giovedì 8 aprile 2021

Jules e Jim di Henri-Pierre Roche

Mammamia che fatica è stata terminare questo libro! Non mi è piaciuto, l' ho odiato. E dire che sulle prime pagine la storia sembrava interessante, ma, i protagonisti Jules e Jim appaiono poco interessanti privi di caratterizzazione da confondersi l' uno con l' altro, una cosa voluta dall' autore?! Boh, so solo che a lungo andare questa cosa mi sviliva. E Tutte le donne che si susseguono prima di Kate, ne vogliamo parlare?! Kate in fondo è la donna che entrambi si meritavano stronza, bugiarda e ninfomane riempie e scandisce la vuotezza, il completo stato di noia, vacuità e insoddisfazione di questi due fantocci con le sue isterie, follie e tradimenti. Kate forse è anche peggio dei protagonisti maschili, questa suo voler essere  estrema, ribelle e femminista risalta invece solo una natura abietta, malvagia e malata. Questo libro è un inno al siamo così bohémien ci piace vivere male, siamo ribelli, annoiati e trasciniamo la nostra vita in una corrente di promiscuità e sbagli credendo che ci possano portare qualcosa di buono?! Alla felicità? Alla soddisfazione personale? Per riempire la noia che avvolge tutto il romanzo i protagonisti fanno cose, viaggiano, si ingannano e tradiscono di continuo e lo schema è sempre lo stesso per tutto il romanzo. Non ha niente a che vedere con la rappresentazione cinematografica di Truffaut dando una rivisitazione del romanzo persino più bella e coinvolgente. I personaggi e la narrazione di Truffaut dà più spessore alla storia, a differenza del romanzo che si perde nella vaghezza dell' inettitudine e irrequietezza di questi personaggi. Il finale tragico è quasi prevedibile e soddisfa il sadismo del lettore travolto dalla noia e il disprezzo per questi personaggi assolutamente inutili e insensati. Non commuove neanche, lascia solo un senso di vuoto è una freddezza abissale per come i personaggi hanno condotto la propria esperienza di vita. Adesso, per me appare plausibile la dimenticanza di questo libro e la sua mancata ristampa, è un libro di cui si può fare volentieri a meno. Piuttosto posso consigliarvi il film di Truffaut mille volte meglio e in questo caso il suo punto di forza è proprio quello di non essere per nulla fedele al romanzo di Henri-Pierre Roche.

mercoledì 7 aprile 2021

Rosemary's baby di Ira Levin


Sulle prime pagine non mi ha entusiasmato moltissimo, magari, anche per gli impegni lavorativi e la stanchezza, unendosi al fatto che, spesso, il più delle volte, l'inizio di un libro non mi piace quasi mai. 
Difficilmente un libro mi attrae fin dalle prime pagine.

Comunque, mi aspettavo qualcosa di più, ha vinto o no un premio chiamato "Edgar Allan Poe" questo libro?!Eppure non c'è traccia di quello stile cupo di Edgar Allan Poe. 

C'è una sequenza di eventi agghiaccianti che potevano essere resi più cruenti e dargli uno spessore più inquietante, ma Ira Levin non è uno scrittore descrittivo, tutta al più si focalizza sulla psicologia di Rosemary e del marito. 

Questo libro se viene letto come horror appare piuttosto deludente e piatto, non c'è dell'intrattenimento con scene sanguinose e di grande terrore. 

Se invece, volete dargli una chiave interpretativa differente, appare grottesco e si rabbrividisce per l'introspezione dei personaggi. La domanda vera che, per tutto il libro mi ha colto impreparata è stato quel dubbio fastidioso per la testa: Ma c'è davvero la congrega di satanismo e il marito è un disgustoso  patriarca approfittatore, oppure è tutto dentro la mente di Rosemary?

