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lunedì 18 aprile 2022

Canne al vento di Grazia Deledda

Grazia Deledda è stata la prima scrittrice italiana a vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1926. 
In "Canne al vento" Grazia Deledda ci trasporta a Nuoro, in Sardegna, in un ambietazione del sud piena di vegetazione, colma di vita, di fichi d'india ed euforbia, 
i frutti e le piante più citate nel romanzo. 
Si percepisce quest' atmosfera del sud Italia, viva e calda, ma allo stesso tempo la calura avvilente tale da surriscaldare troppo gli animi, fino a consumarli. 
C'è un profondo stato di autocommiserazione e rassegnazione in questo romanzo, è come se tutte le speranze siano destinate a morire in questa terra meravigliosa, ma desolata.
La trama non spicca di originalità, ma quello più colpisce è lo stile di Grazia Deledda, considerando anche gli studi limitanti raggiunti, solo la quarta elementare, e poi è stata un autodidatta. Molti la mettono a confronto con Verga, con il suo verismo o l'assocciano al naturalismo, ma in realtà volerla incasellare in una sola e unica corrente letteraria sarebbe riduttivo. 
In Grazia Deledda percepiamo delle atmosfere molto cupe, con rievocazioni sacre e religiose, da romanzo gotico, variegato con il folklore sardo.
Non posso dire che sia tra i miei romanzi preferiti, ma è stata una buona lettura. 
Mi ha colpito particolarmente per questa buona capacità descrittiva trascinante, da saperti condurre in Sardegna, facendoti vivere le atmosfere di un luogo e di un' epoca  passata. Offre anche una panoramica sulla condizione delle donne in quel periodo, dimesse al patriarcato, e poi racconta il servilismo, la completa devozione del servo verso i propri padroni, da rinunciare completamente alla propria esistenza, stando in balia dei voleri e necessità dei propri padroni, come un cane prostrato e fedele. 
Inoltre, il titolo è molto esaustivo: ci suggerisce che l' essere umano è come una canna trasportata dal vento, capace di piegarsi, adattandosi all' ambiente in cui vive, ma senza spezzarsi.


lunedì 14 marzo 2022

Il gioco di Louise di Tara Isabelle Burton

Un libro inaspettato, sorprendentemente bello. 
Mi piace come la giornalista/scrittrice abbia narrato la storia, si sente che nello stile ci sia un' impronta giornalistica, dato che la prosa risulta spedita e immediata, tuttavia, senza togliere nulla alla narrazione che, anzi risulta piacevole, originale e mai banale.
Questo romanzo parla di un' amicizia fra due ragazze, Louise molto povera che si barcamena tra diversi impieghi per potersi pagare l' affitto, mentre Lavinia è benestante, figlia di persone ricche, che può permettersi tutto ciò che desidera. 
Si incontrano per caso, perché Louise deve dare lezioni di recupero alla sorella di Lavinia, ma, poi, accade che, per una cosa e per l' altra, Lavinia la inviti a partecipare ad una festa nell' upper East side, e tutto cambia, come per magia nella vita di Louise. 
Ben presto, Louise capirà che quell' assaggio della vita agiata e mondana non le basterà. 
Tuttavia,  nella frivolezza e vacuità delle feste di New York si nascondono e insidiano tutti i problemi psicologici di Lavinia, tutti i suoi eccessi bipolari e narcisistici. 
Ma, Louise si lascia cedere e trascinare dai vantaggi, senza più calcolare gli svantaggi che questa amicizia tossica e malata possa comportare nella sua vita. 
Eppure, il romanzo sin dal titolo ci suggerisce, che Louise non sia una vittima del tutto incosapevole di cosa le accadrà intorno. 
Ho adorato il gioco di specchi tra le due protagoniste-antagoniste in cui i ruoli di entrambe si ribaltano e invertono continuamente, chi è la vittima e la carnefice tra le due? È un romanzo thriller psicologicamente inquietante e disturbante. Be', forse, sul finale si perde un po', lasciando un po' a desiderare, ma ha delineato perfettamente l' incontro tra due personalità psicologicamente instabili e di quanto l' unione fra le due possa fare danni. 
Ha reso anche bene quell' idea della città di New York vissuta in prospettiva di Louise, senza un soldo e quella diversamente vissuta da Lavinia, a perdersi nell' eccesso e nella mondanità, per colmare la propria incapacità di affrontare la vita e riempire i propri vuoti e senso di solitudine. 
Si intuisce quanto in realtà entrambe le due ragazze si cerchino e si vogliano bene, ma alla fine, la loro amicizia risulti inconciliabile, destinata a non conclamarsi mai, nonostante le buone intenzioni, soprattutto, se ci sono di mezzo tante bugie e una buona dose di bipolarismo.
 

