mercoledì 12 settembre 2018

La ragazza del convenience store di Sayaka Murata

Keiko Furukawa è una trentenne che lavora part-time in un kombini ( un minimarket in cui vendono svariati cibi pronti, dal sushi  ad altre leccornie giapponesi). A quell'età tutti si aspettano che lei si sposi, sforni dei bambini o altrimenti che faccia carriera. Questo libro è molto carino, frizzante e ironico, mette in luce quello che spesso celatamente la società ci impone. Ovviamente il libro è molto improntato sulla società giapponese molto rigida e precisa, tuttavia ci sono anche dei stereotipi non così tanto differenti dai nostri.
Keiko da sempre si sente un extraterrestre, non riuscendo a conformarsi alle convenzioni sociali.
L'unico luogo nella quale riesce a sentirsi a suo perfetto agio è il kombini in cui ci sono delle regole  efficacemente prestabilite. Ma l'entrata in scena del nuovo dipendente  più strampalato di lei, porterà scompiglio nella sua vita. Questo libro è stato paragonato a "Kitchen" di Banana Yoshimoto, ora non ho letto Kitchen, ma conoscendo la Yoshimoto e il suo stile, direi che il paragone non regge.
Sono due stili completamente diversi, la Murata scrive in modo molto fluente e coinciso, con mordace ironia e leggerezza, cosa che non potrei mai dire della Yoshimoto. In questo caso il libro non è molto descrittivo, è molto più incentrato sui pensieri della protagonista e le situazioni di disagio sociale con le amiche che continuano a chiederle quando si darà una mossa a lasciare il suo lavoro da commessa part-time al Kombini, trovare un vero lavoro o a metter su famiglia.
Inoltre,si intuisce anche qualche spunto biografico dato che la scrittrice ha realmente lavorato in un Kombini, infatti  descrive minuziosamente le giornate lavorative al Kombini e tutto ciò che lo riguarda. Inoltre, la protagonista risulta particolarmente ossessionata dal Kombini in maniera quasi surreale e divertente. A me fa pensare tutt'al più allo stile leggero e scorrevole di una light novel.  A parte il finale forse un po' troppo precipitoso, devo dire che mi è piaciuto molto per l'originalità della storia e per questa efficace critica alle convenzioni sociali, senza scadere nella polemica, ma limitandosi a parlarne in maniera esilarante.
La scrittrice riesce efficacemente a descrivere le situazioni di disagio in cui le amiche e tante altre persone si sentono in dovere di dire alla protagonista cosa dovrebbe fare, quasi come a volerlo imporre nella convinzione che sia la cosa migliore, perché appunto è così che vuole che si faccia la società, e quindi si dà per scontato che sia quindi anche la cosa migliore e giusta per lei. In queste circostanze, Keiko con i suoi sotterfugi, e pensieri ci strappa più di una volta un sorriso.