Cos'è più spaventoso del libro? il bambino indemoniato nato da satana o il marito di Rosemary? Il ritratto di quel finto marito amorevole e docile, ma che in realtà detiene il controllo da sempre di Rosemary e per la sua ambizione manipola la moglie a suo piacimento? Poi, il finale lascia un senso di mistero insoluto, per quanto possa apparire vera quella realtà di satanismo il dubbio che sia tutta un'immaginazione di Rosemary resta al lettore, perché la scrittura di Ira Levin offre una verità non del tutto assoluta, ma labile e duplice, quindi nella conclusione del romanzo, si resta sempre con quella sensazione di incertezza. Poi, se ci riflettiamo in profondità, Rosemary voleva diventare madre a tutti i costi come si evince per tutta la lettura del romanzo, e in fondo lei come il marito appare un personaggio spregevole e vile pronta a tutto pur di diventare madre, e si contenta persino di crescere il figlio di "satana" lo accetta come " giusto" compromesso e sacrificio pur di ottenere ciò che più desidera. Il bambino non a caso non è cattivo o maligno, ma, imbronciato, vittima dei desideri e ambizioni scellerate di tutti i personaggi, di cui la stessa Rosemary decide di diventarne parte attiva. O un'altra chiave di lettura, forse più moderna è quella di un paradosso Rosemary voleva veramente diventare madre? O era solo imprigionata nelle convenzioni stesse di dover diventare madre a tutti i costi? Per sentirsi viva e donna? Togliendogli l'elemento fantastico dell'amuleto, potremo pensare che è tutto un processo, che è Rosemary stessa il mostro di sé stessa, intrappolata nelle sue convinzioni sociali dell' essere madre e poi si accorge di colpo che non dovrebbe essere così, ma poi nuovamente ricade nelle sue credenze e si lascia soggiogare da esse. 

Oppure, se fosse, dunque, Rosemary la vera cattiva? Sotto le mentite spoglie di un personaggio remissivo e devoto al marito, c'è un personaggio che in realtà porta a termine e realizza i suoi desideri a tutti i costi, mascherando il tutto sotto quella sua finta e apparente sottomissione sessuale.


lunedì 1 febbraio 2021

Il racconto dell' ancella di Margaret Atwood

Narrazione distopica o come disse Margaret Atwood la stessa autrice del romanzo "racconto speculativo" su un regime totalitario in cui scarseggiano i bambini e faticano spesso a sopravvivere, così si realizza "l'ordine" delle ancelle, se vogliamo dirla così, delle donne che vengono sfruttate ai fini procreativi dai ceti più ricchi formati dal comandante, da una moglie e una marta ( donna sfruttata per i mestieri casalinghi). A mio parere, questo romanzo è molto particolare perché non è una distopia scifi, di fantascienza  o con il pretesto di realizzare delle avventure e storielle romantiche alla protagonista. 

Infatti, il problema di chi non ha apprezzato il libro è stato un errato approccio alla lettura, credevano di leggere qualcosa tipo "Hunger games" o quei generi molto in voga ultimamente in cui la distopia è un presupposto per creare azione e situazioni di avventura, ma questo non è decisamente il caso. Mi riferisco a note recensioni su youtube sul libro che mi hanno fatto storcere il naso, pensando: "Non hai capito niente sul reale significato del libro!". 

Margaret Atwood utilizza la distopia come pretesto per parlarci di emancipazione femminile per offrire degli spunti di riflessione in un regime sovvertito in cui il ruolo della donna è dimesso e propende per il maschilismo, capostipite di tutto la religione cattolica. E' un libro introspettivo e psicologico, un po' come i romanzi di Philip K Dick, noto per aver scritto "Gli androidi sognano pecore elettriche" che poi a livello cinematografico è diventata un'altra cosa, è stato ampliato e reso più accattivante alla vista dello spettatore medio.  Anche, in questo caso è accaduto, solo che il telefilm "il racconto dell'ancella" è un vero e proprio stravolgimento di tutta la storia. 

