sabato 21 luglio 2018

L'uomo che voleva uccidermi di Yoshida Shuichi

Premetto  che non ho mai letto molti noir in vita mia, in special modo giapponesi.
Intanto partiamo dalla trama, la storia intuibile dal titolo, narra di una ragazza di Nagasaki, Yoshino, figlia di un barbiere, che è stata misteriosamente uccisa. Attraverso ogni capitolo ripercorriamo le vicende di tanti personaggi strettamente connessi alla morte della ragazza.
Ogni capitolo è un tassello per arrivare alla cruda verità sulla morte di Yoshino, fino a che tutti i tasselli non combacino e si arrivi a completare il puzzle, scoprendo la verità.

Il ritratto che spesso delineano dell' assassino è quello di una persona crudele e priva di umanità e se invece non fosse così?! E se invece si trattasse di qualcuno nella costante ricerca di amore nel posto sbagliato? Vittima della vittima stessa, quanto è labile il confine tra carnefice e vittima?

Questo libro si è rivelato molto coinvolgente, pieno di suspence, di sentimenti e  dotato di un'accurata introspezione psicologica dei personaggi.
L'unico personaggio che appare leggermente inspiegabile con il senno del poi, appare proprio Yoshino, la ragazza uccisa, ma credo che l' alone di mistero sia voluto e ricercato dall'autore.
Non è un semplice noir, è un libro disturbante, che lascia tanti spunti di riflessione su come sia labile il confine tra bene e male, di come alla fine spesso l'ingenuità possa far più danno di un'efferata crudeltà. Non ci sono carnefici, ma solo vittime del proprio passato e della propria indole caratteriale.
E' un libro che coinvolge senza annoiare, che non si dilunga in inutili descrizioni.
 Nonostante si intuisca facilmente chi sia l'assassino non appare affatto scontato, dato che il mistero è giocato più sul movente dell'assassinio.
Il finale resta aperto, anche se  in realtà lo scrittore ci ha fornito una chiave interpretativa abbastanza  deducibile, senza bisogno di spiegarla accuratamente di suo pugno, dato che ci ha fornito un analisi psicologica ben accurata, da far dedurre le motivazioni dietro ogni  atto o azione compiuta.

Mi dispiace, solo che di quest'autore non si trovino altri libri in italiano, dato che si è rivelato una straordinaria scoperta!


