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sabato 13 agosto 2022

Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini

In quest'ultimo periodo, sto riscoprendo gli autori italiani del 900', Elio Vittorini è uno fra questi. 
In questo romanzo "Conversazione in Sicilia", tra i più famosi e capisaldi della sua scrittura si respira la nostalgia della sua terra natale, una Sicilia calda e accogliente, ma allo stesso tempo anche inospitale e povera, piena di contraddizioni. 
In questa storia non accade moltissimo, semplicemente, il nostro protagonista intraprende un viaggio dalla Lombardia alla Sicilia, ritornando al luogo in cui è cresciuto, e da lì capirà le grandi differenze tra Nord e Sud, fino a giungere ad un' esagerata esaltazione del Nord, racchiusa nella figura quasi leggendaria e mitologica del "Grande Lombardo". Da una parte il protagonista vuole discostarsi dalla sua terra d'origine, ma dall' altra avverte una stretta appartenenza ad essa. 
Il protagonista finirà per elogiare "l' uomo lombardo" in modo quasi imbarazzante, fino a sfociare in una forma di razzismo verso le proprie origini meridionali, come se, per essere dei veri gran uomini sia necessario possedere origini lombarde. 
Tuttavia, la madre stessa smentirà le sue convinzioni, d'altro canto, dalle lunghe conversazioni riflessive con lei, emergerà che il vero "Grande Lombardo" non è che un miraggio. 
In fondo, tra Nord e Sud non esistono tutte queste enormi differenze, anzi, spesso e volentieri, sono solo delle costruzioni dialettiche e mentali degli uomini. 
Sono gli esseri umani stessi a volersi distinguere dagli altri, tanto da credersi con presunzione e arroganza tanto diversi, così da potersi distaccare, creando disparità e separazione fra loro.
Elio Vittorini conclude, intuendo che non esiste "il vero Grande Lombardo", così da farci intuire, che non esiste neanche un' Italia meridionale e settentrionale, ma esiste solo un' unica terra su cui viviamo.
Per quante differenze gli italiani potrebbero inventare e raccontare su di sé, in fondo, sono tutti più o meno simili e dovrebbero smetterla di arrampicarsi agli specchi, pur di sentirsi superiori agli uni o agli altri.

martedì 9 agosto 2022

Martin Eden di Jack London

Un libro completamente diverso dai canoni letterari di Jack London, di solito si ricorda generalmente questo scrittore per libri per ragazzi di avventura come "Zanna Bianca" e "il richiamo della foresta", genere che onestamente neanche da bambina mi ha mai coinvolto. E poi, da adulta faccio la scoperta di un altro Jack London forse più boicottato, un romanzo più riflessivo e di formazione come Martin Eden che a tratti ricorda un Jude l' oscuro di Thomas Hardy, ma con atmosfere meno fosche e cupe, di sicuro è un libro un po' autobiografico e con un' aspra critica alla società e alle convenzioni, ma non racchiude quel pessimismo imperante e negativo di Thomas Hardy, laddove la conclusione sfocia nella tragedia più assoluta.
Non lo avrei mai detto, che mi sarei ritrovata a leggere ben volentieri un libro di Jack London e che potesse aver scritto un libro così diverso e più corrispondente ai canoni letterari e classici.

giovedì 14 luglio 2022

L' eleganza del riccio di Muriel Barbery

Questa storia non mi ha convinto a pieno.
Per prima cosa le due protagoniste risultano abbastanza odiose e ipercritiche nei confronti del genere umano. 
Il problema di fondo è che appare molto superficiale nella trattazione di tematiche anche abbastanza delicate, come il suicidio. 
Ora, io capisco il voler rendere certi argomenti appetibili e fruibili al lettore medio, e l' intento di sdoganare il tabù su certi argomenti, per così dire "normalizzandoli", ma se certi argomenti non vengono approfonditi con una precisa analisi introspettiva, si corre il rischio di sminuire e banalizzare, urtando anche la sensibilità del lettore, soprattutto, a chi certi temi stanno particolarmente a cuore. 
Poi, un' altra cosa che ho particolarmente odiato di questo romanzo è l' ondata radical chic che permane tutta la storia, del tipo "Non sei nessuno se non hai letto il capitale di Marx" . 
Poi ci sono delle descrizioni veramente pretenziose, come anche questi giudizi aspri e abbastanza sciocchi sulle altre persone, da apparire spesso gratuiti e ingiustificati. 
Ora, nel "giovane Holden" c'era dietro un motivo per cui il protagonista disprezzava tutto e tutti, almeno lo spiegava, e non gli si poteva dare tanto torto, ma queste due spesso danno dei giudizi affrettati in cui generalizzano per stereotipi e luoghi comuni, senza mai trascindere dalle apparenze, cosa che dovrebbe essere il contrario. 
Poi, quanto infantilismo c'è nel voler nascondere di essere una portinaia che legge?! 
E poi la dodicenne che si vuole uccidere e poi così di colpo cambia idea, è tutto molto campato in aria. 
Inoltre, troppe frasette pseudo filosofiche che per carità hanno attirato il mio interesse, però nel libro stridono, essendo inserite puramente a caso, giusto per voler dare al libro questa parvenza di pseudo intellettualismo, cosa che non è affatto.

martedì 21 giugno 2022

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon.