La prima serie segue il filone del libro, ma, poi sarebbe stato difficile proseguire la serializzazione e sono stata aggiunte molte scene e situazioni del tutto inventate che fanno perdere di senso la storia e la coerenza stessa dei ruoli dei personaggi. Tante cose non concordano tra loro nel telefilm e sono stata innescate solo allo scopo di renderlo più appetibile e godibile dallo spettatore medio, facendo copia e incolla del format del trono di spade. Non ho voluto proseguire il telefilm ho perso decisamente interesse, per quanto alcune parti e idee fossero carine, andando avanti ha perso sempre più di senso, spingendo i personaggi a fare cose senza né capo né coda. E' come se il romanzo dalla Atwood sia stato ad un certo mutilato e privato di tutto il suo valore. Tanto valeva dire che era una rivisitazione del romanzo e chiamarlo con un altro nome, perché a parte la prima serie, tutto il resto è pura invenzione dei produttori che hanno voluto attenersi a quel format da trono di spade con scene cruente, violente e sesso tanto sesso buttato così a casaccio. Nel trono di spade aveva un senso l'inserimento delle scene di sesso perché il romanzo  di George  R, R Martin in fondo era così, poi certo anche lì hanno voluto renderle più forti, esplicite e scenografiche rispetto alla narrazione dello scrittore, però, la differenza è che comunque c'erano; nel racconto dell'ancella vabbè, dalla seconda serie in poi il libro era già bello che terminato. Tornando al libro, mi è piaciuto non mi è piaciuto? Personalmente, ho trovato lo stile di Margaret Atwood molto riflessivo e travolgente, unica pecca è forse un uso eccessivo di frasi spezzate e slegate, troppe frasi brevi anche sgradevoli da vedere in una prosa cartacea. Ci sono casi in cui l'utilizzo di frasi semplici senza subordinate funziona, essendo una lettura densa di pensieri e riflessioni della protagonista, però, in altri momenti un uso di frasi più articolate poteva essere più riuscito, enfatizzare meglio l'espressività delle parole. In questo libro ci sono tanti momenti sospesi e mancati, la protagonista è piegata alla volontà di altri e non sa nulla del mondo esterno, dato che è in una dittatura e capisco che per molti possa risultare una lettura deludente, fiacca e demotivante. Tuttavia, la chiave di lettura del libro è quella di leggerlo per scopi meramente riflessivi sulla condizione della donna. 
E' come un saggio però, con una base narrativa. E' un libro scritto da una donna e si vede, l'analisi psicologica della protagonista è accurata e ben riuscita, ci si riesce a immedesimare perfettamente in lei, non è un personaggio straordinario, anzi, affatto è una donna comune come tante altre con le sue imperfezioni umane. June è piena di debolezze umane e non è condita da buonismo e perbenismo secondo cui dovrebbe sempre e solo pensare di liberare la figlia o al suo amore per il marito, nello stato di disperazione e di spirito di sopravvivenza si aggrappa disperatamente a qualsiasi piccola sfumatura di amore e felicità che riesce a raccogliere da quel suo piccolo mondo in cui è reclusa. Ho apprezzato molto questa capacità della Atwood di raccontare una donna piena di contraddizioni senza farla apparire né una troia né una santa, ma, semplicemente, una donna con le sue fragilità e desideri umani, anche sessuali. Credo tanto, che questo aspetto nel telefilm sia stato stravolto, rendendo il personaggio vizioso ed egoista, ma, nel libro non era così.

Tuttavia, c'è da dire che sul finale aperto, non nego che avrei tanto voluto scaraventare il libro fuori dal balcone. Lo so, la Atwood l'ha voluto fare di proposito, ma io odio le narrazioni con i finali aperti e sospesi, in cui non sai effettivamente come finisce la storia, poi la discussione finale in cui si analizza questo stato dittatoriale a distanza di tempo dagli studiosi del periodo successivo è stata un'idea carina, ma è stata resa particolarmente noiosa, irritante, scoraggiante e demotivante. E' uscito di recente il seguito che si chiama "I testamenti" però molti dicono che, in realtà, si ha un polpettone commerciale realizzato dall'autrice, spinta dal successo del telefilm. Alla fine anche la scrittrice è stata  plagiata dalla stessa narrazione televisiva della sua stessa opera, quindi, sinceramente, non sono propensa a spendere al momento 14 euro per questo tipo di letture. E' un libro godibilissimo fino a che, non si arriva al finale inconcludente e irrisolto, in cui vorresti spiaccicarlo fuori dalla finestra.














