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martedì 2 novembre 2021

La forma dell' acqua Guillermo Del Toro, Daniel Kraus.

È meglio il libro? È meglio il film? Avevo prima visto il film e posso dire che tante cose nella rappresentazione cinematografica erano state trascurate, e la caratterizzazione dei personaggi appare più forte ed efficace sulle pagine scritte, mentre nel film tutto viene ben rappresentato con immagini e scenografie di forte impatto emotivo e visivo , però questo rimane a mio parere un gusto personale, se preferire una narrazione tramite video-immagini, oppure la scrittura. Di sicuro, per motivi di tempistiche e di livello di narrazione differente va da sé che il romanzo abbia qualcosa in più da raccontare, ma  dall' altra parte, avendo tanto da dire, si perde un po' il filo conduttore, il senso di tutto. Paradossalmente, la storia d'amore tra i protagonisti mi è parsa più poetica, efficace e potente attraverso il supporto visivo, che attraverso le parole del libro, perché alle volte nel tentativo di voler tradurre in parole un emozione, un sentimento come dire incondizionato e spontaneo, si finisce per parlare a vanvera, e perdersi nella vacuità delle parole, laddove non bastano e neanche servono per spiegare un' emozione come l' amore, quando avviene in modo così naturale.
Ma, in altri aspetti ho preferito il romanzo che ha ricoperto tanti punti oscuri dei personaggi e della trama, che nel film non vengono spiegati e chiariti. 
È il caso in cui per farsi un'idea completa sull'opera sia meglio leggere, ma anche vedere, perché, secondo me, hanno una resa così diversa, che l' uno compensa e completa l' altro. 
Per il resto, è un libro che ho trovato molto carino, piacevole e scorrevole da leggere, anche se, su alcune parti può rivelarsi un po' noioso e dispersivo, ma nel complesso non è male. È un libro suddiviso in piccoli capitoletti, solitamente di poche pagine che facilita la lettura, così da non interrompere e perdersi pezzi, un romanzo che consiglio se per esempio siete pendolari e vi spostate con i mezzi pubblici. Poi, se vi piacciono anche un po' quelle storie un po' particolari, che sfuggono ai soliti canoni di scrittura, un po' fuori dagli schemi, in cui si narra in stile Light Novel e di genere fiabesco dark per una fascia comunque adulta, per esempio, se vi piacciono scrittori come Neil Gaiman e Mathias Malzieu potrà piacervi tantissimo, se invece non vi piace il genere, e rimanete ancorati e fedeli ai classici canoni narrativi e di scrittura, be', questo libro potreste anche odiarlo da morire. 

martedì 26 ottobre 2021

Metallo Urlante di Valerio Evangelisti

"Dal cielo piove ferraglia, il suolo si spacca e ne escono alligatori" questa frase riassume il mood del romanzo, è come uno di quei film di serie B,  tra la fantascienza e l' azione, un' accozzaglia di roba posticcia buttata a casaccio. È un peccato perché Valerio Evangelisti sembra averle le idee e saper anche scrivere, ma questi racconti sembrano vagare nel vuoto abissale, sono due le cose: o non ci ho capito niente, o non è proprio il mio genere. Sarà che è un libro scritto a metà anni novanta, in cui andavano i film di Arnold Schwarzenegger tra la fantascienza e l' azione, e quindi andava e tirava questo genere, che adesso risulta a mio parere soltanto pseudo-trash.  O non sono un uomo a cui il genere virile azione e fantascienza, buttata così a casaccio possa accattivare il favore. 
Ho trovato tanta virilità maschile repressa e misoginia in questo libro, e non l' ho apprezzata.
Probabilmente a quei tempi scrivere di violenza sulle donne così a cuore leggero andava benissimo, senza prendere delle posizioni evidenti in merito, mentre alla luce di questi tempi, è aberrante, per carità non penso che l' autore sia misogino, io questo non posso saperlo, dato che non trapela nulla da questo libro, assolutamente nessuna riflessione in merito a nulla di ciò che si racconta, ed è diventata per me una lettura affannata verso una fine incasinata, come la musica heavy metal tanto decantata. Ma a conti fatti, è un libro che si trascina in cose assurde che accadono, sparatorie, rituali magici strani, ma nulla viene veramente approfondito e spiegato. Si viene buttati in delle storie senza né capo né coda, e non si riesce nemmeno ad empatizzare con nessun personaggio perché nessuno appare un vero protagonista degno di nota, ma solo un susseguirsi di nomi sparati a caso, con un M16, forse, il vero protagonista imperante dell' ultima storia, ho intuito uno pseudo intento di cavare una vaga e implicita riflessione sull'essere umano che si fa la guerra e volge verso l'autodistruzione, ma poteva essere esplicata meglio, tanto che mi pare solo un mio tentativo disperato di voler dare un senso a quanto ho letto fino ad ora, giusto per dare un senso a questa lettura appena conclusa. Mi dispiace perché è stato un libro che all' inizio parte bene, intriga nelle parti di Eymerich, ma poi si perde come una nuvola di fumo. Se fosse stato solo su Eymerich l' inquisitore molto probabilmente mi sarebbe piaciuto di più, ma essendo un miscuglio di storie variegate, che paiono più degli spunti, delle bozze su cui creare singoli romanzi, no, non mi è piaciuto. Se le storie si fossero poi rincongiunte e collegate, per arrivare ad una spiegazione finale, magari sì, ma così proprio NO. 
E concludo con il dire, che ad urlare erano più i miei nervi piuttosto del metallo, per la completa delusione che questo libro mi ha suscitato.


