendo un sogno che non gli appartiene neanche più, che fa parte del passato, ma che lui insiste a voler rincorrere nonostante tutto.
Da questo punto di vista, devo dire che nel film anche la recitazione di "Leonardo di Caprio"l'ho trovata coerente con il protagonista del romanzo, quindi tutto sommato immaginarmi un "Leonardo di Caprio" non mi ha guastato la lettura, solo che ovviamente nel libro ci sono tanti messaggi e significati che nel film difficilmente hanno lo stesso impatto.
Un libro molto bello e piacevole da leggere, che non annoia quasi mai, perché ogni pagina e descrizione non risulta quasi mai inutile o prolissa, ma è strettamente legata alla narrazione della storia.  Commovente e struggente sul finale, in cui si intuisce l' ipocrisia della gente, che quando le feste sono finite non  si fanno più vivi, lasciando il protagonista alla sua triste e sciagurata fine.  Un mondo freddo, ambiguo e superficiale, che alla fine risucchia la vita di chi  racchiude ancora una certa purezza di spirito come quella di Gatsby.
L'ho letto tutto d'un fiato, piaciuto dalla prima all' ultima pagina.
Lo straconsiglio!




mercoledì 30 gennaio 2019

Sorellastre di Tara Hyland

Di questo titolo vorrei fare una premessa il titolo originale è "Daughters of fortune" (figlie della fortuna) facendo espressamente riferimento alla caparbietà di queste tre  sorelle Elizabeth,Amber e Caitilin(la sorellastra)di ottenere fama e successo ognuna a loro modo, quindi il titolo italiano trae davvero in inganno, poiché avevo acquistato questo titolo da Amazon,sia per il prezzo irrisorio di 3€ , ma anche per la tematica, volevo un libro che parlasse a livello emotivo e psicologico del rapporto tra sorelle, e invece mi sono ritrovata in una storia parecchio asettica a livello di affetti familiari. Diciamo che la copertina trae tanto in inganno, o si pensa a qualcosa in stile romanzo rosa o comunque ad una storia dolce sul rapporto tra sorelle, e invece niente di tutto questo.  Per certi versi si è rivelato più di quanto avessi sperato a livello di trama, però mi aspettavo più che una raccolta di avvenimenti, anche qualcosa di più a livello emotivo e psicologico. Accadono tante cose, ma in maniera forse troppo sbrigativa, quando avrei preferito un approfondimento in più dei personaggi e della loro emotività, invece sotto il profilo emozionale mi sembra che il libro sia un po' freddo e comunque troppo immediato e superficiale. Diciamo che l'idea della storia e a livello di trama è molto carina, con un marcato femminismo che non mi dispiace affatto, che mostra delle donne caparbie, forti e determinate. Tuttavia ci sono troppi salti temporali, e troppe pagine che passano da un personaggio all' altro, lasciando in sospeso vicende che magari sarebbe stato più bello approfondire.  Poi in certi momenti mi sembrava che le protagoniste avessero diciamo la strada fin troppo spianata ottenendo forse con troppa facilità la fama e il successo, non so avrei preferito un libro un po' più realistico in questo senso, perché in molti casi era praticamente banale e scontato che le protagoniste sarebbero riuscite a spuntarla e a tirarsi fuori da tutte "le difficoltà" peraltro le difficoltà in molti casi per Elizabeth e Caitilin non ci sono neanche state più di tanto. Sarà che mi fa venire il nervoso un libro incentrato sulla storia di un' impresa di moda, su una stilista e la gestione di un' impresa e che non mi parli in maniera sensata delle difficoltà incontrate lungo la strada, perché che le protagoniste riescano ad aver successo ok, ma perché? A volte non sembra tanto che si impegnino, quanto più sono nate brave e fighe e allora la spuntano sempre, e gli va sempre tutto alla grande!  Forse Amber che si metteva nei casini da sola, bè è stato l'unico parte più interessante della storia, affrontando tematiche come la dipendenza dalla droga e la violenza sessuale.  Tuttavia anche sulla violenza sessuale, mi è sembrato un po' un argomento su cui l'autrice poteva fare maggiore leva, e invece ne parla come si una cosa che è successa, che scuote le protagoniste, ma non tantissimo in fin dei conti, e a me sta cosa lascia un po' di sasso. Nel senso NO,non ci siamo, posso capire la freddezza che permane la famiglia Melville, e che magari sono tutti un po' apatici e asettici, ma una violenza sessuale deve sconvolgere e stravolgere tanto una persona, insomma mi aspettavo almeno in quel frangente una dolorosa emozione espressa in maniera forte, e invece niente, il vuoto assoluto, come se avessimo parlato di un piccolo incidente come un altro, non so... cioè boh! Si, poi ovviamente viene un po' fatto intuire più avanti che quella vicenda abbia scosso il personaggio di