Sicuramente, se fossi stata più giovane questo libro lo avrei apprezzato di più. Tuttavia, devo dire che è stata una lettura semplice, ma, comunque molto carina e piacevole, nonostante i limiti dovuti all' età, perché nonostante tutto, questo libro ha un grande punto di forza, e sta tutto nella bravura dello scrittore, nel mettere in comunicazione il lettore con Christopher, un ragazzino affetto da sindrome di Asperger, una forma particolare di autismo.
Con grande empatia, lo scrittore ci trasporta nella mente di Christopher,  spiegandoci il suo modo di vedere il mondo, di rapportarsi con esso e gli altri. Mette in luce le difficoltà di adattamento riscontrate ai cambiamenti, ma, anche i suoi punti di forza. Non lasciatevi ingannare dal titolo, l' indagine sul cane ucciso è soltanto un pretesto, per entrare e analizzare il mondo da un' altra prospettiva, vederlo sotto una luce diversa.  
Mark Haddon ci catapulta dentro la mente di Christopher su cui predomina la scienza, la logica, la matematica e in cui si fa fatica a rapportarsi con concetti più astratti e inafferabili come i sentimenti. 
Ma, l' aspetto più bello di questo romanzo è che la sindrome di Asperger viene spiegata sotto molti aspetti, trasmettendo un messaggio molto positivo sulla diversità, poiché ci dà una visione molto più ampia di essa, senza attribuirgli la connotazione semplificativa di handicap. Mark Haddon scava in profondità, lasciando intuire che spesso e volentieri chi ha questa sindrome, riesce a vedere le cose con uno sguardo più attento e sensibile del nostro, che notoriamente ci consideriamo "normali"; ci spinge a mettere in discussione il nostro stesso concetto di "normalità".


lunedì 20 giugno 2022

La ragazza con la Leica di Helena Janeczek.

A me dispiace tanto dover dare una recensione negativa ad un romanzo del genere, perché l' idea di fondo è buona e ha una grande importanza, parlare di donne coraggiose e dimenticate dalla storia, come Gerda Taro, ma purtroppo, scrivere una biografia non è così facile. La nota positiva di questo libro che mi ha spinto volerlo leggere, era appunto, la biografia di questa gran donna che girava con la macchina fotografica, che non era neanche sua, ma presa in prestito, appunto, la Leica, più conveniente della reflex dei tempi. Ma, Gerda Taro non era una semplice fotografa e basta, le sue foto erano di denuncia sociale, contro la guerra e l' oppressione fascista, ed è stata uccisa per questo. Tuttavia, il problema di fondo di questa biografia è che esula dalla Gerda Taro fotografa, slittando l' attenzione su aspetti della sua vita meno interessanti e anche meno lusinghieri, non perché fosse una donna libera sessualmente, non è quello il punto, anzi grande storia di emancipazione femminile, ma il problema di fondo è porre l' attenzione sui suoi spasimanti, su tutti gli uomini che la bramassero e dar a loro la parola, fare trasparire Gerda dagli sguardi maschili e non da una luce femminile, con una soffermazione di dettagli da Gossip amorosi nell' epoca della resistenza, che in un libro di questo genere, sono irrilevanti e sminuiscono la figura di Gerda Taro. Perché le donne devono essere sempre associate all' aspetto sessuale, o devono essere definite e guardate da un occhio maschile, soprattutto, in un libro dove l' obbiettivo era quello di parlare di altro? Speravo che questo libro non prendesse questa rotta, essendo scritto da una donna e invece... Ovviamente, sono certa che questo non fosse l'intento della scrittrice, ma, purtroppo, volente o non nolente è questo a mio avviso il risultato. Paradossalmente, il titolo è la ragazza con la Leica, ma in realtà viene veramente dato poco spazio a Gerda Taro in questo libro, dato che vengono raccontati spezzoni di vita degli uomini con cui lavorava, che le giravano attorno e sinceramente non ne ho capito il senso e lo scopo. Poche sono veramente le parti in cui si parla del coraggio e la determinazione di Gerda, mentre ci sono tante pagine sul nulla di fondo, di personaggi di cui non ti interessa assolutamente nulla, anzi, ti infastidiscono, perché narrando di loro, si perde di vista la vera protagonista. Poi, mi sarei aspettata in un libro del genere, un' accurata documentazione, una spiegazione degli eventi storici sulla guerra, e invece anche quello diventa marginale e non capisco perché. Mi ha fatto veramente arrabbiare questo libro, l' ho letto fino alla fine nella speranza di ricredermi, ma ha continuato per tutto il tempo ad essere caotico e divagante.

venerdì 10 giugno 2022

Oceano mare di Alessandro Baricco.

