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giovedì 14 luglio 2022

L' eleganza del riccio di Muriel Barbery

Questa storia non mi ha convinto a pieno.
Per prima cosa le due protagoniste risultano abbastanza odiose e ipercritiche nei confronti del genere umano. 
Il problema di fondo è che appare molto superficiale nella trattazione di tematiche anche abbastanza delicate, come il suicidio. 
Ora, io capisco il voler rendere certi argomenti appetibili e fruibili al lettore medio, e l' intento di sdoganare il tabù su certi argomenti, per così dire "normalizzandoli", ma se certi argomenti non vengono approfonditi con una precisa analisi introspettiva, si corre il rischio di sminuire e banalizzare, urtando anche la sensibilità del lettore, soprattutto, a chi certi temi stanno particolarmente a cuore. 
Poi, un' altra cosa che ho particolarmente odiato di questo romanzo è l' ondata radical chic che permane tutta la storia, del tipo "Non sei nessuno se non hai letto il capitale di Marx" . 
Poi ci sono delle descrizioni veramente pretenziose, come anche questi giudizi aspri e abbastanza sciocchi sulle altre persone, da apparire spesso gratuiti e ingiustificati. 
Ora, nel "giovane Holden" c'era dietro un motivo per cui il protagonista disprezzava tutto e tutti, almeno lo spiegava, e non gli si poteva dare tanto torto, ma queste due spesso danno dei giudizi affrettati in cui generalizzano per stereotipi e luoghi comuni, senza mai trascindere dalle apparenze, cosa che dovrebbe essere il contrario. 
Poi, quanto infantilismo c'è nel voler nascondere di essere una portinaia che legge?! 
E poi la dodicenne che si vuole uccidere e poi così di colpo cambia idea, è tutto molto campato in aria. 
Inoltre, troppe frasette pseudo filosofiche che per carità hanno attirato il mio interesse, però nel libro stridono, essendo inserite puramente a caso, giusto per voler dare al libro questa parvenza di pseudo intellettualismo, cosa che non è affatto.

lunedì 20 giugno 2022

La ragazza con la Leica di Helena Janeczek.

A me dispiace tanto dover dare una recensione negativa ad un romanzo del genere, perché l' idea di fondo è buona e ha una grande importanza, parlare di donne coraggiose e dimenticate dalla storia, come Gerda Taro, ma purtroppo, scrivere una biografia non è così facile. La nota positiva di questo libro che mi ha spinto volerlo leggere, era appunto, la biografia di questa gran donna che girava con la macchina fotografica, che non era neanche sua, ma presa in prestito, appunto, la Leica, più conveniente della reflex dei tempi. Ma, Gerda Taro non era una semplice fotografa e basta, le sue foto erano di denuncia sociale, contro la guerra e l' oppressione fascista, ed è stata uccisa per questo. Tuttavia, il problema di fondo di questa biografia è che esula dalla Gerda Taro fotografa, slittando l' attenzione su aspetti della sua vita meno interessanti e anche meno lusinghieri, non perché fosse una donna libera sessualmente, non è quello il punto, anzi grande storia di emancipazione femminile, ma il problema di fondo è porre l' attenzione sui suoi spasimanti, su tutti gli uomini che la bramassero e dar a loro la parola, fare trasparire Gerda dagli sguardi maschili e non da una luce femminile, con una soffermazione di dettagli da Gossip amorosi nell' epoca della resistenza, che in un libro di questo genere, sono irrilevanti e sminuiscono la figura di Gerda Taro. Perché le donne devono essere sempre associate all' aspetto sessuale, o devono essere definite e guardate da un occhio maschile, soprattutto, in un libro dove l' obbiettivo era quello di parlare di altro? Speravo che questo libro non prendesse questa rotta, essendo scritto da una donna e invece... Ovviamente, sono certa che questo non fosse l'intento della scrittrice, ma, purtroppo, volente o non nolente è questo a mio avviso il risultato. Paradossalmente, il titolo è la ragazza con la Leica, ma in realtà viene veramente dato poco spazio a Gerda Taro in questo libro, dato che vengono raccontati spezzoni di vita degli uomini con cui lavorava, che le giravano attorno e sinceramente non ne ho capito il senso e lo scopo. Poche sono veramente le parti in cui si parla del coraggio e la determinazione di Gerda, mentre ci sono tante pagine sul nulla di fondo, di personaggi di cui non ti interessa assolutamente nulla, anzi, ti infastidiscono, perché narrando di loro, si perde di vista la vera protagonista. Poi, mi sarei aspettata in un libro del genere, un' accurata documentazione, una spiegazione degli eventi storici sulla guerra, e invece anche quello diventa marginale e non capisco perché. Mi ha fatto veramente arrabbiare questo libro, l' ho letto fino alla fine nella speranza di ricredermi, ma ha continuato per tutto il tempo ad essere caotico e divagante.

venerdì 14 gennaio 2022

Il bar sotto il mare di Stefano Benni

Surreale e no sense, questo libro mi ha lasciato un grande mah e vuoto siderale. Alcuni strascichi di storie sono anche carine e strappano un sorriso, ma altre non le ho veramente capite e mi hanno annoiato tantissimo. Avevo letto di questo autore "la grammatica di Dio" una raccolta di racconti di gran lunga molto più piacevole e sarcastica, questa invece mi appare patetica e scialba, con poche idee nel calderone, come se lo scrittore stesso si sia forzato di cavare a forza delle storie, ma anche lui senza troppo interesse e convinzione.

(Per la serie quando il mio ragazzo sceglie un libro in libreria e poi tocca a me leggerlo).