Caitilin, però a me non sta per niente bene la superficialità della scrittrice nel descrivermi una scena del genere, quasi come se fosse quasi una cosa  naturale che succede. No, se vuoi sensibilizzare, toccando certi argomenti devi farlo bene, tipo dicendomi cosa prova Caitilin tipo ripensando a quella notte e invece no, per la scrittrice era più importante l'argomento dell' azienda di famiglia, ma scherziamo? Ma sul serio? Ora capisco, che da un libro svenduto a 3€ non mi posso aspettare chissà che grandi cose, però la cosa peggiore, è avere gli argomenti giusti da buttare sul calderone, e non affrontarli. Io non ho davvero capito perché gettare così tanta carne sul fuoco, se poi non hai intenzione di affrontare certe tematiche fino in fondo. E menomale che è nella collana della Mondadori "emozioni", quelle che in questo libro sono per lo più inesistenti. Ora anche sulle scene di sesso, io non ho capito perché parlarne in maniera così piatta, come automatismi pornografici, cioè questa è stata violentata e dopo tanto tempo trova il coraggio di concedersi ad un uomo perché lo ama e capisce di potersi fidare di lui, insomma un momento pieno di emozioni no? Almeno doveva esserlo, peccato che la scrittrice ti spegne letteralmente il cuore, facendoti anche cadere le ovaie.
Secondo me, era un po' indecisa non sapeva quale genere abbracciare, e alla fine non ne ha toccato profondamente nessuno , restando sempre così sul vago e scostante sui personaggi e le vicende.
Insomma ti fa letteralmente venire il nervoso, perché poteva davvero essere un libro più piacevole e coinvolgente, le idee c'erano tutte, ma per qualche strana ragione non si capisce perché si va sempre a parare da un'altra parte, un pezzo interessante viene subito interrotto sul più bello, e vengono approfonditi argomenti irrilevanti,del tipo riunioni di lavoro con termini tecnici di marketing e di azioni che chissenefrega! Cioè nel senso ok, va bene questi vogliono comprare l'azienda, ma non farmi il pippone con cose tecniche da broker,non interessa a nessuno! Piuttosto le cose importanti da leggere erano altre!  Insomma questo libro mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca, perché c'erano tutti gli elementi interessanti che potevano rendere la storia carina, interessante e piacevole, ma la scrittrice ha deciso di stroncarli sul nascere. E poi il nosense, tipo Caitilin che se ne va di punto in bianco e abbandona quel disgraziato di Luciene, decidendo così di punto in bianco che non lo ama più e cambia addirittura città, ok...va bene... Vabbè è tipo "Loreley" di una mamma per amica questa. Dici vabbè ha capito che non lo ama più ci può stare, lo mandi a malapena giù e poi dopo a distanza di poche altre pagine inizia a pensare "Mi manca Luciene" Ma hai fatto tutto te! Lo hai mollato tu, brutta cretina! Insomma io i drammi che potevano essere evitati non li tollero nei romanzi, quelle cose costruite ad hoc dai personaggi perché mentalmente sono instabili non riesco a capirle e mi appaiono un po' inverosimili, dato che in questo caso bastava solo "Parlare!". Ora io capisco che noi  donne siamo complicate e lunatiche, ma non anche bipolari.
Come anche la questione del padre con la madre di Caitilin, suo padre voleva spiegargli la questione, ma lei tronca il discorso, e poi a distanza di tantissimo, quand'è incinta si sveglia di colpo e decide di voler scoprire la verità.  Ma tuo padre te la stava per dire, insomma dopo 580 pagine, decidi che vuoi scoprire davvero cosa è successo, forse svegliarsi un po' prima?!
Una cosa che ho molto apprezzato è stata la storia della prostituta, che inizialmente sembra buttata lì a casaccio, ma che più avanti acquista un senso logico, inoltre ho pensato che l'autrice volesse in qualche modo mettere a paragone la vita della sfortunata prostituta con quella di Amber e delle altre sorelle. Insomma, in conclusione, una vera delusione su tutti i fronti, vedrò di scambiarlo con qualche libro del" book crossing" della biblioteca di Tradate. Leggendo i ringraziamenti dell' autrice, ho notato che ha scritto che il libro era molto più prolisso e che coloro che glie lo hanno revisionato l'hanno aiutata a tagliare un po', peccato che forse nel taglio si è perso forse il coinvolgimento del lettore che viene sballottato da un arco temporale all'altro senza capirci più niente. Per esempio Elizabeth e Cole si sposano, bè ecco avrei voluto capire meglio quando hanno deciso di farlo, cioè nel senso i personaggi quasi si innamorano e neanche te ne accorgi, non ti fa vedere insomma quando scocca la reale scintilla fra i personaggi...avviene tutto come se dovesse avvenire perché così ha deciso la scrittrice, è tutto troppo piatto.