giovedì 13 gennaio 2022

La signora delle ombre di Philippa Gregory

Su goodreads questo libro è inserito nella lista dei romance più brutti, ma il punto è come fa ad essere un romance brutto, se non è appunto un romance?!  Mi sorge il dubbio, ma la gente lo ha letto veramente questo libro? Ho come l'impressione che molti si siano fermati alle prime pagine, dando un giudizio affrettato e incompleto.
Non c'è alcuna storia d'amore in questo libro! Nel retro copertina si ammica con l' inganno alla parola "passione",  facendo credere al lettore che ci sia una travagliata storia d'amore tra la protagonista e lord Hugo, ma in realtà il punto forte e caratterizzante di questo libro è la più totale assenza di sentimenti romantici. 
La protagonista Alys passa dall' essere una fattucchiera, una monaca, fino a diventare la scribana di lord Hugh, per poi diventare l' amante di Lord Hugo, nella speranza di poter diventare una lady, con il supporto della magia nera. Alys non è la solita protagonista buona e genuina, è un personaggio femminile negativo, anzi mi verrebbe da dire che non esiste un personaggio positivo in questo libro.
Tuttavia, se analizziamo il contesto storico, periodo della dinastia dei Tudors e l' ambiente in cui Alys si muove, possiamo non empatizzare con lei, non compatirla almeno un po'? 
In una società dominata da un maschilismo imperrante, su cui predominava l' aristocrazia e in cui vigeva la superstizione e la caccia alle streghe, Alys tenta con le unghie e con i denti di sopravvivere e di emergere, laddove il vento è più favorevole, giocando sporco, tanto quanto gli altri personaggi.
Mi dispiace, che questo romanzo sia stato trattato da molti con giudizi sbrigativi e superficiali,  perché è una lettura di intrattenimento efficace, che rispecchia perfettamente la dura e difficile condizione della donna in quel periodo storico. 
Sicuramente, ci sono espedienti di magia, ma non sfocia nel fantasy, si tratta di magia oscura, che spesso si rivolterà anche contro gli stessi piani della protagonista. Philippa Gregory è una studiosa del periodo storico dei Tudors, e in questo romanzo risulta evidente quest' influenza, si respirano tanto quelle atmosfere. Certamente, ci sono alti e bassi in questo libro, ed è normale che leggendo le prime pagine, si potrebbe erroneamente pensare ad una storiella d'amore di classi sociali differenti, oppure di una strega/ monaca con un lord. 
All' inizio della lettura, strideva la narrazione di una monaca/strega, però più avanti tutto comincia ad avere più senso. Proprio perché Alys è una protagonista che reinventa sé stessa, in base alla corrente sfavorevole o favorevole degli eventi, insomma, è un voltafaccia continuo, non è un personaggio che persegue un' ideale, ma solo ciò che più le fa comodo. Rincorre gli agi e la posizione che le si prospetta più confortevole e vantaggiosa. 
Poi le scene sessuali di questo libro non sono erotiche di per sé, ma prendono una piega volutamente sordida e grottesca. Alys usa l'esoterismo e il sesso, come mezzi di manipolazione, ma senza sapere che le si potranno rivoltare contro. 
In certi momenti, questo libro mi ha fatto pensare a "Madame Wu" di Lin Yutang, quindi, non è proprio un romanzetto rosa. Inoltre, ci sono momenti forti e crudi di sporca e misera rivalità femminile, per poi concludersi in una sconfitta per entrambe le due donne. Posso anche capire, perché il romanzo possa a molte non essere piaciuto, chi sperava di leggere un romance in costume, non ha trovato ciò che sperava. Chi credeva di trovare un libro erotico, anche in questo senso non si è trovata soddisfatta, perché la storia parla di una povera donna che non possiede niente, e che pur di ottenere ciò che vuole, si dota di tutta la sua astuzia, avidità e freddezza, diventando sempre più macchiavelica e pronta a tutto, pur di ottenere ciò che vuole. A me ha catturato, proprio perché durante la lettura, stavo a chiedermi: "Come farà l' arcigna e crudele protagonista a riemergere ancora una volta? Quale subdolo piano architetterà stavolta?".
Ma al contempo, si insinuava nella mia testa il dubbio, se desiderassi che la protagonista soccombesse o che l' avesse effettivamente vinta. Questo romanzo è stato per me un passare di continuo dall' odiare la protagonista e a godere dei propri insuccessi, fino ad arrivare alla conclusione di desiderare in una sua possibilità di riscatto. Anche Philippa Gregory manipola il lettore a proprio piacimento, e per fare questo ci vuole anche una discreta bravura.

lunedì 6 dicembre 2021

Il mago di William Somerset Maugham

Il mago di William Somerset Maugham, prende ispirazione da un personaggio misterioso e inquietante realmente conosciuto da Maugham, Aleister Crowley un praticante di occultismo. In questo romanzo Maugham si rifà a " Dracula" di Bram Stoker e a "Frankenstein" di Mary Shelley. Maugham amalgama brevemente e sapientemente elementi gotici ed horror, ma resta una lettura di mero intrattenimento, senza fare un' analisi psicologica dei suoi personaggi e senza ricche riflessioni di fondo, com' era in Frankenstein di Mary Shelley e senza gli eccessivi moralismi cattolici pregnanti in Dracula. Mi è piaciuto lo stile diretto e spedito del romanzo, però, ho sentito verso la fine della storia che mancasse qualcosa, forse un po' di quella suspence presente in Dracula e in Frankenstein. Non sono riuscita a lasciarmi trascinare dalle vicende, non ero in ansia e in trepidante attesa di sapere cosa sarebbe accaduto ai protagonisti, non mi ha coinvolto, perché i personaggi erano psicologicamente fin troppo piatti, privi di spessore e non sono entrata in empatia con loro, da lasciarmi travolgere dall' incombente finale, tanto che ho dovuto leggerlo piú di una volta, perché verso la fine la mia mente vagava altrove. Mi piace lo stile di Maugham, ma questo romanzo forse è stato troppo coinciso, eccessivamente incentrato sullo svolgimento degli eventi, perdendo di vista la caratterizzazione dei personaggi, la loro analisi psicologica e anche l' aspetto magico. In realtà, di occultismo, magia e alchimia, argomenti che tanto mi piacciono be' se ne parla poco, vengono solamente accennati ai fini strettamente necessari della trama. Tuttavia, è uno scrittore che vorrei continuare a leggere, ha dei tratti distintivi e singolari nello stile, poi la sua vita travagliata, il suo non considerarsi mai abbastanza e all' altezza dell' essere considerato un grande scrittore, ha attirato il mio interesse. 

martedì 2 novembre 2021

La forma dell' acqua Guillermo Del Toro, Daniel Kraus.