martedì 28 dicembre 2021

Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoeg

Non mi è piaciuto per niente, è un thriller psicologico concepito male. Capisco e apprezzo la tendenza degli autori nordici, ad andare fuori i canoni prestabiliti, soprattutto, nel genere thriller, solitamente è il loro punto forte, non seguire necessariamente le regole prestabilite del genere, miscelando e racchiudendo elementi narrativi differenti e originali. Tuttavia, in questo caso, questo libro fa ghiaccio e neve da tutte le parti.
Dopotutto, il punto forte del libro è solo l' ambientazione: L' autore riesce veramente a trasportare il lettore in Danimarca e più avanti verso la Groenlandia, sulla neve,  ghiacciai, iceberg e pancake ice. Comunque, a parte il sentirsi trascinati efficacemente in posti gelidi e freddi, sia a livello scenografico, ma anche mentale, dato che, la protagonista Smilla è una donna sconvolta e depressa dal lutto di un bambino, non suo, ma con cui aveva stretto un forte legame. La depressione di Smilla è equiparata alla consistenza fredda della neve. Si avverte per tutto il romanzo una gelida apatia, un dolore muto a cui Smilla non sa dare voce. Il libro gioca anche su un' ambiguità morbosa sul rapporto tra Smilla e questo bambino, e l' ho trovato spesso di cattivo gusto, con un' ipersessualizzazione morbosa e voyeuristica, tra una donna adulta e un bambino. Come altrettanto sgradevoli e insinuanti sono state delle scene sessuali, discordanti da tutto ciò che sta attorno al libro. Non ho nulla contro le scene di sesso, se hanno un senso, un perché, se sono buttate così a casaccio nel libro, giusto per riempire pagine, senza neanche essere spiegate e descritte, da ritrovarsi a  rileggere per una seconda volta, perché non concorda con ciò che stava accadendo un momento prima, be' c'è un problema di incomunicabilità tra il il narratore e il lettore. Il problema di questo romanzo è che sono state introdotte eccessive divagazioni, che fanno perdere il filo stesso della storia. 
Ci sono molte soffermarzioni su dettagli e particolari irrilevanti, e poi di colpo arriva l' azione, solo che questa giunge fin troppo sbrigativa e non si capisce nulla di cosa stia effettivamente accadendo.
Improvvisamente, Smilla è su una nave che prende pugni, e si trova implicata in complotti e svariate situazioni, che personalmente mi hanno reso la lettura molto difficile. 
Fremevo della voglia di sapere che diavolo stesse accadendo, ma avevo come l'impressione che lo scrittore non volesse proprio spiegarmelo. 
Ho capito l' intento di voler creare suspence, ma il grande problema è che se ci sono troppe digressioni e tematiche fuori tema, il lettore si trova spiazzato e a lungo andare si annoia e perde l'interesse.  
Questo libro fa fatica a tenere alto il ritmo, mantenendo costante l' interesse del lettore, a causa di un utilizzo spropositato di un linguaggio scientifico, poi si ripete di continuo, senza arrivare ad una conclusione. È come se ci fosse una sovrabbondanza di pagine in eccesso, si poteva sfoltire la mole di pagine, terminandolo molto prima, senza dilungarsi e perdersi in 446 pagine. Poi, non parliamo dei personaggi, a parte Smilla e il bambino, altri sono solo apparizioni casuali, che mi hanno reso la lettura ancora meno piacevole, facile e comprensibile. 
Sarebbe stato meglio se lo scrittore si fosse soffermato sull'idea di partenza, senza tutte queste divagazioni. Ho apprezzato tante riflessioni e processi di introspezione psicologica della protagonista, ma poi si viene sepolti da un cumulo di pagine "ghiacciate". Mi si è assiderato il cervello, nel leggere questo libro, be' se era questo l' intento dello scrittore, con me, ci è riuscito benissimo.


martedì 26 ottobre 2021

Metallo Urlante di Valerio Evangelisti

"Dal cielo piove ferraglia, il suolo si spacca e ne escono alligatori" questa frase riassume il mood del romanzo, è come uno di quei film di serie B,  tra la fantascienza e l' azione, un' accozzaglia di roba posticcia buttata a casaccio. È un peccato perché Valerio Evangelisti sembra averle le idee e saper anche scrivere, ma questi racconti sembrano vagare nel vuoto abissale, sono due le cose: o non ci ho capito niente, o non è proprio il mio genere. Sarà che è un libro scritto a metà anni novanta, in cui andavano i film di Arnold Schwarzenegger tra la fantascienza e l' azione, e quindi andava e tirava questo genere, che adesso risulta a mio parere soltanto pseudo-trash.  O non sono un uomo a cui il genere virile azione e fantascienza, buttata così a casaccio possa accattivare il favore. 
Ho trovato tanta virilità maschile repressa e misoginia in questo libro, e non l' ho apprezzata.
Probabilmente a quei tempi scrivere di violenza sulle donne così a cuore leggero andava benissimo, senza prendere delle posizioni evidenti in merito, mentre alla luce di questi tempi, è aberrante, per carità non penso che l' autore sia misogino, io questo non posso saperlo, dato che non trapela nulla da questo libro, assolutamente nessuna riflessione in merito a nulla di ciò che si racconta, ed è diventata per me una lettura affannata verso una fine incasinata, come la musica heavy metal tanto decantata. Ma a conti fatti, è un libro che si trascina in cose assurde che accadono, sparatorie, rituali magici strani, ma nulla viene veramente approfondito e spiegato. Si viene buttati in delle storie senza né capo né coda, e non si riesce nemmeno ad empatizzare con nessun personaggio perché nessuno appare un vero protagonista degno di nota, ma solo un susseguirsi di nomi sparati a caso, con un M16, forse, il vero protagonista imperante dell' ultima storia, ho intuito uno pseudo intento di cavare una vaga e implicita riflessione sull'essere umano che si fa la guerra e volge verso l'autodistruzione, ma poteva essere esplicata meglio, tanto che mi pare solo un mio tentativo disperato di voler dare un senso a quanto ho letto fino ad ora, giusto per dare un senso a questa lettura appena conclusa. Mi dispiace perché è stato un libro che all' inizio parte bene, intriga nelle parti di Eymerich, ma poi si perde come una nuvola di fumo. Se fosse stato solo su Eymerich l' inquisitore molto probabilmente mi sarebbe piaciuto di più, ma essendo un miscuglio di storie variegate, che paiono più degli spunti, delle bozze su cui creare singoli romanzi, no, non mi è piaciuto. Se le storie si fossero poi rincongiunte e collegate, per arrivare ad una spiegazione finale, magari sì, ma così proprio NO. 
E concludo con il dire, che ad urlare erano più i miei nervi piuttosto del metallo, per la completa delusione che questo libro mi ha suscitato.