Questo libro è stata per me una profonda immersione nostalgica sul mare. Mi sono piaciute le atmosfere. Credo che, in fondo, sia questa carrateristica particolare e affascinante di Baricco, che ti trasporta in delle sensazioni e in un determinato contesto, come se fossi in una fiaba, sospesa tra sogno e realtà.
In questo caso è il mare a fare da padrone, a prevalere persino sui personaggi. 
Ho percepito questa emozione di profondo dolore, come nostalgia mista a malinconia, ma anche di liberatorio abbandono, come se si lasciassero scorrere tutte queste emozioni, lasciandole trasportare dalla forza violenta delle onde. Ammetto che, Baricco non è mai stata in cima alla mia lista di scrittori da leggere, anzi, tutt'altro! Mi interessava solo leggere "Seta", per
l' ambientazione giapponese, storia d'amore proibita e le sue atmosfere malinconiche, nostalgiche, miste a sereno e quieto abbandono, riprese e ben rappresentante nella trasposizione cinematografica. 
Ora, leggendo questo libro ho capito che è parte dell' identità di Baricco, come scrittore ricreare queste sensazioni e trasmetterle al lettore.
Esiste una sola morale in questo libro, o almeno che, ho colto io da queste pagine: Bisogna lasciarsi cullare delle onde, nonostante, il loro impatto sia violento e doloroso. Sappiamo di non poter fermare e contrastare il mare, e appunto per questo, dobbiamo abbandonarci alla forza della corrente, mai sbatterci contro. Occorre lasciare che tutto fluisca, anche le emozioni negative, solo così buttandole fuori le lasciamo veramente andare , anche se, sono dolorose e violente, e ci fanno paura. Noi dobbiamo accettarle e tirarle fuori, così da liberarcene una volta e per tutte, perché soltanto così passeranno, e torneranno giorni migliori. Come serve la serenità, è necessaria altrettanto anche la tempesta, ed è sciocco volerla tenere a bada, più cerchiamo di controllarla e peggio sarà. 
Ovviamente, il significato non è così esplicito e ho apprezzato che non sia un un autore di eccessiva e ridondante retorica, va per sottintesi, soprattutto verso la fine.
Mi è discretamente piaciuto, di sicuro, Baricco sa il fatto suo, sa scrivere sa trascinare e condurre il lettore dove vuole. Unica pecca molte situazioni e i personaggi stessi della storia appaiono poco chiari, risultano come abbozzi e si è generata in me tanta confusione, per distinguerli. Inoltre, anche il susseguirsi di svariate vicende tra i personaggi, non si capiscono benissimo. 
Poi, un ulteriore difetto, però, forse, questa è una questione di gusto personale, io odio quando nella prosa ci sono troppe ripetizioni. Lo so, che ovviamente è stato un espediente ricercato da Baricco per dare musicalità, come se fosse una narrazione ballata, da cantastorie, ma all' ottava volta 
( le ho contate) che nella seconda parte "il ventre del mare" si ripete l' espediente narrativo "La prima cosa è il mio nome, la seconda è lo sguardo... la terza i miei occhi...". 
La prima volta fa scena dici bella idea, la seconda dici ok, carino, ma alla terza, la quarta, la quinta, la sesta, la settima e all' ottava - Basta! Volevo quasi lanciare il libro fuori dalla finestra.
Come, anche non sopporto gli scrittori alternativi, che inseriscono nei libri pagine di nulla. In questo caso ci sono descritti i quadri dipinti di un personaggio, ma con scritte addirittura le dimensioni della tela, descrizione dell' opera come se fossi dentro ad un museo, ma di quelli contemporanei brutti brutti: Quelli con le tele bianche. E allora, ti chiedi: "Si, ma questa cosa qui, che mi sta a significare?! Mi stai anche un po' prendendo per i fondelli!".  
Lo so, cosa voleva dire, ovviamente, che è difficile rappresentare il mare, cogliere tutte le sue sfumature, perché senza occhi non si coglie la sua anima e non si capisce dove finisce;  Ok, però, bastava semplicemente scrivere una volta, che il pittore non fosse riuscito a dipingere il mare, semplice e immediato, punto. 
E invece, un capitolo intero con la descrizioni di questi quadri fittizi. 
Oh, mi dispiace, ma io questi picchi estrosi non li sopporto nella scrittura, sarò troppo vecchio stampo, con un' eccessiva propensione alla letteratura classica, ma no, non mi piace.
A parte questo, nonostante le criticità da me riscontrate, nel complesso è un libro estivo e piacevole che si lascia leggere.
Tuttavia, non sarò mai una lettrice agguerrita di Baricco, proprio perché è uno scrittore un po' eccentrico per i miei gusti, ma, devo ammettere di essermi ricreduta su di lui e dai pregiudizi a lungo nutriti nei suoi confronti. Comunque, penso che, in questo ultimo periodo, io mi stia  veramente ricredendo, in generale, sugli scrittori italiani, dai contemporanei ai classici.


lunedì 25 aprile 2022

Va dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro

"Va dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro è un viaggio drammatico e introspettivo di una nonna, che scrive un diario rivolgendosi alla nipote, con cui ha un rapporto particolarmente stretto, dato che, l' ha cresciuta al posto di sua madre.
In questo diario la nonna rivela dei segreti familiari sconvolgenti, le sue esitazioni, imperfezioni e fragilità umane e quelle di sua figlia (madre di sua nipote).
Racconta del rapporto difficile con sua figlia e sua nipote, della loro incomunicabilità e della difficoltà di entrare in sintonia, senza invadere i propri spazi. 
La Tamaro ci fa intuire che spesso pur volendo bene alle persone care, non riusciamo a comprenderle e a dare loro ciò di cui hanno bisogno, non per cattiveria, ma, perché non ne siamo in grado, non ci sono stati dati gli strumenti, le rassicurazioni adeguate per farlo a nostra volta con gli altri. 
Diventare madre è difficile, ci si ripromette di non commettere gli stessi errori della nostra madre, ma, inevitabilmente degli sbagli si commetteranno sempre, forse, anche diversi e ben peggiori. 
In realtà, poi, nell' età adulta le figlie diventano persone a sé che devono essere in grado di andare avanti e superare anche i danni che sono stato creati dalle proprie famiglie. 
Crescere significa discostarsi, prendere un'altra via e direzione e questo non dipende più dalla famiglia d'origine, ma da sé stessi, dalla propria volontà.
È molto tenero, ma allo stesso tempo struggente e riflessivo. 
È un libro che apparentemente può apparire un po' banale e scontato. 
Forse, un po' sovrabbondante di frasi fatte, però, devo dire che in qualche modo mi ha lasciato dentro qualcosa. 
Mi ha indotto a pormi delle domande sulla mia esistenza e su quelle di ognuno di noi. 

giovedì 14 aprile 2022

L' amore bugiardo di Gillian Flynn.

