sabato 26 giugno 2021

Washington Square ( l' ereditiera) di Henry James

Mi sono innamorata di questa edizione vintage presa con il bookcrossing. Ha la copertina rigida integrata con la rappresentazione grafica ed è una cosa molto rara, ma che personalmente adoro, perché in questo modo la copertina non si rovina. Le pagine sono poi così spesse, forse poco ecologiche, ma così resistenti e con quel profumo di libro vissuto. Unica nota negativa nell' edizione in sé è quel titolo "l' ereditiera", quando poteva benissimo essere lasciato il titolo originale "Washington Square", ma probabilmente il titolo originale è stato considerato forse poco attraente e anche astruso durante la stampa italiana.  
Ma, passiamo al contenuto del libro in sé: Ho dei seri problemi con questo autore, in un primo momento quando inizio un suo libro mi entusiasma molto l' incipit, apre con delle premesse interessanti , ma poi vengono irrimediabilmente deluse. 
Non è come "giro di vite", ma quasi. 
Sulle prime pagine mi aveva colpito la brevità dei capitoli, la narrazione diretta e senza fronzoli. Henry James ti butta dentro le vicende, senza troppe descrizioni, predilige più un analisi psicologica e l' interazione dei personaggi. In molti punti ricorda quasi un testo teatrale. Non è una storia d'amore come potrebbe apparentemente sembrare. All' inizio sembrava il preludio di Jane Austen in "persuasione", ma qui non c'è quel tipo di sentimentalismo, è più una storia giocata sul rapporto tra padre e figlia. Credo che in questa storia si parlasse tanto più dell' incomprensione che un padre può avere della propria figlia e di come questo porti alla disubbidienza. Mi ha toccato molto su quei punti perché mi ha ricordato tante situazioni personali, insomma, chi ha avuto un padre dal pugno duro potrebbe ritrovarsi e riverdersi in quelle pagine e non necessariamente per il fidanzato che tuo padre non condivideva, ma per l' università e milioni di altre scelte di vita.
I padri che pensano di fare del bene ai propri figli e invece fanno tutta altro. Ma, quello che probabilmente doleva più a Caterina era il modo in cui il padre la trattasse e percepisse. La ribellione e il buttarsi a capofitto in una relazione con un uomo avido e furbo nasceva da una ricerca disperata di attenzioni e di essere vista dal proprio padre come intelligente, bella, caparbia e forte. Voleva dimostrare al padre di non essere poi così scialba e insignificante come lui la ritenesse. Su questi punti il libro mi è piaciuto, ma poi si perde... Non si lascia spazio ad un po' di suspence, la narrazione diventa monotona e piatta, si scopre quasi subito che l' innamorato sia un opportunista solamente interessato alla rendita di Caterina, e quindi non si trova un motivo valido per continuare la lettura. Lo so, i libri classici non devono necessariamente lasciare suspence, ma questo modo di scrivere di Henry James non so come dire, non mi lascia niente a lungo andare è tutto così statico, monotono e piatto. Per quanto sia una lettura fluida, leggera e spensierata e per certi versi ci si sorprende quasi a ritenerlo un classico, perché è scritto in modo molto semplice e scorrevole con capitoli molto incisivi, però appunto come in "Giro di vite" sono arrivata ad un punto in cui mi dicevo mentalmente: "E quindi?". Sarà un mio limite non lo so, ma per quanto sia una lettura carina, godibile e piacevole soprattutto in estate, non è uno di quei libri classici che mi hanno lasciato il segno. Per quanto "Jude l' oscuro" di Thomas Hardy mi avesse mentalmente devastato, devo dire che l' ho di gran lunga preferito, come stile di scrittura. Hardy lascia il segno anche in negativo per carità, ma lo lascia, dopo aver letto "Tess d'urberville" e "Jude l' oscuro" mi sono sentita appagata dalla lettura perché sono romanzi ricchi di introspezione,  significato, per carità anche pregni di una visione arida, nichilista e pessimista dell' esistenza, insomma tutto quello che volete, però è una lettura difficile e pesante, ma è fonte di arricchimento.
Mentre,Henry James almeno in queste mie letture non mi ha comunicato nulla di particolare, un po' vago e vuoto. Non so magari, non ho letto il libro giusto, dovrei forse leggere "ritratto di signora" uno dei suoi romanzi più famosi e corposi, ma inizio seriamente ad aborrire l' idea di leggerlo, cioè se già per me risulta fiacco in delle letture brevi, be' iniziò a temere di andarmi ad impellagare in un romanzo suo più lungo che potrebbe non piacermi o entusiasmarmi nella stessa misura in cui hanno fatto altri romanzi di altri  scrittori. No, meglio darci un taglio  e metterlo in pausa, riproverò con " ritratto di signora" ma in un altro momento, voglio disintossicarmi e dimenticare questo mio forte rigetto "Henryjamesiniano".

