martedì 20 aprile 2021

Alice nel paese delle meraviglie e attraverso lo specchio di Lewis Carroll

Alice nel paese delle meraviglie è diventato un personaggio nell' immaginario collettivo così iconico, eppure così divergente da quello che Lewis Carroll scrisse nel suo racconto. Alice, oh tutti la immaginiamo con un vestito azzurro e bionda, come la Walt Disney ci ha fatto credere che fosse, ma Lewis Carroll non dà una descrizione così accurata e precisa di Alice. I personaggi che poi predominano la scena sono il cappellaio matto, il bianconiglio e lo stregatto, eppure nel romanzo sono personaggi marginali tanto quanto tutti gli altri, la vera protagonista resta sempre Alice perché è tutto realizzato dalla sua fantasia. Quello di Alice è il viaggio fantasioso, assurdo e psichedelico di una bambina dove nulla è comprensibile e si connota il no-sense di tutto. Eppure, è un libro che affascina per questa sua precisa illogicità, da cui traiamo tanti spunti di riflessione e spensieratezza. Ogni cosa se analizzata con accortezza diventa una metafora stessa della crescita e della vita. Alice fatica a comprendere il mondo degli adulti e gli adulti stessi a comprendere lei, del resto ogni cosa della vita appare priva di logica e di senso, siamo noi stessi a darglielo. È un libro folle e allo stesso tempo geniale nella sua assurdità evocativa. Tuttavia, mi aspettavo qualcosa di più,  pensavo che esistesse veramente quella citazione del bianconiglio sull'amare sé stessi :Ma tu mi ami?» chiese Alice. «No, non ti amo.» rispose il Bianconiglio.Alice corrugò la fronte e iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.«Ecco, vedi? – disse il Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesci a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno dei giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno.La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò, Alice no, non ti amo. Non posso farlo.».

Ebbene, questa frase come molte altre citazioni su Alice nel paese delle meraviglie sono delle mere speculazioni non esistono veramente nel romanzo, ed è stato veramente deludente scoprirlo, probabilmente si coglie questo significato nascosto nel romanzo di Carroll sull'importanza di amare se stessi con le proprie strenezze e debolezze, ma non esiste un discorso del genere così esplicito al riguardo. Tuttavia, è stata una lettura piacevole e spensierata, è un libro che mette di buon umore e che induce anche gli adulti stessi a mettersi in discussione.

venerdì 16 aprile 2021

Tess D'Urbeville di Thomas Hardy

E' il primo libro che leggo di Thomas Hardy e devo dire che è stata una piacevole scoperta. Ho un edizione particolarmente vecchia, e non credevo che la traduzione potesse essere così ben fatta. In Hardy si respira malinconia e nostalgia, in tutta la scrittura rimanda ai luoghi campestri e paesaggistici a lui tanto cari dell'Inghilterra. Tuttavia,  le sue descrizioni non sono pompose e non restano confinate a mere descrizioni paesaggistiche, ma legano strettamente il personaggio al suo rapporto con la natura. I differenti paesaggi rappresentano tutte le tragedie di Tess d'Urbenville e le sue relative emozioni. Persino, gli oggetti vengono animati da Hardy connotandogli emozioni e sentimenti. Ogni cosa che circonda i personaggi viene adoperata per indagare sulla loro introspezione. E' una scrittura insolita quella di Hardy, ogni parola e descrizione andrebbe riletta e analizzata adeguatamente, perchè se in apparenza le descrizioni si riferiscono ad ambienti, poi in un secondo momento vediamo che non è così, sta parlando di ben altro, sta scavando nell'anima dei personaggi. 