mercoledì 23 gennaio 2019

La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'ho letteralmente divorato.
La storia di questo classico è piuttosto famosa, è stata  scritta da "Alexandre Dumas", ma attenzione non è il Dumas del "conte di Montecristo" né dei "tre moschettieri",dato che è appunto il figlio, infatti per contraddistinguerlo dal  padre, dato che hanno lo stesso identico nome, viene  sempre scritto dopo il nome "fils /figlio".  La trama di quest' opera è  la storia d'amore fra una cortigiana e un uomo perbene, che poi è stata ripresa da Giuseppe Verdi nella "Traviata" cambiando i nomi dei protagonisti in "Violetta e Alfredo" e probabilmente sarà mutata qualche sfumatura della trama per renderla più adattabile al teatro.
Comunque, per chi non conoscesse la storia, Marguerite Goutier è una cortigiana di alto borgo, la storia inizia con la sua stessa morte,è stata bandita un'asta per comprare gli oggetti preziosi appartenuti alla defunta alla quale partecipa il narratore che potrebbe essere lo stesso "Dumas". All' asta decide di comprare una copia di  "Manon lescaut", libro appartenuto alla defunta, ma poi si presenta un uomo di nome Armand Duval che vuole acquistare a tutti i costi quella copia dal narratore, fino a che non diventano amici e allora Armand finisce per raccontargli la sua storia di come ha conosciuto Marguerite Goutier e se ne è innamorato.
Da qui inizia la storia, non aggiungo altro per non voler svelare troppo sulla trama, ma posso dire che sin dall' inizio il libro cattura l' attenzione e si rivela coinvolgente. Inoltre anche l'idea di fare partire la storia a ritroso, in un ordine cronologico sfalsato, nell' Ottocento doveva essere un'idea piuttosto originale.
Ai tempi questo libro suscitò molto scandalo, per la tematica trattata, e lo stesso Dumas ammise di essersi ispirato ad una sua infatuazione giovanile verso una prostituta che aveva spesso intravisto, anche il padre stesso rettifico che il figlio nelle sue opere traeva quasi sempre  spunto dalla realtà.  
Cosa posso dire? Se non che mi sono chiesta, perché non lo abbia letto prima, nel senso che è un libro così romantico e poetico, le parole di Dumas restano impresse,  il modo delicato in cui esprime i sentimenti e le emozioni di Armand nei confronti di Marguerite, e il modo in cui viene descritta questa donna in un modo sensuale e poetico. Si rimane abbagliati da questa donna, pur senza vederla, bastano le parole di Dumas a convincerci della bellezza e sensualità di questa donna, che nonostante il mestiere di lei, non appare volgare, ma "emana candore".
Mi mancava una lettura come questa, così dolce, sensuale e delicata, ma anche così maledettamente drammatica.
Una tragedia romantica esasperata, ma del resto ai tempi la storia d'amore tra una prostituta e un uomo perbene, non poteva avere una buona conclusione alla "pretty woman", per ovvi motivi, la società non lo consentiva e non si guariva facilmente dalle malattie.
È difficilissimo esprimere quanto mi sia piaciuto questo libro, poiché Dumas riesce a far emergere in un amore reputato indecente e scabroso, la dolcezza e la purezza dei sentimenti di Armand e Marguerite.  Ma allo stesso tempo Dumas, ci fa anche vedere le sfaccettature anche più negative dell' amore quando sfocia in rabbia, gelosia e desiderio di vendetta. Personalmente da donna mi sono innamorata di "Armand Duval"per il suo modo di esprimere l'amore per questa donna sia nel modo più dolce e romantico, ma poi anche nel modo più furioso e impetuoso in cui un uomo possa esprimere tali sentimenti verso la donna amata quando si sente tradito e ingannato.
E Marguerite, non può che suscitare una certa tristezza e compassione nel sacrificio che decide di perpetrare per amore del suo Armand.
È un libro che mi è davvero piaciuto, scandito perfettamente bene nei tempi, non c'era nulla di superfluo e noioso, ogni pagina era piacevole da leggere e aveva un suo scopo ben preciso. Insomma mi è piaciuto sin dalla prima pagina fino all' ultima riga, cosa che non potrei dire di moltissimi altri libri che ho letto. Ne potrei contare pochissimi su una mano che mi siano piaciuti così dalla prima pagina fino all' ultima, senza che non vi abbia trovato qualche parte o passaggio superfluo, noioso, banale o ripetitivo.


