domenica 29 settembre 2019

La coscienza di Zeno di Italo Svevo

"È un libro che a mio parere va preso con le pinze. Va letto in una fascia d'età tra i 25-30 anni, in cui sei già abbastanza maturo da poter comprendere un po' meglio, il senso di inadeguatezza per la vita, la costante sensazione di inettitudine e di malattia che Zeno si sente addosso. Riguardo il fatto che non sia scritto bene, anche qui, c'è da considerare che Italo Svevo fosse triestino e prima della seconda guerra mondiale Trieste non facesse parte dell' Italia, ma fosse appunto sotto il dominio austro-ungarico.  Inoltre, è un po' come Pirandello non ci si deve soffermare sullo stile di scrittura, ma più sull'accurata introspezione psicologica.  Zeno ripercorre la sua vita attraverso un diario-confessione, senza seguire un ordine cronologico, ma attraverso eventi cruciali e focalizzanti della sua esistenza quali: l'inizio della terapia psicoanalitica, la morte del padre e il momento in cui si sposa, per poi farsi un'amante fino al periodo in cui decide con Guido ( cognato e amico) di aprire un'associazione commerciale raccogliendo insuccessi.

Lo psicologo deciderà di rendere pubblico per vendetta questo suo memoriale, poiché Zeno non si presenta più alle sue sedute, concludendo di essere guarito o meglio di esser malato, come tutti gli esseri viventi, è la società stessa ad essere malata. Devo ammettere, che inizialmente il personaggio di "Zeno Cosini" mi era più simpatico sulle prime pagine, andando avanti il personaggio si deforma rendendolo per certi versi detestabile,eppure anche in questo si delinea la bravura di Italo Svevo nel costruire l' evoluzione del protagonista, che in fin dei conti non è buono ne cattivo, è solo umano. Andando avanti il romanzo, procede con alti e bassi, meno appassionante, con la storia del cognato Guido,fino ad arrivare ad un finale molto profondo e significativo, che auspica il senso di tutto il romanzo attraverso lo scoppio della seconda guerra mondiale a cui fa riferimento parlando di un' esplosione di ordigni (facendo riferimento alla bomba atomica). In questa parte conclusiva, il pensiero pessimista e decadente che l'essere umano guarirà solo al momento di perire, fino ad estinguersi. Questo libro mette in luce la crisi dell' uomo moderno, piena di buoni propositi che non trovano attuazione e lo sviluppo di nevrosi nuove, che adesso appaiono piuttosto vicine e contemporanee a noi, quali l' ipocondria  e il desiderio stesso di contrarre una malattia, per rendere la vita più sopportabile,  accarezzando l' idea di lasciarla quanto prima. Queste problematiche psichiche vengono messe in luce dall' avvento della guerra.  Solo esseri viventi malati, possono farsi la guerra tra loro, uccidendo la loro stessa specie.  

domenica 8 settembre 2019

La musa del dipartimento di Honoré de Balzac

Un libro poco conosciuto, di Honoré de Balzac, che rispetto a classici come "Anna Karenina", "Madame Bovary" e "l'amante di lady Chatterley"  tratta il tema dell'adulterio in un modo unico e differente, da questi acclamati capolavori poc'anzi citati.  

Honoré de Balzac è distaccato e retorico, potremo dire che non c'è empatia tra lui e i suoi personaggi. Un difetto o una peculiarità del suo modo di scrivere? Io direi, che la freddezza e il distacco tra narratore e i personaggi sia voluto e ricercato. 

Lo scrittore guarda i personaggi dal di fuori, li analizza, ma senza cogliere tutte le loro sfumature di azione e pensiero, non è un narratore onnisciente,si tiene sempre a debita distanza dai protagonisti, cogliendo solo quei particolari manieristici, calcolatori e doppiogiochisti. 

Balzac si prende gioco dei suoi personaggi, e i loro sentimenti romantici appaiono frivoli e superficiali, come in  una commedia teatrale da mettere in scena, fino a che convenga ad entrambi le parti. 
I sacrifici della protagonista, per il suo adorato amante, anche questi vengono trattati come qualcosa di artificioso e costruito, dato forse da un bisogno compensativo e psicologico della protagonista. 

Una necessità drammatica e teatrale della donna, di nutrire il suo spirito materno e da crocerossina verso il proprio amante.