giovedì 14 giugno 2018

Il miniaturista di Jessie Burton

Appena finito di leggerlo con un misto di delusione,amarezza,ma allo stesso tempo inaspettata sorpresa.
Avevo comprato questo libro con un entusiasmo a dir poco febbrile, credevo fosse un libro fiabesco,sullo  stile di "Matthias Malzieu" e di "Neil Gaiman".
Inutile dire, che mi sono sbagliata, di fantasioso c'è  soltanto la figura misteriosa della miniaturista, che ricrea delle piccole miniature in cui prevede in un certo senso il destino dei personaggi, ma in realtà non è tanto l'elemento portante della trama, infatti il titolo è fuorviante. A dire il vero, è fuorviante anche la descrizione della trama sul retro copertina, che lascia supporre che ci sia una storia d'amore passionale, ma che purtroppo o per fortuna non c'è.
In sostanza, credevo di ritrovarmi in una storia d'amore ambientata verso la metà del seicento, ad Amsterdam, e invece mi ritrovo dentro ad una storia che è tutto l'opposto del romanticismo.
Nella ha 17 anni quando viene data in sposa al mercante Johannes Brandt, inizialmente si pensa quasi che tra i due possa nascere per davvero l'amore, da quel matrimonio sagacemente combinato,ma l'autrice in questo senso ha peccato di originalità e sadismo, volendo direzionare la storia su tematiche più forti, quali l'omosessualità e di quanto la legge e la chiesa fosse severa e ottusa da definirlo un reato da punire con la morte.
Temi sicuramente apprezzati, anche se inizialmente, da come si era presentato il romanzo il fatto che Johannes fosse gay mi ha particolarmente deluso, dato che in tutto il romanzo si rende evidente quanto Nella si sia innamorata di suo marito, e anche se lui non osa spingersi più in là di un bacio, sembrava che lo facesse per rispetto, in attesa di conoscersi meglio... Insomma mi sono sentita un po' presa per i fondelli dall' autrice, e questo mi ha guastato la lettura.
Ma alla fine sono contenta di non aver abbandonato la lettura, dato che ho potuto in un certo senso ricredermi. Non era il libro che mi aspettavo di leggere, ma nonostante tutto, si è rivelata una buona lettura, a tratti coinvolgente in altri un po' meno, con tante emozioni poco descritte. Inizialmente  i personaggi sembrano tutte bambole manovrate dai fili del miniaturista, senza alcuna emozione, ma solo alla fine si ha l'opportunità di scoprire a fondo l'anima dei personaggi. In fondo, il fatto che non sia una storia d'amore lo rende meno scontato, originale e sorprendente, anche se mi ha lasciato un certo amaro in bocca per l'epilogo crudo e amaro.
Aveva voglia di una storia più frivola e allegra, e invece mi sono ritrovata un romanzo ben scritto su una realtà seicentesca cruda e imperdonabile. Tuttavia anche se tra Nella e Johannes non è amore, si percepisce tra loro una complicità profonda, persino più intensa di quella di due innamorati,  dato che tra tutti gli sguardi, Johannes verso la fine  ricerca lo sguardo di Nella, della moglie che non ha mai toccato, e lei allo stesso tempo ricerca disperatamente il suo. Quindi mi è piaciuto o non mi è piaciuto? E' ardua la sentenza, credo che su molti punti la storia presenti dei profondi buchi neri, poca introspezione e  mi sarebbe piaciuto che il personaggio della miniaturista fosse ampiamente svelato, dato che il titolo è appunto "il miniaturista".
Tuttavia non posso neanche dire che sia un pessimo romanzo, posso dire che è carino nonostante sia noioso su molti punti, poichè l'autrice si sofferma su particolari superflui, anzichè soffermarsi su aspetti che potevano rivelarsi più interessanti, per esempio questa benedetta figura della miniaturista chi è chi non è, liquidare il senso della sua figura con un concetto meramente filosofico sull' essere fautori del proprio destino, non mi ha del tutto soddisfatto.


sabato 9 giugno 2018

Mathilda di Victor Lodato

Un libro che ha riscosso molto successo in America e altri paesi, sicuramente perché è un libro che arriva dritto al cuore.
Ho scoperto questo titolo per puro caso.
Ovviamente non è da confondere con Matilda di Rohal Dahl, quello è più un libro sul significato dell' essere bambini, questo invece tratta di ben altro, tocca una fascia di età più complessa, quella dell' adolescenza.
Alcuni hanno voluto paragonarlo al "giovane Holden", e per alcuni aspetti forse lo ricorda, ma non del tutto.
È una storia più moderna, più vicina ai nostri tempi.
Un'altro tratto interessante è che l'autore non accenni mai esplicitamente all' ambientazione, si fa fatica a capire che la storia si svolga in America facilitando un immedesimazione, rendendo la storia più vicina a noi.
La trama è in apparenza semplice e lineare: Matilda ha tredicenni, ed oltre ai drammi di tutte le adolescenti: il corpo che cambia, i ragazzi e le  riflessioni sull' essere o non essere, si trova a vivere un dramma ben peggiore, la morte di sua sorella Helene, aveva solo sedici anni quando un uomo la spinse sotto un treno e Matilda non riesce a darsi pace vuole scoprire chi sia stato ad uccidere sua sorella. Dinnanzi l'indifferenza dei suoi genitori che si chiudono nel loro dolore senza parlarne con lei, inizia ad essere dispettosa e a voler diventare cattiva per attirare l'attenzione dei genitori.
Non fatevi strane idee,molte recensioni e premesse stesse del libro traggono in inganno, Matilda non è banalmente uno di quei libro in cui una tredicenne gioca a fare la piccola detective. Non è un giallo adolescenziale, ma piuttosto un libro di formazione nella quale la protagonista intraprende un percorso di accettazione del dolore che la perdita di una persona cara comporti, quel senso di desolazione e di  colpa che attanaglia tutti quando si perde qualcuno, e si brancola nel buio alla ricerca disperata di  un colpevole su cui scagliare la propria collera. Un libro intenso,  riflessivo,  moderno, che ti fa scoprire cosa significa essere adolescente al giorno d'oggi.
Ormai lontana da quel periodo, pensavo sarebbe stato difficile ritrovarmi tra le pagine di questo libro, e invece no, l'autore è riuscito a coinvolgermi nella storia di Matilda.  Nonostante la drammaticità della storia, il libro non risulta pesante, ma abbastanza scorrevole, forse mette solo un po' malinconia e tristezza, ma si conclude con un messaggio propositivo.
Inoltre ciò che mi ha colpito di più, sono state le  forti e intelligenti riflessioni sul terrorismo. Si mette in discussione il vittismo americano, ricordandoci che gli oppressi non sono solo vittime,ma sono stati in passato carnefici, e gli stessi che adesso chiamiamo  "terroristi", in passato erano le vittime dei giochi politici e degli interessi economici dell' America e di tanti altri paesi.