mercoledì 5 settembre 2018

Anna Karenina di Lev Tolstoj

È difficilissimo fare una recensione su questo romanzo, dato che necessità di un occhio esperto, la capacità di analizzare anche il minimo dettaglio.Per esempio in una recensione che lessi su questo libro tempo fa, parlava degli efficaci  giochi di sguardi tra i personaggi, quando avviene l'incontro tanto atteso tra Anna Karenina e Vronskij.  Una cosa devo dirla, vi sconsiglio di vedere qualsiasi film su "Anna Karenina", soprattutto quello con Keira Knightley, mettendo da parte il mio odio personale per quest' attrice,il film è fatto malissimo e non rende minimamente giustizia al libro. Ma in realtà credo che nessun film possa rendere fedelmente la storia di questo libro, insomma è una storia che va letta, anche se è un mattone e mi rendo conto che questo possa demoralizzare qualsiasi lettore coraggioso, non ci sono vie di scampo né scuse, bisogna leggerlo almeno una volta nella vita. La trama in sé potrebbe risultare banale, ricordare "Madame Bovary", "L'amante di Lady Chatterley",ma in realtà Anna Karenina mantiene la sua unicità e identità. Tolstoj riesce a descrivere così minuziosamente l'animo umano  con i suoi pregi e debolezze, da umanizzare i suoi personaggi, renderli vivi,in carne e ossa. Inoltre la corposità del romanzo è solo apparente, dato che non ci sono periodi lunghi come nei romanzi  di Dostoevski.
Per quanto io ami Dostoevskij,  i suoi romanzi mi sono parsi molto  più complicati e pesanti da leggere. La parte noiosa è stata verso la fine, molto probabilmente l'espressione del suo pensiero cattolico non ha trovato il mio favore, in più alcune pagine verso la fine non mi sembravano strettamente necessarie ai fini della storia. Ma nonostante tutto è un romanzo che consiglio a pieni voti! Ho adorato tutti i personaggi, dalla complessa, contradditoria ed emblematica protagonista che perde la stessa ragione, man mano che va avanti il romanzo, la paura dell' abbandono da parte di Vronskij, innesca una serie di situazioni e meccanismi mentali malati e insani, che porteranno al triste, cruciale e inesorabile epilogo. Tolstoj, pur essendo un uomo riesce ad entrare in piena sintonia con il personaggio di Anna, riesce a cogliere tutte le sfumature delle sue fragilità e paure di donna, che teme l'abbandono del suo amante. Anna non è un bel personaggio, anzi in certe parti appare anche miserabile e turpe nei suoi comportamenti, anaffettiva nei confronti dei figli, come se il suo amore per Vronskij la prosciugasse a tal punto da non trovare spazio per un altro sentimento.
D'altro canto, anche nel suicidio, Anna non è un personaggio davvero da biasimare più di tanto, poichè a differenza delle trasposizioni cinematografiche nella quale il suo gesto appare disperato, nel romanzo in realtà il suo gesto appare molto vendicativo nei confronti di Vronskij.
D'altra parte Vronskij appare come una vittima delle follie di Anna, che vuole trattenerlo a se a tutti i costi, anche senza che ci sia nessun evidente pericolo che fugga da lei.
Nelle trasposizioni cinematografiche le intenzioni di Vronskij non appaiono quasi mai del tutto trasparenti,  allo spettatore sorge quasi il dubbio che forse le gelosie di Anna siano in qualche modo fondate. Nel romanzo si evidenzia che Vronskij dopo la morte di Anna, non trovi molte ragioni per continuare a vivere e quindi decida di andare in guerra, prestando aiuto militare in Serbia, nella speranza di non sopravvivere per non ricordare il viso di Anna e la sua tragica morte, di cui si sente responsabile.

Tuttavia, nonostante Anna, non sia un modello da seguire, anzi proprio l'esatto opposto, sembra un personaggio in carne ed ossa proprio per la sua imperfetta autenticità.

Nonostante Tolstoj, criticasse il naturalismo di Emilie Zola ritenendolo troppo esplicito e volgare, si coglie in questo romanzo un introspezione psicologica  accurata dai suoi personaggi tanto da farli risultare  reali e veritieri.