È meglio il libro? È meglio il film? Avevo prima visto il film e posso dire che tante cose nella rappresentazione cinematografica erano state trascurate, e la caratterizzazione dei personaggi appare più forte ed efficace sulle pagine scritte, mentre nel film tutto viene ben rappresentato con immagini e scenografie di forte impatto emotivo e visivo , però questo rimane a mio parere un gusto personale, se preferire una narrazione tramite video-immagini, oppure la scrittura. Di sicuro, per motivi di tempistiche e di livello di narrazione differente va da sé che il romanzo abbia qualcosa in più da raccontare, ma  dall' altra parte, avendo tanto da dire, si perde un po' il filo conduttore, il senso di tutto. Paradossalmente, la storia d'amore tra i protagonisti mi è parsa più poetica, efficace e potente attraverso il supporto visivo, che attraverso le parole del libro, perché alle volte nel tentativo di voler tradurre in parole un emozione, un sentimento come dire incondizionato e spontaneo, si finisce per parlare a vanvera, e perdersi nella vacuità delle parole, laddove non bastano e neanche servono per spiegare un' emozione come l' amore, quando avviene in modo così naturale.
Ma, in altri aspetti ho preferito il romanzo che ha ricoperto tanti punti oscuri dei personaggi e della trama, che nel film non vengono spiegati e chiariti. 
È il caso in cui per farsi un'idea completa sull'opera sia meglio leggere, ma anche vedere, perché, secondo me, hanno una resa così diversa, che l' uno compensa e completa l' altro. 
Per il resto, è un libro che ho trovato molto carino, piacevole e scorrevole da leggere, anche se, su alcune parti può rivelarsi un po' noioso e dispersivo, ma nel complesso non è male. È un libro suddiviso in piccoli capitoletti, solitamente di poche pagine che facilita la lettura, così da non interrompere e perdersi pezzi, un romanzo che consiglio se per esempio siete pendolari e vi spostate con i mezzi pubblici. Poi, se vi piacciono anche un po' quelle storie un po' particolari, che sfuggono ai soliti canoni di scrittura, un po' fuori dagli schemi, in cui si narra in stile Light Novel e di genere fiabesco dark per una fascia comunque adulta, per esempio, se vi piacciono scrittori come Neil Gaiman e Mathias Malzieu potrà piacervi tantissimo, se invece non vi piace il genere, e rimanete ancorati e fedeli ai classici canoni narrativi e di scrittura, be', questo libro potreste anche odiarlo da morire. 

giovedì 1 agosto 2019

Ring di Koji Suzuki

Rispolverando la libreria, mi sono accorta di non aver mai postato una recensione su questo libro ed è un vero peccato perchè merita davvero, quindi voglio recuperare.


Questo libro fa parte in realtà di una trilogia horror (Ring, Spiral e Loop) che con molta probabilità non completerò, perchè non riesco a recapitare il secondo libro in italiano "Spiral", introvabile, persino su amazon, poi sinceramente dalle recensioni, non sono molto convinta che ne valga la pena.

Personalmente sono scettica sulle saghe, preferisco i libri a sé stanti, e  "Ring" nello specifico si presenta come un libro che potrebbe benissimo essere auto-conclusivo, semmai ciò che mi attira, a voler leggere il seguito è solo il modo di narrare di Koji Suzuki.

Da questo libro, è stata tratta un orribile trasposizione cinematografica americana, che distrugge e disintegra la valenza del romanzo.

Se proprio si vuole vedere un film su "Ring" suggerisco i film giapponesi, certo non sono proprio fedeli al romanzo, ma quanto meno mantengono la stessa cadenza ritmica del romanzo.

Il problema è proprio quello, gli americani concepiscono un horror spedito, immediato, senza lasciar spazio tanto al colpo di scena, perchè te lo aspetti, non si crea suspence, perchè c'è un leit motiv precostituito e seguito molto dall'azione, è tutto giocato sul cosa accade, mentre invece nei film horror giapponesi, non è così, procede tutto molto lentamente, in maniera quasi snervante,creando un senso di angoscia psicologica, nell' attesa che accade qualcosa, e quando succede si scatta dalla sedia, perchè è tutto così  improvviso e inaspettato.

Dalla quiete, si passa di colpo alla tempesta, e lo spettatore/lettore è del tutto disorientato e impreparato da quello che sta accadendo.

Non starò qui a scrivere tanto della trama,  che ovviamente è stata cambiata nei film, tipo che il giornalista è un uomo e non una donna, e altri dettagli significativamente interessanti, tipo sulla storia terribile di Sadako Yamamura, che poi lei sia un' ermafrodita, cosa estremamente taciuta nei film.

