lunedì 25 aprile 2022

Va dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro

"Va dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro è un viaggio drammatico e introspettivo di una nonna, che scrive un diario rivolgendosi alla nipote, con cui ha un rapporto particolarmente stretto, dato che, l' ha cresciuta al posto di sua madre.
In questo diario la nonna rivela dei segreti familiari sconvolgenti, le sue esitazioni, imperfezioni e fragilità umane e quelle di sua figlia (madre di sua nipote).
Racconta del rapporto difficile con sua figlia e sua nipote, della loro incomunicabilità e della difficoltà di entrare in sintonia, senza invadere i propri spazi. 
La Tamaro ci fa intuire che spesso pur volendo bene alle persone care, non riusciamo a comprenderle e a dare loro ciò di cui hanno bisogno, non per cattiveria, ma, perché non ne siamo in grado, non ci sono stati dati gli strumenti, le rassicurazioni adeguate per farlo a nostra volta con gli altri. 
Diventare madre è difficile, ci si ripromette di non commettere gli stessi errori della nostra madre, ma, inevitabilmente degli sbagli si commetteranno sempre, forse, anche diversi e ben peggiori. 
In realtà, poi, nell' età adulta le figlie diventano persone a sé che devono essere in grado di andare avanti e superare anche i danni che sono stato creati dalle proprie famiglie. 
Crescere significa discostarsi, prendere un'altra via e direzione e questo non dipende più dalla famiglia d'origine, ma da sé stessi, dalla propria volontà.
È molto tenero, ma allo stesso tempo struggente e riflessivo. 
È un libro che apparentemente può apparire un po' banale e scontato. 
Forse, un po' sovrabbondante di frasi fatte, però, devo dire che in qualche modo mi ha lasciato dentro qualcosa. 
Mi ha indotto a pormi delle domande sulla mia esistenza e su quelle di ognuno di noi. 

lunedì 18 aprile 2022

Canne al vento di Grazia Deledda

Grazia Deledda è stata la prima scrittrice italiana a vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1926. 
In "Canne al vento" Grazia Deledda ci trasporta a Nuoro, in Sardegna, in un ambietazione del sud piena di vegetazione, colma di vita, di fichi d'india ed euforbia, 
i frutti e le piante più citate nel romanzo. 
Si percepisce quest' atmosfera del sud Italia, viva e calda, ma allo stesso tempo la calura avvilente tale da surriscaldare troppo gli animi, fino a consumarli. 
C'è un profondo stato di autocommiserazione e rassegnazione in questo romanzo, è come se tutte le speranze siano destinate a morire in questa terra meravigliosa, ma desolata.
La trama non spicca di originalità, ma quello più colpisce è lo stile di Grazia Deledda, considerando anche gli studi limitanti raggiunti, solo la quarta elementare, e poi è stata un autodidatta. Molti la mettono a confronto con Verga, con il suo verismo o l'assocciano al naturalismo, ma in realtà volerla incasellare in una sola e unica corrente letteraria sarebbe riduttivo. 
In Grazia Deledda percepiamo delle atmosfere molto cupe, con rievocazioni sacre e religiose, da romanzo gotico, variegato con il folklore sardo.
Non posso dire che sia tra i miei romanzi preferiti, ma è stata una buona lettura. 
Mi ha colpito particolarmente per questa buona capacità descrittiva trascinante, da saperti condurre in Sardegna, facendoti vivere le atmosfere di un luogo e di un' epoca  passata. Offre anche una panoramica sulla condizione delle donne in quel periodo, dimesse al patriarcato, e poi racconta il servilismo, la completa devozione del servo verso i propri padroni, da rinunciare completamente alla propria esistenza, stando in balia dei voleri e necessità dei propri padroni, come un cane prostrato e fedele. 
Inoltre, il titolo è molto esaustivo: ci suggerisce che l' essere umano è come una canna trasportata dal vento, capace di piegarsi, adattandosi all' ambiente in cui vive, ma senza spezzarsi.


giovedì 14 aprile 2022

L' amore bugiardo di Gillian Flynn.