lunedì 14 giugno 2021

Il giro di vite di Henry James

Ho un sesto senso sui libri che non mi piacciono questo avevo già la sensazione che non mi sarebbe piaciuto, tuttavia, mi sono lasciata persuadere da recensioni positive su questo romanzo. Il libro costava pochissimo su Amazon e ho detto vabbè dai per iniziare con "Henry James" essendo una lettura breve, può essere una buona idea. La storia appare intrigante, un' istitutrice deve seguire dei bambini in una grande tenuta. Questi bambini così buoni e calmi da apparire quasi disumani per la loro quiete e la totale mancanza di capricci fanciulleschi. Tuttavia, la storia gotica o psicologica fa acqua da tutte le parti, non decolla come dovrebbe. È un romanzo con un buon incipit, ma che poi non si capisce dove voglia andare a parare. Esistono i fantasmi o sono dentro la testa dell' istitutrice? È vero che li vede anche Flora, la bambina e il fratello Miles? Il libro gioca sull'ambiguità di tutto e personalmente ho trovato Miles abbastanza insolito con l' istitutrice dagli atteggiamenti affettuosi, ma non quelli soliti di un bambino, ma con un interesse amoroso nei confronti dell' istitutrice. Ma, anche qui sottointesi...per poi ritornare a mettere in dubbio tutto, persino il lettore si chiede cosa stia leggendo di preciso. Sicuramente, lo avrei apprezzato di più con occhi diversi, sicuramente innovativo per l' epoca in cui è stato scritto, ma purtroppo per me, resta una storia insoluta, con dei buoni spunti, ma che non decolla mai. La narrazione appare monotona e noiosa, per quanto possa essere scorrevole appare priva di contenuti salienti e totalmente priva di suspence. Poi, appare quasi inutile l' interesse stesso del lettore nello scoprire la verità, se i fantasmi della tenuta esistano o meno o siano frutto della fantasia dell' istitutrice, cioè nella misura in cui non siano una minaccia, non facciano nulla di pericoloso e dannoso, chissenefrega, è quello che ho pensato per tutto il romanzo. Poi, il finale volutamente aperto e pieno di domande sull' indeterminazione dell' oggetto del discorso, laddove i dubbi potevano essere tranquillamente svelati e chiariti dallo scrittore con una semplice parola o frase e invece no, questa chiusura della storia così fuorviante e aperta, mi ha creato frustrazione e irritazione. Non mi è piaciuto, ma proprio per niente! Horror non è, psicologico non è, perché non c'è poi questa grande introspezione e caratterizzazione del personaggio principale, l' istitutrice e se vogliamo neanche dei bambini, dato che ci sono tante zone d'ombra sulle loro menti e horror be' decisamente non lo è, con un' atmosfera leggermente gotica forse, ma di terrore e paura qui non c'è proprio nulla. Non accade mai assolutamente nulla, per tutto il romanzo, si respira solo noia a palate! 