Se da una parte, ho trovato la lettura veramente molto povera di sentimentalismo, molto più cruda e amara, come un continuo e repentino burlarsi di Balzac dei sentimenti umani, dall' altra ho apprezzato questo distacco, questo suo modo di vedere le cose dal di fuori, sarà che ho letto tanti romanzi che fanno tutto il contrario, da considerare originale e anticonvenzionale, questo stile farsesco e retorico di Balzac. È come se fossero solo i personaggi di una commedia teatrale, che mettono in scena diverse maschere, come più si conviene o più convenga a loro, la cosiddetta "Commedia Umana" ricorrente in Balzac, che in qualche modo richiama un po' vagamente il concetto Pirandelliano dell' "Uno, nessuno e centomila", ma in maniera meno spiccata e forte.


Intrinseco il pensiero Machiavellico "il fine giustifica i mezzi".

 E sulla conclusione del romanzo, ci sarebbe anche molto da discutere, dato che è un finale condito di sarcasmo e lascia anche qualche  spazio aperto, con un bel punto interrogativo, ma è voluto e ricercato questo margine di incertezza, a libera interpretazione o come nei migliori tradimenti, madre certa, be' sulla paternità non possiamo dire la stessa medesima cosa. 

Credo, che sia quello il messaggio, imbastito da Balzac volendo lasciare al narratore l' incertezza sull'identità del citato "procuratore generale", che recita  quelle fatidiche parole conclusive dell' intero romanzo, da cui si intuisce tutto e niente, ma una cosa è certa, un' adultera, resta sempre un' adultera.

Questo romanzo tuttavia, segna una rottura con tutte le regole sociali, sovverte l' ordine precostituito secondo cui un' adultera è condannata ad essere emarginata dalla società.

 Balzac sovverte il bigottismo e le regole della società, facendo si che l' adultera torni ad essere moglie, e a riacquistare la sua rispettabilità nella società, nonostante tutto, e forse pur mantenendo il suo ruolo di adultera, purché tutto avvenga lontano dagli occhi indiscreti?! 

Devo dire che come libro sconosciuto, è stata una rivelazione, ma se devo essere del tutto onesta è stato difficile in alcuni punti star dietro a Balzac, dato che il suo modo di scrivere è molto prolisso e carico di figure retoriche.

Ovviamente, il suo tono retorico e da commediante, richiede anche forse una conoscenza maggiore degli usi e i costumi dell'epoca in Francia, agli inizi dell'ottocento, e non avendo tali conoscenze, si può venir assorbiti passivamente da questo genere di lettura, senza riuscire a catapultarsi del tutto dentro.

Una cosa che sicuramente ho trovato interessante è stata la cura di Balzac  nella rappresentazione dei costumi sociali, il paragone sulla donna parigina e la provinciale, e ovviamente, per l' originalità del finale.  

Dinah è tanto superiore come donna da sovvertire tutte le regole sociali!  Un' idea di emancipazione femminile del tutto inaspettata,  in cui Balzac fa risuonare così forte l' intelletto e le qualità di Dinah come donna moderna,reclusa  in una società ancora troppo antiquata, bigotta e maschilista, ma da cui riesce ad uscirne vincitrice, o comunque salva dall' emarginazione sociale, ma dovendo, ovviamente, giungere ad un macchinoso compromesso, ritornare al ruolo di moglie così come si conviene. 

Tuttavia, senza troppi pesi sul cuore e sulla coscienza, Dinah come tutti gli altri personaggi è una calcolatrice nata,tanto quanto il marito e l'amante. 

Il saper dosare e soppesare le proprie passioni diventa un'abilità, per non soccombere dinnanzi i giudizi e le meschinità della società di quel tempo.





giovedì 1 agosto 2019

Ring di Koji Suzuki

Rispolverando la libreria, mi sono accorta di non aver mai postato una recensione su questo libro ed è un vero peccato perchè merita davvero, quindi voglio recuperare.


Questo libro fa parte in realtà di una trilogia horror (Ring, Spiral e Loop) che con molta probabilità non completerò, perchè non riesco a recapitare il secondo libro in italiano "Spiral", introvabile, persino su amazon, poi sinceramente dalle recensioni, non sono molto convinta che ne valga la pena.

Personalmente sono scettica sulle saghe, preferisco i libri a sé stanti, e  "Ring" nello specifico si presenta come un libro che potrebbe benissimo essere auto-conclusivo, semmai ciò che mi attira, a voler leggere il seguito è solo il modo di narrare di Koji Suzuki.

Da questo libro, è stata tratta un orribile trasposizione cinematografica americana, che distrugge e disintegra la valenza del romanzo.

