giovedì 9 aprile 2020

Intervista col vampiro di Anne Rice

È un libro che volevo leggere da molto, non essendo mai stata ampiamente soddisfatta dalla versione cinematografica.
E in effetti, devo dire che è uno di quei libri in cui la trama a livello cinematografico si appiattisce, si consuma in una sequenza di scene e avvenimenti, senza riuscire ad esprimere il senso di solitudine, amarezza e angoscia che permane nel protagonista.
Anne Rice è stata l' iniziatrice del genere moderno in cui si narra di vampiri, non i vampiri giovani di "Twilight" in cui essere vampiri è una figata, no per Anne Rice  significa perdere la propria umanità e mortalità è una fonte costante di tormento e rimpianto per non aver vissuto pienamente la propria umanità, non averla goduta e amata nella sua interezza e brevità. Non credevo che la storia fosse così riflessiva e profonda, e che fosse scritto così accuratamente bene, o almeno nella traduzione capitatami fra le mani neanche tra le più recenti, si ha una scrittura scorrevole, tuttavia non è una profusione di parole messe a caso, "Anne Rice" è perfettamente padrona dal suo stile, sa quali corde toccare, quali parole usare.  
I vampiri di Anne Rice sono affascinati, ma maledetti, vivono in uno stato costante di avvilimento e dannazione, fino a che tutte le emozioni diventano sempre meno importanti, perdono di valore in una vita infinita. 
Credo che sia uno di quei libri ingiustamente dimenticati, ma che merita assolutamente una lettura, per gli amanti del genere e non. Non è un libro che si limita a parlare di vampiri, ma scava più affondo attorno a cosa significa vivere in eterno, e al significato stesso della morte. 
Parla più del valore della "morte", senza di essa la vita stessa diventa priva di senso, non si apprezza il reale valore dell' esistenza. La morte stessa per i vampiri diviene un dono per le loro vittime, perché qualcosa per loro di costantemente irraggiungibile. Si riflette anche sull'amore e tutte le sue sfumature, una costante ricerca di questo sentimento che diventa effimero e deludente. L' amore platonico di Louis per Claudia, la bambina vampira e la sua insofferenza per restare sempre bloccata nel corpo di una bambina, nonostante la sua mente divenga sempre più quella di una donna matura.  Lestat e la sua eterna noia,che cerca di colmare con il lusso sfrenato e frivolo, o con nuovi abili modi sadici di cacciare e uccidere le proprie vittime per berne il sangue.
Louis che invece rinnega la sua stessa natura di vampiro, cercando di nutrirsi solo di sangue animale, odiando sé stesso e il suo bisogno disperato di sangue umano. Cibarsi di loro, bere il loro sangue diventa un modo per godere di istanti di umanità, quando si succhia il loro sangue ci si nutre per un attimo della loro esistenza, della loro umanità, e il corpo perennemente freddo dei vampiri diventa caldo e il cuore batte all' unisono con quello della vittima. L' uccisione e il cibarsi diventa un atto romantico, un modo per provare ancora emozioni umane, non è solo riempirsi lo stomaco, ma un metodo per colmare il vuoto emotivo dei vampiri, privati delle loro sensazioni umane.






lunedì 6 aprile 2020

Rebecca la prima moglie

"Rebecca la prima moglie" è il primo romanzo che leggo di "Daphne Du Maurier" e devo dire che nonostante l'edizione lasci un po' a desiderare per il testo minuscolo, e io con i miei occhi da talpa pur avendo gli occhiali mi è costata una fatica immonda la lettura... Il libro si lascia leggere ben volentieri, sono ricorrenti immagini dark e gotiche per tutto il romanzo, un richiamo al medievo con qualche sfumatura noir. Non mi sorprende infatti, che Hitchcock abbia girato la versione cinematografica, non poteva essere altrimenti lo stile narrativo ricorda molto i film di Hitchcock. 
Tuttavia, non so se il film sia riuscito a rendere lo stato psicologico della protagonista, la sua ossessione morbosa nei confronti di Rebecca, la prima moglie di suo marito. 
La consorte defunta si staglia e predomina l' intero romanzo, pur essendo morta, si aggira in ogni angolo della tenuta di Manderley, sulla bocca di tutti e sui ricordi. La protagonista di cui non si fa mai il nome, ne diventa la sua errata sostituta.
Tuttavia, questo ruolo inizia a starle stretto, e la curiosità verso quella donna diventa sempre più insistente.  
La gelosia e il desiderio di rivalsa contro quella donna del passato che tutti stimavano e ammiravano, diventa incontrollabile.