Più che altro quello su cui volevo porre l'attenzione, è che con questo romanzo Koji Suzuki abbia dato vita a un genere horror moderno, in cui le forze oscure si servono di elementi tecnologici :"La videocassetta, la tv, il cellulare...".

Forse a voler suggerire qualcosa di più insito e profondo al lettore, che non è tanto Sadako di cui aver paura, tanto più i mezzi tecnologici di cui si serve... Un messaggio implicito al progresso tecnologico? Una risorsa preziosa, ma allo stesso tempo può diventare un incubo, qualora se ne faccia cattivo uso.

Il libro ci trascina in una spirale di paure psicologiche, infatti non è tanto spaventosa in sé Sadako, non è la caricatura esagerata inscenata dai film, non esce veramente fuori dallo schermo.

E' più incentrato sul protagonista, sulle sue paure psicologiche sulla morte, e su quello che comporta aver visto quella cassetta, sapendo che inconsapevolmente la figlia e l'ex moglie l'hanno anche loro visionata.

Non succedono cose così forzatamente costruite ad hoc, per terrorizzare il lettore, semmai ci sono delle percezioni emotive e psicologiche del protagonista,  che creano un confine sottile  tra  suggestioni dal suo stato psicologico-emotivo e realtà.

E non si svela mai, se tutto quello che viene narrato accade realmente, o alcune di queste siano solo impressioni del protagonista, aleggia questo mistero che ossessiona il lettore, dando conferma ad una paura insita dentro di noi, l'intangibilità di una realtà oggettiva, anziché quella sfigurata dalle nostre percezioni.

Non fa paura nel vero senso del termine, semmai trascina il lettore nella disperazione angosciosa e inquieta del protagonista, costretto a fare delle terribili scelte per salvare la sua famiglia.

E' grottesco, cupo e soffocante,  proprio perchè gioca tanto sull'immedesimazione psicologica,  ad un ritmo lento, ma con un' oscurità incalzante e serrata, da cui non si vede via d'uscita.


Un vero peccato, che in pochi conoscano il libro e si limitino a vedere la trasposizione cinematografica americana, che ha del tutto violentato i contenuti dell' opera originale.

Come libro horror-psicologico meriterebbe di essere letto, almeno una volta nella vita, soprattutto se piace il genere, poi se piace lo stile di scrittura giapponese ancora meglio! Non è neanche pesante, si rivela essere talmente coinvolgente, che si può anche finire in un solo giorno, almeno io l'ho fatto fuori in un giorno solo!