La durezza rocciosa del paesino in cui è cresciuta Tess, riflette la durezza stessa della sua stessa vita. Ho letto recensioni parecchio superficiali su questo libro, che hanno attribuito a Tess la fama di anti-eroina di personaggio senza spina dorsale. Allora, qui c'è un errore di anacronismo, perchè il lettore medio che legge un libro classico a cui non è abituato, fa fatica ad entrare nell'epoca in cui la storia è stata scritta, nell'ambiente e nella situazione in cui Tess D'Urberville vive. Proprio per questo credo che i libri classici siano uno strumento ottimale per sviluppare empatia, ovviamente chi riesce a lasciarsi veramente trascinare e che un minimo l'abbia già nutrita e sperimentata un po' nella propria vita. Bisogna mettersi nei panni del personaggio di Tess D'Urberville, una ragazzina poco acculturata di un paesino piccolo e inglese, in una famiglia che vive in condizioni di povertà che non sapeva veramente nulla del mondo e che cade vittima di una violenza indesiderata. Va anche considerato il periodo in cui è stato scritto e l' epoca entro cui i personaggi si muovono. Mi pare che Hardy renda piuttosto partecipe il lettore, ribadendo le credenze popolari e le superstizioni di Tess di cui è stata nutrita da bambina e le idee maschiliste dietro cui lei è la colpevole stessa della violenza subita. Tess non è un personaggio debole, anzi, per quell'epoca risulta forte e determinata, quante volte si rifiuta di sposare il suo violentatore? E la madre che gli diceva di farlo. Riesce ad andare contro delle convenzioni sbagliate, ma che a quei tempi esistevano e venivano quasi imposte come risoluzione alla perdita di purezza di una donna. L'unica pecca di Tess è stata l'esitazione, il non dire e il tacere fino ad arrivare al matrimonio con Angel, a mio parere una debolezza di cuore, ma per quei tempi e vista la reazione successiva del futuro marito appare anche giustificata. Angel forse è il personaggio più stolto e stupido, insomma, molte tragedie si potevano benissimo evitare se lui fosse andato oltre la credenza di peccato da riversare contro Tess, poi non si era opposto alle credenze religiose, non era lo stesso ad essersi rifiutato a studiare teologia? E invece, appare conservatore e bigotto peggio dei genitori che tanto critica. Lui stesso che aveva ammesso a Tess di essere stato parecchie volte a letto con una donna sconosciuta per puro e semplice piacere, e questa comporta un'azione desiderata e voluta, mentre quella di Tess non la si può neanche considerare un azione, ma un subire una violenza. L'amore di Tess per Angel è forte, puro, innocente e genuino, mentre quello di Angel è un amore verso più una donna idealista, che poi si accorge che non è così casta e perfetta come dovrebbe apparire ai suoi occhi. Aldilà dei ripensamenti e di quanto altro, e di come inizialmente la loro storia d'amore sia stata narrata in modo così travolgente e appassionante, si denota  più avanti che l'amore di Angel non era così forte e ben saldo, ma un modo di amare capriccioso e sciocco. Assurdo, da dirsi ma Alec D'Urberville dimostra di amare Tess molto più di Angel, mettendo in atto una contraddizione insolita di bene e male. Sicuramente, Alec nutre una forte ossessione amorosa per Tess molto malata, ma si preoccupa molto di più del benessere di Tess, rispetto ad Angel che se ne frega bellamente, fino a che non inizia ad avere delle cedevolezze di salute. Angel appare chiuso mentalmente e freddo per essere un uomo profondamente innamorato, da come millantava di essere. I sentimenti di Angel sono volubili nel suo sonnambulismo mentale. E la cosa paradossale, che fa quasi ridere e divertire il lettore che la perdona quando finisce questa volta di sua volontà con Alec D'urberville, allora li capisce e intuisce la sua ottusagine e la perdona. Cioè quando non era caduta in errore, non la perdonavi e quando cade in errore si?! Quasi Pirandelliana questa cosa, ricorda vagamente "l'esclusa". Alla fine, la donna diventa "veramente perduta", dato che l'uomo la riconosce erroneamente come tale. Comunque, la parte che ho apprezzato di più è stata la scena del duro lavoro nei campi sotto l'avversità della pioggia è tra le scene che più ho amato del libro, come anche il finale molto suggestivo a Stonehenge. Il modo in cui Hardy descrive Stonehenge, a mio parere è straordinario e la narrazione sulla breve riconciliazione dei due amanti  che sembrano fluttuare in una dimensione di realtà e sogno tra le pietre e il sole riflesso su di esse.In fondo, Hardy preannuncia la tragedia al lettore prima che avvenga nel momento stesso in cui Tess si sdraia sull'altare in cui venivano consumati i sacrifici per il dio Sole. I due amanti si scambiano reciproche chiacchiere su quell'argomento e questo lascia intuire già al lettore che il finale non sarà dei più allegri, ma uno dei più struggenti e tragici. In alcuni punti, mi ha ricordato vagamente Tolstoj in" Anna Karenina" questo continuo richiamo alla vita contadina, solo che Tolstoj la idealizza come un modo di vivere felice, di vita semplice alla larga dalla società e dalle convenzioni, mentre invece Hardy ci dà una visione più arida e crudele della vita dei campi. Ci rende partecipe della durezza del lavoro contadino, di quanto sia pesante e difficile, sotto la pioggia lavorare senza sosta. La natura diventa crudele scenario della vita stessa della protagonista, che vorrebbe espiare il suo peccato massacrandosi di lavoro, ma al suo peccato non c'è alcuna risoluzione, poichè non ve ne è stato. Il peccato esiste nella mente ristretta di Angel, Tess e nella società, ma non nella natura estranea all'esistenza del peccato.