Si insinua il fastidioso dubbio che il marito l' abbia sposata solo per dimenticare la sua precedente moglie, solo per colmare quel vuoto incolmabile. L' assenza diventa più rumorosa e devastante della presenza stessa. Liberarsi di un ricordo e del fantasma di una donna si rivela più difficile, di una donna in carne e ossa.  
Per tutto il romanzo aleggia questo sentimento di inadeguatezza e insicurezza della protagonista, che si ritrova a dover fronteggiare contro le oscure ombre del passato di suo marito.

Questo romanzo suggerisce che la realtà può diventare una costruzione mentale, la nostra testa è spesso ingannevole, e puo' costruire essa stessa la verità, in base a come si interpretano gli sguardi, le parole dette e  ancora di più quelle lungamente taciute.   
Non voglio spoilerare nulla, quindi concludo così questa recensione:
L' unica cosa che posso dire è che un romanzo che tiene il lettore incollato sulle pagine, per sapere quali saranno le sorti della piccola e modesta seconda moglie.  Inoltre, una cosa curiosa e interessante è che il libro inizia dalla fine, il primo capitolo si apre lasciando spiazzato il lettore non si capisce bene di cosa si stia narrando, solo dopo aver terminato il libro si intuisce la stretta connessione tra l' ultima pagina e i primi capitoli, infatti li ho riletti subito dopo aver finito il romanzo per ricomporre perfettamente i pezzi del puzzle.











domenica 22 marzo 2020

Angeli sulla punta di uno spillo di Jurij Druznikov

Questo romanzo è stato scritto nel periodo staliniano in Russia, riuscendo a sfuggire alla censura dell' Unione Sovietica. La vita dell' autore non è stata facile proprio per questa ragione, trattando tematiche scottanti, contrarie al regime comunista.  La  vasta diffusione di questo libro si ha quando l' autore riesce a fuggire negli Stati Uniti, evitando così di essere perseguitato e ucciso. Candidato al premio Nobel, questo libro come i romanzi di "Solzenicyn", autore molte volte citato in questo romanzo, rappresenta una denuncia sociale contro il comunismo, mettendo in luce verità scomode e nascoste dal regime, lasciando intuire che non fosse affatto tanto differente dalla monarchia zarista e dal regime nazista e fascista. Non ha una prosa sopprafina, anzi scritto in molto molto fluido, scorrevole e moderno, stranamente dissonante dalle modalità di scrittura tipicamente russa, dalla costruzione di frasi dai periodi molto lunghi e complessi. Non c'è l' evidente volontà di scrivere un romanzo stilisticamente accurato e distintivo, quello che preme più Druznikov è mettere in luce attraverso l' introduzione dei personaggi, dei dialoghi e delle vicende quanto l' intera macchina che muove il sistema comunista sovietico sia tossico. 
La caratterizzazione dei personaggi è complessa e dettagliata, si finisce per perdersi e far un po' di confusione a destreggiarsi fra i vari nomi russi,dato che in ogni capitolo viene raccontata la storia di un personaggio diverso. Tuttavia, nonostante alcuni personaggi forse avrebbe potuto evitarsi, diminuendo di gran lunga la mole di 560 pagine, mi è piaciuta questa meticolosa attenzione e cura dell' aspetto umano e psicologico dei personaggi, da far trasparire che sono tutti potenzialmente buoni, appunto angeli sulla punta di uno spillo, che però non hanno scelta, non possono opporsi, perché qualora lo facciano finiscono con lo spillo piantato sul cuore. Con questo libro Druznikov dichiara che  Il regime controllasse tutto, diceva persino cosa dovevi scrivere, dire e pensare, nessuno poteva fare e dire diversamente, altrimenti la prigione e la morte erano dietro l' angolo. I dialoghi fra i personaggi sono riflessivi e pregni di significato. Druznikov riesce perfettamente a inserirti nella redazione russa di un giornale di partito comunista, in quel periodo storico, facendoti scoprire tutte le notizie nascoste, la manomissione e distorsione degli avvenimenti e della realtà. Molti dei personaggi principali sono inventati, o meglio ne sono stati cambiati probabilmente i nomi, prima di iniziare il libro dice chiaramente "di non indagare sui personaggi se esistenti o meno perché non ne verrà nulla di buono". Tuttavia, ci sono apparizioni di personaggi di meno rilievo effettivamente esistenti, tra cui "Solzenicyn" citato molte volte e altri personaggi politici russi di quel periodo.
Non è un libro che si legge giusto per il piacere di leggere, ma è più una lettura di denuncia ideologica, che serve per far scoprire cose che si ignoravano e non si conoscevano del regime comunista, dato che si cercava a tutti i costi di farlo apparire più democratico e progressista rispetto agli altri regimi totaliritari. Io personalmente sono stufa di leggere sempre e solo del nazismo e degli ebrei, sicuramente sono state una delle principali vittime di quel periodo storico, ma ce ne sono state altre che hanno suscitato meno indignazione e meno rumore, e non per questo meno degne di interesse e attenzione. Buonagiornata! E mi raccomando non uscite e state a casa, se non sapete come passare il tempo leggete un buon libro! 