lunedì 4 ottobre 2021

Cose che nessuno sa di Alessandro D' Avenia

Cose che nessuno sa di Alessandro D' Avenia, in molti hanno bocciato duramente questo romanzo. Io penso che, un romanzo  vada letto e valutato in base al genere e al pubblico a cui è rivolto. 
Questo libro senza dubbio è rivolto ad una fascia d'età adolescenziale, non di certo a persone della mia età, io sono già troppo fuori fascia d'età, avendo trent'anni.
 È un libro che offre delle riflessioni sulla vita, e cerca di avvicinare e stimolare i giovani alla lettura. Sicuramente, è un libro impregnato di eccessivo buonismo, di ridondante retorica e molte cose svincolano dal realismo, anche i personaggi stessi, il loro modo di parlare, pensare e di fare è spesso usato per cavar fuori molte frasi fatte e i dialoghi spesso perdono di credibilità. Ma, è un libro scritto da un professore, è un po' come i libri di Daniel Pennac, non so se lo avete letto mai?! Bene, Pennac è la stessa identica cosa, può piacere tantissimo questa indole da maestro che deve indottrinare le proprie idee sulla vita e i libri, o lo si detesta, la via di mezzo spesso non c'è. 
Tuttavia, penso che ricoprendo un ruolo di insegnante si tenda ad usare questi toni estremamente buonistici sui libri, è proprio nell' indole intrinseca del professore e della didattica. Tuttavia, credo che un libro del genere per degli adolescenti possa essere un valido approccio per la lettura, per me è naturale che il libro presenti tanti difetti, ma credo che D'avenia l'abbia scritto volutamente così, volendo avvicinarsi ai giovani, gli stessi a cui insegna nelle scuole. 
Di sicuro, questo libro può lasciare tanto a dei giovani rispetto ad un libro di Fabio Volo e Federico Moccia e ha il pregio di indurre il lettore a delle riflessioni sulla vita, ma senza appesantirlo troppo.  
Devo ammettere che, per quanto non sia stato nelle mie corde leggerlo, è stato piacevole nel complesso. Mi sono piaciute alcune frasi, poi la nonna della protagonista siciliana con i suoi proverbi siciliani, anche se, a volte strafava troppo, svincolando persino dai dialoghi con la nipote, e i richiami nostalgici al mare, agli odori e ai sapori della Sicilia si respirano spesso in questo romanzo, e questo da siciliana trasferitasi a nord mi è piaciuto. Il problema del libro è il narratore quando anziché raccontare una realtà oggettiva sfocia in frasi sulla vita fin troppo stucchevoli, retoriche e dozzinali, come quelle dei baci perugina. Come, anche dei dialoghi fra i personaggi che si scambiano delle battute per nulla realistiche, per dire cose sull'amore, tipo che il padre dell'amica della protagonista, non fotografa mai la moglie perché aveva paura di rovinare la sua bellezza, insomma, ma che sei serio?! 
Ma, poi anche l'amica che si prende questo pensiero di dover raccontare questo annedotto alla sua migliore amica, ma perché?! Insomma, ci sono tante situazioni e dialoghi che evadono proprio dalla realtà e fanno innervosire e storcere il naso per il nonsense, tuttavia, nel complesso lascia un bel messaggio, e in qualche modo, anche se maldestramente infonde nei giovani un bel messaggio positivo e di speranza sull'esistenza e l' amore. 



domenica 13 ottobre 2019

I pensieri di un giovane maschilista di Jan Quarius

Un libro che fa arrabbiare le femministe. È estremo, non si riesce ad essere del tutto d'accordo con i pensieri di Jan Quarius, che ovviamente per far valere le sue teorie si avvale di una visione minima dell' argomento, con un punto di vista prettamente maschile. Sicuramente, è vero parlare di "femminicidio" è estremo, si dovrebbe parlare di omicidio in generale, senza dare rilevanza ad omicidi di genere, perché vengono uccisi anche uomini e bambini... Tuttavia, Jan Quarius nei suoi pensieri che inizialmente appaiono non maschilisti, ma semplicemente contrari a "una distinzione di genere" nella quale appare sensato e lucido il suo punto di vista. Infatti, mi ero quasi chiesta perché si chiamasse " i pensieri di un giovane maschilista" dato che mi sembrava un libro piuttosto ponderato ed equilibrato nell' affermazione che non ci dovrebbe essere nessuna distinzione sessuale, affermando anche una considerazione interessante sul "razzismo maschile" che di contro si stia innescando. È vero, non dovrebbe innescarsi un meccanismo al contrario, una misoginia contro gli uomini, per garantire l'affermazione femminile, su questo ok, siamo concordi.Peccato che, il libro prenda una piega inaspettata e difforme da quanto detto prima.Si contraddice di continuo, senza seguire un pensiero lineare e sensato, finendo per sfociare in un apoteosi di assurdità, volta solo a denigrare il genere femminile, arrivando persino a sostenere che "Robin Williams si sia suicidato perché dovesse pagare gli alimenti all'ex moglie?" Ma che davvero?! Ora,sappiamo tutti che Robin Williams non possa essersi suicidato per una ragione simile, basta documentarsi un attimo e non sparare a vanvera la prima cosa che ci viene in mente.  Tuttavia, ho trovato in alcune sue idee degli spunti interessanti, peccato che come tutti i pensieri estremi, sfoci in una una posizione troppo netta e radicale, senza avere una visione completa e universale delle situazioni. Si va in unica direzione, quando si dovrebbe convergere in un punto comune, in un incontro fra i due punti di vista, maschile e femminile per raggiungere una parità effettiva.
Non si guarda mai, verso l'altra parte, quella femminile. Perché si è vero, forse in certe cose adesso le donne stanno prendendo piede. Ma nel mondo del lavoro la donna fa ancora tanta fatica, mio caro Jan Quarius, non ha gli stessi diritti, come sostieni tu, anzi tu sostieni sia una privilegiata.No, non è così, una donna molto spesso non viene assunta se é sposata, ha figli, oppure se dichiara di volerne avere, e non tutti i datori di lavoro "concedeno" la maternità, come se dovesse essere una concessione e non un diritto legittimo! Poi la donna vuole lavorare per darsi un tono moderno ed emancipato? No, spesso la donna lavora perché i soldi del marito non bastano per mantenere la famiglia! . Detto questo, decidete voi, se volete o no leggere questo ebook, e farvi venire il nervoso per molte costruzioni mentali così confluenti in un' unica direzione.

lunedì 17 giugno 2019

Brutta storia innamorarsi di Deborah Lo presti

"Brutta storia innamorarsi" di Deborah Lo presti, allora partiamo dal concetto che stavo male, molto male quando decisi di leggere questo libro su google libri, e quindi mi sono detta ho proprio bisogno di leggere una cosa senza impegno, semplice e immediata, che non sia troppo stronzata, che abbia un minimo di autorevolezza, non le solite cose di wattpad. Ma devo ricredermi, dopotutto pubblico anche io su wattpad, e le storie di wattpad al confronto sono più avvincenti, e hanno quel qualcosa di più originale di questa storia.

Dopotutto ho scoperto, che in realtà chiunque può auto-pubblicare su google libri, e che alla fine non è una piattaforma tanto diversa e discordante da wattpad, in realtà non ha nulla di più autorevole, è solo un canale diverso, che trova forse più consensi perchè è in mezzo a pubblicazioni più serie e classiche.

Ma c'è una grande differenza su wattpad mantieni i diritti sulla tua opera, su google bè per quanto ne so, ne perdi parecchi, e quindi non tutti si rimettono a questo tipo di pubblicazione, non sono belle le regole dettate da google sulle auto-pubblicazioni, a me personalmente hanno fatto storcere tanto il naso.

Quindi visto e considerato che sia quasi sicuramente un auto-pubblicazione della ragazza, che probabilmente è stata revisionata da lei stessa senza l'aiuto di nessun'altro, sarò un minimo clemente, considerando anche che non sarà neanche maggiorenne.

Non lo so, da fonti certe, ma per scrivere una storia  d'amore in modo così superficiale e sbrigativo, deve per forza non superare i quattordici o sedici anni di età, o forse dato che ha parlato di lavoro, magari poco più che diciottenne.


Si respira tanta ingenuità, innocenza nel modo di raccontare la storia e anche tante scemenze da film rosa, che nella realtà non possono accadere nè ora nè mai.