mercoledì 5 settembre 2018

Anna Karenina di Lev Tolstoj

È difficilissimo fare una recensione su questo romanzo, dato che necessità di un occhio esperto, la capacità di analizzare anche il minimo dettaglio.Per esempio in una recensione che lessi su questo libro tempo fa, parlava degli efficaci  giochi di sguardi tra i personaggi, quando avviene l'incontro tanto atteso tra Anna Karenina e Vronskij.  Una cosa devo dirla, vi sconsiglio di vedere qualsiasi film su "Anna Karenina", soprattutto quello con Keira Knightley, mettendo da parte il mio odio personale per quest' attrice,il film è fatto malissimo e non rende minimamente giustizia al libro. Ma in realtà credo che nessun film possa rendere fedelmente la storia di questo libro, insomma è una storia che va letta, anche se è un mattone e mi rendo conto che questo possa demoralizzare qualsiasi lettore coraggioso, non ci sono vie di scampo né scuse, bisogna leggerlo almeno una volta nella vita. La trama in sé potrebbe risultare banale, ricordare "Madame Bovary", "L'amante di Lady Chatterley",ma in realtà Anna Karenina mantiene la sua unicità e identità. Tolstoj riesce a descrivere così minuziosamente l'animo umano  con i suoi pregi e debolezze, da umanizzare i suoi personaggi, renderli vivi,in carne e ossa. Inoltre la corposità del romanzo è solo apparente, dato che non ci sono periodi lunghi come nei romanzi  di Dostoevski.
Per quanto io ami Dostoevskij,  i suoi romanzi mi sono parsi molto  più complicati e pesanti da leggere. La parte noiosa è stata verso la fine, molto probabilmente l'espressione del suo pensiero cattolico non ha trovato il mio favore, in più alcune pagine verso la fine non mi sembravano strettamente necessarie ai fini della storia. Ma nonostante tutto è un romanzo che consiglio a pieni voti! Ho adorato tutti i personaggi, dalla complessa, contradditoria ed emblematica protagonista che perde la stessa ragione, man mano che va avanti il romanzo, la paura dell' abbandono da parte di Vronskij, innesca una serie di situazioni e meccanismi mentali malati e insani, che porteranno al triste, cruciale e inesorabile epilogo. Tolstoj, pur essendo un uomo riesce ad entrare in piena sintonia con il personaggio di Anna, riesce a cogliere tutte le sfumature delle sue fragilità e paure di donna, che teme l'abbandono del suo amante. Anna non è un bel personaggio, anzi in certe parti appare anche miserabile e turpe nei suoi comportamenti, anaffettiva nei confronti dei figli, come se il suo amore per Vronskij la prosciugasse a tal punto da non trovare spazio per un altro sentimento.
D'altro canto, anche nel suicidio, Anna non è un personaggio davvero da biasimare più di tanto, poichè a differenza delle trasposizioni cinematografiche nella quale il suo gesto appare disperato, nel romanzo in realtà il suo gesto appare molto vendicativo nei confronti di Vronskij.
D'altra parte Vronskij appare come una vittima delle follie di Anna, che vuole trattenerlo a se a tutti i costi, anche senza che ci sia nessun evidente pericolo che fugga da lei.
Nelle trasposizioni cinematografiche le intenzioni di Vronskij non appaiono quasi mai del tutto trasparenti,  allo spettatore sorge quasi il dubbio che forse le gelosie di Anna siano in qualche modo fondate. Nel romanzo si evidenzia che Vronskij dopo la morte di Anna, non trovi molte ragioni per continuare a vivere e quindi decida di andare in guerra, prestando aiuto militare in Serbia, nella speranza di non sopravvivere per non ricordare il viso di Anna e la sua tragica morte, di cui si sente responsabile.

Tuttavia, nonostante Anna, non sia un modello da seguire, anzi proprio l'esatto opposto, sembra un personaggio in carne ed ossa proprio per la sua imperfetta autenticità.

Nonostante Tolstoj, criticasse il naturalismo di Emilie Zola ritenendolo troppo esplicito e volgare, si coglie in questo romanzo un introspezione psicologica  accurata dai suoi personaggi tanto da farli risultare  reali e veritieri.

Inoltre, un personaggio che ho maggiormente amato è stato Levin, in cui si evidenziano tanti spunti biografici da parte dello scrittore, come se fosse l'alter ego di Lev Tolstoj. Forse il personaggio che ho trovato maggiormente insopportabile è stato il marito di Anna, ma alla fine anche in questo caso, Tolstoj non delinea un profilo di per se negativo del personaggio, non un  banale antagonismo, ma semplicemente un uomo austero, freddo e superficiale, che si cura più delle convenzioni sociali, insoddisfacente per lo spirito passionale di Anna, ma in molti passaggi appare evidente che Aleksej si penta di essere stato così padrone e controllato alla scoperta del tradimento di Anna, e si delineano spesso le sofferenze di un uomo affranto e tradito.
Forse la donna  dalla quale il marito si lascia manipolare è il personaggio  peggiore in assoluto e descritto in maniera un po' sbrigativa, lasciando spazio a varie interpretazioni, cioè o era matta e credeva veramente nel santone chiaroveggente, oppure era una turpe manipolatrice.