domenica 15 marzo 2020

Claudine di Colette

Questo romanzo ha un inizio piuttosto scarno e scialbo, in apparenza sembra la classica storiella sull'infanzia, la ragazzina un po' birbantella che ne combina di cotte e di crude a scuola, ma sfogliando le pagine e andando avanti, la storia prende una piega diversa,enfatizza e va a toccare altre questioni,  l' omosessualità maschile e femminile. Questo libro è un inno alla libera espressione sessuale, e devo dire che mi ha colpito molto, per quanto sia innovativo e spregiudicato essendo stato scritto agli inizi del 900' , e mi sorprende anche che sia così poco citato e conosciuto. 
Claudine rappresenta la più viva e fervida idea di libertà ed emancipazione femminile, con le sue sregolatezze e stravaganze, ben lontana da ciò che la convenzione richiedesse a quell' epoca. Poi una cosa che personalmente ho adorato il modo in cui Colette delinea alla perfezione il rapporto amoroso tra Claudine e Renaud, sulla loro differenza di età e sulla tanto agognata e ricercata complicità di Renaud verso Claudine. Lei scansa, non vuole e non la ricerca ed è proprio lì che la loro relazione verte e si complica, per poi tornare a riavvolgersi più forte e solida di prima.
Mi è piaciuto molto, molto più di quanto potessi immaginare, essendo un libro poco sentito nominare. L' unica nota storta di questo libro è l' ultima parte, si tronca drasticamente la storia di Claudine, e si parla così all' improvviso di una certa "Annie" mai sentita prima, senza nessuna introduzione lasciando il lettore particolarmente scocciato e spiazzato. 
Si è distanti da Annie, il lettore non vuole sapere di lei, ma di Claudine, quindi leggere diventa snervante, si glissano le pagine, si legge con foga e poco interesse per arrivare alla parte succulenta, perché primo o poi si parlerà di Claudine, è lei il personaggio principale, non questa Annie sbucata da non si sa dove. Ho compreso più avanti che Annie si rincongiugesse più avanti con il personaggio di Claudine, ma una buona dose delle pagine è stata piuttosto avvilente, oserei dire. Non si butta un personaggio verso la fine di un libro così a casaccio, mi ha proprio dato un senso di fastidio, tanto da voler interrompere la lettura, ritenendola ormai superflua e priva di sentimento, perché il personaggio con cui il lettore ha costruito un legame intimo è Claudine, mentre con Annie non c'è nessun affezione particolare, ma solo assoluta freddezza.  Superata però questa fase, devo dire che il libro faticosamente si riprende, si coglie il senso di Annie e la sua esistenza, l' intenzione di Colette era quello di mettere a paragone due tipi di donne differenti, in entrambe si realizza la loro espressione di libertà ed emancipazione , ma in modo diverso. In Annie inizialmente è velato, ben celato, è sottomessa al marito, ma grazie all' incontro con Claudine si risveglia dal torpore, il loro incontro si rivela in questo senso decisivo nel suo processo di ribellione.