lunedì 29 luglio 2019

Jane Eyre di Charlotte Bronte

Avevo sottovalutato l' inestimabile valore di questo romanzo, credevo che non potesse equipararsi, competere con "Cime tempestose" della sorella Emily Bronte, invece mi sbagliavo di grosso.
"Cime tempestose" è solo più famoso, e racchiude più un fascino grottesco, i protagonisti sono più cupi e maledetti, si percepisce più un senso di inesprimibile dannazione, più gotico, struggente e drammatico. I personaggi sono antagonisti di sé stessi, e forse per quello in me c'è un netto distacco a livello empatico con i personaggi e la vicenda, era come se il dramma dal mio punto di vista, se lo fossero anche un po' cercato.
Mentre invece in "Jane Eyre" per quanto i difetti caratteriali di Mr Rochester siano evidenti, non sono tali da rendere il personaggio cattivo, anzi molto umano e fragile, poi anche Jane è un personaggio più affine alla mia personalità, di indole apparentemente pacata, dotata di intelletto e forza di volontà, tuttavia di fronte le ripetute ingiustizie subite dalla zia non può fare a meno di ribellarsi. È molto accurata la caratterizzazione dei personaggi, sia nei loro aspetti caratteriali, fisici e anche a livello di vicissitudini, ogni personaggio  è ben delineato e descritto, certo avrei preferito meno pagine sul fastidioso cugino St John, con i suoi mega pipponi religiosi, ma quello è un altro discorso. 
Poi sicuramente è una storia molto più complessa e dettagliata di "Cime tempestose", perché narra la formazione e la crescita di Jane, senza trascurare alcun particolare. Poi dalla linea di romanzo di formazione, sfiora il genere gotico, facendo aleggiare a Thornfield, un mistero, urla, sogghigni e risatine provenire dalla soffitta. Poi c'è l' aspetto romantico della storia,gli incontri e i dialoghi fra Jane e Mr Rochester, a mio parere dalle versioni cinematografiche perde tantissimo, per ragioni ovvie di tempistiche, e poi si sa nei film la parte più focalizzante è l' azione, mentre invece la storia d'amore fra Jane e Mr Rochester è più giocata sul loro scambio di ruoli e battute, uno scontro e gioco dialettico, in cui appare labile il confine tra padrone e sottomessa. Il rapporto fra i due protagonisti è travolgente, perché Jane è un istitutrice, mentre lui è il padrone, ai tempi il rapporto non era per nulla paritario,appartenendo a due classi sociali del tutto differenti. Tuttavia, nonostante Jane appaia in apparenza sottomessa psicologicamente e sentimentalmente a Mr Rochester, andando avanti con il romanzo si intuisce che non è affatto così. Infatti Jane non accetta il suo amore scendendo a compromessi, lei se ne va quando le cose prendono una piega inaspettata, spiacevole e indesiderata, riuscendo a cavarsela anche senza di lui, dimostrando di non aver bisogno di Mr Rochester . Mentre è proprio lui, che non appena Jane se ne va, perde tutto. Senza andare nei dettagli del romanzo, è a tratti sottilmente  femminista, sebbene questa natura del romanzo potrebbe anche essere contraddetta da una vera fervente femminista dei tempi odierni, ma il romanzo va anche collocato in base all'epoca in cui è stato scritto. Dopotutto, trovo anche interessante e piacevole questa doppia natura ambigua di Jane sottomessa a Mr Rochester, ma allo stesso tempo indipendente, che piega per molti aspetti Mr Rochester, senza lasciarsi convincere a restare a Thornfield,nel momento in cui  non lo ritiene giusto, per la sua morale etica, tuttavia quando il legittimo impedimento  alla loro unione svanisce, torna da lui di sua spontanea volontà, mostrandosi compiacente e ben disposta a prendersi cura di lui. La frase "Ebbene, cari lettori, alla fine l'ho sposato" in questo caso sottolinea l'emancipazione di Jane Eyre, che sta a voler dire "io ho scelto di sposarlo"come mio pari, non per migliorare la mia condizione sociale, ma solo perché lo amo e voglio sposarlo.
C'è sempre un duplice rapporto di sottomissione e dominazione da parte di entrambi i personaggi. È come se Jane sappia sapientemente equilibrare la sua sottomissione a lui, pur senza piegarsi del tutto, anzi il più delle volte dominando la natura irascibile e violenta di lui.
Molti critici hanno ritenuto che il libro non dovesse annoverarsi nella letteratura inglese alta, per i suoi aspetti fiabeschi e inverosimili della trama, sicuramente c'è qualcosa di troppo  irrealistico che stoni, ma senza nulla togliere alla qualità delle pagine, del resto è un' evidente scelta stilistica di Charlotte Bronte, basta scrutare un attimo sulla sua biografia per cogliere l' influenza delle fiabe raccontate dal fratello. Non mi ha tanto infastidito lei, che trovi ristoro una volta fuggita da Thornfield in una tenuta in mezzo ai boschi desolati, che appare quasi misteriosamente, in riferimento alla fiaba dei fratelli Grimm che stiano leggendo le due ragazze della casa, che poi scoprirà essere cugine. Tutta al più coincidenza delle coincidenze sono tutti cugini, e Jane Eyre erediterà tutto dallo zio appena morto, diventando difatti una donna ricca e indipendente, insomma perché queste cose non succedono anche a me?! Queste sono le forzature che si potevano evitare, che  banalizzano un po' la storia. Per altri questa cosa era già insita nel cognome "Eyre" che starebbe per "ereditiera errante", tralasciando tutte le altre teorie marxiste e non, che siano state costruite attorno al romanzo da cui prendo fermamente le distanze, perché secondo me spesso si finisce per costruire attorno ad un romanzo dei significati che non c'erano assolutamente, sfinendo l' intero contenuto dell' opera stessa.
Per il resto cosa posso dire, un cinque stelle, devo dire che l' inizio del romanzo mi era parso un po' fiacco, ma poi più avanti il ritmo si fa sempre più trascinante, soprattutto per il modo in cui Charlotte Bronte riesce a descrivere i personaggi e il loro rapporto.
Di come riesca delineare le fattezze e i caratteri dei due protagonisti e a farli apparire affascinanti, nonostante siano appunto due personaggi brutti fisicamente, ma coinvolgenti e ammalianti intellettualmente.
Poi un aspetto parosistico che io personalmente ho amato per quanto faccia molto "Arsenio Lupin e i suoi travestimenti", come elemento non sense e farsesco,  Mr Rochester che si traveste da zingara veggente, questo aspetto  sbruffone e burlone di Mr Rochester l'ho adorato, segna una rottura  con il Mr Rochester  sempre depresso, serioso e rabbioso dei film. Tra l' altro un' altra profonda differenza è quella del macchinoso intrigo studiato ad hoc per sedurre Jane Eyre. Mentre nel film, Mr Rochester appare un uomo ambiguo, indeciso tra Miss Ingram e Jane, oppure fanno credere che sia Jane ad aver equivocato e che lui non abbia mai pensato di sposare Miss Ingram, be' nel romanzo è lui che ha architettato quest' inganno facendo credere a Jane di voler sposare "Miss Ingram" per fare ingelosire Jane e attrarla maggiormente a lui. Questo elemento cambia tutto, nel senso nei film questo aspetto sia  machiavellico e romantico di Mr Rochester si perde, rendendolo solo un uomo indeciso e ambiguo.
Concludo col dirvi, evitate di guardare il film, leggete piuttosto il romanzo e semmai solo dopo guardate le versioni cinematografiche, quella che per ora mi è parsa la più fedele al romanzo è senza dubbio quella del 2011, con "Micheal Fassbender" nel ruolo di Mr Rochester, e "Mia Wasikowska" nei panni di Jane,tuttavia anche qui c'è qualcosa che non mi torna tipo la scena in cui tenta di strangolare Jane, non cerca di strangolarla, ma la stringe per la vita non volendo farla andare via, alludendo eroticamente al desiderio erotico del suo corpo, in maniera ovviamente molto elegante e ben celata, quindi pensava di farla sua, ma dice appunto che prendendola con la forza sarebbe solo entrato nel suo guscio che racchiude la sua anima, mentre lui voleva ottenere appunto il suo amore, non il semplice possesso del suo corpo, e così vi rinuncia. Tra l' altro una delle parti più emozionanti di tutto il romanzo, che nel film si riduce  banalmente a poche battute riprese dal libro. Paradossalmente una cosa interessante sulla post-fazione, diceva che il libro suscitò scandalo, e verrebbe da pensare che fosse per la componente implicitamente erotica presente nel libro, e invece ad indignare il lettore dell' epoca era stato il carattere di Jane ritenuta troppo intraprendente e sovversiva come donna.
Cosa posso dire?! Se amate i classici, questo di sicuro è una tappa obbligatoria! E sono più che certa che non ve ne pentirete,non lasciatevi demoralizzare dalla mole di pagine, è un libro che superato lo scoglio iniziale, si divora e ci si ritrova ad averlo a malincuore terminato!