giovedì 27 maggio 2021

Jude l' oscuro di Thomas Hardy

"Jude l' oscuro" di Thomas Hardy ha segnato la fine di Hardy come scrittore di romanzi, a causa dello scandalo e dello sdegno che il romanzo suscitò nell'epoca vittoriana e perbenista. Un vescovo bruciò il libro considerandola opera del diavolo, dato che Hardy si dimostrava contrario all' istituzione e sacramento matrimoniale in questo romanzo. Thomas Hardy sentendosi incompreso e frainteso decise di non scrivere più romanzi, ma di dedicarsi soltanto alla poesia.  
Trama: Jude ragazzo povero e orfano cresciuto dalla zia, desidera studiare all' università di Christminster, ma senza una borsa di studio è costretto a lavorare duramente come manovale, il suo sogno ben presto resterà irrealizzato. Poi, incontrerà Arabella donna che lo seduce e attira con l' inganno, fingendo di essere rimasta incinta ottiene il matrimonio da lui. Ma, la donna di cui si innamorerà veramente sarà la cugina Sue, ma essendo legato al matrimonio con Arabella, questo amore si rivelerà difficile e impossibile. Sue decide di sposare un vecchio professore, ma alla fine entrambi si accorgeranno di amarsi e desiderarsi reciprocamente, nonostante siano sposati con altre persone. Sue fugge e decide di vivere con Jude come amante, ma la società quando scopre che tra loro non sussiste alcun vincolo coniugale si ritroveranno a vivere in condizioni di miseria e povertà. La disgrazia si abbatterà sempre più su di loro, dopo essersi allontanati dal sacramento del matrimonio. Thomas Hardy in questo romanzo si dimostra pessimista, nichilista e ipercritico verso i dogmi della chiesa e della religione cattolica, soprattutto nei confronti dell' istituzione del matrimonio. Definisce il rapporto di convivenza tra Jude e Sue come un rapporto d'amore naturale, mentre quello con Arabella o quello tra Sue e il professore è solo limitato alle convenzioni sociali, alla costruzione artificiosa e bigotta del matrimonio, nulla di più. Tuttavia, gli atteggiamenti di Sue da donna emancipata e aperta mentalmente perdono di senso logico, andando avanti nella narrazione. È vero ci sono state delle tragedie che possono aver tramutato le idee di Sue da spingerla ad una religiosità estrema, da spingerla a ricongiungersi al marito non amato, eppure mi è parso un estremismo drammatico forzato. Bisogna però considerare che, Thomas Hardy si colloca in un periodo in cui la religione esercitasse un grande potere per la società e quindi alla luce di quell' epoca, appare plausibile che Sue potesse percepirsi come una peccatrice, interpretando la disgrazia di aver perso i propri figli in tenera età, come una punizione divina, però, che depressione! Sicuramente, Hardy mette in luce come la religione portata all' esasperazione e al fanatismo su persone disperate possa produrre più danni che del bene. 
Mi è piaciuto, ma l' ho trovato piuttosto oscuro ed avvilente. Jude è un personaggio maschile sensibile e intellettuale, ma se in un primo momento lo ami, più avanti lo detesti, si trasforma in un personaggio che si autocommisera, piange addosso, insomma senza spina dorsale, come anche Sue che perde sempre più la sua forza caratteriale, di fronte le avversità dell' esistenza e della società. Si sfocia in un decadentismo esasperante. Mentre in "Tess d'urberville" per quanto ci fosse un finale drammatico, si dava l' idea di un personaggio femminile che comunque riesce a lottare e a sottrarsi  alle convenzioni sociali, facendone anche le spese, ma si respirava veramente una grande resistenza e forza d'animo in Tess, mentre Jude e Sue si dimostrano degli inetti inconcludenti. Soprattutto Sue, un personaggio lunatico che preferisce tornare dal marito, in nome di una religione in cui prima neanche credesse, lasciando l' uomo amato in balia della malattia e disperazione.Un romanzo bello, ma che perde il suo savoir-faire andando avanti... 