Ciò che si può apprezzare nella scrittura di Lev Tolstoj è la quasi  totale assenza di eccessive descrizioni, la sua scrittura si focalizza più sulle dinamiche umane, sui sentimenti e la mente umana, sviscerando tutte le paure, fragilità e sentimenti umani, i dubbi dell'uomo sull'esistenza e la morte.

domenica 19 agosto 2018

Non buttiamoci giù di Nick Hornby

Famoso per "Alta fedeltà" e "un ragazzo", Nick Hornby  è uno scrittore  dall'ironia inglese pungente, i suoi libri sono abbastanza scorrevoli e immediati, ma le storie dei propri personaggi non risultano quasi mai banali e scontate. Peccato che da "Come diventare buoni" c'è stato come un cambiamento di rotta nel suo modo di scrivere,forse mancanza di inventiva e di nuove idee. "Come diventare buoni" non sono mai riuscita a finirlo di leggere, la storia di una donna che divorzia da suo marito, non mi ha per nulla coinvolto, non capivo davvero che piega volesse prendere la storia e alla fine l'ho abbandonato per sempre, e per una come me che divora i libri è più che strano.
Non mi piace lasciare i libri a metà, mi crea una sensazione sgradevole di qualcosa di incompiuto, ma quando un libro mi risulta tanto odioso e fastidioso, non mi forzo neanche più e alla fine mi rassegno. Mi capitò di vedere " non buttiamoci giù" il film, un' americanata buonista, che si conclude con un lieto fine forzatissimo, così per curiosità ho voluto leggere il libro prestatomi dalla mia più cara amica. Sicuramente si presenta migliore del film, ma in realtà è una storia dal ritmo molto fiacco, mi aspettavo qualcosa di più accattivante, invece anche le battute ironiche sono stentate e forzate, e una tematica come quella del suicidio non è sulle corde del buon caro Nick Hornby, sembra una tematica che non gli appartiene affatto, che non conosce a livello personale, e allora perché farne un romanzo? Poi la storia non è neanche originale, ricordo di aver sentito parlare in precedenza, tanti anni fa, di un manga che trattava la stessa tematica " persone di diversa fascia d'età,di diversa astrazione sociale, con diversi vissuti e situazioni, che decidono di uccidersi e alla fine si incontrano, si riuniscono, e poi ci ripensano". Ovviamente poi le storie saranno diverse e trattate in maniera del tutto differente, ma secondo me la narrazione di Hornby non è stata molto efficace e sensata nel trattare un argomento di tale portata, mi aspettavo qualcosa di più.
Inoltre devo ammettere di aver apprezzato un po' di più il film per quanto riguarda la storia d'amore tra JJ e Jess, che ovviamente nel libro non è affatto menzionata, ma quanto meno rendeva la storia più accattivante. Non mi sento di dire che sia un pessimo libro, di libri ben peggiori ne ho letti, direi solo che era un libro con tante buone idee, ma che non sono state sviluppate nel migliore dei modi.  Carino, ma non troppo, si poteva far di meglio. Resto dell' idea che "Alta fedeltà" e "un ragazzo" restino i migliori libri che abbia scritto, a meno che non mi ricreda leggendo altri libri  poco conosciuti di quest' autore.


venerdì 3 agosto 2018

Io prima di te di Jojo Moyes

Prima che uscisse il film con la fantomatica  attrice "Emilia Clarke -Daenerys nel" trono di spade", non avevo mai sentito parlare di questo libro.

Non avrei mai preso in considerazione di leggere un bestseller se non che la storia, mi riportava ad una storia che avevo scritto tempo fa, "La primavera di Kai", a questo punto tanto vale sputtanarmi per bene, e riportare il link del sito e della storia, ma se volete sbattervi per leggerla, e se ne avete davvero tanta voglia bè dovrete registrarvi nel sito,la registrazione è gratuita , specifico:

https://efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3144651&i=1



Non ho plagiato, credo solo che fosse un periodo in cui si iniziasse a trattare temi forti nei film, nei libri, e sicuramente come alla Jojo Moyes, anche a me era partita l'ispirazione di parlare dell'argomento disabili e amore, anche perchè premetto non avevo mai sentito parlare nè del libro nè del film, fino a che dopo aver finito di scrivere la storia, dopo non è uscito il film che poi ho scoperto tratto da un libro.

