lunedì 17 agosto 2020

Grottesco di Patrick McGrath

Un uomo su una sedia a rotelle , panteologo è ossessionato dall'idea che il maggiordomo voglia prendere il suo posto, voglia diventare lui il padrone.
La trama di per sé non è nulla di che', sulle prime pagine l' inizio non è dei più travolgenti, però scorrendo le pagine  la scrittura di McGrath così torbida e grottesca finisce per catturare il lettore.
È interessante perché tutte le vicende vengono narrate dal protagonista, Sir Hugo Coal, suscitando sempre il  fastidioso dubbio che siano solo farneticazioni della sua mente, dato che non potrebbe mai avere lui stesso una visione così onnisciente degli eventi narrati. 
McGrath ha uno stile unico, di difficile collocazione, nella sua cupezza rimanda allo stile gotico, ma ha in sé qualcosa di nuovo e diverso, non ti trascina in ambientazioni cupe, lui ti trasporta direttamente dentro l'oscura mente del protagonista. È un libro disturbante, non capisci mai quale sia fin in fondo la verità e il finale si rivela essere un pugno allo stomaco, vorresti sapere, ma McGrath lascia serpeggiare l' insinuante dubbio. Non è un libro per tutti, anzi molti potrebbero odiarlo e ritenerlo piuttosto tedioso, perché quello che tiene incollato il lettore non è tanto ciò che accade, ma tanto più la scrittura forbita di McGrath e il suo modo di riprodurre e descrivere il protagonista, nei suoi gesti e pensieri. La psiche del protagonista invade le pagine del libro diventa l' ambiente in cui tutte le paure e ossessioni prendono forma, tanto che il protagonista stesso ne rimane intrappolato perpetuamente, senza riuscire a poter più comunicare con i propri familiari. Forse non è il migliore dei suoi libri, da quello che so è "follia" il libro che lo ha reso celebre, ed è pure il libro che principalmente volevo leggere di questo autore, tuttavia mi è capitato tra le mani con il book crossing e ho deciso di leggerlo. Leggendo altre recensioni, alcuni lo collocano erroneamente al genere "black humor" , ora non so cosa intendano per black humor", ma se si parla di umorismo nero è una connotazione del tutto sbagliata, non c'è umorismo in questo libro. Se invece si parla di "umore nero", di stato d'animo mentale oscuro e distorto si c'è né a bizzeffe in questo libro. 
Credo che McGrath abbia trovato un titolo perfetto e una collocazione maggiormente in linea con il genere di questo libro "grottesco". Non vedo l'ora di leggere "follia"e altri libri di questo scrittore! Potrebbe diventare il mio scrittore contemporane preferito. Uno dei pochi scrittori contemporanei che mi affascina, soprattutto per la curiosa storia della sua vita, il padre faceva lo psichiatra e lui da bambino ha trascorso gran parte della sua infanzia nei manicomi,e si percepisce nella sua scrittura che è stato a stretto contatto con persone mentalmente disturbate se non ché lui stesso potrebbe essere rimasto mentalmente disturbato da un' infanzia trascorso in questo modo. 