lunedì 14 ottobre 2019

L'arte di non essere nessuno di Jan Quarius

"Jan Quarius" era solo un appellativo di  Maxim Labutti, un ragazzo di 23 anni, di origini moldave, appartenente al movimento "MOMAS"  (movimento maschile e di classe) e di Uomini Beta, che a quanto pare è morto nel 2016 all'età di soli 23 anni, scivolando sul greto di un lago o un fiume, mentre era ubriaco.  Gestiva anche questo blog : https://storieriflessioni.blogspot.com/

Momas/uomini beta: Movimenti contro il femminismo, rivendicano i diritti degli uomini, e come in tutti i movimenti  estremi si finisce per degenerare. 

Infatti, il suo primo libro è " I pensieri di un giovane maschilista", o almeno quello che ho letto e recensito per prima, criticandolo aspramente per via dei  suoi contenuti: https://librimaniaauroraadry.blogspot.com/2019/10/i-pensieri-di-un-giovane-maschilista-di.html

Nonostante le idee secche ed estreme, per molti versi non condivise, mi ha iniziato a coinvolgere il modo in cui questo ragazzo si esprimeva, così ho voluto dargli un'altra chance con quest'altro libro "L'arte di non essere nessuno".

Fortunatamente in questo libro, lui aveva  abbandonato l'argomento sessista, focalizzandosi su altro tipo di tematiche, tuttavia, su alcune parti il libro inneggia "contro qualcuno" di misterioso,  poi ad un certo punto spunta *isti , quindi si ce l'ha ancora con i femministi/ femministe, insomma per quanto ci sia un asterisco a fungere come censura, avendo letto il suo libro precedente, difficilmente non si intuisce il soggetto a cui è rivolto quello sproloquio acido e critico. 

Tuttavia, in questo libro si racchiudono anche una raccolta di pensieri interessanti su svariati stati d'animo vissuti da lui, nella quale mi sono tanto immedesimata, e anche tante linee di pensiero su svariati argomenti che possono essere condivisibili.

Si tocca anche  l'argomento del razzismo e la xenofobia che stanno molto a cuore a Jan Quarius, in quanto straniero che viveva in Italia. 

Descrive anche perfettamente la  difficile situazione lavorativa italiana,  per un giovane, quanto sia difficile inserirsi nel mondo del lavoro, in modo veritiero,realistico, e autobiografico,  risulta evidente che siano delle difficoltà realmente vissute in prima persona, e non qualcosa di costruito ad hoc. 

E' come un diario, su cui Jan Quarius, intendeva comunicare su svariati argomenti, idee, pensieri e stati d'animo che appaiono alcuni più o meno condivisibili, da qualsiasi giovane vivente nel nostro tempo.

Peccato che, Jan Quarius calca sempre un po' troppo la mano, con il suo estremismo eccentrico, ad un certo punto sfocia nell'omofobia, non si sa perchè se la piglia pure con i gay, non ci bastavano l'odio per le femministe?   Divagazione apocalittica e distopica dei figli in provetta, in stile matrix, dato che  c'è "l'epidemia dei gay", idea malsana, assurda e un po'  troppo antiquata, del tipo forse neanche le vecchie generazioni, ferme alle loro idee hanno elaborato un pensiero così perversamente omofobico, Questo libro ha tante insidie, tanti punti critici... momenti in cui vorresti abbracciare Jan Quarius per gli stati d'animo, pensieri e idee condivisibili e di immedesimazione, e altri in cui ti chiedi "Mammamia, ma cosa sto leggendo?" Ma non starò mica leggendo il libro di un pazzo? Tipo il mein Kampf?  