Quindi cosa posso dire, è uno di quei libri inutili, di cui ne potevamo anche far a meno, bè sicuramente si, ma dato che è gratis e disponibile su google come ebook, e non credo neanche che esista la versione cartacea, non abbiamo sprecato cellulosa, come direbbe "Michela Murgia", quindi non sarà indetta nessuna vendetta dagli alberi, e quindi va bene così.

Tuttavia, posso dire che in certi momenti il libro sembrava quasi piacevole e accurato nel descrivere le situazioni lavorative di questa ragazza senza alcuna esperienza lavorativa, ci si poteva forse un po' immedesimare e rivedere in lei.

Siamo tutte state ragazze inesperte che si ritrovano a far i conti con un mondo del lavoro, duro e severo, e che se non hai il temperamento giusto e adeguato, in determinati ambienti lavorativi proprio non ti ci trovi e ti mangiano viva.
Ma poi la trama si perde, sfocia in una storia d'amore forzata e costruita a tavolino, solo perchè ci andava di costruire la storia d'amore...ovviamente ci deve essere il bad boy, figlio del capo, che non si sa perchè deve essere attratto dalla ragazzina acqua e sapone, solo perchè gli dà più volte un due di picche...vabbè...dite la trama non è originale, chi se ne frega, l'importante è come viene narrata, ma anche sulla narrazione, non c'è stile.
E' tutto molto scorrevole, immediato e con qualche falla di significato, dato che ha messo "un imparare", laddove ci sarebbe andato un altro termine tipo "conoscere", tuttavia ammetto non troppi errori, un'ottima revisione, abbastanza accurata per essere "un fai da te", ma la storia non ha spessore, non coinvolge, i personaggi sono solo abbozzi stereotipati da cose già viste, privi di una personalità propria e preponderante.

Non ci si svincola dai filmetti rosa, non si crea nulla di nuovo di fatto, non si dà carisma e charme ai personaggi, lasciando un vuoto e un senso di insoddisfazione per la perdita di tempo.

 Si, ok ne avrò perso poco, data la brevità della storia, ma davvero troppa pochezza... A volte prediligo piuttosto qualcosa di scritto male, ma che almeno abbia la parvenza di qualcosa di nuovo e innovativo, perchè almeno si corrono dei rischi, mentre questo libro sembra così studiato, calcolato e soppesato persino nelle parole, da non lasciare nulla di fatto...dato che assomiglia a cose già lette e viste, senza tracciare una propria personalità, non risalta in nessun modo.

Non pensavo che lo avrei mai detto, ma al confronto "cinquanta sfumature di grigio" è un capolavoro, dato che almeno assume una sua identità come genere, e i personaggi spiccano per la loro assurdità, e il libro bè per il suo modo di essere scritto male e con delle figure retoriche assurde e quasi imbarazzanti ti rimane impresso, mentre questo te lo dimentichi dopo due giorni, anzi non appena lo hai finito di leggere, ti chiedi, ma in bè cosa ho letto?! Nulla di nulla...

Bè c'è del potenziale, ma male investito, e così che riassumerei tutto il libro, "brutta storia scrivere, senza sapere che pesci prendere!" e   aggiungerei anche "brutta storia leggere, quando non stai troppo bene!".







martedì 21 maggio 2019

L'alchimista di Paulo Coelho

Terminato a fatica, durante il mio volo per Parigi... Questo libro mi ha lasciato  un insoddisfazione tale che non lo consiglierei neppure al mio peggior nemico. Non  so come possa essere valutato come un buon libro, dato che davvero credo che sia il peggiore di Coelho, ok che non ne avrò letti molti, però da quello che ricordi "Veronica decide di morire" era più profondo e toccante, anche "Undici minuti" ti lasciava qualcosa, mentre questo il nulla più assoluto. Un libro patetico per la sua retorica scontata, che vuole essere uno di quei libri "new age" che ti suggeriscono di essere fedele ai tuoi sogni, ma senza riuscire efficacemente nell' intento.
Premetto che ne ho letti libri di questo genere, e non sopporto quando lo scrittore si atteggia da uomo saggio che vuole spiegarti la vita quando lui stesso sembra avere le idee piuttosto confuse e non affronta pienamente l'argomento, con vaneggiamenti insensati e luoghi comuni.
Si perché questo libro è la sagra dei luoghi comuni e della banalità... Ok sicuramente già non mi piace il genere, ma devo ammettere che ci sono stati libri che seguono questo filone che sono stati di gran lunga più efficaci per citarne qualcuno : Sergio Bambaren con "il delfino" oppure "il Gabbiano di Jonathan Livingstone" di Richard Bach.
Non so come sia possibile che molta gente valuti questo libro come un capolavoro, dato che è davvero inutile e insulso, stilisticamente povero, dato che Paulo Coelho  in altri libri ha dato prova di poter scrivere meglio di così.
Poi trama?! Una noia mortale e quasi senza senso...il sogno? La morale? Insignificante e  scontata.  Poi l'alchimista, dal nome ci si aspetta una buona parte di magia e misticismo, invece è solo un barboso espediente sul volerti dire di inseguire i tuoi sogni, anche se impossibili, molto irrealistico e insensato.
Ringrazio il cielo di averlo finito dato che non ne potevo veramente più, una gran fatica a finirlo.
So cosa direbbero molti, perché sforzarsi di leggere un libro che non ti piace? Be' io sono dell'idea che se un libro non lo finisci, non puoi essere del tutto certo che non ti sia piaciuto, per avere un' idea completa su qualcosa devi andare fino in fondo, sarà anche una forma di masochismo ma la penso così e faccio fatica a lasciare un libro in sospeso, mi rimane sempre il dubbio che più avanti, in fondo alle pagine ci sia una svolta inaspettata che possa farmi mutare opinione, ma ahimè non è stato questo il caso, brutto fino all' ultima pagina, l'unica consolazione è che stavo solcando i cieli di Parigi .

