Amo leggere e scrivere, e ho deciso di realizzare questo spazio per recensire i libri che ho letto e leggerò.
martedì 21 aprile 2020
Herman Koch - breve storia dell' inganno
Un racconto breve e gratis trovato su "Amazon Kindle", devo dire che è una lettura disimpegnativa, ma piacevole. L' autore con questo racconto rovescia tutte le volte la verità a proprio piacimento, si fa fatica a capire quale sia la verità e quale la bugia,si dubita anche sul finale stesso del romanzo se sincero o disonesto, se non è di per sé il libro stesso un vile inganno,e l' autore per tutto il tempo non ci abbia preso in giro, o se lo scopo è quello di farci credere che sia tutta una bugia, insomma una montatura creato ad hoc per farci credere il contrario... insomma, una storia che mette in crisi la certezza e capovolge tutte le verità. Mettendo in dubbio che poi esista una vera verità, o semplicemente siamo noi stessi a determinare con i nostri occhi quale sia, credendoci o meno.
giovedì 16 aprile 2020
"Ormai è fatta" di Horst Fantazzini
Autobiografia di un uomo disadattato, che non riesce ad adeguarsi alle regole della nostra società. Lo si comprende anche nella sua incapacità di adattamento, certo non si giustifica il suo atteggiamento scorretto, però suscita tenerezza e compassione, insomma si fa labile la linea tra giusto e sbagliato, tra ciò che è bene e male. E si può parlare poi di giustizia aver fatto scontare trenta anni ad un uomo che ha soltanto compiuto furti, senza aver mai sparato a nessuno?! E ancora giusto, sparare ad un uomo con una pistola, che aveva un solo proiettile e non lo ha neanche utilizzato? E continuare a sparargli in nome di una legge penale di legittima difesa, anche se l' uomo non costituisce più pericolo perché ormai ferito ed esangue, e ciò nonostante perseverare e continuare a sparargli? Questo libro pone questi punti interrogativi, su come sia stato erroneamente affrontato il caso di Horst Fantazzini quando ha tentato di scappare dalla prigione, pur non essendo un soggetto pericoloso per la vita umana, ma semplicemente per le banche.
sabato 11 aprile 2020
Madame Wu di Lin Yutang
La biografia di una donna di potere pronta a tutto, calcolatrice, machiavelica, diabolica e sanguinaria.
Appare quasi surrealistica la storia di questa concubina dell' imperatore cinese che riesce a diventare un' imperatrice scalvacando tutti, persino l' imperatore, il marito stesso.
Ma non è tanto questo a lasciare basiti, quanto il fatto che sia riuscito a provocare quasi il completo sterminio della dinastia Tang per perpetrare il proprio potere, arrivando a governare ancora sulla settantina di anni. E non solo questo, uccise la propria famiglia, pur di preservare il proprio potere: figli, nipoti, nuore... Un elenco esteso ed infinito, fino ad arrivare ad intere famiglie torturate e trucidate, chiunque replicasse qualcosa contro di lei e sulla sua supremazia finiva ucciso in un modo o nell' altro. Ora non ho metri di paragone per valutare l'autenticità storica sulla biografia, non conosco la Cina imperiale, però devo dire che il libro nel complesso è stato da me largamente apprezzato, forse proprio per mia completa ignoranza sull'argomento. Si è rilevata una lettura nuova, originale ed interessante, una scoperta di qualcosa di più vicino alla realtà e di nuovo, percorrere la vita di una persona realmente esistita e cogliere un temperamento freddo come la lama di un coltello, una vita vissuta invano alla ricerca della grandiosità, per poi finire in un cumulo di cenere. Credo che sia stato difficile per l' autore delineare la vita di questa imperatrice e renderla in qualche modo entusiasmante, vivacizzare le vicende, perché a lungo andare la storia muore in sé stessa nella soppraffazione riprovevole e ripetitiva di Madame Wu;
tuttavia, non uccideva con il gusto di farlo, ma sempre con il machiavelico fine di continuare a governare.