Se proprio si vuole vedere un film su "Ring" suggerisco i film giapponesi, certo non sono proprio fedeli al romanzo, ma quanto meno mantengono la stessa cadenza ritmica del romanzo.

Il problema è proprio quello, gli americani concepiscono un horror spedito, immediato, senza lasciar spazio tanto al colpo di scena, perchè te lo aspetti, non si crea suspence, perchè c'è un leit motiv precostituito e seguito molto dall'azione, è tutto giocato sul cosa accade, mentre invece nei film horror giapponesi, non è così, procede tutto molto lentamente, in maniera quasi snervante,creando un senso di angoscia psicologica, nell' attesa che accade qualcosa, e quando succede si scatta dalla sedia, perchè è tutto così  improvviso e inaspettato.

Dalla quiete, si passa di colpo alla tempesta, e lo spettatore/lettore è del tutto disorientato e impreparato da quello che sta accadendo.

Non starò qui a scrivere tanto della trama,  che ovviamente è stata cambiata nei film, tipo che il giornalista è un uomo e non una donna, e altri dettagli significativamente interessanti, tipo sulla storia terribile di Sadako Yamamura, che poi lei sia un' ermafrodita, cosa estremamente taciuta nei film.

Più che altro quello su cui volevo porre l'attenzione, è che con questo romanzo Koji Suzuki abbia dato vita a un genere horror moderno, in cui le forze oscure si servono di elementi tecnologici :"La videocassetta, la tv, il cellulare...".

Forse a voler suggerire qualcosa di più insito e profondo al lettore, che non è tanto Sadako di cui aver paura, tanto più i mezzi tecnologici di cui si serve... Un messaggio implicito al progresso tecnologico? Una risorsa preziosa, ma allo stesso tempo può diventare un incubo, qualora se ne faccia cattivo uso.

Il libro ci trascina in una spirale di paure psicologiche, infatti non è tanto spaventosa in sé Sadako, non è la caricatura esagerata inscenata dai film, non esce veramente fuori dallo schermo.

E' più incentrato sul protagonista, sulle sue paure psicologiche sulla morte, e su quello che comporta aver visto quella cassetta, sapendo che inconsapevolmente la figlia e l'ex moglie l'hanno anche loro visionata.

Non succedono cose così forzatamente costruite ad hoc, per terrorizzare il lettore, semmai ci sono delle percezioni emotive e psicologiche del protagonista,  che creano un confine sottile  tra  suggestioni dal suo stato psicologico-emotivo e realtà.

E non si svela mai, se tutto quello che viene narrato accade realmente, o alcune di queste siano solo impressioni del protagonista, aleggia questo mistero che ossessiona il lettore, dando conferma ad una paura insita dentro di noi, l'intangibilità di una realtà oggettiva, anziché quella sfigurata dalle nostre percezioni.

Non fa paura nel vero senso del termine, semmai trascina il lettore nella disperazione angosciosa e inquieta del protagonista, costretto a fare delle terribili scelte per salvare la sua famiglia.

E' grottesco, cupo e soffocante,  proprio perchè gioca tanto sull'immedesimazione psicologica,  ad un ritmo lento, ma con un' oscurità incalzante e serrata, da cui non si vede via d'uscita.


Un vero peccato, che in pochi conoscano il libro e si limitino a vedere la trasposizione cinematografica americana, che ha del tutto violentato i contenuti dell' opera originale.

Come libro horror-psicologico meriterebbe di essere letto, almeno una volta nella vita, soprattutto se piace il genere, poi se piace lo stile di scrittura giapponese ancora meglio! Non è neanche pesante, si rivela essere talmente coinvolgente, che si può anche finire in un solo giorno, almeno io l'ho fatto fuori in un giorno solo!