domenica 9 agosto 2020

Eutanasia di un amore di Giorgio Saviane

La prosa di Saviane è decadente, esistenzialista potrebbe apparire ingenuamente come una storia d'amore che poi verrà accompagnata con un lieto fine, ma in realtà non è di questo che il libro racconta. Parla si di amore, ma dell' eterna ricerca dell' uomo verso l' amore, solo che i sentimenti hanno bisogno di stabilità e concretezza, ma Paolo il protagonista è tutto fuorché una persona stabile e concreta. L' amore si scontra con l' egoismo di Senna che vuole avere dei figli da Paolo e quello di Paolo che non vuole assolutamente averne. Appaiono anche curiose e interessanti le motivazioni di Paolo che lo inducono a questa scelta. È un libro scorrevole, si lascia leggere con piacere, solo dopo verso la fine il libro prende una piega piuttosto vacillante e sconclusionata, però il modo di scrivere di Saviane così fuori dagli schemi prestabiliti, mi ha catturato come pochi autori italiani più vicini alla scrittura moderna. Di sicuro, un libro che ho letto con piacere, e che penso sia valsa la pena leggere, non tanto per la storia, ma per il narrare intimo che ha questo libro  nei riguardi del protagonista e i suoi pensieri, è originale. Si passa dalla terza persona, fino ad eliminare ogni distanza con il protagonista, raccontando appunto in prima persona. Unica pecca,l' ho trovato meno travolgente quando ha iniziato a narrare la storia dal punto di vista di Senna ho capito quale fosse l'obbiettivo dell' autore, fare trasparire il punto di vista di entrambi, ma è come se l' autore fosse entrato in perfetta simbiosi con Paolo e molto meno con Senna, si sente che il punto di vista della ragazza è più tralasciato, meno sentito, efficace e coinvolgente rispetto a quello di Paolo.  Sicuramente è un autore che merita un' attenzione particolare, di essere letto e riscoperto.

sabato 8 agosto 2020

La bugiarda di Jean Giraudoux

Sarà un periodo che sono parecchio stanca, e questo libro non era molto sulle mie corde, ma che fatica è stata terminarlo. Inizialmente la lettura scorreva piacevolmente, Giradaux offre un analisi psicologica piuttosto accurata della bugiarda con i suoi due amanti, però poi andando avanti la storia inizia ad essere ripetitiva, irrisolta e snervante, forse per un odio e repulsione verso la protagonista che continua a mentire sempre e comunque, senza risolvere e porre una soluzione ai danni provocati dalle sue bugie. Ad un certo punto le pagine scorrevano senza più interesse. Probabilmente la storia si rivela così insoluta anche per il fatto che sia tratto da fatti realmente accaduti a Giradaux, e quindi la realtà spesso si rivela monotona e snervante. Comunque, una cosa che sicuramente mi ha sorpreso di questo libro è stato l' uso delle parole, molto singolare e unico nel modo di narrare e descrivere lo stato psicologico della protagonista e anche abbastanza accurato, facendomi quasi vagamente pensare alla " coscienza di Zeno", ma ovviamente in uno stile più grezzo.

La marchesa di O di Heinrich von Kleist

Uno di quei libri classici poco conosciuti, questo libro riprende il concetto del superuomo, un uomo che può tutto, però forse svilisce questo concetto, lo mette in discussione? La lettura di questo libro è stata molto criptica, non si evince il parere dell' autore, lui non dà un giudizio su quello che sia accaduto. Eppure, mi pare che il personaggio principale sia proprio la donna, appunto la marchesa di O a predominare l' intero romanzo,e ancora lei a cui spetta l' ultima parola sulla situazione tragicomica venutasi a creare. È un libro sull'emancipazione femminile o no? Non saprei, analizzato su molti punti sembrerebbe di sì, ma se si considerano altri aspetti si potrebbe allo stesso tempo rispondere di no. È una lettura fuorviante, fredda e distaccata, non si racconta minimamente quel giorno, il giorno in cui l' ufficiale tedesco dopo aver salvato la marchesa di O da dei briganti, alla fine non resiste e vedendola svenuta abusa di lei. Si accenna vagamente al fatto accaduto, ma non viene mai narrato e spiegato, la lettura scorre focalizzando l'attenzione sulle conseguenze amare che questo comporta per la marchesa di O, inconsapevole di quanto accaduto, e che quando rimane incinta non capisce come. Lo stile di scrittura di Heinrich Von Kleist personalmente l' ho trovata piuttosto avvilente e snervante, per quanto la storia potesse essere di partenza curiosa e interessante, Von Kleist l' ha ridotta a qualcosa di insignificante, forse banalizzando quasi l' episodio di violenza  del sottoufficiale, proprio per questo non saprei dire se sia un libro sull'emancipazione femminile o meno....o se avesse quasi legittimato quanto accaduto? Questo libro resta uno di classici controversi in cui non si capisce mai cosa l' autore abbia voluto sottointendere. Che voglia dire più cose, o assolutamente niente? Eppure, poi vediamo il sottoufficiale disperato, supplichevole e innamorato che vuole sposare la marchesa di O, che vuole riparare al "torto" fattole? E alla fine, a chi spetta l' ultima parola se non alla marchesa, ma la marchesa alla fine si convince a sposare il suo stesso violentatore. Pone tanti punti interrogativi questa storia... però devo ammettere che essendo molto breve l' ho trovata tutto sommato piacevole e leggermente divertente da leggere, per quanto sia abbastanza controversa, assurda e strampalata come storia e ci sono tanti punti in cui la penna di Von Kleist fa storcere a più riprese il naso. Mentre gli altri racconti ho provato a leggerli ma li ho trovati piuttosto noiosi e ho rinunciato.