lunedì 23 aprile 2018

Dracula di Bram Stoker

Bram Stoker si ispira alla celebre storia  di Vladimir l'impalatore realmente esistito in Transilvania. Forse per questa ragione lascia un alone di mistero attorno al personaggio di Dracula, non è ben caratterizzato come nel film di Coppola, inutile dire che il film non ha niente a che vedere con il romanzo, ma del resto mi sento quasi di voler giustificare l'iniziativa del regista, dato che nel libro non accade assolutamente niente, è una storia piuttosto piatta, con dei personaggi assolutamente insopportabili e puritani.
Inizialmente la storia parte bene, appare coinvolgente, nella parte in cui Jonathan Harker, un procuratore si reca a casa del conte Dracula, per una commissione di lavoro, e credo che nessun film riuscirà mai a rendere le atmosfere cupe e le situazioni grottesche e psicologiche che si innescano durante il soggiorno del protagonista. Sfortunatamente abbandonata la Transilvania,  la storia va a avanti a Londra, con tutta una serie di lettere e diari dei vari personaggi rivelandosi confusionario, dispersivo e noioso.
Molto spesso mi è parso di leggere un'inno al cattolicesimo esagerato, ho pure pensato che tanto valesse leggermi la bibbia.  Un vero peccato perché l'inizio me lo sono letteralmente divorato, mi piacevano anche i moltissimi richiami ai piatti tipici della Romania e ai loro usi e costumi, peccato che poi si perde in un buonismo cattolico fastidioso, la parola Dio non sa quante volte l'abbia letta e poi i dialoghi infiniti con tante premesse perbeniste e moraliste, ok che erano altri tempi però... Ho anche percepito tanto maschilismo in questo romanzo e tante pagine da leggere praticamente inutili, le avrei quasi volute saltare per la noia  nella speranza che dopo arrivasse la parte intrigante e coinvolgente, ma invece non arriva mai. Dopo tanta fatica, il finale lascia molto a desiderare, appare frettoloso e senza alcuna descrizione e precisazione, che in questo caso sarebbe risultata più che gradita. "Una mostruosa  delusione", che non mi  sarei mai aspettata, data la celebrità di questo romanzo, che a questo punto mi sento di dire che sia stato molto sopravvalutato. A parte l'inizio, e qualche parte del romanzo mi sento di dire che non c'è nulla delle atmosfere gotiche e cupe che mi sarei aspettata. Inoltre molte situazioni mi innervosivano perché erano praticamente inutili, per esempio le incomprensioni tra i personaggi quando Van Helsing chiede al fidanzato di Lucy di aiutarlo a riprendere il cadavere di lei dalla tomba per tagliarle la testa e piantarle un paletto sul cuore, senza spiegargliene la ragione e  ovviamente il fidanzato si rifiuta, e quindi altre 10 pagine di romanzo scorrono così, quando il malinteso poteva benissimo essere risolto, se Van Helsing glie lo avesse spiegato, e invece no, devono passare 10 pagine affinché spieghi che Lucy è diventata una vampira.
Questa è stata la situazione che mi ha arrecato più fastidio e perplessità a tal punto che volevo smettere di leggerlo.
Leggevo in giro, tra le recensioni di questo romanzo, che secondo molti Bram Stoker sia di gran lunga superiore ad Edgar Allan Poe nel genere horror e gotico.
Io comunque torno volentieri a leggere Edgar Allan Poe!
Aggiungo a questa recensione una nuova nota, dato che ho avuto un accesso dibattito in un gruppo di  libri su Facebook  nei riguardi di questo libro.
Differenza romanzo e film:
Non c'è alcuna storia d'amore fra Dracula e Nina, come accade nel film, in cui si accenna al fatto che Nina sia praticamente la reincarnazione della moglie di Dracula, data la sua somiglianza con la moglie di Dracula.
Semplicemente Dracula la controlla e la manipola a suo piacimento, ma non si accenna ad alcun sentimento romantico da parte del conte.
L'unica storia d'amore che c'è, è quella fra Nina e Jonathan, che non è neanche molto passionale. Amore per la fede cristiana si, infatti grazie a quello sconfiggono il male rappresentato dal conte Dracula. Poi si parla tutt'al più di amore per la vita, uhm forse più di istinto di sopravvivenza del conte Dracula, il desiderio ossessivo di vivere in eterno, al di là di quali siano i mezzi da utilizzare per farlo.