martedì 27 aprile 2021

Destino di donna di Margit Kaffka

 "Destino di donna" di Margit Kaffka, di cui il nome originale sarebbe "Gli anni di Maria", è un romanzo ungherese di inizio 900' sconosciuto ai più. I traduttori o le case editrici per renderlo più appetibile hanno preferito dare un titolo più evocativo sulle tematiche psicologiche e riflessive di questo romanzo di inizio 900' con il titolo "Destino di donna". In effetti, Margit richiama spesso a questa parola "destino", come se la vita di una donna sia dettata da delle ferree regole e convenzioni sociali a cui è destinata e non ci possono essere variazioni di alcun genere. In questo romanzo a metà tra il diario, l'epistolare e la narrazione vera e propria riusciamo ad entrare piano piano nella vita di Maria, è interessante questa scelta stilistica mischiata che può in un primo momento apparire insensata e casuale, ma in realtà appare studiata ad hoc, per entrare lentamente, in punta di piedi nella vita della protagonista, prima la vediamo da fuori attraverso gli occhi delle sue compagne di collegio, e poi più avanti la vedremo nella sua interiorità, scorgeremo tutti i suoi pensieri più segreti, per poi tornare ad allontanarci da lei e ad osservarla con distacco, guardandole con gli occhi superficiali della società a cui è rilegata.

Maria ha 27 anni, è un'insegnante che non si è ancora sposata e questo innesca critiche e disapprovazione dalla società, e per quanto la protagonista cerchi di opporsi a questa visione ristretta, alla fine viene imprigionata mentalmente dal pensiero comune che la spinge a vivere la propria esistenza  con riluttanza e malessere, prendendo decisioni errate solo per accontentare gli altri.I

In Margit si respira emancipazione femminile, risulta un romanzo molto avanti rispetto all'epoca in cui è stato scritto, si parla di desideri sessuali effimeri femminili, narrati perfettamente da una donna, senza però giustificarla e santificarla, anzi se vogliamo Maria ci appare quasi odiosa e anti-eroina, almeno così mi è parso e si compatisce quasi la figura del professore intenzionato a sposarla e a perdonare "certe sue finte scappatelle" prima del matrimonio. Eppure, allo stesso tempo, compatiamo e comprendiamo Maria e questa sua insofferenza per i luoghi comuni, questa imposizione del doversi conformare necessariamente a quello che la società impone. Per quanto sia un libro di inizio 900' ahimè, appare ancora attuale, esiste ancora un'idea radicata per cui ad una certa età dovresti sposarti e figliare, fortunatamente non più così forte e potente come a quei tempi. Un libro che consiglio di leggere per chiunque voglia avvicinarsi a tematiche sull'emancipazione femminile, dato che offre una visione accurata sul ruolo della donna agli inizi del 900', raccogliendo i pensieri e le confessioni intime di una donna controcorrente e con delle idee moderne che mette in discussione la società, ma alla fine si ritrova a condannare sé stessa per il suo anticonformismo.







 

martedì 20 aprile 2021

Alice nel paese delle meraviglie e attraverso lo specchio di Lewis Carroll

Alice nel paese delle meraviglie è diventato un personaggio nell' immaginario collettivo così iconico, eppure così divergente da quello che Lewis Carroll scrisse nel suo racconto. Alice, oh tutti la immaginiamo con un vestito azzurro e bionda, come la Walt Disney ci ha fatto credere che fosse, ma Lewis Carroll non dà una descrizione così accurata e precisa di Alice. I personaggi che poi predominano la scena sono il cappellaio matto, il bianconiglio e lo stregatto, eppure nel romanzo sono personaggi marginali tanto quanto tutti gli altri, la vera protagonista resta sempre Alice perché è tutto realizzato dalla sua fantasia. Quello di Alice è il viaggio fantasioso, assurdo e psichedelico di una bambina dove nulla è comprensibile e si connota il no-sense di tutto. Eppure, è un libro che affascina per questa sua precisa illogicità, da cui traiamo tanti spunti di riflessione e spensieratezza. Ogni cosa se analizzata con accortezza diventa una metafora stessa della crescita e della vita. Alice fatica a comprendere il mondo degli adulti e gli adulti stessi a comprendere lei, del resto ogni cosa della vita appare priva di logica e di senso, siamo noi stessi a darglielo. È un libro folle e allo stesso tempo geniale nella sua assurdità evocativa. Tuttavia, mi aspettavo qualcosa di più,  pensavo che esistesse veramente quella citazione del bianconiglio sull'amare sé stessi :Ma tu mi ami?» chiese Alice. «No, non ti amo.» rispose il Bianconiglio.Alice corrugò la fronte e iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.«Ecco, vedi? – disse il Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesci a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno dei giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno.La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò, Alice no, non ti amo. Non posso farlo.».