martedì 26 maggio 2020

L'idiota di Dostoevskij

Termino così il mio periodo per così dire di"nullafacenza" , con questo libro. A differenza di "Delitto e Castigo"in cui c'è una trama abbastanza lineare, questo libro di Dostoevskij non ha una vera e propria trama, ma si disgrega attorno al personaggio di Lev Nicolaevic Myskin che dalla Svizzera decide di tornare in Russia, per conoscere Elizaveta Prokov'enna una sua parente alla lontana. La lettura di questo libro può essere apprezzata solo da chi ama Dostoevskij, il suo stile e l'accuratezza in cui costruisce i suoi personaggi. Mi tocca persino ammettere che io stessa per quanto ami la scrittura Dostoevstojana, questo libro l' ho trovato molto meno piacevole rispetto a "Delitto e Castigo", troppe divagazioni e un numero esorbitante di personaggi. Ho dovuto farmi uno schema a questo proposito per raccapezzarmi fra tutti questi nomi russi, e continuo a chiedermi perché le case editrici non inseriscano nei libri un apposito promemoria con albero genealogico e una mini descrizione di alcuni personaggi, per facilitare  la lettura ai lettori. Ma alla fine tra i tanti nomi russi, il personaggio più emblematico, travolgente e appassionante resta il principe Myskin per la sua ingenua bontà e fiducia verso il prossimo, un uomo eccessivamente idealista, soprannominato l' idiota proprio per questo suo modo di essere e anche perché affetto da epilessia. Questo ultimo elemento mi ha dato più volte modo di pensare, che nel personaggio dell' idiota ci sia qualcosa di molto autobiografico, e tante volte durante la narrazione mi sono figurata Dostoevskij stesso, e a me piace credere che sia appunto così, anche se non ho certezze al riguardo,a parte il continuo richiamo all' "epilessia", qualche declamazione "socialista e il continuo richiamo ad argomentazioni contro la pena di morte", e chi ha letto un po' qualcosa sulla vita di Fedor Dostoevskij potrà riflettere e convenire che ci sia qualche analogia con la personalità dello scrittore, poi è stato appunto condannato a morte per i suoi pensieri socialisti, e non mi pare un caso. 
Poi un' altro personaggio di spicco femminile è Nastas' Ja Filippina Baraskova, una donna che ricorda la "Nana" tanto narrata da Emilie Zola, personaggio pazzo e maledetto, per il resto tutti gli altri personaggi con le loro astuzie e bravate non fanno altro che da sfondo al cospetto di questi due personaggi antipodi, ma di colossale fascino e bellezza umana.  