venerdì 30 marzo 2018

Il figlio del diavolo di Georgette Heyer

Questo libro è stata una straordinaria e sconvolgente sorpresa, preso alla "biblioteca privata itinerante del signor Tramonte" senza troppe pretese e invece si è rivelato essere un gran bel libro per il suo genere romantico. Molti paragonano la Heyer a Jane Austen, ma secondo me il paragone non regge,senza nulla togliere alla Heyer, ritengo che lo stile e il modo di scrivere sia del tutto differente. Jane Austen nei suoi romanzi ricostruisce perfettamente gli usi e i costumi dell' epoca, in modo tanto accurato e peculiare che hai la sensazione di essere lì, la Heyer è più  da romanzetto rosa ottocentesco, ovviamente meno dozzinale di quello che potrebbe essere un romanzo rosa, più accurato e divertente. Sicuramente ha stile la Heyer, ma non da raggiungere il livello di Jane Austen, ma secondo me non si proponeva lei stessa di voler raggiungere quel livello, è più una lettura leggera e dilettevole. Mi dà l'idea di una donna che se la rideva sotto ai baffi nella stesura di questo romanzo, dato che ci sono svariate parti divertenti e burlone. Indimenticabile lo zio Rupert con le sue battute, mi ha davvero regalato grasse risate. Un romanzo che coinvolge per il suo giocoso capovolgimento dei ruoli, Mary da vittima del  seducente marchese libertino Vidal, ne diventa carnefice. Vidal  viene percepito inizialmente come un uomo rude, brutale, sfrontato e per nulla romantico, ma in qualche modo si rivela essere sin dalle prime pagine affascinante, allo stesso tempo Mary la protagonista non si rivela essere la solita e fragile figura femminile che si lascia scalfire e terrorizzare da lui,  anzi darà al marchese filo da torcere.  Lo sfondo della narrazione non è ben definito,la Heyer ha inteso più focalizzarsi sulle vicende dei due protagonisti che svolgere una ricostruzione storica di quei tempi, infatti è da notare che la storia si svolga in "Inghilterra", successivamente in "Francia, Parigi e Digione", ma di questi posti non viene offerta nessuna descrizione accurata, non si fa neanche il benchè minimo accenno al  "grande terrore" dell'epoca.  Un romanzo  leggero e piacevolissimo, che non delude le aspettative, anzi nel mio caso è stata una vera rivelazione. Leggendo questo libro  mi è venuto in mente "Lydia di Clare Darcy" solo che a differenza del "figlio del diavolo" si rivela essere più moscio, sottile, meno entusiasmante e coinvolgente, del resto non a caso la Heyer risulta essere più nota e altisonante, mentre di Clare Darcy sono stati tradotti ben pochi romanzi, benchè qualcuno la ritenga l'erede di Georgette Heyer, ma io la vedo un'erede ben poco prospera e finita nel dimenticatoio, benchè io abbia apprezzato "Lydia",con un leggero sorriso, non credo che purtroppo possa reggere il confronto con la vivace audacia della Heyer nella narrazione.