mercoledì 7 ottobre 2020

Istantanea di un delitto di Agatha Christie

Agatha Christie rimane la capostipite classica del genere giallo, tuttavia io non credo che questo sia uno dei suoi migliori libri, questo è uno di quei libri facilmente dimenticabile, si può confondere con gli innumerevoli altri libri scritti da lei sulla cara vecchietta "Miss Marple" che si rivela essere un'ottima investigatrice fai da te, anche se a differenza di quello che si fa credere non è il personaggio di "Miss q" a risolvere e a tracciare tutti i tasselli per scoprire l'assassino, ma le circostanze e altri personaggi  secondari aiutano la vecchietta a comporre tutti gli indizi e ad aiutarla a svelare il mistero. Ma come ho già detto, non è un libro particolare, è molto semplice, narrazione scorrevole e semplice, si respira  un po' di suspence  accompagnata ad  un 'inaspettata risoluzione del caso piuttosto spiazzante per chi non è solito a leggere i suoi libri, è presente l'elemento di estraneità, si fa credere al lettore che il possibile assassino sia lì nel mucchio di personaggi in scena, distogliendo l'attenzione dal reale assassino, questo gioco Agatha Christie lo fa bene, il tratto della sua penna è indistinguibile e unico. Sarò io l'unica ad aver creduto che l'assassino fosse un altro, piuttosto di quello reale, insomma con me il suo giochetto delle illusioni funziona fin troppo bene, ancora adesso, sarà che non leggo molto i gialli. Tuttavia, non è un libro che mi ha soddisfatto a pieno, mi aspettavo qualcosa di più sofisticato, essendo un libro di Agatha Christie, va detto che mi sono approcciata con lei leggendo uno dei suoi libri migliori "Dieci piccoli indiani", e ovviamente non regge affatto il confronto con questo. In dieci piccoli indiani, i personaggi sono così ben caratterizzati e in quel caso Agatha Christie gioca bene le sue carte, facendo apparire tutti i personaggi come possibili assassini, spiegando in maniera molto chiara i possibili moventi di ogni singolo personaggio, sempre distogliendo l'attenzione da un altro personaggio, e lì più di una  volta si ribaltano le ipotesi del lettore su chi sia l'assassino, in dieci piccoli indiani il lettore sta lì che medita e considera tutte le possibili ragioni dei vari personaggi per aver compiuto l'omicidio, e ci sono tante domande che tengono il lettore incollato al libro, mentre in questa lettura non si respira un coinvolgimento così forte, i personaggi risultano anche abbastanza scialbi, odiosi, antipatici e petulanti.

mercoledì 9 settembre 2020

L'equilibrio degli opposti di Alessandro Baradel

Non scrivo recensioni da tanto, quindi ci provo per quanto questo libro sia così insulso che si fa fatica persino a scriverne una recensione. Partiamo dal titolo che non ne ho proprio capito il nesso, comunque in questo libro sostanzialmente "accadono cose" al protagonista, un susseguirsi di cose un po' a caso, fino a che non  incontra una ragazza per cui perde la testa. Partiamo dal presupposto che il protagonista è un essere inutile, odioso e fastidioso, ha tradito la moglie e ovviamente la moglie lo ha scaricato, e alla fine si piange addosso per buona parte del libro fino a che non conosce questa ragazza, l' aspirante luce che illuminerà la sua vita, peccato che questa ragazza ha già un fidanzato e con il protagonista si susseguirà un tira e molla continuo e poi attorno alla figura di questa ragazza aleggia un segreto. Non voglio svelarvi niente, anche se sinceramente il finale è un vero e proprio delirio surreale e si fa fatica a non volerne parlare, ora per carità io capisco che è un libro gratis su Google play ecc...ecc...ma davvero che storia è questa? Almeno, poteva usare un titolo meno sofisticato e che centrasse qualcosa con la storia, così mi sarei risparmiata di buttare così il mio tempo, impiegandolo in letture più interessanti. Ho odiato questo libro si, tantissimo! Non per come è scritto, lo stile di per sé non ha un tratto distintivo ma si lascia leggere, il problema è tutto nella trama e nella caratterizzazione del protagonista antipatico, insopportabile, tedioso insomma una vera palla al piede per tutto il libro dici ma perché? "Tell me why" come avrebbero cantato i backstreet Boys. Poi verso la fine si raggiunge una retorica buonista così artificiosa, mammamia che nervoso, se avessi avuto il libro cartaceo lo avrei lanciato.
Questo libro ecco mi sembra una vera forzatura alla scrittura, una storia scritta senza delle idee chiare giusto per scrivere un susseguirsi di lamenti e pensieri negativi del protagonista, che noia! Comunque, io con i libri gratis di Google ho ufficialmente chiuso!