Poi ovviamente, le storie si discostano molto sia nel finale, che nelle vicende, l'elemento comune è l'amore e la disabilità.

Così è normale che mi sia venuta la curiosità di vedere il film, e poi insoddisfatta dal film, ho deciso di leggere il libro, anche se sapendo che ci fossero dei seguiti, l'idea non mi entusiasmava molto.

Mi sono perfettamente ricreduta, il libro è molto bello, scritto in modo molto semplice e scorrevole, ti fa venire voglia di continuarlo fino alla fine.

Mi sono ustionata sotto all'ombrellone pur di finirlo!

Non è un libro allegro, questo è certo.

E' uno di quei libri che banalmente sembra la classica storiella d'amore, ma alla fine ti rendi conto che non lo è, che non ci sarà un lieto fine per i protagonisti, è che è un libro triste-strappalacrime, più profondo di quello che credessi.
Suggerisco di leggere il libro e di non vedere il film, dato che il film non riesce efficacemente ad esprimere le emozioni dei personaggi e a farti emozionare allo stesso modo.

Tanti gesti, azioni, sensazioni e pensieri nel film o sono espresse male, o in maniera troppo sbrigativa, oppure ci sono pezzi, interi capitoli del libro del tutto tagliati o dialoghi del tutto reinventati.

Il libro anche se non ha un finale allegro, nel vero senso del termine, devo dire che in realtà riesce a trasmettere un messaggio molto positivo, dà la carica, ti fa capire che tanti di quei problemi che ti affollano la testa sono stupidaggini.

Che se sei una come la protagonista, rintanata nella tua confort-zone, abitudinaria, che ti limiti a stare lì nel tuo paesino desolato, senza fare esperienze di nessun genere, probabilmente stai sprecando il tuo tempo.

Si potrebbe tradurre con "carpe diem", cogli l'attimo, ma sarebbe troppo semplicistico.

Ci si accorge entrando dentro determinate realtà pesanti e difficili, come quella di Will, un uomo rimasto tetraplegico, che le nostre paura e difficoltà sono sciocchezze al confronto.

La gravità di certe situazioni irrisolvibili, ci porta a ridimensionare i "nostri problemi" e a trovare soluzioni anche dove non le vedevamo.

Mi sono rivista tanto nella protagonista, e questo libro in un certo senso mi ha dato una scossa, mi ha fatto venir voglia di uscire dal mio cantuccio sicuro e di aprirmi forse un po' di più alla vita, e a miliardi di cose che si possono fare per vivere una vita piena e soddisfacente.


I seguiti "io dopo di te" e "sono sempre io", mi paiono un gran trovata commerciale alla quale non oso nemmeno avvicinarmici, dato che la storia di "io prima di te" è fine a se stessa, e i seguiti risultano solo essere una gran forzatura.