domenica 11 aprile 2021

Diario di seduttore di Soren Kierkegaard

Ho amato questo libro, nonostante di per sé sia un libro che non racconti moltissimo. È un libro evocativo, estetico, a tratti psicologico ed esistenzialista. Racconta del ritrovamento di un diario e di alcune lettere del giovane seduttore Johannes di cui leggeremo pagina per pagina. Si afferma che sia anche un libro un po' autobiografico e che la storia di seduzione mentale portata a compimento da Johannes si faccia corrispondere con quella di Soren Kierkegaard con Regine Olsen nella realtà. Ma difficile, districarsi tra realtà e fantasia in questa storia. Solitamente, odio i libri di subdoli seduttori, quanto ho detestato "Bel ami"di Maupassant per quanto il finale soddisfi in qualche modo il sadismo del lettore, non è mai stato abbastanza per me, sarà che ho trovato il protagonista piuttosto odioso, privo di quel carisma che dovrebbe spiegare le sue capacità di sedurre e piacere ad una donna. In fondo, da seduttore abile a viscido farfallone il confine è labile.
 Anche, in "relazioni pericolose" di Delaclois il conte Valmont è un vile seduttore, ma finisce lui stesso per cadere preda della seduzione, si innamora della donna che intende sedurre, poi la trama prende una piega piuttosto drammatica, per cui si suscita biasimo e compassione per il personaggio. Mentre, qui nel "diario del seduttore" non c'è una storia in sé, si racconta dei mezzi e dei desideri del seduttore, spiegando anche la sua spinta verso questo suo desiderio di insinuarsi e invadere la mente di questa innocente ragazza, Cordelia. Eppure, non appare come un farfallone scellerato e abietto, c'è della poesia ed esistenzialismo pregnante in questo seduttore. Sono rimasta sedotta io stessa dalle idee, pensieri, capricci e desideri del seduttore. Si insinua nella mente del lettore, non seduce solo Cordelia e le altre ragazze incontrate, ma anche il lettore resta affascinato dal suo estetismo. Un estetismo intellettuale comunque ben soppesato usato sapientemente per insinuare l' erotico a differenza di quello d'annunziano che sfocia in un ego spropositato di sé stesso e in pregnante maschilismo. Odio D' Annunzio si è per caso capito?! Comunque, anche in questo libro si parla di "sesso debole", ma spesso nello stesso momento in cui Kierkegaard prende questa linea si smentisce in parole e frasi successive esaltando il valore estetico della donna e la sua bellezza. Ovviamente va preso con le pinze, considerando che è un classico, un libro scritto in un periodo in cui veramente la donna era  
considerata al di sotto dell'uomo, quindi, appare anche innovativo e moderno per i tempi in cui è stato scritto. Naturalmente, adesso, certe linee di pensiero e idee sulla donna sono da considerarsi sorpassate. Johannes segue delle tattiche, si impone delle regole morali nella sua seduzione, lui non mira alla materialità dell' atto sessuale ad ottenere solo e soltanto quello o almeno non con Cordelia. A Cordelia riserva una seduzione sopraffina, estetica e poetica non si può negare che ne sia persino innamorato, ma purtroppo ama da seduttore. Si potrebbe dire che non è neanche Cordelia che ama, ma l'atto stesso del corteggiamento, la preparazione scrupolosa e dettagliata che mette in scena in cui tutto deve essere meraviglioso, indimenticabile e prendere la dimensione quasi di sogno. Desidera essere idealizzato, apparire come uno struggente e dolce sogno agli occhi di Cordelia. Adora la frenesia e l' ansia della conquista, ma non di per sé la conquista, perché non appena la possiede interamente, un istante dopo perde tutto il suo interesse, come se Cordelia perdesse tutta la sua magia nello svelarsi e nell' abbandono completo verso di lui. Johannes ama l' innocenza e ingenuità femminile e quando sfiorisce per mano sua, finisce per provare inevitabilmente disinteresse per la donna tanto decantata e desiderata.
Inoltre, devo dire che questa edizione Demetra e passepartout mi è piaciuta molto, è ben curata, contiene una bella prefazione che introduce alla lettura soffermandosi su dieci parole chiave sull'estetismo Kierkegaardiano. Susanna Mati non ci tedia con la storia della vita di Kierkegaard e non si sofferma su particolari che potrebbero annoiare il lettore, ma spiega la sua prosa estetica sintetizzandola sapientemente in dieci capisaldi di Kierkegaard. Ho amato tanto l' introduzione di Susanna Mati quasi tanto quanto il libro e difficilmente apprezzo le prefazioni dei libri, spesso non le leggo e me le lascio per ultimo solo se voglio saperne di più del libro. Sulla traduzione posso dire ben poco non conoscendo il danese, però mi sembra che si preservi  quell'idea di bellezza, passione, poesia ed estetismo.