lunedì 29 luglio 2019

Jane Eyre di Charlotte Bronte

Avevo sottovalutato l' inestimabile valore di questo romanzo, credevo che non potesse equipararsi, competere con "Cime tempestose" della sorella Emily Bronte, invece mi sbagliavo di grosso.
"Cime tempestose" è solo più famoso, e racchiude più un fascino grottesco, i protagonisti sono più cupi e maledetti, si percepisce più un senso di inesprimibile dannazione, più gotico, struggente e drammatico. I personaggi sono antagonisti di sé stessi, e forse per quello in me c'è un netto distacco a livello empatico con i personaggi e la vicenda, era come se il dramma dal mio punto di vista, se lo fossero anche un po' cercato.
Mentre invece in "Jane Eyre" per quanto i difetti caratteriali di Mr Rochester siano evidenti, non sono tali da rendere il personaggio cattivo, anzi molto umano e fragile, poi anche Jane è un personaggio più affine alla mia personalità, di indole apparentemente pacata, dotata di intelletto e forza di volontà, tuttavia di fronte le ripetute ingiustizie subite dalla zia non può fare a meno di ribellarsi. È molto accurata la caratterizzazione dei personaggi, sia nei loro aspetti caratteriali, fisici e anche a livello di vicissitudini, ogni personaggio  è ben delineato e descritto, certo avrei preferito meno pagine sul fastidioso cugino St John, con i suoi mega pipponi religiosi, ma quello è un altro discorso. 
Poi sicuramente è una storia molto più complessa e dettagliata di "Cime tempestose", perché narra la formazione e la crescita di Jane, senza trascurare alcun particolare. Poi dalla linea di romanzo di formazione, sfiora il genere gotico, facendo aleggiare a Thornfield, un mistero, urla, sogghigni e risatine provenire dalla soffitta. Poi c'è l' aspetto romantico della storia,gli incontri e i dialoghi fra Jane e Mr Rochester, a mio parere dalle versioni cinematografiche perde tantissimo, per ragioni ovvie di tempistiche, e poi si sa nei film la parte più focalizzante è l' azione, mentre invece la storia d'amore fra Jane e Mr Rochester è più giocata sul loro scambio di ruoli e battute, uno scontro e gioco dialettico, in cui appare labile il confine tra padrone e sottomessa. Il rapporto fra i due protagonisti è travolgente, perché Jane è un istitutrice, mentre lui è il padrone, ai tempi il rapporto non era per nulla paritario,appartenendo a due classi sociali del tutto differenti. Tuttavia, nonostante Jane appaia in apparenza sottomessa psicologicamente e sentimentalmente a Mr Rochester, andando avanti con il romanzo si intuisce che non è affatto così. Infatti Jane non accetta il suo amore scendendo a compromessi, lei se ne va quando le cose prendono una piega inaspettata, spiacevole e indesiderata, riuscendo a cavarsela anche senza di lui, dimostrando di non aver bisogno di Mr Rochester . Mentre è proprio lui, che non appena Jane se ne va, perde tutto. Senza andare nei dettagli del romanzo, è a tratti sottilmente  femminista, sebbene questa natura del romanzo potrebbe anche essere contraddetta da una vera fervente femminista dei tempi odierni, ma il romanzo va anche collocato in base all'epoca in cui è stato scritto. Dopotutto, trovo anche interessante e piacevole questa doppia natura ambigua di Jane sottomessa a Mr Rochester, ma allo stesso tempo indipendente, che piega per molti aspetti Mr Rochester, senza lasciarsi convincere a restare a Thornfield,nel momento in cui  non lo ritiene giusto, per la sua morale etica, tuttavia quando il legittimo impedimento  alla loro unione svanisce, torna da lui di sua spontanea volontà, mostrandosi compiacente e ben disposta a prendersi cura di lui. La frase "Ebbene, cari lettori, alla fine l'ho sposato" in questo caso sottolinea l'emancipazione di Jane Eyre, che sta a voler dire "io ho scelto di sposarlo"come mio pari, non per migliorare la mia condizione sociale, ma solo perché lo amo e voglio sposarlo.
C'è sempre un duplice rapporto di sottomissione e dominazione da parte di entrambi i personaggi. È come se Jane sappia sapientemente equilibrare la sua sottomissione a lui, pur senza piegarsi del tutto, anzi il più delle volte dominando la natura irascibile e violenta di lui.