Anna,io, Anna di Klaus Rifbjerg

La follia pura, quella insensata, priva di spiegazione, ecco quello che rappresenta questo libro. La maestria di avere una vita perfetta e rovinarsela, a causa di un ossessione folle quella di voler uccidere la propria figlia. Anna rappresenta tutte quelle donne sposate represse, insoddisfatte che primo o poi finiscono per far qualcosa di pericoloso, insomma quelle che primo o poi ci scappa il morto.
Non so dire se sia o meno un libro bello o brutto, sicuramente rappresenta uno spaccato di realtà sgradevole, forse da questo tipo di realtà si preferisce chiudere gli occhi e non vederla,non vedere né sentire il notiziario del TG, che parla di madri che uccidono i propri figli. Ma in questo caso, la storia prende un' altra piega per non uccidere la figlia, finisce per far qualcosa di altrettanto folle, scappa con un delinquente in Italia.
Il finale si rivela insoddisfacente e sconclusionato, ma la storia in sé, non mi è tanto dispiaciuta, sarà che mi piacciono le storie strampalate, sarà che lo scrittore si rivela molto bravo nel descrivere e rappresentare la storia. La protagonista l'avrei presa a schiaffi, ma credo che lo scrittore lo abbia fatto di proposito a rendere la protagonista un personaggio insopportabile, per cui si prova una certa repulsione, ma allo stesso tempo compassione per la sua follia che la porta a fare un mucchio  sciocchezze che stravolgeranno la sua vita, in negativo si intende.

Non è una lettura affatto leggera, le prime pagine sono disorientanti, difficili e pesanti, inoltre il fatto che lei parli spesso di se stessa in terza persona l'ho trovato a dir poco fastidioso.

Non è un libro da tutti, è più uno di quei libri nella quale più della storia in sé, è più interessante l'introspezione della protagonista, la sua carica emotiva  e  il suo problema, il suo esordio di follia.

In un certo qual senso, si intuisce che il desiderio di uccidere la figlia, derivi come in quasi tutte le idee della persone pazze, dal "voler proteggere" la persona amata dalla vita stessa, dai dolori che essa comporterà, e non a caso si accentua che riveda la figlia come se fosse una piccola se stessa inconsapevole dei dolori e delle amarezze a cui andrà incontro. Insomma un libro del tutto folle, se avete il coraggio di volervi tuffare negli esordi della pazzia, questo libro farà di sicuro al caso vostro!





sabato 21 luglio 2018

L'uomo che voleva uccidermi di Yoshida Shuichi

Premetto  che non ho mai letto molti noir in vita mia, in special modo giapponesi.
Intanto partiamo dalla trama, la storia intuibile dal titolo, narra di una ragazza di Nagasaki, Yoshino, figlia di un barbiere, che è stata misteriosamente uccisa. Attraverso ogni capitolo ripercorriamo le vicende di tanti personaggi strettamente connessi alla morte della ragazza.
Ogni capitolo è un tassello per arrivare alla cruda verità sulla morte di Yoshino, fino a che tutti i tasselli non combacino e si arrivi a completare il puzzle, scoprendo la verità.

Il ritratto che spesso delineano dell' assassino è quello di una persona crudele e priva di umanità e se invece non fosse così?! E se invece si trattasse di qualcuno nella costante ricerca di amore nel posto sbagliato? Vittima della vittima stessa, quanto è labile il confine tra carnefice e vittima?

Questo libro si è rivelato molto coinvolgente, pieno di suspence, di sentimenti e  dotato di un'accurata introspezione psicologica dei personaggi.
L'unico personaggio che appare leggermente inspiegabile con il senno del poi, appare proprio Yoshino, la ragazza uccisa, ma credo che l' alone di mistero sia voluto e ricercato dall'autore.
Non è un semplice noir, è un libro disturbante, che lascia tanti spunti di riflessione su come sia labile il confine tra bene e male, di come alla fine spesso l'ingenuità possa far più danno di un'efferata crudeltà. Non ci sono carnefici, ma solo vittime del proprio passato e della propria indole caratteriale.
E' un libro che coinvolge senza annoiare, che non si dilunga in inutili descrizioni.
 Nonostante si intuisca facilmente chi sia l'assassino non appare affatto scontato, dato che il mistero è giocato più sul movente dell'assassinio.
Il finale resta aperto, anche se  in realtà lo scrittore ci ha fornito una chiave interpretativa abbastanza  deducibile, senza bisogno di spiegarla accuratamente di suo pugno, dato che ci ha fornito un analisi psicologica ben accurata, da far dedurre le motivazioni dietro ogni  atto o azione compiuta.