Pensavo che questo libro fosse un polpettone commerciale, che in fondo avrebbe deluso le mie aspettative e invece... Devo dire di essermi sbagliata, è stata meglio di quello che mi sarei aspettata! È un thriller psicologico ben strutturato. 
È stata elaborata perfettamente bene l' introspezione dei personaggi: è molto focalizzato sulla carraterrizzazione dei protagonisti, tutta al più che sugli aspetti tecnici da indagini poliziesche di cui sinceramente a me importa ben poco, sicuramente, lì ci sarà qualche pecca per i fanatici del genere giallo/ indagini, e forse qualcosa di poco realistico e dissonante nella trama, eppure, nonostante si percepisca qualche difetto, questo libro a mio parere è magnetico.  
Gillian Flynn è riuscita a dare vita, corpo e anima a Nick ed Amy, e sono entrambi un marito e una moglie imperfetti, con le loro complessità e ambivalenze caratteriali e psicologiche, che ahimè sul film per quanto sia stato realizzato così bene, con un ottimo cast, perde molto sulla caratterizzazione lodevole e ben delineata di marito e moglie. 
Il libro è più un indagine su chi sia il più pazzo e problematico tra i due della coppia, e questo romanzo è veramente dissacrante, a tratti ho percepito quasi dell' humor nero su cosa effettivamente sia l' istituzione matrimoniale. 
Mi piacciono questi thriller fuori dagli schemi, non le solite indagini del commissario, il poliziotto e laddove c'è il buono e il cattivo, o si cerca semplicemente l' assassino, ma dove tutto è nebuloso, dove i confini di bene e male sono sempre labili e in cui viene delineata la tossicità dell' amore e la sua stessa necessità di coesistenza tra due persone disturbate.
Questo libro offre degli ottimi spunti di riflessioni sui rapporti di coppia, sul matrimonio, anche sul femminismo e sui luoghi comuni, è un thriller che offre più di quello che ci si aspetta.

lunedì 4 aprile 2022

Claudelle di Erskine Caldwell

Claudelle è la storia di una ragazza di campagna, figlia di contadini poveri,
che riceve una delusione d'amore tanto grande e dolorosa, da perdersi completamente. 
La protagonista inizia a sfruttare gli uomini, per ottenere tutto ciò che vuole soldi e regali, offrendo in dono il proprio corpo.
Del resto, la madre non le ha dato degli ottimi consigli, dopo la delusione d'amore ricevuta. 
Erskine Caldwell utilizza uno stile secco e asciutto, la lettura è piacevole, anche se può rivelarsi, forse troppo ridotta all' osso. Ovviamente, non si cade mai sull'esplicito. Non si raccontano mai nel dettaglio i rapporti sessuali, ma, se ne fa sempre un chiaro riferimento.
La sessualità di Claudelle viene raccontata dal narratore, senza esprimere dei giudizi, anche se, sul finale tragico e disperato, possiamo cogliere in Erskine Caldwell una denuncia sociale, verso il bigottismo cattolico dell' epoca. 
È un bel libro perché l' autore non si espone, non spiega e non prende una posizione né positiva né negativa su Claudelle, ma lascia che gli eventi della storia ci inducano a provare empatia per lei, per la povera Claudelle tanto sciagurata e sventurata. Nel complesso la lettura è stata appagante e piacevole, anche se, la prosa è molto risicata, da non lasciarmi moltissimo, rispetto ad altre letture di questo genere, mi torna in mente il pieno coinvolgimento struggente che ho provato per "Tess D'urbenville" di Thomas Hardy.



giovedì 31 marzo 2022

Figli di un Dio minore di Mark Medoff.

Una riflessione struggente ed emotiva sul rapporto sentimentale tra un uomo parlante e udente, con una donna sordomuta. 
È molto carino, anche se, mi aspettavo, ecco, un libro con una struttura ben diversa, parlando di una tematica del genere. 
A mio parere, è un controsenso scrivere un libro in cui si parla di sordomuti e farlo sottoforma di una sceneggiatura o testo teatrale, in cui il linguaggio verbale è il fulcro di tutto.
Mi aspettavo un libro, che desse più enfasi e importanza al silenzio, dandogli maggiore carica e potenza emotiva, e invece niente.
Capisco, anche il tentativo di sottolineare la preponderanza del mondo degli udenti e parlanti, che sconfina con quello di Sarah. Tuttavia, mi sarebbe piaciuto se il mondo silente di sensazioni di Sarah fosse stato delineato e descritto, almeno, in minima parte.
Poi, anche la relazione tra i due per quanto sia romantica e carina, appare un po' inverosimile e pecca quasi di credibilità, a causa di un' immediatezza cinematografica e teatrale.
Mi è parso un tentativo un po' goffo e azzardato di parlare di una tematica delicata, usando una struttura che ne contraddice appunto il senso. 
Si adopera una narrazione esclusivamente basata su un linguaggio verbale, raccontando la storia d'amore con una sordomuta, be', non è un po' un controsenso?
Ho capito che si voglia far intuire, che con le mani, gli occhi e le sue gestualità Sarah comunque riesca a parlare, tuttavia, avrei preferito la storia sottoforma di romanzo vero e proprio.
Il susseguirsi di dialoghi tra i personaggi si accavallano spesso fra loro, generando confusione tra le diverse scene e salti temporali. 
 Forse, anche a causa di un' impaginazione concepita male, diventa frustante e irritante, questa scelta di stile.
Sicuramente, adesso, sono curiosa di vedere il film; perché, a questo punto, una storia con questa struttura dialogata, lo ritengo molto più godibile e apprezzabile sottoforma di film o di trasposizione teatrale.