In questa donna non c'è traccia di sentimentalismo, ma solo desiderio di lustro, potere e lussuria. L' unico tallone d'Achille, falla di Madame Wu, il suo fuori programma nella sua contesa al potere e nell' illustrare la sua magnificenza è quella di essere una donna con un grande appetito sessuale, per il resto non c'è altro. E questo punto l' ho trovato strepitoso, una vera rivendicazione femminile, come un imperatore aveva il suo harem, anche lei ne ottenne rispettivamente uno con vari fanciulli. Su altri punti appare una caricatura della "regina di cuori"delirante di "Alice nel paese delle meraviglie",con la sola obbiezione che Madame Wu fosse più diabolica e intelligente, usava il buddismo e la stesura di libri per fare buon viso a cattivo gioco.
giovedì 9 aprile 2020
Intervista col vampiro di Anne Rice
È un libro che volevo leggere da molto, non essendo mai stata ampiamente soddisfatta dalla versione cinematografica.
E in effetti, devo dire che è uno di quei libri in cui la trama a livello cinematografico si appiattisce, si consuma in una sequenza di scene e avvenimenti, senza riuscire ad esprimere il senso di solitudine, amarezza e angoscia che permane nel protagonista.
Anne Rice è stata l' iniziatrice del genere moderno in cui si narra di vampiri, non i vampiri giovani di "Twilight" in cui essere vampiri è una figata, no per Anne Rice significa perdere la propria umanità e mortalità è una fonte costante di tormento e rimpianto per non aver vissuto pienamente la propria umanità, non averla goduta e amata nella sua interezza e brevità. Non credevo che la storia fosse così riflessiva e profonda, e che fosse scritto così accuratamente bene, o almeno nella traduzione capitatami fra le mani neanche tra le più recenti, si ha una scrittura scorrevole, tuttavia non è una profusione di parole messe a caso, "Anne Rice" è perfettamente padrona dal suo stile, sa quali corde toccare, quali parole usare.
I vampiri di Anne Rice sono affascinati, ma maledetti, vivono in uno stato costante di avvilimento e dannazione, fino a che tutte le emozioni diventano sempre meno importanti, perdono di valore in una vita infinita.
Credo che sia uno di quei libri ingiustamente dimenticati, ma che merita assolutamente una lettura, per gli amanti del genere e non. Non è un libro che si limita a parlare di vampiri, ma scava più affondo attorno a cosa significa vivere in eterno, e al significato stesso della morte.
Parla più del valore della "morte", senza di essa la vita stessa diventa priva di senso, non si apprezza il reale valore dell' esistenza. La morte stessa per i vampiri diviene un dono per le loro vittime, perché qualcosa per loro di costantemente irraggiungibile. Si riflette anche sull'amore e tutte le sue sfumature, una costante ricerca di questo sentimento che diventa effimero e deludente. L' amore platonico di Louis per Claudia, la bambina vampira e la sua insofferenza per restare sempre bloccata nel corpo di una bambina, nonostante la sua mente divenga sempre più quella di una donna matura. Lestat e la sua eterna noia,che cerca di colmare con il lusso sfrenato e frivolo, o con nuovi abili modi sadici di cacciare e uccidere le proprie vittime per berne il sangue.
Louis che invece rinnega la sua stessa natura di vampiro, cercando di nutrirsi solo di sangue animale, odiando sé stesso e il suo bisogno disperato di sangue umano. Cibarsi di loro, bere il loro sangue diventa un modo per godere di istanti di umanità, quando si succhia il loro sangue ci si nutre per un attimo della loro esistenza, della loro umanità, e il corpo perennemente freddo dei vampiri diventa caldo e il cuore batte all' unisono con quello della vittima. L' uccisione e il cibarsi diventa un atto romantico, un modo per provare ancora emozioni umane, non è solo riempirsi lo stomaco, ma un metodo per colmare il vuoto emotivo dei vampiri, privati delle loro sensazioni umane.
lunedì 6 aprile 2020
Rebecca la prima moglie
"Rebecca la prima moglie" è il primo romanzo che leggo di "Daphne Du Maurier" e devo dire che nonostante l'edizione lasci un po' a desiderare per il testo minuscolo, e io con i miei occhi da talpa pur avendo gli occhiali mi è costata una fatica immonda la lettura... Il libro si lascia leggere ben volentieri, sono ricorrenti immagini dark e gotiche per tutto il romanzo, un richiamo al medievo con qualche sfumatura noir. Non mi sorprende infatti, che Hitchcock abbia girato la versione cinematografica, non poteva essere altrimenti lo stile narrativo ricorda molto i film di Hitchcock.
Tuttavia, non so se il film sia riuscito a rendere lo stato psicologico della protagonista, la sua ossessione morbosa nei confronti di Rebecca, la prima moglie di suo marito.