Mi dispiace, solo che di quest'autore non si trovino altri libri in italiano, dato che si è rivelato una straordinaria scoperta!


giovedì 14 giugno 2018

Il miniaturista di Jessie Burton

Appena finito di leggerlo con un misto di delusione,amarezza,ma allo stesso tempo inaspettata sorpresa.
Avevo comprato questo libro con un entusiasmo a dir poco febbrile, credevo fosse un libro fiabesco,sullo  stile di "Matthias Malzieu" e di "Neil Gaiman".
Inutile dire, che mi sono sbagliata, di fantasioso c'è  soltanto la figura misteriosa della miniaturista, che ricrea delle piccole miniature in cui prevede in un certo senso il destino dei personaggi, ma in realtà non è tanto l'elemento portante della trama, infatti il titolo è fuorviante. A dire il vero, è fuorviante anche la descrizione della trama sul retro copertina, che lascia supporre che ci sia una storia d'amore passionale, ma che purtroppo o per fortuna non c'è.
In sostanza, credevo di ritrovarmi in una storia d'amore ambientata verso la metà del seicento, ad Amsterdam, e invece mi ritrovo dentro ad una storia che è tutto l'opposto del romanticismo.
Nella ha 17 anni quando viene data in sposa al mercante Johannes Brandt, inizialmente si pensa quasi che tra i due possa nascere per davvero l'amore, da quel matrimonio sagacemente combinato,ma l'autrice in questo senso ha peccato di originalità e sadismo, volendo direzionare la storia su tematiche più forti, quali l'omosessualità e di quanto la legge e la chiesa fosse severa e ottusa da definirlo un reato da punire con la morte.
Temi sicuramente apprezzati, anche se inizialmente, da come si era presentato il romanzo il fatto che Johannes fosse gay mi ha particolarmente deluso, dato che in tutto il romanzo si rende evidente quanto Nella si sia innamorata di suo marito, e anche se lui non osa spingersi più in là di un bacio, sembrava che lo facesse per rispetto, in attesa di conoscersi meglio... Insomma mi sono sentita un po' presa per i fondelli dall' autrice, e questo mi ha guastato la lettura.
Ma alla fine sono contenta di non aver abbandonato la lettura, dato che ho potuto in un certo senso ricredermi. Non era il libro che mi aspettavo di leggere, ma nonostante tutto, si è rivelata una buona lettura, a tratti coinvolgente in altri un po' meno, con tante emozioni poco descritte. Inizialmente  i personaggi sembrano tutte bambole manovrate dai fili del miniaturista, senza alcuna emozione, ma solo alla fine si ha l'opportunità di scoprire a fondo l'anima dei personaggi. In fondo, il fatto che non sia una storia d'amore lo rende meno scontato, originale e sorprendente, anche se mi ha lasciato un certo amaro in bocca per l'epilogo crudo e amaro.
Aveva voglia di una storia più frivola e allegra, e invece mi sono ritrovata un romanzo ben scritto su una realtà seicentesca cruda e imperdonabile. Tuttavia anche se tra Nella e Johannes non è amore, si percepisce tra loro una complicità profonda, persino più intensa di quella di due innamorati,  dato che tra tutti gli sguardi, Johannes verso la fine  ricerca lo sguardo di Nella, della moglie che non ha mai toccato, e lei allo stesso tempo ricerca disperatamente il suo. Quindi mi è piaciuto o non mi è piaciuto? E' ardua la sentenza, credo che su molti punti la storia presenti dei profondi buchi neri, poca introspezione e  mi sarebbe piaciuto che il personaggio della miniaturista fosse ampiamente svelato, dato che il titolo è appunto "il miniaturista".
Tuttavia non posso neanche dire che sia un pessimo romanzo, posso dire che è carino nonostante sia noioso su molti punti, poichè l'autrice si sofferma su particolari superflui, anzichè soffermarsi su aspetti che potevano rivelarsi più interessanti, per esempio questa benedetta figura della miniaturista chi è chi non è, liquidare il senso della sua figura con un concetto meramente filosofico sull' essere fautori del proprio destino, non mi ha del tutto soddisfatto.


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La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'h...