mercoledì 30 gennaio 2019

Sorellastre di Tara Hyland

Di questo titolo vorrei fare una premessa il titolo originale è "Daughters of fortune" (figlie della fortuna) facendo espressamente riferimento alla caparbietà di queste tre  sorelle Elizabeth,Amber e Caitilin(la sorellastra)di ottenere fama e successo ognuna a loro modo, quindi il titolo italiano trae davvero in inganno, poiché avevo acquistato questo titolo da Amazon,sia per il prezzo irrisorio di 3€ , ma anche per la tematica, volevo un libro che parlasse a livello emotivo e psicologico del rapporto tra sorelle, e invece mi sono ritrovata in una storia parecchio asettica a livello di affetti familiari. Diciamo che la copertina trae tanto in inganno, o si pensa a qualcosa in stile romanzo rosa o comunque ad una storia dolce sul rapporto tra sorelle, e invece niente di tutto questo.  Per certi versi si è rivelato più di quanto avessi sperato a livello di trama, però mi aspettavo più che una raccolta di avvenimenti, anche qualcosa di più a livello emotivo e psicologico. Accadono tante cose, ma in maniera forse troppo sbrigativa, quando avrei preferito un approfondimento in più dei personaggi e della loro emotività, invece sotto il profilo emozionale mi sembra che il libro sia un po' freddo e comunque troppo immediato e superficiale. Diciamo che l'idea della storia e a livello di trama è molto carina, con un marcato femminismo che non mi dispiace affatto, che mostra delle donne caparbie, forti e determinate. Tuttavia ci sono troppi salti temporali, e troppe pagine che passano da un personaggio all' altro, lasciando in sospeso vicende che magari sarebbe stato più bello approfondire.  Poi in certi momenti mi sembrava che le protagoniste avessero diciamo la strada fin troppo spianata ottenendo forse con troppa facilità la fama e il successo, non so avrei preferito un libro un po' più realistico in questo senso, perché in molti casi era praticamente banale e scontato che le protagoniste sarebbero riuscite a spuntarla e a tirarsi fuori da tutte "le difficoltà" peraltro le difficoltà in molti casi per Elizabeth e Caitilin non ci sono neanche state più di tanto. Sarà che mi fa venire il nervoso un libro incentrato sulla storia di un' impresa di moda, su una stilista e la gestione di un' impresa e che non mi parli in maniera sensata delle difficoltà incontrate lungo la strada, perché che le protagoniste riescano ad aver successo ok, ma perché? A volte non sembra tanto che si impegnino, quanto più sono nate brave e fighe e allora la spuntano sempre, e gli va sempre tutto alla grande!  Forse Amber che si metteva nei casini da sola, bè è stato l'unico parte più interessante della storia, affrontando tematiche come la dipendenza dalla droga e la violenza sessuale.  Tuttavia anche sulla violenza sessuale, mi è sembrato un po' un argomento su cui l'autrice poteva fare maggiore leva, e invece ne parla come si una cosa che è successa, che scuote le protagoniste, ma non tantissimo in fin dei conti, e a me sta cosa lascia un po' di sasso. Nel senso NO,non ci siamo, posso capire la freddezza che permane la famiglia Melville, e che magari sono tutti un po' apatici e asettici, ma una violenza sessuale deve sconvolgere e stravolgere tanto una persona, insomma mi aspettavo almeno in quel frangente una dolorosa emozione espressa in maniera forte, e invece niente, il vuoto assoluto, come se avessimo parlato di un piccolo incidente come un altro, non so... cioè boh! Si, poi ovviamente viene un po' fatto intuire più avanti che quella vicenda abbia scosso il personaggio di Caitilin, però a me non sta per niente bene la superficialità della scrittrice nel descrivermi una scena del genere, quasi come se fosse quasi una cosa  naturale che succede. No, se vuoi sensibilizzare, toccando certi argomenti devi farlo bene, tipo dicendomi cosa prova Caitilin tipo ripensando a quella notte e invece no, per la scrittrice era più importante l'argomento dell' azienda di famiglia, ma scherziamo? Ma sul serio? Ora capisco, che da un libro svenduto a 3€ non mi posso aspettare chissà che grandi cose, però la cosa peggiore, è avere gli argomenti giusti da buttare sul calderone, e non affrontarli. Io non ho davvero capito perché gettare così tanta carne sul fuoco, se poi non hai intenzione di affrontare certe tematiche fino in fondo. E menomale che è nella collana della Mondadori "emozioni", quelle che in questo libro sono per lo più inesistenti. Ora anche sulle scene di sesso, io non ho capito perché parlarne in maniera così piatta, come automatismi pornografici, cioè questa è stata violentata e dopo tanto tempo trova il coraggio di concedersi ad un uomo perché lo ama e capisce di potersi fidare di lui, insomma un momento pieno di emozioni no? Almeno doveva esserlo, peccato che la scrittrice ti spegne letteralmente il cuore, facendoti anche cadere le ovaie.
Secondo me, era un po' indecisa non sapeva quale genere abbracciare, e alla fine non ne ha toccato profondamente nessuno , restando sempre così sul vago e scostante sui personaggi e le vicende.
Insomma ti fa letteralmente venire il nervoso, perché poteva davvero essere un libro più piacevole e coinvolgente, le idee c'erano tutte, ma per qualche strana ragione non si capisce perché si va sempre a parare da un'altra parte, un pezzo interessante viene subito interrotto sul più bello, e vengono approfonditi argomenti irrilevanti,del tipo riunioni di lavoro con termini tecnici di marketing e di azioni che chissenefrega! Cioè nel senso ok, va bene questi vogliono comprare l'azienda, ma non farmi il pippone con cose tecniche da broker,non interessa a nessuno! Piuttosto le cose importanti da leggere erano altre!  Insomma questo libro mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca, perché c'erano tutti gli elementi interessanti che potevano rendere la storia carina, interessante e piacevole, ma la scrittrice ha deciso di stroncarli sul nascere. E poi il nosense, tipo Caitilin che se ne va di punto in bianco e abbandona quel disgraziato di Luciene, decidendo così di punto in bianco che non lo ama più e cambia addirittura città, ok...va bene... Vabbè è tipo "Loreley" di una mamma per amica questa. Dici vabbè ha capito che non lo ama più ci può stare, lo mandi a malapena giù e poi dopo a distanza di poche altre pagine inizia a pensare "Mi manca Luciene" Ma hai fatto tutto te! Lo hai mollato tu, brutta cretina! Insomma io i drammi che potevano essere evitati non li tollero nei romanzi, quelle cose costruite ad hoc dai personaggi perché mentalmente sono instabili non riesco a capirle e mi appaiono un po' inverosimili, dato che in questo caso bastava solo "Parlare!". Ora io capisco che noi  donne siamo complicate e lunatiche, ma non anche bipolari.
Come anche la questione del padre con la madre di Caitilin, suo padre voleva spiegargli la questione, ma lei tronca il discorso, e poi a distanza di tantissimo, quand'è incinta si sveglia di colpo e decide di voler scoprire la verità.  Ma tuo padre te la stava per dire, insomma dopo 580 pagine, decidi che vuoi scoprire davvero cosa è successo, forse svegliarsi un po' prima?!
Una cosa che ho molto apprezzato è stata la storia della prostituta, che inizialmente sembra buttata lì a casaccio, ma che più avanti acquista un senso logico, inoltre ho pensato che l'autrice volesse in qualche modo mettere a paragone la vita della sfortunata prostituta con quella di Amber e delle altre sorelle. Insomma, in conclusione, una vera delusione su tutti i fronti, vedrò di scambiarlo con qualche libro del" book crossing" della biblioteca di Tradate. Leggendo i ringraziamenti dell' autrice, ho notato che ha scritto che il libro era molto più prolisso e che coloro che glie lo hanno revisionato l'hanno aiutata a tagliare un po', peccato che forse nel taglio si è perso forse il coinvolgimento del lettore che viene sballottato da un arco temporale all'altro senza capirci più niente. Per esempio Elizabeth e Cole si sposano, bè ecco avrei voluto capire meglio quando hanno deciso di farlo, cioè nel senso i personaggi quasi si innamorano e neanche te ne accorgi, non ti fa vedere insomma quando scocca la reale scintilla fra i personaggi...avviene tutto come se dovesse avvenire perché così ha deciso la scrittrice, è tutto troppo piatto.