lunedì 17 agosto 2020

Grottesco di Patrick McGrath

Un uomo su una sedia a rotelle , panteologo è ossessionato dall'idea che il maggiordomo voglia prendere il suo posto, voglia diventare lui il padrone.
La trama di per sé non è nulla di che', sulle prime pagine l' inizio non è dei più travolgenti, però scorrendo le pagine  la scrittura di McGrath così torbida e grottesca finisce per catturare il lettore.
È interessante perché tutte le vicende vengono narrate dal protagonista, Sir Hugo Coal, suscitando sempre il  fastidioso dubbio che siano solo farneticazioni della sua mente, dato che non potrebbe mai avere lui stesso una visione così onnisciente degli eventi narrati. 
McGrath ha uno stile unico, di difficile collocazione, nella sua cupezza rimanda allo stile gotico, ma ha in sé qualcosa di nuovo e diverso, non ti trascina in ambientazioni cupe, lui ti trasporta direttamente dentro l'oscura mente del protagonista. È un libro disturbante, non capisci mai quale sia fin in fondo la verità e il finale si rivela essere un pugno allo stomaco, vorresti sapere, ma McGrath lascia serpeggiare l' insinuante dubbio. Non è un libro per tutti, anzi molti potrebbero odiarlo e ritenerlo piuttosto tedioso, perché quello che tiene incollato il lettore non è tanto ciò che accade, ma tanto più la scrittura forbita di McGrath e il suo modo di riprodurre e descrivere il protagonista, nei suoi gesti e pensieri. La psiche del protagonista invade le pagine del libro diventa l' ambiente in cui tutte le paure e ossessioni prendono forma, tanto che il protagonista stesso ne rimane intrappolato perpetuamente, senza riuscire a poter più comunicare con i propri familiari. Forse non è il migliore dei suoi libri, da quello che so è "follia" il libro che lo ha reso celebre, ed è pure il libro che principalmente volevo leggere di questo autore, tuttavia mi è capitato tra le mani con il book crossing e ho deciso di leggerlo. Leggendo altre recensioni, alcuni lo collocano erroneamente al genere "black humor" , ora non so cosa intendano per black humor", ma se si parla di umorismo nero è una connotazione del tutto sbagliata, non c'è umorismo in questo libro. Se invece si parla di "umore nero", di stato d'animo mentale oscuro e distorto si c'è né a bizzeffe in questo libro. 
Credo che McGrath abbia trovato un titolo perfetto e una collocazione maggiormente in linea con il genere di questo libro "grottesco". Non vedo l'ora di leggere "follia"e altri libri di questo scrittore! Potrebbe diventare il mio scrittore contemporane preferito. Uno dei pochi scrittori contemporanei che mi affascina, soprattutto per la curiosa storia della sua vita, il padre faceva lo psichiatra e lui da bambino ha trascorso gran parte della sua infanzia nei manicomi,e si percepisce nella sua scrittura che è stato a stretto contatto con persone mentalmente disturbate se non ché lui stesso potrebbe essere rimasto mentalmente disturbato da un' infanzia trascorso in questo modo. 




domenica 9 agosto 2020

Eutanasia di un amore di Giorgio Saviane

La prosa di Saviane è decadente, esistenzialista potrebbe apparire ingenuamente come una storia d'amore che poi verrà accompagnata con un lieto fine, ma in realtà non è di questo che il libro racconta. Parla si di amore, ma dell' eterna ricerca dell' uomo verso l' amore, solo che i sentimenti hanno bisogno di stabilità e concretezza, ma Paolo il protagonista è tutto fuorché una persona stabile e concreta. L' amore si scontra con l' egoismo di Senna che vuole avere dei figli da Paolo e quello di Paolo che non vuole assolutamente averne. Appaiono anche curiose e interessanti le motivazioni di Paolo che lo inducono a questa scelta. È un libro scorrevole, si lascia leggere con piacere, solo dopo verso la fine il libro prende una piega piuttosto vacillante e sconclusionata, però il modo di scrivere di Saviane così fuori dagli schemi prestabiliti, mi ha catturato come pochi autori italiani più vicini alla scrittura moderna. Di sicuro, un libro che ho letto con piacere, e che penso sia valsa la pena leggere, non tanto per la storia, ma per il narrare intimo che ha questo libro  nei riguardi del protagonista e i suoi pensieri, è originale. Si passa dalla terza persona, fino ad eliminare ogni distanza con il protagonista, raccontando appunto in prima persona. Unica pecca,l' ho trovato meno travolgente quando ha iniziato a narrare la storia dal punto di vista di Senna ho capito quale fosse l'obbiettivo dell' autore, fare trasparire il punto di vista di entrambi, ma è come se l' autore fosse entrato in perfetta simbiosi con Paolo e molto meno con Senna, si sente che il punto di vista della ragazza è più tralasciato, meno sentito, efficace e coinvolgente rispetto a quello di Paolo.  Sicuramente è un autore che merita un' attenzione particolare, di essere letto e riscoperto.

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La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'h...