venerdì 26 agosto 2022

Il manoscritto di Brodie di Jorge Luis Borges

Una scazzottata raccolta di racconti brevi di Borges che non mi ha entusiasmato particolarmente, e d'altro canto non posso dire neanche che sia stata spiacevole da leggere, tuttavia, non credo che sia stato il libro giusto, che valesse veramente la pena leggere, di Jorge Luis Borges. 
Le storie sono piuttosto coincise nella loro assurdità sardonica, ma non lasciano il segno, tra un racconto e l' altro diventa tutto un po' vano e ripetitivo, se non il racconto più famoso da cui prende il nome la raccolta "Il manoscritto di Jorge Luis Borges" che mette in discussione la stessa civiltà, di cui tanto ci vantiamo, sentendoci superiori agli uomini primitivi e arcairci. D'altro canto, questo racconto non credo sia messo a caso sulle ultimissime pagine, ma si ricollega, appunto, ai racconti precedenti, in cui si intravede la crudeltà e meschinità dell' uomo civile.
Borges con mordace ironia e con forte spirito critico enfatizza e si beffa della violenza, che per l' uomo diventa espressione naturale di virilità, mettendo in discussione persino sé stesso e le sue certezze.

giovedì 25 agosto 2022

Ero Amelia Earhart di Jane Mendelsohn

Questo romanzo è un omaggio, in memoria della prima aviatrice che sorvolò l' atlantico, Amelia Earhart. 
Seppur nasca da una storia vera, Jane Mendelsohn ricostruisce a proprio piacimento con inventiva e fantasia cosa possa essere accaduto quello sfortunato giorno, in cui si perdono le tracce di entrambi i due piloti, Amelia Earhart e Fred Noonan. 
I due navigatori avrebbero dovuto intraprendere il giro del mondo, ma in questa impresa accadono tanti malaugurati imprevisti : la radio funziona male, gli strumenti di bordo non sono stati regolati e il carburante risulta insufficiente per l' impresa. 
La storia viene raccontata in prima persona da Amelia, e poi ci si allontana dalla protagonista e si capitombola su una terza persona, con l' intersecarsi dei dialoghi tra i personaggi, preciso "senza virgolette discorsive".
Personalmente, non apprezzo quando il narratore passa da una persona all' altra, o sobbarca il lettore di dialoghi, senza ordine, sovraffolando il testo, dopotutto, basterebbero solo due virgolette, per essere più chiari. 
Ho avuto quella fastidiosa impressione che la scrittrice non avesse la piena padronanza di ciò che stesse scrivendo, a causa delle frasi spezzettate, la prosa che si storpia, passando dalla prima persona e poi repentinamente alla terza, fino a sfociare nella forma dialogata e in aggiunta flashback casuali meramente riempitivi. 
Il testo manca di fluidità e continuità tale, da mantenere alto l' interesse del lettore.
Tuttavia, nonostante, i difetti riscontrati a primo impatto, l' ho trovata tutto sommato una lettura gradevole, riflessiva e con una giusta dose di pathos.
Di sicuro, ho apprezzato l' idea di fondo e 
l' ho trovato un buon modo per commemorare una figura femminile realmente esistita, così avventurosa e coraggiosa, come Amelia Earhart. 
Anche i picchi fantasiosi e romanzati della storia non mi sono tanto dispiaciuti, è solo il modo di raccontare che non mi ha convinto del tutto.