Pensavo che questo libro fosse un polpettone commerciale, che in fondo avrebbe deluso le mie aspettative e invece... Devo dire di essermi sbagliata, è stata meglio di quello che mi sarei aspettata! È un thriller psicologico ben strutturato. 
È stata elaborata perfettamente bene l' introspezione dei personaggi: è molto focalizzato sulla carraterrizzazione dei protagonisti, tutta al più che sugli aspetti tecnici da indagini poliziesche di cui sinceramente a me importa ben poco, sicuramente, lì ci sarà qualche pecca per i fanatici del genere giallo/ indagini, e forse qualcosa di poco realistico e dissonante nella trama, eppure, nonostante si percepisca qualche difetto, questo libro a mio parere è magnetico.  
Gillian Flynn è riuscita a dare vita, corpo e anima a Nick ed Amy, e sono entrambi un marito e una moglie imperfetti, con le loro complessità e ambivalenze caratteriali e psicologiche, che ahimè sul film per quanto sia stato realizzato così bene, con un ottimo cast, perde molto sulla caratterizzazione lodevole e ben delineata di marito e moglie. 
Il libro è più un indagine su chi sia il più pazzo e problematico tra i due della coppia, e questo romanzo è veramente dissacrante, a tratti ho percepito quasi dell' humor nero su cosa effettivamente sia l' istituzione matrimoniale. 
Mi piacciono questi thriller fuori dagli schemi, non le solite indagini del commissario, il poliziotto e laddove c'è il buono e il cattivo, o si cerca semplicemente l' assassino, ma dove tutto è nebuloso, dove i confini di bene e male sono sempre labili e in cui viene delineata la tossicità dell' amore e la sua stessa necessità di coesistenza tra due persone disturbate.
Questo libro offre degli ottimi spunti di riflessioni sui rapporti di coppia, sul matrimonio, anche sul femminismo e sui luoghi comuni, è un thriller che offre più di quello che ci si aspetta.

lunedì 4 aprile 2022

Claudelle di Erskine Caldwell

Claudelle è la storia di una ragazza di campagna, figlia di contadini poveri,
che riceve una delusione d'amore tanto grande e dolorosa, da perdersi completamente. 
La protagonista inizia a sfruttare gli uomini, per ottenere tutto ciò che vuole soldi e regali, offrendo in dono il proprio corpo.
Del resto, la madre non le ha dato degli ottimi consigli, dopo la delusione d'amore ricevuta. 
Erskine Caldwell utilizza uno stile secco e asciutto, la lettura è piacevole, anche se può rivelarsi, forse troppo ridotta all' osso. Ovviamente, non si cade mai sull'esplicito. Non si raccontano mai nel dettaglio i rapporti sessuali, ma, se ne fa sempre un chiaro riferimento.
La sessualità di Claudelle viene raccontata dal narratore, senza esprimere dei giudizi, anche se, sul finale tragico e disperato, possiamo cogliere in Erskine Caldwell una denuncia sociale, verso il bigottismo cattolico dell' epoca. 
È un bel libro perché l' autore non si espone, non spiega e non prende una posizione né positiva né negativa su Claudelle, ma lascia che gli eventi della storia ci inducano a provare empatia per lei, per la povera Claudelle tanto sciagurata e sventurata. Nel complesso la lettura è stata appagante e piacevole, anche se, la prosa è molto risicata, da non lasciarmi moltissimo, rispetto ad altre letture di questo genere, mi torna in mente il pieno coinvolgimento struggente che ho provato per "Tess D'urbenville" di Thomas Hardy.



giovedì 31 marzo 2022

Figli di un Dio minore di Mark Medoff.

Una riflessione struggente ed emotiva sul rapporto sentimentale tra un uomo parlante e udente, con una donna sordomuta. 
È molto carino, anche se, mi aspettavo, ecco, un libro con una struttura ben diversa, parlando di una tematica del genere. 
A mio parere, è un controsenso scrivere un libro in cui si parla di sordomuti e farlo sottoforma di una sceneggiatura o testo teatrale, in cui il linguaggio verbale è il fulcro di tutto.
Mi aspettavo un libro, che desse più enfasi e importanza al silenzio, dandogli maggiore carica e potenza emotiva, e invece niente.
Capisco, anche il tentativo di sottolineare la preponderanza del mondo degli udenti e parlanti, che sconfina con quello di Sarah. Tuttavia, mi sarebbe piaciuto se il mondo silente di sensazioni di Sarah fosse stato delineato e descritto, almeno, in minima parte.
Poi, anche la relazione tra i due per quanto sia romantica e carina, appare un po' inverosimile e pecca quasi di credibilità, a causa di un' immediatezza cinematografica e teatrale.
Mi è parso un tentativo un po' goffo e azzardato di parlare di una tematica delicata, usando una struttura che ne contraddice appunto il senso. 
Si adopera una narrazione esclusivamente basata su un linguaggio verbale, raccontando la storia d'amore con una sordomuta, be', non è un po' un controsenso?
Ho capito che si voglia far intuire, che con le mani, gli occhi e le sue gestualità Sarah comunque riesca a parlare, tuttavia, avrei preferito la storia sottoforma di romanzo vero e proprio.
Il susseguirsi di dialoghi tra i personaggi si accavallano spesso fra loro, generando confusione tra le diverse scene e salti temporali. 
 Forse, anche a causa di un' impaginazione concepita male, diventa frustante e irritante, questa scelta di stile.
Sicuramente, adesso, sono curiosa di vedere il film; perché, a questo punto, una storia con questa struttura dialogata, lo ritengo molto più godibile e apprezzabile sottoforma di film o di trasposizione teatrale.