mercoledì 30 marzo 2022

Le età di Lulù di Almudena Grandes

Cosa dire di questo romanzo talmente perverso, da far quasi inorridire? 
All' inizio, ho pensato che, si trattasse solo di una storia d'amore tossica e malata, ma, verso la fine si sciolgono i nodi e si declina la criticità della perversione. 
Il vero fulcro delle fantasie e aberrazioni erotiche è che non possono mai confluire con la realtà, senza pagarne le agghiaccianti conseguenze. 
Per certi versi, questo libro mi ha suscitato sensazioni contrastanti tra l' eccitazione e lo sdegno. 
Ma, credo che, 
l' intento della scrittrice fosse proprio quello di disturbare il lettore, narrando di una sessualità sconveniente. 
È un romanzo disturbante, volutamente mascherato da erotismo sentimentale.
È un libro capace di destabilizzare il lettore, a causa della crescente lussuria, che prende una piega inaspettata, incontrollata e controversa, fino a sfociare nella morbosità grottesca.
Ci sono contenuti abbastanza forti di violenza inaudita e immorali, da turbare un comune lettore.
Quindi, la vera domanda è se questo libro mi è piaciuto o non mi è piaciuto? 
Direi, che mi è in parte piaciuto e in parte non mi è piaciuto. Mi è parso che, la scrittrice abbia voluto raccontare all' inizio una storia, e poi, sdradicarla, metterla in discussione, per raccontarne di colpo un' altra. 
Mi ha creato un po' di confusione sugli intenti reali della storia, se fosse quella di raccontare una torbida storia d'amore erotica, o se fosse quella di raccontare le problematiche della sessodipendenza e ninfomania. 
In realtà, ho avuto come la sensazione che in questo romanzo ci fosse un po' tutto e a conti fatti niente. 
Quindi, direi che è una storia discreta, sicuramente, un buon romanzo erotico di intrattenimento, da tenere incollato il lettore e che lascia qualcosina di più della solita spazzatura, propinata sulla falsariga della narrativa erotica, ma, niente di eccezionale, mi aspettavo un prosa erotica più suggestiva e introspettiva alla Anais Nin.

martedì 29 marzo 2022

Corto viaggio sentimentale di Italo Svevo

In questa breve opera all' inizio si respira un Italo Svevo con un' ironia arguta, ma più spensierata, rispetto allo Svevo della "coscienza di Zeno", fino a che non si arriva a metà romanzo, in cui si torna alle tematiche tanto care a Svevo, la fatica di inserirsi nella società, la fatica degli esseri umani a comunicare per davvero fra loro, 
l' innetitudine e la sensazione di alienazione dalla propria esistenza. 
Nella sua brevità si assoppora Svevo in piccole dosi, anche se, l' ho trovato su molti punti di difficile comprensione. 
Il turbine di idee e pensieri del viaggiatore sono spesso vaganti e dispersive. 
Gli incontri e scambi di dialoghi in molti casi a dir poco seccanti e noiosi. 
L' incompiutezza dell' opera si fa sentire, risuona più volte, lasciando il lettore con una sconfinata amarezza. 
Per me, non è di sicuro il romanzo migliore di Italo Svevo, sarà per la sua incompiuta brevità e per la ripetizione di incontri sul treno, che non mi hanno lasciato molto di significativo, com' è stato, invece, nella lettura della "Coscienza di Zeno".

giovedì 13 gennaio 2022

La signora delle ombre di Philippa Gregory

Su goodreads questo libro è inserito nella lista dei romance più brutti, ma il punto è come fa ad essere un romance brutto, se non è appunto un romance?!  Mi sorge il dubbio, ma la gente lo ha letto veramente questo libro? Ho come l'impressione che molti si siano fermati alle prime pagine, dando un giudizio affrettato e incompleto.
Non c'è alcuna storia d'amore in questo libro! Nel retro copertina si ammica con l' inganno alla parola "passione",  facendo credere al lettore che ci sia una travagliata storia d'amore tra la protagonista e lord Hugo, ma in realtà il punto forte e caratterizzante di questo libro è la più totale assenza di sentimenti romantici. 
La protagonista Alys passa dall' essere una fattucchiera, una monaca, fino a diventare la scribana di lord Hugh, per poi diventare l' amante di Lord Hugo, nella speranza di poter diventare una lady, con il supporto della magia nera. Alys non è la solita protagonista buona e genuina, è un personaggio femminile negativo, anzi mi verrebbe da dire che non esiste un personaggio positivo in questo libro.
Tuttavia, se analizziamo il contesto storico, periodo della dinastia dei Tudors e l' ambiente in cui Alys si muove, possiamo non empatizzare con lei, non compatirla almeno un po'? 
In una società dominata da un maschilismo imperrante, su cui predominava l' aristocrazia e in cui vigeva la superstizione e la caccia alle streghe, Alys tenta con le unghie e con i denti di sopravvivere e di emergere, laddove il vento è più favorevole, giocando sporco, tanto quanto gli altri personaggi.
Mi dispiace, che questo romanzo sia stato trattato da molti con giudizi sbrigativi e superficiali,  perché è una lettura di intrattenimento efficace, che rispecchia perfettamente la dura e difficile condizione della donna in quel periodo storico. 
Sicuramente, ci sono espedienti di magia, ma non sfocia nel fantasy, si tratta di magia oscura, che spesso si rivolterà anche contro gli stessi piani della protagonista. Philippa Gregory è una studiosa del periodo storico dei Tudors, e in questo romanzo risulta evidente quest' influenza, si respirano tanto quelle atmosfere. Certamente, ci sono alti e bassi in questo libro, ed è normale che leggendo le prime pagine, si potrebbe erroneamente pensare ad una storiella d'amore di classi sociali differenti, oppure di una strega/ monaca con un lord. 
All' inizio della lettura, strideva la narrazione di una monaca/strega, però più avanti tutto comincia ad avere più senso. Proprio perché Alys è una protagonista che reinventa sé stessa, in base alla corrente sfavorevole o favorevole degli eventi, insomma, è un voltafaccia continuo, non è un personaggio che persegue un' ideale, ma solo ciò che più le fa comodo. Rincorre gli agi e la posizione che le si prospetta più confortevole e vantaggiosa. 
Poi le scene sessuali di questo libro non sono erotiche di per sé, ma prendono una piega volutamente sordida e grottesca. Alys usa l'esoterismo e il sesso, come mezzi di manipolazione, ma senza sapere che le si potranno rivoltare contro. 
In certi momenti, questo libro mi ha fatto pensare a "Madame Wu" di Lin Yutang, quindi, non è proprio un romanzetto rosa. Inoltre, ci sono momenti forti e crudi di sporca e misera rivalità femminile, per poi concludersi in una sconfitta per entrambe le due donne. Posso anche capire, perché il romanzo possa a molte non essere piaciuto, chi sperava di leggere un romance in costume, non ha trovato ciò che sperava. Chi credeva di trovare un libro erotico, anche in questo senso non si è trovata soddisfatta, perché la storia parla di una povera donna che non possiede niente, e che pur di ottenere ciò che vuole, si dota di tutta la sua astuzia, avidità e freddezza, diventando sempre più macchiavelica e pronta a tutto, pur di ottenere ciò che vuole. A me ha catturato, proprio perché durante la lettura, stavo a chiedermi: "Come farà l' arcigna e crudele protagonista a riemergere ancora una volta? Quale subdolo piano architetterà stavolta?".
Ma al contempo, si insinuava nella mia testa il dubbio, se desiderassi che la protagonista soccombesse o che l' avesse effettivamente vinta. Questo romanzo è stato per me un passare di continuo dall' odiare la protagonista e a godere dei propri insuccessi, fino ad arrivare alla conclusione di desiderare in una sua possibilità di riscatto. Anche Philippa Gregory manipola il lettore a proprio piacimento, e per fare questo ci vuole anche una discreta bravura.