Molti critici hanno ritenuto che il libro non dovesse annoverarsi nella letteratura inglese alta, per i suoi aspetti fiabeschi e inverosimili della trama, sicuramente c'è qualcosa di troppo  irrealistico che stoni, ma senza nulla togliere alla qualità delle pagine, del resto è un' evidente scelta stilistica di Charlotte Bronte, basta scrutare un attimo sulla sua biografia per cogliere l' influenza delle fiabe raccontate dal fratello. Non mi ha tanto infastidito lei, che trovi ristoro una volta fuggita da Thornfield in una tenuta in mezzo ai boschi desolati, che appare quasi misteriosamente, in riferimento alla fiaba dei fratelli Grimm che stiano leggendo le due ragazze della casa, che poi scoprirà essere cugine. Tutta al più coincidenza delle coincidenze sono tutti cugini, e Jane Eyre erediterà tutto dallo zio appena morto, diventando difatti una donna ricca e indipendente, insomma perché queste cose non succedono anche a me?! Queste sono le forzature che si potevano evitare, che  banalizzano un po' la storia. Per altri questa cosa era già insita nel cognome "Eyre" che starebbe per "ereditiera errante", tralasciando tutte le altre teorie marxiste e non, che siano state costruite attorno al romanzo da cui prendo fermamente le distanze, perché secondo me spesso si finisce per costruire attorno ad un romanzo dei significati che non c'erano assolutamente, sfinendo l' intero contenuto dell' opera stessa.
Per il resto cosa posso dire, un cinque stelle, devo dire che l' inizio del romanzo mi era parso un po' fiacco, ma poi più avanti il ritmo si fa sempre più trascinante, soprattutto per il modo in cui Charlotte Bronte riesce a descrivere i personaggi e il loro rapporto.
Di come riesca delineare le fattezze e i caratteri dei due protagonisti e a farli apparire affascinanti, nonostante siano appunto due personaggi brutti fisicamente, ma coinvolgenti e ammalianti intellettualmente.
Poi un aspetto parosistico che io personalmente ho amato per quanto faccia molto "Arsenio Lupin e i suoi travestimenti", come elemento non sense e farsesco,  Mr Rochester che si traveste da zingara veggente, questo aspetto  sbruffone e burlone di Mr Rochester l'ho adorato, segna una rottura  con il Mr Rochester  sempre depresso, serioso e rabbioso dei film. Tra l' altro un' altra profonda differenza è quella del macchinoso intrigo studiato ad hoc per sedurre Jane Eyre. Mentre nel film, Mr Rochester appare un uomo ambiguo, indeciso tra Miss Ingram e Jane, oppure fanno credere che sia Jane ad aver equivocato e che lui non abbia mai pensato di sposare Miss Ingram, be' nel romanzo è lui che ha architettato quest' inganno facendo credere a Jane di voler sposare "Miss Ingram" per fare ingelosire Jane e attrarla maggiormente a lui. Questo elemento cambia tutto, nel senso nei film questo aspetto sia  machiavellico e romantico di Mr Rochester si perde, rendendolo solo un uomo indeciso e ambiguo.
Concludo col dirvi, evitate di guardare il film, leggete piuttosto il romanzo e semmai solo dopo guardate le versioni cinematografiche, quella che per ora mi è parsa la più fedele al romanzo è senza dubbio quella del 2011, con "Micheal Fassbender" nel ruolo di Mr Rochester, e "Mia Wasikowska" nei panni di Jane,tuttavia anche qui c'è qualcosa che non mi torna tipo la scena in cui tenta di strangolare Jane, non cerca di strangolarla, ma la stringe per la vita non volendo farla andare via, alludendo eroticamente al desiderio erotico del suo corpo, in maniera ovviamente molto elegante e ben celata, quindi pensava di farla sua, ma dice appunto che prendendola con la forza sarebbe solo entrato nel suo guscio che racchiude la sua anima, mentre lui voleva ottenere appunto il suo amore, non il semplice possesso del suo corpo, e così vi rinuncia. Tra l' altro una delle parti più emozionanti di tutto il romanzo, che nel film si riduce  banalmente a poche battute riprese dal libro. Paradossalmente una cosa interessante sulla post-fazione, diceva che il libro suscitò scandalo, e verrebbe da pensare che fosse per la componente implicitamente erotica presente nel libro, e invece ad indignare il lettore dell' epoca era stato il carattere di Jane ritenuta troppo intraprendente e sovversiva come donna.
Cosa posso dire?! Se amate i classici, questo di sicuro è una tappa obbligatoria! E sono più che certa che non ve ne pentirete,non lasciatevi demoralizzare dalla mole di pagine, è un libro che superato lo scoglio iniziale, si divora e ci si ritrova ad averlo a malincuore terminato!