giovedì 8 aprile 2021

Jules e Jim di Henri-Pierre Roche

Mammamia che fatica è stata terminare questo libro! Non mi è piaciuto, l' ho odiato. E dire che sulle prime pagine la storia sembrava interessante, ma, i protagonisti Jules e Jim appaiono poco interessanti privi di caratterizzazione da confondersi l' uno con l' altro, una cosa voluta dall' autore?! Boh, so solo che a lungo andare questa cosa mi sviliva. E Tutte le donne che si susseguono prima di Kate, ne vogliamo parlare?! Kate in fondo è la donna che entrambi si meritavano stronza, bugiarda e ninfomane riempie e scandisce la vuotezza, il completo stato di noia, vacuità e insoddisfazione di questi due fantocci con le sue isterie, follie e tradimenti. Kate forse è anche peggio dei protagonisti maschili, questa suo voler essere  estrema, ribelle e femminista risalta invece solo una natura abietta, malvagia e malata. Questo libro è un inno al siamo così bohémien ci piace vivere male, siamo ribelli, annoiati e trasciniamo la nostra vita in una corrente di promiscuità e sbagli credendo che ci possano portare qualcosa di buono?! Alla felicità? Alla soddisfazione personale? Per riempire la noia che avvolge tutto il romanzo i protagonisti fanno cose, viaggiano, si ingannano e tradiscono di continuo e lo schema è sempre lo stesso per tutto il romanzo. Non ha niente a che vedere con la rappresentazione cinematografica di Truffaut dando una rivisitazione del romanzo persino più bella e coinvolgente. I personaggi e la narrazione di Truffaut dà più spessore alla storia, a differenza del romanzo che si perde nella vaghezza dell' inettitudine e irrequietezza di questi personaggi. Il finale tragico è quasi prevedibile e soddisfa il sadismo del lettore travolto dalla noia e il disprezzo per questi personaggi assolutamente inutili e insensati. Non commuove neanche, lascia solo un senso di vuoto è una freddezza abissale per come i personaggi hanno condotto la propria esperienza di vita. Adesso, per me appare plausibile la dimenticanza di questo libro e la sua mancata ristampa, è un libro di cui si può fare volentieri a meno. Piuttosto posso consigliarvi il film di Truffaut mille volte meglio e in questo caso il suo punto di forza è proprio quello di non essere per nulla fedele al romanzo di Henri-Pierre Roche.

mercoledì 7 aprile 2021

Rosemary's baby di Ira Levin


Sulle prime pagine non mi ha entusiasmato moltissimo, magari, anche per gli impegni lavorativi e la stanchezza, unendosi al fatto che, spesso, il più delle volte, l'inizio di un libro non mi piace quasi mai. 
Difficilmente un libro mi attrae fin dalle prime pagine.