Inoltre, un personaggio che ho maggiormente amato è stato Levin, in cui si evidenziano tanti spunti biografici da parte dello scrittore, come se fosse l'alter ego di Lev Tolstoj. Forse il personaggio che ho trovato maggiormente insopportabile è stato il marito di Anna, ma alla fine anche in questo caso, Tolstoj non delinea un profilo di per se negativo del personaggio, non un  banale antagonismo, ma semplicemente un uomo austero, freddo e superficiale, che si cura più delle convenzioni sociali, insoddisfacente per lo spirito passionale di Anna, ma in molti passaggi appare evidente che Aleksej si penta di essere stato così padrone e controllato alla scoperta del tradimento di Anna, e si delineano spesso le sofferenze di un uomo affranto e tradito.
Forse la donna  dalla quale il marito si lascia manipolare è il personaggio  peggiore in assoluto e descritto in maniera un po' sbrigativa, lasciando spazio a varie interpretazioni, cioè o era matta e credeva veramente nel santone chiaroveggente, oppure era una turpe manipolatrice.

Ciò che si può apprezzare nella scrittura di Lev Tolstoj è la quasi  totale assenza di eccessive descrizioni, la sua scrittura si focalizza più sulle dinamiche umane, sui sentimenti e la mente umana, sviscerando tutte le paure, fragilità e sentimenti umani, i dubbi dell'uomo sull'esistenza e la morte.

venerdì 3 agosto 2018

Io prima di te di Jojo Moyes

Prima che uscisse il film con la fantomatica  attrice "Emilia Clarke -Daenerys nel" trono di spade", non avevo mai sentito parlare di questo libro.

Non avrei mai preso in considerazione di leggere un bestseller se non che la storia, mi riportava ad una storia che avevo scritto tempo fa, "La primavera di Kai", a questo punto tanto vale sputtanarmi per bene, e riportare il link del sito e della storia, ma se volete sbattervi per leggerla, e se ne avete davvero tanta voglia bè dovrete registrarvi nel sito,la registrazione è gratuita , specifico:

https://efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3144651&i=1



Non ho plagiato, credo solo che fosse un periodo in cui si iniziasse a trattare temi forti nei film, nei libri, e sicuramente come alla Jojo Moyes, anche a me era partita l'ispirazione di parlare dell'argomento disabili e amore, anche perchè premetto non avevo mai sentito parlare nè del libro nè del film, fino a che dopo aver finito di scrivere la storia, dopo non è uscito il film che poi ho scoperto tratto da un libro.

Poi ovviamente, le storie si discostano molto sia nel finale, che nelle vicende, l'elemento comune è l'amore e la disabilità.

Così è normale che mi sia venuta la curiosità di vedere il film, e poi insoddisfatta dal film, ho deciso di leggere il libro, anche se sapendo che ci fossero dei seguiti, l'idea non mi entusiasmava molto.

Mi sono perfettamente ricreduta, il libro è molto bello, scritto in modo molto semplice e scorrevole, ti fa venire voglia di continuarlo fino alla fine.

Mi sono ustionata sotto all'ombrellone pur di finirlo!

Non è un libro allegro, questo è certo.

E' uno di quei libri che banalmente sembra la classica storiella d'amore, ma alla fine ti rendi conto che non lo è, che non ci sarà un lieto fine per i protagonisti, è che è un libro triste-strappalacrime, più profondo di quello che credessi.
Suggerisco di leggere il libro e di non vedere il film, dato che il film non riesce efficacemente ad esprimere le emozioni dei personaggi e a farti emozionare allo stesso modo.

Tanti gesti, azioni, sensazioni e pensieri nel film o sono espresse male, o in maniera troppo sbrigativa, oppure ci sono pezzi, interi capitoli del libro del tutto tagliati o dialoghi del tutto reinventati.

Il libro anche se non ha un finale allegro, nel vero senso del termine, devo dire che in realtà riesce a trasmettere un messaggio molto positivo, dà la carica, ti fa capire che tanti di quei problemi che ti affollano la testa sono stupidaggini.

Che se sei una come la protagonista, rintanata nella tua confort-zone, abitudinaria, che ti limiti a stare lì nel tuo paesino desolato, senza fare esperienze di nessun genere, probabilmente stai sprecando il tuo tempo.

Si potrebbe tradurre con "carpe diem", cogli l'attimo, ma sarebbe troppo semplicistico.

Ci si accorge entrando dentro determinate realtà pesanti e difficili, come quella di Will, un uomo rimasto tetraplegico, che le nostre paura e difficoltà sono sciocchezze al confronto.

La gravità di certe situazioni irrisolvibili, ci porta a ridimensionare i "nostri problemi" e a trovare soluzioni anche dove non le vedevamo.

Mi sono rivista tanto nella protagonista, e questo libro in un certo senso mi ha dato una scossa, mi ha fatto venir voglia di uscire dal mio cantuccio sicuro e di aprirmi forse un po' di più alla vita, e a miliardi di cose che si possono fare per vivere una vita piena e soddisfacente.