lunedì 17 giugno 2019

Gridare amore dal centro del mondo di Kyoichi Katayama

Premetto che avevo visto il film giapponese di cui ho dei ricordi anche un po' vaghi, ma me lo ricordo veramente molto diverso dall'opera cartacea.

Era triste,  ma in realtà il film si soffermava più su altro, era forse un po' più freddo e distaccato nei confronti della ragazza di cui è innamorata il protagonista, il film prendeva una piega più matura, meno da teen-dramma adolescenziale.

Mentre invece il libro è più incentrato sulla storia d'amore adolescenziale fra i due protagonisti Sakutaro e Aki, un amore vissuto in modo molto lento e delicato.

Ma sfortunatamente le cose prenderanno una piega drammatica, ormai proposta da moltissimi altri libri come in "Bianca come il latte e rossa come il sangue" Di D'avenia,  "Tutta colpa delle stelle" di John Green, "I passi dell'amore" di Nicholas Parks e moltissimi altri, ma si differenzia molto da essi, poichè è un libro uscito molto prima, lontano dalla moda del teen dramma adolescenziale per eccellenza.

Lontano dal clamore, e dal seguire degli schemi ben precisi del genere teen-drama, con ragazza morente a causa di un tumore incurabile, che se ne parla ormai in un modo quasi viscerale, da aver perso la sua originalità e persino la delicatezza nell'affrontare certe tematiche nel modo più adeguato e corretto.

Sembra  ormai che si voglia solo dare alla "storia d'amore"  uno spessore commovente e struggente, così da aggiudicarsi facilmente il titolo di "best-steller", perchè si sa che se finisce in modo tragico si ha una maggiore presa sul pubblico, e poi hai trattato una tematica delicata e allora..."Oh wow!",

Il problema è che bisogna anche saperli trattare certi temi, e anche saper aggiungere qualcosa di  NUOVO e di non già detto, soprattutto quando di libri così ce ne sono  ormai a bizzeffe.

Quindi direi che un libro come "Gridare amore dal centro del mondo" , letto adesso dovrebbe perdere la sua carica di originalità, e invece no, riesce a mantenere una sua identità, a distaccarsi dalla moda, va totalmente controcorrente, forse perchè è giapponese, e il modo di narrare è diverso, si percepisce una sensibilità e delicatezza particolare, caratterizzata anche dai silenzi, quegli istanti di riflessione fra i due personaggi sulla caducità della vita.

Non resta confinato a teen-drama, nonostante sia un libro fluente e immediato, che constà di soltanto 5 capitoli, e si può finire in un solo giorno...

Nonostante la brevità e la scorrevolezza, il libro racchiude una grande profondità emotiva, si respira in esso, una  delicatezza puramente giapponese, nel modo in cui vengano espressi i sentimenti  e le emozioni dei personaggi, la morte viene percepita in un modo unico, singolare e indistinto, silenzioso, lento...Non come le cose plateali a cui siamo abituati noi occidentali.


Un libro che vale davvero la pena  leggere, molto commovente e struggente, tuttavia, non sfocia negli eccessi del dramma ridondante e fastidioso, da diventare quasi viscerale e patetico,  ma resta  contenuto e realistico.

Non si riduce  neanche alla malattia, all'amore e alla  morte della protagonista, ma induce a riflettere sull'esistenza stessa, sulla vita e la morte a livelli molto alti, non da solito teen-dramma in cui la tragedia deve essere solo un pretesto per farci commuovere, ma in questo caso diventa un' intenso spunto di riflessione sulla vita stessa, raggiungendo quindi livelli alti narrativi, e rappresentando il processo di maturazione stesso del protagonista che si interfaccia per la prima volta con la scoperta della morte, perdendo una persona a lui molto cara.








Brutta storia innamorarsi di Deborah Lo presti

"Brutta storia innamorarsi" di Deborah Lo presti, allora partiamo dal concetto che stavo male, molto male quando decisi di leggere questo libro su google libri, e quindi mi sono detta ho proprio bisogno di leggere una cosa senza impegno, semplice e immediata, che non sia troppo stronzata, che abbia un minimo di autorevolezza, non le solite cose di wattpad. Ma devo ricredermi, dopotutto pubblico anche io su wattpad, e le storie di wattpad al confronto sono più avvincenti, e hanno quel qualcosa di più originale di questa storia.

Dopotutto ho scoperto, che in realtà chiunque può auto-pubblicare su google libri, e che alla fine non è una piattaforma tanto diversa e discordante da wattpad, in realtà non ha nulla di più autorevole, è solo un canale diverso, che trova forse più consensi perchè è in mezzo a pubblicazioni più serie e classiche.

Ma c'è una grande differenza su wattpad mantieni i diritti sulla tua opera, su google bè per quanto ne so, ne perdi parecchi, e quindi non tutti si rimettono a questo tipo di pubblicazione, non sono belle le regole dettate da google sulle auto-pubblicazioni, a me personalmente hanno fatto storcere tanto il naso.

Quindi visto e considerato che sia quasi sicuramente un auto-pubblicazione della ragazza, che probabilmente è stata revisionata da lei stessa senza l'aiuto di nessun'altro, sarò un minimo clemente, considerando anche che non sarà neanche maggiorenne.