Tra le pagine si evidenzia il profilo di un ragazzo inquieto che non trova pace, si percepisce ansia, pessimismo, rabbia, eppure anche un' alone di speranza, uno spiraglio di luce intorno, ma anche tanta immaturità, impulsività e aggressività giovanile. 

Un altro argomento che ha attratto la mia attenzione è stato la depressione e il suicidio, queste due tematiche ricorrenti, più che altro il desiderio suicida mi fa sorgere il dubbio che la sua morte non sia stato un incidente, ma forse gli effetti di una ricaduta depressiva.

 E' un libro che secondo me, vale la pena di leggere, degli stralci di pensieri sui vari argomenti, non dovete necessariamente essere d'accordo con essi, ma può rivelarsi interessante per entrare dentro la mente/ la testa di qualcuno, capire le idee di questo ragazzo con delle idee estreme di difficile comprensione, impulsivo, rabbioso, critico e per certi versi apocalittico, in altri speranzoso, raggiungendo quasi persino tematiche pseudo zen e buddiste, c'è tanto bipolarismo psicologico in questo libro, quasi lo definirei un libro psicoanalitico contemporaneo. 
Poi è interessante questo concetto che si riprende spesso nel libro "L'arte di non essere nessuno"  che risuona più volte, contro una società che ci vuole "Persone di successo"," "Ricchi", "Famosi"," Importanti"e "Con un lavoro" e se non rispondiamo a questi canoni, non valiamo, siamo considerati i reietti della società.  

Jan Quarius come il Dalai Lama rivendica una spiritualità perduta nella nostra società, in cui i veri valori come l'amore, la passione, l'altruismo, la benevolenza e la gratitudine si sono ormai estinti, lasciando spazio solo ad una necessità di autoaffermazione smodata volta al nulla,  se non a rendere l'esistenza umana vuota e inutile. Questo libro è anche un po' se vogliamo anarchico, oltre che ad un'influenza buddista, ha delle venature punk, ovviamente il punk, quello puro, non quello moderno, che si chiama punk solo per moda, perchè fa più figo chiamarlo così, volto solo a vendere dischi alle ragazzette impazzite, ma dà quell'idea di disadattamento, incapacità e rifiuto di adattarsi ad una società che ci vuole in un certo modo,  seguendo uno schema predeterminato, infatti c'è anche un disgusto evidente all'idea di  matrimonio e paternità, secondo cui dovrebbero essere delle tappe obbligate per ogni individuo,

Non grido al capolavoro, questo libro ha tanti punti oscuri, delle linee di pensiero anche assurde e distorte, ma forse è anche per quello che bisogna leggerlo, per prenderne anche in un certo senso le distanze, e sviluppare maggiormente un pensiero critico,  analizzando i pensieri di qualcun' altro, come Jan Quarius, da cui in più momenti occorre saper prendere le distanze, saper discernere da essi, e sapere cosa prendere per buono e cosa buttare via.

Comunque, come lettura  amatoriale è abbastanza originale, leggera e gratuita su googleplay, è stata abbastanza gradevole e interessante, poi anche l'impaginazione è stata pensata apposta per leggerla anche su lettori piccoli come lo smartphone,da cui si può comodamente leggere, senza rischiare di perdere diottrie.