venerdì 9 febbraio 2018

Doll bones di Holly Black

Un libro che lessi un bel po' di tempo fa, nonostante non abbia un ricordo fresco del libro, ho dei frammentari ricordi e ritenevo che fosse un libro degno di ricevere una recensione seppur tardiva e frammentaria.
Sicuramente è uno di quei libri da fiaba gotica, indirizzata ad un pubblico dai 12 anni in poi. Continuo a chiedermi perché quand'ero piccola libri del genere non esistessero, mi dovevo accontentare di quegli orrendi libri della biblioteca della scuola in cui c'era "detective in gonnella"  e altri libri osceni di bambini che si improvvisavano detective o altre letture banali e sciocche. Inutile dire che stavo antipatica alla bibliotecaria, davo l'aria di una bambina che se la tirava, dato che non volevo leggere libri così stupidi.
Chiudendo questa parentesi,  posso dire che un libro del genere sicuramente mi avrebbe entusiasmato tantissimo e magari avrebbe anche entusiasmato chi alla lettura a malapena ci si avvicinava.
Nel retro copertina c'è scritto " un libro perfetto per i giovani lettori: una storia profonda, bizzarra e avvincente, che a volte intenerisce e a volte strazia".
Non posso fare a meno di essere d'accordo con il New York Times.
Certo, io nutrivo aspettative molto più alte, ma molto probabilmente perché non ho 12 anni, sicuramente se lo avessi letto a quell'età lo avrei di gran lunga apprezzato di più.
La storia ruota attorno a Zach e alle sue migliori amiche:Alice e Poppy che giocano spesso al gioco del regno immaginario in cui governa un' enigmatica regina, una bambola di porcellana. Ma un giorno il padre di Zach intima il figlio di crescere e di incominciare ad interessarsi a cose "da grandi". Il mondo di Zach sembra andare in frantumi, fino a che la Regina non compare in sogno a Poppy, rivelandole di essere stata una bambina in carne ed ossa di nome Eleonor, le cui ceneri si trovano all'interno della bambola.  Eleonor non avrà pace finché  non sarà seppellita nella sua tomba, in una lontana cittadina dall'altra parte degli Stati Uniti.
I tre ragazzi partono nel cuore della notte, dormendo sotto le stelle, accampati nei cimiteri, incontrando bizzarri personaggi che parlano alla bambola scambiandola per una bambina vera, in un viaggio che cambierà per sempre le loro esistenze.
Non è solo un libro fantasy, ma è uno di quelle storie psicologiche che tratta del processo di crescita e formazione di questi bambini, che si trovano costretti ad affacciarsi con il mondo adulto.
Bambini che hanno  paura di  crescere, e non vogliono farlo, ma alla fine scoprono che crescere non significa necessariamente abbandonare tutti i loro giochi.  Altre tematiche vincenti sono l' amicizia e l'amore trattate in modo tanto delicato e fanciullesco.
La penna di Holly Black è morbida, tenera, ma anche gotica e cupa, perché non bisogna negare ai bambini che i mostri esistano, ma che esistano dei modi per sconfiggerli. Scorrevole, piacevole e avventuroso quanto basta per la fascia d'età indicata, forse però non per tutti i bambini, forse per quelli più coraggiosi. Va anche detto che la nuova generazione di bambini è abituata a vedere sangue e morti a palate, e questa storia credo sia stata adattata per loro. Storia alla "Neil Gaiman" ma dai toni volutamente più infantili.




sabato 13 gennaio 2018

Lasciami entrare di John ajvide Lindqvist

Preciso che non sono un'amante dei gialli, dei thriller nè degli horror, quindi questo romanzo mi ha piacevolmente stupito, anche perchè non  corrisponde al solito schema predisposto da questi generi, ma è molto di più.
Difficile trovare la definizione giusta del genere di questo romanzo, qualsiasi genere sarebbe riduttivo , svilente e dissonante.

L'autore condensa tanti generi diversi, dal giallo, thriller,  horror introspettivo-psicologico, a tratti anche romantico e drammatico.


Ammetto, di non averlo preso a caso, avevo visto inizialmente visto il film e mi era particolarmente piaciuto, poi ho scoperto che era tratto da un libro, così mi sono ritrovata con il libro tra le mani.

La storia del romanzo,  ovviamente, si presenta molto più che soddisfacente rispetto al libro, se non per il finale, nella quale ho voluto completarlo, rievocando alla memoria quella del film, che mi era piaciuta molto di più e parsa più completa e sensata.