venerdì 24 settembre 2021

Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati


In questo romanzo non accade nulla di preciso: Giovanni Drogo, un sottotenente viene condotto alla fortezza Bastiani per sorvegliarla e proteggerla da eventuali nemici, tuttavia, questa guerra tanto bramata sembra sempre sul punto di avvenire, eppure non si presenta mai, se non quando è troppo tardi. 

Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo, perché è metafisico, tutte le volte che Dino Buzzati descriveva la fortezza mi si è impressa l' immagine di quegli spazi desolanti dei quadri famosi di De Chirico, però, ambientati su una fortezza, sopra una sconosciuta montagna dell' Italia settentrionale. 

Non sarà poi la trama a riempire le pagine del libro, ma c'è qualcosa di molto più profondo dentro, racconta dello stantio della vita, dello scorrere del tempo e delle attese spesso non ripagate dell' esistenza, di come l' orologio scorra inesorabile e non ci si possa fare niente. 

È un romanzo introspettivo e riflessivo, dal sapore amaro, ma è proprio questo il suo punto di forza. 

La bravura di Dino Buzzati sta nell' andare aldilà della trama, trasformandola solo in un' espediente esistenzialista, descrivendo  le emozioni e dinamiche astratte della vita. Riporta con maestria, per iscritto quelle sensazioni, a cui non avremo saputo dare un nome preciso: quell' incombente ansia del tempo che fugge, mentre noi restiamo in sospeso, con le nostre aspettative e ambizioni irrealizzate.

Il lettore viene trasportato su un posto immaginario e sperduto insieme a Drogo, 
o maggiormente su una dimensione impositiva della vita, in cui non accade nulla e diventiamo noi stessi prigionieri della nostra stessa esistenza, nella speranza che, qualcosa accadrà primo o poi, a distoglierci dal nostro torpore, ma del resto, in fondo, con il tempo, ci siamo anche adagiati e abituati ormai ad esso, da non saper più rispondere agli impulsi del cambiamento.

Ci si immedesima pienamente nelle vicende e situazioni di Drogo, perché benché non siamo militari, il senso delle vicende di Drogo appartengono a tutti noi: Quella sensazione in cui la nostra vita appare ferma e tutto resta stantio, monotono e immutato, eppure, quel severo orologio continuerà a girare, a scandire le ore, senza risparmiarci affatto; mentre noi attendiamo la nostra occasione che, tarderà ad arrivare, e quando si presenterà, semmai accadrà, ci coglierà del tutto impreparati, così da ritrovarci ormai troppo vecchi e stanchi,  da poter essere all' altezza di essa. 

Cosa altro posso dire? Se volete leggere un libro italiano del novecento particolare che lasci il segno, questo sarà un libro che farà al caso vostro!

lunedì 17 giugno 2019

Il signore delle mosche di William Golding

E' un libro che mi trascino da mesi, devo dire che me lo aspettavo più avvincente e invece... si è rivelato molto noioso, quasi soporifero per via dei tempi morti.