domenica 13 ottobre 2019

I pensieri di un giovane maschilista di Jan Quarius

Un libro che fa arrabbiare le femministe. È estremo, non si riesce ad essere del tutto d'accordo con i pensieri di Jan Quarius, che ovviamente per far valere le sue teorie si avvale di una visione minima dell' argomento, con un punto di vista prettamente maschile. Sicuramente, è vero parlare di "femminicidio" è estremo, si dovrebbe parlare di omicidio in generale, senza dare rilevanza ad omicidi di genere, perché vengono uccisi anche uomini e bambini... Tuttavia, Jan Quarius nei suoi pensieri che inizialmente appaiono non maschilisti, ma semplicemente contrari a "una distinzione di genere" nella quale appare sensato e lucido il suo punto di vista. Infatti, mi ero quasi chiesta perché si chiamasse " i pensieri di un giovane maschilista" dato che mi sembrava un libro piuttosto ponderato ed equilibrato nell' affermazione che non ci dovrebbe essere nessuna distinzione sessuale, affermando anche una considerazione interessante sul "razzismo maschile" che di contro si stia innescando. È vero, non dovrebbe innescarsi un meccanismo al contrario, una misoginia contro gli uomini, per garantire l'affermazione femminile, su questo ok, siamo concordi.Peccato che, il libro prenda una piega inaspettata e difforme da quanto detto prima.Si contraddice di continuo, senza seguire un pensiero lineare e sensato, finendo per sfociare in un apoteosi di assurdità, volta solo a denigrare il genere femminile, arrivando persino a sostenere che "Robin Williams si sia suicidato perché dovesse pagare gli alimenti all'ex moglie?" Ma che davvero?! Ora,sappiamo tutti che Robin Williams non possa essersi suicidato per una ragione simile, basta documentarsi un attimo e non sparare a vanvera la prima cosa che ci viene in mente.  Tuttavia, ho trovato in alcune sue idee degli spunti interessanti, peccato che come tutti i pensieri estremi, sfoci in una una posizione troppo netta e radicale, senza avere una visione completa e universale delle situazioni. Si va in unica direzione, quando si dovrebbe convergere in un punto comune, in un incontro fra i due punti di vista, maschile e femminile per raggiungere una parità effettiva.
Non si guarda mai, verso l'altra parte, quella femminile. Perché si è vero, forse in certe cose adesso le donne stanno prendendo piede. Ma nel mondo del lavoro la donna fa ancora tanta fatica, mio caro Jan Quarius, non ha gli stessi diritti, come sostieni tu, anzi tu sostieni sia una privilegiata.No, non è così, una donna molto spesso non viene assunta se é sposata, ha figli, oppure se dichiara di volerne avere, e non tutti i datori di lavoro "concedeno" la maternità, come se dovesse essere una concessione e non un diritto legittimo! Poi la donna vuole lavorare per darsi un tono moderno ed emancipato? No, spesso la donna lavora perché i soldi del marito non bastano per mantenere la famiglia! . Detto questo, decidete voi, se volete o no leggere questo ebook, e farvi venire il nervoso per molte costruzioni mentali così confluenti in un' unica direzione.