Comunque, mi aspettavo qualcosa di più, ha vinto o no un premio chiamato "Edgar Allan Poe" questo libro?!Eppure non c'è traccia di quello stile cupo di Edgar Allan Poe. 

C'è una sequenza di eventi agghiaccianti che potevano essere resi più cruenti e dargli uno spessore più inquietante, ma Ira Levin non è uno scrittore descrittivo, tutta al più si focalizza sulla psicologia di Rosemary e del marito. 

Questo libro se viene letto come horror appare piuttosto deludente e piatto, non c'è dell'intrattenimento con scene sanguinose e di grande terrore. 

Se invece, volete dargli una chiave interpretativa differente, appare grottesco e si rabbrividisce per l'introspezione dei personaggi. La domanda vera che, per tutto il libro mi ha colto impreparata è stato quel dubbio fastidioso per la testa: Ma c'è davvero la congrega di satanismo e il marito è un disgustoso  patriarca approfittatore, oppure è tutto dentro la mente di Rosemary?

Cos'è più spaventoso del libro? il bambino indemoniato nato da satana o il marito di Rosemary? Il ritratto di quel finto marito amorevole e docile, ma che in realtà detiene il controllo da sempre di Rosemary e per la sua ambizione manipola la moglie a suo piacimento? Poi, il finale lascia un senso di mistero insoluto, per quanto possa apparire vera quella realtà di satanismo il dubbio che sia tutta un'immaginazione di Rosemary resta al lettore, perché la scrittura di Ira Levin offre una verità non del tutto assoluta, ma labile e duplice, quindi nella conclusione del romanzo, si resta sempre con quella sensazione di incertezza. Poi, se ci riflettiamo in profondità, Rosemary voleva diventare madre a tutti i costi come si evince per tutta la lettura del romanzo, e in fondo lei come il marito appare un personaggio spregevole e vile pronta a tutto pur di diventare madre, e si contenta persino di crescere il figlio di "satana" lo accetta come " giusto" compromesso e sacrificio pur di ottenere ciò che più desidera. Il bambino non a caso non è cattivo o maligno, ma, imbronciato, vittima dei desideri e ambizioni scellerate di tutti i personaggi, di cui la stessa Rosemary decide di diventarne parte attiva. O un'altra chiave di lettura, forse più moderna è quella di un paradosso Rosemary voleva veramente diventare madre? O era solo imprigionata nelle convenzioni stesse di dover diventare madre a tutti i costi? Per sentirsi viva e donna? Togliendogli l'elemento fantastico dell'amuleto, potremo pensare che è tutto un processo, che è Rosemary stessa il mostro di sé stessa, intrappolata nelle sue convinzioni sociali dell' essere madre e poi si accorge di colpo che non dovrebbe essere così, ma poi nuovamente ricade nelle sue credenze e si lascia soggiogare da esse. 

Oppure, se fosse, dunque, Rosemary la vera cattiva? Sotto le mentite spoglie di un personaggio remissivo e devoto al marito, c'è un personaggio che in realtà porta a termine e realizza i suoi desideri a tutti i costi, mascherando il tutto sotto quella sua finta e apparente sottomissione sessuale.


lunedì 1 febbraio 2021

Il racconto dell' ancella di Margaret Atwood

Narrazione distopica o come disse Margaret Atwood la stessa autrice del romanzo "racconto speculativo" su un regime totalitario in cui scarseggiano i bambini e faticano spesso a sopravvivere, così si realizza "l'ordine" delle ancelle, se vogliamo dirla così, delle donne che vengono sfruttate ai fini procreativi dai ceti più ricchi formati dal comandante, da una moglie e una marta ( donna sfruttata per i mestieri casalinghi). A mio parere, questo romanzo è molto particolare perché non è una distopia scifi, di fantascienza  o con il pretesto di realizzare delle avventure e storielle romantiche alla protagonista. 