I seguiti "io dopo di te" e "sono sempre io", mi paiono un gran trovata commerciale alla quale non oso nemmeno avvicinarmici, dato che la storia di "io prima di te" è fine a se stessa, e i seguiti risultano solo essere una gran forzatura.


sabato 21 luglio 2018

L'uomo che voleva uccidermi di Yoshida Shuichi

Premetto  che non ho mai letto molti noir in vita mia, in special modo giapponesi.
Intanto partiamo dalla trama, la storia intuibile dal titolo, narra di una ragazza di Nagasaki, Yoshino, figlia di un barbiere, che è stata misteriosamente uccisa. Attraverso ogni capitolo ripercorriamo le vicende di tanti personaggi strettamente connessi alla morte della ragazza.
Ogni capitolo è un tassello per arrivare alla cruda verità sulla morte di Yoshino, fino a che tutti i tasselli non combacino e si arrivi a completare il puzzle, scoprendo la verità.

Il ritratto che spesso delineano dell' assassino è quello di una persona crudele e priva di umanità e se invece non fosse così?! E se invece si trattasse di qualcuno nella costante ricerca di amore nel posto sbagliato? Vittima della vittima stessa, quanto è labile il confine tra carnefice e vittima?

Questo libro si è rivelato molto coinvolgente, pieno di suspence, di sentimenti e  dotato di un'accurata introspezione psicologica dei personaggi.
L'unico personaggio che appare leggermente inspiegabile con il senno del poi, appare proprio Yoshino, la ragazza uccisa, ma credo che l' alone di mistero sia voluto e ricercato dall'autore.
Non è un semplice noir, è un libro disturbante, che lascia tanti spunti di riflessione su come sia labile il confine tra bene e male, di come alla fine spesso l'ingenuità possa far più danno di un'efferata crudeltà. Non ci sono carnefici, ma solo vittime del proprio passato e della propria indole caratteriale.
E' un libro che coinvolge senza annoiare, che non si dilunga in inutili descrizioni.
 Nonostante si intuisca facilmente chi sia l'assassino non appare affatto scontato, dato che il mistero è giocato più sul movente dell'assassinio.
Il finale resta aperto, anche se  in realtà lo scrittore ci ha fornito una chiave interpretativa abbastanza  deducibile, senza bisogno di spiegarla accuratamente di suo pugno, dato che ci ha fornito un analisi psicologica ben accurata, da far dedurre le motivazioni dietro ogni  atto o azione compiuta.

Mi dispiace, solo che di quest'autore non si trovino altri libri in italiano, dato che si è rivelato una straordinaria scoperta!


giovedì 14 giugno 2018

Il miniaturista di Jessie Burton

Appena finito di leggerlo con un misto di delusione,amarezza,ma allo stesso tempo inaspettata sorpresa.
Avevo comprato questo libro con un entusiasmo a dir poco febbrile, credevo fosse un libro fiabesco,sullo  stile di "Matthias Malzieu" e di "Neil Gaiman".
Inutile dire, che mi sono sbagliata, di fantasioso c'è  soltanto la figura misteriosa della miniaturista, che ricrea delle piccole miniature in cui prevede in un certo senso il destino dei personaggi, ma in realtà non è tanto l'elemento portante della trama, infatti il titolo è fuorviante. A dire il vero, è fuorviante anche la descrizione della trama sul retro copertina, che lascia supporre che ci sia una storia d'amore passionale, ma che purtroppo o per fortuna non c'è.
In sostanza, credevo di ritrovarmi in una storia d'amore ambientata verso la metà del seicento, ad Amsterdam, e invece mi ritrovo dentro ad una storia che è tutto l'opposto del romanticismo.
Nella ha 17 anni quando viene data in sposa al mercante Johannes Brandt, inizialmente si pensa quasi che tra i due possa nascere per davvero l'amore, da quel matrimonio sagacemente combinato,ma l'autrice in questo senso ha peccato di originalità e sadismo, volendo direzionare la storia su tematiche più forti, quali l'omosessualità e di quanto la legge e la chiesa fosse severa e ottusa da definirlo un reato da punire con la morte.
Temi sicuramente apprezzati, anche se inizialmente, da come si era presentato il romanzo il fatto che Johannes fosse gay mi ha particolarmente deluso, dato che in tutto il romanzo si rende evidente quanto Nella si sia innamorata di suo marito, e anche se lui non osa spingersi più in là di un bacio, sembrava che lo facesse per rispetto, in attesa di conoscersi meglio... Insomma mi sono sentita un po' presa per i fondelli dall' autrice, e questo mi ha guastato la lettura.
Ma alla fine sono contenta di non aver abbandonato la lettura, dato che ho potuto in un certo senso ricredermi. Non era il libro che mi aspettavo di leggere, ma nonostante tutto, si è rivelata una buona lettura, a tratti coinvolgente in altri un po' meno, con tante emozioni poco descritte. Inizialmente  i personaggi sembrano tutte bambole manovrate dai fili del miniaturista, senza alcuna emozione, ma solo alla fine si ha l'opportunità di scoprire a fondo l'anima dei personaggi. In fondo, il fatto che non sia una storia d'amore lo rende meno scontato, originale e sorprendente, anche se mi ha lasciato un certo amaro in bocca per l'epilogo crudo e amaro.
Aveva voglia di una storia più frivola e allegra, e invece mi sono ritrovata un romanzo ben scritto su una realtà seicentesca cruda e imperdonabile. Tuttavia anche se tra Nella e Johannes non è amore, si percepisce tra loro una complicità profonda, persino più intensa di quella di due innamorati,  dato che tra tutti gli sguardi, Johannes verso la fine  ricerca lo sguardo di Nella, della moglie che non ha mai toccato, e lei allo stesso tempo ricerca disperatamente il suo. Quindi mi è piaciuto o non mi è piaciuto? E' ardua la sentenza, credo che su molti punti la storia presenti dei profondi buchi neri, poca introspezione e  mi sarebbe piaciuto che il personaggio della miniaturista fosse ampiamente svelato, dato che il titolo è appunto "il miniaturista".
Tuttavia non posso neanche dire che sia un pessimo romanzo, posso dire che è carino nonostante sia noioso su molti punti, poichè l'autrice si sofferma su particolari superflui, anzichè soffermarsi su aspetti che potevano rivelarsi più interessanti, per esempio questa benedetta figura della miniaturista chi è chi non è, liquidare il senso della sua figura con un concetto meramente filosofico sull' essere fautori del proprio destino, non mi ha del tutto soddisfatto.