mercoledì 21 marzo 2018

Il tempo nom si ferma per i topi di Micheal Hoeye

Questo libro mi ha attirato come una calamita per la copertina, e per qualche recensione positiva, ma mi rendo conto che è stata una vera delusione. Ho voluto cominciare da questo, pur avendo altri duemila libri da leggere, perché è strutturato in maniera molto congeniale per un pendolare, un capitolo consta di tre pagine, così non lasci nulla in sospeso. Ma a parte quello e l'idea carina di trattare la storia dei topi, come se fossero degli esseri umani, per il resto ogni capitolo nonostante fosse solo di tre pagine, si è rivelato pesante da leggere perché non accade assolutamente nulla. Non si capisce neanche a chi sia rivolta questa lettura, se per un adulto o ad un bambino, forse a degli young adults, non saprei davvero dire con certezza a chi intendesse rivolgersi lo scrittore. Il libro si fa interessante verso la parte centrale, no neanche quasi verso la fine, ma la parte saliente  e  avventurosa del protagonista orologiaio viene narrata in modo così frettoloso e superficiale, da far salire i nervi al lettore o almeno a me ha fatto questo effetto. Una storia carina che poteva essere strutturata ed elaborata meglio, tanto stile e bravura nell' uso delle parole mal investito. Poi quando ho letto che se ne vogliamo saper di più dei personaggi e del protagonista dobbiamo mandare una mail al suo indirizzo, ho pensato "Ma anche no!",  e che ha intenzione di scrivere un altro libro su questi personaggi mi è venuto un coccolone, dato che direi che la storia possa essere fine a sé stessa, inoltre anche i personaggi appaiono alquanto insulsi, non sono quel tipo di personaggi alla quale uno si affeziona da voler leggere un seguito. Ma poi neanche una storia d'amore con un lieto fine, non so un libro che non ha senso di esistere per quanto mi riguarda. Noia e soltanto noia.  Non che mi piaccia scrivere recensioni che stronchino così tanto un libro, ma dopo essermi sorbito un 400 e passa di pagine nella speranza che accadesse e si smuovesse qualcosa, e non accade niente, assolutamente niente.  Poi arriva la parte interessante  e avventurosa della storia, che viene elaborata in maniera così sbrigativa e superficiale, e allora mi sento in dovere di lasciare una recensione più che negativa, dopo aver impiegato tempo prezioso che avrei potuto impiegare in una lettura più soddisfacente. Quanta amarezza che mi ha lasciato questo libro!

mercoledì 14 febbraio 2018

Speak le parole non dette

Volevo scrivere da tanto la recensione di questo libro, ma tra i tanti impegni poi non sono mai riuscita. Ci promettiamo sempre di fare delle cose, che poi puntualmente non facciamo, anche cose che ci farebbero star meglio. Questa frase coglie la vera essenza del libro, ci sono tante scomode e fastidiose  verità che quando si hanno 17 anni si vorrebbero gridare, dire, ma non le dici, le trattieni, preferisci che ti uccidano piuttosto che rivelarle agli altri. Leggendo questo libro, ripensavo all' adolescenza e alle sue insidie, questo libro le rivela tutte. C'è sempre quel ragazzo che approfitta dell' inesperienza e innocenza di una ragazza, c'è sempre il bulletto di turno, peccato che non è quasi mai uno, ma una cerchia molto ampia.
Quello che mi ha colpito più di tutto è che nonostante il libro sia drammatico si respiri anche quell' ironia e quel sarcasmo da "giovane Holden" di Salinger, in cui si evidenzia questa forte critica alla scuola americana così giocata sulla competitività e sull'apparenza. 
La protagonista vorrebbe parlare spiegare perché quel giorno alla festa chiamò la polizia, ma la bocca le resta sigillata.
Questo discorso del dire e non voler dire, mi fa pensare a tutte le cose che non sono mai riuscita a dire è che continuo a non riuscire a comunicare sia con il corpo che con la bocca.
Tante, troppe, innumerevoli.
La cosa curiosa è che la gente crede che le persone silenziose non abbiano niente da dire, mentre il problema principale è che ne abbiano troppe, e abbiamo paura di dirle alla persona sbagliata. Questo libro svela anche questa verità. Ovviamente i genitori sono sempre troppo indaffarati o presi da altro per accorgersi dei problemi dei figli. Nessuno si accorge mai di nulla, il dolore è muto, ma perforante e da lettrice mi sono irritata per l' atteggiamento dei genitori totalmente assenti,questo è il l riflesso di una realtà fredda, ceca e cruda. Quando bisogna  davvero esserci, non ci si è mai.

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La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'h...