Ci sono state pagine e pagine, in cui ho sperato in una svolta, e invece non accade assolutamente nulla, ma è proprio così che doveva essere, è uno di quei libri tra l'amore e l'odio, lo odi e lo ami allo stesso tempo e con la stessa intensità.


Nell' isola  desolata in cui misteriosamente questi bambini si ritrovano, ci sono tre figure di spicco: Ralph e Jack che si contendono il ruolo di leader, e poi Piggy il bambino più saggio, cicciotto e timido,  che dà sempre ottimi consigli, ma non è alla ricerca del potere, alla fine non viene neanche preso in considerazione, ma  è sempre  bersaglio delle preso in giro di tutti.

Sicuramente è un libro che letto adesso, appare quasi scontato, dato che il significato della storia, è stato ripreso innumerevoli volte in serie tv, film e libri.

Il tanto famoso "Hunger Games" riprende questo tipo di storia, ovviamente in chiave distopica, perchè si sa che lo "youngs adult" associato alla distopia, ultimamente spopola!

Ma ahimè, "Hunger Games" non introduce neanche nulla di innovativo alla trama, dato che non modifica o altera un 'opera come "il signore delle mosche" ma si rifà persino ad un secondo clone giapponese già modificato e se vogliamo distopico "Battle royale" Di Koushou Takani.

Tolta questa piccola parentesi, possiamo dire che "il signore delle mosche" di William Golding è un libro che sicuramente ha segnato un'epoca,  di un indiscutibile valore che piaccia o meno, è un cult che ha dato origine a tutta una serie di altre opere, e di alcune potevamo farne anche a meno, ma vabbè questa resta una mia considerazione.

Quindi sicuramente, se lo avessi letto prima di aver visto tutta una serie di altre cose o di aver letto qualcosa di simile, sulla crudeltà umana e sul desiderio di potere che ogni uomo prova, di voler sempre sopraffare sugli altri, bè sicuramente lo avrei apprezzato di più perchè mi sarebbe apparsa come una cosa nuova, ma sfortunatamente letto adesso, bè perde tanto di significato.

Questa realtà cruda  in cui persino i bambini  perdono la loro innocenza, pur di voler prevaricare sugli altri, e alla fine riassume il concetto che una società perfetta sia un'utopia che le regole servono, e nonostante le regole vengano create, c'è sempre chi le adotterà per il proprio tornaconto.

Ovviamente chi è saggio e onesto, non sopravvive... ma qui voglio evitare spoiler...quindi non scenderò nei particolari.

Una cosa sicuramente curiosa, e dall' altra anche un po' noiosa, è stata la totale assenza del genere femminile, e continuo a chiedermi perchè non ci fossero bambine? Una scelta maschilista? O femminista? Forse Golding pensava che la presenza di figure femminili avrebbe dato più umanità alla storia, che le bambine avrebbero potuto essere più di cuore e  meno disumane, oppure che il genere femminile nella società non devono avere rilievo e potere decisionale...?! Questo per me continua ad essere un grande punto interrogativo.

Riguardo invece la presenza della "bestia", la visione poi di questa figura mitologica e immaginaria del signore delle mosche, ho notato che appariva solo a coloro che ovviamente avevano voglia di prevaricare sugli altri, quindi ovviamente una metafora sulla sete di potere, che alla fine non  ti riempie che soltanto di un pugno di mosche, ma non si ottiene nulla di fatto, infatti il libro termina con una riflessione più o meno simile, in cui fa capire che se fossero andati d'accordo tra loro, tante tragedie si sarebbero anche potute evitare, e che alla fine tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi e invece alla fine per il desiderio di potere e prevaricazione, hanno preferito farsi del male.

Sicuramente mi aspettavo, un po' più di azione, e qualcosa di più cruento, sarà che ormai siamo così abituati a scene di violenza efferata, che il signore delle mosche appare quasi una bazzecola di poco conto, anche se devo ammettere che verso la fine, non ho potuto far a meno di sobbalzare dal divano.

Nonostante la scena  di violenza non sia così dettagliata nella sua crudeltà, ha qualcosa che suscita indignazione e dolore, nonostante i tempi, risulta un libro ancora in grado di scuotere,  suscitando emozioni negative: di rabbia, costernazione e sdegno.