mercoledì 24 agosto 2022

Lasciami sola di Marcelle Sauvageot

Questo romanzo, o forse, dovrei dire "commentario", o raccolta di memorie, oppure, epistolare rivolta al proprio amato, ma in realtà, Marcelle Sauvageot non rivolge la lettera all' uomo che l' ha abbandonata, per sposare un' altra, ma, bensì la rivolge più a sé stessa. 
La scrittrice scava in profondità nella sua interiorità e in quella dell' uomo tanto desiderato e amato, scoprendo tutte le loro pecche e imperfezioni di coppia. 
Svela e riflette i limiti e la miseria stessa connaturata dall'amore tra uomo e donna, lo analizza e se ne discosta, lo disprezza, lo giudica e allo stesso tempo lo brama con angosciosa malinconia. 
Sauvageot minuziosamente rivolge lo sguardo alle sue emozioni, non fugge da esse, ma le affronta, decide di commentarle minuziosamente, di non lasciarsene sfuggire, neanche un brandello, pur di liberarsene e ridurle al niente.
Fa i conti con sé stessa, con la sua malattia contro cui sta lottando con le unghia e con i denti.
Infatti, mentre scriveva Marcelle Sauvageot si trovava dentro un sanatorio, nella speranza di guarire dalla turbecolosi, ed è proprio lei stessa ad accorgersi di essersi aggrappata disperatamente all' amore, per la guarigione e la salvezza, ma, al contempo, è lei stessa a volerlo scansare e annientare, come il più vile dei mali. 
Marcelle Sauvageot realizza un monologo emotivo disinvolto e femminista, in cui  rivendica sé stessa e i confini entro cui amare un uomo, per salvaguardare la propria autostima, anche prima di morire. Decide piuttosto di fare a meno delle vile consolazione di due braccia maschili, ottenute solo per meschina pietà e compassione. 
Seppur breve, in questo triste e desolante "memoire" ci possiamo in quanto donne immedesimare e ritrovare nella disarmante sincerità della protagonista, che ci offre di lei un ritratto di donna ribelle e inafferrabile, senza nascondere le sue miserie e fragilità.





martedì 23 agosto 2022

Donnarumma all' assalto di Ottiero Ottieri

Ottiero Ottieri ha lavorato come selezionatore del personale della fabbrica Olivetti, e in questo romanzo ci racconta il suo lavoro, che se a prima vista potrebbe apparire come un banale lavoro di ufficio, scopriamo in realtà che si tratta molto più di questo. 
Ottieri ci svela le incertezze umanamente etiche nella scelta di un potenziale operaio, e nel dover necessariamente scartare qualcun altro. 
In particolare, qui si parla della fabbrica Olivetti che era stata aperta nel Mezzogiorno, a Pozzuoli,  avversata da disoccupati disperati, da richiedere ogni giorno l' assunzione. 
In questo libro intuiamo le difficoltà tra il perseguimento di un fine aziendalistico a quello umanitario, nell'impossibilità di poter vertere nella stessa medesima direzione. Non si può assumere e accontentare tutti, e quindi, occorre una scrematura, una selezione, una scelta, volta ad escludere necessariamente qualcun'altro bisognoso di lavoro. 
Il dubbio più grande che Ottieri si pone è se fra test attitudinali e psicotecnici e se aldilà del giudizio personale, su ogni presunto candidato, la scelta effettuata sia stata effettivamente la migliore; e se in fin dei conti, abbia scelto veramente con metodo meritocratico, i futuri operai della Olivetti. La psicotecnica non è infallibile ci spiega Ottieri, e ci racconta la storia di tutti quegli uomini e donne che bersagliavano la portineria ogni giorno, al limite dello stalking pur di ottenere una mansione.
I pedinamenti alla moglie di Ottieri, fino ad arrivare a gesti estremi e disperati come le minacce e a narrazioni strappalacrime, pur di impietosire il recluiter. 
Farei leggere questo libro a quei settentrionali che hanno le idee ancora offuscate da aberranti e offensivi luoghi comuni del "terrone  pigro che non vuole lavorare", così da smentire le loro idee becere e campate in aria.

sabato 13 agosto 2022

Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini

In quest'ultimo periodo, sto riscoprendo gli autori italiani del 900', Elio Vittorini è uno fra questi. 
In questo romanzo "Conversazione in Sicilia", tra i più famosi e capisaldi della sua scrittura si respira la nostalgia della sua terra natale, una Sicilia calda e accogliente, ma allo stesso tempo anche inospitale e povera, piena di contraddizioni. 
In questa storia non accade moltissimo, semplicemente, il nostro protagonista intraprende un viaggio dalla Lombardia alla Sicilia, ritornando al luogo in cui è cresciuto, e da lì capirà le grandi differenze tra Nord e Sud, fino a giungere ad un' esagerata esaltazione del Nord, racchiusa nella figura quasi leggendaria e mitologica del "Grande Lombardo". Da una parte il protagonista vuole discostarsi dalla sua terra d'origine, ma dall' altra avverte una stretta appartenenza ad essa. 
Il protagonista finirà per elogiare "l' uomo lombardo" in modo quasi imbarazzante, fino a sfociare in una forma di razzismo verso le proprie origini meridionali, come se, per essere dei veri gran uomini sia necessario possedere origini lombarde. 
Tuttavia, la madre stessa smentirà le sue convinzioni, d'altro canto, dalle lunghe conversazioni riflessive con lei, emergerà che il vero "Grande Lombardo" non è che un miraggio. 
In fondo, tra Nord e Sud non esistono tutte queste enormi differenze, anzi, spesso e volentieri, sono solo delle costruzioni dialettiche e mentali degli uomini. 
Sono gli esseri umani stessi a volersi distinguere dagli altri, tanto da credersi con presunzione e arroganza tanto diversi, così da potersi distaccare, creando disparità e separazione fra loro.
Elio Vittorini conclude, intuendo che non esiste "il vero Grande Lombardo", così da farci intuire, che non esiste neanche un' Italia meridionale e settentrionale, ma esiste solo un' unica terra su cui viviamo.
Per quante differenze gli italiani potrebbero inventare e raccontare su di sé, in fondo, sono tutti più o meno simili e dovrebbero smetterla di arrampicarsi agli specchi, pur di sentirsi superiori agli uni o agli altri.