giovedì 14 maggio 2020

La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dicker

Premetto che non ho mai avuto intenzione di leggere questo libro, mi è solo capitato tra le mani attraverso il "book crossing", e tra le scelte ho deciso di dargli una chance.  Qualcuno mi aveva detto che era un bel libro, ma io non amo molto i best Seller soprattutto quando sono dei mattoni. Per 770 pagine tanto vale leggersi qualcosa di più serio e alla fine ha confermato un po' la mia idea,  è proprio così, non tutti i libri devono necessariamente essere letti, soprattutto dalla sottoscritta.  Ora non per darmi, arie da snob letteraria, ma il livello di prosa di questo libro è sterile, scialbo e informe.  Chi è abituato a leggere libri classici o di un livello un po' più alto, lo nota subito e non apprezza lo stile.  Poi oltre a quello, ho notato una sovrabbondanza di luoghi comuni, frasi fatte e dialoghi inverosimili tra tutti i personaggi.  Poi la narrazione è confusionaria, persistenti flashback e salti temporali continui rendono la lettura confusionaria e logorrante.  Capisco che si tratti di un giallo e si voglia tenere un po' di suspence, ma Dicker utilizza delle dilungagini che a livello di trama appaiono veramente fastidiosi e inutili, quando invece si poteva soffermare meglio su altri punti che sul finale non vengono del tutto chiariti e spiegati.  Poi ora capisco il colpo di scena, ma bisogna anche saperlo inserire e spiegare nel testo,le motivazioni perché un personaggio fa quel che fa, tante cose non tornano se ci si sofferma con attenzione sui vari personaggi della trama. Poi i colpi di scena buttati così a caso, tutti insieme e in sovrabbondanza e molto spesso inverosimili. Tuttavia, non posso dire che sia stata una lettura così terribile, ho letto di peggio, a livello di trama nel complesso mi è piaciuto, non ho apprezzato il modo in cui poi ha deciso di gestire e sviluppare la storia, secondo me si è anche lo scrittore un po' perso, senza sapere più che finale dare al libro. Ho visto in contemporanea anche la serie TV e devo dire, che è uno di quei rari casi in cui la serie televisiva mi è piaciuta di più del libro, e il fatto che si siano saltati dei pezzi in questo caso non mi è affatto dispiaciuto,anzi hanno migliorato di gran lunga il contenuto della storia e sono riusciti a condensare al meglio i punti più salienti della trama, dando persino più spessore ai personaggi appena abbozzati e rendendoli persino più gradevoli e divertenti. Tuttavia, mi è piaciuta l' ambientazione e questo richiamo a "Lolita" di Nabakov  e ho apprezzato anche il livello di narrazione di un amore platonico e delicato proprio d'altri tempi. 
Credo che sia uno di quei libri che può piacere a chi non ama letture impegnative e abbastanza ragionate, è un libro che va letto tutto d'un fiato, senza farsi troppe domande. Per me è un libro da 3 stelle, che poteva benissimo essere sfoltito a 300 pagine, o che si potrebbe benissimo evitare di leggere, guardandosi la serie TV.




lunedì 4 maggio 2020

Trash di Amy Yamada

Quando ho iniziato questo libro ho pensato scrittura piacevole, ma ecco che come tutti i libri asiatici va a parere su un amore malato e distruttivo, e ho iniziato a prevedere quale potesse essere la piega che avrebbe preso l' intero romanzo, avendo già letto romanzi simili. Per un attimo mi è sembrato un ritorno al romanzo "Shangai baby" ho ritrovato alcuni elementi comuni con questo romanzo, ma poi andando avanti fortunatamente se ne è discostato nel modo migliore. Inizialmente, ho pensato di abbandonarlo perché a lungo andare la tiritela della storia d'amore malsano fra un' ubriacone e una donna che si dà tanto da fare per un uomo che non lo merita, mi irritava e infastidiva. Tuttavia, a differenza di "Shangai baby" fatalista e disfattista più verso una società cinese, che risente dell' ondata capitalista ...."Trash" non analizza la società, ma i protagonisti intimamente nella loro individualità, e a differenza di quello che possa apparire dalle prime pagine, andando avanti si denoterà un processo di maturazione caratteriale nella protagonista, senza dover per forza sprofondare nel dramma. 
 

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