Non lo so, da fonti certe, ma per scrivere una storia  d'amore in modo così superficiale e sbrigativo, deve per forza non superare i quattordici o sedici anni di età, o forse dato che ha parlato di lavoro, magari poco più che diciottenne.


Si respira tanta ingenuità, innocenza nel modo di raccontare la storia e anche tante scemenze da film rosa, che nella realtà non possono accadere nè ora nè mai.

Quindi cosa posso dire, è uno di quei libri inutili, di cui ne potevamo anche far a meno, bè sicuramente si, ma dato che è gratis e disponibile su google come ebook, e non credo neanche che esista la versione cartacea, non abbiamo sprecato cellulosa, come direbbe "Michela Murgia", quindi non sarà indetta nessuna vendetta dagli alberi, e quindi va bene così.

Tuttavia, posso dire che in certi momenti il libro sembrava quasi piacevole e accurato nel descrivere le situazioni lavorative di questa ragazza senza alcuna esperienza lavorativa, ci si poteva forse un po' immedesimare e rivedere in lei.

Siamo tutte state ragazze inesperte che si ritrovano a far i conti con un mondo del lavoro, duro e severo, e che se non hai il temperamento giusto e adeguato, in determinati ambienti lavorativi proprio non ti ci trovi e ti mangiano viva.
Ma poi la trama si perde, sfocia in una storia d'amore forzata e costruita a tavolino, solo perchè ci andava di costruire la storia d'amore...ovviamente ci deve essere il bad boy, figlio del capo, che non si sa perchè deve essere attratto dalla ragazzina acqua e sapone, solo perchè gli dà più volte un due di picche...vabbè...dite la trama non è originale, chi se ne frega, l'importante è come viene narrata, ma anche sulla narrazione, non c'è stile.
E' tutto molto scorrevole, immediato e con qualche falla di significato, dato che ha messo "un imparare", laddove ci sarebbe andato un altro termine tipo "conoscere", tuttavia ammetto non troppi errori, un'ottima revisione, abbastanza accurata per essere "un fai da te", ma la storia non ha spessore, non coinvolge, i personaggi sono solo abbozzi stereotipati da cose già viste, privi di una personalità propria e preponderante.

Non ci si svincola dai filmetti rosa, non si crea nulla di nuovo di fatto, non si dà carisma e charme ai personaggi, lasciando un vuoto e un senso di insoddisfazione per la perdita di tempo.

 Si, ok ne avrò perso poco, data la brevità della storia, ma davvero troppa pochezza... A volte prediligo piuttosto qualcosa di scritto male, ma che almeno abbia la parvenza di qualcosa di nuovo e innovativo, perchè almeno si corrono dei rischi, mentre questo libro sembra così studiato, calcolato e soppesato persino nelle parole, da non lasciare nulla di fatto...dato che assomiglia a cose già lette e viste, senza tracciare una propria personalità, non risalta in nessun modo.

Non pensavo che lo avrei mai detto, ma al confronto "cinquanta sfumature di grigio" è un capolavoro, dato che almeno assume una sua identità come genere, e i personaggi spiccano per la loro assurdità, e il libro bè per il suo modo di essere scritto male e con delle figure retoriche assurde e quasi imbarazzanti ti rimane impresso, mentre questo te lo dimentichi dopo due giorni, anzi non appena lo hai finito di leggere, ti chiedi, ma in bè cosa ho letto?! Nulla di nulla...

Bè c'è del potenziale, ma male investito, e così che riassumerei tutto il libro, "brutta storia scrivere, senza sapere che pesci prendere!" e   aggiungerei anche "brutta storia leggere, quando non stai troppo bene!".







Il signore delle mosche di William Golding

E' un libro che mi trascino da mesi, devo dire che me lo aspettavo più avvincente e invece... si è rivelato molto noioso, quasi soporifero per via dei tempi morti.

Ci sono state pagine e pagine, in cui ho sperato in una svolta, e invece non accade assolutamente nulla, ma è proprio così che doveva essere, è uno di quei libri tra l'amore e l'odio, lo odi e lo ami allo stesso tempo e con la stessa intensità.


Nell' isola  desolata in cui misteriosamente questi bambini si ritrovano, ci sono tre figure di spicco: Ralph e Jack che si contendono il ruolo di leader, e poi Piggy il bambino più saggio, cicciotto e timido,  che dà sempre ottimi consigli, ma non è alla ricerca del potere, alla fine non viene neanche preso in considerazione, ma  è sempre  bersaglio delle preso in giro di tutti.