sabato 26 gennaio 2019

Cecità di José Saramago

Il pluriacclamato José Saramago che con questo libro ha vinto il premio Nobel.
Ora non metto i dubbi le capacità di quest' autore, capisco e rispetto la scelta di volergli dare un premio Nobel, ma date anche a me un premio per essere riuscita a terminarlo! Non l'ho davvero creduto possibile, non mi sembra ancora vero, sento ancora l'ansia invadermi.  Perché questo libro è fatto di ansia, claustrofobia e disumanità. Ovviamente il libro vuole comunicare dei messaggi forti e importanti. Può piacere per questo significato così preponderante, di una cecità  che funge da metafora, per delineare quanto l'essere umano sia ceco, si benda gli occhi dinnanzi quello che accade sotto al suo stesso naso, di fronte ai morti, alle catastrofi, di fronte l' inquinamento e a tutte le risorse idriche che stiamo esaurendo.  Una frase che voglio riportare è questa, che esplica il concetto dell' intero romanzo "Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che pur vedendo, non vedono".  
Tuttavia nonostante queste premesse positive, a me personalmente il romanzo non è piaciuto affatto, esaurita la prima parte del romanzo, la lettura diventa asfissiante, stancante e snervante, nonostante il significato profondo del romanzo, non è riuscito a coinvolgermi.
Sicuramente l'intento di José era quello di mettere ansia, di descrivere una disumanità senza via d'uscita, però se ci va il punto, devi mettermi il punto e non la virgola, che a lungo andare il lettore resta senza fiato.  Ho odiato questa cosa, questo voler fare l'alternativo o l'originale del tipo io posso permettermi di mettere una virgola al posto del punto, e rendere la lettura ancora più ansiogena e difficoltosa, come se già non lo fosse di partenza. Poi troppe parole... Ci si perde in un' accozzaglia di complicati discorsi proverbiali e di riflessioni anche belle e interessanti, ma espresse tutte in un lungo periodo, in cui non ci sono neanche i punti, ma solo misere virgole. In più aggiungo, che ad amplificare il fastidio ci si è messa anche la "Feltrinelli" ad impaginare il testo tutto appiccicato, e le parole stampate ti appaiono come tante formichine attacate fra loro, insomma che mal di testa e che faticaccia! Star dietro allo scrittore e le sue idee originali, di non seguire la punteggiatura come tutti, che decide di fare periodi lunghissimi utilizzando un bel po' di parole, come se volesse fare mostra di quante innumerevoli parole conosca o riesca a tirar fuori dal dizionario. E poi star dietro anche ad un impaginazione così miserabile, da rendere il libro illegibile per un dislessico e non.
L'idea dell' epidemia di cecità ripeto bellissima, mi ricordava un po' "la peste" di Albert Camus, solo che quello bè sono riuscita a terminarlo, facendo persino meno fatica.
Nonostante anche "la peste" sia abbastanza pesante come tematica e nel modo in cui è scritto, però nello stile di "Camus" era più facile e semplice da leggere. Mentre José Saramago ha una scrittura ingarbugliata, logorroica, ad una certo punto si inceppa  e si perde il filo del discorso.
Anche nelle vicende di quest' epidemia ad una certo punto sovviene oltre l'ansia e il malessere, persino la noia e ci si chiede e in be'? Dunque José? Quand'è che la finiamo? E quando pensi che non ne hai ancora per molto, lui tira fuori discorsi a mo'  di lista della spesa, José è un sadico! Insomma, sarà anche uno scrittore straordinario, degno del premio Nobel, ma a me non mi ha affatto convinto, ovviamente sarà un mio pensiero, sarà una cosa molto soggettiva, sarà che ho già l'ansia di mio, è un libro che mi fa venire più panico e ansia, anche NO!
Dico la verità, avevo persino pensato di abbandonarne la lettura.
Ho continuato a leggerlo solo lasciandomi trascinare dal significato profondo del romanzo e dal fatto che tutti lo osannavano come un capolavoro,  quindi volevo anche farmi un'idea completa del mio pensiero anche negativo. Ma a differenza di quei romanzi che non mi piacciono, che di solito mi lasciano il vuoto assoluto o di cui penso con rabbia che spreco di tempo, pensando con rammarico di aver potuto impiegare il mio tempo in altre letture, bè questo non mi ha lasciato queste sensazioni, mi ha lasciato tanta ripugnanza, fastidio e odio sarà che c'è qualcosa in questo romanzo che  ha risvegliato in me dei sentimenti di sdegno, abnegazione e intolleranza verso la violenza e la disumanità umana, e quindi anche io volevo bendarmi gli occhi, volgere lo sguardo altrove. Anche se non mi è piaciuto, leggerlo è stato giusto, doveroso, significativo, riflessivo e mi ha lasciato queste sensazioni così intensamente negative. Ecco forse la mia riflessione è questa un po' sulla  linea "Marie Kondo" in questo momento, un po' sulla forza dell' aura negativa che emana questo libro, nel senso che se vuoi ancora vivere felice è meglio non leggerlo, se invece sei masochista e non vuoi più essere ceco dinnanzi la crudeltà umana bè allora bisognerà pur leggerlo. Siccome io sono masochista l'ho letto, non mi è piaciuto fino in fondo, però la ritengo una lettura che andava assolutamente intrapresa.