Infatti, il problema di chi non ha apprezzato il libro è stato un errato approccio alla lettura, credevano di leggere qualcosa tipo "Hunger games" o quei generi molto in voga ultimamente in cui la distopia è un presupposto per creare azione e situazioni di avventura, ma questo non è decisamente il caso. Mi riferisco a note recensioni su youtube sul libro che mi hanno fatto storcere il naso, pensando: "Non hai capito niente sul reale significato del libro!". 

Margaret Atwood utilizza la distopia come pretesto per parlarci di emancipazione femminile per offrire degli spunti di riflessione in un regime sovvertito in cui il ruolo della donna è dimesso e propende per il maschilismo, capostipite di tutto la religione cattolica. E' un libro introspettivo e psicologico, un po' come i romanzi di Philip K Dick, noto per aver scritto "Gli androidi sognano pecore elettriche" che poi a livello cinematografico è diventata un'altra cosa, è stato ampliato e reso più accattivante alla vista dello spettatore medio.  Anche, in questo caso è accaduto, solo che il telefilm "il racconto dell'ancella" è un vero e proprio stravolgimento di tutta la storia. 

La prima serie segue il filone del libro, ma, poi sarebbe stato difficile proseguire la serializzazione e sono stata aggiunte molte scene e situazioni del tutto inventate che fanno perdere di senso la storia e la coerenza stessa dei ruoli dei personaggi. Tante cose non concordano tra loro nel telefilm e sono stata innescate solo allo scopo di renderlo più appetibile e godibile dallo spettatore medio, facendo copia e incolla del format del trono di spade. Non ho voluto proseguire il telefilm ho perso decisamente interesse, per quanto alcune parti e idee fossero carine, andando avanti ha perso sempre più di senso, spingendo i personaggi a fare cose senza né capo né coda. E' come se il romanzo dalla Atwood sia stato ad un certo mutilato e privato di tutto il suo valore. Tanto valeva dire che era una rivisitazione del romanzo e chiamarlo con un altro nome, perché a parte la prima serie, tutto il resto è pura invenzione dei produttori che hanno voluto attenersi a quel format da trono di spade con scene cruente, violente e sesso tanto sesso buttato così a casaccio. Nel trono di spade aveva un senso l'inserimento delle scene di sesso perché il romanzo  di George  R, R Martin in fondo era così, poi certo anche lì hanno voluto renderle più forti, esplicite e scenografiche rispetto alla narrazione dello scrittore, però, la differenza è che comunque c'erano; nel racconto dell'ancella vabbè, dalla seconda serie in poi il libro era già bello che terminato. Tornando al libro, mi è piaciuto non mi è piaciuto? Personalmente, ho trovato lo stile di Margaret Atwood molto riflessivo e travolgente, unica pecca è forse un uso eccessivo di frasi spezzate e slegate, troppe frasi brevi anche sgradevoli da vedere in una prosa cartacea. Ci sono casi in cui l'utilizzo di frasi semplici senza subordinate funziona, essendo una lettura densa di pensieri e riflessioni della protagonista, però, in altri momenti un uso di frasi più articolate poteva essere più riuscito, enfatizzare meglio l'espressività delle parole. In questo libro ci sono tanti momenti sospesi e mancati, la protagonista è piegata alla volontà di altri e non sa nulla del mondo esterno, dato che è in una dittatura e capisco che per molti possa risultare una lettura deludente, fiacca e demotivante. Tuttavia, la chiave di lettura del libro è quella di leggerlo per scopi meramente riflessivi sulla condizione della donna. 
E' come un saggio però, con una base narrativa. E' un libro scritto da una donna e si vede, l'analisi psicologica della protagonista è accurata e ben riuscita, ci si riesce a immedesimare perfettamente in lei, non è un personaggio straordinario, anzi, affatto è una donna comune come tante altre con le sue imperfezioni umane. June è piena di debolezze umane e non è condita da buonismo e perbenismo secondo cui dovrebbe sempre e solo pensare di liberare la figlia o al suo amore per il marito, nello stato di disperazione e di spirito di sopravvivenza si aggrappa disperatamente a qualsiasi piccola sfumatura di amore e felicità che riesce a raccogliere da quel suo piccolo mondo in cui è reclusa. Ho apprezzato molto questa capacità della Atwood di raccontare una donna piena di contraddizioni senza farla apparire né una troia né una santa, ma, semplicemente, una donna con le sue fragilità e desideri umani, anche sessuali. Credo tanto, che questo aspetto nel telefilm sia stato stravolto, rendendo il personaggio vizioso ed egoista, ma, nel libro non era così.