Ebbene, questa frase come molte altre citazioni su Alice nel paese delle meraviglie sono delle mere speculazioni non esistono veramente nel romanzo, ed è stato veramente deludente scoprirlo, probabilmente si coglie questo significato nascosto nel romanzo di Carroll sull'importanza di amare se stessi con le proprie strenezze e debolezze, ma non esiste un discorso del genere così esplicito al riguardo. Tuttavia, è stata una lettura piacevole e spensierata, è un libro che mette di buon umore e che induce anche gli adulti stessi a mettersi in discussione.

venerdì 16 aprile 2021

Tess D'Urbeville di Thomas Hardy

E' il primo libro che leggo di Thomas Hardy e devo dire che è stata una piacevole scoperta. Ho un edizione particolarmente vecchia, e non credevo che la traduzione potesse essere così ben fatta. In Hardy si respira malinconia e nostalgia, in tutta la scrittura rimanda ai luoghi campestri e paesaggistici a lui tanto cari dell'Inghilterra. Tuttavia,  le sue descrizioni non sono pompose e non restano confinate a mere descrizioni paesaggistiche, ma legano strettamente il personaggio al suo rapporto con la natura. I differenti paesaggi rappresentano tutte le tragedie di Tess d'Urbenville e le sue relative emozioni. Persino, gli oggetti vengono animati da Hardy connotandogli emozioni e sentimenti. Ogni cosa che circonda i personaggi viene adoperata per indagare sulla loro introspezione. E' una scrittura insolita quella di Hardy, ogni parola e descrizione andrebbe riletta e analizzata adeguatamente, perchè se in apparenza le descrizioni si riferiscono ad ambienti, poi in un secondo momento vediamo che non è così, sta parlando di ben altro, sta scavando nell'anima dei personaggi. 