Inoltre devo ammettere che è un libro scritto stilisticamente bene, accurato nelle sue descrizioni, paradossalmente non è tanto in sè la trama e il significato del libro che ho apprezzato di più, ma le immagini che William Golding ti dà dell' isola, dei personaggi, dei loro pensieri e inquietudini.

Secondo me è un libro che va letto ad alta voce, per apprezzarne di più la carica emotiva, il suono delle parole e la potenza delle immagini, predominano più della trama e del significato stesso del libro.

 E dire che non ho neanche una delle traduzioni migliori e accurate del libro, ma devo dire che è molto suggestivo e coinvolgente nel modo di descrivere e narrare la storia, lo scrittore riesce a riempire quei vuoti e buchi che ci sono nello svolgimento della trama.

E' un libro molto contemplativo, non ne apprezzi la vera essenza se non lo leggi ad alta voce, infatti tutte le volte che mi è venuto a noia, è stato perchè ero costretta a leggerlo con gli occhi, per ragioni di forza maggiore.


















sabato 26 gennaio 2019

Cecità di José Saramago

Il pluriacclamato José Saramago che con questo libro ha vinto il premio Nobel.
Ora non metto i dubbi le capacità di quest' autore, capisco e rispetto la scelta di volergli dare un premio Nobel, ma date anche a me un premio per essere riuscita a terminarlo! Non l'ho davvero creduto possibile, non mi sembra ancora vero, sento ancora l'ansia invadermi.  Perché questo libro è fatto di ansia, claustrofobia e disumanità. Ovviamente il libro vuole comunicare dei messaggi forti e importanti. Può piacere per questo significato così preponderante, di una cecità  che funge da metafora, per delineare quanto l'essere umano sia ceco, si benda gli occhi dinnanzi quello che accade sotto al suo stesso naso, di fronte ai morti, alle catastrofi, di fronte l' inquinamento e a tutte le risorse idriche che stiamo esaurendo.  Una frase che voglio riportare è questa, che esplica il concetto dell' intero romanzo "Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che pur vedendo, non vedono".  
Tuttavia nonostante queste premesse positive, a me personalmente il romanzo non è piaciuto affatto, esaurita la prima parte del romanzo, la lettura diventa asfissiante, stancante e snervante, nonostante il significato profondo del romanzo, non è riuscito a coinvolgermi.
Sicuramente l'intento di José era quello di mettere ansia, di descrivere una disumanità senza via d'uscita, però se ci va il punto, devi mettermi il punto e non la virgola, che a lungo andare il lettore resta senza fiato.  Ho odiato questa cosa, questo voler fare l'alternativo o l'originale del tipo io posso permettermi di mettere una virgola al posto del punto, e rendere la lettura ancora più ansiogena e difficoltosa, come se già non lo fosse di partenza. Poi troppe parole... Ci si perde in un' accozzaglia di complicati discorsi proverbiali e di riflessioni anche belle e interessanti, ma espresse tutte in un lungo periodo, in cui non ci sono neanche i punti, ma solo misere virgole. In più aggiungo, che ad amplificare il fastidio ci si è messa anche la "Feltrinelli" ad impaginare il testo tutto appiccicato, e le parole stampate ti appaiono come tante formichine attacate fra loro, insomma che mal di testa e che faticaccia! Star dietro allo scrittore e le sue idee originali, di non seguire la punteggiatura come tutti, che decide di fare periodi lunghissimi utilizzando un bel po' di parole, come se volesse fare mostra di quante innumerevoli parole conosca o riesca a tirar fuori dal dizionario. E poi star dietro anche ad un impaginazione così miserabile, da rendere il libro illegibile per un dislessico e non.
L'idea dell' epidemia di cecità ripeto bellissima, mi ricordava un po' "la peste" di Albert Camus, solo che quello bè sono riuscita a terminarlo, facendo persino meno fatica.
Nonostante anche "la peste" sia abbastanza pesante come tematica e nel modo in cui è scritto, però nello stile di "Camus" era più facile e semplice da leggere. Mentre José Saramago ha una scrittura ingarbugliata, logorroica, ad una certo punto si inceppa  e si perde il filo del discorso.
Anche nelle vicende di quest' epidemia ad una certo punto sovviene oltre l'ansia e il malessere, persino la noia e ci si chiede e in be'? Dunque José? Quand'è che la finiamo? E quando pensi che non ne hai ancora per molto, lui tira fuori discorsi a mo'  di lista della spesa, José è un sadico! Insomma, sarà anche uno scrittore straordinario, degno del premio Nobel, ma a me non mi ha affatto convinto, ovviamente sarà un mio pensiero, sarà una cosa molto soggettiva, sarà che ho già l'ansia di mio, è un libro che mi fa venire più panico e ansia, anche NO!
Dico la verità, avevo persino pensato di abbandonarne la lettura.
Ho continuato a leggerlo solo lasciandomi trascinare dal significato profondo del romanzo e dal fatto che tutti lo osannavano come un capolavoro,  quindi volevo anche farmi un'idea completa del mio pensiero anche negativo. Ma a differenza di quei romanzi che non mi piacciono, che di solito mi lasciano il vuoto assoluto o di cui penso con rabbia che spreco di tempo, pensando con rammarico di aver potuto impiegare il mio tempo in altre letture, bè questo non mi ha lasciato queste sensazioni, mi ha lasciato tanta ripugnanza, fastidio e odio sarà che c'è qualcosa in questo romanzo che  ha risvegliato in me dei sentimenti di sdegno, abnegazione e intolleranza verso la violenza e la disumanità umana, e quindi anche io volevo bendarmi gli occhi, volgere lo sguardo altrove. Anche se non mi è piaciuto, leggerlo è stato giusto, doveroso, significativo, riflessivo e mi ha lasciato queste sensazioni così intensamente negative. Ecco forse la mia riflessione è questa un po' sulla  linea "Marie Kondo" in questo momento, un po' sulla forza dell' aura negativa che emana questo libro, nel senso che se vuoi ancora vivere felice è meglio non leggerlo, se invece sei masochista e non vuoi più essere ceco dinnanzi la crudeltà umana bè allora bisognerà pur leggerlo. Siccome io sono masochista l'ho letto, non mi è piaciuto fino in fondo, però la ritengo una lettura che andava assolutamente intrapresa.