domenica 19 agosto 2018

Non buttiamoci giù di Nick Hornby

Famoso per "Alta fedeltà" e "un ragazzo", Nick Hornby  è uno scrittore  dall'ironia inglese pungente, i suoi libri sono abbastanza scorrevoli e immediati, ma le storie dei propri personaggi non risultano quasi mai banali e scontate. Peccato che da "Come diventare buoni" c'è stato come un cambiamento di rotta nel suo modo di scrivere,forse mancanza di inventiva e di nuove idee. "Come diventare buoni" non sono mai riuscita a finirlo di leggere, la storia di una donna che divorzia da suo marito, non mi ha per nulla coinvolto, non capivo davvero che piega volesse prendere la storia e alla fine l'ho abbandonato per sempre, e per una come me che divora i libri è più che strano.
Non mi piace lasciare i libri a metà, mi crea una sensazione sgradevole di qualcosa di incompiuto, ma quando un libro mi risulta tanto odioso e fastidioso, non mi forzo neanche più e alla fine mi rassegno. Mi capitò di vedere " non buttiamoci giù" il film, un' americanata buonista, che si conclude con un lieto fine forzatissimo, così per curiosità ho voluto leggere il libro prestatomi dalla mia più cara amica. Sicuramente si presenta migliore del film, ma in realtà è una storia dal ritmo molto fiacco, mi aspettavo qualcosa di più accattivante, invece anche le battute ironiche sono stentate e forzate, e una tematica come quella del suicidio non è sulle corde del buon caro Nick Hornby, sembra una tematica che non gli appartiene affatto, che non conosce a livello personale, e allora perché farne un romanzo? Poi la storia non è neanche originale, ricordo di aver sentito parlare in precedenza, tanti anni fa, di un manga che trattava la stessa tematica " persone di diversa fascia d'età,di diversa astrazione sociale, con diversi vissuti e situazioni, che decidono di uccidersi e alla fine si incontrano, si riuniscono, e poi ci ripensano". Ovviamente poi le storie saranno diverse e trattate in maniera del tutto differente, ma secondo me la narrazione di Hornby non è stata molto efficace e sensata nel trattare un argomento di tale portata, mi aspettavo qualcosa di più.
Inoltre devo ammettere di aver apprezzato un po' di più il film per quanto riguarda la storia d'amore tra JJ e Jess, che ovviamente nel libro non è affatto menzionata, ma quanto meno rendeva la storia più accattivante. Non mi sento di dire che sia un pessimo libro, di libri ben peggiori ne ho letti, direi solo che era un libro con tante buone idee, ma che non sono state sviluppate nel migliore dei modi.  Carino, ma non troppo, si poteva far di meglio. Resto dell' idea che "Alta fedeltà" e "un ragazzo" restino i migliori libri che abbia scritto, a meno che non mi ricreda leggendo altri libri  poco conosciuti di quest' autore.


lunedì 23 aprile 2018

Dracula di Bram Stoker

Bram Stoker si ispira alla celebre storia  di Vladimir l'impalatore realmente esistito in Transilvania. Forse per questa ragione lascia un alone di mistero attorno al personaggio di Dracula, non è ben caratterizzato come nel film di Coppola, inutile dire che il film non ha niente a che vedere con il romanzo, ma del resto mi sento quasi di voler giustificare l'iniziativa del regista, dato che nel libro non accade assolutamente niente, è una storia piuttosto piatta, con dei personaggi assolutamente insopportabili e puritani.
Inizialmente la storia parte bene, appare coinvolgente, nella parte in cui Jonathan Harker, un procuratore si reca a casa del conte Dracula, per una commissione di lavoro, e credo che nessun film riuscirà mai a rendere le atmosfere cupe e le situazioni grottesche e psicologiche che si innescano durante il soggiorno del protagonista. Sfortunatamente abbandonata la Transilvania,  la storia va a avanti a Londra, con tutta una serie di lettere e diari dei vari personaggi rivelandosi confusionario, dispersivo e noioso.
Molto spesso mi è parso di leggere un'inno al cattolicesimo esagerato, ho pure pensato che tanto valesse leggermi la bibbia.  Un vero peccato perché l'inizio me lo sono letteralmente divorato, mi piacevano anche i moltissimi richiami ai piatti tipici della Romania e ai loro usi e costumi, peccato che poi si perde in un buonismo cattolico fastidioso, la parola Dio non sa quante volte l'abbia letta e poi i dialoghi infiniti con tante premesse perbeniste e moraliste, ok che erano altri tempi però... Ho anche percepito tanto maschilismo in questo romanzo e tante pagine da leggere praticamente inutili, le avrei quasi volute saltare per la noia  nella speranza che dopo arrivasse la parte intrigante e coinvolgente, ma invece non arriva mai. Dopo tanta fatica, il finale lascia molto a desiderare, appare frettoloso e senza alcuna descrizione e precisazione, che in questo caso sarebbe risultata più che gradita. "Una mostruosa  delusione", che non mi  sarei mai aspettata, data la celebrità di questo romanzo, che a questo punto mi sento di dire che sia stato molto sopravvalutato. A parte l'inizio, e qualche parte del romanzo mi sento di dire che non c'è nulla delle atmosfere gotiche e cupe che mi sarei aspettata. Inoltre molte situazioni mi innervosivano perché erano praticamente inutili, per esempio le incomprensioni tra i personaggi quando Van Helsing chiede al fidanzato di Lucy di aiutarlo a riprendere il cadavere di lei dalla tomba per tagliarle la testa e piantarle un paletto sul cuore, senza spiegargliene la ragione e  ovviamente il fidanzato si rifiuta, e quindi altre 10 pagine di romanzo scorrono così, quando il malinteso poteva benissimo essere risolto, se Van Helsing glie lo avesse spiegato, e invece no, devono passare 10 pagine affinché spieghi che Lucy è diventata una vampira.
Questa è stata la situazione che mi ha arrecato più fastidio e perplessità a tal punto che volevo smettere di leggerlo.
Leggevo in giro, tra le recensioni di questo romanzo, che secondo molti Bram Stoker sia di gran lunga superiore ad Edgar Allan Poe nel genere horror e gotico.
Io comunque torno volentieri a leggere Edgar Allan Poe!
Aggiungo a questa recensione una nuova nota, dato che ho avuto un accesso dibattito in un gruppo di  libri su Facebook  nei riguardi di questo libro.
Differenza romanzo e film:
Non c'è alcuna storia d'amore fra Dracula e Nina, come accade nel film, in cui si accenna al fatto che Nina sia praticamente la reincarnazione della moglie di Dracula, data la sua somiglianza con la moglie di Dracula.
Semplicemente Dracula la controlla e la manipola a suo piacimento, ma non si accenna ad alcun sentimento romantico da parte del conte.
L'unica storia d'amore che c'è, è quella fra Nina e Jonathan, che non è neanche molto passionale. Amore per la fede cristiana si, infatti grazie a quello sconfiggono il male rappresentato dal conte Dracula. Poi si parla tutt'al più di amore per la vita, uhm forse più di istinto di sopravvivenza del conte Dracula, il desiderio ossessivo di vivere in eterno, al di là di quali siano i mezzi da utilizzare per farlo.