Tuttavia, c'è da dire che sul finale aperto, non nego che avrei tanto voluto scaraventare il libro fuori dal balcone. Lo so, la Atwood l'ha voluto fare di proposito, ma io odio le narrazioni con i finali aperti e sospesi, in cui non sai effettivamente come finisce la storia, poi la discussione finale in cui si analizza questo stato dittatoriale a distanza di tempo dagli studiosi del periodo successivo è stata un'idea carina, ma è stata resa particolarmente noiosa, irritante, scoraggiante e demotivante. E' uscito di recente il seguito che si chiama "I testamenti" però molti dicono che, in realtà, si ha un polpettone commerciale realizzato dall'autrice, spinta dal successo del telefilm. Alla fine anche la scrittrice è stata  plagiata dalla stessa narrazione televisiva della sua stessa opera, quindi, sinceramente, non sono propensa a spendere al momento 14 euro per questo tipo di letture. E' un libro godibilissimo fino a che, non si arriva al finale inconcludente e irrisolto, in cui vorresti spiaccicarlo fuori dalla finestra.














mercoledì 7 ottobre 2020

Istantanea di un delitto di Agatha Christie

Agatha Christie rimane la capostipite classica del genere giallo, tuttavia io non credo che questo sia uno dei suoi migliori libri, questo è uno di quei libri facilmente dimenticabile, si può confondere con gli innumerevoli altri libri scritti da lei sulla cara vecchietta "Miss Marple" che si rivela essere un'ottima investigatrice fai da te, anche se a differenza di quello che si fa credere non è il personaggio di "Miss q" a risolvere e a tracciare tutti i tasselli per scoprire l'assassino, ma le circostanze e altri personaggi  secondari aiutano la vecchietta a comporre tutti gli indizi e ad aiutarla a svelare il mistero. Ma come ho già detto, non è un libro particolare, è molto semplice, narrazione scorrevole e semplice, si respira  un po' di suspence  accompagnata ad  un 'inaspettata risoluzione del caso piuttosto spiazzante per chi non è solito a leggere i suoi libri, è presente l'elemento di estraneità, si fa credere al lettore che il possibile assassino sia lì nel mucchio di personaggi in scena, distogliendo l'attenzione dal reale assassino, questo gioco Agatha Christie lo fa bene, il tratto della sua penna è indistinguibile e unico. Sarò io l'unica ad aver creduto che l'assassino fosse un altro, piuttosto di quello reale, insomma con me il suo giochetto delle illusioni funziona fin troppo bene, ancora adesso, sarà che non leggo molto i gialli. Tuttavia, non è un libro che mi ha soddisfatto a pieno, mi aspettavo qualcosa di più sofisticato, essendo un libro di Agatha Christie, va detto che mi sono approcciata con lei leggendo uno dei suoi libri migliori "Dieci piccoli indiani", e ovviamente non regge affatto il confronto con questo. In dieci piccoli indiani, i personaggi sono così ben caratterizzati e in quel caso Agatha Christie gioca bene le sue carte, facendo apparire tutti i personaggi come possibili assassini, spiegando in maniera molto chiara i possibili moventi di ogni singolo personaggio, sempre distogliendo l'attenzione da un altro personaggio, e lì più di una  volta si ribaltano le ipotesi del lettore su chi sia l'assassino, in dieci piccoli indiani il lettore sta lì che medita e considera tutte le possibili ragioni dei vari personaggi per aver compiuto l'omicidio, e ci sono tante domande che tengono il lettore incollato al libro, mentre in questa lettura non si respira un coinvolgimento così forte, i personaggi risultano anche abbastanza scialbi, odiosi, antipatici e petulanti.

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