venerdì 18 gennaio 2019

Cyberbugie di Corrie Wang

Questo libro scritto da Corrie Wang, una scrittrice coreana, che di coreano forse non ha niente a parte il nome, nel senso che il libro non risente di quella sensibilità asiatica, anzi è un libro ambientato persino in America, raccontandoci quindi dinamiche adolescenziali più da ragazza popolare  americana. Il modo di scrivere della Wang è spedito ed  immediato, un young adult che nonostante il genere "teendrama" non appare per nulla scontato. La protagonista, ragazza popolare a scuola si ritrova in rete un video hot di lei con un suo professore. La Wang ci racconta cosa significa e comporta per la protagonista questa situazione, la gravità del "porn Revenge", un problema che anche nella cronaca Mondiale sta sempre più causando vittime, persone che non reggono la situazione e si suicidano, quindi il fatto che se ne parli in un libro la ritengo una cosa giusta e interessante.
Il libro è leggermente "distopico" preannuncia un futuro in cui tutti hanno dei doc, come dei tablet, ma più moderni e innovativi in cui l'intera popolazione è registrata per fare qualsiasi cosa, fare acquisti, per il lavoro e un milione di altre cose, un qualcosa che poi non è così lontano dalla realtà di adesso.  Il libro offre tanti spunti sulla quale riflettere su cosa è giusto condividere e pubblicare online e cosa no, se è giusto essere sempre e irrimediabilmente connessi, perché alla fine come sostiene la Wang i momenti in cui sei veramente felice sono quelli che solitamente nessuno vede e che  non hai bisogno di condividere.  Sin dalle prime pagine, la protagonista non appare come la classica protagonista buona e indifesa, per il quale dici oh poverina, anzi appare irritante e fastidiosa, ma nonostante tutto entri in empatia con la protagonista, perché nonostante "la stronzaggine" da fighetta popolare della scuola, sai che in fondo non si meritava una cosa del genere, che nessuno se lo merita, anche se non è sempre stata una persona carina e coccolosa. Alla fine la vittima è sempre vittima, nessuno se la cerca è questo che la Wang intende farci capire nel romanzo, e che un video del genere può distruggere l'intera vita di una persona per sempre.
Il romanzo appare avvincente, mentre la protagonista cerca di scoprire chi è stato a pubblicare quel video e a realizzarlo dato che non è neanche un video reale, ma per certi versi sul finale e su un mucchio di altre situazioni si perde tanto in una marea di sciocchezze  e banalità.  Tuttavia è un libro che consiglio già solo per la tematica e per alcuni spunti di riflessione sul progresso e la tecnologia un po' alla "black mirror", ma in chiave "young adult", nonostante le 400 pagine il libro è parecchio scorrevole e fluido, quindi non lasciatevi ingannare e scoraggiare dal quantitativo di pagine.
Inoltre lo ritengo un libro che possa dare coraggio e forza d'animo a chiunque sia caduto vittima del cyberbullismo e del porn Revenge, e forse anche un buon libro per i genitori per avvicinarsi e confrontarsi con una realtà a loro sconosciuta, così da essere in grado di affrontare una  situazione  del  genere nel modo giusto con i propri figli. Perché dopotutto la protagonista non demorde e non si lascia scoraggiare soltanto perché accanto a lei si ritrova a scoprire quante persone realmente tengono a lei, e alla fine l'amore, il sostegno familiare e l'amicizia diventano la sua unica forza contro il persecutore.