Sicuramente è un libro che letto adesso, appare quasi scontato, dato che il significato della storia, è stato ripreso innumerevoli volte in serie tv, film e libri.

Il tanto famoso "Hunger Games" riprende questo tipo di storia, ovviamente in chiave distopica, perchè si sa che lo "youngs adult" associato alla distopia, ultimamente spopola!

Ma ahimè, "Hunger Games" non introduce neanche nulla di innovativo alla trama, dato che non modifica o altera un 'opera come "il signore delle mosche" ma si rifà persino ad un secondo clone giapponese già modificato e se vogliamo distopico "Battle royale" Di Koushou Takani.

Tolta questa piccola parentesi, possiamo dire che "il signore delle mosche" di William Golding è un libro che sicuramente ha segnato un'epoca,  di un indiscutibile valore che piaccia o meno, è un cult che ha dato origine a tutta una serie di altre opere, e di alcune potevamo farne anche a meno, ma vabbè questa resta una mia considerazione.

Quindi sicuramente, se lo avessi letto prima di aver visto tutta una serie di altre cose o di aver letto qualcosa di simile, sulla crudeltà umana e sul desiderio di potere che ogni uomo prova, di voler sempre sopraffare sugli altri, bè sicuramente lo avrei apprezzato di più perchè mi sarebbe apparsa come una cosa nuova, ma sfortunatamente letto adesso, bè perde tanto di significato.

Questa realtà cruda  in cui persino i bambini  perdono la loro innocenza, pur di voler prevaricare sugli altri, e alla fine riassume il concetto che una società perfetta sia un'utopia che le regole servono, e nonostante le regole vengano create, c'è sempre chi le adotterà per il proprio tornaconto.

Ovviamente chi è saggio e onesto, non sopravvive... ma qui voglio evitare spoiler...quindi non scenderò nei particolari.

Una cosa sicuramente curiosa, e dall' altra anche un po' noiosa, è stata la totale assenza del genere femminile, e continuo a chiedermi perchè non ci fossero bambine? Una scelta maschilista? O femminista? Forse Golding pensava che la presenza di figure femminili avrebbe dato più umanità alla storia, che le bambine avrebbero potuto essere più di cuore e  meno disumane, oppure che il genere femminile nella società non devono avere rilievo e potere decisionale...?! Questo per me continua ad essere un grande punto interrogativo.

Riguardo invece la presenza della "bestia", la visione poi di questa figura mitologica e immaginaria del signore delle mosche, ho notato che appariva solo a coloro che ovviamente avevano voglia di prevaricare sugli altri, quindi ovviamente una metafora sulla sete di potere, che alla fine non  ti riempie che soltanto di un pugno di mosche, ma non si ottiene nulla di fatto, infatti il libro termina con una riflessione più o meno simile, in cui fa capire che se fossero andati d'accordo tra loro, tante tragedie si sarebbero anche potute evitare, e che alla fine tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi e invece alla fine per il desiderio di potere e prevaricazione, hanno preferito farsi del male.

Sicuramente mi aspettavo, un po' più di azione, e qualcosa di più cruento, sarà che ormai siamo così abituati a scene di violenza efferata, che il signore delle mosche appare quasi una bazzecola di poco conto, anche se devo ammettere che verso la fine, non ho potuto far a meno di sobbalzare dal divano.

Nonostante la scena  di violenza non sia così dettagliata nella sua crudeltà, ha qualcosa che suscita indignazione e dolore, nonostante i tempi, risulta un libro ancora in grado di scuotere,  suscitando emozioni negative: di rabbia, costernazione e sdegno.

Inoltre devo ammettere che è un libro scritto stilisticamente bene, accurato nelle sue descrizioni, paradossalmente non è tanto in sè la trama e il significato del libro che ho apprezzato di più, ma le immagini che William Golding ti dà dell' isola, dei personaggi, dei loro pensieri e inquietudini.

Secondo me è un libro che va letto ad alta voce, per apprezzarne di più la carica emotiva, il suono delle parole e la potenza delle immagini, predominano più della trama e del significato stesso del libro.

 E dire che non ho neanche una delle traduzioni migliori e accurate del libro, ma devo dire che è molto suggestivo e coinvolgente nel modo di descrivere e narrare la storia, lo scrittore riesce a riempire quei vuoti e buchi che ci sono nello svolgimento della trama.

E' un libro molto contemplativo, non ne apprezzi la vera essenza se non lo leggi ad alta voce, infatti tutte le volte che mi è venuto a noia, è stato perchè ero costretta a leggerlo con gli occhi, per ragioni di forza maggiore.


















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