mercoledì 30 marzo 2022

Le età di Lulù di Almudena Grandes

Cosa dire di questo romanzo talmente perverso, da far quasi inorridire? 
All' inizio, ho pensato che, si trattasse solo di una storia d'amore tossica e malata, ma, verso la fine si sciolgono i nodi e si declina la criticità della perversione. 
Il vero fulcro delle fantasie e aberrazioni erotiche è che non possono mai confluire con la realtà, senza pagarne le agghiaccianti conseguenze. 
Per certi versi, questo libro mi ha suscitato sensazioni contrastanti tra l' eccitazione e lo sdegno. 
Ma, credo che, 
l' intento della scrittrice fosse proprio quello di disturbare il lettore, narrando di una sessualità sconveniente. 
È un romanzo disturbante, volutamente mascherato da erotismo sentimentale.
È un libro capace di destabilizzare il lettore, a causa della crescente lussuria, che prende una piega inaspettata, incontrollata e controversa, fino a sfociare nella morbosità grottesca.
Ci sono contenuti abbastanza forti di violenza inaudita e immorali, da turbare un comune lettore.
Quindi, la vera domanda è se questo libro mi è piaciuto o non mi è piaciuto? 
Direi, che mi è in parte piaciuto e in parte non mi è piaciuto. Mi è parso che, la scrittrice abbia voluto raccontare all' inizio una storia, e poi, sdradicarla, metterla in discussione, per raccontarne di colpo un' altra. 
Mi ha creato un po' di confusione sugli intenti reali della storia, se fosse quella di raccontare una torbida storia d'amore erotica, o se fosse quella di raccontare le problematiche della sessodipendenza e ninfomania. 
In realtà, ho avuto come la sensazione che in questo romanzo ci fosse un po' tutto e a conti fatti niente. 
Quindi, direi che è una storia discreta, sicuramente, un buon romanzo erotico di intrattenimento, da tenere incollato il lettore e che lascia qualcosina di più della solita spazzatura, propinata sulla falsariga della narrativa erotica, ma, niente di eccezionale, mi aspettavo un prosa erotica più suggestiva e introspettiva alla Anais Nin.

martedì 29 marzo 2022

Corto viaggio sentimentale di Italo Svevo

In questa breve opera all' inizio si respira un Italo Svevo con un' ironia arguta, ma più spensierata, rispetto allo Svevo della "coscienza di Zeno", fino a che non si arriva a metà romanzo, in cui si torna alle tematiche tanto care a Svevo, la fatica di inserirsi nella società, la fatica degli esseri umani a comunicare per davvero fra loro, 
l' innetitudine e la sensazione di alienazione dalla propria esistenza. 
Nella sua brevità si assoppora Svevo in piccole dosi, anche se, l' ho trovato su molti punti di difficile comprensione. 
Il turbine di idee e pensieri del viaggiatore sono spesso vaganti e dispersive. 
Gli incontri e scambi di dialoghi in molti casi a dir poco seccanti e noiosi. 
L' incompiutezza dell' opera si fa sentire, risuona più volte, lasciando il lettore con una sconfinata amarezza. 
Per me, non è di sicuro il romanzo migliore di Italo Svevo, sarà per la sua incompiuta brevità e per la ripetizione di incontri sul treno, che non mi hanno lasciato molto di significativo, com' è stato, invece, nella lettura della "Coscienza di Zeno".

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