sabato 13 gennaio 2018

Momo di Micheal Ende

Questo scrittore tedesco è noto per l'altisonante titolo "La storia infinita", che a me non ha mai detto niente, preferisco di gran lunga la meno celebrata storia di "Momo", secondo me più carica di significato.
Momo  viene presentata a prima vista come la solita storia di una bambina orfanella, che riesce a farsi tanti amici, che è buona ed ascolta sempre tutti, ma  nel corso del romanzo accade qualcosa di molto interessante, arrivano dei signori grigi in giacca e cravatta che rubano il tempo alle persone.
Improvvisamente, tutti sono ossessionati dall'idea di andare alla banca di risparmio del tempo, tutti che cercano ad ogni costo di risparmiare il loro tempo, e cercano di fare tutto con il minor dispendio di tempo, ma a risentirne è la qualità del lavoro svolto, e la gente non trova più il tempo per rilassarsi e svagarsi, sono sempre tutti di corsa.
Si crea un mondo grigio e morto,  che va di corsa, e le persone si comportano come delle macchine che non trovano neanche il tempo per provare sentimenti, dato che anche quello viene ritenuto uno spreco di tempo.
Un libro che  banalmente viene ritenuto per bambini, ma che non lo è.
Aiuta certamente a capire il mondo dei bambini, poichè sono proprio i bambini gli unici a non sottomettersi al volere dei signori grigi, dato che i bambini non si curano del tempo, i bambini fanno tutto calma, e sono quindi i bambini padroni indiscussi del tempo.
Ma allo stesso tempo questo libro, oltre a vederlo sotto un aspetto per così dire pedagogico, secondo me è lungimirante e premonitore di una realtà odierna, nella quale purtroppo conta l'efficienza, la velocità, la dinamicità, rispetto alla qualità effettiva di quel che si fa.
Anche i bambini alle primarie spesso studiano un minestrone di cose, e devono subito riuscire a leggere testi lunghissimi, e fare i calcoli senza usar le dita, perchè devono riuscire a far tutto nel minor tempo possibile, se è possibile non devono neanche pensare al numero nella sua concretezza, devono fare tutto a mente come delle macchine, perchè così fanno il prima possibile, ma  alla fine quei numeri restano dei concetti così astratti e sfuggenti, da non riuscire a calcolarli.
E poi ci sorprendiamo, del fatto che tanti bambini non riescano a star al passo, e che ultimamente la percentuale di bambini con disturbi di apprendimento si è notevolmente alzata?!
L'ansia e la frustrazione di questi bambini, alla quale viene richiesto di accorciare i tempi, di seguire le lancette dell'orologio,  riducendo l'apprendimento un concentrato di nozioni buttate così a caso, e rendendo la scoperta del mondo qualcosa di dato per scontato, in un'età in cui non dovrebbe esserlo.
Riflessioni a parte, che faccio anche un po' in base al vissuto nelle scuole italiane, in cui sto notando questi aspetti negativi. Il libro in un modo o nell'altro ci fa riflettere sull'importanza del tempo, e di quanto spesso questo tempo ci venga ingiustamente sottratto, e non ne siamo pienamente padroni come vorremmo, come lo sono i bambini o meglio come dovrebbero esserlo, dato che si tende a voler forzare persino i bambini a farli rientrare in questo sistema distorto e malato. Bambini che non vogliono perder tempo a giocare o a fare i laboratori, perchè è più importante riuscire a finire i compiti nel più breve tempo possibile. Nel libro di Ende, questo non succede i bambini non si sottomettono, ma nella realtà  ahimè i signori grigi spesso vincono, a discapito di tutto.










venerdì 8 settembre 2017

Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Blade Runner) di Philip K. Dick.