sabato 8 gennaio 2022

L' uomo in bilico di Saul Below

Joseph aspetta la chiamata alle armi, ma questa chiamata per ragioni burocratiche tarda ad arrivare. Se in un primo momento, il protagonista è compiaciuto della sua libertà e salvezza, a lungo andare se ne stufa.
La storia scritta da Saul Below è sottoforma di diario, Joseph narra in prima persona, i sei mesi di attesa, che diventano sempre più insostenibili, come un incubo ad occhi aperti o una condanna dell' esistenza, quella di stare sotto le sue quattro e confortevoli quattro mura; a vedere la sua vita scorrere e susseguirsi in giorni quasi sempre tutti uguali, nella sua piena e piatta calma, piuttosto che andare in guerra. 
Su alcuni punti questo stato di attesa e immobilità mi ha ricordato "il deserto dei tartari"di Dino Buzzati, ma non raggiunge mai quei livelli di riflessione così elevati, e più avanti mi ha fatto pensare al senso di inadeguatezza e inettitudine riscontrati nella "coscienza di Zeno"di Italo Svevo, ma anche qui non tocca l' apice di quella corposa introspezione psicologica. 
Appare come la sintesi di entrambi i due romanzi, almeno di quei due concetti di alienazione e inabilità all' esistenza, e al disadattamento alle regole sociali, ma senza assorbirli ed esaurirli del tutto. 
Nel complesso, mi è piaciuto molto, è stato una vera rivelazione, non conoscevo questo scrittore, e ho colto anche degli aspetti originali e sarcastici interessanti. 
Mi è piaciuto tanto il tu per tu con la propria coscienza, quelle conversazioni intime con il proprio io. E dopotutto, non siamo tutti un po' come il protagonista: Quando andiamo a lavorare detestiamo il nostro lavoro, e quando finalmente abbiamo le opportunità di lasciarlo per un motivo o per un altro, alla fine, se all' inizio la situazione ci gusta, ci piace, riteniamo di esserci riappropriati della nostra libertà di fare ciò che più ci piace, più avanti invece, questa libertà ci mette a tu per tu con la nostra interiorità e comincia a starci sempre più stretta.
Tutto quello che un tempo facevamo con piacere,  finisce per tediarci,si transforma in routine e monotonia. Avvertiamo necessariamente il bisogno di svolgere il nostro dovere sociale, e in questo caso il protagonista giunge persino alla decisione, di preferire, anelare di andare in guerra, piuttosto che restare immobile e ciondolante, senza uno scopo preciso, dentro la sicurezza della propria casa. Mentre, altri ne sono terrorizzati e si rifiutano ad andare sotto le armi , accampando scuse, il protagonista suo malgrado, con l' acqua alla gola, sfinito dalla sua stessa libertà, si rimette felicemente all' obbligo dell' irreggimentazione, al paternalismo e al regolamento, finalmente, liberato da sé stesso, dal dover convivere così a tu per tu, con la propria interiorità.