lunedì 23 aprile 2018

Dracula di Bram Stoker

Bram Stoker si ispira alla celebre storia  di Vladimir l'impalatore realmente esistito in Transilvania. Forse per questa ragione lascia un alone di mistero attorno al personaggio di Dracula, non è ben caratterizzato come nel film di Coppola, inutile dire che il film non ha niente a che vedere con il romanzo, ma del resto mi sento quasi di voler giustificare l'iniziativa del regista, dato che nel libro non accade assolutamente niente, è una storia piuttosto piatta, con dei personaggi assolutamente insopportabili e puritani.
Inizialmente la storia parte bene, appare coinvolgente, nella parte in cui Jonathan Harker, un procuratore si reca a casa del conte Dracula, per una commissione di lavoro, e credo che nessun film riuscirà mai a rendere le atmosfere cupe e le situazioni grottesche e psicologiche che si innescano durante il soggiorno del protagonista. Sfortunatamente abbandonata la Transilvania,  la storia va a avanti a Londra, con tutta una serie di lettere e diari dei vari personaggi rivelandosi confusionario, dispersivo e noioso.
Molto spesso mi è parso di leggere un'inno al cattolicesimo esagerato, ho pure pensato che tanto valesse leggermi la bibbia.  Un vero peccato perché l'inizio me lo sono letteralmente divorato, mi piacevano anche i moltissimi richiami ai piatti tipici della Romania e ai loro usi e costumi, peccato che poi si perde in un buonismo cattolico fastidioso, la parola Dio non sa quante volte l'abbia letta e poi i dialoghi infiniti con tante premesse perbeniste e moraliste, ok che erano altri tempi però... Ho anche percepito tanto maschilismo in questo romanzo e tante pagine da leggere praticamente inutili, le avrei quasi volute saltare per la noia  nella speranza che dopo arrivasse la parte intrigante e coinvolgente, ma invece non arriva mai. Dopo tanta fatica, il finale lascia molto a desiderare, appare frettoloso e senza alcuna descrizione e precisazione, che in questo caso sarebbe risultata più che gradita. "Una mostruosa  delusione", che non mi  sarei mai aspettata, data la celebrità di questo romanzo, che a questo punto mi sento di dire che sia stato molto sopravvalutato. A parte l'inizio, e qualche parte del romanzo mi sento di dire che non c'è nulla delle atmosfere gotiche e cupe che mi sarei aspettata. Inoltre molte situazioni mi innervosivano perché erano praticamente inutili, per esempio le incomprensioni tra i personaggi quando Van Helsing chiede al fidanzato di Lucy di aiutarlo a riprendere il cadavere di lei dalla tomba per tagliarle la testa e piantarle un paletto sul cuore, senza spiegargliene la ragione e  ovviamente il fidanzato si rifiuta, e quindi altre 10 pagine di romanzo scorrono così, quando il malinteso poteva benissimo essere risolto, se Van Helsing glie lo avesse spiegato, e invece no, devono passare 10 pagine affinché spieghi che Lucy è diventata una vampira.
Questa è stata la situazione che mi ha arrecato più fastidio e perplessità a tal punto che volevo smettere di leggerlo.
Leggevo in giro, tra le recensioni di questo romanzo, che secondo molti Bram Stoker sia di gran lunga superiore ad Edgar Allan Poe nel genere horror e gotico.
Io comunque torno volentieri a leggere Edgar Allan Poe!
Aggiungo a questa recensione una nuova nota, dato che ho avuto un accesso dibattito in un gruppo di  libri su Facebook  nei riguardi di questo libro.
Differenza romanzo e film:
Non c'è alcuna storia d'amore fra Dracula e Nina, come accade nel film, in cui si accenna al fatto che Nina sia praticamente la reincarnazione della moglie di Dracula, data la sua somiglianza con la moglie di Dracula.
Semplicemente Dracula la controlla e la manipola a suo piacimento, ma non si accenna ad alcun sentimento romantico da parte del conte.
L'unica storia d'amore che c'è, è quella fra Nina e Jonathan, che non è neanche molto passionale. Amore per la fede cristiana si, infatti grazie a quello sconfiggono il male rappresentato dal conte Dracula. Poi si parla tutt'al più di amore per la vita, uhm forse più di istinto di sopravvivenza del conte Dracula, il desiderio ossessivo di vivere in eterno, al di là di quali siano i mezzi da utilizzare per farlo.