La durezza rocciosa del paesino in cui è cresciuta Tess, riflette la durezza stessa della sua stessa vita. Ho letto recensioni parecchio superficiali su questo libro, che hanno attribuito a Tess la fama di anti-eroina di personaggio senza spina dorsale. Allora, qui c'è un errore di anacronismo, perchè il lettore medio che legge un libro classico a cui non è abituato, fa fatica ad entrare nell'epoca in cui la storia è stata scritta, nell'ambiente e nella situazione in cui Tess D'Urberville vive. Proprio per questo credo che i libri classici siano uno strumento ottimale per sviluppare empatia, ovviamente chi riesce a lasciarsi veramente trascinare e che un minimo l'abbia già nutrita e sperimentata un po' nella propria vita. Bisogna mettersi nei panni del personaggio di Tess D'Urberville, una ragazzina poco acculturata di un paesino piccolo e inglese, in una famiglia che vive in condizioni di povertà che non sapeva veramente nulla del mondo e che cade vittima di una violenza indesiderata. Va anche considerato il periodo in cui è stato scritto e l' epoca entro cui i personaggi si muovono. Mi pare che Hardy renda piuttosto partecipe il lettore, ribadendo le credenze popolari e le superstizioni di Tess di cui è stata nutrita da bambina e le idee maschiliste dietro cui lei è la colpevole stessa della violenza subita. Tess non è un personaggio debole, anzi, per quell'epoca risulta forte e determinata, quante volte si rifiuta di sposare il suo violentatore? E la madre che gli diceva di farlo. Riesce ad andare contro delle convenzioni sbagliate, ma che a quei tempi esistevano e venivano quasi imposte come risoluzione alla perdita di purezza di una donna. L'unica pecca di Tess è stata l'esitazione, il non dire e il tacere fino ad arrivare al matrimonio con Angel, a mio parere una debolezza di cuore, ma per quei tempi e vista la reazione successiva del futuro marito appare anche giustificata. Angel forse è il personaggio più stolto e stupido, insomma, molte tragedie si potevano benissimo evitare se lui fosse andato oltre la credenza di peccato da riversare contro Tess, poi non si era opposto alle credenze religiose, non era lo stesso ad essersi rifiutato a studiare teologia? E invece, appare conservatore e bigotto peggio dei genitori che tanto critica. Lui stesso che aveva ammesso a Tess di essere stato parecchie volte a letto con una donna sconosciuta per puro e semplice piacere, e questa comporta un'azione desiderata e voluta, mentre quella di Tess non la si può neanche considerare un azione, ma un subire una violenza. L'amore di Tess per Angel è forte, puro, innocente e genuino, mentre quello di Angel è un amore verso più una donna idealista, che poi si accorge che non è così casta e perfetta come dovrebbe apparire ai suoi occhi. Aldilà dei ripensamenti e di quanto altro, e di come inizialmente la loro storia d'amore sia stata narrata in modo così travolgente e appassionante, si denota  più avanti che l'amore di Angel non era così forte e ben saldo, ma un modo di amare capriccioso e sciocco. Assurdo, da dirsi ma Alec D'Urberville dimostra di amare Tess molto più di Angel, mettendo in atto una contraddizione insolita di bene e male. Sicuramente, Alec nutre una forte ossessione amorosa per Tess molto malata, ma si preoccupa molto di più del benessere di Tess, rispetto ad Angel che se ne frega bellamente, fino a che non inizia ad avere delle cedevolezze di salute. Angel appare chiuso mentalmente e freddo per essere un uomo profondamente innamorato, da come millantava di essere. I sentimenti di Angel sono volubili nel suo sonnambulismo mentale. E la cosa paradossale, che fa quasi ridere e divertire il lettore che la perdona quando finisce questa volta di sua volontà con Alec D'urberville, allora li capisce e intuisce la sua ottusagine e la perdona. Cioè quando non era caduta in errore, non la perdonavi e quando cade in errore si?! Quasi Pirandelliana questa cosa, ricorda vagamente "l'esclusa". Alla fine, la donna diventa "veramente perduta", dato che l'uomo la riconosce erroneamente come tale. Comunque, la parte che ho apprezzato di più è stata la scena del duro lavoro nei campi sotto l'avversità della pioggia è tra le scene che più ho amato del libro, come anche il finale molto suggestivo a Stonehenge. Il modo in cui Hardy descrive Stonehenge, a mio parere è straordinario e la narrazione sulla breve riconciliazione dei due amanti  che sembrano fluttuare in una dimensione di realtà e sogno tra le pietre e il sole riflesso su di esse.In fondo, Hardy preannuncia la tragedia al lettore prima che avvenga nel momento stesso in cui Tess si sdraia sull'altare in cui venivano consumati i sacrifici per il dio Sole. I due amanti si scambiano reciproche chiacchiere su quell'argomento e questo lascia intuire già al lettore che il finale non sarà dei più allegri, ma uno dei più struggenti e tragici. In alcuni punti, mi ha ricordato vagamente Tolstoj in" Anna Karenina" questo continuo richiamo alla vita contadina, solo che Tolstoj la idealizza come un modo di vivere felice, di vita semplice alla larga dalla società e dalle convenzioni, mentre invece Hardy ci dà una visione più arida e crudele della vita dei campi. Ci rende partecipe della durezza del lavoro contadino, di quanto sia pesante e difficile, sotto la pioggia lavorare senza sosta. La natura diventa crudele scenario della vita stessa della protagonista, che vorrebbe espiare il suo peccato massacrandosi di lavoro, ma al suo peccato non c'è alcuna risoluzione, poichè non ve ne è stato. Il peccato esiste nella mente ristretta di Angel, Tess e nella società, ma non nella natura estranea all'esistenza del peccato.