giovedì 6 gennaio 2022

L'amicizia di Francesco Alberoni

Breve saggio sull'amicizia.
Francesco Alberoni, un sociologo italiano molto noto, si pone il seguente quesito: "Un rapporto intimo, come quello dell' amicizia nella società odierna può esistere?" . 
Si parte dalla spiegazione del concetto di amicizia, di cosa effettivamente significhi essere amico di qualcuno e di cosa ciò comporti, per poi arrivare a modelli di amicizia immaginari narrati nella letteratura epica, come l' Odissea, fino a parlare di amicizie reali e legate all'ideologia come quella intercorsa fra Marx ed Engels, o a quella culturale fra Cézanne e Zola. 
Si analizzano anche le problematiche stesse dell' amicizia nell' inserirsi per esempio, in un ambiente difficile come quello lavorativo, altamente competitivo e fortemente incentrato sul rendimento e l' efficienza. Si individua anche la differenza fra amicizia, erotismo, innamoramento e persino fra rapporto filiale e fraterno. 
Alberoni evidenzia e chiarisce anche gli eventuali punti di rottura di una grande amicizia. Su alcuni punti può apparire un saggio di sociologia scontato, e su molti di essi l' ho trovato banale e noioso, però in altri frangenti mi è stato di molto aiuto, per darmi delle risposte che cercavo, sulle motivazioni per cui si perdono e si infrangono persino grandi e storiche amicizie. 
Dopotutto, l' amicizia è incontro, ma deve essere anche un momento di profondo crescita insieme, se invece si transforma in uno spazio chiuso e claustrofobico su cui non matura nulla, finirà per assopirsi.  
L' amicizia sfiorisce anche dal momento in cui in essa pervadono sentimenti negativi di invidia e di ricatto. Termina anche dal momento in cui i consigli e i suggerimenti dell' amico vengono percepiti come critiche pesanti alla propria persona e non più come momenti costruttivi per mettersi in discussione e crescere insieme. 
Non date per assodato che tutti sappiano cosa significhi veramente essere amico di qualcuno, spesso non è così. E dopo aver letto questo libro possiamo dire, con certezza di essere stati degli ottimi o pessimi amici nella nostra vita? 

mercoledì 5 gennaio 2022

Polvere, una storia di cocaina di Giancesare Flesca e Valerio Riva.

Un autobiografia sul giornalista Giancesare Flesca dell' Espresso, inviato e corrispondente da New York, morto nel 2019, all' età di 74 anni. Sottoforma di intervista condotta da Valerio Riva, Flesca ripercorre la sua vita, in particolare la storia della sua dipendenza dalla cocaina. 
L' ho trovato un libro molto interessante, perfetto per sensibilizzare i giovani ai pericoli della droga, senza eccessivi moralismi, ma ricorrendo alla narrazione cruda e autentica, di un uomo succube della dipendenza da cocaina. 
La storia vera di Giancesare Flesca è devastante, perché riporta le effettive conseguenze della droga nella vita di tutti i giorni. Inoltre, vengono riportate anche tante conoscenze sulla cocaina, su quanto venga spesso rimaneggiata e tagliata con tante e altre innumerevoli sostanze artificiali, rafforzandone l' effetto dannoso e letale sulla salute umana. Il libro resta una testimonianza personale come cacoinomomane, mentre resta molto più vaga su aspetti psicologici e informativi sulla droga, non ha i toni precisi e particolareggiati di un' inchiesta, cosa che ci si aspetterebbe da un libro scritto da due giornalisti, ma resta, per metà un' inchiesta, su cui predomina l' esperienza personale.
Appare plausibile, che con tutta quella droga in corpo, e a distanza di tempo i ricordi non siano stati del tutto nitidi, da essere riportati con maggiore chiarezza.
Poi le affermazioni contro la legalizzazione della droga in Italia?! Be', qui mi è parso molto bigotto il pensiero di Flesca, non si è mai parlato di legalizzare la cocaina, semmai marijuana e cannabis, che può essere adoperata per scopi puramente terapeutici. Sarebbe meglio farsi una canna, piuttosto che prendere benzodiazepine per l' ansia, per esempio, oppure per chi ha una malattia come la SLA, dolori fisici molto forti, per una terapia del dolore sarebbe ideale.


martedì 4 gennaio 2022

Una ragazzina di nome Sooner di Suzanne Clauser

Commovente storia di una ragazzina abbandonata a sé stessa, che vive in condizioni penose, cresciuta da una vecchia megera, fino a che non incontra una coppia di neosposi, che non riescono ad avere figli. La storia non brilla certo per originalità, ricorda molti classici dell' infanzia famosi come "Anna dai capelli rossi",tuttavia, non posso dire che sia stata una lettura spiacevole. Una cosa che mi ha fatto storcere un po' il naso, è che la storia indaghi tanto sull'introspezione della coppia, Elizabeth e Mac, ma molto meno sulla bambina. Strane e curiose anche certe descrizioni piuttosto spinte, dato che il sesso tra la coppia viene più volte  raccontato, senza eccessivi filtri. 
Di sicuro, non è tanto un romanzo per l' infanzia, credo sia più rivolto ad un pubblico adulto. Oltre al sesso, viene raccontata l' efferata e gratuita violenza verso gli animali, con scene e immagini piuttosto forti.

giovedì 30 dicembre 2021

Canone inverso di Paolo Maurensig

Una storia che parla di passione per la musica, in particolare per il violino. Maurensig con la sua coinvolgente penna riesce a descrivere l'amore di un musicista, verso il proprio strumento musicale. È stato tratto anche un film da questa opera, ma è stata ampiamente rivisitata, trasformandola in una struggente storia d'amore, strappa lacrime. 
Per quanto il film sia bello, rifugge in una rotta differente da love story commovente, per accattivare il telespettatore; mentre il libro parla di tutta altro, c'è amore, ma è un amore sofferto e tormentato, e non è tanto quello per una persona fisica, ma più rivolto verso l' innafferabile suono stridente e sibilante del violino. A chi ama la musica classica, soprattutto il violino, non posso fare altro che suggerire la lettura di questo libro, non privo di qualche interessante colpo di scena.