La consorte defunta si staglia e predomina l' intero romanzo, pur essendo morta, si aggira in ogni angolo della tenuta di Manderley, sulla bocca di tutti e sui ricordi. La protagonista di cui non si fa mai il nome, ne diventa la sua errata sostituta.
Tuttavia, questo ruolo inizia a starle stretto, e la curiosità verso quella donna diventa sempre più insistente.
La gelosia e il desiderio di rivalsa contro quella donna del passato che tutti stimavano e ammiravano, diventa incontrollabile.
Si insinua il fastidioso dubbio che il marito l' abbia sposata solo per dimenticare la sua precedente moglie, solo per colmare quel vuoto incolmabile. L' assenza diventa più rumorosa e devastante della presenza stessa. Liberarsi di un ricordo e del fantasma di una donna si rivela più difficile, di una donna in carne e ossa.
Per tutto il romanzo aleggia questo sentimento di inadeguatezza e insicurezza della protagonista, che si ritrova a dover fronteggiare contro le oscure ombre del passato di suo marito.
Questo romanzo suggerisce che la realtà può diventare una costruzione mentale, la nostra testa è spesso ingannevole, e puo' costruire essa stessa la verità, in base a come si interpretano gli sguardi, le parole dette e ancora di più quelle lungamente taciute.
Non voglio spoilerare nulla, quindi concludo così questa recensione:
L' unica cosa che posso dire è che un romanzo che tiene il lettore incollato sulle pagine, per sapere quali saranno le sorti della piccola e modesta seconda moglie. Inoltre, una cosa curiosa e interessante è che il libro inizia dalla fine, il primo capitolo si apre lasciando spiazzato il lettore non si capisce bene di cosa si stia narrando, solo dopo aver terminato il libro si intuisce la stretta connessione tra l' ultima pagina e i primi capitoli, infatti li ho riletti subito dopo aver finito il romanzo per ricomporre perfettamente i pezzi del puzzle.
domenica 22 marzo 2020
Angeli sulla punta di uno spillo di Jurij Druznikov
Questo romanzo è stato scritto nel periodo staliniano in Russia, riuscendo a sfuggire alla censura dell' Unione Sovietica. La vita dell' autore non è stata facile proprio per questa ragione, trattando tematiche scottanti, contrarie al regime comunista. La vasta diffusione di questo libro si ha quando l' autore riesce a fuggire negli Stati Uniti, evitando così di essere perseguitato e ucciso. Candidato al premio Nobel, questo libro come i romanzi di "Solzenicyn", autore molte volte citato in questo romanzo, rappresenta una denuncia sociale contro il comunismo, mettendo in luce verità scomode e nascoste dal regime, lasciando intuire che non fosse affatto tanto differente dalla monarchia zarista e dal regime nazista e fascista. Non ha una prosa sopprafina, anzi scritto in molto molto fluido, scorrevole e moderno, stranamente dissonante dalle modalità di scrittura tipicamente russa, dalla costruzione di frasi dai periodi molto lunghi e complessi. Non c'è l' evidente volontà di scrivere un romanzo stilisticamente accurato e distintivo, quello che preme più Druznikov è mettere in luce attraverso l' introduzione dei personaggi, dei dialoghi e delle vicende quanto l' intera macchina che muove il sistema comunista sovietico sia tossico.
La caratterizzazione dei personaggi è complessa e dettagliata, si finisce per perdersi e far un po' di confusione a destreggiarsi fra i vari nomi russi,dato che in ogni capitolo viene raccontata la storia di un personaggio diverso. Tuttavia, nonostante alcuni personaggi forse avrebbe potuto evitarsi, diminuendo di gran lunga la mole di 560 pagine, mi è piaciuta questa meticolosa attenzione e cura dell' aspetto umano e psicologico dei personaggi, da far trasparire che sono tutti potenzialmente buoni, appunto angeli sulla punta di uno spillo, che però non hanno scelta, non possono opporsi, perché qualora lo facciano finiscono con lo spillo piantato sul cuore. Con questo libro Druznikov dichiara che Il regime controllasse tutto, diceva persino cosa dovevi scrivere, dire e pensare, nessuno poteva fare e dire diversamente, altrimenti la prigione e la morte erano dietro l' angolo. I dialoghi fra i personaggi sono riflessivi e pregni di significato. Druznikov riesce perfettamente a inserirti nella redazione russa di un giornale di partito comunista, in quel periodo storico, facendoti scoprire tutte le notizie nascoste, la manomissione e distorsione degli avvenimenti e della realtà. Molti dei personaggi principali sono inventati, o meglio ne sono stati cambiati probabilmente i nomi, prima di iniziare il libro dice chiaramente "di non indagare sui personaggi se esistenti o meno perché non ne verrà nulla di buono". Tuttavia, ci sono apparizioni di personaggi di meno rilievo effettivamente esistenti, tra cui "Solzenicyn" citato molte volte e altri personaggi politici russi di quel periodo.