Partendo dalla trama, la storia è ambientata a Stoccolma, nel quartiere di Blackeberg,  in cui vive  un bambino di 12 anni , Oskar,  che è vittima di bullismo a scuola, e un giorno fa la strana e insolita conoscenza di una  misteriosa bambina di nome Eli, che si scoprirà successivamente  essere un vampiro,ma non lasciatevi ingannare, non ha niente a che vedere con le solite storielle d'amore melense alla Twilight o robe del genere.
Qui si tratta di una vampira vera, alla Bram Stoker, che smembra e uccide le persone, insomma niente vampira vegana per John ajvide Lindqvist.
Niente personaggi eccessivamente perbenisti, da apparire fasulli, ma dei ritratti crudi e per certi versi realistici. Oltre ai personaggi principali, ne vengono presentati tantissimi altri nell'arco della storia,  e molti di questi,  sono personaggi  sordidi, che mostrano una realtà agghiacciante, graffiante  e spaventosa,  evidenziando che  Eli il vampiro non è il problema principale, in una realtà fredda, contaminata dalla violenza, pedofilia,droga e chi più ne ha più ne metta.  Fortemente significativa,   in questo senso appare la frase di Eli " Io uccido perchè ne ho bisogno per sopravvivere", evidenziando che la natura umana, spesso commetta crimini,  per un piacere perverso.
Il titolo è ulteriormente emblematico, richiamando l'attenzione sul fatto che Eli ha bisogno che Oskar la inviti per entrare a casa sua, ma oltre a questo il titolo offre spunti di riflessione, sulle persone che spesso si lasciano entrare nella nostra vita, e nella quale spesso non siamo consapevoli se possano farci del bene o del male.
Spesso non lo sappiamo, e possiamo solo limitarci a farle entrare, senza saperne le eventuali conseguenze.
Ho trovato anche interessante, la precisione dello scrittore nel descrivere con estrema accuratezza tutti gli ambienti e le zone della Svezia, mi ha proprio fatto venire voglia di andarci, poi ho scoperto che la scuola in cui va Oskar esiste veramente,  e che lo scrittore ha vissuto proprio nel quartiere di Blackeberg, nella quale ha ambientato la storia. Un'altra cosa curiosa, che mi ha anche fatto leggermente sorridere, è che lo scrittore in precedenza faceva il cabarettista, e infatti si possono ben notare  delle battute e sfumature sarcastiche e ironiche giunti a metà del romanzo. Si nota anche una buona conoscenza dello scrittore, che fa tantissimi richiami ad altri romanzi, poesie e fiabe della tradizione svedese, insomma un libro che permette anche di farsi una buona cultura sulla Svezia.
E' un romanzo sorprendentemente bello, che intriga fino all'ultima pagina e che lascia con il fiato sospeso, anche se il finale, ribadisco, quello del film mi è parso più efficace ed esaustivo.
Per il resto è una lettura che merita, e mi dispiace tanto che sia un libro così poco nominato e conosciuto, perchè è un romanzo che offre una perfetta analisi psicologica dei personaggi e tanti spunti interessanti di riflessione, oltre che un' atmosfera  fredda, cupa e di suspence.








lunedì 23 gennaio 2017

Il bacio d'argento di Annette Curtis Klane

Ormai credo si intuisca dai miei post, quanto io sia attratta dai classici e dai libri di nicchia, un po' particolari, e che abbiano delle atmosfere dark o gotiche.
Quindi non posso fare a meno di fare anche questa recensione, su questo libro.
Ero un po' scettica, all'idea di leggere un libro sui vampiri, dopo la profonda delusione causatami da "Twilight" di Stephenie Meyer, prima che uscisse il film e che acquistasse un successo internazionale, io in libreria venivo attratta da quella seducente copertina scura raffigurante due mani che sostengono una mela, il frutto del peccato.
Lessi la trama, e pensai che fosse un libro interessante, senza sapere neanche che fosse una saga.
Il primo libro lo ritenni carino, con delle belle descrizioni e accurato, nonostante la semplicità e scontata storia d'amore, ma ovviamente nulla di più, carino ma senza troppe pretese, poi dal secondo in poi peggiorò sempre di più, insomma divenne solo una trovata commerciale per ragazzine, e trovai conferma con l'uscita del film e dell'ultimo libro che narra la storia dal punto di vista di Edward Cullen.
Inutile dire che in "Breaking Dawn" andai diretta verso il finale, saltando metà libro,il punto di vista di Bella, di Jacob, tutti modi per allungare inutilmente la storia, e la narrazione nuova dal punto di vista di Edward Cullen, non ho osato neanche leggerla.
Quindi, dopo l'esperienza di Twilight, ero decisamente contro tutti i libri fantasy moderni che trattassero la tematica dei vampiri, rimanevo sempre dell'idea che il caro buon vecchio "Dracula" di Bram Stoker non potesse competere con quei libretti per attirare ragazzette con gli ormoni in subbuglio.
Tuttavia la copertina di questo libro, e la sua trama mi attirò come una calamita.
Alla fine, mi decisi e lo acquistai.
"Il bacio d'argento" fortunatamente non ha nulla a che fare con la commercialità di Twilight, è un libro riflessivo, cupo,ma allo stesso tempo genuino e commovente.
La ragazza del libro si innamora di un vampiro, ma la loro storia  non viene banalizzata, come in "Twilight", rappresenta qualcosa di più profondo, diventa una metafora della fase adolescenziale, in cui la protagonista è costretta ad abbandonare la sè stessa bambina, e farsi spazio come adulta, dovendo affrontare situazioni  ed emozioni che sono più grandi di lei, e vincendo le sue paure più grandi come quella di perdere le persone care e di non essere all'altezza per affrontare la vita e il mondo degli adulti.
Abbandonate i preconcetti e i pregiudizi sorti a causa di "Twilight" se è necessario, e immergetevi in questa piacevole lettura!