domenica 11 aprile 2021

Diario di seduttore di Soren Kierkegaard

Ho amato questo libro, nonostante di per sé sia un libro che non racconti moltissimo. È un libro evocativo, estetico, a tratti psicologico ed esistenzialista. Racconta del ritrovamento di un diario e di alcune lettere del giovane seduttore Johannes di cui leggeremo pagina per pagina. Si afferma che sia anche un libro un po' autobiografico e che la storia di seduzione mentale portata a compimento da Johannes si faccia corrispondere con quella di Soren Kierkegaard con Regine Olsen nella realtà. Ma difficile, districarsi tra realtà e fantasia in questa storia. Solitamente, odio i libri di subdoli seduttori, quanto ho detestato "Bel ami"di Maupassant per quanto il finale soddisfi in qualche modo il sadismo del lettore, non è mai stato abbastanza per me, sarà che ho trovato il protagonista piuttosto odioso, privo di quel carisma che dovrebbe spiegare le sue capacità di sedurre e piacere ad una donna. In fondo, da seduttore abile a viscido farfallone il confine è labile.
 Anche, in "relazioni pericolose" di Delaclois il conte Valmont è un vile seduttore, ma finisce lui stesso per cadere preda della seduzione, si innamora della donna che intende sedurre, poi la trama prende una piega piuttosto drammatica, per cui si suscita biasimo e compassione per il personaggio. Mentre, qui nel "diario del seduttore" non c'è una storia in sé, si racconta dei mezzi e dei desideri del seduttore, spiegando anche la sua spinta verso questo suo desiderio di insinuarsi e invadere la mente di questa innocente ragazza, Cordelia. Eppure, non appare come un farfallone scellerato e abietto, c'è della poesia ed esistenzialismo pregnante in questo seduttore. Sono rimasta sedotta io stessa dalle idee, pensieri, capricci e desideri del seduttore. Si insinua nella mente del lettore, non seduce solo Cordelia e le altre ragazze incontrate, ma anche il lettore resta affascinato dal suo estetismo. Un estetismo intellettuale comunque ben soppesato usato sapientemente per insinuare l' erotico a differenza di quello d'annunziano che sfocia in un ego spropositato di sé stesso e in pregnante maschilismo. Odio D' Annunzio si è per caso capito?! Comunque, anche in questo libro si parla di "sesso debole", ma spesso nello stesso momento in cui Kierkegaard prende questa linea si smentisce in parole e frasi successive esaltando il valore estetico della donna e la sua bellezza. Ovviamente va preso con le pinze, considerando che è un classico, un libro scritto in un periodo in cui veramente la donna era  
considerata al di sotto dell'uomo, quindi, appare anche innovativo e moderno per i tempi in cui è stato scritto. Naturalmente, adesso, certe linee di pensiero e idee sulla donna sono da considerarsi sorpassate. Johannes segue delle tattiche, si impone delle regole morali nella sua seduzione, lui non mira alla materialità dell' atto sessuale ad ottenere solo e soltanto quello o almeno non con Cordelia. A Cordelia riserva una seduzione sopraffina, estetica e poetica non si può negare che ne sia persino innamorato, ma purtroppo ama da seduttore. Si potrebbe dire che non è neanche Cordelia che ama, ma l'atto stesso del corteggiamento, la preparazione scrupolosa e dettagliata che mette in scena in cui tutto deve essere meraviglioso, indimenticabile e prendere la dimensione quasi di sogno. Desidera essere idealizzato, apparire come uno struggente e dolce sogno agli occhi di Cordelia. Adora la frenesia e l' ansia della conquista, ma non di per sé la conquista, perché non appena la possiede interamente, un istante dopo perde tutto il suo interesse, come se Cordelia perdesse tutta la sua magia nello svelarsi e nell' abbandono completo verso di lui. Johannes ama l' innocenza e ingenuità femminile e quando sfiorisce per mano sua, finisce per provare inevitabilmente disinteresse per la donna tanto decantata e desiderata.
Inoltre, devo dire che questa edizione Demetra e passepartout mi è piaciuta molto, è ben curata, contiene una bella prefazione che introduce alla lettura soffermandosi su dieci parole chiave sull'estetismo Kierkegaardiano. Susanna Mati non ci tedia con la storia della vita di Kierkegaard e non si sofferma su particolari che potrebbero annoiare il lettore, ma spiega la sua prosa estetica sintetizzandola sapientemente in dieci capisaldi di Kierkegaard. Ho amato tanto l' introduzione di Susanna Mati quasi tanto quanto il libro e difficilmente apprezzo le prefazioni dei libri, spesso non le leggo e me le lascio per ultimo solo se voglio saperne di più del libro. Sulla traduzione posso dire ben poco non conoscendo il danese, però mi sembra che si preservi  quell'idea di bellezza, passione, poesia ed estetismo.

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