martedì 9 agosto 2022

Martin Eden di Jack London

Un libro completamente diverso dai canoni letterari di Jack London, di solito si ricorda generalmente questo scrittore per libri per ragazzi di avventura come "Zanna Bianca" e "il richiamo della foresta", genere che onestamente neanche da bambina mi ha mai coinvolto. E poi, da adulta faccio la scoperta di un altro Jack London forse più boicottato, un romanzo più riflessivo e di formazione come Martin Eden che a tratti ricorda un Jude l' oscuro di Thomas Hardy, ma con atmosfere meno fosche e cupe, di sicuro è un libro un po' autobiografico e con un' aspra critica alla società e alle convenzioni, ma non racchiude quel pessimismo imperante e negativo di Thomas Hardy, laddove la conclusione sfocia nella tragedia più assoluta.
Non lo avrei mai detto, che mi sarei ritrovata a leggere ben volentieri un libro di Jack London e che potesse aver scritto un libro così diverso e più corrispondente ai canoni letterari e classici.

giovedì 14 luglio 2022

L' eleganza del riccio di Muriel Barbery

Questa storia non mi ha convinto a pieno.
Per prima cosa le due protagoniste risultano abbastanza odiose e ipercritiche nei confronti del genere umano. 
Il problema di fondo è che appare molto superficiale nella trattazione di tematiche anche abbastanza delicate, come il suicidio. 
Ora, io capisco il voler rendere certi argomenti appetibili e fruibili al lettore medio, e l' intento di sdoganare il tabù su certi argomenti, per così dire "normalizzandoli", ma se certi argomenti non vengono approfonditi con una precisa analisi introspettiva, si corre il rischio di sminuire e banalizzare, urtando anche la sensibilità del lettore, soprattutto, a chi certi temi stanno particolarmente a cuore. 
Poi, un' altra cosa che ho particolarmente odiato di questo romanzo è l' ondata radical chic che permane tutta la storia, del tipo "Non sei nessuno se non hai letto il capitale di Marx" . 
Poi ci sono delle descrizioni veramente pretenziose, come anche questi giudizi aspri e abbastanza sciocchi sulle altre persone, da apparire spesso gratuiti e ingiustificati. 
Ora, nel "giovane Holden" c'era dietro un motivo per cui il protagonista disprezzava tutto e tutti, almeno lo spiegava, e non gli si poteva dare tanto torto, ma queste due spesso danno dei giudizi affrettati in cui generalizzano per stereotipi e luoghi comuni, senza mai trascindere dalle apparenze, cosa che dovrebbe essere il contrario. 
Poi, quanto infantilismo c'è nel voler nascondere di essere una portinaia che legge?! 
E poi la dodicenne che si vuole uccidere e poi così di colpo cambia idea, è tutto molto campato in aria. 
Inoltre, troppe frasette pseudo filosofiche che per carità hanno attirato il mio interesse, però nel libro stridono, essendo inserite puramente a caso, giusto per voler dare al libro questa parvenza di pseudo intellettualismo, cosa che non è affatto.

Post in evidenza

La signora delle camelie di Alexandre Dumas fils

Questo libro volevo leggerlo da tantissimo tempo, e stranamente l'ho trovato meno pesante di quello che credessi, in tre giorni l'h...