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sabato 11 aprile 2020

Madame Wu di Lin Yutang

La biografia di una donna di potere pronta a tutto, calcolatrice, machiavelica, diabolica e sanguinaria.
Appare quasi surrealistica la storia di questa concubina dell' imperatore cinese che riesce a diventare un' imperatrice scalvacando tutti, persino l' imperatore, il marito stesso.  
Ma non è tanto questo a lasciare basiti, quanto il fatto che sia riuscito a provocare quasi il completo sterminio della dinastia Tang per perpetrare il proprio potere, arrivando a governare ancora sulla settantina di anni. E non solo questo, uccise la propria famiglia, pur di preservare il proprio potere: figli, nipoti, nuore... Un elenco esteso ed infinito, fino ad arrivare ad intere famiglie torturate e trucidate, chiunque replicasse qualcosa contro di lei e sulla sua supremazia finiva ucciso in un modo o nell' altro. Ora non ho metri di paragone per valutare l'autenticità storica sulla biografia, non conosco la Cina imperiale, però devo dire che il libro nel complesso è stato da me largamente apprezzato, forse proprio per mia completa ignoranza sull'argomento. Si è rilevata una lettura nuova, originale ed interessante, una scoperta di qualcosa di più vicino alla realtà e di nuovo, percorrere la vita di una persona realmente esistita e cogliere un temperamento freddo come la lama di un coltello, una vita vissuta invano alla ricerca della grandiosità, per poi finire in un cumulo di cenere.  Credo che sia stato difficile per l' autore delineare la vita di questa imperatrice e renderla in qualche modo entusiasmante, vivacizzare le vicende, perché a lungo andare la storia muore in sé stessa nella soppraffazione riprovevole e ripetitiva di Madame Wu;
tuttavia, non uccideva con il gusto di farlo, ma sempre con il machiavelico fine di continuare a governare.
In questa donna non c'è traccia di sentimentalismo, ma solo desiderio di lustro, potere e  lussuria. L' unico tallone d'Achille, falla di Madame Wu, il suo fuori programma nella sua contesa al potere e nell' illustrare la sua magnificenza è quella di essere una donna con un grande appetito sessuale, per il resto non c'è altro. E questo punto l' ho trovato strepitoso, una vera rivendicazione femminile, come un imperatore aveva il suo harem, anche lei ne ottenne rispettivamente uno con vari fanciulli. Su altri punti appare una caricatura della "regina di cuori"delirante di "Alice nel paese delle meraviglie",con la sola obbiezione che Madame Wu fosse più diabolica e intelligente, usava il buddismo e la stesura di libri per fare buon viso a cattivo gioco.

 





giovedì 27 dicembre 2018

Cipria di Su Tong

Appena iniziato è già finito. La scrittura di Su Tong è molto fugace,struggente e limpida.  Un libro che cattura l'attenzione dalla prima pagina fino alla fine. Poi non è un libro di parte, non prende posizioni politiche, ma ti fa capire realmente come andavano le cose in Cina, precisamente a Shangai, agli inizi  del regime dittatoriale comunista.  I campi di lavoro, si proponevano come centri di rieducazione, costringendo le prostitute a lavorare tante ore per cucire sacchi di yuta per i soldati. Non c'è un evidente pensiero politico in Su Tong, infatti la storia non si focalizza sui campi di lavoro, ma  riflette sulle possibilità di queste prostitute-amiche di cambiare vita, tagliare i ponti con il passato e tornare sulla retta via, ma le insidie sono tante lungo il cammino.

Il destino delle due donne si dipana e discosta l'uno dall'altra, in base alle loro scelte e alla loro propensione caratteriale, tuttavia per entrambe il processo di espiazione si rivela amaro e difficile,  e nel loro tragitto finiscono per separarsi, a causa di un uomo.

"Un uomo"  che viene definito come una corriera da prendere per l'una o l'altra,  da non lasciarsi scappare, eppure appare evidente  che il destino di quel loro "comune cliente" fosse quello maggiormente influenzato e dipendente dall'una o l'altra donna,mentre loro, le donne non mutano solo grazie all'uomo, il loro animo cambia, solo in base alla loro volontà.

Su Tong percorre  le scelte delle due donne, subito dopo essere state al campo di lavoro, una fuggita dal camion che doveva condurle lì, e l'altra invece finita al campo di lavoro.

Paradossalmente quella stata al campo di lavoro, continuerà a perseguire la via sbagliata, mentre l'altra scampata cambierà del tutto vita, anche se il cambiamento appare comunque aspro e arido, presentando soltanto qualche magra consolazione.

Qualsiasi scelta sbagliata viene pagata a caro prezzo da entrambe le due protagoniste, nessuno sconto per nessuna delle due, solo una piccola "deviazione fortunata" dettata dal buon senso di una delle due.

Su Tong ci comunica che non è facile entrare nella vita degli altri, dettare regole, stabilire cosa sia giusto o meno, su qualcuno si può fare la differenza anche con un semplice battito di ciglia, mentre su altri, qualsiasi azione o atto si compia in nome del suo stesso bene apparirà futile, la persona non muterà atteggiamento, ma persevererà sui medesimi errori, perchè solo in quelli ci si sente al sicuro e appagati, poichè si ha paura dell'ignoto, di quello che non si conosce, di mutare le proprie abitudini.

Lo stile di Su Tong appare semplice, immediato e spedito, le pagine scorrono velocemente, eppure l'uso delle parole e del linguaggio non appare per nulla banale e scontato, anzi sembra essere accuratamente e sapientemente scelto.

Inizialmente  Su Tong  ci presenta i protagonisti in modo oggettivo, guardandoli quasi in lontananza, senza scrutare affondo nel loro animo, le loro emozioni ci appaiono velate, nascoste sotto una coltre pesante e inaccessibile.

Ci appare tutto come una sequenza di azioni e di situazioni, come se fosse la scena  dettagliata di un film, ma non si vede nient'altro, non si entra in empatia con i personaggi  dato il distacco e la freddezza con la quale ci vengono presentati.

Ma questa distanza iniziale appare voluta e ricercata, dato che poi piano piano, proseguendo con la lettura ci si avvicina sempre di più ai personaggi fino a svelarne tutte le loro fragilità e insidie.

Su Tong gioca molto su questo, sulla distanza iniziale con i personaggi, fino ad arrivare ad avvicinarsi sempre di più a loro, sfoggiandone un primo piano sempre più accurato, sviscerando l'animo umano nelle sue imperfezioni.



















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