mercoledì 21 marzo 2018

Il tempo nom si ferma per i topi di Micheal Hoeye

Questo libro mi ha attirato come una calamita per la copertina, e per qualche recensione positiva, ma mi rendo conto che è stata una vera delusione. Ho voluto cominciare da questo, pur avendo altri duemila libri da leggere, perché è strutturato in maniera molto congeniale per un pendolare, un capitolo consta di tre pagine, così non lasci nulla in sospeso. Ma a parte quello e l'idea carina di trattare la storia dei topi, come se fossero degli esseri umani, per il resto ogni capitolo nonostante fosse solo di tre pagine, si è rivelato pesante da leggere perché non accade assolutamente nulla. Non si capisce neanche a chi sia rivolta questa lettura, se per un adulto o ad un bambino, forse a degli young adults, non saprei davvero dire con certezza a chi intendesse rivolgersi lo scrittore. Il libro si fa interessante verso la parte centrale, no neanche quasi verso la fine, ma la parte saliente  e  avventurosa del protagonista orologiaio viene narrata in modo così frettoloso e superficiale, da far salire i nervi al lettore o almeno a me ha fatto questo effetto. Una storia carina che poteva essere strutturata ed elaborata meglio, tanto stile e bravura nell' uso delle parole mal investito. Poi quando ho letto che se ne vogliamo saper di più dei personaggi e del protagonista dobbiamo mandare una mail al suo indirizzo, ho pensato "Ma anche no!",  e che ha intenzione di scrivere un altro libro su questi personaggi mi è venuto un coccolone, dato che direi che la storia possa essere fine a sé stessa, inoltre anche i personaggi appaiono alquanto insulsi, non sono quel tipo di personaggi alla quale uno si affeziona da voler leggere un seguito. Ma poi neanche una storia d'amore con un lieto fine, non so un libro che non ha senso di esistere per quanto mi riguarda. Noia e soltanto noia.  Non che mi piaccia scrivere recensioni che stronchino così tanto un libro, ma dopo essermi sorbito un 400 e passa di pagine nella speranza che accadesse e si smuovesse qualcosa, e non accade niente, assolutamente niente.  Poi arriva la parte interessante  e avventurosa della storia, che viene elaborata in maniera così sbrigativa e superficiale, e allora mi sento in dovere di lasciare una recensione più che negativa, dopo aver impiegato tempo prezioso che avrei potuto impiegare in una lettura più soddisfacente. Quanta amarezza che mi ha lasciato questo libro!

lunedì 19 settembre 2016

Pretty baby di William Harrison


"Pretty baby" di William Harrison, scommetto che di questo libro non avete mai sentito parlare in vita vostra, bè neanche io, se la mia amica non lo avesse preso tra le sue mani e me lo avesse dato dicendo "Secondo me questo libro potrebbe piacerti!, ovviamente una delle risorse del Signor Tramonte, di cui vi ho accennato nel post precedente.In effetti dalla copertina, mi ha subito attratto, la bambina sulla copertina, ha un non so chè di gotico e vittoriano, ed io ho una vera passione per questi due elementi. A me ricorda appunto "Cossette no shouzou", voi probabilmente non sapete di cosa io stia parlando, bene è un anime e manga, con molti richiami allo stile di "Edgar allan Poe". Forse sto straparlando, perdendo il filo del discorso, oppure no, credo sia anche interessante, capire come la nostra mente ci porti a fare determinate scelte letterarie, come appunto una copertina abbia appunto il potere di influenzarci nella scelta di un libro, e che cosa ci ricorda quella determinata copertina. A me ricorda appunto quell' anime e manga, di cui ho riportato un immagine sotto. 

Ma ovviamente la copertina è stato si un ottimo incentivo, ma non determinante.           



Passiamo alla trama di questo libro:
Ambientazione: New Orleans nel 1917, quindi non c'era in fin dei conti nulla di vittoriano. E' la storia di una bambina Violet, nata in un bordello, perchè la madre fa la prostituta, e di un fotografo che scatta foto alle prostitute di questo bordello, ed è appunto una storia vera. Il fotografo vede crescere la piccola Violet, in quel mondo di depravazione e finisce per innamorarsene, nonostante la differenza di età. Ricorda un pò "Lolita" di Nabakov, eppure appare una versione meno espressiva e passionale. Per quanto i temi che si affrontino risultano forti e delicati, come la prostituzione minorile e la
pedofilia, intesa come amore vero e proprio, spingendoci anche a mettere in discussione i nostri preconcetti di cosa è bene e di cosa e male, la storia risulta inefficace, noiosa,e forse un tantino scontata. Violet risulta essere una bambina sfrontata, ma per certi versi anche apatica, nel                     suo modo di esprimersi, non si percepisce un reale interesse per il fotografo, ma sembra solo il sentimento capriccioso e infantile di una bambina, che vuole solo giocare a fare la donna sposata e innamorata. Del resto, la mancanza di un vero sentimento da parte di Violet per il fotografo, potrebbe essere sensata: è soltanto una quattordicenne immatura, e si sa che in quell'età l'amore viene visto più come un gioco infantile. Ma un'altra spiegazione plausibile, è che  dagli insegnamenti di "Hattie" sua madre, lei percepisce l'amore solo come uno strumento per fuggire dal mondo della prostituzione. Tuttavia non è solo l'amore di Violet ad apparire poco efficace, ma anche quello di Bellocq, il fotografo, per quanto sia chiaro che ami la protagonista, c'è sempre qualcosa che stona, non è un
 amore forte, coinvolgente, è un amore piatto, privo di spessore, quasi egoistico, di un uomo che è solo, e che per sentirsi meno solo, si accontenta della compagnia e del finto amore di una bambina.
Dato che è una storia vera, forse è anche più amara e più cruda, meno passionale  e travolgente di "Lolita"di Nabakov o di "Leon" con Mathilda, nel celebre film di Luc Besson.
Deludente come pochi, poca circospezione, e alle volte anche forzata e innaturale, non c'era un  personaggio nella quale ci si riusciva ad immedesimare,e per il quale io sia riuscita a provare un qualche coinvolgimento emotivo, le pagine scorrevano senza emozione, nessun interesse verso i personaggi, continuavo a leggere solo per capire dove volesse andare a parare, quale fosse il messaggio che lo scrittore volesse trasmettere, e in un certo senso l'ho intuito, lui voleva solo mostrare con estrema realismo il mondo della prostituzione a New Orleans nel 1917, non aveva altri intenti o scopi, non gli importava di rappresentare o scovare più in là sulle emozioni dei personaggi, voleva solo fare appunto una fotografia sulla prostituzione, come il fotografo Bellocq, senza giudizio alcuno, e senza troppi fronzoli, però la lettura a parer mio, in questo modo è apparsa troppo piatta e apatica. E se potessi fare un confronto, su un libro di questo genere, bè potrei fare riferimento a "Nana" di Emilie Zola, con ambientazioni diverse e in un certo senso la trama è anche ben più diversa, hanno in comune però il realismo crudo, con il quale la storia viene narrata, ma in questo senso Zola è un maestro del naturalismo francese, che non ha niente con cui spartire con il ben poco noto "Williams Harrison" del resto gli americani, possono vantare ben pochi scrittori di talento come "Ernest Hermingway". E' stato fatto anche un film tratto da questo libro, paradossalmente ho trovato il film più efficace, gli attori appaiono più espressivi, dei personaggi su inchiostro, cosa alquanto bizzarra e rara, dato che di solito si sa il libro è quasi sempre migliore, della trasposizione cinematografica. Ma non in questo caso! Per quanto qualche scena venga per così dire tralasciata nel film, anche qualche scena significativa, come per esempio la tragica fine del fotografo, alla quale non si accenna affatto nel film, o altre scene, o battute cambiate, forse perchè apparivano troppo forti e scabrose, dato che si trattava di un personaggio pur sempre minorenne, alla fine il film, con la modesta bravura degli attori riesce a regalare un'emozione in più, rispetto agli automi  e automatismi del libro, in cui tutto accade perchè deve accadere, come se tutto fosse inevitabile, e non ci sia dietro una volontà o un emozione umana.







                                           

                                                              


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