Non è un libro che si legge giusto per il piacere di leggere, ma è più una lettura di denuncia ideologica, che serve per far scoprire cose che si ignoravano e non si conoscevano del regime comunista, dato che si cercava a tutti i costi di farlo apparire più democratico e progressista rispetto agli altri regimi totaliritari. Io personalmente sono stufa di leggere sempre e solo del nazismo e degli ebrei, sicuramente sono state una delle principali vittime di quel periodo storico, ma ce ne sono state altre che hanno suscitato meno indignazione e meno rumore, e non per questo meno degne di interesse e attenzione. Buonagiornata! E mi raccomando non uscite e state a casa, se non sapete come passare il tempo leggete un buon libro!
domenica 15 marzo 2020
Claudine di Colette
Questo romanzo ha un inizio piuttosto scarno e scialbo, in apparenza sembra la classica storiella sull'infanzia, la ragazzina un po' birbantella che ne combina di cotte e di crude a scuola, ma sfogliando le pagine e andando avanti, la storia prende una piega diversa,enfatizza e va a toccare altre questioni, l' omosessualità maschile e femminile. Questo libro è un inno alla libera espressione sessuale, e devo dire che mi ha colpito molto, per quanto sia innovativo e spregiudicato essendo stato scritto agli inizi del 900' , e mi sorprende anche che sia così poco citato e conosciuto.
Claudine rappresenta la più viva e fervida idea di libertà ed emancipazione femminile, con le sue sregolatezze e stravaganze, ben lontana da ciò che la convenzione richiedesse a quell' epoca. Poi una cosa che personalmente ho adorato il modo in cui Colette delinea alla perfezione il rapporto amoroso tra Claudine e Renaud, sulla loro differenza di età e sulla tanto agognata e ricercata complicità di Renaud verso Claudine. Lei scansa, non vuole e non la ricerca ed è proprio lì che la loro relazione verte e si complica, per poi tornare a riavvolgersi più forte e solida di prima.
Mi è piaciuto molto, molto più di quanto potessi immaginare, essendo un libro poco sentito nominare. L' unica nota storta di questo libro è l' ultima parte, si tronca drasticamente la storia di Claudine, e si parla così all' improvviso di una certa "Annie" mai sentita prima, senza nessuna introduzione lasciando il lettore particolarmente scocciato e spiazzato.
Si è distanti da Annie, il lettore non vuole sapere di lei, ma di Claudine, quindi leggere diventa snervante, si glissano le pagine, si legge con foga e poco interesse per arrivare alla parte succulenta, perché primo o poi si parlerà di Claudine, è lei il personaggio principale, non questa Annie sbucata da non si sa dove. Ho compreso più avanti che Annie si rincongiugesse più avanti con il personaggio di Claudine, ma una buona dose delle pagine è stata piuttosto avvilente, oserei dire. Non si butta un personaggio verso la fine di un libro così a casaccio, mi ha proprio dato un senso di fastidio, tanto da voler interrompere la lettura, ritenendola ormai superflua e priva di sentimento, perché il personaggio con cui il lettore ha costruito un legame intimo è Claudine, mentre con Annie non c'è nessun affezione particolare, ma solo assoluta freddezza. Superata però questa fase, devo dire che il libro faticosamente si riprende, si coglie il senso di Annie e la sua esistenza, l' intenzione di Colette era quello di mettere a paragone due tipi di donne differenti, in entrambe si realizza la loro espressione di libertà ed emancipazione , ma in modo diverso. In Annie inizialmente è velato, ben celato, è sottomessa al marito, ma grazie all' incontro con Claudine si risveglia dal torpore, il loro incontro si rivela in questo senso decisivo nel suo processo di ribellione.
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