venerdì 30 marzo 2018

Il figlio del diavolo di Georgette Heyer

Questo libro è stata una straordinaria e sconvolgente sorpresa, preso alla "biblioteca privata itinerante del signor Tramonte" senza troppe pretese e invece si è rivelato essere un gran bel libro per il suo genere romantico. Molti paragonano la Heyer a Jane Austen, ma secondo me il paragone non regge,senza nulla togliere alla Heyer, ritengo che lo stile e il modo di scrivere sia del tutto differente. Jane Austen nei suoi romanzi ricostruisce perfettamente gli usi e i costumi dell' epoca, in modo tanto accurato e peculiare che hai la sensazione di essere lì, la Heyer è più  da romanzetto rosa ottocentesco, ovviamente meno dozzinale di quello che potrebbe essere un romanzo rosa, più accurato e divertente. Sicuramente ha stile la Heyer, ma non da raggiungere il livello di Jane Austen, ma secondo me non si proponeva lei stessa di voler raggiungere quel livello, è più una lettura leggera e dilettevole. Mi dà l'idea di una donna che se la rideva sotto ai baffi nella stesura di questo romanzo, dato che ci sono svariate parti divertenti e burlone. Indimenticabile lo zio Rupert con le sue battute, mi ha davvero regalato grasse risate. Un romanzo che coinvolge per il suo giocoso capovolgimento dei ruoli, Mary da vittima del  seducente marchese libertino Vidal, ne diventa carnefice. Vidal  viene percepito inizialmente come un uomo rude, brutale, sfrontato e per nulla romantico, ma in qualche modo si rivela essere sin dalle prime pagine affascinante, allo stesso tempo Mary la protagonista non si rivela essere la solita e fragile figura femminile che si lascia scalfire e terrorizzare da lui,  anzi darà al marchese filo da torcere.  Lo sfondo della narrazione non è ben definito,la Heyer ha inteso più focalizzarsi sulle vicende dei due protagonisti che svolgere una ricostruzione storica di quei tempi, infatti è da notare che la storia si svolga in "Inghilterra", successivamente in "Francia, Parigi e Digione", ma di questi posti non viene offerta nessuna descrizione accurata, non si fa neanche il benchè minimo accenno al  "grande terrore" dell'epoca.  Un romanzo  leggero e piacevolissimo, che non delude le aspettative, anzi nel mio caso è stata una vera rivelazione. Leggendo questo libro  mi è venuto in mente "Lydia di Clare Darcy" solo che a differenza del "figlio del diavolo" si rivela essere più moscio, sottile, meno entusiasmante e coinvolgente, del resto non a caso la Heyer risulta essere più nota e altisonante, mentre di Clare Darcy sono stati tradotti ben pochi romanzi, benchè qualcuno la ritenga l'erede di Georgette Heyer, ma io la vedo un'erede ben poco prospera e finita nel dimenticatoio, benchè io abbia apprezzato "Lydia",con un leggero sorriso, non credo che purtroppo possa reggere il confronto con la vivace audacia della Heyer nella narrazione.





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