martedì 28 dicembre 2021

Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoeg

Non mi è piaciuto per niente, è un thriller psicologico concepito male. Capisco e apprezzo la tendenza degli autori nordici, ad andare fuori i canoni prestabiliti, soprattutto, nel genere thriller, solitamente è il loro punto forte, non seguire necessariamente le regole prestabilite del genere, miscelando e racchiudendo elementi narrativi differenti e originali. Tuttavia, in questo caso, questo libro fa ghiaccio e neve da tutte le parti.
Dopotutto, il punto forte del libro è solo l' ambientazione: L' autore riesce veramente a trasportare il lettore in Danimarca e più avanti verso la Groenlandia, sulla neve,  ghiacciai, iceberg e pancake ice. Comunque, a parte il sentirsi trascinati efficacemente in posti gelidi e freddi, sia a livello scenografico, ma anche mentale, dato che, la protagonista Smilla è una donna sconvolta e depressa dal lutto di un bambino, non suo, ma con cui aveva stretto un forte legame. La depressione di Smilla è equiparata alla consistenza fredda della neve. Si avverte per tutto il romanzo una gelida apatia, un dolore muto a cui Smilla non sa dare voce. Il libro gioca anche su un' ambiguità morbosa sul rapporto tra Smilla e questo bambino, e l' ho trovato spesso di cattivo gusto, con un' ipersessualizzazione morbosa e voyeuristica, tra una donna adulta e un bambino. Come altrettanto sgradevoli e insinuanti sono state delle scene sessuali, discordanti da tutto ciò che sta attorno al libro. Non ho nulla contro le scene di sesso, se hanno un senso, un perché, se sono buttate così a casaccio nel libro, giusto per riempire pagine, senza neanche essere spiegate e descritte, da ritrovarsi a  rileggere per una seconda volta, perché non concorda con ciò che stava accadendo un momento prima, be' c'è un problema di incomunicabilità tra il il narratore e il lettore. Il problema di questo romanzo è che sono state introdotte eccessive divagazioni, che fanno perdere il filo stesso della storia. 
Ci sono molte soffermarzioni su dettagli e particolari irrilevanti, e poi di colpo arriva l' azione, solo che questa giunge fin troppo sbrigativa e non si capisce nulla di cosa stia effettivamente accadendo.
Improvvisamente, Smilla è su una nave che prende pugni, e si trova implicata in complotti e svariate situazioni, che personalmente mi hanno reso la lettura molto difficile. 
Fremevo della voglia di sapere che diavolo stesse accadendo, ma avevo come l'impressione che lo scrittore non volesse proprio spiegarmelo. 
Ho capito l' intento di voler creare suspence, ma il grande problema è che se ci sono troppe digressioni e tematiche fuori tema, il lettore si trova spiazzato e a lungo andare si annoia e perde l'interesse.  
Questo libro fa fatica a tenere alto il ritmo, mantenendo costante l' interesse del lettore, a causa di un utilizzo spropositato di un linguaggio scientifico, poi si ripete di continuo, senza arrivare ad una conclusione. È come se ci fosse una sovrabbondanza di pagine in eccesso, si poteva sfoltire la mole di pagine, terminandolo molto prima, senza dilungarsi e perdersi in 446 pagine. Poi, non parliamo dei personaggi, a parte Smilla e il bambino, altri sono solo apparizioni casuali, che mi hanno reso la lettura ancora meno piacevole, facile e comprensibile. 
Sarebbe stato meglio se lo scrittore si fosse soffermato sull'idea di partenza, senza tutte queste divagazioni. Ho apprezzato tante riflessioni e processi di introspezione psicologica della protagonista, ma poi si viene sepolti da un cumulo di pagine "ghiacciate". Mi si è assiderato il cervello, nel leggere questo libro, be' se era questo l' intento dello scrittore, con me, ci è riuscito benissimo.


venerdì 17 dicembre 2021

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle stop di Fannie Flagg.

È un romanzo americano cult, mentirei se non dicessi che mi aspettavo una prosa più accurata, meno scazzottata, ma credo che sia volutamente scritto così, è una narrazione corale spedita, che raccoglie le vicende di svariati personaggi frequentatori e gestori del caffé di Whistle stop, in Alabama. È una scrittura ariosa, priva di dettagli e descrizioni, ci si sofferma solo alla narrazione delle vicende per raccontare gli anni 60, il periodo della grande depressione e gli inizi degli anni 90. Ci sono continui salti temporali e rimandi saltallenanti di personaggi differenti in ogni capitolo, e se da una parte lo rende una lettura fluida e stimolante, dall' altra purtroppo raccoglie la pecca di essere troppo caotico e dispersivo. Non ci viene dato il tempo di empatizzare con i personaggi, se non con quelli principali, gli altri fanno solo da sfondo confondendosi con altri innumerevoli nomi. Di sicuro, non sono i personaggi realmente i veri protagonisti della vicenda, ma il caffè di Whistle stop entro cui si svolgono molte delle vicende narrate, e i pomodori verdi fritti preparati in quel caffè, che erano appunto la ricetta di Sypsey una donna di colore; infatti, il tema principale e cardine del romanzo è il razzismo, quando in America vigevano le leggi razziali e non si poteva servire nei locali ai neri. Poi si parla di differenza di genere, della relazione sentimentale fra due donne, Ruth ed Idgie, solo che ho trovato poco veritiera la tolleranza riscontrata da tutti, verso la loro relazione, soprattutto in quegli anni. 
Mi è sembrato come se l' autrice volesse racchiudere in un libro diverse tematiche, ma che poi a conti fatti, non sia riuscita a focalizzarsi effettivamente su nessuno. Tuttavia, mi è piaciuta la leggerezza di questo libro, l' ironia tagliente di cui l' autrice si arma parlando di maschilismo e femminismo, senza però scadere nella superficialità. Inoltre, è un libro che sfortunatamente appare ancora attuale, sono passati gli anni, eppure certe dinamiche e pregiudizi restano ancora gli stessi. 

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