Questo è uno dei casi in cui il film diventa più famoso del libro stesso, fino al punto da annientarlo completamente, ovviamente non per qualità, ma per maggiore clamore hollywoodiano.
Io non sapevo affatto che di Blade Runner esistesse il libro, poi non mi ero mai interessata affatto alla questione, dato che non è proprio uno di quei film/libri che toccano il mio interesse, perchè si tratta di scifi/fantascienza, genere che non mi appartiene affatto, eppure dopo mille insistenze esterne, mi convinco a provare a vedere il film.
Inutile dire che mi sono letteralmente addormentata, ancor prima che l'androide avesse cominciato a dire la tanto abusata frase cult "Ho visto cose che voi uomini non potete  nemmeno immaginare...". Alla fine tento il colpo gobbo con il libro,ed ecco che lì si apre uno spiraglio di speranza o e scopro che il libro non ha minimamente niente a che spartire con il film.
La frase cult "Ho visto cose che voi uomini non potete immaginare ecc...ecc..." non esiste nel libro, è stata a quanto pare una presa di iniziativa dell'attore Hollywoodiano, che per quanto cerchi di ricalcare il significato del libro, non risulta sufficiente, anzi lo snatura completamente.
Poi la "love story" tra il protagonista poliziotto e l'androide, bè anche quello fa perdere di vista il reale senso del romanzo.
Nel film c'è un innamoramento reciproco, nel romanzo non è affatto così, sopratutto perchè il poliziotto è sposato, e per lui resta solo un'avventura occasionale quella con l'androide, solo una questione di sesso.
Questo era un concetto chiave del romanzo, di un paradosso, nella quale in un mondo futuro tutto funziona all'inverso, all' incontrario, è l'uomo a perdere la propria umanità, mentre l'androide invece si avvicina sempre più a diventare sempre più umano e a provare dei sentimenti.
Infatti è proprio l'androide femmina ad innamorarsi di lui, ma lui non la ricambia affatto.
Ma molto probabilmente il cinema americano,  voleva un lieto fine, e un protagonista meno antieroe, e quindi hanno voluto addolcire la pillola annullando la moglie e aggiungendoci una love Story emozionante e struggente, che rendesse la visione più accattivante alla massa.
Ovviamente oltre a questo, il film si rivela essere piacevole e coinvolgente  per la visione futuristica del romanzo, che appare in certi casi,attendibile e azzeccata, per molte invenzioni e idee.
 Philip K Dick ci appare  per certi versi come un veggente, un indovino, che sa già cosa accadrà  nel futuro.
Devo però ammettere che il libro, per quanto riguarda introspezione psicologica dei personaggi e le riflessioni esistenziali, è molto più soddisfacente ed esaustivo del film, però per quanto riguarda la rappresentazione visiva di quella realtà fisica, di un ambiente cupo, inquinato e putrido, è riuscito molto di più nel film. Le immagini, le scene in questo caso, hanno quella caratteristica di immediatezza e forza maggiore rispetto a quella carente del libro, poiché si tratta di un romanzo che si sofferma molto più sull' analisi psicologica e riflessiva, che sulle descrizioni dell' ambiente nella quale i personaggi si muovono e se da una parte è una buona cosa, perché si rivela in questo senso essere un romanzo interessante e originale, che non annoia perché non è affatto descrittivo , dall' altra però rappresenta una lacuna che è stata colmata con il film. La pecca è che il film  non è lineare affatto con la trama del libro,e a parte le ambientazioni ben fatte, si rivela essere una noia mortale, mentre appunto il libro offre tanti spunti di riflessione interessanti sull' esistenza umana,che appunto nel film sono stati tralasciati per far posto ad una storia d'amore mai esistita.

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