Coraline di Neil Gaiman

"Coraline" è un Alice del paese delle meraviglie moderna e un pò dark, con quelle atmosfere del buon vecchio Tim Burton agli esordi, purtroppo adesso non è più quello di un tempo.

Coraline è una ragazzina che si trasferisce con la famiglia in una nuova casa, i genitori sono sempre troppo indaffarati con il lavoro e le dedicano poco tempo.
Ma in quella nuova casa, capitano cose bizzarre e insolite, aprendo una porta della casa, finisce in un'altra casa uguale a quella nuova casa, con dei genitori impeccabili e perfetti, che le cucinano cose buone che ha sempre sognato mangiare e che si rivelano essere più presenti e affettuosi dei suoi veri genitori, ma quella perfezione racchiude tante insidie oscure,già soffermandosi sul dettaglio degli occhi di quest'ultimi che hanno dei bottoni per occhi, e la finta madre più perfetta della reale, le propone di restare con loro, ma per farlo deve farsi cucire i bottoni sugli occhi.
Non sono brava con la spiegazione della trama, quella del resto la trovate su wikipedia, io preferisco dare la mia opinione, concentrarmi più sui significati dei libri.
E questo libro, racchiude un significato molto bello, che è persino difficile esprimere in due sole parole, ma comunque ci proverò.
"La perfezione non è reale, è solo finzione, ed è molto meglio la realtà con le sue sbavature".
Coraline è una fiaba dark, grottesca, molto piacevole, che emoziona e che insegna ad accettare e ad affrontare la vita nelle sue imperfezioni, e che insegna che l'amore non è mai idilliaco e perfetto, che esiste sempre qualcosa di antipatico e fastidioso dei nostri cari, ma che nonostante tutto, questo non significa che non ci vogliano bene e che l'amore ha diverse sfaccettature, e anche se inespresso, ciò non toglie che esista nel cuore dei nostri familiari. Ma allo stesso tempo credo che Coraline, sia la metafora perfetta della crescita, quando una bambina decide di abbandonare il mondo dei giochi e della fantasia, per crescere e maturare, e scoprire il mondo reale, forse più crudo, meno bello, ma reale,e che primo o poi deve essere affrontato, che non ci si può rinchiudere per tutta la vita in un mondo finto e fantastico, come se si vivesse in una campana di vetro, ma si deve correre il rischio di fare delle scelte anche difficili per crescere.
Di questo libro, è stato fatto un grazioso film d'animazione, ma per quanto siano belli i disegni, io credo che il significato del libro si sia del tutto perso.

Vi riporto una delle citazioni più belle del libro:
  • Io non voglio tutto ciò che desidero. Nessuno lo vuole. Non veramente. Che divertimento sarebbe, se potessi avere tutto ciò che desidero, senza problemi? Non avrebbe nessun valore. (Coraline)


    La meccanica del cuore di Mathias Malzieu

    Se vi piacciono le "Fiabe Grottesche", lo stile di Tim Burton, o Neil Gaimann non potrete far a meno di leggere questo libro.
    L' ho letto molto tempo fa, la mia memoria sul libro potrebbe non essere perfetta per fare una recensione delineata e dettagliata al riguardo.
    Tuttavia avvertivo l'esigenza, l'estrema necessità di farne una.
    E' un libro molto riflessivo sull'amore e su tutte le conseguenze che comporta l'immaturità nel vivere questo sentimento, questo concetto viene espresso sotto forma di una fiaba grottesca, in cui il protagonista "Jake" è un ragazzo che è stato abbandonato perchè aveva un cuore difettoso, che è stato riparato da una strega, c, che lo ha salvato sostituendo il suo cuore con un orologio, ma ovviamente questo comporta che non può innamorarsi, perchè altrimenti le lancette del suo cuore/orologio inizieranno a scorrere e ne perderà il controllo. La strega lo cresce come suo figlio, ma rimane sempre molto fredda e distaccata con lui, dato che sa che Jake non può provare emozioni troppo forti, altrimenti il suo cuore/orologio potrebbe rompersi.
    Ma nonostante la strega lo metta in guardia sull'amore, Jake finisce per innamorarsi di una ragazza e vive questo sentimento con una grande intensità, essendo il suo primo amore, ma purtroppo l'amore vissuto con una tale intensità può avere delle conseguenze pericolose.
    Ne hanno fatto anche un film d'animazione, ovviamente mai uscito in italiano, tuttavia si può trovare su internet subbato in italiano, tuttavia non è bello quanto il libro,anche perchè è per lo più un musical insufficiente per esprimere le emozioni e le riflessioni che vengono fatte sull' intensità dell' amore giovanile e inesperto.


    Vi lascio con questa citazione del libro, per non spoilerare più del necessario:

    "Uno, non toccare le lancette.
    Due, domina la rabbia.
    Tre, non innamorarti mai e poi mai.
    Altrimenti, nell' orologio del tuo cuore,
     la grande lancetta delle ore ti trafiggerà
    per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno
    e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi"





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