martedì 1 ottobre 2019

Il piccolo principe de Antoine Saint Exupery

Esprimerò un parere piuttosto controcorrente su questo libro, tanto osannato. Per giunta libro che si fa erroneamente leggere ai bambini... No, non è un libro per bambini, ma neanche per adulti...e forse, è questo che ancora non mi è chiaro del libro, la fascia d'età alla quale è rivolta. Perché se sei un bambino non sei abbastanza formato mentalmente per afferrare costruzioni concettual-filosofiche sulla vita, per quanto siano abbastanza elementari, fatico a credere che un bambino possa afferrare il significato delle parole di questo libro, che intende comunicare in ogni capitolo dei messaggi sulla vita, sull' amore e l'amicizia. Se altri lo hanno letto da bambini e lo hanno apprezzato, rettifico che questo è stato il mio approccio da bambina con questo libro. Paradossalmente da bambina, sono stati pochi i libri che mi siano veramente piaciuti e che mi invogliassero a leggere, "sembra che spesso i grandi" ti consiglino delle letture inadeguate.  Su una cosa ci ha preso i grandi spesso non capiscono proprio niente, e si impuntano a voler insegnare e spiegare ai bambini. Mia sorella si era imputata che dovessi leggere questo libro, e l'ho iniziato mano mano a percepirlo come un' imposizione bella e buona che ad un mio interesse proprio perché il libro in questione era anche parecchio strampalato e mi provocava il mal di testa, dato che non lo capivo proprio. Non l' ho mai finito di leggere da bambina, e lo rileggo adesso, alla veneranda età di 28 anni, trovando il coraggio di imbarcarmi in questa lettura tanto ostica e detestata da me. Superate le mie remore,posso dire che è una lettura carina, ma senza pretese. Nel senso, è tutto molto vacuo, non ci sono descrizioni, sembra tutto procedere su uno spazio bianco. Ora, capisco tutto, ma un minimo, qualche parola in più anche nella caratterizzazione dei personaggi, anche nello stesso protagonista non sarebbe stata male. Ecco, letto da una persona troppo matura, questo libro risulta povero, carico di luoghi comuni e forzature. Non metto in dubbio che il solfa delle "frasi fatte" di questo libro siano cariche di significato, ma il punto è che se me le piazzi sul testo buttate così a casaccio tra un capitolo all' altro,le parole perdono anche di significato.  E questo libro purtroppo ha la terribile pecca di essere molto decontestualizzato dalla trama, poiché essa è molto sfumata e traballante.  Nel senso, il piccolo principe incontra diversi personaggi nei vari pianeti che esplora,  e da essi trarrà sempre una spicciola morale sul mondo degli adulti e sulla vita stessa. Non è un libro avventuroso, appassionante per un bambino, dato che non dà neanche uno spunto su come possano essere questi pianeti e non stimola la fantasia, almeno nel mio caso non è stato così. Mi ha suscitato da bambina una certa inquietudine, l' idea di uno spazio vuoto su cui il piccolo principe si muovesse attorno ai vari personaggi, tanto da provocarmi un po' di ansia , oh sarò io che sono strana può anche essere. Il non definito, mi suscitava un emozione sgradevole. Adesso, da adulta, penso sia un libro leggero e carino, ma nulla di eccezionale, nel senso avrà anche delle frasi toccanti per il loro significato, ma si perdono in una trama scialba e non ben congeniata, dato che la storia doveva appunto, dare maggiore enfasi alle ridondanti morali auspicate, e invece...  Non c'è corrispondenza fra ciò che accade e ciò che si dice nella morale, nel senso anche il pilota che si affeziona al piccolo principe nel libro hanno parlato si e no una  volta, e non è stato reso così tangibile il loro rispettivo affetto, quindi la loro separazione come pretesto per parlare di amicizia, e che la lontananza non rappresenta un ostacolo per continuare a voler bene ad una persona cara o un amico, è sicuramente un messaggio bellissimo, ma è lontano da quanto avviene nella trama, nel senso che non lo hai percepita e vista questa amicizia, quindi non ne sei totalmente coinvolto. Ecco, questo non aiuta a sviluppare un'empatia con i personaggi essendo troppo sfumati e vaghi.  Di conseguenza, anche le belle parole del libro finiscono per diventare solo ridondanti divagazioni. Ma forse era proprio questo il senso della frase "L' essenziale è invisibile agli occhi?"  Questa amicizia è nata e sbocciata senza che il lettore se ne accorga, forse neanche il piccolo principe e il pilota se ne sono accorti, ma questo non cambia che ci sia.  Probabilmente, molte volte tante cose sfuggono ai nostri occhi, non ci accorgiamo della presenza e dell' affetto degli altri nella nostra vita, ma al momento della perdita e della separazione ci accorgiamo di quanto erano e sono stati importati, e continueranno ad esserlo anche se non li rivedremo e incontreremo più. Quando stabilisci un legame con qualcuno è per sempre, si ripresenterà sottoforma di ricordo qualora non vi rivedrete più.  Questo ultimo pensiero finale molto carino, ma secondo me poteva esserci più pathos trascinando un po' più il lettore nell' avvertire un minimo la nascita di questa amicizia e delineando meglio i personaggi principali.

Post in evidenza

La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'h...